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Antonio Cocchi
VITTO PITAGORICO PER USO DELLA MEDICINA
Pitagora lu certamente uno de’ maggiori ingegni che abbia mai prodotto il genere umano.
dall'erà precedenti,
Gli seritti però contemporanet a lui or sono
quasi tutti perduti, e noi non ne abbiamo conte le notizie a lui appartenenti sparse in molti serittori, e se si voglia giudicarne secondo le regole
della vera critica, escludendo tutto ciò che ha intrinseca repugnanza alla natura delle cose, sarà facile il persuadersi che ci s'avvicinasse molto alla
perfezione di quel carattere che rarissime volte
s'incontra, e che resulta dall'unione delle qualita del cuore più oneste e più benefiche, e dalle
cognizioni dell'intelletto più ample e più sicure.
La sua dottrina consisteva nel possedere in gratezza se non di seconda mano da autori che vis:
sero molto tempo dopo. La cotidiana esperienza
do sublime quelle tre parti, nelle quali si può dividere ottimamente, come egli fece il primo, ruta
Fi visse di la dai cinquecento anni avanti alla na.
scita di Cristo; € giusto dal suo tempo comincia»
no a comparire nell'istoria tradizioni chiare e veraci, non poetiche, favolose ed oscure, come so»
no quasi tutte quelle che ci vennero tramandate
poi ci dimostra che la maggior parte degli uomi»
l'umana sapienza: erudizione, o arte del pensare
ni sono da una certa naturale minuta invidia pore del dire; fisica, o cognizione della natura delle
tati a detrarre alla lode altrui, massime de' più
cose; e prudenza civile, o intelligenza de’ povermi e delle leggi e de’ doveri che resultano dalla
società. E s'egli fu eccellente nella scienza critica
illustri, con maliziosi o falsi racconti, mentre molti
altri da stolidità e da ignoranza sono indotti ad
immaginari ed a credere anco le cose senza londamento ed assurde. E parimente si osserva che
e nella morale, tanto più si troverà essere stato
meravighoso nella naturale, quanto questa supel'espressioni oscure ed allegoriche sono sempre
soggette ad essere intese secondo il senso natura:
ra per la difficoltà e per l'estensione le altre due.
le e proprio delle parole, e diversamente dall’inca di Pitagora sia stata letta nemmeno da quei dottenzione dell'autore.
Quindi è che nel corso di tanti secoli è stata
l'istoria di Pitagora turbata con sì strane ed inti che noi chiamiamo antichi, sono però tanti i
vestigi che s'incontrano della sua filosofia propacredibili circostanze, e sono state così alterate le
dottrine che dalla sua scuola escirono sotto parlar
coperto, che non è maraviglia se, ne’ libri che si
leggono, ci si vegga far figura or di operatore di
miracoli per la sua bontà, ed ora di mago ridicolo e d'impostore, e che molti di quei che di lui
vogliono pensare più benignamente, lo credano,
se non altro, folosofo fantastico e tenebroso.
Se però si ricerchino con industria in fonte tut»
Benchè paja che nessuna opera intera ed autentilata da’ suoi discepoli, ed è così costante la fama
della sua autorità per certe particolari opinioni,
che si può senza alcuna temerità anco al presente
giudicare del suo valore,
Ki fu acuto matematico, e promosse colle sue
invenzioni la geometria molto di là dagli elementi
che davano gli Egiziani; e si servi dell'arimmetica come di calcolo universale ed analitico. Fu gran
fisico ed astronomo, e seppe anco l'istoria naturale e la medicina, la quale non è altro che un
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COX CN
resultato di varie notizie scientifiche congiunte colla comunale prudenza.
È però vero che le sue dottrine furono da lus
eda’ suoi seguaci volontariamente nascoste all'intelligenza del popolo sotto al velame di strane
espressioni solamente intese da quella scuola, ¢
che rimasero poco dopo oscurissime, interrotta che
ne fu la spiegazione verbale e non scritta, Se noi
potessimo sapere le circostanze nelle quali ci si teo
vava, s'intenderebbe molto meglio la coerenza di
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o lucido centro del nostro mondo, € la terra cogione renuto sempre il primato tra tutte le filopiù chiaramente l'eccellenza della sua morale, è
me un pianeta, €, la materia essendo indeficiente, più altri simili sistemi nell'etere immenso. Ei
sofiche famiglie, ed ha prodotto gli autori più
quel suo nobile ed original sentimento, che il sommeccanici € più penetranti. Serva per saggio il solo
Discorso d'Archimede sopra i corpi galleggianti
sull'acqua; e servano per conferma le altre sue opere, e quelle di Aristarco che ci restano, e 1 frammenti o i pensieri che si hanno per tradizione
mo delle vità umane si riduce al dite sempre la
verità ed al far bene altrui.
suppose le comete esser pianeti, i cui ritorni sieno di lunghissimo periodo. E s’accorse che ne’ moti di tutti i corpi celesti vi è determinata armonia, cioè corrispondenza relativa alle loro masse
e alle loro distanze. Egli intese il primo le apparenze del pianeta di Venere; e seppe che la terra
è di figura simile alla sferica, e d’obliqua posizione, ¢ da per tutto abitata con egual distribuzione nella somma totale d'ombra e di luce; e sostenne il primo ed il solo in tutta l'antichità, che
la generazione degli animali è fatta sempre dai
semi loro propagati da altri simili animali, senza
d'Empedocle, d'Archita e di Filolao, e di molti
Della sua prudenza par che sia grandissimo
indizio l'aver egli saputo abbandonare la patria,
la cui condizione non gli piaceva, € alla quale,
come si vede in un frammento d'una sua lettera
che ci è rimasto, ci non si credeva molto obbligainsinuata ¢ con tutte le possibili macchine ed inmont, dimostra tanto più la forza dell'animo suo
altri di cui or son perdute le preziose fatiche.
E siccome nel rango di filosofo e di letterato
ha Pitagora fatto splendidissima figura nel mondo, congiuntamente tante dottrine ', così non se
egli può negar l'altra lode d'essere stato insieme
per la comune società uno de” più utili e de’ più
amabili uomini di cui si possa avere idea. Sano
e ben fatto e pulito della persona, di sufficiente
patrimonio, di condizione mediocre ¢ di buoni
ed onorati parenti. Viaggiatore tra cultissime e remote genti, € per conseguenza molto esperto de’
vizi umani e del valore; padre di famiglia, carisvenzioni sempre più sparsa ¢ sostenuta.
profondo e sagace. E se altre rali magnifiche masimo a’ suoi, con moglie e con figliuoli, e perciò,
sieme colla servitù le due inseparabili compagne
E perchè i veri sono tutti connessi € tra loro
s'ajutano ad espellere ed abolire i falsi, e le somme Potesta hanno per lor natura la libera disposizione della forza, quindi è che nei secoli da noi
niere di pensare si riconoscono nella fisica di Pitagora, 0 bisogna deporre la spiegazione della altre sue oscure dottrine, o bisogna intenderle con
senso corrente a questi concetti sì forti e sì feconcome ci credeva, più continente c più umano; indi lei, povertà ed ignoranza.
Del che ci rimane splendido e palpabile arremoti non solamente i Pitagorici, ma quasi tutdi, o supporle attribuite ed aliene.
Non deve dunque di Pitagora aversi, in quandicente; giustissimo in tutte le azioni, come si conobbe da quella sua celebrara sentenza, che si
debba sempre l'uomo porre dal partito delle leggi. ¢ combattere contro al prevaricamento di esse; liberale, poichè stimava di non posseder nulla in proprio, ma tutto a comune cogli amici; fornito di scienza ligislaroria, e medico, dilettandosi di potere co’ suoi consigli e colla sua assistenza
sanare gli amici infermi, coi quali, mentre erano
questo suo contegno colla sua saviezza, il quale
ora ci sembra stravagante e di sua natura pericoloso. Forse il piacere di far bene altrui o anco quel
della lode, di cui i magnanimi sogliono essere più
desiderosi, l'indusse a non sopprimere certo importanti verità, mentr
ci pur doveva celarle alla
moltitudine, la quale anticamente era credura non
mai potersi supporre tal facoltà in qualunque altra materia. In qual sentimento, essendo contrapotersi in altra guisa governare, che per mezzo
rio al sistema degli Egiziani, da’ quali vogliono
di qualche falsità con utile fallacia universalmente
alcuni ch'ei pur prendesse quasi tutte le sue opite le scuole furono dall'interesse della propria salvezza costrette a servirsi del famoso metodo delle
sue dottrine, arcana e palese, cioè domestica, chiato al sapere, altra idea, che di matematico € di
fisico e naturalista, come giudiziosamente lo rapra e diretta, ed esterna, oscura, obliqua e simbopresentarono i suoi cittadini di Samo nelle loro
lica,
monete ', che ancora si veggono, in figura d'un
Questa riflessione doveva render più cauti quevenerabile vecchio sedente in abito eroico col sosti uomini, per altro ingegnosi, che trarrarono gli
lo pallio e collo scettro nella sinistra, che con una
ammaestramenti di Pitagora col nome di sogni €
di follie. Degli altri stolti pensatori che gli hanbacchetta nell'altra mano dimostra un globo sono attribuito miracoli ed incantesimi, sarebbe
pra una piccola colonna, quasi esponendo la forma della terra, ed in essa l'obliquità dell'eclittisemplicità il far conto alcuno in questo oculatisca, 0 la sfera ed il sistema del mondo, e la teoria
sima secolo. Poichè, come pur s'è potuto comdegli astri da lui così acutamente immaginata.
E tale veramente bisogna che fosse il fondaprendere a traverso del nuvolo nel quale volle quel
filosofo nascondere al volgo le sue nuove ed clevate dottrine, ci s'immaginò il sole come il fuoco
tore della celebre scuola d'Italia, la quale per l'applicazione delle matematiche alla fisica ha con rasigne propagatore della benevolenza e dell'amicizia tra’ suoi conoscenti; dolce e compiacente nella conversazione, non mai derisore, non mai malsani, ci tanto godeva di filosofare, ma non si che
al bisogno ci non credesse più bello il deporre il
pensiero dell'etere, come ci s’esprime, per ajutare la città o colla sapienza nelle consulte, 0 col
valore nella guerra, la quale in certi casi ci non
aborriva, siccome ei sapeva ancora conversare coi
grandi e piacere alle donne. Ma ciò che dimostra
to, non avendo ricevuto da suo padre, che era intagliatore di gemme o mercante, quella nobiltà
di sangue alla quale sola par che avessero allora
certe piccole città riguardo, nulla stimando qualunque altro più egregio valore.
E vie più si conosce la bontà del suo giudizio
nell'aver egli scelta per sua dimora l'Italia, che
allora era la più florida e più beata parte del mondo, avanti che il genio turbolento € rapace de’
Romani avvesse la forza di guastarla colle suc conquiste, come fece poco dopo introducendovi ingomento nelle monete di quelle contrade e della
vicina Sicilia di quei tempi felici, le quali ancor
si trovano in copia maravigliosa, e di lavoro oltre
ogni credere bellissimo, sicuro indizio della perfezione delle arti, e perciò della opulenza; le quali
monete dopo l'occupazione romana si veggono
esser mancate.
In questa Italia dunque godè Pitagora la sua
gloria, universamente amato e rispettato anco da’
ricchi e potenti; ¢ benchè il suo fato lo portasse
a perdere la vita in una spedizione popolare, come molti affermano, o, come è opinione d'altri,
le sue circostanze l’inducessero a finite con volontaria inedia la sua languida e decrepita vecchiezza, certo è che fu la sua memoria venerata, come
si raccoglie da insigni scrittori greci e latini, e massime da Cicerone e da Livio, e da Plinio e da
Plutarco,
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Rammentano inoltre questi due ultimi un
pubblico decreto del Senato romano, nel quale
fu Pitagora intorno a dugento anni dopo la sua
morte giudicato il sapientissimo di tutti i Greci,
e gli fu eretta in conseguenza di questo titolo una
statua nel Foro, per ubbidire ad un certo oracolo
di Apollo.
Nel che fu molto notabile, come si maraviglia l'istesso Plinio, ch'ei fosse anteposto a Socrate.
Ma, se si consideri che Pitagora era stato grandissimo fisico, ed aveva insegnato quelle cose che Socrate, essendo molto mediocre in quella scienza,
repudiava, come osserva Cicerone, noi dobbiamo
anzi ammirare il savio giudizio de' Romani, concistendo tutto ciò che non è precisa esposizione
ed intelligenza della natura delle cose materiali,
in una assai meno laboriosa e men solida dottrina,
Anzi era sì grande la mescolanza di sentimenti
pitagorici tanto fisici che morali nelle costituzioni fondamentali dell’antico governo romano, che
vecchia fama corse nel mondo, Numa te, al quale quelle costituzioni furono attribuite, essendo
stato un sapiente di quella scuola, non ostante la
repugnanza della ricevuta cronologica. Alla qual
fama, benchè sostenuta dall'autorità d'alcuni vecchi istorici, vero è che Cicerone e Livio molto si
oppongono, facendosi forti principalmente colla
obiezione dell'anacronismo. Ma se però si rifletta sinceramente che, essendo perduti i monumenti
originali e incorrotti, l'istoria e la cronologia romana de' primi secoli furono fatte molto dopo
a mano, c in molti particolari inventate di pianta, non parrà strano ad uomo d'intelletto il lasciare tal lite indecisa, come fece accortamente Plutarco, non essendo così facile il dileguare le ragioni ed i fatti e i restimoni che inducono a sospettare o che Numa non fosse di così grande antichità, o che i provvedimenti a lui attribuiti fossero fatti da savie ed accorte persone ne' tempi
più bassi, quando Roma si osserva più manifestamente essere stata città di greca cultura. Noi
dobbiamo ammirare ancora l'ottimo gusto di Platone, che, tanto socratico essendo, volle però venire in Italia, e da’ congressi dei Pitagorici prendere quella tintura di matematiche e di vera fisi-
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Distinguendo dunque Pitagora dai Pitagorici, sembra che la scuola filosofica d'Italia anco de’
1 corpi infermi, non posssono non ammirare la certezza e l'importanza della dottrina pitagorica sultempi nostri non si debba punto vergognare di
l'alterma vicenda dell'aumento e diminuzione de'
mali ne” giorni impari, e del progresso di tutte
riconoscere per primo suo maestro un uomo si
ca che gli fece poi tanto onore.
grande. E tra gli altri Italiani par che abbiamo
E però vero che con Pitagora non devono unirsi
tutti i Pitagorici, de’ quali furono più gradi. | primi, e certamente i più dotti nelle scienze ¢ più
savi, durarono vicino a dugento anni dopo la morqualche particolare motivo di rispettare i sentimenti suoi € l’onorato nome noi altri Toscani, non
solo per quella relazione di famiglia e di origine
che molti solenni antichi autori hanno attribuita
a quel filosofo con quei coloni toscani che possele più insigni apparenze nel nostro corpo per pemodi settenari, senza però la necessità di supporre in questa notizia alcun vano mistero, come semplicemente par che facessero quei posteriori Pitagorici de’ quali si maravigliano e Celso e Galete del maestro per nove 0 dieci generazioni, come pare che vada letto in Laerzio secondo alcuni
manoscritti, e non diciannove, come dicono i testi stampati, essendo vissuti gli ultimi di questi
primi fino ai tempi di Aristotele. E si disciolse il
loro sistema per le mutazioni de’ governi in Italia, e per l'introduzione dell'invidiose scuole socratiche in Grecia, e per l'oscurità dell'idioma dorico tra' Greci non molto comune, onde nacque
la difficoltà di discernere gli scritti legittimi danerazione dalla putredine, ha molto nobilitato i
umano composto, € sulla capacità loro non infitre nostri famosi paesani Amerigo Vespucci, Ganita a distrarsi, e però dentro a certe proporzioni
gli spurj e supposti, come ingegnosamente osserlileo e Redi.
compresa.
devano alcune isole della Grecia, ma molto più
no. Questi si possono con sicura coscienza negligere, e, come s'e detto, mal si confonderebbero
per avere la sapienza toscana fin dal tempo degli
con Pitagora istesso molto superiore a queste folavi nostri ripreso particolarmente il metodo pitalie, dovendosi più giustamente credere che quel
gorico di porre per fondamento di tutti gli studi
sapiente, asscurato della verità del fenomeno, cola geometria, e perchè la confermazione delle tre
principali sentenze pitagoriche intorno agli Antipodi, e al moto del sole, e alla nullità della geme lo siamo noi, fosse al pari di noi capace di comprenderne la vera ragione fondata sull'elasticità
o contrazione naturale delle fibre onde è il corpo
va Porfirio, e dall'essere le lor dottrine state pub-
Ed anco più devonoi filosofi toscani che col-
Il credere che la sanità sia la principal parte
blicate da estranei, e principalmente dall'uso degli
enimmi e del segreto, che, anco innocente, è sempre sospetto e odioso a quei che ne sono fuori,
onde nacquero le calunnie e le persecuzioni. Pet
tivano la medicina stimare le opinioni di Pitagora intorno alle cose dell'arte, perchè egli è stato,
€ la base della umana felicità, e ch'ella dependa
da un'armonia, cioè corrispondenza de’ moti e
come osserva Celso, il primo ed il più illustre tra
delle forze, e consista immediatamente nella peri professori della sapienza che n'abbia avuto pele quali persecuzioni dei Pitagorici, come osserva
rizia, e perchè i medici italiani del tempo di Pimanenza della figura, siccome la malattia nella
mutazione di essa; che dalla formazione originagiudiziosamente Polibio, rimanendo le città greche dell’Italia prive de’ loro uomini più eccellenti,
quindi furono più esposte alle discordie interne
e alla violenza de’ loro barbari vicini.
Risorsero poi in varj tempi e in var) paesi 1 secondi e i terzi Pitagorici sempre meno dotti e più
visionarj, i quali da per tutto vivendo, con metotagora e di quelle contrade ove egli aveva più sparse le sue dottrine, erano, come ne attesta Erodole nel nascere secondo la combinazione delle cause
esterne sicno determinati gli eventi che dopo sucto di greca istoria padre, i primi di tutta la GreCia € i più ricercati, € per essere stati i medici picedono nel corpo; che i due principalissimi istrumenti della vita sieno il cervello ed il cuore; che
tagorici i primi a tagliare degli animali e a regii liquidi umori del corpo umano si distinguano
strare particolarmente l'esperienze de’ medicain tre sostanze secondo la differenza della loro
densità, sangue, acqua o siero, 0 linfe, e vapore;
di molto particolari, uniti in famiglie artificiali
menti, come perciò si celebra Alcmeone cd
Acronc.
che tre sieno i generi de” vasi, nervi, arterie e vea comune o per le città 0 per le campagne, pieni
Ma l'istessa intrinsaca bontà dei pareri medid'immaginazione idolatre e di superstiziose astinenze, d'ignoranza e d'illuvie, meritamente furono esposti al ludibrio degli uomini non solo dai
preci poeti, ma da’ primi dotti e santi scrittori del
cristianesimo, al tempo de’ quali par che anco
ci di Pitagora darà sempre a' fini conoscitori una
grande idea dela sua penetrazione sulla natura del
in moto il sangue, dal quale poi si formino le parti
corpo umano, Quei che non dilettanti nè leggieranco più dure carnose ed ossee, e simili altre, comente informati, ma che con lungo studioe filosofica sofferenza hanno acquistata la verace cognime scintille di ottima teoria medica si leggono in
Laerzio nell'estratto ch'ei porta delle dottrine di
questi restassero estinti,
zione medica colle innumerevoli osservazioni su
Pitagora dai libri di quel dottissimo Alessandro
ne; e che la materia prolifica animata per la sua
applicazione al corpo al corpo embrionico vi metta
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)greco scrittore de’ tempi di Silla, che dalla sua
vasta erudizione acquistò il cognome di Poliistore. Le quali opinioni tanto uniformi alle vere, e
ricevute oggigiorno nelle scuole più illuminate,
producono ne’ lettori, che ripensano, quel giocondo piacere che si ha nell'osservare la concordia de’ pensieri negli uomini grandi di tutte l'erà e di tutti i paesi.
La preferenza poi che la medicina de’ Pitagorici dava al regolamento del vitto sopra tutti gli
altri rimedi, fa molto stimare la loro sagacità a
chiunque sa con quante tediose esperienze si arriva in fine a quella nobile incredulità sulla virtà
delle droghe, che suole distinguere alcuni pochi
medici dai molti e volgari. In questa parte della
medicina erano i Pitagorici esattissimi, come Jamblico c'informa, ben misurando i cibi e le bevande e l'esercizio e il riposo, e determinandone la
scelta e le preparazioni, cosa negletta dagli altri,
e servendosi più volentieri de’ medicamenti esterni, e i farmaci pochissimo stimando, e nella loro
chirurgia paracamente tagliando, ed aborrendo
onninamente il fuoco.
Ma che diremo noi di quell'altra bella invenzione che pur si deve a Pitagora, e che riesce uno
de’ più potenti ed insieme de’ più sicuri € più
universali medicamenti che l'industria umana abbia finora saputo trovare, benchè per una fatale
inavvertenza sia stato molti secoli trascurato, ed
in questa nostra felice età finalmente rimesso in
uso della filosofica medicina? lo intendo del virto pitagorico, il quale consisteva nell'uso libero
ed universale di tutto ciò che è vegetale, tenero
e fresco, e che di pochissima o nulla preparazione abbia bsogno per cibo, radiche, foglie, fiori,
frutti e semi, e nell’astinenza di tutto ciò che è
animale, o fresco 0 secco ch'ci sia, o volatile, o
tro vinoso liquore. E dall’esattezza di questo vitto poteva recedersi talora alquanto secondo le occasioni, mescolandosi qualche moderata porzione di cibo animale, pur ch'ei fosse di giovine o
tenera carne fresca e sana, e di parti muscolose
più tosto che di viscere'
Da questa sola sincera esposizione del vitto pitagorico si vede subito che ei si accorda colle migliori regole della medicina, dedotte dalle più
esatte moderne cognizioni della natura del corpo
umano e delle materie cibarie, sicchè a chiunque
pensi con qualche sagacità si presenta la coniettura che Pitagora istesso primo inventore di questo vitto, avesse per principale scopo la sanità, e
quella, che è come parte di essa, tanto bramata
tranquillità dell'animo, resultante dalla maggiore facilica di supplire ai bisogni, e dalla calma più
uniforme degli umori, e dalla consuetudine di reprimere colla temperanza i nocivi desideri.
Il qual pensiero pare molto più conveniente
alla sua saviezza, che il supporre ch'ci s'inducesse a scegliere un tal vitto, perchè nel cuore ci credesse la comunicazione delle anime, di cui pare
ch'ei si servisse per ragione apparente di esso, trovandosi, come st è accennato, in obbligo di parlare secondo la capacità del popolo, ¢ sapendo che
questo popolo le vere e naturali ragioni non intende e non cura, Ei ben s’accorse che la facoltà
del pensare, e il principio del moto volontario che
ogni uomo riconosce in se medesimo, non si possono spiegare colle notizie che noi abbiamo sulle
qualità della morta materia e colla scienza meccanica; onde ammesse quella egiziana ipotesi sulla
parra dell'anima, sivestendola di favole, come
allora usavano fare, la quale non è certamente vera
nè uniforme a’ più chiari lumi che noi ora abbial'uova al contrario n'erano escluse, Per bevada si
mo, ma ella ha avuto almeno il prestigio d’introdurre la prima nelle scuole de’ filosofi i semi della tanto interessante dottrina dell'immortalità.
Ma che Pitagora non ammettesse tralle sue arvoleva la sola acqua purissima, non vino, nè alcane opinioni quel passaggio delle anime da un
quadrupede, 0 pesce.
Il latte ed il miele entravano in questo vitto;
COMUNICAZIONE
corpo all’altro, ritenendo le loro idee e la loro
identità, par che si possa raccogliere dall'autorità
di Timèo maestro pitagorico di Platone, in quel
suo leggiadro libretto che per gran ventura ci è
rimasto, ov'egli con bastante sincerità s'esprime
nella sua dorica lingua in questa sentenza: **Noi
raffreniamo gli uomini ‘‘colle false ragioni, s'ei
non si lasciano guidare ‘dalle vere. Quindi è la
necessità di narrare quelle "strane punizioni delle
anime, come se elle entrassero da un corpo
nell'altro"
Chi può mai immaginarsi che Pitagora, il quale di più credeva che anco le piante fossero animate, non si accorgesse che i viventi non si possono cibare di minerali, nè mantenersi altrimenti per conseguenza, che mangiandosi tra di loro?
Onde sarebbe stato di sua natura impossibile e
vano il progetto della sua astinenza. E veramente che quel suo rigiro delle anime fosse un motivo specioso di consiglio medico da dirsi, al popo-
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sto modo d'intendere congruamente un tal motivo, in apparenza incredibile, di un uomo per
altro sapientissimo ed accorto, si rende molto più
probabile dall'autorità de’ più vecchi scrittori, i
quali asseriscono (come si può massimamente vedere in Lacrizio, Gellio ed Atento) che Pitagora
mangiava per se, e consigliava anco gli altri a mangiare di quando in quando senza scrupolo alcuno de’ pollastri, de’ capretti e de’ teneri porcelli,
della vitella di latte e de’ pesci, e non abborriva,
come credeva il volgo, nè le fave, nè altro verun
legume; potendosi forse conciliare sopra di ciò le
contradizioni di gravissimi autori colla verisimile
supposizione che solo i secchi e duri ci non volesse, comentandosi de’ teneri e freschi. Anzi, se si
esamina con diligenza e con giudizio tutto ciò che
si trova sparso in moltissimi libri appartenente a
questo soggetto, sì comprenderà chiaramente che
lo scopo di quel filosofo cra solamente di fuggire
le malattie, e la corpulenza, e il grosso intendilo, poiche delle fisiche verità solo i sapienti, cioè
mento, e l'offuscazione de' sensi, coi pochi e scelti
i pochissimi uomini si appagano, fu il sentimento ancora di alcuni Antiche, come si raccoglie da
Lacrzio, del quale sono queste istesse parole: “Del
non volere che si magiassero gli animali, il dirmcibi e coll'astinenza dal vino.
to comune delle anime era un pretesto. La verità
si era, ch’cı voleva con un tal divieto assuefare pli
uomini alla facilità del vitto cogli alimenti che si
trovano da per tutto € senza fuoco, e colla bevanda
dell'acqua pura, onde nasce la sanità del corpo
e l'alacrità dell'animo”.
Il qual sentimento par che avesse anco Plutarco, poichè nel suo Trattato del mangiar le carni avendo accumulato molte ragioni e fisiche e
mediche e morali per dissuadere gli uomini da
un tal costume, o almeno dall'abuso di esso, si
quali è molto probabile che quel filosofo ne prendesse la prima idea, essendo manifesto ch'ei si dilettò di mescolare nelle sue maniere e ne’ suoi
pensieri molti sentimenti di quella dotta benchè
Vero è che cette astinenze particolari simili a
quelle di Pitagora sono state usate anticamente
da varie nazioni, e massime «dagli Egiziani, da’
misteriosa nazione, Una di queste astinenze, rigorosa e universale in Egitto, era quella delle fave, come osserva Erodoto, la quale s'incontra propagata fin ra’ Greci e tra” Romani a’ sacerdoti
principalmente di Giove e di Cerere e d'altre Joro false e ridicole deità. Ma, qualunque si fosse
l'occasione per cui venne in testa a Pitagora il prodichiara di non voler servirsi della ragione pitaporre l'astinenza dalle fave, pare che sia ormai
gorica, ch’cı chiama piena di mistero, e che ci rassomiglia alla macchina occulta che muove le scene del teatro, e per allegorie prende sopra di ciò
le poetiche immaginazioni d'Empedocle. E quechiaro dalla lettura di tutti gli Antichi, che quel
suo divieto era allegorico, e che ora è vana impresa il cercarne il senso litterale, giacchè quelli
che
lo sapevano,
furono
tanto ostinati
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occultarlo.
mo tutto diverso da quello che comunemente si
nut, che, divisi in tronchi e in rami, si riducono
E vedendosi da un'altra parte che Pitagora non
aveva difficoltà a mangiare, e ch'egli estendeva
i suoi divieti ne’ cibi anco agli altri legumi, e a’
galli vecchi, ed a’ buoi aratori, ed a molte materie di simil dura ¢ glutinosa consistenza, par molto
più ragionevole il supporre che la proibizione simbolica delle fave fosse una cosa affatto diversa
d’importante segreto significato, e che le astinenze
reali fossero veramente state trovate da lui per altri fini, ma da lui prima d'ogni altro adottate €
promosse, tutte per consiglio medico e morale,
sotro qualunque coperta gli piacesse poi di rendere tal consiglio autorevole.
dipigne, ruvido, austero e orribilmente superstinelle loro estremità ad una impercettibile finezzioso.
va. E piuttosto da queste cose si vede c'egli era
le innumerabili ramificazioni da lui dependenti
E in ciò sembrerà maravigliosa la sua scienza,
pieno di quello spirito delicato d'innocente cuavendo giusto escluso tralle carni medesime più
delle altre quelle degli animali carnivori, ¢ per ciò
tutto il salvaggiume, e la maggior parte dei periosità, propria de' veri naturalisti, e di quel radovrà portare il detto liquido dal lago del cuore,
a forza dell'impeto impresso e dell'azione del ca-
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delle loro radici da quella parte di terra che le circonda a loro totalmente esterna; ma gli animali,
za € ad una molteplicità senza numero. I tronchi
che i loro corpi in vari luoghi a lor talento tra-
Quel suo precetto, che si trova registrato da
maestri di questi canali, che ne fanno come le basi,
sportano, non altramente sostentano la loro vita,
tutti gli scrittori della sua Vita, di non guastare
nè offendere alcuna pianta domestica e fruttifera, ne alcuno animale che non sia velenoso e nocivo, c quel suo comprare i pesci, e, dopo averne
ben considerate sul lido le forme diverse, resituirli
all'acque, lo fanno concepire, s'io non m’inganno, molto lontano da quella ridicola supersitzione che volgarmente gli attribuiscono, la quale anco
per altri indizi si vede che egli nel cuore abborrison solo due, di differente fabbrica ¢ natura, situati quasi nel centro e connessi col cuore, € le
che introducendo di tempo in tempo, in una cavità dentro di loro, cioè nello stomaco e negl'inloro punte o estremità sono in parte parenti neltestini, una quasi portabile terra, cioè una massa
l'esterna superficie del corpo, o in qualche cavità
ben mescolata di varie materie e ben bagnata, daldentro di esso, ¢ parte comunicano tra di loro l'un
la quale traggono colle loro vene radicali fin dentro
genere coll’altro.
al cuore l'umore incorporale che li nutre.
E perchè la gran massa di liquido è portata
¢ scorre continuamente per questi canali, uno dei
due tronchi, il quale chiamasi arteria, con tutte
E poichè l'umido scorre nel corpo umano, la
cui quantità sufficiente deve essere così mantegionevole desiderio di conservare più che è possinale medesimo, parte alla superficie del corpo ¢
dissiparlo fuori di esso, e,parte a qualche cavità
sci, e d'ogni animale le parti più tenere e più debile tutti i corpi organici che servono, se non altro, di giocondo e virtuoso spettacolo, e si conomuta col cibo, non è di semplice natura come l'acqua, oltre i danni che possono essere prodotti dall'alterazione del moto e de’ canali, ha ancora quei
che dependono dalle sue qualità e dalla sua mescolanza; quindi nasce la necessità della scelta delle
materie del cibo, per la quale restano esclusi uniinferiore e quivi deporlo, e parte finalmente nelversalmente tutti i minerali, come non trasmutalicate, come sono le glandule e le viscere e l’uova, accorgendosi (come accenna Clemente Alessce in lui un sentimento di provida umanità opposto a quel genio puerile, inquieto e devastatole ultime e finissime ramificazioni dell'altro cabili nella nostra sostanza, anzi per la loro dureznale che chiamasi vena, ove per l'impulso diretza e gravità molto più atti a lacerare i teneri orsandrino) della loro minore salubrità, della loro
re, che in molti si osserva, di disfare per le loro
to dell'onde sempre succedenti e per le pressioni
gani nostri, che ad esserne da loro partiti e disfatti.
più forte ¢ più ferina esalazione, che nelle scuole
moderne vuol dire maggiore volatilità olcosa e salina. | suoi due soli pasti per giorno, equivalent
voglie benchè leggiadre, qualunque bella ed utilaterali è finalmente ricondotto con moto contrario
le opera della natura.
al cuore.
Entra veramente col cibo una notabile quantita di sale marino o simile per condimento; ma
alla nostra colazione, per lo più di solo pane, c
al desinare tardissimo, o cena che dir si voglia,
co per ottenere lo scopo al quale, come si è fin
Quanto poi sia efficace questo vitto pitagoriil vino, non tra giorno, nè solo, ma a tavola in
qui divisato, ci fu principalemente diretto dal suo
autore, cioè di guardare la presente sanità del corpo e di ristabilire la già perduta, può agevolmente
onesta compagnia, il suo servirsi di bianche e mondissime vesti ogni mattina mutate con simile predi sufficiente abbondanza, il suo gustare talora
testo di religione, anteponendo le fatte di materia vegetabile* alle prese dagli animali, le quali
sono molto più attrattive dell'umido e dei malvagi effluvi sparsi per Varia, il diletto della musica separata dal vizio e della lieta ed erudita conne, disciogliendosi tutto e dissipandosi fuori del
corpo, ed essendo quasi per nulla valutabile quella
quanto dipende dalla quantità di esso. Ma, perminima parte che non mutata vi rimane. L'acqua,
che in grandissima copia s'introduce nel nostro
comprendersi da chiunque voglia reflettere sulla
porzione, quel corso non si mantiene se non percorpo © pura o mescolata con altre materie, può
natura e facoltà sé del corpo nostro, come ancora
degli alimenti che lo sostengono, non secondo le
chè le vene ricevono spesso nuova aggiunta di fresco liquido ch’elle prendono colle loro estremità
bensi molto mantenere il corso de’ nostri umori,
e rendere fluide alcune particelle deposte servenimmaginazioni poctiche delle scuole barbare, ma
co” lumi sicuri che a' nostri tempi ne han dati la
aperte nella cavità d'un amplo sacco o canale dalla
do loro di veicolo, e così ella può anco indirettamassa 0 mescolanza degli alimenti che quivi si trova dal di fuori introdotta.
z'altro nutrimento; ma ella non abbandona giammedicina anaromica e meccanica, € l'istoria naturale ¢ la fisica sperimentale, di cui è parte la
chimica non fallace.
gni frequenti non pubblici e strepitosi, ma do-
Questi lumi ci han fatto finalmente intendere che la vita ¢ la sanità consistono nel perpetuo
ed equabile moto di una gran massa di liquido,
distribuito in innumerabili canali tra loro contidella vita privata di Pitagora, mentovate ciascuna da idonei autori, dimostrano quel valentuointera del liquido, tal corso potrebbe durare per
niuna porzione di esso si converte in nostra carchè non passa dalle arterie nelle vence se non una
veraazione tra gli amci, la cura della cute, i bamestici o solitari, e simili altre graziose maniere
Per questa distribuzione è manifesto che, se
| vasi arteriosi tramandassero a’ venosi la massa
mente nutrire alquanti giorni il nostro corpo sen-
Così è continuo il corso interno de” liquidi ,
che chiamasi vita in tutti i viventi, cioè in tutti
mai le sue proprie qualità. benchè mescolata ini corpi naturali organici, sieno piante o animali:
loro natura.
con questa principal differenza, che le piante sempre affisse al suolo ricevono il supplemento del
Gli altri corpi tutti appartenenti al regno fossile restano totalmente esclusi da’ cibi umani, Il
nuovo liquido per le vene aperte nella superficie
dubbio verte dunque tra’ vegetali e gli animali,
umamente colle parti nostre, nè si converte nella
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169
qual delle due sostanze possa essere più idonca
a diventare comoda ed utile materia del corpo nostro. Fu già da Plutarco, nel suo Trattato contro
al cibarsi di carne, mossa la questione se tal genere d'alimento fosse naturale all'uomo, cioè proporzionato alla fabbrica del suo corpo. Intorno a
cento anni sono, come si vede dalle Lettere del
Gassendo, fu ciò disputato più precisamente tra
cagione del loro sapore ¢ del non dissiparsi al fuoco
prima di fondersi, si chiamano acidi e fissi, alla
mescolanza de' quali col moderato umore oleoso
vegetabile si deve quel sugo loro miscibile disciogliente. Di questo sugo par che il cibo animale
sia privo, come lo è rotalmente dei detti sali acidi e fissi, abbondando al contrario di quei che sono atti a diventare in un certo grado di calore ali dotti, osservandosi gli altri animali essere per cocalici e volatili, ed a produrre colla loro mescostante abitudine, dependente dalla naturale attività della struttura de’ loro istrumenti digestivi, distinti in frugivori e carnivori; ¢ benchè con
questo metodo e colle ragioni prese dall'istoria
non si potesse la questione decidere, fu però dopo dal Wallis ingegnoso matematico, e dal Tyson diligente anatomico, come si legge nelle Transazioni filosofiche d'Inghilterra , proposta e dimostrata molto maggiore analogia nella fabbrica
del condotto degli alimenti del corpo umano con
quella degli animali frugivori, essendo la maggior
parte di essi forniti come l'uomo dell'intestino colanza la maggior disposizione ne’ nostri liquidi
all'ultimo e totale mortifero discioglimento. E dalla minore e meno sincera oleositá de’ freschi vegetabili par che dipenda la disposizione incomparabilmente minore del sugo da essi prodotto a
ricevere i soverchi gradi di calore nella grandissima ed intima agitazione, essendo portato in giro
col sangue; poichè l'esperienza dimostra che non
si trova in tutta la natura alcuno che più concepisca e più ritenga la forza del fuoco patente od occulto, di quel che faccia l'olio di qualunque estrale, se sia rigoroso, può forse per altri usi fuori che
lui più antico, che se ne serviva con molto profitzione egli sia, benchè quello degli animali sembri anco a ciò più pronto ¢ più efficace.
per la sanità essere opportuno.
to, massime per rinutrire sicuramente i troppo gra-
Il mele è tra’ sughi vegetabili, benchè raccolcili ed estenuati. Il poco vino col molto latte, che
Quanto poi debba esser sottile il liquido nostro vitale, è manifesto dal suo doversi gradualmente formare fino nella insensibile traspirazione e in quell'aura spiritosa che esala e dentro e
fuori del corpo vivente. Da questa sottigliezza ¢
facilità al partirsi del nostro liquido nelle innuto dalle api, e qualche tempo serbato in certi folalcune nazioni usano anco oggigiorno, ha altresì
licoli dentro al loro corpo, e quindi ne’ favi dein suo favore l'autorità degli Antichi, benchè non
posto, onde lo prendono gli uomini. Ei nasce dagli
umori più raffinati e più perfetti delle piante, sepaia così opportuno per la medicina, come forse
lo è con idonei condimenti per la delizia della
parandosi dalla loro massa che per entro ad esse
mense; ¢ molto meno ragionevole ¢ meno gioconda sembra essere l'unione del brodo, o d'altri liquidi untuosi, 0 di qualunque saporita solo, di cui i più de’ carnivori sono privi.
Ma, tralasciando queste riflessioni che paiono troppo remote, si deve più presto considerare
che la maggior parte degli animali che servono
al cibo umano, si pascono di vegetabili, eccettuando alcuni uccelli ed i pesci: onde finalmente pare che l'ultima materia de’ due sommi generi d'alimenti sia quasi l'istessa nella sua prima composizione, cioè sempre vegetabile e venuta in origine dalla terra; anzi in gran parte ciò che si ferma
e s'unisce al corpo dell’uomo e dall'altro alimento,
merabili divisioni de’ vasi deriva la sua fluidità,
senza la quale si depongono in alcuni luoghi le
particelle dure e pesanti, ¢ si riempiono con esse
le cavità che dovrebbero esser vote ed aperte. Dalmolto minor copia di liquore oleoso che si trova
nei freschi vegetabili in paragone delle carni, non
solamete non toglie la materia a un glutine troppo tenace, ma a quel vapore che, nell'accresciuto
calore del nostro corpo esaltandosi, e le parti pingue e saline diventando volatile, si fa bene spesso velenoso e pestifero.
Freschi vegetabili ho sempre detto, perchè i
secchi hanno quasi tutte le incomode qualità dei
cibi animali, massime essendo le loro particelle
alimenti e di alcuni de’ loro propri umori, e benchè passato per le loro viscere e per li minimi loro cannelli arteriosi, non ha però ancora deposto
tutte le qualità del vegetabile, ritenendo principalemte la salubre disposizione a inacidirsi, nè si
€ totalmente permurato in natura animale, ma
quindi acquistato ha triturazione, fluidità e mescolamento, c perciò maggiore attitudine a convertirsi prontamente in nostra sostanza, essendo
inoltre soave a tutti i nostri sensi quando è notroppo fortemente coerenti, terrestri ed olcose.
vellamente tratto e nel debito tempo, € perciò,
Così escludonsi tutti gli aromi, € si sostituiscono
in loro vece le verdi cime d’erbe odorifere e graa giudizio de’ medici più accorti di rutti i secoli,
leggierissimo e ottimo alimento ed unico in nate. Si rigettano i legumi vecchi e gli altri semi fatura per questa istessa sua mezzana tempra tra |
rinacei ed oleosi, se non sieno con arte ben triturati, e con altre utili materie mescolati e disciolti. 1 medesimo si vuol dire de’ frutti secchi e di
cibi vegetabili ed animali; onde a gran torto è disprezzato e temuto dalla gente inesperta.
L'acqua pura e molta col latte fa ottima metutto ciò che con varie preparazioni si serba, e che
scolanza, usata e lodata anco da Ippocrate, che
compone il secco mangiare degli Antichi, il quane attribuisce l'invenzione a Pitocle, medico di
si muove, ¢ adunandosi in quelle pilette collocate in fondo delle foglie de' fiori, le quali osservò
e descrisse il Malpighi. Lo zucchero è natural prodotto delle piante, benchè estratto con grande aiuto dell'arte. Ambedue queste materie sono oleose insieme e saline, e di maravigliosa virtù sapostanza col latte, poichè non può mai aver egli bisogno di migliorare le sue qualità, ma solamente
alcune volte d'accrescere la sua fluidità, il che coll'acqua sola e sincera egregiamente s'ottiene.
E perchè, col riposo e coll’agitazione e col bolnon altro è che la terra solida e purissima.
Ma la differenza consiste principalmente nell'essere le parti fresche delle piante di molto più
tenera tessitura, che quelle degli animali, e però
l'aggiunta poi d'un sugo aquco, oleoso e salino,
che gli artisti chiamano saponacco, e del quale,
innocente ¢ soave, solo i freschi vegetabili alimenlanza con altri cibi e con acqua moltissima, e non
limento e colla mescolanza d'alcuni sughi acidi
ti, come si è detto, sono dotati, nasce la tanto nesono dannose, come il volgo crede, ma egregiadelle piante o d'altre materie nell'atto del bollimolto più facili a stritolarsi per la minor forza della
loro coesione e del loro intimo glutine, sicchè più
agevolmente cedono alle forze dividenti degli organi nostri, Abbonda nelle fresche ¢ tenere parti
delle piante l'acqua e quella sorta di sali che, a
cessaria perfetta mescolanza delle dissimili parti
del nostro sangue, e massime de’ sue copiosissimi umori che per se medesimi si sfuggono scambievolmente, acqua ed olio, della cui separazione dentro di noi sono perniciosi gli effetti. E la
mente uuli e buone.
re, il latte si separa in quelle tre note sostanze di
cremore 0 burro, di siero e di cacio, è facile l'innacca attenuante e detersiva, massime in mesco-
Buono è in modo insigne anco il latte, principalmente degli animali che si pascono d’erbe
e di frondi. Questo liquore, benchè lavorato e
composto agli organi animali del sugo de' loro
tendere che il siero per la sua liquidità e remperatura è molto conveniente rimedio in alcuni casi, massime in larghissima abbondanza di cinque
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)ANTONIO
o sci o più libbre al giorno, come lo davano anco
gli Antichi. E il burro, benchè oleoso, in dose moderata si ammette nel nostro vitto, purchè lontano dalla sempre offensiva rancidità: e il cacio meglio vale quanto egli è più fresco e novello; ma
il duro e secco e per troppa era divenuto al gusto
acre e mordace, avendo acquistato qualità rea non
convenevole al nostro scopo, non si usa se non di
rado e molto parcamente per solo condimento.
E simile cautela e parsimonia si vuole ancora avere dell'uova.
Quei sughi vegetabili presi da qualunque parte delle piante, i quali per mezzo della fermentazione sono ridotti a’ noti liquori, che vini e birre
e idromeli si chiamano, e molto più gli spiriti
quindi estratti, sono opposti alle intenzioni del
vitto pitagorico, poichè fermentando hanno acquistata contraria natura, e in vece di sciogliere
e sempre più liquefare e diminuire la coesione e
il glutine del liquido nostro vitale, anzi l'accrescono. Onde nasce la loro facoltà di rinvigorire,
riseccare ed accrescer moto e calore nel nostro corpo, oltre la singolar potenza d'offendere sì prontamente i nervi, e, turbando le loro operazioni,
secondo i differenti di o progressi della loro vele»
nosa efficacia produrre la tanto stimata benchè falsa ilarità, e il delirio, l'oblivione e la sonnolenza:
i quali effetti molti chiamano dola ed amabili,
non già il Pitagorico che sa quanto ci sono connessi colla paralisi, coll'apoplessia e colla morte,
che bene spesso succedono a quelle remporarie lesioni della mente che sono dai liquori così fermentati prodotte.
Totalmente diverso dal vino ¢ quel liquore che
pur da esso si forma, ma per una seconda fermentazione, ¢ che chiamasi aceto; il quale, avendo
deposta la parte di sè più grossa e più untuosa,
diventa limpido e sottile, penetrante e volatile,
e quindi atto a insinuarsi e a mescolarsi intima»
mente con qualunque nostro umore anco oleoso, e impedire perciò o mitigare quella pessima
COCCHI
mutazione che sovente in noi suol farsi colla forza del moto e del calor vitale, consociuta sotto il
nome di putredine, acrimonia, inrancidimento o
alcalescenza.
Ond'è l'aceto gran refrigerante nelle febbri
acute prodotte o da stimolo interno de' sughi
umani già fatti alcalici, o da veleno dal di fuori
introdotto. E fin da’ tempi d'Ippocrate nella medicina e nella chirurgia è d'uso grandissimo e salutare; chè espelle l'ebrierà e la sonnolenza e la
debolezza, ristorando placidamente i nervi, a’
quali egli è molto amico. In tutte le pestilenze
e spezialmente nella ultima nostra fu riconosciuta grandissima l'efficacia dell'aceto, malgrado l'incomoda mescolanza che allora si usava di un gran
numero d'altri medicamenti di contraria natura.
E perchè poco ottimo vino in acqua moltissima forma un liquido facile a inacidirsi nel calore
intermo del dorpo, quindi è forse la ragione che
tal copiosa bevanda riesciva salutivera in alcune
febbri abituali, ¢ spesso ancor nelle acute, appresso
agli Antichi, come si vede massimamente dagli
scritti d'Ippocrate, e che tale ella sia in molti casi
anco appresso di noi, come ne dimostra
l'esperienza.
Di simile, anzi di miglior valore sono 1 sughi
acidi e freschi degli agrumi e degli altri frutti; onde non è maraviglia che alcuni se ne sieno parimenti serviti come di segreto € porente rimedio
contra le febbri maligne e pestilenziali. Nè questa è nuova invenzione; anzi tra di noi s'accorse
di cal virtù dell’agro, ora fa intorno a cento anni,
Famiano Michelini che fu lettore di matematiche
nello studio di Pisa *, e che. essendo stato scolare del gran Borelli, cra perciò molto dilettante ancora d’anatomia e di medicina. Alcune sue prove in Pisa riescirono felicemente in una influenza di febbri maligne, delle quali gl'infermi curati col metodo usuale morivano la maggior parte.
Il suo segreto, come io ho veduto nè suoi scritti
originali, consisteva nella molta bevanda d'agro
COMUNI AZIINE
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di limoni o di arance, o in quella vece anco d'agresto e di moltissima acqua, e di non altro cibo
vastissima varietà di materie vegetabili che ci ofche di midolla di pane bollita 0 inzuppata nelper arte ottime essendo nella loro specie. hanno
l'acqua pura, colla condizione però che tal cura
fosse usata fin dal principio del male. 1 qual metodo cra ottimo € giudizioso, e non doveva esser
segreto agli uomini dotti, i quali anco allora potevano sapere la coerenza di esso colle fisiche verita della medicina, e coll'esperienza di tutti i secoli precedenti, e colle autorità de’ più solenni
tenera e fragile tessitura, e sugo acquidoso, 0 inmaestri.
e che quando anco si volessero computare esattafre la terra, quelle sole che, o spontaneamente o
sipido, o dolce, o graziosamente acido, o lattco
ed amarognolo, e in alcuni casi amaro affatto ed
acuto, e di odore o nullo o soave, e talora anco
forte e penetrante, mitigandosi o acerescendosi secondo il bisogno ciascuna di queste qualità colle
idonee preparazioni, cotture e mescolanze. Quindi
Non pare però che il Michelini ben supponesse
mente tutti i vegetabili che ci danno o le loro raequivalente all'acidità vegerabile la prodotta da
alcuni spiriti acidi mincrali, i quali son più tosto
nocivi al corpo umano; e pare ancora ch'ei non
s'accorgesse della universalità di simile virtù in turti i sughi acidi vegetabili o di frutti o d’erbe, e
dici, o i loro corpi interi, o le foglie e i germogli,
oi fiori, o i frutti, o i semi, o i sughi, per sostanza del nostro cibo, 0 per condimento, si occuperebbero men di cento di quei genen di piante de‘
quali ben più mille riconoscere il presente sistegli errori popolari di medicina il più pernicioso
ma botanico. E saranno ancor meno se la scelta
di quila supposizione tanto opposta all'esperienza ed al buon raziocinio, che i sughi acetosi arresi faccia più rigorosa, secondo i principi già stachino nocumento, dovendosi anzi dar loro dopo
materie vegetabili più sode e più salacı e pungenti
l'acqua la lode di più certo e più universale rie di maggior nutrimento. Si dovranno allora sfugmedio, essendo insieme soavi e validi risolventi,
e da coagulo nascendo i più micidiali effetti delle malattie, come dimostra l'infallibile coltello dell'anatomia. Han dunque ragione i Pitagorici di
stimare molto l'aceto e tutti i sughi freschi acetosi degli agrumi e d'altri frutti e dell'erbe, e diantcporli a qualunque aromatico © pingue o spirigire con egiziana scrupolosa astinenza gli agli e
le cipolle e tutte le radici bulbose, e si tralascetoso correttivo 0 condimento.
L'olio, benchè semplice estratto vegetabile, essendo liquore totalmente pingue, € perciò molto
pronto ad acquistare dannoso rancore nel canale
degli alimenti, se non sia tosto mutato dalle forze digerenti, vuole non solamente essere scelto il
più dolce che aver si possa, come più lontano dalla
biliti, onde restino escluse assolutamente tutte le
ranno tutti i frutti secchi e i semi arborei, e degli
erbacei tutti i più duri, ammettendosi i cercali solamente che servono al panificio o a dar qualche
corpo col loro decotto all'acqua ed al brodo, e per
varietà alcuni de' più delicati legumi di tempo
in tempo o freschi e teneri, o anco secchi, ma disfatti e mescolati coll'erbe bianche e mollissime,
o con alcuni frutti acquosi . Cosi delle lenti colla
zucca soleva fare quel Tauro filosofo di Atene,
grande ammiratore di Pitagora, al riferire di Gelho, che spesso era de’ suoi convitati. Quindi facilmente si troverà che le piante, che possono sodsua rancida corruttela, ma essere usato poco e di
rado, e mescalaro con sughi acidi per condimento di cibi per sè medesimi molto salubri.
disfare a’ bisogni e alle delizie della mensa pita-
L'esperienza congiunta col sagace ragionamenquella che produce lo zucchero, tutte coltivate coto ci ha parimente determinati a scegliere nella
munemente tra noi ne' campi e negli orti, delle
gortea, nell'intero corso dell'anno a pena arrive.
ranno al numero di quaranta, ed eccettuando
Pagina 8
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)quali sono anco più salubri le più volgari.
Tale essendo la natura e le qualità degli alimenti scelti che compongono il vitto fresco vegetabile, non deve parere maraviglia ad alcuno che
con esso solo costantemente usato per qualche
tempo, e dalla discreta prudenza di sapiente Fisico temperato secondo le occasioni colla mescolanza di poche e scelte carni, e massime del decotto loro colle tencre e fresche erbe o acetose o
lattifere dolci, 0 qualche volta anco odorose ed
amare, si possano felicemente rimuovere alcune
infermità altramente invincibili all'arte umana,
e se ne possano altre impedire, e universalmente
si possa disporre il corpo a sentir meno i danni
e i pericoli di qualunque cagione morbifica.
Nel vitto pitagorico entra ancora la dieta lattea, cioè il vivere di solo latte, come fanno tutti
i giovani animali, e come dicono che anticamente vivevano ¢ che vivono anco ne’ tempi nostri
alcuni popoli interi, e come per la cura di alcune
lagotti, che fu pieno d'esperienza e di dottrina
e d'onore, sono i primi medici del mondo tutto,
rimanendo, come si crede, a’ suoi Toscani la gloria di potere aspirare ad essere almeno i secondi.
Che la gotta possa essere impedita o curata o
moltissmo mitigata dalla dicta lattea mescolata
colla vegetabile abbondante, e coll'animale parchissima, noi ne abbiamo più d'una certa prova
anco in Toscana. Intorno a sedici anni sono, fu
da me proposto un tal metodo in un mio Consulto medico, che allora io qua mandai da Londra ad un amico che ne sparse più copie, essendo
stato in questo tempo da alcuni gottosi messo in
esecuzione, Nè solamente la gotta e i dolori articolari possono essere tolti o notabilmente alleggeriti dal vitto pitagorico, ma in generale tutti i
mali che nascono da soverchia robustezza de' liquidi, dal loro ingrossamento e da' lor gravi e tenaci depositi, e dall'attività troppo vivace delle
forze interne moventi.
infermità, e massime della gotta e dell'artrivide,
Così l'esperienza ha mostrato che si dileguaella s'introdusse per tutta Europa verso la metà
no con questo metodo il reumatismo, e l'ipocondria (nervosa e molestissima infermità che risicdel secolo passato per la sagacia ed esperienza di
un medico gottoso di Parigi. Benchè non vi manchi in parte l'esempio e l'autorità degli Antichi,
e massime d’Ippocrate, di Celso, di Plinio e di
molti altri, tra’ quali, almeno di quei che ci restano, par che Aretéo sia il primo che del solo latte
si servisse in alcune infermità senz'altro alimento, argomentando solidamente la sua sufficienza
e salubrità dall'uso delle intere nazioni che di solo
de principalmente nello stomaco e negli intestini), e alcuni altri mali de’ nervi, e fa tabe o corlatte vivevano.
Fu, intorno a cinquant'anni fa, molto confermata l'opinione della dieta lattea per la gorra da
varie esperienze fatte in Inghilterra, ove poco dopo
par che fosse scoperto che anco il vivere per alcune settimane di qualche fresca e idonca pianta senz'altro cibo aveva il mdesimo effetto in quel male sì molesto”, e finalmente ivi fu ampliata tale
riputazione a tutto il vitto vegetabile. Nella qual
isola, secondo il giudizio del conte Lorenzo Ma-
COMUNICAZIONE
Ùa3
vegetabile, si è il cosiderare gli orrendi efferti deltabile, 0 per necessità, o per imperizia, come in
l'astinenza da un tal vizio, se ella non è brevissialcune case di molti convittori, ¢ nelle quali la
ma, 1 quali s'incontrano amplamente e sicuramenvolgare e male avvisata provvidenza economica
te registrati nelle narrazioni più interessanti € più
suol sempre inclinare alle vettovaglie secche e che
autentiche degli affari umani. Le guerre, e gli assedi delle piazze, e i lunghi castrensi soggiorni,
si possono servare. E in alcune private persone ricche e non ignoranti, ma capaci di pregiudizi e dele lontane navigazioni, le popolazioni dei paesi
gli cruditi errori, s'incontra spesso il vero scorbuincolti e marittimi, le famose pestilenze, e le vite
to per tale astinenza spontanea dal vegetabile, prodegli uomini illustri, somministrano a chi intende le leggi della natura incontrastabili evidenze
dotta da false opinioni di medicina, alle quali si
della malvagia ¢ velenosa attività del vitto contrario al fresco vegetabile, cioè di materie, benchè vegetabili di origine, secche però e dure e conservate, ¢ di materie animali, o dure o fresche che
elle steno, senza veruna mescolanza d'erbaggi ¢
di frutte.
Non altra fu la cagione della peste d'Atene
egregiamente descritta da Tucidide, e ardire anco dire della maggior parte delle altre pesti di cui
si leggono le relazioni fedeli, siccome di molte malattie epidemiche, osservandosi esser quasi semosservano essere anco molto più esposti coloro che
credono che medicina non sia.
Così dicono che accelerasse la sua morte Matteo Curzio, famoso medico, che ha quel magnifico sepolero nel Campo santo di Pisa, non d'altro cibandosi che di piccioni entrato ch'ei fu sulla soglia della vecchiaia, come di lui racconta il
Cardano. E altri medici non meno del Curzio stimati, e teologi e giurisconsulti illustri abbiamo
noi conosciuti, che, privi di questa medica verace e non così volgare notizia, infettarono il loro
corpo di scorbuto, mal regolando la loro dicta co’
pre accompagnato con questi mali uno stretto asperpetui e sostanziosi brodi, ¢ coll'uova e colle
sedio ostile, 0 un riserramento amico per male inpaste, e cogli altri cibi animali, o secchi ¢ consertesa cautela, 0 qualche gran freddo o siccità che
vati vegetabili, e sempre le salubri insalate e gli
altri erbaggi e le frutte.
abbia distrutto gli erbaggi, o che gli abbia resi
ruttela delle glandule e delle viscere con febbri
per la povera € minuta gente troppo preziosi, o
Da ciò s'intende ancora la vera cagione dellente e abituali, purchè ella sia dentro a’ limiti
altramente inaccessibili; ond'è che in simili cirl'elefantiasi, per cui era infame l'Egitto, più chiad'una certa mediocrità, come ancora i non eccessivi vizi ancurismatici € le ostruzioni e lo scorbucostanze sogliono i ricchi essere i meno offesi.
ramente che supponendo, come fece Lucrezio,
Così s'intende lo scorbuto che regna egualquei molti morbiferi semi volanti per l'aere inito. Del quale scorbuto, benchè non tutti sappiamente € dove il sole uccide i fiori e l'erba, ¢ dove
mico. Gli orribili sintomi di quel male, vivamente
no accorgersi nel suo principio, sono però sintoogni verde € coperto o distrutto dal ghiaccio e dalla
rappresentati da Arerto con tragica cloquenza e
mi o effetti molte volte delle lunghe e difficili maneve, ¢ che maravigliosamente si cura col solo ¢
con singolare medica accuratezza, fan concepire
lattie conosciute sotto altro nome, € bene spesso
sconosciute € innominate appresso 1 famosi Pratici imperiti, le quali affliggono le persone anco
più culte e più comode. E di questa efficacia del
breve uso del fresco vegetabile, qualunque egli
a chi ha perizia dell’arte, che l'elefantiasi degli
€ il clima settentrionale, non l'aria del mare, non
vitto pitagorico accomodato alle circostanze sono
il sale delle carni, ma la sola astinenza dal vegedescrive, e dice chiamarsi egiziache o siriache, perstati anco veduti spesso gli esempli in questa cittabile, che lo produce. Del che si hanno in ogni
chè molto frequenti in quei paesi.
tà contra la comune espettazione.
Ma ciò non deve pienamente persuadere ogni
giusto pensatore della salubrità e potenza del vitto
sia, come col decotto delle acerbe frondi tagliate
dalla prima selva che s'incontra alla rinfusa. Non
Antichi non altro fosse che una specie di sublime
scorbuto, al quale altresì vanno ridotte quelle ulcere della bocca che il medesimo Aretéo altrove
paese € nel nostro ancora certissimi riscontri, 0s-
Galeno, ragionando da valente e sagace meservandosi più o meno dominare i sintomi scorbutici a misura di tale astinenza dal fresco vegedico, com'egli era, sull'osservazione che un tal male era quasi inaudito nelle regioni più mediterra»
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)nec d'Europa, e massime tra’ popoli bevitori di
latte, e che era ovvio e spaventoso tra la plebe alessandrina, giustamente ne attribuì l'origine al vitto
di essa, che, com'egli accenna in più luoghi, e
come lo confermano vari autori, consisteva in farinate, in civaie, in cacio secco, in pesci e chiocciole e serpi, € carni d'asino e di camelo, e in ogni
genere di salame. Alle quali cose se si aggiunga
che i soli ricchi di quella città, come narra Aulo
Irzio, avevano nelle loro case le conserve, nelle
quali l'acqua del Nilo si depurava, e che la moltitudine si contentava di beverla anco alba e morosa, e che, essendo quel suolo naturalmente arido e salsuginoso, i dolci e teneri erbaggi han quivi
bisogno di molta innaffiatura con arte e con spesa, come avverte Prospero Alpino; sarà facile il persuadersi che anco l'elefantiasi fosse un effetto della
sola lunga astinenza dal vitto fresco vegetabile.
Dal che si comprende quanto ragionevole fosse
la cura di questo male, che Democrito propose
col solo decotto d’erbe, come attesta Aureliano;
o quella dì Celso coll’astinenza nel cibo da tutto
ciò che è pingue, glutinoso e gonfiante, cioè duro e resistente al disfacimento, che sono qualità
appunto opposte a quelle del vitto fresco vegetabile; o quella d’Aretto co’ frutti arborei freschi,
e con alcune erbe e radici, e coll'abbondanussimo latte o puro o con molta acqua mescolato; ¢
finalmente quella di Galeno col siero e co’ molu
insipidi erbaggi, tralasciando però in ciascuno di
questi metodi i molti altri fallaci o contrari rimedi, e massime le tanto stimate carni di vipere, che
sono state già per molti secoli inutile e pericoloso
arnese della medica ciarlataneria. La medicina anco degli ottimi Antichi abbonda per lo più di farmaci mescolati, molti efficaci e buoni, e molti vani
e malvagi, i quali non si possono distinugere con
certa ragione, se non col mezzo della cognizione
naturale molto più esatta ne' tempi nostri per
l'aumento ed unione delle varie scienze.
E dalla natura scorbutica dell'elefantiasi si de-
COMUNICAZIONE
duce che potevano molto bene essere veri quei racconti mentovati dal medesimo Aretéo ch’ei non
ardisce di rigettare, benchè paressero stupendi ¢
incredibili, d’alcuni elefantiaci, i quali, essendo
stati per timore del contagio e per le orrende apparenze del male trasportati da' loro congiunti ne'
monti e nelle solitudini, e quivi abbandonati, come anco Aureliano attesta che era allora costume
ricevuto, furono poi ritrovati e vivi e guariti, Ma
vitto vegetabile; anzi l'esperienza dimostra che
chi per lungo tempo s’astiene dal vino e da’ cibi
di molto sapore, acquista il gusto più delicato e
più fino, non essendo le papille nervee della lingua e del palato tanto oppresse, nè la loro azione
non deve supporsi che ciò seguisse per aver essi
mangiata qualche vipera, come parlava il racconto, ma piuttosto per la totale astinenza dal cibo
normale, e per l'uso continuo dell’erbaceo, come la prepotente fisica ragione a creder c'induce.
Nè si sa come l'abborrimento al cibo vegetabile si possa essere sparso popolarmente tra noi,
quando a chi ben riguarda tutte le circostanze apparisce che la città nostra è appunto una delle più
sane del mondo per questa principale cagione che
la nostra plebe per la sua povertà è pochissimo
carnivora, ed al contrario per la natura del nostro
suolo ella ha il modo d'acquistare a vil prezzo alcune sorti d’erbe e di frutte, che in altre contrade sono delizie non mai godute dagli ultimi artisti. Alla quale particolarità del nostro popolo par
che già volesse alludere Adriano Junio dottissimo
olandese e medico, il quale tradusse la Cena terrestre di Plauto. Cena fiorentina d’erbaggi, poichè altrimenti tale spiegazione sarebbe falsa e ridicola. È poi manfesto dalle ragioni di sopra espo-
Ma non è nemmeno così spiacente a’ sensi il
t
freschi vegetabili e senz'acqua, e cogli studiati
esercizi secondo quel metodo che appresso gli Antichi fu ridotto ad un'arte particolare, tanto era
di sua natura lontana dall'abito sano e stabilmente
e le materie dure ed oleose abbondano. Oltre che,
quando anco in questo vitto rimanesse veramensposizione a molte gravissime infermità: ond’è
vigoroso, che anzi veniva stimata pericolosa dite il piacere qualche poco diminuito nella sola
quel savio e famoso consiglio d'Ippocrate di prontamente disfare questa tal robustezza coll'astinenazione del mangiare, tale è l'influenza che la sanità ha in tutti gli altri piaceri, e tale è l'efficacia
della pitagorica temperanza per la sanità medeza e con le operazioni medicinali in coloro che,
senza essere atleti di professione, di un simil vitto si fossero serviti. Platone osserva che l'abito di
sima e per la lunga vita, che da ogni più accorto
voluttuoso van disprezzate e odiate ancora le lusinghe de' sensi che da essa ne distolgono. Nè diverso fu il sentimento e il costume di quell'uocostoro era sonnolento, e che, oltre al passar gran
parte della lor vita dormendo, erano ad ogni poco afflitti or da una ed or da un’altra grande e
impetuosa malattia. Galeno, più diffusamente acmo di Grecia, i cui male intesi pensieri furono
cennando i mali a’ quali erano ordinariamente
volgarmente creduti maestri di stolida voluttà.
Altri poi temono che i cibi vegetabili possano troppo diminuire il vigore e la robustezza del
soggetti quelli sciocchi che per dar piacere altrui
corpo, e per conseguenza anco l'alacrità dell'ani-
¢ perdevano i sensi e il moto, ed erano anco sormo e il valore. E per non dissimulare alcuna cosa, Pitagora istesso persuase un campione suo pacpresi da perfetta apoplessia, e soffocati dalla loro
istessa mole e pienezza, o si rompeva loro qualsano a nutrirsi di carne per acquistare forza supeche vaso sanguigno.
colle loro bravure si guastavano la sanità, dice che
molti di loro restavano a un tratto senza favella,
riore a quella de' suoi antagonisti; e riuscì così
Tali sventure veggiamo noi spesso accadere a’
felicemente la prova, che da indi in poi fu mutato per tutto il cibo degli atleti, che per prima concorpulenti che di molta e saporita carne si cibalegumi o altre aride vegetabili materie. Così han
di lui creduto Favorino e Laerzio medesimo; e non
preferenza.
ciale ingrossamento del corpo col forzato mangiare
di molte carni e d'altri cibi duri ed olcosi senza
tanto turbata dalla soverchia quantità dei minimi corpuscoli saporifici onde le carni e gli aromi
sisteva in cacio € in fichi secchi e in grano ed in
ste, che quando anco l’uso de’ vegetabili non sia
continuo, essendo lungo e copioso, prepara il corpo a soffrir senza danno l'astinenza de’ medesimi per qualche rempo, alla quale si trovano talora gli uomini per necessità costretti nelle occorrenze della vita; o almeno la molta mescolanza
del vegetabile coll'alimento animale emenda alquanto la sua malizia, giacchè moltissimi sono dal
piacer della gola indotti a dare ad esso la
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no, e l'erbe e i frutti disprezzano, perdendosi in
loro quell'equilibrio tanto necessario tralla massa degli umori che si muovono dal cuore alle parti, e quella che dalle parti ritorna al cuore, ond'?
par necessario il supporre un altro Pitagora per
anco il facile passaggio di simili corpi nell'idroautore d'un tal consiglio, a cagione della superstiziosa opinione dell'anima, che, come si è dimostrato, quel filosofo veramente nel cuore non
aveva. E quel rinomato Milone Crotoniate, che
singolare era nelle forze del corpo e così bravo divoratore di vitelli, era insieme discepolo e seguace ed amico di Pitagora, come ne attesta Strabone con altri antichi scrittori.
Ma la robustezza atletica prodotta dall'artifipisia. Sicchè per questa istessa ragione che i cibi
freschi vegetali sono, come osserva Celso, di debolissima materia ¢ di minimo nutrimento, ci devono occupare la maggior porzione del nostro
vitto,
Il vero e costante vigore del corpo è l'effetto
della sanità, la quale molto meglio si conserva col
vitto erbacco, acquoso e frugale e tenero, che col
carneo vinoso ed unto abbondante ¢ duro. E nel
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corpo sano la mente chiara ed avvezza a sopprimere le voglie dannose, ed a vincere le irragionevoli passioni, produce il vero valore. Quindi è che
tra gli Antichi alcune nazioni, astemie ¢ di soli
cibi terrestri pasciute, sono state molto guerriere; e che l'istessa frugalità e disciplina di Pitagora non tolse ad alcune de’ suoi dotti seguaci l'essere uomini fortissimi e valorosi, come tra gli altri fu Epaminonda tebano, tanto lodato per le suc
civili e militari view e per la sua pitagorica manicra di vivere e di pensare. Molti altri antichi capitani illustri e di grande temperanza s'incontrano nell'istorie di Grecia e di Roma. Anzi furono
i Romani così persuasi della bontà superiore del
vitto vegetabile, che, oltre i privati esempi di esno e da Plutarco, il quale forse più precisamente
d'ogni altro accennò i danni del vitto animale nè
suoi Precetti di sanità e ne’ suoi Discorsi del mangiare le carni.
Nè la nostra età è stata priva di esempi d’uomini valorosi per vigore di corpo e di mente, ed
insieme bevitori d'acqua, e mangiatori d'erbe e
di frutti. In certe montagne d'Europa sono anco
al presente abitanti che vivono di erbe e di latte
molto indomiti e fieri; e i Giapponesi, ferocissimi nel disprezzare i pericoli e la morte, si astengono dagli animali; e mille altri esempi sono a
tutti noti e di popoli ¢ di persone di somma temperanza congiunta con somma virtù.
Essendo dunque si mal fondata l'opinione volgare che condanna il vitto vegetabile per la sani.
so in molti de’ loro grandi, vollero stabilirlo colle loro leggi cibarie, delle quali furono la Fannia
e la Licinia, che, limitando le carni a parchissima
dose, permessero promiscuamente c indefinitamente tutto ciò che dalla terra o dagli arbusti o
che qualche studio e la conversazione con uomi.
dagli alberi si raccogliesse. E uniformi a questi coni grandi mi han dato. E sentendo ora che tal mia
stumi si trovano essere stati i sentimenti ancora
d'alcuni imperatori romani, benchè per altro si
credessero superiori ad ogni riguardo; e si vede
che i loro medici più valenti e i filosofi erano della
medesima opinione. Antonio Musa, che meritò
in Roma una pubblica statua per la bella e felice
cura ch'ci fece d'Augusto, si servi in essa principalmente della lattuga, e par che suo consiglio
fosse che quel principe così grande si compiacesse di quel vitto parco e semplice e pitagorico che
Svetonio ci descrive minutamente, e massime di
quel pane inzuppato nell'acqua fredda. e di quei
pomi di grata e vinosa acidità. Pitagorico era molto
ancora il vitto d’Orazio, come ei lo rappresenta
in più luoghi delle sue giudiziose ¢ bellissime pocsie per consiglio, come si può credere, parimente
di Musa che suo medico cra.
La preferenza s’osserva data al cibo vegetabile da tutti gli altri scrittori latini antichi che di
cose naturali ebbero qualche perizia, e da Galetà, e tanto loda l'animale, ho io sempre creduto
bene l'oppormi ad essa, mosso e dall'esperienza
e da quella tenue cognizione delle cose naturali
e Medicina, che Pitagora, primo inventore del vitto fresco vegetabile, era grandissimo fisico e medico e non punto alieno dall'umanità più culra
e più discreta, uomo prudente ed esperto, e che
il suo motivo nel tanto lodarlo e introdurlo non
fu alcuna superstizione nè stravaganza, ma il desiderio di giovare alla sanità e al buon costume
degli uomini, e che perciò ei non ebbe scrupolo
a temperarlo secondo le occorrenze col vitto animale; che tal vitto pitagorico considerato come rimedio soddifà pienamente a tutto ciò che esigono le notizie più precise della moderna medicina, e che è potentissimo per impedire o rimuovere o mitigare molte delle più atroci e più ostinate infermità, come ne persuade la ragione e l'esperienza, da che in questi ultimi anni è stato rimesso in uso della medicina più nobile e più
costanza possa essere stata onorata da alcuni dotti e prudenti medici della loro autorevole sequela, ho creduto mio dovere l'esporre pubblicamente
le ragioni del vitto pitagorico considerato come
monti della Toscana, se coll'esempio de’ più illustri Romani porranno parte della loro gloria nell'introduzione di nuove specie di frutti e d'erbagbuono ad usarsi per medicina, ¢ insieme pieno
gi. e nella più diligente cultura degli orti, sicchè
anco il popolo possa godere gli effetti della loro
è privo nemmeno di una certa delicata voluttà e
d'un lusso gentile e spendido ancora, se si voglia
volger la curiosità e l'arte alla scelta ed all'abbondanza degli ottimi alimenti freschi vegetabili, come pare che c'inviti la fertilità e la naturale disposizione delle nostre belle campagne, E tanto
più mi sono indorto a trattare questo argomento, perchè mi sono lusingato ch'ei potesse forse
piacere agl'intendent per la sua novità. non essendo a mia notizia alcun libro di cui questo sia
il solo soggetto, e che intraprenda a divisarne esattamente l'origine e le ragioni.
lo ho voluto dimostrare con quei mezzi che
mi han potuto somministrare le due arti, Critica
crudna opulenza.
Lodi.
NOTE
I
Delle monete di Samo coll'immagine di Pragota
una di rame colla testa di Esruscilla è nel tesoro Meduco de
SMI Set ne registra il Vaillant. ed in oltre una di Nita
cotta medesima immagine e colla testa di Gallieno, appresso all'antiquario Cameli; ed una simile, se pure non è l'istessa, è rammentata anto dalla Spanhemio, sull'autorità di
Francesco Gortifredi de U, et PLN, ed II, pagg, 491; l'istesso
Gontifredi in un Indice ms. delle sue medaglie fatto il 1652
così la descrive: Figurae Pythagorac sedentis cum globo NIKAIE n 2 mod Chi vedrà tal medaglia, e si assicuretà della
verá della figura e delle lettere. potrà allora cercarne le relazioni ta" cittadini di Nicta e Puragora
2
Eraclitofilosofo, che visse in tempi vicinissimi a quer
di Pitagora, scrisse di lui come ne attesta Lacrzio VII, 6
3°
Tutti questi particolari si trovano principalmente in
Laerzio € Porfirio
4
Nè pare che faccia ostacolo l'obiezione di Luerzio,
che il lino non era ancora introdotto nei luoghi ove Pitagora
abitava, porche © certo che l'uso dei panni lini o di finissisicura
Onde apparisce quanto benemerito dalla pubblica salute saranno tra di noi quelli a cui ha la
fortuna fondato i suoi doni nelle magnifiche ville che sì leggiadramente adornano le piagge e i
d’innocenza, di temperanza e di salubrità. Ei non
177
€ \TAGcocee
mu cotone era molto frequente allora in Egitto ove tal manifattura veniva dall’Indie, e dall'Egitto poreva averla Pitagora e tutti gh altr che ua’ Greci se ne servivano
5
Conosciuto nel mondo per quel suo Trattato della
direzione de' fiumi, stamp. in Firenze del 1664
6
Delle rape ne fa testimonianza Fr Stare nella lettera stampata insieme col Trattato di Gio, Doleu De furia pudagrae lacte viera et mutigata, Ámse
1707.
(Tratto dal libro di Luca Capecchi:
“Discorsi di Antonio Cocchi - il leute mugellano"")