Volledige tekst tonen19 pagina's
Pagina 1
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)LA RICERCA ARCHEOLOGICA DI VELIA
La ricerca archeologica di Velia ha storia scarna e breve. Quando,
risolvendosi le incertezze che esistevano sul sito delPantica città, si
identificava Velia con gli avanzi di mura lungo il erinale del colle
di Castellammare della Bruca, tra la piana delPAlento e quella di Ascea,
sembrava per la. pochezza della documentazione archeologica e per Passenza di ogni altra testimonianza lungo i pendii del colle, implicitamente si denunciasse anche la povertà archeologica di Velia. Bisogna,
infatti,
attendere il
1883,
perché si
proponga all'attenzione degli
studiosi il problema dell'indagine archeologica della città eleatica,
quando il Lenormant vi compie un pur breve sopralluogo, del quale
darà notizia negli
ultimi
tre capitoli della sua opera À
travers
l'Apulie et la Lucanie.
Vera già stata nel ‘700, da parte dell’ Antonini, una descrizione
dei ruderi affioranti, ma della sua piena attendibilità non siamo più
in grado di giudicare: a breve distanza di tempo seguirà la ricognizione del Miinter prima e quella del de Luynes dopo, senza. però,
che si ponesse il problema di una esplorazione archeologica, e ciò
nella convinzione che tutto quanto appariva sul terreno, alliorante
dalla roccia del colle, era quanto sopravanzava dell'antica città. Il
Lenormant,
invece.
esaminando
attentamente
il
terreno,
cerca
di
identificare i confini e la conformazione della città, e, anche se cade
anche lui nell'errore di considerare la parte bassa e pianeggiante ai
piedi del colle come esterna all'area della città antica, la quale sarebbe
stata limitata
at
pendii
superiori
del
colle,
per cui
afferma che
* presque nulle part le sol antique se ne trouve à une plus grande
profondeur qu'un ou deux mètres”, purtuttavia, identifica la dupli-
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)cità dei porti, uno a nord e Paltro a sud dell’acropoli, accenna alla
dallo
possibilità di
Schleuning. ed in parte anche quello del Maiuri, consisteva nel voler
sul
un sobborgo a settentrione della città, precisamente
versante della
piana dell'Alento, e conclude affermando:
‘la
Schleuning
sono
andati
distrutti?.
In
193
realtà
l'errore
dello
circoscrivere, sulla falsariga del Lenormant, l'abitato alla parte alta:
grande majorité des constructions dont on discerne ainsi les vestiges
nel caso specifico le mura osservate dallo Schleuning non erano affatto
appartiennent à l’époque héllénique. Je ne connais pas de ville antiscomparse, si erano solo, col tempo, ancor più ricoperte di terra e
que où les fouilles seraient plus faciles et moins coûteuses qu'à Velia.
di vegetazione. Ne, d'altra parte, formavano la zona terminale della
Et les résultats ne pourraient manquer d’y êlre d'un v'ritable intérêt.
città, ma al contrario, indicavano l'inizio della città se devono essere
C'est l'endroit par excellence pour étudier le dispositions, ancore
riconosciute, come crediamo, con quelle scavate in seguito dal Sesi peu connues, des maisons grecques. pour établir une comparaison
stieri lungo il fianco occidentale dell’agora. Ed è con questo conscientifique sérieuse entre elles et les maisons de Pompei. J'aimerais
voncimento che nella campagna di esplorazione archeologica voluta
pour ma part à voir notre jeune École de Rome choisir Velia pour
e finanziata dalla Società Magna Grecia nel maggio-settembre 1927.
le théâtre d’excavations régulières et suivies, d'autant plus que je
il Maiuri limitò l'esplorazione alla parte alta della città.
È stata questa della Società Magna Grecia la prima, anche se
n’ai pas de doutes sur le succès qui l'y attendrait ’.
Ma l'invito e l'esortazione restarono inascoltati, per cui il Maiurt,
limitata, ricerca archeologica di Velia, durante la quale il Maiuri
circa cinquanta anni dopo, riferendosi al Lenormant, seriveva: * Ma
esplorò Pacropoli e le mura lungo il crinale del colle dal maggio al
non ostante la partecipazione a quella escursione archeologica di un
settembre del 1927, ed il Mingazzini tra il giugno e il luglio dello
eminente rappresentante dell’Amministrazione centrale e di un valido
stesso anno esplorava alcuni elementi allioranti fuori dell’area della
difensore del nostro patrimonio archeologico, Velia, famosa più che
città.
|
Il Maiuri, sui suggerimenti che gli venivano dalla ricognizione
altro per le dottrine della Scuola filosofica di Parmenide e Zenone,
dello Schleuning, poneva in luce il fortilizio sito all’estremo vertice
tornò ad essere dimenticata ?.
Cera stata nel frattempo, nel 1889, la ricognizione condotta
delle fortificazioni, detto "il Castelluccio ', riconoscendovi una torre
dallo Schleuning. il quale, per primo, rilevò una planimetria generettangolare (m. 27
x 10.80). interna rispetto alla cinta muraria, la
rale, disegnò e studiò le strutture murarie della cinta difensiva e
quale data anche la presenza di
segnalò qualche rudere fuori dell’area della città. Documento presistema difensivo di Velia, la stessa funzione, sia pure nelle suc tanto
un fossato esterno. svolgeva, nel
zioso è per noi il rilievo dello Schleuning. perché, in seguito, qualpiù ridotte proporzioni, che ha il Castello Eurialo nella fortificazione
cosa è andato parzialmente distrutto, poiché l'abbandono della zona
di Siracusa:
aveva trasformati i resti archeologici di Velia in cava naturale per
saggi esplorativi condotti
le costruzioni non solo del vicino paese di Ascea, ma anche delle
confermeranno, con la presenza di notevoli resti, il confronto.
il tutto databile alla metà del IV secolo a.C. Parziali
(1963)
nell’area esterna del
Castelluccio
Lo scavo del Maiuri si estese poi alla spianata IV della pianopere d’arte del tronco ferroviario costruito negli ultimi decenni del
secolo. Purtuttavia, le distruzioni non sono stase cosi radicali come
ta
dello Schleuning,
denuncia il Maiuri: ‘troviamo smantellato quasi tutto il tratto infegià individuato tempio, che doveva risultare un tempietto in antis
scavo che permise
dato
di
(14,5
x 7.55)
di
quale avanzano il basamento con tracce del muro trasversale della
annosi ulivi è quanto rimane della cinta che correva ai piedi della
cella, sia l’area antistante pavimentata dai mattoni velini, con Vara
che
allo
Schleuning
stesso
fra
non
di
I
sec.
a.C.,
il
radici
muraglia
rifacimenti
luce sia
fu
delia
rilevare e solo qualche blocco incastrato
con
mettere in
le possenti
riore
di età ellenistica
di
del
collina ai lati di est, di sud e sud-ovest, ricingendo il vero e proprio
del tempio (a m. 6.25 di distanza e grande m. 2.90
x 0.95), basamenti
abitato della città; egualmente smantellato fino alla roccia è un lungo
di stele ed una vaschetta in mattoni (m. 1.10
x 0.70): il tutto, afferma
tratto della muraglia orientale e particolari di costruzioni osservati
il Maiuri ‘ci richiama all’altare per il culto degli eroi ad Olimpia ed
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)all’altare del Tempio di Demetra e Selinunte: culto anche qui probabilmente di uno heros o, come a Selinunte, di una divinità ctonia?.
Successivi scavi. cindotti nel 1949 dal Sestieri, liberarono tutta
area consentendo di individuare * che la fila di blocchi che lo limita
(il pavimento) dalla parte settentrionale è lo stilobate di un portico:
alcuni blocchi, infatti. più larghi degli altri, posti a intervalli rego-
LA RICERCA ARCHEOLOGICA
VELIA
195
lastroni irregolari che non mostravano traccia di passaggio di carri,
larga tre metri nella parte più alta e cinque nella parte più bassa:
la strada, datata dallo scavatore alla prima metà del IV secolo a.C.
per confronto con alcune vie
di
Olinto, era
fiancheggiata
da case
che non si esplorarono. H Mingazzini individuò. inoltre, in questa
parte sellentrionale della
città,
le mura
lari. presentano un’anathyrosis circolare, del diametro di m. 0.45,
sviluppo
che evidentemente indica la posizione delle basi delle colonne ?.
con il porto settentrionale di Velia:
Gli scavi del Maiuri proseguirono su una successiva spianata,
DE
di
circa cinquecento
base ai dati di scavo,
di
fortificazione
metri, e pose il
tutto in
per
uno
relazione
degno di nota l'ipotesi che, in
il Mingazzini avanza di
una distruzione o
sostenuta e delimitata da un muro in opera isodoma di terrazzamento,
meglio di un abbandono di questa parte settentrionale di Velia in
dove fu rinvenuta una grande ara (25.35 x 7.00), confrontata con Pal.
concomitanza con la seconda guerra punica.
L'esplorazione si spinse poi a sud di Velia, lungo la riva destra
tare di Jerone a Siracusa, datata dal rinvenitore al V secolo. Scavi,
poi, condotti nel 1949 dal Sestieri, esclusero la presenza di un tempio
della Fiumarella S.
da porre in relazione con Vara. Ripresa l'esplorazione nel 1965 si è
1949-1950, il Mingazzini esplorò una fornace, datata ipoteticamente
constatato che il grande terrazzo dell’ara (m. 110x100 circa) non
presenta se non una serie di opere di canalizzazioni incassate sul
piano roccioso con tubazioni in collo ancora in sito, ed è strettamente
unito con il terrazzo del tempietto in antis, con il quale forma complesso unico: il carattere specifico di tutto questo complesso non è
ancora chiarito. attendendo soluzione dal proseguimento dello scavo.
Ma l’impegno maggiore il Maiuri lo concentrò nella esplorazione
dell'acropoli, ove si iniziò a porre in luce lo stereobate di un grande
tempio che apparve allo scavatore di m. 32.50x 19.35 e databile al
V secolo. Qui il Sestieri condusse dei saggi nel 1949 recuperando
antefisse ioniche che datò tra il 550 e il 530 e riprese lo scavo nel
Barbara,
dove.
con
scavo
ripreso negli
anni
alla prima metà del III secolo a.C., ed a breve distanza una piccola
abitazione suburbana, ben leggibile nella pianta, databile al IV secolo a.C.: è una piccola abitazione di circa 19 metri per 8, in gran
parte formata da un ampio cortile scoperto e da piccoli ambienti
nella parte postica.
Nello stesso tempo, a cura dell'Ente Provinciale per i Monumenti
del salernitano, si eseguivano alcuni saggi esplorativi nel territorio
sud orientale di Velia, dove in un tratto pianeggiante a mezza costa,
in
contrada
Vignale.
fu
scavata
una
insula
e
un
piccolo
edificio
termale. Lo scavo, ancora inedito, è servito, comunque, a chiarire
alcuni punti:
si è compreso, innanzitutto, che la città si estende
1956 durante i quali poneva in luce le fondazioni del tempio, rinvenendo elementi di una cornice ionica formante Passisa inferiore del
notevolmente verso oriente, quasi sino al tratto delle mura che scenmuro della cella.
la parte abitata della città andava individuata in quel pianoro posto
Gli scavi del Maiuri si limitarono, quindi, al crinale del colle
ed anche se i risultati son stati di un certo interesse, purtultavia
sono infirmati dal presupposto che nulla o quasi nulla doveva esser
conservato lungo i pendii meridionali dell’acropoli, li dove si insiai piedi del colle tra la grande terrazza e il Castelluccio stesso, Però
la situazione archeologica sembrava grandemente compromessa dal
terreno in
media non
steva a ritenere che doveva svilupparsi la cità. Eppure le indagini
campi
lasciava
dono da Castelluccio in direzione della Fiumarella S. Barbara, e che
fatto che i ruderi erano quasi affioranti e protetti da uno strato di
non
più
alto di
ipotizzare
un
metro,
uno strato
di
li dove il lavoro dei
conservazione
buono.
che contemporaneamente il Mingazzini conduceva in zone periferiche
avrebbero dovuto costituire un campanello d’allarme, particolarmente
quelli condotti nella parte pianeggiante ai piedi ed a settentrione
dell’acropoli, dove il Mingazzini scavò una strada pavimentata con
Dal
1949 al 1960 la ricerca
archeologica
di
Velia si
fa più
intensa, e con una certa continuità ed impegno il Sestieri, prendendo
le mosse dalle ricerche del Maiuri, giungerà a conclusioni che schiu-
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)deranno la via ad una vera esplorazione sistematica. Inizialmente
gli scavi continuano l'esplorazione della parte alta della città, lungo
il crinale del colle, e già abbiamo ricordato le indagini condotte
dal Sestieri datate al V ed al IV secolo, ed il complesso dellagorá
in età ellenistica-romana, meglio poi precisata al HI secolo. Nel.
Pagorá non sono stati condotti in seguito altri scavi, ma solo lavori
196
sull'acropoli e presso il tempietto ellenistico: nello stesso 1949 il
Sestieri identifica ed esplora presso il primo tratto delle mura, poco
ad oriente dell’acropoli, il resto di un santuario all’aperto, che
doveva essere limitato da una stoà, dove sì recupera una stele con
l'iscrizione llocsıöwvog "Aopaketov.
Tra il 1951 ed il 1953 lo scavo si sposta sulle pendici del colle
meridionale in località Frittolo, ove apparivano quei muri che lo
Schleuning aveva gia intravisti ed identificati come quelli segnanti
il limite estremo. verso sud-est, rispetto all’acropoli, della città. Ci
avviciniamo. con questo scavo, al momento di maggiore interesse
della storia degli scavi di Velia: il Sestieri identificava il complesso
come un’agorà e l'identificazione ci sembra ancora valida. Viene
posto, per la prima volta, in luce un monumento nella sua compiutezza: si tratta di un’area pavimentata e porticata: il lato occidentale
delimitato da un alto muro contraflortante, contemporaneamente,
una strada in salita, delimitata, questa, a sua volta, sul lato occidentale da un muro in opera isodoma, più o meno conservato. Anche
il lato orientale della piazza è delimitato da un muro di terrazzamento: tra questo muro e l'ala corrispondente del portico della piazza
si presentano alcuni ambienti solo parzialmente esplorati, comunque
da attribuirsi a rifacimenti del I secolo dell'impero e sucessivi. Il lato
settentrionale della piazza è anch'esso delimitato da un muro di terrazzamento, în corrispondenza del pendio del colle: perciò il muro
ha dovuto subire, per la forte pressione del terreno di spalle, varie
manomissioni documentate dai numerosi rifacimenti, Sul lato meri.
dionale si apre l’accesso all’agorà, accesso preceduto da una sistemazione a fontana. Contemporaneamente il Sestieri esplorava un’opera
di canalizzazione che, venendo, rispetto all'agorà, da monte, li dove,
tra l'altro, il terreno grandemente sconvolto non consente una chiara
lettura dei ruderi stratigraficamente sovrapposti, passa sotto il piano
dellagorá, per scendere a valle: ricchissima la serie dei rinvenimenti, in questa perfetta opera di canalizzazione, tra i quali si distinguono i pezzi bronzei di un cinturone figurato e numerose monete. Le opere di terrazzamento sul lato occidentale dell’agorà sono
di sistemazione e qualche saggio (1964), dai quali sembra emergere
che l'agorà fu ricostruita nel III secolo su di un'agorà precedente.
conservata questa al disotto del piano attuale ad una profondità di
circa un metro, ed alla quale si riferiscono le strutture del lato occidentale con la relativa sistemazione della sede stradale. La più antica agorà deve essere stata parzialmente distrutta ed occultata da
un movimento franoso, databile tra la fine del IV ed i primi decenni
del III secolo, movimento franoso che ha interessato tutto il lato
meridionale della città (per il quartiere settentrionale mancano ancora
elementi): in correlazione dei lavori di rifacimento dell'agora è stata
costruita la grande canalizzazione che corre sotto il piazzale (tra la
quota dell’agora di II e quella dell'agorà di V) e che anche a monte
(contrariamente a quanto ipotizzato al momento dello scavo) era
sotterra:
la canalizzazione forse fu costruita proprio sull’esperienza dei gravi danni arrecati alla città da quel fenomeno alluvionale
che vedremo documentato non solo nell'agorà, ma in tutta la zona
bassa del lato meridionale, sino ad ora esplorato. Quando, in età
forse successiva all'abbandono della città. il canale si ostrui e cessò
di funzionare, la stretta gola del Frittolo si trasformò in un torrente
che ha divelto Pangolo sud orientale delPagorá e tutta la zona sottostante sino all'edificio termale romano che troveremo più a valle:
oggi opere di sistemazione del flusso delle acque, recentemente compiute (1961-1965), assicurano la salvaguardia dell’area archeologica
da ulteriori fenomeni alluvionali.
Lo scavo delPagorá ha dimostrato che il suolo di Velia è archeologicamente ricco, in particolare sulle pendici del colle nel versante meridionale:
gliavano
di
questi scavi e quelli di località Vignale consiinsistere
nella
esplorazione,
e
di
qui.
pertanto,
una
serie di saggi condotti (tra il 1955 e il 1958) sulle pendici meridionali,
a mezza costa, tra la località Frittolo e lacropoli, durante i quali
si è rinvenuta una serie di ambienti, non facilmente identificabili a
causa della incompiutezza della scavo:
è facile che trattasi di ambienti tardi (costruiti con materiali di risulta) riferibili ad un momento in cui la vita della città tende a restringersi verso l’acropoli.
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Conlemporaneamente agli
ultimi scavi nellagora (1953) il Se-
199
il muro che delimita il terrazzo ad oriente del tempio stesso, con
stieri inizia dei saggi nella piana, tra i piedi del colle ed il rilevato
alcune strutture in poligonale sull’angolo sud est del terrazzo, dove
della linea
si metteranno in luce delle vasche in mattoni velini e l'interessante
ferroviaria,
lí
dove affiorava
uno scarno
romana e dove sembrava essere stato
fortuitamente
lavori
blocchi,
agricoli,
un muro costruito in
Ci
muro di
età
raggiunto, in
troviamo
iscrizione bilingue:
nella
[1 ab]vxrntog vai 6 dijuog l'aiov ’Toriàiov Futov viov Niomva | dpevig
parte bassa della zona, in una piana uniforme, intensamente sfrutsul ebeoyetiag Evexa | senatus et populus
tata dall’agricoltura, dove, al più, si indicava qualche rarissimo elenoris | et virtutis causa.
Veliensis | C. Julio €. f. Nasoni ho|
mento archeologico, riferibile ad età tarda ed all'area extra-urbana
di Velia. Lo scavo condotto, a varie riprese, dal ‘53 al ‘60 dal Se-
Si sono cost posti in luce i primi elementi della sistemazione
stieri doveva invece dimostrare che anche la parte bassa era occupata
del'acropoli e per la prima volta affioravano in questa località strutdalla città, della quale si rinveniva il tratto di mura meridionale,
ture in opera poligonale. già note in precedenza in alcuni tratti delle
raggiungendo un dato notevole per una prima comprensione dell’ammura che corrono lungo il crinale del colle.
piezza del centro abitato. Inoltre si constatava che, contrariamente
a tutte le opinioni sino a quel momento considerate valide, lo strato
archeologico era alto, rispetto al piano di campagna, circa quattro
metri, la qual cosa consentiva il rinvenimento di strutture molto ben
conservate,
Tra il 1953 e il 1954 si mette in luce Porta Marina sud con la
torre di difesa ed un tratto delle mura a sud della porta: negli anni
successivi sarà scavata la strada urbana che immette alla porta, parte
dell’edificio con criptoportico sul lato sud della strada e i primi ambienti che si aprono sul lato settentrionale:
inoltre si raggiunge, a
monte, in direzione dell’agora, l'esterno di un edificio termale, «datato
dal Sestieri al INI sec. a.C. Nello scavo del criptoportico si recupereranno le tre iscrizioni dei medici velini ed un primo gruppo di
ritratti e di sculture varie.
Abbiamo già detto quale sia, anche prescindendo dai
risultati
parziali, la prima grande importanza di questi scavi, per cui mentre
rimandiamo
per
la
descrizione
particolare
alle
relazioni
apparse
nei « Fasti Archeologici » (VIEL 2270: IX, 3047; XV. 4542) ci riser.
viamo di esaminarli più da vicino quando tratteremo di quegli scavi
del quinquennio 1961-65 che a questi sì collegano. Vogliamo accennare a qualche altro risultato dei già accennati scavi del 1956 del
Sestieri sull’acropoli. dove, abbiamo già detto, si rinvennero le fondazioni del tempio, e alcune antefisse ioniche dell'inizio della seconda
metà del VI secolo:
ma agli scavi del ‘56 risalgono anche il rinvenimento di un bel tratto di muro poligonale ad occidente del tempio,
La constatazione nella maggiore insperata ampiezza degli scavi
di Velia e, in particolare, del fatto che Velia sembrava conservare
intatta una amplissima documentazione archeologica della sua lunga
vita, imponeva che si abbandonasse la ricerca episodica ed occasionale, la quale attraverso la casualità e la frammentarietà del risultato
non
avrebbe consentito
rinvenimenti
che fosse possibile
calare nel
fatto storico onde illuminarlo, per procedere con ima rigorosa problematica storica quale premessa all'opera dell’archeologo. Il rinvenimento
occasionale
o
lo
scavo
frammentario
in
un
grande
centro
difficilmente. e solo per caso e limitatamente, può trasformare il reperto archeologico. per nobile che sia, in documento storico. Nacque
cosi a partire dal 1961 un piano organico di ricerca che prevedeva
negli anni 1961 e 1962 una serie di saggi atti a chiarire la natura
del terreno e le condizioni del seppellimento della città. e, nel triennio
successivo doveva affrontare
i
seguenti
problemi:
1. la configurazione del terreno e la situazione geofisica nell'età antica; II. la documentazione di una eventuale vita preesistente al 540 a.C.; HH. i limiti
della città e la struttura urbanistica: IV. documenti della città nel
primo cinquantennio di vita.
Chiariremo
meglio,
nell'esposizione
dei
risultati,
il
valore
di
ciascuna delle singole quattro ricerche e quale problematica le dettava; vogliamo premettere che i risultati stessi sembrano confermare
che se è metodologicamente errato, nello scavo di un grande centro
antico, l'occasionale ed
il fortuito,
anche il
così detto sistematico,
cioè lo scavo a tappeto, va usato con cautela. Era necessario innan-
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RICERCA
ARCHEDLOGICA
DE
VELIA
201
zitulto comprendere la natura del terreno e le condizioni e cause
del seppellimento, prima di accingersi ad una ricerca programmala.
a.C., ma la parte anteriore risulta completamente interrata, con opere
di
rifacimento
databili
agli
inizi
del
IT
secolo.
Nel
riempimento
È chiaro, ora, alla luce dei primi risultati. che l'attuale profilo dei
è presente ceramica aretina e pseudo aretina; una simile situazione
pendii dei colli è molto più morbido di quanto non fosse in antico,
si
e ciò a causa di un continuo scivolare verso il basso del terreno.
fronte meridionale delle terme, le quali vanno datate nel loto primo
azione che in più di un caso deve essere stata violenta, proprio di
un fatto alluvionale: i colli dovevano essere più ripidi verso la breve
parte pianeggiante posta ai piedi, con una situazione di cose che i
pendii settentrionali sembrano rispettare oggi maggiormente. Sul verimpianto al II secolo (più che al
sante meridionale, in particolare nel vallone del Frittolo (ove è Pagora)
e in quello segnato dalla via di Porta Rosa, sì sono avuti una serie
di fatti alluvionali, alcuni dei quali, di maggiore consistenza, sono
ben databili. Il primo alluvione deve essere avvenuto agli inizi del III
secolo a.C. e ne resta una chiara documentazione nell’agorà, e di ciò
abbiamo già fatto cenno, e nel quartiere meridionale, in particolare
fuori le mura. Il fenomeno è chiaramente documentabile lungo le
mura meridionali di Porta Marina sud, dove appare una torre impostata a quota più alta rispetto a tutto il sistema porta-mura, e la
maggiore quota è dovuta ad un alto scarico di riporto alluvionale,
che ha innalzato la quota del terreno all’esterno delle mura, le quali
originariamente erano impostate direttamente su di uno strato sabbioso. Anche Porta Marina sud rivela chiaramente un susseguirsi di
fasi una delle quali (Ja seconda dal basso) risente della stessa situazione archeologica della torre su detta. Da Porta Marina sud esce
una strada pavimentata, poggiante su più strati alluvionali: sarà
verifica
anche
in
un
innalzamento
di
quota.
della
strada
sulla
III come vorrebbe il Sestieri) sia
per tecnica costruttiva, sia per la presenza di una iscrizione reimpiegala nei rifacimenti di HI secolo:
[T]raiano Hadriano | Aug.
Pontif, max. | trib. potestat. H | PP. Gos.
dd,
Poco chiara è. ancora, la lettura degli strati superiori, per i
quali la cocrenza e la uniformità lasciano supporre più la presenza
di un ulteriore fatto alluvionale che non quella di un lento e graduale
fenomeno
di
interramento:
fatto
alluvionale
non
databile
ancora
alla stregua delle nostre conoscenze, ma che porrei in una data molto
alta (VI-VII secolo d.C). Sembra evidente, inoltre. che questa serie
di fatti, in uno con una somma di particolari contingenti, che sfuggono ancora alla nostra analisi, hanno di continuo provocato innal.
zamenti, sia pure limitati, delle quote delle strade interne della città,
con conseguenziali rifacimenti delle opere di canalizzazione.
Va ancora osservato che la città ha conservato in linea di massima sempre la stessa quota assoluta a partire dal IT secolo d.C., per
cui la continuità di vita nei secoli successivi ha portato alla graduale
distruzione della città successiva al
II sec. conservando meglio, a
causa del primo e del secondo fatto alluvionale, gli strati più antichi.
Queste
osservazioni
sono
riferibili
alle
insulae
del
quartiere
l'esame di questi strati. al di sotto della pavimentazione stradale e
meridionale ed all'area portuale sino ad ora esplorata:
di quello posto al di sotto dell'agorá più recente che consentiranno
mediana della città. leggermente più a monte, come ad esempio
di datare con precisione questo primo fatto alluvionale, perché, fuori
delle mura gli strati ci risultano alterati per effetto «elle correnti
marine e delle risacche che. come vedremo, hanno fortemente agito
su questo punto, determinando una complessa serie di vicende per le
strutture murarie.
Un secondo fatto alluvionale deve aver interessato la parte bassa
della città nell’avanzato I secolo d.C.: è probabile che il fatto possa
porsi in relazione con il terremoto che nel 62 d.C. sconvolse le città
della Campania. Possiamo documentarlo nella parte anteriore dell’insula del Criploportico: tutta l'insula, infatti, è databile al I secolo
per la parte
la
parte della località Vignola, non abbiamo ancora un quadro chiaro:
in tutta la fascia più alta. tra la zona mediana e il crinale del colle,
ove corrono le mura, li dove cioè il pendio è relativamente più ripido. si sono condotti saggi esplorativi, dai risultati dei quali sembra
che non vi siano tracce di abitato. Solo lungo il erinale del breve colle
che scende dalla grande terrazza verso Pagorá è ipotizzabile la pre.
senza di un edificio sacro:
per il resto tutta questa zona superiore
doveva essere occupata da un bosco, quel bosco di Velia ricordato
da Cicerone.
Come è largamente noto, le coste della Campania hanno subito,
Pagina 7
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)dalPetá antica ad oggi. una sensibile alterazione determinata da due
fattori principali: il bradisismo e l'interramento nei tratti pianegsud che sono dominanti, dovette verificarsi esclusivamente per i degianti dovuto a depositi fluviali. Quale importanza abbia nella ricerca
positi fluviali, e ciò già in età relativamente antica.
archeologica la ricostruzione della situazione delle coste in antico
presso le grandi città, lo documenta l'incertezza che si ha, e la remora
torio di Velia, quest'ultimo si protendeva nel mare, essendosi verifiad una ricerca che tale incertezza determina. dell'andamento della
sato anche nella
202
spiaggia in età classica a Paestum. Qui si avanzano le due ipotesi
opposte: quella che Paestum fosse in antico sulla linea del mare
e l’altra che fosse molto distante dal mare: ne deriva che riesce poco
chiara la funzione che ebbe Paestum nei confronti della piana del
203
del porto, che era protetto dal promontorio dalle correnti marine di
Sensibilmente arretrata la linea della costa a nord del promonpiana
di
Ascea
uno
stesso
fenomeno
di
interramento. Il tratto di mura di Porta Marina sud si affacciava in antico
sul mare: in particolare, il braccio di mura sul lato nord-occidentale
della
porta,
databile nel suo
primo
impianto.
quando
non
aveva
probabilmente subita ancora la trasformazione in cinta muraria, alla
Sele e di conseguenza, ancora, non si riesce a penetrare in quelle
che sono state le cause e concause economiche e sociali del formarsi
fine del VI secolo, mostra i segni dell’insabbiamento dovuto alle cordella città della piana.
venti nel tempo, con la costruzione di un muro di sbarramento tra
Ci è sembrato, quindi, che iniziandosi una ricerca sistematica
a Velia, fosse innanzi tutto da chiarire il rapporto geofisico della
città con il mare. Oggi la città antica è distante alcune centinaia di
metri dal mare, ed il promontorio dell’acropoli si protende nella piana
renti marine, Insabbiamento che ha determinato una serie di interl'angolo di questo muro e una torre
isolata
(originariamente un
faro?) e la creazione di un porto costruito su piloni, porto a sua
volta successivamente insabbiatosi e spostato più ad occidente in età
romana, È su questo lato occidentale del quartiere meridionale della
ed i suoi piedi non son più battuti dalle onde. 1 rapporto città-mare
oggi è ben diverso da quello che doveva essere in antico, ricordando
città che lo scavo archeologico in questo momento si va intensifiche Velia. fondata da naviganti, è vissuta sempre in funzione del
mare, non ha avuto mai un retroterra, per cui è logico che la vita di
Velia è direttamente proporzionata alla vita dei suoi porti: e quando
il fenomeno di interramento ne avrà cominciato a limitare la funzionalità. comincia la decadenza economica e quindi politica di Velia.
che quello dell’insabbiamento:
sia stato costruilo un porto lí dove la situazione ambientale meno lo
Ricostruire le vicende dei porti e delle coste significa creare i presupconsentiva, lo chiariremo più oltre.
cando, perché qui è presente e leggibile sia il fenomeno alluvionale
le strutture si sovrappongono chia.
rendo le varie fasi cronologiche dal VI sec. a.C. alla tarda età romana.
Siamo nella zona portuale, ricca di travagliate vicende a causa del.
l’azione delle correnti marine su di un litorale aperto:
perché poi
posti per una storia economica della città.
La piana posta a settentrione di Velia è solcata dall’Alento, dal
quale fiume la piana trae il nome, e dal Palistro che confluisce nel
simazione quello che era
primo fiume poco prima che termini la sua corsa verso il mare: in
giunsero 1 locei reduci da Alalia: un promontorio che si inoltra nel
età classica i due fiumi avevano corso indipendente, e mentre l’Alento
sfociava di poco più a valle dell'attuale punto di confluenza, il Pamare e delimitato da due insenature nelle quali sfociano tre corsi
Siamo. quindi, in grado, oggi, di configurarci con molta approsl'aspetto dei
luoghi
nel
510,
quando vi
d’acqua. e alle spalle. nel retroterra, una cortina ad emiciclo di colli
listro scorreva più a sud-est di quanto non scorra oggi, ed esattamente
e di monti, con pochi e non facili passi, che proteggono la zona da
lungo i piedi del versante settentrionale del colle di Velia, per sfociare, formando un porto, a monte dell’attuale stazione ferroviaria
di Velia Scavi; l'attuale piana era una profonda insenatura ove sorgevano delle isole attualmente riconoscibili nelle isole calcaree leggermente emergenti nella piana di origine alluvionale. L’interramento
eventuali minacce dall’interno.
°
È la stessa configurazione dei luoghi che lascia sospettare che
un cosi idoneo approdo non può aver atteso il 540 per essere sfruttato da eventuali naviganti per la costituzione di una stazione commerciale, anche considerando la scarsezza di località idonee all’ap-
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)prodo lungo le coste del Tirreno meridionale. Inoltre é difficile pensare che il promontorio di Velia fosse del tutto disabitato, né la
narrazione erodotea fa cenno alcuno a contrasti tra i Focei e popolazioni locali all'atto della fondazione della città, dovendosi, presumibilmente datare le lotte con i poseidoniati piuttosto in età successiva, quando Paestum è città sotto il dominio lucano.
Pertanto. anche indipendentemente da altre considerazioni strettamente storiche che sembrerebbero suggerire una presenza focea
già in data anteriore al 540. si è voluta condurre una prima esplorazione sull’acropoli, alla ricerca di eventuali documentazioni archeologiche databili alla prima metà del sesto secolo. Per quanto gli
elementi sin qui reperiti siano di limitata ampiezza ed una più estesa
ricerca faccia parte degli immediati programmi di scavo, purtutlavia
i risultati raggiunti ci orientano verso l'ipotesi che già nella prima
metà del VI, rientrando in un quadro cronologico affine a quello di
si sono
rinvenuti
resti
di
strutture
in
205
poligonale obliterate dalla
costruzione del tempio stesso, Estendendo lungo il ciglio della sommita dell'acropoli la ricerca, si sono rinvenuti resti di muri in poligonale nell'angolo nord-est ed in quello sud-est del terrazzo antistante
il tempio, tali da ribadire l'ipotesi di tutta una fase in poligonale
precedente alla sistemazione attuale risalente quest'ultima, nelle linee
generali. alla fine del VI o agli inizi del Y secolo. In particolare
un
notevole
interesse è nei
resti
dell'angolo sud-est:
abbiamo un
ambiente tagliato in roccia con pareti rettificate da mura in poligonale. preceduto da un altro ambiente, quest'ultimo poco conservato:
il tutto è in correlazione con una serie di canali scavati in roccia e di
pozzetti situati nella spianata dell’acropoli. In tali canali e pozzetti
si sono rinvenuti frammenti di coppe ioniche. della metà del VI, di
coppe a occhioni, di ceramica di impasto grezzo, È in programma
l'esplorazione totale della spianata superiore delPacropoli.
Marsiglia, Velia è città focea. o, per lo meno, stazione commerciale
focea. La ricerca è stata condotta su l'acropoli per ovvie considerazioni, ma andrà estesa sul versante settentrionale del colle, perché è
qui che va ricercato un primitivo stanziamento, posto cioè. sul porto
strutture tarde ed anche recentissime, la presenza di muri in poligonaturale e protetto dell'antica foce del Palistro.
nale (fig. 1). Uno scavo attento ha posto in luce una serie di piccoli
1] muro in poligonale ad occidente del tempio sull’acropoli, anche
indipendentemente da confronti come quello con il poligonale di
Samotraccia databile alla fine del VII, e prescindiamo dal confronto
perché crediamo pericolosi i raffronti tra strutture poligonali geo.
graficamente ed ambientalmente lontane, va datato ad età piuttosto
alta. Infatti il muro è stato reso inutilizzabile dalla costruzione del
tempio. costruzione che non può essere datata che tra la fine del VI
ed i principi del Y, come lo dimostrano sia il frammento di antefissa
che una tegola dipinta, molto probabilmente pertinenti al tempio, sia
il costante ed assoluto impiego delle grappe del tipo a doppio gamma:
il muro in poligonale, che era stato ottenuto tagliando con cura e
regolarità il ciglio del monte al quale detto muro si appoggiava, è
opera di vasto impegno, non occasionale, chiaramente da assegnarsi
ad una primitiva sistemazione dell'acropoli, per cui non è pensabile
che ad una prima sistemazione abbia tenuto dietro una seconda
sistemazione con la costrizione del tempio a distanza di soli tre o
quattro decenni, Si aggiunga che anche lungo il lato sud del Tempio
La scoperta dell'ambiente nell'angolo sud-est
ricerca lungo le pendici
ha indirizzata la
meridionali dell'acropoli, dove saggi. gia
condotti dal Sestieri, lasciavano intravedere. nel groviglio di sovraambienti disposti parallelamente, con Papertura verso eat, regolari nell'impianto, tali da suggerire l'impressione di una ordinata organizza.
zione, costruiti in ottima opera in poligonale di tipo lesbio e con
impiego di pietre piuttosto
piccole; La
regolarità dell'impianto ha
suggerito di ampliare i saggi nel terrazzo superiore, in direzione del.
l’ambiente già ricordato, posto nell'angolo sud-est del terrazzo delPacropoli. In tali saggi. si sono rinvenuti Pesterno di
ambienti in
poligonale formanti
blocchi
angoli,
rinforzati
quesUultimi
da
più
ampli e squadrati, verso una stradina stretta e irregolarmente pavimentata (fig. 2). Questo nucleo è chiaramente organizzato in stretta correlazione sia con le strutture del terrazzo inferiore, sia con quelle del
terrazzo dell’acropoli:
ciò rende chiaro che ci si trova di fronte ad
un complesso molto ampio di abitazioni. Si sono cercati i termini
cronologici di tale nucleo abitato:
sino ad ora appare chiaro che
il tutto fu obliterato intorno al IV secolo, quando fu costruita la
strada di accesso all’acropoli. per la quale fu necessaria la costruzione di opere di contenimento che si sovrapposero a parte di questi
Pagina 9
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)ambienti, probabilmente, però, già distrutti, Come termine di inizio
di queste costruzioni in poligonale si è potuto, sino ad ora, condurre
un saggio alle spalle degli ambienti 2 e 3: (fig. 3) il saggio è stato eseguito in un breve tratto libero tra questi ambienti ed un muro di terrazzamento, là dove l’incontro dei due muri forma uno stretto angolo:
del terreno disponibile se ne è esplorato circa i tre quarti, lasciando
integra una zona per eventuali futuri saggi di controllo. Il materiale
reperito è relativamente abbondante:
notevoli alcuni frammenti figurati (tra i quali un Prometeo incatenato), ma si tratta di elementi
isolati, avendosi, invece, nella grande maggioranza, numerosi frammenti di ceramica di tipo ionico-foceo, costituiti da coppe ioniche
a vernice nera o con decorazioni a fascia, colli d’anfore e ceramica
d'uso quotidiano che nel largo complesso
trovano confronto con
quello rinvenuto a Marsiglia. (Manca, però, al momento, ceramica
corinzia e bucchero grigio).
Tutta l’area del villaggio in poligonale risulta attraversata da
un muro, forse di terrazzamento, costruito in opera quadrata incerta
con ampi rifacimenti, non ancora ben databile, del quale la eventuale
connessione con gli ambienti in poligonale non è al momento chia-
Figura | Velia: villaggio dell'acropoli - la porta vista dall'esterno.
rita: di maggiore interesse sul lato nord un largo tratto di un muro
simile, forse in correlazione col precedente, che sembra costituite una
difesa delPacropoli (fig. 4). Gli scavi in programma si propongono di
chiarire la natura e la cronologia di queste mura, le quali, comunque,
sembrano essere più antiche delle mura, scarsamente conservate, che
corrono lungo il ciglio occidentale dell’acropoli e che appartengono
alla organizzazione difensiva (metà V-IV sec.) della città.
Nel complesso Pacropoli sembra aver avuta una vita molto intensa: crediamo di poter distinguere alcuni momenti principali:
I. Una intensa vita già nella prima metà del
VI secolo, alla
quale vanno riferiti il muro in poligonale ad ovest del tempio, con
funzione di difesa, e il villaggio in poligonale intorno al terrazzo
dell’acropoli. Qui abitavano popolazioni già in strettissimi rapporti
con i Focei, se non debba anche parlarsi di un primo stanziamento
foceo.
II. Sistemazione successiva al 540: costruzione del tempio, opera
ai
fortificazione autonoma
dell’acropoli, quando tutta
l'area
Pagina 10
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RICERCA
ARCHEOLOGICA
DI VELIA
209
cinta dal muro in opera quadrata incerta, mentre l'organizzazione
difensiva di tutta la città fu affidata ad elementi isolati che rinforzavano
le strutture
difensive
preesistenti.
(Si
veda
quanto
diremo
più oltre a proposito della porta arcaica davanti Porta Rosa).
MI. Tra la metà del V e la prima del IV secolo, costruzione
della strada di accesso, obliterazione del villaggio in poligonale (forse
già da farsi risalire alla II fase), costruzione del muro di difesa lungo
il ciglio occidentale.
IV. In età ellenistica vanno datate le vaschette sul terrazzo delPacropoli
(costruite
in
mattoni
velini
di
primo
impiego e
con
il
bollo variabile sempre eguale): non ben databile (forse al 1 a.C.) la
cisterna.
V. Età post-classica:
piccole costruzioni dall'ultima età bizantina ai giorni nostri nell'area del villaggio in poligonale; chiesetta
e canonica del XVIII secolo nella stessa area. Sul terrazzo superiore
castello (XI sec.) e maschio (XIII sec.) con cappella palatina.
Delle
altre
costruzioni
in
poligonale
ricordiamo
(furono
gia
visti e studiati dallo Schleuning) i muri che corrono lungo il crinale
del colle, al quale vanno aggiunte le ampie costruzioni apparse nei
nostri scavi del 1964 e del quale demmo notizia nella relazione tenuta
al IV Convegno di Taranto (fig. 5).
La vita della città, da un punto urbanistico ed
architettonico
va divisa in cinque periodi. corrispondenti a momenti di particolare
intensità di costruzioni:
1. L'impianto della città le prime fortificazioni, i
menti pubblici
primi monu-
(porta arcaica a Porta Rosa, mura di via di Porta
Rosa, porta di Via del porto, mura occidentale di Porta Marina sud,
piazzale dell’ara pagana, tempio sull’acropoli e prima sistemazione
dell'acropoli:
fine VI metà V secolo).
IT. Potenziamento del sistema difensivo con cinla unitaria (Castelluccio, Porta Rosa, fortificazioni ad oriente di Castelluccio, Torre
della zona portuale, fortificazione di Moio della Civitella, strade urbane: metà V-IV secolo).
Ill. Ricostruzione parziale della
parte bassa della
città, dopo
un fatto alluvionale (ostruzione di Porta Rosa, Agorà, trasformazione
Fir. 4 Velia: villaggio dell'acropoli - incontro di stratiure di tre momenti diversi,
della zona portuale del quartiere meridionale: sec. HI-H).
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)MARIO NAPOLI
IV. Preceduta, ovviamente, dal momento della prima età romana (metà I a.-1 d.C.), e conseguenziale di un fatto alluvionale
(62 d.C.?), abbiamo un rifacimento dei quartieri meridionali in
tico-economico sia nato tra i due centri, per cui ci sembra di particolare interesse il rinvenimento della porta arcaica di fronte a Porta
Rosa. La zona a meridione del colle era congiunta con il quartiere
settentrionale da una strettissima gola (nel punto più stretto non
superava mai i tre metri di ampiezza), nella parte più alta della quale
è stata rinvenuta una porta databile agli ultimi decenni del VI secolo, subito dopo, cioè lo stanziamento storico dei Focet. La porta
è delimitata da due brevi tratti di mura, lunghi rispettivamente quello
occidentale m. 3.00 e quello orientale circa altrettanto, in tufoide
molto tenero, e profondo m. 2.90, cosî come le mura. ed è larga
m. 2.60; dista da Porta Rosa, con la quale farà in séguito sistema,
m. 27.80. La porta si chiudeva verso settentrione, essendosi trovati
verso questo lato i segni dei cardini: era fatta, quindi, in funzione
del quartiere meridionale, e va connessa. pertanto, con la fondazione
focea successiva al 540. La presenza di questa porta, che sbarra quella
che sembra al momento essere stata l’unica via di comunicazione
tra la vecchia città del quartiere settentrionale e la nuova città del
quartiere meridionale, sembrerebbe indicare che, per lo meno nei
primi tempi, la vita dei due quartieri dovette svolgersi in maniera
reciprocamente autonoma. Che ci si sia limitati, a fine VI, a chiuetà adrianea (terme, trasformazione delle insulae I e II, villa urbana
dell’insula I, totale rifacimento con innalzamento di quota della rete
stradale:
logicamente più vicino ci viene offerto da Neapolis.
Il sec. d.C.).
V. Eta tarda antica e bizantina; con costruzioni tutte eseguite
con materiale di reimpiego e senza più rispetto dell'impianto urbanistico (IV-VI]I sec.).
I
dere la gola senza potenziare una cinta fortificata continua (cosa
che sarà fatta circa un secolo dopo), è fatto che rientra in una
norma comune quando ci si trova in terreno montuoso nel quale
il erinale stesso dei colli funge, con opportuni accorgimenti e tagli.
da cinta di difesa. L'esempio di confronto geograficamente e crono-
Periodo
del
540, non
può dubitarsi che il
porto a settentrione, sito alle foci antiche del Palistro, doveva costiluire approdo e quindi centro di vita, in uno con Pacropoli, e con
il quartiere settentrionale, già
scavato nel 1965, posto ad occidente di Porta Marina Sud: si tratta
di un muro costruito in tufoide molto tenero, lungo m. 35.50, conservato per un'altezza di circa 3 metri e dello spesso di m. 1.05.
(fine VI. metà V sec). Si ammetta o meno uno
stanziamento foceo già prima
Anche alla fine del VI secolo deve risalire il tratto di mura,
per lo meno nella
prima metà del
VJ secolo, per cui, quando i Focei reduci di Alalia si portarono a
Velia, ottennero, dagli abitanti preesistenti, di stanziarsi nella zona
al di là del colle, a meridione. Non sappiamo quale rapporto poli-
Anche se in un secondo tempo, verso la metà del HI sec. a.C., questo
muro fu trasformato in mura di cinta della città, originariamente la
sua funzione dovette essere diversa:
infatti. a partire da m. 18.55
da Porta Marina sud, si apre nel muro un varco largo m. 6.10 che
conserva i risvolti verso Vinterno profondi m. 3.00, la stessa profondita che sarà conservata dal muro di cinta (impostato, però circ:
m.
1.10/1.30
più
alto).
L'ampiezza
dell'apertura
consente
Pagina 12
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)esser sicuri che ci si trovi di fronte ad una porta urbica, lasciando
aperta
la via all'ipotesi che in
origine questo
muro
facesse parte
RICERCA
ARCHEOLOGICA
DI
213
subito parziali piccoli restauri o rifacimenti in varie epoche, ma nel
II a.C. deve aver subito un rialzamento di quota conseguenziale di
di qualche grande edificio da collegarsi alla vita portuale, venendosi
un
a trovare sulla linea antica del mare:
questo dato sta per essere controllato con
ritorneremo sull'argomento
VELIA
innalzamento della quota assoluta della zona fuori delle mura:
lo scavo in
programma
all’esterno delle mura. dove si sviluppa una strada che, uscendo dalla
quando tratteremo della torre isolata, cost detta Faro.
Che all'atto della fondazione di Velia la costruzione della città
dovette svilupparsi rapida ed intensa, ce lo attesta il tratto di mura
porta dell’agorà, è stata esplorata per circa cento metri. Non è facile
dire dove conducesse tale strada:
il
suo
orientamento,
allo stato
che piegando verso nord. ad oltre 35 metri ad occidente di Porta
attuale degli scavi. sembra indirizzarla verso Pacropoli, però da que-
Marina sud, lascia fuori tutta la zona dell’acropoli per raggiungere
sta strada se ne dipartono altre quattro alla
il crinale del colle presso la torre posta al di sopra e ad occidente
verso monte e due verso il basso, così che è facile Pipotesi che il
di Porta Rosa. La torre, che ha subito nel tempo ampliamenti e
quartiere fuori porta delPagorá sia da connettersi con il porto.
rifacimenti,
attende di
essere esplorata,
per
ancora darne un inquadramento cronologico:
prima normali:
possibile
A questo primo periodo va assegnato anche (per Pimpiego del
tra la torre e le mura
tufoide tenero) il primo impianto di Porta di via del porto, la parte
cui
non
è
in discussione si apre una porta dalla quale esce la via che conduce
inferiore, le prime assisi visibili. della torre di
all'acropoli. Seguendo il muro che scende verso la parte bassa annoe,
teremo che nel primo tratto, solo superficialmente esplorato, era for-
Marina Sud,
mato da grandi blocchi irregolari
due
posti sul ciglio che strapiomba
probabilmente,
l'impianto
delle
mura
a
Porta Marina Sud
mezzogiorno
Se a tutta questa documentazione archeologica si
di
Porta
aggiunge la
maggiormente esplorato è il tratto che fiancostruzione del tempio sull'acropoli, che, abbiamo visto, va posta nei
cheggia la zona dell’agorà. Qui le mura, chiaramente rimaneggiate
primissimi decenni del V secolo, e la prima fase delle mura (in parte
in
forse originariamente banchina portuale) tra Porta di via del porto
su via di Porta Rosa;
più
tempi,
sono
ben
riconoscibili
nelle
strutture
originarie
e
devono essere datate ai primissimi decenni del V secolo se non ale l'angolo del muro ad occidente di Porta Marina Sud, abbiamo la
l'ultimo del VI. per la presenza costante e senza varianti di grappe
visione chiara della varia ed intensa attività edilizia che seguí Vara forma di doppio gamma con i tratti brevi in direzione opposta.
rivo dei Focei del 540 e l'atto della fondazione della città. À noi
tipo
sembra che una così intensa attività costruttiva tradisca una situadi
grappa che diventa
assai
raro
nella
inoltrata
prima
metà
del Y secolo. Inoltre il muro che fa da scarpata alla via di Porta
zione economica e politica di grande splendore:
Rosa deve risalire anche questo alla prima sistemazione tra fine VI
crisi, se crisi vi fu mai, dell'abbandono di Focea e della battaglia
e primissimi del V, come lascia intravedere il breve tratto non madi Alalia, con tutte le connesse vicissitudini,
nomesso, sul lato occidentale lí dove i tornanti della via hanno supesuperala,
rato di poco Pagora.
facilità di
e
ciò
ritorna,
in
ambientazione e,
parte,
anche,
quindi.
della
si direbbe che la
è stata rapidamente
come
controprova
presenza focea
a
della
Velia
Lungo il tratto occidentale delle mura tra Porta Marina Sud e
già prima del 540, Si aggiunga che la ricerca archeologica, per quanto
la torre di Porta Rosa. oltre a quella dell’acropoli sono state messe
si sia indirizzata lí dove era più presumibilmente presente la docuin luce altre due porte, la prima situata all'altezza dell'agorà, e che
mentazione di una attività costruttiva tra fine VI e primissimi anni
chiameremo porta
del V secolo è stata condotta in minima parte della città. per cui
dellagorá.
e la
seconda
nel
tratto
inferiore,
dove termina la parte pianeggiante per iniziare il tratto
e che chiameremo porta di via del porto.
li
in salita,
La Porta dell’agorà, protetta da una torre quadrata dei principî
del V secolo nel suo primo impianto. va datata alla stessa età:
l'estendersi dello scavo e della analisi di quanto altro già messo in
luce, non potrà non ampliare questa
i
ha
documentazione, tra la quale
vogliamo porre anche la grande testa leonina in terra colta, rinvenuta nello strato sabbioso all'esterno del
1° tratto ascendente delle
Pagina 13
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)mura occidentali fuori insula prima. È un pezzo di scultura ionica,
riproducente il leone foceo, eseguito con argilla locale. databile alla
seconda metà del VI secolo. Proviene probabilmente dalla decorazione
di un edificio pubblico, si presume un tempio. che doveva sorgere
a
mezza costa,
all'altezza
dell’agora:
una
spianata,
ad
occidente
della parte più alta dellagora, ha tutte le caratteristiche, oltre ad
altri indizi, per far sospettare la presenza di un tempio.
II
Periodo
(meta V-IV secolo). A partire dalla seconda
RICERCA
ARCHEOLOGICA
DI
VELIA
215
ed il sud) e l'altra che attraverso la vallata del Calore
conduceva
più all'interno, cioè verso il Vallo di Diano: I possesso
di Moio di
Civitella, rende imprendibile Velia: per cui qui troviamo
un’opera
fortificata. che, se pure nascosta tra rovi ed un fitto
castagneto ha
rivelato ad una prima esplorazione gli stessi caratteri
e le stesse
soluzioni tecniche delle fortificazioni di Velia. Antichi rinvenime
nti
occasionali
nella zona
Metaponto,
nonché
(terracotte
manufatti
figurate
e
monete
litici) attestano
di
Velia e
di
un’antichissimo stanmetà del Y secolo e per buona parte del IV. assistiamo ad un ulteziamento sul posto e suggeriscono una data alta per la costruzio
ne
riore fase costruttiva che, allo stato attuale delle nostre conoscenze.
delle fortificazioni, che potrebbe puntualizzarsi nella seconda
metà
del V secolo. Ma Moio di Civitella richiederà una particolar
e ed
sembra concentrarsi principalmente nelle opere di fortificazioni.
Appartengono a questo periodo, entro il quale una maggiore
puntualizzazione cronologica va fatta ancora con molta cautela e con
attenta esplorazione archeologica, perché potrà
rivelarei fatti nuovi
sia nel rapporto fra Velia ed il suo retroterra, che sulla presenza
di
le dovute riserve, tutte le opere di fortificazione continua sul crinale
non sino ad ora sospettate vie interne di commercio, e
sulle vicende
del colle, in sostituzione ed in potenziamento del sistema difensivo
politiche e militari che resero possibile l'isolamento di Velia contro
l'invasione Lucana.
preesistente che si basava con più insistenza sullo sfruttamento delle
difese naturali, su
mura
in
poligonale
di
limitata
ampiezza e su
apprestamenti isolati come la Porta Arcaica davanti a Porta Rosa.
Alle prime fasi di questo secondo periodo crediamo vada
assela torre isolata posta li dove, dopo Porta Marina Sud,
le
gnata
In questo stesso periodo dovrebbe essere stata costruita la cinta fortimura
ficata del quartiere settentrionale (ove non si è sino ad ora docuscavata nel
mentata la fase in poligonale) e gli apprestamenti più muniti, come
costruita con forti mura dello spessore per tre lati di
m. 1.15. per
il quarto, prospiciente il mare, di m. 1.58, conservata,
nella parte
visibile, per un'altezza di 3-5 assise, e fondata molto
profondamente su sabbia marina: presenta un emplecton compatto
, formato
Castelluccio,
probabilmente già
nel V secolo.
Quest'ultimo è uno
dei cardini del sistema difensivo di Velia, fungendo da raccordo tra
le fortificazioni
del crinale e quelle che chiudono la
del quartiere meridionale:
parte
bassa
inoltre la fortezza di Castelluccio guarda
le vallate che conducono nel
retroterra, quelle,
cioè,
che sono
le
uniche strade terrestri di accesso a Velia. Ciò ci ha indotti ad esploripiegano
per salire verso la
torre
di
1965. è perfettamente quadrata
Porta
Rosa.
La
torre
(di m. 8.20 per lato):
da pietre molto grandi di fondo fluviale o marino: sul
lato S.0..
quello di maggiore spessore, i blocchi sono tenuti insieme da
grappe
di ferro molto lunghe (in media cm, 30) affogate nel piombo. La
rare anche la zona al di là di Castelluccio, cioè fuori le mura; abbiatorre, che va funzionalmente connessa alPapprestamento
portuale, è
mo più sù ricordato la presenza di un fossato con resti di relativi
collegata attualmente con le mura a seguito del rimaneggiamento
di
lutta la zona, rimaneggiamento che interesserà il terzo periodo
della
apprestamenti
difensivi,
ma
Vindagine
andava
condotta
anche
più
oltre, dove, di fatto, si nota la presenza di resti di avamposti difensivi.
vita architettonica di Velia. Nella stessa zona sono da
assegnarsi a
Ma la cura posta nel premunirsi da sorprese dall'interno è docuquesto periodo alcuni sostanziali rifacimenti delle strutture
difensive:
mentata in
maniera
molto significativa dalle fortificazioni
di
Moio
di Civitella. Si tratta di un colle posto a circa 20 chilometri in linea
d’aria da Velia, il quale domina e controlla tutte le strade che conducevano a
Velia, sia quella
di
Paestum
(in
uno con
Montestella)
sia, in modo particolare quella per Palinuro-Policastro (cioè Pixunte
ricordiamo la parte superiore della torre di Porta Marina
Sud e lo
stesso braccio meridionale delle mura.
AI quarto secolo risale uno dei più interessanti rinvenime
nti: la
grande arteria di Via di Porta Rosa, che. partendo
da Porta Marina
Nord. nel quartiere settentrionale, traversa
questo quartiere, valica
Pagina 14
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RICERCA
ARCHEOLOGICA
DI
VELTA
217
il colle, passando nella strella gola chiusa da Porta Rosa, esce altravercosi che si avvalorano le osservazioni a suo tempo fatte dal Mingazso la Porta Arcaica. per scendere nel quartiere meridionale, guadazini e l'ipotesi
gnando la parte bassa passando tra P Agora e le mura, per raggiunseconda metà del terzo secolo,
gere il mare, uscendo da Porta Marina Sud. È una strada lunga
Salendo sui fianchi del colle la strada entra in una stretta gola,
la larghezza della quale (circa 4 metri) è stata ben individuata:
le
circa un chilometro e mezzo, larga in media 5 metri. che dovette
costituire la via di comunicazione unica tra i due quartieri e pertanto
la via di maggiore interesse sia nella vita quotidiana della città. sia per
di
un
abbandono
del
quartiere settentrionale nella
pareti scoscese della gola sono formate da un conglomerato molto
incoerente, formato da grossi massi tenuti legati da terreno argilloso,
i riflessi sulla struttura urbana della città. A Porta Marina Nord si
misto a calcare: la natura del terreno giustifica pienamente la
frana
accedeva dal porto, mediante una strada in parte esplorata. in parte
che. crediamo nel
messa in luce. La strada cra delimitata lateralmente da cordoli conti-
Rosa:
nui in pietra calcarea regolarmente squadrata, all’esterno dei quali
trattarsi di fatto intenzionale non è da scartarsi del
tulto,
correvano le cunette per l’acqua:
a distanza variabile, subordinata
HI secolo a.C., ostrui la gola e con essa Porta
a causa accidentale, ma la ipotesi che possa
frana dovuta
Nel punto più stretto della gola si pone Porta Rosa: su questo
al pendio e al movimento della strada. un cordolo di collegamento,
monumento.
costruito nella stessa tecnica dei cordoli laterali, raccorda tra di loro
discusso degli ultimi scavi di Velia, si è già detto nel IV (1964) e V
i cordoli laterali. formandosi una serie di riquadri:
a distanza più
ravvicinata. blocchi squadrati normali rispetto ai cordoli laterali e
da questi
partenti, si
immorsano nella
pavimentazione
dei
singoli
riquadri. Pavimentazione che è formata da blocchetti, di un bel cal.
care bianco venato di nero, posti di coltello e con una inclinazione
che rispetta il pendio della strada.
Porta Marina
pianta
Nord era
molto articolata
protetta
(che ora si
da
due torri ed
va
riconoscendo graficamente
aveva
una
il
rinvenimento
del
quale
ha
costituito
il
fatto
più
(1965) Convegno di Taranto sulla Magna Grecia, agli atti
dei quali
rinviamo chi ci legge. Aggiungiamo solo alcune osservazi
oni di fondo.
La costruzione di Porta Rosa non può non essere posta
in relazione con tutto il sistema difensivo continuo del crinale
del colle,
altrimenti, data la posizione arretrata della porta arcaica nella
gola,
si sarebbe determinata una pericolosa frattura nella continuità del
sistema difensivo:
Porta Rosa dovrebbe, pertanto, risalire al quarto
secolo.
strada è stata scavata per oltre cento metri: le condizioni di conser-
Tale datazione trova, inoltre, conferma in tutta una serie
di
elementi oggettivi. Innanzi tutto ricordiamo che lo scavo di
Porta
Rosa ha reso necessario lo sbancamento della frana che ostrui
il
valico, sia sul versante meridionale che su quello settentrionale.
Sul
vazione non sono buone, essendo lo strato archeologico protetto da
versante
una coltre di terra che va da venti ai cinquanta centimetri. Tra i
taglio delle pareti, la frana investi tutta la gola, dalla fronte
di Porta
Rosa sino oltre la porta arcaica, li dove la strada riprende a
discenliberandola da rifacimenti e da strutture sovrapposte), nella quale si
riconosce la presenza di un cortile interno, tale da consentire una
doppia chiusura alla porta. Entrando in città, superata la porta, la
rinvenimenti
prevalente
è la presenza
di
manufatti
arcaici.
tra
i
quali un bel frammento di vaso a figure nere, una testina barbata:
notevole la parte inferiore. comprendente la bocca e la barba, di
una grande testa in terracotta, proveniente da decorazione architelmeridionale,
e ciò
è leggibile ancora
nella stratigrafia
sul
dere, per una profondità. quindi, in pianta, di circa quaranta
metri;
nel lato settentrionale la frana raggiunge il piano della strada
ad una
distanza di oltre trenta metri dalla porta: si trattò di un fenomeno
tonica. Nel canale di scolo delle acque che attraversava la porta si
di proporzioni
sono rinvenute numerose monete, attualmente in esame.
porta dai detriti della frana si sono dovuti asportare
circa ottomila
piuttosto vaste, per cui per liberare la strada e la
Nel complesso tutti i rinvenimenti di questa zona (ove si faccia
metri cubi di terra. In tutto questo movimento di terra
(per lo più
ovviamente eccezione di alcune tombe cristiane trovate sulle mura
roccia frammista a terreno) si sono trovati frammenti
di interesse
archeologico databili al quarto ed alla prima metà
del terzo secolo;
ad ovest della porta) non scendono oltre la metà del III secolo a.C.,
Pagina 15
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)MARIO NAPOLI
4
la rigorosa coerenza del materiale rinvenuto ci obbliga a datare la
frana alla metà del secolo III, anche tenendo conto della considerevole
cubatura di terreno smosso. Comunque questo dato avrà ancora la
posibilità di essere sottoposto a riprova. dovendosi asportare dalla
parete est del lato meridionale presumibilmente ancora tremila metri
cubi di terra per completare lo sterro del terreno franato.
AI di sopra del primo strato ne appare un secondo, attestante
un successivo falto franoso: in questo strato superiore il materiale
archeologico, molto esiguo. è rappresentato quasi esclusivamente da
frammenti di mattoni velini e da blocchi lavorati in maniera tale
da lasciar sospettare che provengano dalla strada, protetta da transenne laterali, che doveva correre al di sopra di Porta Rosa. Ancora
tra il primo ed il secondo strato franoso si nota la chiara presenza di
pareti formanti i piedritti sono costruiti con filari di blocchi alternativamente tutti di testa e tutti di taglio, con una tecnica che. se pur
già in precedenza nota. diventa comune in Sicilia e Magna Grecia
nel IV secolo per le strutture autoportanti e non di terrazzamento;
per questa ragione e per la continuità della struttura, ben visibile in
particolare
nella
parete sud,
non
può
ipotizzarsi
una
costruzione
eseguita in due tempi, con volta costruita qualche decennio o qualche
secolo dopo la costruzione dei
piedritti. Questi
ultimi,
infatti, se
fossero stati innalzali non per sopportare una spinta dall’alto verso
il basso, ma una spinta dall'interno verso l'esterno, avrebbero avuta
una struttura diversa, come. ad esempio, quella del muraglione di
contenimento sul fianco sinistro del
lato
meridionale della
Porta
Rosa. Conveniamo che sarebbe necessaria una cronologia più pun.
cenere vesuviana dell'eruzione del 79 d.C., e quindi tre metri e mezzo
tualizzata, ma sarà posibile darla soltanto con l'ampliamento dello
di terreno vegetale ricopriva il tutto.
scavo, quando, liberata la parete est del lato meridionale dal terreno
Una conferma della cronologia viene anche dall'esame della
ostruzione. La Porta, infatti, si è presentata allo scavo ostruita per
una profondità di m. 3.73 (la profondità della porta è, nella parte
coperta, di m. 5.92) e per tutta l'altezza sino alfintradosso della
volta (altezza massima m. 5.36): Vopera di ostruzione fu fatta con
blocchi squadrati, mattoni velini, riempimento di sassi e terra, mat:
toni crudi. Abbiamo tagliata Postruzione per una metà, in senso della
larghezza, conservando integra l’altra metà sia come documento storico
sia per eventuali future esplorazioni di controllo: in tale taglio abbiamo recuperato materiale, tra cui tre monete, che non può essere
datato troppo lontano dalla fine del IV o dai principi del III secolo.
franato che ancora ingombra l'area su questo versante, si potrà sia
cominciare ad alleggerire la parte alta del monumento. onde chiarirne
le
ultime vicende,
sia,
principalmente,
procedere
alla
esplorazione
delle sottofondazioni.
La cronologia
relativamente alta sino ad ora da noi proposta
non ha stupito quanti, conoscendo Farchitellura greca non limitatamente all'elevato del templi. conoscono l'abbondante documentazione
di archi girati ad elementi radiali in V e IV secolo in Grecia, e
conoscono ancora quale contributo abbia dato il mondo d'Asia Minore, greco e non greco, alla cultura artistica in genere del mondo
occidentale ed alla conoscenza in particolare dell'arco ad elementi
Inoltre, scavandosi tra Porta Rosa e la porta arcaica, per trovare
il raccordo dei due piani (il piano della porta arcaica è in quota
assoluta più basso di cm. 110 di quello di Porta Rosa), si è rinvenuto, presso l'angolo del muraglione di contenimento della parete
sinistra, materiale posto al di sotto del battuto con il quale si è
ed
raccordato in un secondo momento il piano Porta Rosa-muraglionemunque essa sia stata
porta arcaica: il materiale è databile alla fine del IV secolo.
solo arco a conci radiali ha posto il problema dell'arco sotto una
Questi elementi legittimano l'ipotesi che il monumento sia stato
radiali;
indipendentemente da
antistorico sovrapporre
un
altro
problema
di
fondo.
fatto che ci sembra del tutto illogico
un
fattore
tecnico
(donde si
parla di
archi e di pseudoarchi) ad un valore concettuale, qual è quello della
conoscenza e dell’adesione, in architettura, alla linea dell'arco, corealizzata. L'identificazione dell’arco con
prospettiva criticamente falsa, per cui,
costruito durante il IV secolo, ostruito agli inizi del If] e ricoperto
bero a
dalla frana alla metà dello stesso secolo.
a gelto.
Gli elementi costruttivi non si oppongono a tale datazione: le
e ciò
Indipendentemente, cioè. dal
respingere tutti gli
archi
il
paradossalmente, si verrebromani
costruiti
centina ed
Un'ultima considerazione di fondo va ancora fatta, Quando da
Pagina 16
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)alcuni si è affermato, che la documentata presenza di archi a conci
radiali in Grecia già nel V secolo non poteva aver avuti riflessi sul
sorgere dell'arco a conci radiali nell'Italia centrale, dei quali l'esempio più antico sarebbe stato, sempre secondo alcuni, del INI secolo,
per cui i due fatti sarebbero stati geneticamente autonomi, il presupposto era che mancasse in Sicilia e Magna Grecia una documentazione
di archi radiali che attestasse il transito di tale tecnica dalla Grecia
all'Italia centrale. Porta Rosa, colmando tale lacuna, finisce con il
documentare proprio tale transito, semplificando il problema ge-
221
LA RICERCA ARCITÉOLOGICA DI VELTA
MARIO NAPOLI
nella prima insula e nelle mura della città che la delimitano, dove
vediamo sorgere una tecnica costruttiva nuova, chiaramente dettata
da carenza di materiale costruttivo e dalla necessità di sfruttare quello
in loco (blocchi da edifici precedenti, pietra calcarea) senza poter
ricorrere alle cave fuori e lontane dalla città. Le mura sono costruite
con blocchi parallelepipedi, in gran parte chiaramente di reimpiego,
posti solo di taglio, mentre i riquadri, corrispondenti ai blocchi di
tesla, sono eseguili con ben sistemate pietre calcaree locali dello
stesso tipo di quelle già usate nella pavimentazione delle strade (fig. 6).
nerale dell'arco a conci radiali e distruggendo la per altro di per sé
non accettabile tesi di genesi autonome in Grecia ed in Italia di
questa tecnica struttiva. Non solo, ma riprendendo in esame quegli
archi o quelle documentazioni di archi a conci radiali già da tempo
note in Sicilia ed in Magna Grecia, e che erano state assegnate ad
età romana solo perché erano archi (aprioristicamente distruggendo
quella documentazione che si andava ricercando), ci si accorgerà, e
si potrebbero già addurre degli esempi, che molti vanno assegnati
già al IV secolo ed alla cultura greca.
ae
111 Periodo (HI-I sec. a.C.). A partire dai primi decenni
del II secolo assistiamo ad una radicale opera di trasformazione
della città. che, conseguenziale di un fatto alluvionale al quale può
probabilmente anche farsi risalire la frana che ha ostruito Porta
Rosa, investe tutta la parte bassa e quella a mezza costa della città.
Particolarmente sensibili gli effetti della frana e le opere di ricostruzione nell’agorà e nella zona portuale ad ovest di Porta Marina
Sud. L’agorà ha subito un rialzamento di quota: i grandi muri di
contenimento in blocchi squadrati si riferiscono ad una più antica
agorà, il piano della quale era sottoposto di circa un metro e mezzo
rispetto al piano di quella attualmente liberata dallo scavo e risalente
al II secolo. L’opera di ricostruzione sembra rivelare, nella non
perfetta giunzione dei blocchi delle cordonature che girano intorno
al piazzale e nella sommarietà delle opere di fondazione, con conseguenziale avvallamento del piano di posa, una fretta di esecuzione
(con abbondante reimpiego di materiale) ben giustificata dall’ampiezza degli interventi nell’area della città e dal fatto calamitoso. Lo
stesso fenomeno si nota nel quartiere meridionale, in particolare
Nelle fondazioni non si usano più i blocchi squadrati, ma si preferisce
assestare
nella
sabbia
pietrame
coerente
ben
costipato,
Troviamo
tali tecniche, che ci sembrano tipiche di Velia, in numerose opere di
restauro, di
rifacimenti. di
innalzamenti di quota, sempre lí dove
appaiono anche le conseguenze del fatto alluvionale:
tutto ciò dovette durare per tutto il terzo secolo e per i primi decenni del secondo,
Pagina 17
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)quando Fuso dei grandi blocchi squadrati si farà via via minore,
limitato agli angoli degli edifici, alle giunture delle strutture e
così via.
223
merose sculture. e precisamente il ricco gruppo di ritratti imperiali
giulio-claudi, il coevo gruppo dei ritratti e delle statue dei medici
eleatici, in uno con le iscrizioni dei medici e quella relativa a Par-
La tecnica di III secolo è presente in opere di restauro e riattamento lungo la cinta muraria che corre sulla cresta del colle, ma è
nel quartiere meridionale che trova il più vasto impiego. Il muro
arcaico formante il braccio ovest di Porta Marina Sud viene in
questo momento trasformato in mura urbiche dello spessore di tre
metri, e tutto il bellissimo muro che sale da ovest di Porta Marina
Sud verso la torre di Porta Rosa (e che forma nel tratto inferiore
forse la prima banchina del porto), obliterato dalPalluvione e dal
contemporaneo fenomeno di interramento ad opera delle correnti marine, viene rialzato, con fondazioni a getto poggianti sulle ormai
interrate mura preesistenti. con un muro che costituisce l'esempio più
bello della nuova tecnica costruttiva velina. È in questa fase che si
sistema anche il raccordo tra le mura e la torre isolata, che si reslaurano la torre e le mura presso la porta dell’agorà, che si alza la
quota del bellissimo pozzo sacrale presso la porta di via del porto,
che si sistema la via uscente da questultima porta e Paltra che dal
pozzo sacrale conduce verso la seconda insula, sistemazione che
comprende anche lala di portico che corre lungo questa strada. Le
due strade, il pozzo sacrale ed il portico sono attualmente (agosto
1966) in corso di scavo e di sistemazione (fig. 7).
Si tratta, nel complesso, di una vasta attività edilizia che presume un notevole potenziale economico; ma, nello stesso tempo, si
ha l'impressione che Velia si trovi in una particolare situazione politica o militare che non le consente più di sfruttare le cave dei monti
circostanti, situazione che si evidenzia nei materiali da costruzione
impiegati in questa fase edilizia.
II d.C.). Non sembra che
IV Periodo (meta I sec. a.C.dopo l'intenso periodo edilizio del TIT secolo ve ne siano stati altri,
prima della metà del I sce. a.C. ed in particolare prima del II secolo d.C., precisamente in età adrianca.
Nella prima metà del I secolo si ebbe la costruzione dell’edi.
ficio formante la seconda insula, quella della cosi detta villa con
criptoportico. Il fatto che in questa insula siano state rinvenute nu-
1
menide. ci ha imposto un attento esame del monumento che rivelava
la presenza di varie fasi costruttive. Gli scavi sono ancora in corso
(agosto
1966),
ma
hanno già
dati
alcuni
elementi
utili
alla
comprensione delle varie vicende del monumento.
L'edificio (circa m. 71x37) è delimitato per tre lati da strade
e dal quarto dalle mura della città dalle quali dista solo circa due
Pagina 18
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RICERCA
ARCHEOLOGICA
DE
VELIA
225
metri, È composto da due corpi di ampiezza presso che simile: il
gnando gli intercolumni,
primo, verso le mura. è costituito da un criptoportico che corre su
il tutto impiegando per le costruzibni
tre lati e che determina al centro un’area sopraelevata, ed il secondo,
che forma la parte anteriore, ove si articolano vari ambienti che
prevalenza mattoni velini.
hanno subite numerose trasformazioni nel tempo.
Il primo impianto del monumento risale agli inizi del I sec. a.C.
e sorse li dove non esisteva nessun monumento precedente, in una
rinviare a scavo compiuto la valutazione dei dati sin qui
area della città non investita sino ad allora dal fatto urbanistico e
ricoperta esclusivamente dalla sabbia marina del litorale, negli strati
superiori della quale si rinvengono sporadici frammenti di ceramica
Essendo
ancora
area fu impegnata da misere abitazioni,
in
corso
lo
materiale
scavo,
raccoglilieeio, in
dobbiamo
prudentemente
raccolti;
per ora siamo propensi a ritenere che tutto il materiale sino ad ora
reperito relativo alla scuola
medica eleatica, databile nel suo complesso all’età giulio-claudia, era diventato in età adrianea materiale
di rifiuto da impiegare nel riempimento nelle opere di rifacimento del
monumento; nessuna testimonianza di una vita della scuola medica
a vernice nera che vanno dalla fine del V secolo sino ad i prodotti
più recenti e deteriori, Le fondazioni sono eseguite a doppio strato:
il primo più profondo completamente affogato nella sabbia per la
profondità di circa un metro, fa da platea di assestamento: il secondo.
meno robusto, alzato a lieve scarpata, è in media di circa 125 cm.
Di qui spicca l'elevato, nel quale è scomparso l’impiego del mattone
che ne escludono la sua anche lontana provenienza dallinsula sevelino, cosî come è scomparso nelle fondazioni.
conda. Sarei piuttosto propenso a vedere la sede della scuola medica
Del monumento più antico è sopravvissuto il criptoportico: nel
lato anteriore restano ambienti, non ancora ben comprensibili in
pianta, conservati per un'altezza di 170/175 cm., la connessione funnegli edifici che si dispongono e si intravedono a monte dell insula
zionale dei quali con il eriptoportico non è ancora chiara. Questa
parte anteriore subf in età adrianea una radicale trasformazione.
Tutti gli ambienti furono colmati, Valtezza dei muri ridotta, creancleatica nel secondo secolo; circa la sede di questa scuola è molto
probabile che non debba essere identificata con l'insula seconda, perché una statua femminile, che per il modulo e per la non leggibile
iscrizione
che
porta
sulla
base
dovrebbe
essere collegata
a
quelle
dei medici, è stata rinvenuta a monte del monumento in condizioni
seconda, a sud-est delle terme o ad est dell’agora. Mi sembra. invece,
che siano collegabili con il monumento in esame la serie dei ritratti
giulio-claudi,
essere stato
cosî che
avanzerei
l'ipotesi
che
il
monumento
possa
una palestra iuventutis e tale dovrebbe essere rimasto
anche in età adrianea.
dosi un piazzale sopraelevato di cm. 185 rispetto alla quota prece.
dente. circondato con un porticato con colonne in mattoni di cotto:
intervento edilizio nella città. Vengono costruite le terme. le quali,
al centro si costruisce un altare:
anche se solo parzialmente scavate, appaiono come il più grandioso
una scalea di accesso consente il
Ma Veta adrianea. come si diceva. è collegata all'ultimo grande
raccordo con il piano stradale. Nel riempimento si è rinvenuto un
monumento
abbondante materiale archeologico, in gran parte formato da frammenti di anfore, ceramica arretina o pseudo-arretina, chiodi di varie
stradale. e le vie vengono rialzate sensibilmente. con conseguenziali
forme e grandezze frammisti a scorie ferrose, armi, strigili. ferri
privati subiscono rifacimenti in rapporto ad i rifacimenti della sede
chirurgici. monete di conio velino e romano, frammenti non intestradale; all’età adrianea risale la villa urbana che si apre su via di
grabili di iscrizioni prevalentemente greche, numerose lucerne decoporta
rate o figurale (tra queste ultime in prevalenza scene gladiatorie),
Velia. Non sapremmo dire quali siano state le ragioni di questo intervetri, cosi detti lagrimatoi, ed infine. negli strati superiori, le statue
vento adrianco in Velia, certamente ebbe come suo presupposto quel
dei medici, e le iscrizioni dei medici e quella di Parmenide.
fatto calamitoso che colpí la città, cui già abbiamo ripetutamente fatto
L'edificio dopo l’assestamenta in età adrianea subi un ulteriore
rifacimento in età ormai bizantina, Il porticato fu abolito. tompaopere di
pubblico
riaccordi
Marina sud,
riferimento:
di
Velia
romana,
delle opere di
si
riassetta
fognatura, gli
lunico esempio di
una
unità
tutto
edifici
di
il
piano
pubblici o
abitazione in
ma ciò non esclude una volontà ed una causa politica
di Adriano in questo suo intervento per Velia.
Pagina 19
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Periodo
(tardo antico-bizantino), A partire dal III secolo inizia la fase di decadenza di Velia, alla quale fa eccezione solo
un intervento di restauro, non sappiamo di che ampiezza, nelle terme.
Questa età è caratterizzata dalla ricomparsa del mattone velino, usato
come materiale di reimpiego da edifici più antichi; inoltre vengono
occupate spesso le aree stradali, e non si
rispetta più la struttura
urbana della città; le mura urbiche, ancora allo scoperto e rispettate
in età adrianea, vengono completamente obliterate; tutte le costru.
zioni hanno un
caraltere di provvisorio e sommario.
Negli ultimi anni di vita l'abitato si restringe all’acropoli, su quei
pendii meridionali del colle dove gli scavi in corso vanno documentando la prima e più antica vita di Velia.
Mario Napoli
VN
LA
PMURSLA
DEL
PASSAT