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LAZZAROWV-
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Virgilio Lazzeroni
L’ESCATOLOGIA PITAGORICA
NELLA TRADIZIONE OCCIDENTALE
Ordinano di Psicologia Generale e Clinica
Direttore dell'Istituto di Psicologia generale
e Clinica della Facoltà di Medicina e Chirurgia del.
l'Università di Siena e della Scuola di specializzazione in Psicologia della stessa Università.
Membro di numerose associazioni ed accademie scientifiche italiane ed estere.
Autore di molteplici pubblicazioni fra cui “Le
origini della Psicologia Contemporanea'e l'inter.
me di Tradizione Iniziatica Occidentale. Ambedue inducono a ritenere che esista, almeno in una
parte delle Scuole Iniziatiche attuali, un filone pitagorico che ne costituisce il fondamento.
Entro questo contesto, essenziale risulta stabilire perchè il Rito Simbolico, erede della Risp.
Loggia *'Ausonia'*di Torino e del G.O.1., decidesse, in un Convegno del 1876, di aggiungere
alla propria denominazione quella di ""Iraliapretazione del comportamento normale e
no" Decisione tanto più notevole per le implipatologico.
cazioni che aveva quando si renga presente che
in quello stesso anno il Grand Orient de France
espungeva dai suoi Rituali il riferimento al
G.A.D.U. sulla scia dell'impostazione positivi-
Ha ncoperto numerose canche pubbliche ed
uffici nell'Ordine.
È attualmente Grande Oratore del Rito Simbolico Italiano, nonchè Grande Rappresentante
presso il Grande Onente d'Italia della Gran Logpia di Haïti.
stica diffusa da Augusto Comte.
Senza soffermarsi sulle condizioni della L.M.
italiana dopo l'avvenuta unificazione nazionale
è opportuno, per altro, ricordare che la corrispondente unificazione fra il G.O.1. di Torino con ca-
Per quanto l'esame dell'Escatologia pitagorica nella Tradizione occidentale possa sembrare restrittivo in un convegno destinato a valutare l'incidenza del pensiero pitagorico sulla scienza € sulla
cultura contemporanea, vi sono almento due ragioni che inducono a considerarlo come centrale.
La prima riguarda le relazioni fra la visione pitagorica ed il R.S.1., promotore con il G.O. d'Itaratteristiche simboliche ed il G.O. di Palermo con
caratteristiche scozzesi, aveva indirizzato il nuovo G.O. in una direzione assai simile a quella francese. Come ha rilevato Mola, nel tracciare la storia della L.M. italiana in questo periodo, prevalenti risultavano in essa sia le tendenze positiviste che un esteso anticlericalismo ed una marcata
politicizzazione. Le une e le altre frutto delle cirlia di questo Convegno. La seconda concerne cocostanze storiche che avevano presieduto all'unificazione nazionale, ma, anche, degli indirizzi culturali sviluppatisi in Italia nella seconda metà del
me tale visione si è trasmessa sino ai nostri giorni
secolo XIX.
all'interno di quella che è stata indicata con il no-
Significativa appare a questo riguardo la pre-
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senza, accanto ad un positivismo a sfondo spesso
matrerialista, dell’idealismo neohegeliano, divenuto alla moda dopo che Augusto Vera e Bertrando Spaventa lo avevano vitalizzato. Impostazione destinata ad assurgere a filosofia dominante
con Croce ed, addirittura, di Stato con Gentile,
ma in ambeduei casi ostile a qualsiasi valutazione metafisica ¢ contraria, come il positivismo, ad
ogni approfondimento iniziatico. Note sono le posizioni assunte da Croce verso la L.M. cd il sarcasmo da lui manifestato per le suc caratteristiche
rituali.
Non meraviglia, pertanto, che in tale situazione si sviluppassero indirizzi filosofici ¢ culturali più vicini a ciò che possitivisti e ncoegheliani
andavano negando. E non stupisce che tali indirizzi si rifacessero con una diversa lettura di Vico
agli sviluppi che aveva avuto in Italia la filosofia
prima € dopo la Scuola Pitagorica. Essenziale va
considerato il contributo di un filosofo di Todi,
RELAZIONE
LAZZERONI
oggi, che la segretezza massonica non aveva nulla a che fare con quanto comunemente si intende con tale termine, che essa andava considerata
come la riservatezza propria delle ‘’operazioni’’
iniziatiche, e che parlare della L.M. come di una
società segreta finiva con il fare il gioco di coloro
che
per
ben
altri
motivi
ne
volevano
la
eliminazione.
Si comprende così come l'aggiunta di ‘*ltaliano'* alla denominazione del Rito Simbolico
avesse un esteso sottofondo che, accanto alla rivendicazione della Risp. Loggia ‘Ausonia’ di una
L.M. non infeudata nè alle Logge francesi nè a
quelle inglesi allora esistenti in Italia, rinviava a
motivi più profondi anche se affioravano soltanto in modo superficiale. Occorre, infatti, aggiungere che dopo il 1876 il Rito Simbolico, diventato R.S.1., malgrado si movesse in una linca più
tradizionale ed accentuasse il valore di alcuni
dere un retaggio esoterico che si rifaceva all'ebraismo, prima, ed al cristianesimo dopo. Numerose
sono , del resto, le testimonianze che sembrano
suffragare tale tesi soprattutto nella L.M. dalla dominanza delle concezioni cristiane in quella anglosassone alla distinzione delle Logge di S. Giovanni e di S. Andrea nel Rito Scozzese rettificato
di Willermoz, per citar soltanto due esempi.
A questa tesi il Reghini oppose una serie di
analisi approfondite che si concretizzarono nella
constatazione che soltanto intorno al XVIII secolo si ha la presenza nella L.M. di una terminologia ebraica sostituitiva di quella greca. Sotto questo profilo. come rilevò in un libro assai noto **Le
parole sacre e di passo’’ del 1922, si assiste, per
molteplici ragioni storiche ¢ culturali in parte ri-
Posizioni degne di rilievo ma non sempre esatte,
come ha dimostrato Brunelli, almeno per quan.
to si riferisce alla interpretazione del "tretragramtazioni essenziali e le lince più generali delle comma” quale fu considerato dopo Martinez de
analizzarsi in tre direzioni distinte ma comfluenti fra loro. Costituiscono la prima alcune notazioni
riguardanti la posizione preminente nella religione
romana di Giano, divinità studiata da Guènon,
anche in riferimento alla L.M., per i suoi molteplici significati; l'esistenza presso i Romani dei
zioni italico-pitagoriche. Critica che si collegava
re il Convegno ‘Pitagora 2000".
a quelle neoplatoniche di Bertini, Bonatelli ed
Più conseguente rimase la posizione del Reghini, ed è a questa che occorre rifarsi per comprendere come la visione iniziatica pitagorica si
sia trasmessa fino ai nostri giorni, iniziando con
il delineare il concetto di Tradizione Occidentale
quale lo elaborò il Reghini. Malgrado, in realtà,
che la distinzione fra Tradizione Orientale e Tradizione Occidentale sia comunemente accolta, ¢
Guènon ne abbia data una esauriente differenziazione basata sulla coincidenza della prima con
le dottrine indù, maomettane e cinesi, non altrettanto chiara è rimasta la delineazione della seconda. Si è così ritenuto a lungo che la Tradizione
Occidentale dovesse coincidere con la Tradizione
Cristiana, o per meglio dire che, parlando di Tradizione Iniziatica in Occidente si dovesse intenle caratteristiche di una Tradizione Occidentale
non cristiana. A Sacchi ed al Martinismo rimprosmo massonico che il tentativo di dare vita con
Frosini dal 1909 al 1921 ad un nuovo Rito, quel.
lo Filosofico, sviluppato in tale prospettiva. Particolarmente attinente al nostro tempo rimane la
polemica che Reghini condusse all’inizio degli anni venti con Sacchi, G.M. dell'Ordine Martinista, a proposito dell'accusa rivolta da questo ultimo alla L.M, di eccedere nella segretezza. Sosteneva Reghini, al pari di quanto viene affermato
le posizioni misteriosofiche che hanno il loro centro nell'antica Grecia e nelle regioni settentrionali.
iniziatico centrale definito. Le indicazioni offerte ancora da Reghini in uno scritto del 1934 su
‘Il simbolismo dodecimale ed il fascio etrusco"
permettono, tuttavia, di identificare alcune nomica con Sacchi e con Papus del 1923 alle note
pubblicate con lo pseudonimo di Pietro Negri nel
1928 nella rivista Ur”, che Reghini tratteggia
E interesante notare come questi indirizzi trovassero echi e riferimenti in uno studioso maggiormente legato alla L.M. come Arturo Reghini, nato nal 1878 e morto nel 1946, e di cui occorre ricordare sia l'azione in difesa dell'esoteri-
Tutto ciò conferma per Reghini la negazione
dell occidentalita del Cristianesimo e del carattere cristiano della Tradizione Iniziatica Occidentale. In pratica è, pertanto, da ritenersi che l'Occidente è diventato cristiano a seguito di una serie di eventi storici che ne hanno modificato ma
non distrutto una dottrina largamente fondata sulma‘’ con il nome di Gesù e la riduzione della
‘‘numerologia’’ in senso cristiano operata da
Saint-Martin. A Papus la tendenza di volere fare
del Martinismo una sorta di ‘cavalleria cristiana”.
sitivistiche e neocgheliane sulla base delle conceni dopo, nel 1976, per una singolare coincidenza, che il R.S.L. opera quell'approfondimento in
senso pitagorico che gli ha consentito di realizza-
Acri.
Cheope.
vera, fra l’altro, l’identificazione del **tetragramgine greca.
vasto respiro sviluppò una critica alle posizioni potolia (il Levante) sino all'estremo Oriente, ed un
Occidente che abbraccia la Grecia, Romae le regioni settentrionali mentre intermedio rimane l'Egitto anche se più vicino all'Occidente. Non a caso, nota ancora Reghini, il meridiano che divide
Occidente ed Oriente passa per la piramide di
Impostata in questa maniera la valutazione di
come la Escatologia Pitagorica, quale parte integrante di una Tradizione Iniziatica Occidentale
non cristiana, si sia trasmessa sino ai nostri giorni. implica, in primo luogo, la determinazione
di quest'ultima. Problema non facile in quanto
legato alla caratterizzazione della Sapienza iniziatica romana abbastanza complessa nelle sue componenti. Come ha rivelato Mircea Eliade la religione dei romani ha subito tali e tante modificazioni che non è agevole rilevare in essa un nucleo
prese da Ragon, ad una sostanziale modificazione dei presupposti iniziatici ed alla pressocchè totale perdita delle incidenze misteriosofiche di ori-
**Landmarks”’ come il 2°, il 4” ed il 12°, non sviluppò molto tali motivi. Ed è soltanto cento an-
Enrico Caporali, che nella rivista **La nuova scienza''negli anni 1885-1890 e, poi, in opere di più
111
È in numerosi scritti, che vanno dalla pole-
Pasqually.
In modo più specifico il Reghini affronta la
distinzione fra la Tradizione Orientale e la Tradizione Occidentale analizzando quella che può
definirsi la Sapienza antica rispetto a Roma. Si
ha così un Oriente che investe l'Asia, dall'Anaponenti della Tradizione Occidentale,
Nel loro complesso tali componenti possono
‘‘Collegia fabrorum'*, considerati spesso come an-
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VIRGILIO LAZZERONI
1}.
x
tecedenti delle comunità massoniche; la presenza della leggenda di Saturno e delle Quattro Età
di questa epoca, la "Turba philosophorum”* stamza l'ideale politico pitagorico, trasmessoci da
smesso i più antichi commentatori, suddivisi nei
pato nel 1702, si legge, infatti, *‘il nostro mac-
Giamblico nella “Vita pythagorica'", e che svitre gradi degli ‘‘acusmatici’od uditori, dei ""pardell'umanità, collegabile, secondo Evola, alla concezione mediterranca orientale degli Anni Cosmici
ed a quella degli Yuga indiani; la delimitazione
stro Pitagora è il piede dei Profeti ¢ la testa dei
Sapienti"”.
luppa sul pano profano una completa impostalatori”” e dei ‘matematici’. | secondi indicati cozione metafisica.
me “perfetti” o ‘compiuti’ od, anche, come
dei 12 fratelli Arvali come Collegio assai simile
al Circolo degli Adityas dell’ Agartha. Esprimono la seconda, più connessa alla Tradizione etrusca, la ripartizione dei cittadini romani in tre tribú e quattro curie; i 12 dei ‘‘consentes’’ o ‘'complices’’; i 12 ""fasces’' o ‘*litui’’ a 12 verghe dei
In epoche più recenti è, del resto, noto come
nel 1813 Fabre d'Oliver abbia pubblicato la prima traduzione dei ‘Vers dorès de Pythagore"' in
una prospettiva che ha fatto di questo studioso
uno dei più approfonditi conoscitori dell’ Ermetismo e della Sapienza antica. Si potrebbe, an-
Ma se queste sono alcune caratteristiche della
*‘telcios’’. termine usato per indicare colui che
dottrina pitagorica ricavabili dagli autori classici
si avvicina ad una perfezione che è soltanto del
e moderni, più difficile risulta stabilire quanto di
‘’sebastikos’’, ossia di colui che © da venerare. Da
essa spetti a Pitagora, talvolta confuso con un alricordare che gli ‘’esoterici’’ potevano essere sia
tro Pitagora neopitagorico del 1° secolo d.C. a cui
va ricondotto il simbolismo della Y pitagorica.
do profano o dedicarsi alla meditazione.
"'attivi'” che ‘’speculativi’’, ossia agire nel monche, aggiungere come un accenno a Pitagora si
Ancora discussa è, d'altra parte, la successione del-
Senza insistere su un aspetto abbastanza marlittori. Caratterizzano la terza, legata all'incidenza
pitagorica, una serie di elementi analizzati da Gianola nel 1921 nel suo volume "La fortuna di Pi_. tagora presso i romani dalle origini sino ai tempi
trovi nella ""Costituzioni’ di Anderson per quanto
oscurato da una dizione non precisa.
le fasi della Scuola pitagorica, anche se la ricodi Augusto", e fra cui merita di essere ricordata
la leggenda delle relazioni fra Numa Pompilio e
della L.M. anglosassone, espresse da Anderson,
rispetto a quelle della L.M. continentale più vituale quella di Holger Thesleff, Secondo questa
si avrebbero in tale Scuola quattro periodi distinti,
indicabili come Pitagorismo primitivo, Pitagorismo del V secolo a.C. con Archita, Pitagorismo
ginale attinente ad una possibile corrispondenza
tra tali categorie e quelle della L.M. quali si sono
andate configurando nei secoli, è ipotizzabile che
i gradi degli ‘’exoterici’’ siano ritrovabili in quelli
Pitagora.
cina alla Tradizione Occidentale. Note sono le cridell'età ellenistica ed, infine, Neopitagorismo con
’
Quest'ultimo riferimento non deve, tuttavia,
fuorviare nella considerazione delle caratteristiche
struzione più attendibile sembri al momento atdi ‘’apprendista’’, “compagno
e ‘maestro’. In
questo senso la qualifica di ‘perfetto’ o ‘‘teltios’’
potrebbe avvicinarsi a quella di ‘*Maestro Architetto” del R.S.1. od al perfezionamento impliciposizione
Apollonio di Tiana e Numenio di Apamea. Ne
cata, per l'epoca di Augusto, la restaurazione del
speculativo-operativa propria alle logge anglosasderiva una valutazione complessa delle modalità
to nello “Holy Royal Arch’. Da un altro punto
“regno di Saturno" indicata da Virgilio nella 4*
soni c riportata in Italia, fra gli altri, dal Porciatespresse nel tempo dai Pitagorici sul piano inidi vista la distinzione di livello pitagorica potrebbe
Sempre in questa direzione può essere inditiche
dello stesso
Reghini
alla
““Egloga’’. e l'annuncio dell'inizio di un dramti, € le sue considerazioni sulla L.M. come dottriziatico, confermata, fra l'altro, da come si sono
farsi anche coincidere con coloro che sono pervema cosmico-storico con la fine dell'umanità, fatna e tecnica per la ‘’liberazione’’ dell'uomo in
attribuiti ai discepoli di Pitagora le qualifiche di
nuti at ‘Piccoli Misteri"? e coloro che hanno ragto dal neopitagorico Nigidio Figulo e riportato da
sintonia con le indicazioni di Guènon. Noto è,
del pari, come ancora Reghini, in un volume su
“acusmauci”” e di “matematici”, dando maggiore
giunto i “Grandi Misteri”.
Lucano nella **Farsaglia’’. Annuncio che sembra
peso a volte alla prima ed a volte alla seconda di
ripetere i miti crepuscolari romani insiti nella vi-
"I numeri sacri nella Tradizione Massonica”', riesse.
sione delle 12 aquile da parte di Romolo e nella
valutazione dei 12 mesi aventi ognuno la durata
di cento anni indicati per la permanenza di Roma.
trovasse numerosi clementi pitagorici nella Sim-
Con questi limiti ©, tuttavia, possibile formuche si ritrovano, soprattutto nei “Versi dorati”,
bologia massonica. Fra questi il **Delta”*, la **Stella fiammeggiante" e la ‘*“Tavola da tracciare””.
lare alcune ipotesi su quella che doveva esserela
a modalità aderenti a regole igieniche ed a presupposti coincidenti con il modo di comportarsi
Tali riferimenti testimoniano l’esistenza di un
complesso di dottrine a sfondo iniziatico fondamento di una Tradizione Occidentale non cristia-
Se da questa sommaria analisi si passa a considerare quello che si può definire come il **Cor-
"Scienza totale” dei Pitagorici, analizzandola in
tre punti distinti. Di essi il primo riguada l'Organizzazione della Scuola, il secondo le Tecniche
usate, il terzo l'Escatologia. Quest'ultima, anche
Laerzio che fondamentale era per i Pitagorici “Vessere uniti da una comunanza di simboli” "lascia,
se prima sul piano delle condizioni
na che si continua nei secoli successivi. Degna di
nota la posizione di Apollonio di Tiana e dei neopitagorici in cui confluiscono elementi ermetici
come quelli presenti nella ‘Tavola di Smeraldo"
pus’’ dottrinale pitagorico non sarà difficile affermare che esso va inteso come una ‘‘Scienza totale" a struttura olistica. In questo senso Mircea
Eliade ha rilevato che in Pitagora ‘‘la conoscenza
scientifica era integrata in un insieme di principi
riferita, talvolta, allo stesso Pitagora e ritenuta scoperta da Apollonio, Significativa, anche, la permanenza di incidenze pitagoriche nella cultura
europea del XII e XII secolo probabilmente avetici, metafisici e religiosi, accompagnati da diverse tecniche corporee’’, Ed Evola ha aggiunto
che la caratteristica della dottrina pitagorica era
venuta attraverso gli arabi. In un testo ermetico
ca sintesi"’. Esempo paradigmatico di tale tendenquella di ‘abbracciare domini diversi in un'uni-
Più complessa appare la valutazione delle Tecniche usate dai Pitagorici anche per i riferimenti
nella vita di tutti i giorni. L'accenno di Diogene
che conducoperò, intravedere una metodica simile a quella
no alla ‘liberazione’ "dell'uomo, diventa ultima
della L.M. Come il Massone il Pitagorico analizin una ricostruzione razionale qundo si proceda
za e riflette su *’simboli’’ che gli consentono di
con la metodologia indicata da Guénon,
sollevarsi dal mondo profano verso i piani più ele-
Entro questo contesto l'Organizzazione della
vati sino a raggiungere la perfezione, È probabil-
Scuola, e meglio si direbbe la progressione secondo
mente in questa prospettiva che deve considerarsi il momento indicato da taluni come “divinificui il ‘profano’ diventa ‘‘iniziato’’, è identificabile nelle due categorie degli ‘‘exoterici’’ e degli ‘esoterici’. I primi, a quanto ci hanno tracatio””, e che rappresenterebbe il raggiungimento da parte dell'adepto della fase iniziatica finale,
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Fondamento dell'Organizzazione della Scuola
sale a quella, Impostazione tanto maggiormente
e delle Tecniche usate è, come gid indicato, la
accoglibile quando si ricordi, ancora con Guènon,
che in epoche oramai lontane ma alla base della
attuale non esisteva differenza che di livello fra
le conoscenze esoteriche e quelle quotidiane, In
altre parole non esisteva un concetto di scienza
quale è oggi postulato e la ‘Scienza Tradiziona-
Escatologia pitagorica alla quale bene conviene il
termine di ‘’liberazione’’ come è usato in senso
iniziatico, A differenza, infatti, della “salvazione” "Cristiana per cui tutti possono raggiungere la
meta dopo che il Cristo ha lavato l'umanità dal
peccato originale", la ‘liberazione’ iniziatica
le** si poneva su un piano completamente diver-
© di alcuni e non di tutti e come tale si ritrova
nelle dottrine pitagoriche, Essa costituisce il risul.
so da quello da esso espresso.
tato di una serie di passaggi che soltanto alcuni
possono compiere, e che induce a ritenere, come
ha rilevato Mircea Eliade, una stretta parentela fra
la impostazione pitagorica, L'Otfismo ed i Misteri Greci, Collegamenti che non escludono, secondo una osservazione del Burkert, la presenza di
incidenze *"sciamaniche", dimostrate, fra l'altro,
dalla diffusa opinione che Pitagora avesse, come
gli sciamani, una “coscia d'oro‘. Ne deriva una
La riprova del significato di ‘Scienza sacra'*
della dottrina dei numeri si ritrova nella Cosmo»
logia pitaporica che a è stata rramandara da Pla.
tone che non a caso affida ad un pitagorico, Ti.
meo, l'illustrazione delle caratteristiche del cosmo,
La stessa distinzione, di origine pitagorica, di un
triplice mondo raffigurabile nell'Olimpo, nel Cosmos e nel mondo sublunare rafforza tale assunto. Induce quasi a ritenere che nella cosmologia
pitagorica si possa ritrovare lo spunto per l'inter»
posizione che rende sempre più la dottrina pitapretazione di Guènon sulla esistenza di molteplici
gorica impregnata dalle finalità che caratterizza
stati dell'Essere di cui la natura umana costitui»
no la Tradizione Occidentale anche nei suoi tilesce una delle componenti.
rimenti indoeuropei. Importanti sono, a questo
Ultimo punto che bene si inquadra in questa
riguardo, gli accostamenti ipotizzati da Evola fra
il Pitagorismo e le dottrine iperboree, etrusco
italiche, preindocuropee e preromane,
visione € quella che riguarda la dottrina della
considerate spesso dai commentatori del pensie-
‘'metempsicosi’’, spesso considerata come concernente pressochè esclusivamente la possibilità di
una sere di passaggi da una specie all'altra in relazione a quello che l'uomo ha farro nel corso delta
sua esistenza. In realtà, come ha dimostrato Rero pitagorico quali anticipazioni delle conoscenghint, la ‘’metempsicosi’’, rettamente intesa, imze matematiche moderme, acquistano un ben di-
L'una e l'altra appaiono, indipenplica la ‘’palingenesi’’ ossia la capacità dell'uomo di sollevarsi dal suo stato presente per tiendentemente dalla loro portata pratica, come motrare nell’Essere, avendo raggiunto la “‘liberaziomenti significativi per la conoscenza dell'Essere
ne’, Prospettiva molto più ampia della precedente, fra l'altro resa dubbia dall'impossibilià, rile-
Inserite in una prospettiva escatologica, la conoscerza matematica © ta dottrina dei numeri,
verso valore.
Parafrasando Guenon si può affermare che per Pitagora ed i Pitagorict la matematica costituisce una
vata da Guènon sul piano generale, dell'uomo di
“Saenza sacra atta a fare pervenire gli adepti
perdere lo stato che gli è proprio, e che non esclualla sua valutazione, L'Uno come di sacra ‘Te
de, secondo la Tradizione Ermetica, la rinascita
trade”? vanno intesi quali termini che esprimono
di chi non è rientrato nel Principio primo.
le caratteristiche dell'eterna processualità che dal.
La conclusione che si può trarre da un esame
per molti lati limitato ed impreciso delle dori.
l'unità dà luogo al molteplice e che da questo ri-
RILAZIONIE
LAZZERONI
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ne pitagoriche non è soltanto quella della larga
parte che esse hanno nella Tradizione Iniziatica
Occidentale, ma anche, dell'attualità della “esca.
l'agire dell'iniziato in tale mondo, anche se, al
pari del perfetto" pitagorico, può essere attivo
in esso al fine di avviare non l'umanità che, cotologiaTM che ne costituisce il fondamento, In un'eme rilevava Guènon, è concetto equivoco di ori.
gine positivista, ma gli uomini verso la Luce. Sottolinea, al contrario, la profonda esigenza trasmutativa a cui gli iniziati devono ispirarsi e di cui
il RSI. costituisce una delle vie per realizzarla
con la validità che gli viene dai legami che mantiene con la Tradizione Iniziatica Occidentale,
poca nella quale il concetto di ‘’operatività’’ ha
perduto l'originario significato di ‘’operazioni trasmutatorie’ ‘necessaric alla ‘‘liberazione’’ per diventare l’azione dell'iniziato nel mondo profano, il richiamo alle dottrine pitagoriche acquista
un nuovo valore. Esso indica la limitatezza del.
AWE
OLTAGORA Bosa
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