Afficher le texte intégral23 pages
Page 1
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)LANA, L, Tracce di dottrine cosmopolitiche in Grecia prima del Cinismo , Rivista di filologia e di
istruzione classica, 79 (1951) p.317-339
LAA S.
Page 2
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE DI DOTTRINE COSMOPOLITICHE
IN GRECIA PRIMA DEL CINISMO
(Cont. e fine: v. vol. XXIX, p. 193).
V.
Non era questa la via da seguire per trovare la soluzione:
anzi, quanto energicamente Falea aveva concentrato il
suo interesse nello Stato, altrettanto tenacemente Antifonte
e Ippia lo concentrarono sul singolo. Di contro all’esaltazione dello Stato come unica realta politica, davanti a cui
Vindividuo non conta, si rivendicano ora i diritti dell’individuo: si riconosce apertamente che vóutuov
(il legale,
giusto per convenzione) e dixatov (giusto per natura) non
coincidono più nè si cerca più di farli coincidere:
x
x
~
x
2
!
+
~
f
no
... TH TOMA TOV ATA VOUOV Sixatwv Todejtos TH QUOEL xELTOL
(D. K., 87 B. 44, Fr. A, col. 2, 1. 26 sgg.)
... per lo più cid che è giusto secondo la legge si trova ad essere nemico alla natura,
‘proclama chiaramente Antifonte. Di lui sono noti
i molti punti di contatto con Democrito nella trattazione
del problema morale e politico (+): si può discutere — e la
discussione, coi testi che sono a nostra disposizione, non
può condurre a conclusioni sicure — se Antifonte dipenda
da Democrito (2) o viceversa. Riteniamo che non si debba
parlare di dipendenza necessariamente dell’uno dall’altro,
ma soltanto di coincidenza tra i due filosofi (?). Coincidenza
ALA
rn
(1) Messi chiaramente in luce da E. Bignone. St. sul pensiero antico, op. cit., pp. 81-5.
(*) Come sostenne specialmente S. Luria, Wann hat Demokrit
gelebt?, « Archiv f. Gesch. d. Philos. », 1928, pp. 205-38.
(*) Ciò sostengo nel mio cit. st. su L’Etica di Democrito, p. 19 n. 3
da pag. precedente.
Page 3
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)non casuale: nel senso che la riflessione filosofica nasce
nella considerazione della realta e che i due filosofi furono
pressoché
contemporanei
e
studiarono,
percid,
le
medesime condizioni storiche. Quindi, pur lasciando insoluto, o, per meglio dire, neppure ponendo il problema,
della dipendenza dell’uno dall’altro, sotto l’aspetto puramente teorico dobbiamo constatare che
proposta
da
presuppone
Antifonte
quella
di
1a soluzione
logicamente
Democrito.
Naturalmente non si esclude che Antifonte possa anche aver
diffuse le
sue
soluzione
da
dottrine
lui
prima
di
Democrito:
ma la
proposta rappresenta un passo avanti
sulla via percorsa anche da Democrito.
Antifonte parte
da
una
critica
serrata
della
legge
scritta (1): che non è valida, perchè la legge deve in ogni
caso assicurare l’utile: poichè ciò non si verifica, essa non
è vera legge. D'altronde alla legge scritta si ubbidisce
per timore della sanzione: ma quando si abbia la certezza
di sfuggire alla punizione, non la si rispetta più. Dunque
la legge scritta è anche inadeguata (*). Gli uomini invece
sono tutti
uguali
per
natura:
<TOUG EX KAHAGY TATE pov Em<ardod > eda te x<al ceBOuEda, > TOU
de <éx un xx>AOD ofx<ov Svtac> ote Ex<adobue Sa ote ceBou<eda.>
Ev tobtm
<d&> pdc aAAN<AoUG> BeBapBapw<pe >,
ETTEL QUOEL TVTA TAVT<EG> Guoiws repux<caruev xal BapBaco:
xai “EAAnyv<eg> siva.
oxoneiv de napéyer TÁ THY quoer <ÖvrwWv >
AVAYKAL<KWY> TKO av<Dow>moLG m<oploaL> TE KAT<K TAÙTA>
duva<tà Tio,> Hal Ev
<näot TOU>TOLG odre B<apBarpag doo
pro<tar> [3] Adv o<údetc> oùte “EAAnv<'> Avamveouev TE Yao
EIG TOV KÉP<A> AITAVTEG KATA TO OTOU<A HAL KRAT<A> TAG PLVAS
x<at... (D. K., 87 B 44, B, col. 1 - col. 2)
quelli che sono figh di padri illustri noi li rispettiamo e trattiamo
con riguardo, ma quelli che non sono di nobile famiglia nè li rispet-
(1) V. ora l’analisi dei due papiri riconosciuti di Antifonte (in
D. K., 87 B 44) compiuta dall’Untersteiner, I Sofisti, op. cit., pp. 303
seguenti.
(2) D. K., 87 B 44, fr. A.
Page 4
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA,
ECC.
319
tiamo né li trattiamo con riguardo. In cid ci comportiamo come barbari gli uni verso gli altri, perché per natura tutti in tutto siamo simili,
sia barbari sia Greci. A tutti gli uomini é dato indagare le cose che per
natura sono necessarie, e procurarsele in base alle possibilità stesse
che a tutti sono date (7); e in tutte queste cose nessuno di noi, nè
barbaro nè Greco, è diverso (dagli altri) (2): respiriamo infatti nell’aria tutti quanti attraverso la bocca e il naso e...
Quindi deve esistere una legge non convenzionale valida
per tutti. Essa è la legge della
concordia
(3) universale, che a null’altro mira se non al vantaggio di tutti e
di ciascuno. Ma ci pare che queste asserzioni solenni, queste
dichiarazioni di fede nel cosmopolitismo abbiano in Antifonte valore più per la morale che per la politica, più per
l’individuo in sè e per sè che non per l’individuo in quanto
vive a contatto con altri individui e quindi nello Stato.
Egli non mirava, forse, ad eventuali trasformazioni politiche,
(avapytac
$
oddev
xaxtov
avdpororc:
Tata
yrvwoxovtes
oi
npocdev Avdpwror ano TIC Kpyns eidılov Tobe matdacs koyeodar
xat TO
xEAEVOUEVOV
Totetv, iva un Etavdpovuevor cig
weyaAny
neraßornv tovtes éxrAnoooivro (B 61)
per gli uomini non v’é male peggiore dell’anarchia: cid sapendo, gli
uomini d’una volta abituavano fin da principio i fanciulli a star soggetti e ad eseguire gli ordini, affinchè, divenuti adulti, non avessero
.®
turbarsi
venendo
a
trovarsi
in
una
situazione
profondamente
mutata),
ma soltanto a trovare un fondamento saldo alla morale.
Il suo cosmopolitismo ha carattere morale, piuttosto che
politico. Così meglio si spiega il suo pessimismo (4) nel
giudicare l’umanità e la vita umana:
sana
(1) Oppure: «ed è possibile a tutti procurar(sele) allo stesso modo ».
Diversamente integra e intende il Bignone, St. sul pens. ant., op. cit.,
p. 65.
(?) Sarebbe però forse preferibile leggere: &v näot tovtotc oüre
B<dpBa >pos dpmpıo<rar> bo” uv o<bdels> oUre “EAAnv: cioè: «in tutte
queste cose noi non poniamo differenza fra alcun barbaro e Greco ».
(*) Antifonte scrisse un’opera repì éuovoiac (Hermog., de id.,
B 399, 18 R. = D. K., 87 A 2): i fr. in D. K., 87 B 44 a- 71.
(4) V. specialmente i frammenti 50, 51, 53 a, e 49 (sul matrimonio).
Page 5
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TO Civ fore ppoupà épnugom Tó Te Ufjxog Toi Blou hutpa pix,
we ¿mos eineiv, $ &vaBhébavres mods TÒ PHC Tapeyyubuev Tolc
éntyryvouévors étépoic (B 50)
la vita è simile a un turno di guardia quotidiano (1), la durata della
vita è simile a un sol giorno, per così dire, durante il quale, dopo
aver alzato lo sguardo alla luce, passiamo la consegna ad altri che
vengono dopo di noi.
È il senso della concordia che stringe improvvisamente
tutti coloro che sono sulla nave che sta per naufragare,
i quali vedono per ciò la vanità di ogni contrasto e contesa individuale, piuttosto
che il senso della concordia
operosa di chi mira a fondare una nuova umanità. È la
trepidazione di chi sa che potrà per un istante solo « alzare gli occhi
alla luce», e non vuole in nessun modo
sciupare questa sua divina irripetibile fortuna:
avadecda. de Gorse mertòv tov Btov oùx got (D. K., 87 B 52)
non ci è dato rimettere in giuoco la vita, come rimettiamo in giuoco
una pedina,
egli esclama. Questo rende ragione anche del fine utilitaristico del suo concetto di legge.
Veniamo ora a considerare Ip pia (*): è nota la sua
apostrofe nel Protagora platonico:
e
Ti
e
x
x
Innriac 6 oopds einev
.
7
y
Y
e
1
€
m
"OQ &vöpes, Epy, of mapdvtes, Hyoduct
yo bac ovyyevetc TE xal oixelous xal rorltac dravrac selva.
pÚGEL, OÙ VOU.
€
4
LA
LÀ
TO Yap bpotov TH polo pUaEL GUVYEVÉS ÉGTLV,
pa
~
3
f
4
A
x
t
O DE VOHLOS TUpavvog BY TOV AVPPOTWY TOMA TAPA THY puo
BudCera. (D. K., 86 C 1)
(1) Cosi mi pare si debba intendere épnuépw (infatti all’idea della
brevità si riferisce poi la proposizione seguente): « turno di guardia
quotidiano », cioè di una ‘ guardia ’ che dura tutti i giorni, sempre,
ma con «scolte » che giornalmente, sempre, si rinnovano. Ma vedasi
Bignone, St. sul pens. ant., op. cit., p. 206, n. 1.
(3) Difficilmente si può accedere all’opinione di F.
Heinimann,
Nomos und Physis, op. cit., p. 143: «so wird man Hippias als popularisierenden Verkünder derselben Lehre zu betrachten haben, die
auch bei Antiphon und in Aristophanes’ ‘ Wolken * zugrunde liegt ».
Page 6
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA,
ECC.
321
Ippia il sapiente disse: « O uomini qui presenti, io credo che tutti
voi siate congiunti e familiari e concittadini per natura, non per
legge: perchè il simile è congiunto al simile per natura, mentre la
legge, essendo padrona assoluta degli uomini, costringe a molte cose
contro natura » (1).
Non dobbiamo credere a uno sfogo puramente verbale: il
suo cosmopolitismo è coerente, se è vero che discende dal
principio dei simili (2). Egli sostiene (ap. Xenoph., Mem.,
IV, 4) la opposizione tra la giustizia vera — che è di natura — e la legge scritta — che è convenzione. Tuttavia
noi vediamo, di questo cosmopolitismo, il lato negativo,
cioè la condanna della società umana politicamente organizzata: ci sfugge invece il lato positivo e costruttivo,
tranne l’affermazione di principio — e quindi generica —
della comune origine di tutti gli uomini. Osserva l’Untersteiner (*): «il cosmopolitismo appare come la necessaria
conseguenza della dottrina della simpatia dei simili, proclamata con tanta fede da Ippia, cui si opponeva l’inumano nazionalismo di Platone ».
Il movimento di pensiero, che era dapprima proceduto
dalla polis al cosmo (ionici, Eraclito),
o che aveva dato
speciale rilievo ad esigenze mistico-religiose, anzichè politiche, affermando il passaggio dall’individuo al cosmo
(Pitagorici, Empedocle), con Protagora aveva tentato di
- invertire la direzione scendendo dalla divinità alla società
umana, dal cosmo all’individuo, unica via (così almeno
sembrava) per fondare saldamente il rapporto Stato-individuo. Ma il tentativo, ingenuo e troppo astuto nello
stesso tempo, di spiegazione teocentrica e di fondazione
in Dio della società degli uomini non soddisfece: e poichè
il pensiero sentiva l’urgenza di farsi ‘laico’ sganciandosi
da ogni indimostrabile rapporto di dipendenza e di deri(1) Cfr. R. Poehlmann, Gesch. der soz. Frage ecc., op. cit., I, p. 285;
F, Heinimann, Nomos u. Physis, op. cit., p. 42; Untersteiner, I Sofisti,
op. cit., p. 339. Cfr. Bignone, Studi sul pens. antico, op. eit., pp. 24-30.
(*) Cfr. quanto abbiamo detto sopra a proposito di Empedocle e
di Democrito.
(*) I Sofisti, op. cit., p. 344.
Rivista di filologia classici. (N. S.). - XXIX.
Page 7
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)vazione dalla divinità, Democrito — è questo il suo merito
più insigne — fermo assertore di dottrine antropocentriche
nella storia dell’umana civiltà, proclama il passaggio dall’individuo
allo
Stato
come
un
portato
dell’evoluzione
naturale, sotto la spinta del bisogno. La legge, cioè, per
Democrito è solo più frutto di convenzione, conseguenza
del ‘ contratto sociale ’, il ‘legale’ è valido per l’uomo
comune, non per il sapiente che vive secondo la
»uaX-
Anka (« pansimpatia universale »).
Questo
è necessario ricordare,
per potere ora
capire
questa seconda fase del pensiero sofistico. La posizione
dottrinale di Democrito — lo abbiamo già notato — era
conciliante:
salvava lo Stato, salvava i diritti superiori
del sapiente. Per questo pensiamo che le affermazioni di
Ippia, assai più radicali di quelle di Democrito, debbano
essersi udite risuonare in Grecia in momenti di gravi
turbamenti politici. In epoca di tranquillità non gli sarebbe stato lecito (0, se anche gli fosse stato lecito, certamente sarebbe stato per lui dannoso) lanciare il suo ‘ manifesto programmatico’ di universale simpatia e fratellanza: in ogni caso, avrebbe avute ben poche possibilità
di essere accettato. Egli parlò, scrisse, diffuse le sue idee
cosmopolitiche, noi pensiamo, non prima della fine della
guerra del Peloponneso (+). Studiò i popoli, anche quelli
‘ barbari ’ (?), e le loro usanze, e ne dedusse la sostanziale
unità degli uomini, non sulla base delle ‘leggi’, ma su
quella della natura. Egli mostrò praticamente come si dovesse intendere questa ovyy&veıx, cioè parentela, tra tutti
gli uomini: nei suoi studi si serviva, indifferentemente, dei
risultati conseguiti da antichi e da moderni, da Greci e da
barbari (è chiaro che qui ‘barbari’ significa
semplicemente ‘non Greci’, senza alcuna intenzione dispregiativa):
(1) È noto che poco, o nulla, si sa circa la cronologia di Ippia: una
cosa, tuttavia, & certa, e per il nostro studio più che sufficiente, €
cioè che nel 399 Ippia era uno dei sofisti più in voga (Plat., Apol..
19
E =D. K., 86 A 4).
(2) Nelle "E9vóv óvoyactar (D. K., 86 B 2).
Page 8
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE DI DOTTRINE COSMOPOLITICHE IN
GRECIA, ECC.
robTuy tows elpynta. ta pev “Opget, tà de Movant xatà Boayd
Aw KMayod, ta de ‘Howddw ta de ‘Ounow, ta Sì tote dote
civ Troumr@v, ta de Ev ovyypapatc tà pev "Elmo. ta de BapBépous éym de Er TAVTUV TOUTOV Ta péyioTa xx dudquAn
ouvdels Todrov xatvov xat ToAVELDT Tov Adyov rounoouar (D. K.,
B 6)
86
« di queste cose, forse, alcune furono dette da Orfeo, altre da Museo
(in breve: da uno in un luogo, da un altro in un altro), altre da Esiodo,
altre da Omero, altre da altri poeti, altre in opere in prosa, parte
scritte da Greci, parte da barbari: io, da tutto ciò avendo messo insieme le cose più notevoli e affini per natura, farò questo discorso
nuovo e multiforme ».
Ma, allora, si deve escludere per Ippia l’esistenza di una
legge? Anzi, questa legge esiste, ed egli l’afferma: è, però,.
I &ypagoc véuoc, la legge di natura che non è scritta (1),
e a cui le leggi vigenti non sono adeguate. Nella generale
insoddisfazione degli animi nella Grecia della fine del
V secolo e degli inizi del quarto, e nella generale affannosa
ricerca di una nuova forma di costituzione che assicurasse
prosperità e benessere, la presa di posizione di Ippia trova
la sua naturale collocazione. È un’abile presa di posizione:
mentre ridona una speranza ai delusi e una ragione di vita
agli sconfortati, colloca il filosofo (il sofista) in posizione
di primo piano per ogni eventuale riforma che tenti di
adeguare la legge scritta a quella non scritta. E poichè
la riforma — politica — assume apparenza di applicazione di una dottrina scientifica, la cui validità ogni uomo
di scienza e di cultura può constatare e confermare, essa
presenta tutti i caratteri della credibilità ed accettabilità.
Quale riformatore politico, o quale rivoluzionario, non
si presentò al popolo facendosi forte di una dottrina scientificamente fondata? (di una validità, forse, che era tale
soltanto sotto un punto di vista soggettivo... ma, che
importa? vi sono momenti in cui ogni popolo pare avere
unicamente bisogno di affidarsi a qualcuno 0 a qualcosa).
La riforma che suggerisce Ippia non è empirica nè continAnt
(1) Cfr. Untersteiner, I Sofisti, op. cit., p. 342.
Page 9
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)gente: egli, proponendo di adeguare la legge scritta alla
legge di natura non scritta, mira allo Stato perfetto, dunque
cade nell’utopia. È tuttavia chiara la linea semplice (e
persuasiva, appunto perchè così semplice) del suo ragionamento: per legge di natura ogni simile è legato al suo
simile, ogni uomo all’uomo: tutti gli uomini sono cittadini di un medesimo Stato, secondo natura: a questa natura bisogna adeguare la legge scritta (1). Per intanto,
finchè la riforma non sia attuata, l’uomo miri a realizzare
l’autosufficienza:
“Irriac ... téhog Mpiteto Thy adtapxerav (D. K., 86 A 1).
E chiaro che quella superiore unità di tutti gli uomini
sul fondamento dei xotvol véuor si frantuma, irrimediabilmente, in questo ideale di « autarchia », che da provvisorio facilmente si può mutare in definitivo. Veramente,
l'esaltazione dell’adtapxeta può significare due cose: o che
Ippia, vista l'impossibilità di realizzare praticamente la
coincidenza della legge scritta con la legge di natura, non
abbia voluto rinunziare alla sua dottrina dei simili,
e,
negando valore di fine ultimo allo Stato, abbia elevato a
fine
essenziale
la
soddisfazione
dei
bisogni
individuali,
e quindi abbia riconosciuto valore di assoluto, non allo
Stato, bensì all’individuo; o che, mentre proponeva l’ideale
del cosmopolitismo per la totalità degli uomini,
per
il
singolo, invece, per il filosofo, proponesse un ideale individuale, l’adtapxeta.
Così possiamo capire come Ippia, tanto celebrato in
Grecia, dovesse rapidamente mutare i suoi ‘ progammi '
in Sparta (7): nessuna dottrina era più rivoluzionaria di
quella di Ippia, nei confronti di uno Stato, come quello
spartano, che sì reggeva su una rigida distinzione di caste.
Ippia è così proceduto oltre Democrito: non più conciliazione e coesistenza pacifica dell’un ideale e dell’altro
(1) Sul cosmopolitismo di Ippia si v.: Untersteiner, I Sof., op. cit..
pp. 344 sgg.; cfr. Mewaldt, Das Weltbiirgertum ecc., st. cit., p. 180.
(2) Plat., Hipp. Mai., 285 B(= D. K., 86 A 11).
Page 10
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA.
ECC.
325
(e, in fondo, indifferenza, nel sapiente, per la vita politica...), ma partecipazione viva alla vita politica e tentativo di adeguare, almeno nella teoria, la costituzione
vigente ai risultati della ricerca filosofica.
VI.
Rivoluzionario, Ippia, sì, ma perchè sentiva l'esigenza
di una maggior giustizia: altri, nell’affermazione di bot:
contro vouos vede invece la possibilità di ergere l’ingiustizia contro la giustizia, la forza contro il diritto. La natura ci mostra che nella spietata lotta quotidiana il più
forte domina e schiaccia il più debole: perciò, se ci vogliamo
accordare con la natura, dobbiamo affermare il diritto del
più forte. Le dottrine di Callicle e di Trasimaco segnano,
come è evidente, un regresso, non soltanto di fronte alla
morale sublime di Socrate (meglio patire l’ingiustizia che
compierla), ma anche di fronte ai risultati a cui erano pervenuti i primi sofisti, e specialmente Protagora. Protagora,
anzi,
aveva nettamente affermata la superiorità
dell’uomo sugli animali pel fatto che l’uomo, avendo ricevuto da Zeus il dono di Aidws e Aten, seppe uscire dallo
stato ferino. Ma Trasimaco, Callicle, ciò negano. Essi si
mettono per una via cieca, che non adduce a nulla, se non
a un vuoto anarchismo, in cui ognuno cerca di sopraffare
il suo simile, o all’esaltazione dell’oligarchia.
Nella sua critica alla legge positiva, Callicle (})
sostiene che gli uomini deboli si sono coalizzati contro i
forti ed hanno fatto della legge la loro arma per sopraffare i forti:
iin
(1) Non poniamo il problema della realtà storica di Callicle e della
eventuale sua identificazione con qualche nomo politico di Atene:
ci interessano le idee, di cui il Callicle platonico si fa banditore (su
Callicle si v.: Untersteiner, I Sof., op. cit., p. 379 sgg.; e, per le idee
politiche, in particolare: A. Menzel, Kallikles. Hine Studie zur Gesch.
der Lehre vom Rechte des Stárkeren. Wien u. Leipzig. 1922).
Page 11
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)AM’, oluaı, of Tiépevor Tobe vouous of dodeveic Avdpwreot
cios xo of modo. Tipos abrove odv xal TO alrois cuupépov tods
Te vououg TidevtaL xai tods ématvoug Exatwotion xai Tobe Pdyouc
beyouoıv’ Expoßoüvrss Tobe EppwLEeveatépoug TOY AVIPOTWY xai
Suvaroda dvras
MAEOV Eyetv, iva un adtav TAËÉOV Eywatv, Aéyouoiv dc œioypov nal Xdixov TO TAEOVEAXTELV, Kai
roro SOTL TO AOLKELV, TO TAEOV Tv ¿Mov Entelv Eye” dyarot y%po, ciuat, abrol dv TO Toov Exwoat pavaddtepor dvtec
(Plato, Gorg., 483 BC)
Ma, io credo, quelli che pongono le leggi sono uomini deboli e i più.
Per riguardo a se stessi, dunque, e al loro vantaggio non solo pongono le leggi, ma distribuiscono e lodi e biasimi: spaventando quelli,
tra gli uomini, che sono pit forti e capaci di superare gli altri,
appunto per non essere superati da costoro, dicono che è brutto
e iniquo il tentar di soverchiare gli altri, e che il commettere
ingiustizia consiste in ciò, nel cercar di
avere più degli altri:
si contentano infatti, essi, io penso, perchè sono dappoco, qualora
abbiano tanto quanto gli altri.
Or questa
è la vera ingiustizia, per Callicle, che tutti
abbiano in egual misura, perchè per natura vale la legge
del più forte:
. ma la natura stessa, almeno, io credo, mostra che è giusto che
il migliore
abbia di più del peggiore, e il più capace del meno
capace (483 C).
Che si deve fare? Finora nessuno è riuscito a vincere le
LY
.
forze coalizzate dei più; ma, se un ‘ superuomo ’ nascesse,
egli, come sole nascente che fuga le tenebre, spezzerebbe
‘ ogni vincolo e instaurerebbe la legge di natura, cioè la
legge del più forte:
nAdTrovtes Tobs feAtiorouc xai EppwuEVeoTaTOUS NUGV auto,
gx véwy AauBévovres, Gomep Agovtac, xatemgdovtés TE xa!
vorrebovres xatadovdobueta Agyovtes Oo TO Toov ypi
Zyerv xal Toro ¿ori th xadov nal To Stxatov. ¿av dé ye, olas,
quer txavhy yévytat Eywv dvip, TÁVTA radra ÁTODELOALLEVOS Hal
Stappntac Hat Stapuyav, KATATATNONG TX MUÉTEPX ypdpuate
xat payyavebuara nal émmbac xal véuove Tobe mapa quo
&ravtac, travaotàc dvepdvn Seondrng huétepos 6 SovAoc, «ul
¿vtadda ebéraude To The púcews Stxatov (483 e - 484 a)
Page 12
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA, ECC.
327
noi, plasmando i migliori e i più forti di noi, col prenderli fin da giovani, come leoni, incantandoli e affascinandoli, li rendiamo schiavi
e diciamo
loro che si deve avere quanto gli altri e
che questo è il bello e il giusto. Qualora però — io credo — un uomo
ci fosse che per natura fosse a ciò capace, dopo avere scosse via tutte
queste pastoie e spezzatele e liberatosene, calpestati i nostri scritti
e sortilegi e incantamenti e leggi, quelle che sono contro natura, tutte
quante, balzerebbe su e apparirebbe padron nostro lui, che era tenuto schiavo: e allora splenderebbe il giusto secondo natura.
Queste dichiarazioni anarchiche sono il segno indubbio di
un animo esasperato e il riconoscimento, nello stesso tempo,
della propria impotenza. «Se sorgesse uno capace... (¿dv
... YEwyTaL) »: ma, per quanto la protasi sia dell'eventualita,
il lettore vede bene che Callicle sa che non è possibile.
È una vana ribellione: fondata tuttavia su due constatazioni:
1) i rapporti fra gli stati sono basati unicamente sulla
|
forza
(... perchè, con quale giustizia Serse fece guerra all’Ellade, o suo
padre agli Sciti? e si potrebbero addurre infiniti altri esempi (1):
483 D);
2) le discussioni dei filosoti, restando nel campo speculativo, non approdano a nulla, le ventilate riforme non
riescono ad altro che ad aggravare l’insofferenza generale:
ecco perchè Callicle, vuol considerare la filosofia unicamente come uno strumento adatto ad affinare ed esercitare le doti con le quali si può riuscire nella vita pubblica,
non come lo scopo della vita:
.. Bray d& 3) mocoBbrtepov Sw Er. PiAocopoüvra xal un AMAAAarröuevov, TAnyayv por Soxet Fon detodu, © Uaxpates, OÙTOG
6 avip.
8 yo viv Sh ÉAcyov, imdeye: Tolto tH avdpara, AL
nav ebpuds È, dvev8ow yevkadaı pebyovrr tà pica The mo
EWS ual
Tas
Xyopac,
iv
als
Emm
6
Months
TOUS
avSpac dpınpsneig yiyveodat, xaradeduxort dE
TOV Aotrróv Blov Bréivar perd perpaxiov Ev Yavia zoL@v À TETTÁPOV
(1) Certo egli pensa al conflitto fra Sparta e Atene; e si ricordi
l'episodio del Melii.
Page 13
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)didupilovra, Eiebdepov JE xai péya xal Lxavov undéxote pdty¿acdar (485 d - e)
... ma quando io vedo una persona avanti negli anni che continua a
filosofare e che non la smette, di busse — mi sembra — ormai ha
bisogno, o Socrate, un tal uomo. Perchè, come certo ora dicevo, a un
simil uomo, anche se sia di natura eccellente, avviene di diventare
ignobile, fuggendo i luoghi frequentati della città e le
piazze
nelle quali — come disse il Poeta
— gli uomini nobili diventano, e di trascorrere il resto della sua vita chiuso in casa,
bisbigliando qualcosa in un angolo con tre o quattro ragazzi, senza
mai dire alcunchè di libero, di grande, di egregio.
Non pare dubbio che qui Platone abbia di mira, attraverso le parole di Callicle, una situazione particolare, e
che i capitoli del Gorgia relativi a Callicle costituiscano un
tutto che non sia lecito scindere in più parti: la critica di
Callicle deve appuntarsi su qualche filosofo e su qualche
scuola determinata. Procediamo per esclusione. È evidente che Callicle non pensa a un sofista; e neanche a Socrate, chè proprio Socrate era sempre ‘nel mezzo della
città’ e ‘nelle piazze’; forse Platone pensa a sé e alla
sua scuola? Ma se Callicle, senza dubbio, è l’esponente di
una corrente di pensiero che aveva seguaci in Atene in
anni certamente non lontani dalla fine della guerra del
Peloponneso, non pare metodicamente saggio credere che
la prima parte del discorso di Callicle (esaltazione del
superuomo) abbia un significato pratico e politico immediato, e che la seconda (condanna della filosofia intesa
come missione a cui dedicare tutta la vita), Invece, sia,
in bocca a Callicle, anacronistica perchè relativa all’ Academia. Se ciò è vero, deve trattarsi di un contemporaneo.
Forse la chiave per risolvere l’enigma ci è offerta dalPAnonimo di Giamblico (1), di cui alcuni passi
(1) Circa il dibattuto problema dell’autore siano sufficienti questi
rimandi, da cui si potrà attingere per più ampie informazioni bibliografiche: attribuzione alla scuola di Protagora: Ad. Levi, L’Anonimv
di Giamblico, « Sophia », 1941, pp. 235-46; attribuzione a Ippia:
M. Untersteiner, Un nuovo frammento dell’ Anonymus Iamblichi. Identificazione dell’ Anonimo con Ippia, « Rendic. Istit. Lomb. », 1943-44.
Page 14
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA,
ECC.
329
sembrano rispondere alle espressioni violente di Callicle
per confutarle. Anzitutto:
Erı Tolvuv ovx ext mn'AcoveËtav ópuav dei, od38 tO XPATOG TO
em TH TAEOVEELa hyetodar dpethy civat, To SE trav vópov
bramovelv detAlav’ movnpotatyn Yap abry $ Sikvork tori, xab ¿e
auTNG Tavta tavavtia Toi ayabots yiyverar, xaxta te xal BAaBy,
(D. K., 89, p. 402, 21)
Inoltre, dunque, non bisogna mirare a soverchiar e, né credere che la forza che mira alla soperchieria sia virtü, e che,
poi, Pubbidienza alle leggi sia viltà: pessimo, infatti, è questo pensiero, e da esso provengono tutte le cose che sono contrarie al bene,
cioè la malvagità e il danno.
Infatti, l’ideale di Callicle adduce al bellum omnium contra
omnes,
cioè alla dissoluzione della società (all’anarchia,
come abbiamo già detto); ma se gli uomini debbono vivere
in società (p. 402, 24), necessariamente la legge e il giusto
debbono regnare in mezzo a loro, e non si debbono assolutamente violare o abbandonare:
el yao Épuoav ev ot dvdpwrror dduvator xa Eva Env, ouvnADoy
de Tipos KAANAOUG TH Avaya Elxovtes, maca de Y Cor adtotc
eboyrar xal tk TEXVNUATO pds TAUTAV, GUY GAANAOLS de elvar
avtous xdv dvouia datada oùy olév te (uello yap adtotc
La
n
14
LA
>
~~
4
e
Cyutav <äv> obtw yiyveodar éxelvng tio xara Eva
5
t
Statryc),
5
A
dra
THUTAG TOLVUV TAG dvayxac TOV TE VÓLLOV xai TO Sixatov EuBaotAcvEty
rois avip@ros xal oda] weTAOTHvaL av adTA QUEL yap loyupa
evdedéodat rabra (p. 402, 24).
E una legge di vita per la società, l’opporsi al tentative
del superuomo:
un individuo
che
possa
dirsi
tale non
esiste, ma, se pur esistesse (cosi leggiamo nell’Anonimo
di Giamblico), i membri della societa, coalizzati, lo vinpp. 449.458: attribuzione a Democrito: Q. Cataudella, L’Anonymus
lamblichi e Democrito, «St. Ital. Filol. Cl. », 1932, pp. 5-22; Nuove
ricerche sull’ Anonimo di Giamblico e sulla composizione del Protreptico.
« Rendic. Ace. Lincei», 1937, pp. 2-29; e, ora, Chi è VAnonimo di
Giamblico?, « Rev. d. Et. grecques », 1950, pp. 74-106.
Page 15
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)cerebbero
(ecco
contutato
Callicle,
coi suoi stessi -argomenti):
certo, se vi fosse uno che sin dalla nascita avesse una simil natura,
invulnerabile nel fisico e non soggetto a malattie e immune dal dolore
e di natura eccezionale e d’acciaio nel corpo e nell’anima, per un tale
uomo si potrebbe forse credere sufficiente la forza che tende alla
sopraffazione
(perché un tale uomo, pur non sottomettendosi alla legge, potrebbe restare impunito): ma veramente sarebbe
un’opinione errata. Perchè, se pure alcuno fosse tale (come non potrebbe essere), nel caso che si schierasse dalla parte delle leggi e del
giusto e li rafforzasse, e si giovasse della sua forza per questi scopi
e per ciö che contribuisce ai medesimi, cosi facendo si salverebbe,
costui:
altrimenti non potrebbe reggersi.
Bisogna credere, infatti,
che tutti gli uomini, dopo essersi messi in guerra aperta con chi per
natura sia tale,
a causa del loro proprio buon governo e del loro numero, o per mezzo dell’arte o della forza vincano definitivamente un
simile uomo. Così si vede che la stessa forza, la quale, certo, è tale,
si salva per mezzo della legge e a causa della giustizia (p. 402, 30
- 403,
10).
L’Autore non intende escludere la possibilità pratica di
instaurazione della tirannide, ma subordinarla alla scomparsa della legge e all’universale corruzione:
dotto yao Hyetta. Baoméa Y Tipavvov EE GAAov tivds ylyvecdat
y E& avoutag te xal mAcoveEt ac, umpoc Eorıv' Emetddv yap
ÁTTAVTEG EN xaxtav TOÁTOVTAL, TOTE TODTO YLYVETAL où yao oîbv
Te avopwTous dvev vo xai dixnc Civ (p. 404, 20)
perchè chi crede che il regno o la tirannide da altro provengano che
non sia la mancanza di leggi e il
desiderio
di
sopraffare,
é
un pazzo: infatti, dopoché tutti si sian volti alla malvagita, allora
avvengono queste cose: agli uomini, infatti, non è possibile vivere
senza leggi e senza giustizia.
Questo sia chiaro: che se lo Stato & bene ordinato, non €
possibile instaurare il reggimento
del
‘ più
forte’:
cio
significherebbe regresso allo stato ferino.
Pare indubbio che tra i due testi (il Gorgia platonico €
l’Anonimo), vi sia una relazione assai stretta: l’ Anonimo
ribadisce, contro le dottrine di Callicle, le proprie dottrine, scendendo, per amor di discussione, sul terreno dell'avversario, accettandone le ipotesi per dimostarle false
Page 16
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE DI
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA,
ECC.
331
e assurde. È tuttavia necessario combatterle, perchè esse
sono seducenti e ammaliano qualcuno, il quale non ha
sufficiente spirito critico:
perciò, anche, certuni tra gli uomini non si accorgono che così vanno
queste cose (p. 404, 31).
È una voce serena, ma ferma, in difesa della democrazia,
dell’ordine, della legge, della giustizia: di chi è questa voce ?
Forse si può rispondere al quesito, se si riconosce —
come abbiamo già osservato — che il discorso di Callicle
nel Gorgia non è da considerare distinto in due parti
(dottrina del superuomo; critica della filosofia intesa come
norma di vita), ma come un tutto unico. In tal caso, se
è vero che le dottrine politiche dell’ Anonimo hanno molti
punti di contatto con Protagora, con Ippia e con Democrito, è però anche vero, come s'é visto, che nella critica
ai filosofi Callicle non mira a un sofista. Dunque, tra i
pensatori a noi noti, poichè non può trattarsi di un sofista, non resta che pensare a Democrito. È noto che
Democrito visse una vita ritirata
(« venni infatti ad Atene e nessuno mi conobbe »: B 116),
che era personalmente alieno da ambizione politica, ma
fautore della democrazia
‘ (bella in ogni cosa è l’eguaglianza: non mi garba nè l'eccesso nè la
mancanza
xadòv ¿y Tavri tO Toov: bnepßoAn DE xai Erreur où por donee
B 102: v. B 251),
unicamente dominato dall’ansia di risolvere i problemi
eterni dell’uomo:
Anuóxprros yobv adréc, des paotv, eye PovAcadat wardov
uixv sdpetv ainoroyiay Y Tv
Attav
vyevéoSat
IHepo®y oi Pact-
(B 118)
preferisco scoprire una sola causa piuttosto che diventare gran re di
Persia
!
e che formulö una sua teoria, appunto, anche sull’origine
della civiltà e, quindi, dello Stato tra gli uomini, fondato,
Page 17
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)a suo credere, sul sentimento di ‘ filallelia’ (B 5). Si osservera pure che da una parte Callicle, per dichiarare il
suo programma, fa perno sul rAéov ¿xew,
sulla rAcoveëla,
che, dall’altra, l’Anonimo combatte decisamente la ràeovetta, e che, infine, Democrito è il solo, tra i presocratici,
ad accennare alla rAeovetta (1), per proclamare la propria
avversione ad essa:
|
TAEOVEË
Un TO TÁVTA Aéyetv, undev de ¿déderv dxoverv (B 86)
È sopraffazione voler parlare di tutto, ma non voler ascoltare niente.
Non intendiamo sopravvalutare questa coincidenza, perchè,
come è ovvio, può essere soltanto un caso che proprio per
Democrito, e soltanto
per
Democrito,
sia
testimoniato
l’uso del termine mAeovetta: ma crediamo che le nostre considerazioni
possano
validamente
sostenere
e
rinforzare
l’ipotesi del Cataudella, che identifica in Democrito 1’ Anonimo di Giamblico (?).
Fallito, così, sul piano dottrinale (il solo — si ricordi —
che qui ci interessi) il tentativo di Callicle, o, per dire
meglio,
dimostratasi insostenibile la teoria
del
‘ superuomo ’ (chiunque fosse stato a formularla), la teoria del
più forte appare ancora in iscena, modificata, ad opera
di Trasimaco
(?), teorico della oligarchia, il quale
nel primo libro della Repubblica platonica esclama:
pnui yao sym sivar to Olxatov oùx KAAO TL D TO TOD xpeltrovoc
Evuvépoy (338 C: D. K., 85 B 6a)
io affermo, appunto, che il giusto null’altro è se non il vantaggio del
più forte;
. Ey amkaag tatc modeor tadtov elvaı Sixatov, TO TNG xadeatyxulag dpyfic Évupépov (339)
(1) Cfr. il Wortindex del Kranz, in D. K., III, 8. v.
(?) Sarebbe forse più prudente pensare alla
scuola di Democrito.
anzichè a Democrito in persona: perchè si sa quanto sia difficile,
trattandosi di filosofi antichi, distinguere tra le dottrine del maestro,
quelle dei singoli discepoli, e l'insegnamento anonimo della scuola.
(2) Sulle diverse interpretazioni date dagli studiosi della personalità di Trasimaco, si v. il mio cit. Protagora, p. 14 n. 20.
Page 18
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE
DOTTRINE
COSMOPOLITICHE
IN
GRECIA,
ECC.
333
in tutte le città il giusto è sempre lo stesso, vale a dire l’utile del governo costituito:
dovunque il giusto è il medesimo, cioè l’utile del più
forte.
Non si creda, tuttavia, che Trasimaco ricada nelle dottrine di Callicle, per il fatto che dichiara:
considera dunque, se vuoi giudicare, quanto più giovi a ciascuno in
particolare l’ingiustizia che la giustizia; lo potrai capire assai facilmente se giungerai sino alla perfettissima ingiustizia, che, mentre
rende felicissimo colui che agisce ingiustamente, rende invece infelicissimi quelli che subiscono l’ingiustizia, e non la vogliono commettere (344 a):
perchè non dal singolo pensa che siano attuabili questi
propositi, ma solo dagli Stati e dai popoli: posto da Socrate dinanzi alla domanda precisa, se gli ingiusti debbano
ritenersi anche assennati e buoni, Trasimaco non esita a
rispondere che così è
per quelli almeno che sanno essere perfettamente ingiusti, cioè Stati
e popoli, che sono in grado di assoggettare a sè gli altri (348 d).
Infatti egli sosteneva la necessità di riformare la costituzione in senso oligarchico.
Ecco
come il pensiero politico
greco cercò di uscire
fuori dall’utopia del proclamato cosmopolitismo rifugian‘dosi in un altrettanto esaltato ‘ diritto del più forte ’: o
senza legge (anarchismo di Callicle) o con la legge posta al
servizio dei pochi (i più forti) (riforma oligarchica, di Trasimaco). Sulla linea di Trasimaco era, verosimilmente, anche
Crizia, ilquale
svela
più apertamente il significato
politico di queste ricerche filosofiche
e
definisce anche
meglio, in maniera politicamente più esplicita, le applicazioni politiche delle dottrine filosofiche. Egli è oligarchico:
e il suo modello di Stato perfetto è Sparta, di cui celebra
la costituzione (1). Egli risponde anche alle obbiezioni di
Antifonte, (che dimostrava l’insufficienza della legge scritta
per il fatto che, quando non ci sia pericolo di essere scoan,
(!) D. K., 88 B 6, 7, 32-37.
Page 19
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)perto, l’uomo può facilmente indursi al male perchè sicuro
di sfuggire ad ogni sanzione), coll’affermare che la religione, ottimo
instrumentum regni, serve appunto a impedire le iniquità che resterebbero nascoste: il popolo non
sa
che
gli
dei
sono
un’invenzione
menzognera... e sta
sottomesso (88 B 25).
Dal punto di vista della storia del pensiero politico.
anche Crizia si pone, come si vede, per una via non nuova:
tuttavia apprezzabile è il suo tentativo di cercare un fondamento dottrinale alle sue convinzioni oligarchiche. Ma
il solo fatto che la filosofia sia concepita come ‘ ancella*
della politica, annulla del tutto — o quasi del tutto —
il valore teoretico dell’esperienza di Crizia.
VII.
La linea di sviluppo e di progresso del pensiero politico
procede nella direzione segnata dal cosmopolitismo, non
dall’anarchismo, e neppure dal comunismo.
È indubbio che, almeno tra i sapienti, dottrine comunistiche furono discusse e proposte negli ultimi decenni del
V sec. av. Cr. e nei primi decenni del sec. IV: ma il loro
fondamento,
che
vorremmo
definire
‘naturalistico ’,
le
condannava al fallimento in partenza. Cioè, accanto a chi,
come Protagora, Democrito, Crizia, ecc., sosteneva l’esistenza dell’originario stato ferino dell’umanità, v’era chi
esaltava, invece, il mito del ‘ buon selvaggio ’: la felicità,
l’uomo
potrà riconquistarla
solo
quando,
abbattute le
barriere civili, tornerà allo stato di natura, quindi: comunione dei beni, delle donne, dei figli. A noi qui non interessa tanto la commedia di Aristofane (benchè sia anche
documento di notevole valore storico, poichè prova che
tali dottrine comunistiche erano diffuse e discusse anche
tra il popolo), quanto la Repubblica di
Platone: grazie
ad essa, è facile constatare la sostanziale incapacità del
pensiero classico greco a uscire, per questa via, fuori degli
schemi suoi tradizionali. Infatti lo Stato ideale di Platone
è pur sempre una città, e, soprattutto, in questa città
Page 20
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE DI DOTTRINE
COSMOPOLITICHE IN GRECIA, ECC.
sono pur valide le rigide distinzioni degli abitanti in caste.
Evidentemente un simile comunismo, che non si estende
a tutti gli uomini, ma resta limitato all’interno di certe
classi o caste, è una contraddizione in termini. Ed esso
è più vicino all’idealizzazione di un regime aristocratico
(come Sparta), o ad un’utopia non certo comunistica (come
quella di Ippodamo), o a una società chiusa, organizzata
con carattere religioso-politico (come l'originaria scuola
pitagorica), che non a un comunismo radicale e sostanziale come noi l’intendiamo: per questa via era forse più
radicale Falea quando proponeva il suo
socialismo di
Stato. L’utopia di Platone, insomma, è un’utopia nelPutopia, se così ci è lecito esprimerci: nel senso che il
comunismo teorico è indubbiamente utopistico, e che
Platone, su questo fondamento utopistico, costruì la
sua utopia introducendo modificazioni e limitazioni al
fondamento stesso. Ma era un indirizzo di pensiero infecondo ai fini pratici: Platone stesso, nei suoi tardi anni,
se ne ritrasse, ripiegando su posizioni più realistiche.
VIII.
Il problema politico, impostato così nettamente dalla
sofistica, ha ricevuto ormai tutte le possibili soluzioni:
prima, tuttavia, di esaurirsi veramente nella distruggitrice negazione totale della società compiuta dal Cinismo,
esso è ancora vanamente dibattuto dagli epigoni della
sofistica.
Licofrone nega alla legge ogni valore che non sia
puramente utilitario, di ‘alleanza militare’, ed esclude
da essa ogni capacita educativa nei confronti dei eittadini:
YÍVETAL ... Hotvovix cuppayio mov ¿Mov TÓTO OlIL PEPOLOA
Hévoy av &rtodev GUN vat è vópos cvvdyxn xal, xadarep
Egy Auöppwv 6 oogLaras, eyyunrns GAMA THY Sixatov,
GAD’ ody oloc roreiv ayatovs xal Sixatove todo roitac (D. K.,
Page 21
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)la societa diventa un’alleanza che differisce dalle altre alleanze strette
con altri Stati solo per la distanza, e la legge 6 una convenzione, e,
come disse il sofista Licofrone, garantisce i reciproci diritti, ma non
é tale da rendere buoni e giusti 1 cittadini;
nega ogni
significato
reale alla distinzione
delle
classi
sociali:
AEyw DE todto, nôotepov THY Tiuiwv ¿ori [SC. Y evyEvera] xai
oroudatwv Y, xaddrep Auxöppwv è copLorng Eypabe, xevóv Ti
TUTO. Ékelvos yap avtimapaBarAwy Étépors dyxdoic adrnv
€
3
f
x
3
>
f
€ >
\
4
f
3
[4
4
À
evyevelac sv 00V’ pnotv | kpavic TO KKAAOG, Ev Ady@ dE TO
f
#_»
of
€
f
\
f
[4
Le
€
x
x
e
y
>
ow
,
\
SS
>
i
ceuvov’, a> pdc dbtav odoav Thy alpeow AUTAG, KATA 6 din
Serav oddèv Stapépovtag tods ayevetc Tov cvyevay (D. K., 83, 4)
questo io dico: se la nobilta & propria delle persone onorate e di sentimenti elevati, ovvero, come scrisse il sofista Licofrone, é qualcosa
di assolutamente vuoto: egli infatti, mettendola a confronto con altri
beni, dice: « della nobilta, dunque, la bellezza non si vede, nella parola è la sua dignità », ritenendo che l’inclinazione verso di essa sia
in rapporto con l’opinione, mentre secondo verità non v'è alcuna
differenza tra non nobili e nobili;
nega, in senso più lato, ogni possibilità di esprimere un
giudizio: bisogna limitarsi a riconoscere l’esistenza delle
cose (D. K., 83, 2). Qui si respira ormai aria di cinismo:
ma, se può credersi che Licofrone fosse influenzato in ciò
da Antistene, non bisogna dimenticare che la logica dell'identità (che non può non addurre a uno sterile nominalismo) è già postulata da Ippia, assertore della teoria dei
simili (che il simile conosca il suo simile non significa altro
se non che la conoscenza si riduce a riconoscere l’identità
del soggetto con l’oggetto: e non importa che Ippia, forse,
non proclamasse ciò apertamente: la conseguenza era implicita nella sua affermazione di principio).
Non si può non osservare, ancora una volta, che di
queste dottrine ci è noto, sempre e soltanto, il lato negativo; ciò non può essere dovuto soltanto al caso: in
realtà non si sapeva più costruire. Licofrone, stanco del
lungo e vano
affaticarsi del pensiero greco per riconoscere allo Stato un valore assoluto, e quindi anche un
valore etico, constata che la ‘ convenzione ’, il ‘ contratto
Page 22
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TRACCE DI DOTTRINE COSMOPOLITICHE IN GRECIA, ECC.
sociale ’, ha soltanto lo scopo pratico di impedire l’iniquita:
è lo « Stato poliziotto », è lo Stato ‘ male sociale necessario ',
come a secoli e secoli di distanza proclamerà lo Spencer.
Con Alcidamante si procede ancora oltre, in
questa dissoluzione dei valori etico-politici, con l’affermare
la sostanziale immoralità delle leggi, che portano inevitabilmente alla guerra. Si osserverà che il circolo è ormai
chiuso: si era partiti, con Protagora e Democrito, dalla
giustificazione della legge positiva, perchè essa pone termine allo stato ferino dell’umanità, e ora si giunge alla
condanna in sede morale della legge positiva, perchè la
vita dello Stato si riduce a un’alleanza militare (Licofrone), che porta inevitabilmente alla guerra (Alcidamante).
Le fondamenta della polis sericchiolano: la sua struttura
sociale non può più sostenersi: non solo si nega un valore
alle distinzioni delle classi sociali (critica della nobiltà in
Antifonte e Licofrone), ma si condanna la schiavitù (Alcidamante) (1). E, ancora una volta, un complesso di atteggiamenti del tutto negativi, come si vede: è l’esasperata
negazione di chi vive in epoche di guerre e di sovvertimenti; di chi, non sapendo creare un mondo nuovo, vuole
per sè la soddisfazione di accanirsi a distruggere il vecchio mondo, che è poi il
suo mondo.
Ma una speranza brilla anche nel cielo buio e cupo di
‘ Aleidamante: al filosofo sia affidato il governo, e gli uomini
potranno ancora ‘avere fede (?). Singolare è, a questo
riguardo, la coincidenza con Platone: e, ancor più singolare, con Onesicrito cinico, allievo del cinico Diogene,
gran pilota della nave ammiraglia di Alessandro Magno:
doit APN TOdc tov uèv Bacidéa [Alessandro] exatvoty,
d
>
> A
>
NI
3
4
u
~~
értdvuoin coplac póvov yap ido. avtòv Ev OTAOLE
cabtyy domi
(!) Schol. ad Aristot., Rhet., 1, 13, 1373 b 15: « "Edeudépoue apyxe
maven Deóc, ovdSéva SodAOV T qua TETOLNAEV D.
(2) Ap. Aristot., Rhet., II 10, 1398 b 11-19: xai "Admvaio vosAvxoup
ZöAmvos vôuotc ypnoduevor svdadvycav al AoxeSaruéviot totic
vnoey
svdaro
Hat
o
EyEvovr
por
You, xal OñBnow dux of npoota&tat piAdco
A TÓMO.
Rivista di filologia classica. (N. S.). - XXIX.
tS in
Page 23
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)PIAOGORPOUVTA.
MPEMNUMTATOV O ely TÜV &TAVTWY, EL ol TOLOUTOL
ppovotev, oic rápeori duvauic Toùc ev Exovotouc Teldew ow-
@povetv, tods 3 dxovotove avayxaCew (F Gr Hist, II B, 134
F 17, p. 728, 35).
Il pensiero greco si &, ormai, liberato dalle strettoie
della vita municipale,
Videale
della
polis,
ormai spezzato, non inceppa più il naturale svolgersi della riflessione politica e filosofica. Le affermazioni cosmopolitiche.
puramente teoriche, di Ippia, Antifonte, Democrito, ecc..
avevano bisogno di un elemento catalizzatore per prendere forma e consistenza in qualche modo politica (l’impero di Alessandro); e per organizzarsi saldamente in un
sistema filosofico
costruttivo avevano bisogno di
una nuova fondazione della filosofia, che, entro certi limiti,
capovolgesse l’impostazione tradizionale del problema filosofico, nel senso che il filosofo non dovesse svolgere e portare sino alle estreme conseguenze con coerenza rigorosa
una ‘verità’ non dimostrata ma intuita, bensì dovesse
anzitutto ricercare il criterio della verità. In questa nuova impostazione del problema, dialetticamente più feconda, che è merito precipuo
dello
stoicismo, anche il cosmopolitismo trova la sua nuova
fondazione e la sua giustificazione.
Dopo la fase di violenta esasperata negazione della
polis e della civiltà umana propria dei Cinici — e che
ancora influisce in maniera così forte sulla Repubblica di
Zenone stoico — il cosmopolitismo, affermato dagli stoici
su basi dottrinali assai solide, offre così all'umanità incerta
un conforto e una fede: sino all’esaltazione degli « ideali
della civiltà universale, della filantropia, dell’alleanza fra
i popoli, dell” umanità ’» (1), che sarà merito principal
mente di Panezio: ma con Panezio siamo ormai in un
mondo nuovo, nel mondo di Roma.
ITALO LANA.
(1) A. Rostagni, Storia della Letteratura greca, Milano, 1950, 184 edizione, p. 237.