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DIOGENE DI BABILONIA E ARISTOSSENO
NEL DE MUSICA DI FILODEMO
Malgrado il rilievo teorico riconosciuto al Mepi povorxñc
di Filodemo di Gadara da Wladislaw Tatarkievicz, che in un
breve ma ben centrato capitolo della sua Storia dell'estetica
presenta l’opera del filosofo epicureo come manifesto della
corrente utilitaristica nel campo dell'estetica musicale in età
ellenistica e, insieme, come documento di una critica specialistica, o minimalistica, delle arti, in contrapposizione a una
teoria estetica generale!, l'apprezzamento prevalente tra gli
studiosi tende piuttosto a sottolineare l'interesse innanzitutto
documentario, e in secondo luogo storiografico, del trattato,
legato all'ampio repertorio di notizie e analisi critiche che esso
ci offre circa la posizione assunta dalle scuole filosofiche greche intorno al valore etico e psicagogico della musica, ai suoi
fondamenti estetici e psicologici, al suo ruolo nell’ambito delle
teorie filosofiche della virtù, e della paideia?.
Questo interesse, strutturale, è accresciuto e in certo modo esaltato da due circostanze accessorie: non solo del trattato filodemeo sopravvivono soprattutto proposizioni relative a filosofi e a indirizzi musicali sui quali scarsissime sarebbero, in mancanza delle informazioni rese dall’Epicureo,
le nostre conoscenze; ma, soprattutto, analogo carattere di
! Cfr. Tararkıevicz [1979] pp. 213-5 e 258-61.
2 Per le indicazioni bibliografiche essenziali cfr. NEUBECKER [1986]
pp. 9-11.
EPICUREISMO GRECO E ROMANO Ti
Atti del Congresso Internazionale
BIBLIOPOLIS
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)summa delle opinioni espresse sulla musica dalla tradizione
filosofica precedente possedeva il Hepi povorxijic di Diogene
di Babilonia, che, com'è noto, costituisce il bersaglio principale, e anche per noi meglio conosciuto, di Filodemo: talché
lo studioso che per ultimo, e con particolare impegno, si è
provato a ricostruire l'ordinamento dei frammenti superstiti
del Mepi jovowñs filodemeo non ha potuto farlo senza parallelamente delineare il piano e le linee di forza dell'omonimo
trattato di Diogene di Babilonia, postulando con ciò la struttura parallela, che è alla base del commento filologico di
tipo alessandrino, delle due opere?.
Ciò desideravo ricordare, in sede preliminare, per definire l'ambito e lo scopo della mia comunicazione: che si propone, per un verso, di chiarire, in modo più approfondito di
quanto sia finora avvenuto, la terminologia tecnica e il contenuto concettuale di una tra le più significative testimonianze filodemee relative al Mepi uovowîig di Diogene di Babilonia; e parallelamente di avanzare, e se possibile dimostrare, l'ipotesi che agli esponenti della tradizione peripatetica, la cui presenza già è stata riconosciuta nell’opera dello
Stoico, si debba aggiungere ora il nome di Aristosseno.
L'ipotesi, astrattamente considerata, non ha in sé nulla di inverosimile, ed è anzi delle più naturali: Aristosseno costituisce notoriamente la massima autorità in materia di teoria
musicale nell'antichità e, segnatamente, nell’eta che va da
Platone e Aristotele a Diogene di Babilonia; questi, per parte sua, si mostra singolarmente propenso a inserire nei punti chiave della sua trattazione materiali dottrinari direttamente mutuati dal filone musicologico della tradizione peripatetica. E che Aristosseno costituisse un'auctoritas di indiscusso rilievo per chiunque, in età ellenistica, si occupasse di
cose musicali, mi pare dimostrato, tra l’altro, dal fatto che il
> DELATTRE [1989] pp. 50-6. Cfr. dello stesso autore la relazione in
questi Atti.
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suo nome si legge con chiarezza in due luoghi del trattato di
2e|Cg,
vxn.
IETcODiLoUeSTEd
Filodemo: uno dei quali di notevole interesse teorico per
lintreccio di considerazioni gnoseologiche e valutazioni atte
ad accreditare la funzione paideutica della musica, che vi si
legge; l’altro significativo perché lo stesso Filodemo sembra
richiamarsi all'autorità del filosofo tarentino intorno a una
questione di terminologia musicale‘.
Ma è il contenuto stesso del frammento che ho in mente
che induce a scorgervi un'allusione — che il seguito del testo poteva bene rendere esplicita — agli Elementa harmonica, l’opera maggiore del Peripatetico. Si tratta di PHerc.
225/2, corrispondente ai frr. 86-87 Arnim di Diogene di Babilonia, che leggo nell'edizione del cosiddetto primo libro
del Tepi povorxiig filodemeo curata da G.M. Rispoli5:
.. A... MYON..ONKAI.
.. NA. [Sta}téttety pérn tiv'blote pù póvoy xowdc
SoxJeliv] rpós Beóv auñv [oixeñôv [th Exeıv, Wade xal [7] Ji
. . . dispone alcune melodie,
cosicché non solo sembrino
avere in comune qualcosa di
t]a tas Suapopás tov Sal wòadatto per rendere onore agli
dei, ma anche secondo le diverse specie di divinita, melovlov dda mpdc &Aoluc [eùdie diverse per divinita di-
[x]e-
XPNOteliv dè [Aéy]e1 ro uléAoc
nari] npög [obvef lv xai yap oi
pouc] xai ôuipéonc xai d[nodeiEns ¿lv ápuovoñl: n)Acio[tac elvon] xai xat Mov [rpórov
xai da
An]v alvé] dewpiav TI
o.
Anos | |
oe
verse. Dice poi che la melodia
è utile anche per l’intelligenza. E infatti definizioni e
divisioni e dimostrazioni in
gran numero (dice) essere nell'armonia, e in altro modo e
secondo altra teoria . . . ..
+ Cfr., rispettivamente, PHILOD . de mus, 11 76, 13-31 e ıv 29, 12-17,
e, su questi passi, RisPoLI [1974] pp. 74-5.
> Cfr. RispoLi [1969] p. 229.
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)1-3. om. Ke Ar Kr
4. NA n, om. Ke Ar Kr
otwc] Kr
Surlartelv] Ke Ar Kr, [8ta]rarrew ego 4-5. til|v ólote Ke
Kr, ul|va élow Ar 5. povov Ke Ar Kr 6. E n, om. Ke Ar
Kr, tadta] Ar, rávto] Ku Kr, soxJeliv] ego 6-7. [oil lxelióv [a]
Ke Ar Kr follluechöv Ich ego
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concetto di mpémov’ — onde a
ciascuna divinità convengano e siano riferiti uéAn diversi. Se in certo modo implicito è,
in questa prospettiva, il riconoscimento dell'attività critica
che la considerazione della musica richiede, sia per scorgere
KAT n, sal Ke Ar Kr, valla
l’unità, diremo, estetica di una determinata categoria di péAn
ego
7-8. [xal|t]a Ke Ar Kr, (xlalltlé ego
8-9. Slaö||vo]v
Ke Ar Kr 9. &afdoluc Ke Ar Kr 9-10. [evypno]|te]iv rest.
per discriminare l'ethos proprio di ciascuno di essi (onde si
Ke
[uéloc Ke
realizzi l'equazione «melodie diverse per divinità diverse»),
11-12. TIPOC...OTNKAITAPOY n, xai] mpdc [ovvnetto resta in ogni caso lo iato con la proposizione succeseal . xai yap Slpllovc] Ke Ar Kr, xai] mpdc [oúve ov: xai yap
ob||pouc] ego
12-13. alnoseil|Eeıg ¿lv rest. Ke
13-14. ápuomwilt Jrrsio[tag..||.. Ke, dppovwdi{t rJasio[tag siva] Ar, ópuowxl rJAsiolros siva] Kr, apuovorifi x]Asio[tas ell | von] ego
1415....||..N n, om. Ke Ar Kr, [1pörov xai &|[Anlv ego
15.
siva, asserente che la melodia è utile per l'intelligenza (npdc
10. Hn, om. Ke, Méya] Ar Kr, Réyla ego
Ar Kr
TI..8EQPIAI TI n, ave 6empialv Ke Ar Kr,
TI..ego
16. IC n, om. Ke Ar Kr.
alvà] Bewpiay
Il frammento si divide in due parti, tematicamente e
concettualmente ben distinte tra loro.
(quelli che convengono xow@g a determinate funzioni), sia
[oivello1lv), la quale doveva, secondo ogni evidenza, segnare
il trapasso a una nuova argomentazione nel trattato di Diogene. Va a questo punto ricordato che la tesi secondo cui la
musica promuove l'esercizio dell'intelligenza è tesi aristotelica, esposta e lungamente argomentata nell'vm libro della
Politica, ove lo Stagirita, muovendo dalle opinioni espresse
intorno alla paideia musicale dai suoi predecessori e contemporanei, affronta il controverso problema del fine dell’arte
La prima, che in questa sede trascurerò quasi completamusicale mettendo in luce come essa non possieda un'unica
mente, se non per un punto, che contribuisce a chiarire il
passaggio alla sezione successiva, si collega alla nota, ma non
funzione, ma abbia come fine sia quella superiore forma di
originale, tesi diogenica secondo cui la musica eserciterebbe
rono per la gioia del banchetto — e anche di qui Diogene
un'azione diretta sull'anima, indirizzandola a determinate
trarrà spunto per la sua teoria della musica come fattore
virtù e ad atteggiamenti etici particolarié. Essa sviluppa ora
della cuprotixà áperi$ —, sia l'educazione morale, consisvago e diletto insita nell’ozio, onde gli antichi la utilizzail motivo della convenienza dell’arte musicale in relazione al
stente nel promuovere la virtù e la formazione delle qualità
tema dell'onoranza degli dèi, sostenendo da un lato che i
del carattere, sia, infine, la ricreazione intellettuale e l'inteluéAn debbano convenire xoiv&c all'ufficio cui sono destinati,
ligenza (ppóvnorc): obiettivo, quest’ultimo, che, posta la teoe quindi possedere in comune caratteri tali da giustificarne
ria aristotelica della piunowg musicale, si realizza nell'abituarsi
il riferimento alla run degli dèi, e sottolineando dall'altro
a giudicare rettamente (6p9g xpiverv) di melodie buone e non
come essi debbano essere valutati anche secondo il principio
buone e a rettamente giudicare dei nobili caratteri e dei
dell’oixeiov — il cui equivalente estetico è proprio, si noti, il
© La tesi,
ricorrente e variamente articolata nei frammenti dello
? Su di esso cfr. SCHENKEVELD [1968].
Stoico, riposa sul principio secondo cui il pédog possiede in sé tt xıyntıxöv,
8 Cfr. ad es. Piton. de mus. 1, PHerc. 1572, col. xı 72, fr. 4 Kemper cui cfr. Prop. de mus. ıv, PHerc. 1497, col. vu, p. 46 Neubecker
ke = fr. 33 Rispoli (=S.V.F. m Diog. Bab. frr. 76-79); PHerc. 225, col. vm
(=S.V.F. m Diog. Bab. fr. 68).
142, fr. 1 Kemke = fr. 34 Rispoli ( = S.V.F. m Diog. Bab. frr. 79-81).
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costumi virtuosi che sono rappresentati nei modi e nei ritmi
verse note nel tetracordo, la divisione del tetracordo medemusicali?.
simo in modi e, all'interno dei modi, la diversa disposizione
Di Evveois tic povowîig aveva ripetutamente parlato, peraltro, anche Aristosseno, nei suoi Elementa harmonica, in
relazione alla determinazione della scienza armonica e delle
funzioni gnoseologiche da essa implicate !°. Occorre in proposito rammentare che oggetto di tale scienza è, per il Peripatetico, la “melodia armonizzata”: così convenzionalmente
traduciamo l’espressione tó ñpuoouévov péAoc, la quale designa quella melodia formata da suoni tali da poter essere combinati tra loro in una obdv@eorc ordinata e non casuale, in
quanto dipendente da principi rigorosi ed esplicitamente dichiarati!!, In questo senso la scienza armonica si riferisce necessariamente a tre facoltà, che nel loro insieme costituidegli intervalli caratteristici: operazioni, queste, che presupscono la Ebveois tig povorwtîig: la sensazione (aio@no1c, o axon),
per mezzo della quale cogliamo la grandezza degli intervalli,
la memoria (uvñun), per mezzo della quale percepiamo il
suono presente e ricordiamo il suono passato — la melodia,
infatti, consiste in una produzione successiva (£v yevéoa), ed
implica dunque la dimensione temporale — e, infine, l’intelpongono l’attività della &évora e trascendono la sfera della
sensibilità, proprio perché ben diversa è la Sivapic di uno
stesso intervallo, a seconda della posizione che esso occupa
nella divisione dello spazio musicale
!2.
Ma è nella proposizione successiva, la quale proclama e
giustifica i benefici intellettuali recati dal péAoc, con il rinvio all’armonica e alle numerose sue definizioni, divisioni e
dimostrazioni, che io scorgo un riferimento alla rpaypateta
aristossenica, menzionata innanzitutto in quanto tale (vedi il
termine ápuovixh) e caratterizzata inoltre con tre termini i
quali convengono perfettamente al contenuto e alla peculiare
struttura del trattato di Aristosseno. Benché sia attestato un
significato musicale, antico, di d:atpecic, legato alla Staipeorc
av uelóv e alla diaipeoic tv pvOudv praticate nell'età della
sofistica!®, non è dubbio che il termine indichi qui le divisioni, o classificazioni, strutturali della scienza armonica, che
proprio negli Elementa harmonica trovano una rigorosa applicazione. Moltissimi esempi potrei dare delle Suwmpéoers poste e
letto (Svavo1a), per mezzo del quale ci rendiamo conto non
più solo della grandezza o di qualunque altro elemento quantitativo, ma della öbvanıc, ovvero della funzione — in tersottilmente intrecciate da Aristosseno fin dal primo libro dell'opera, che esordisce ponendo concetti generalissimi quali il
mini moderni si vorrebbe dire “funzione tonale” — dei
suoni, quella funzione che determina la posizione delle dimovimento della voce secondo il luogo (xatà tóxov xivnorc)
e continua, poi, distinguendo la voce (gwvi) nel parlare e nel
% Per la musica al momento del banchetto cfr. ARISTOT. polit. H 3.
cantare, fino ad arrivare alla divisione dei suoni (p86yyou),
degli intervalli (Stacthpata), delle scale (svothyata) e via via
1338 a 21-30. Per il problema delle funzioni proprie della musica cfr. ibid.
5. 1339 a 11-26, e 1339 b 10-15 per la definizione della posizione aristotelica. Per la musica come stimolo al retto giudizio cfr. anche eth. nic. K 9.
1181 a 17-19,
10 Cfr. in particolare Aristox. el. harm. 33 p. 43, 3-8 Da Rios; ibid.
39 p. 49, 1-5 Da Rios; ibid. 41 pp. 51, 10-52, 4 Da Rios, e, su questi
passi, Levin [1972].
1 Per la nozione di fpuoouévov péAog cfr. in particolare ARISTOX. el.
harm. 18-19 pp. 23, 9-24, 11 Da Rios, e, su di essa, Brancacct [1984] pp.
165-9.
fino a classificare e definire tutte le parti di cui consta la di-
12 Per la gnoseologia musicale di Aristosseno cfr. in particolare el.
harm. 33 p. 42, 6-8 Da Rios; 38 p. 48, 11-18 Da Rios; 39 p. 48, 16-17 Da
Rios, e, su di essa, Brancaccı [1984] pp. 170-5. Per la nozione di Suvapig
cfr. in particolare el. harm. 36 p. 45, 10-16 Da Rios; 47 p. 59, 9 Da Rios;
69 p. 86, 6-12 Da Rios.
‘? Cfr. PHibeh 13, col. 1 1-6, già pubblicato da CRôNERT [1909] pp.
503-5, e ora in Brancacci [1988].
Pagina 5
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)sciplina in esame!*. Ma, in luogo di un lungo elenco, preferisco ricordare come caratteristica degli Elementa harmonica
sia anche la struttura rigorosamente definitoria e dimostrativa della disciplina che Aristosseno si propone di fondare,
conforme al principio secondo cui le tre condizioni di scientificita dell'armonica richiedono: «primo, che siano stati ben
afferrati i fenomeni; secondo, che siano stati esattamente distinti, fra questi, quelli che vengono prima e quelli che ven-
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termini propri dell'armonica), i quali hanno rispettivamente
lo status delle definizioni (6piopoi) e delle ipotesi (bro8écec)
aristoteliche: e già in uno studio del 1984, al quale mi permetto di rinviare, ho potuto mostrare come nei parr. 44-74
della trattazione aristossenica sia possibile individuare l'enunciazione dei 3 principi e delle 16 definizioni relative al piano
della scienza armonica nonché dei 27 teoremi che dimostrano quali e quante sono le successioni melodiche conformi
gono dopo; terzo, che si siano considerate, quanto conviene,
le loro proprietà essenziali»
!5, E formale è la dichiarazione
del teorico, il quale avverte che, della scienza armonica,
«noi cercheremo di dare dimostrazioni che si accordino con
i fenomeni, a differenza dei nostri predecessori», il che significa «raccogliere tutti i principi che sono evidenti a quelli
che conoscono la musica e, con dimostrazione, trarre da
dire una determinazione di ciò che i Greci includevano nella
questi le conclusioni» té.
uovo téxvn, mentre in seguito ciò che dovrebbe dimostrare
L'esigenza di fondo della scientificità dell’armonica, per
cui «bisogna scegliere da ogni scienza, che si basa su più proposizioni, dei principi fondamentali che servano a dimostrare
ciò che da essi consegue» !7, rende conto d’altra parte della peculiare struttura dei libri u e m, nei quali Aristosseno pone
una chiara distinzione tra äpxai (principi che esprimono le
tale utilità è lappovixh, che i Greci stessi tenevano ben diParte, dalla prima. Orbene, il nesso si chiarisce proprio in
leggi generalissime della combinazione dei suoni e degli intervalli) e npoßAnuara (proposizioni che definiscono concetti e
uéAoc, nella quale rientrano, insieme con l’armonica, tutte le
1% Per la suddivisione e partizione delle materie trattate negli Elementa harmonica cfr. Brancacci [1984] pp. 160-4.
15 Arıstox. el. harm. 43-44 p. 54, 15-19 Da Rios: mp@tov pév abtdv
XXIII, richiamata la tesi di Diogene e dato avvio alla sua conalle leggi della musica!8.
A sostegno della mia tesi posso ancora allegare due considerazioni, lluna d'ordine concettuale, l’altra d’ordine testuale. A un attento lettore dell'esposizione filodemea non
sfuggirà l'apparente incongruenza terminologica, per cui dapprima ciò che è detto utile all'intelligenza è td péAoc, vale a
stinta, in quanto disciplina teorica non coincidente con
prospettiva aristossenica, ricordando cioè che fin dall’esordio del suo trattato Aristosseno chiarisce come l’appovixà)
émothun sia essa stessa parte della più generale scienza del
altre scienze dalle quali dipende la completa conoscenza della
musica!?. Devo inoltre ricordare che nella successiva colonna
futazione, Filodemo osserva, secondo uno schema che gli è
caro, come nulla provi che le esatte conoscenze dei musicisti
TOV pavouévov xadòc Anpbévtwv, Eretta Ölopıadevrwv EV aútoic tav TE
npotépwv xai tav dotépov plc, tpitov Sè tod cupPaivovtds te xai dpodogiovino all'intelligenza più di quelle di qualunque altra disciyoupévov xatà TPÓTOV GUVOPBÈVTOS,
plina, polemicamente ricordando il nome e le tesi di un teo-
16 Jui, 32 p. 41, 17-19 Da Rios (droöeigeig neipmpeba Aye Opodoyovuevag toig paivouévois, où xadárep oi Eunpocdev) e p. 42, 5-7 Da Rios
(nues 3 ápxás te rewpopeda AaPeiv parvopévag árácas toicg sumeiporg povonic xai ta éx tobtwmv ouußaivovra anodeixvivat).
rico della musica che Diogene doveva a sua volta citare a sostegno delle sue posizioni: si tratta di Archestrato, fondatore
di una scuola musicale di indirizzo aristossenico, ricordato
17 Ivi, 44 p. 54, 19-21 Da Rios: trei Sè néons émotunç, fi tis xn
rpoBlnuázov rietovav ovvéstnxev, dpyùc npooxôv tom Aaßeiv & av Ser-
18 Cfr. BRANCACCI [1984] pp. 175-85.
xONoeta: ta petà apyac.
'* Cfr. Arıstox. el. harm. 1 p. 5, 4-7 Da Rios.
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)anche da Porfirio nel suo commento agli Armonici di Tolemeo; il che costituisce un'ulteriore prova che il contesto di
idee e teorie in cui Diogene si muoveva in questa sezione
del suo trattato era proprio quello aristossenico2.
Ma proprio ciò induce a volgere a una conclusione questo discorso e a più precisamente inquadrare la posizione di
Diogene di Babilonia nella schiera di pensatori i quali, parlando di musica, sostennero e in vario modo argomentarono
la sua funzione di stimolo all’intelligenza. Per il filosofo Aristotele, la musica che vale npög ppôvnoiv è la musica effettivamente udibile, la quale, oltre ad essere causa di una trasformazione dell'anima in virtù dei x&0n che suscita, è anche
stimolo al retto giudizio dacché in essa sono strutturalmente
presenti rappresentazioni di virtù e costumi morali, ai più
nobili dei quali l’uomo, tramite l’ascolto, si abitua. Per il
teorico Aristosseno la &bveorg tic povowîig ha ancora per oggetto la musica effettivamente udibile, vale a dire quella melodia armonizzata il cui apprezzamento implica, in una prospettiva più pronunciatamente razionalistica, il coglimento
di determinati rapporti conformi alle leggi del tetracordo e
ai principi della combinazione melodica degli intervalli.
Diogene di Babilonia, il cui ITspî povorxfig sembra avere
in sé, anche ad altri livelli, qualcosa di già “scolastico”, affida a sua volta il contributo della musica all'intelligenza al
uéAoc, ma insistendo poi sulle 3tmpéceic e arodeiteis dell'ar20 Per la menzione di Archestrato e dei suoi seguaci cfr. PHiLOD. de
mus. tv, col. xxm 13-27, p. 69 Neubecker: oi Sè | repi tov ‘Apxéatpatov
xai |!5 prdcopa Aéyovres elvar tig | ovorxñs ta nepi di pwvis | xai
p06yyov púceos nai Silastiparog xai t@v dpoi@v | avuropevnioi tives
hoav, |ovx dn povov eig [alarorpılwrarnv EveßaılvJov Gewpilav xai rasa
pinsag ¿dáltouv úrep avr@v xai npög | mv émolrhlunlv] alxpilotws, |?
GAG xai SO{th p[ovnv] axelonvavto povoludnv mv | todtwv Gewpiav. Va
tuttavia osservato che Diogene di Babilonia, pit vicino, in questo, alla genuina posizione aristossenica, non avrebbe certamente accettato la drastica
conclusione di Archestrato e dei suoi seguaci, secondo cui «sola musica era
la teoria di queste cose». Su questo teorico cfr. von JAN [1895].
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monica, e sulle dimostrazioni di Archestrato, sembra di fatto abbandonare il piano della musica effettivamente risuonante per spostarsi su quella della disciplina intesa — per
continuare con la metafora medievistica — in senso quadriviale: e giustificare in definitiva la razionalità della musica
con quella della sua teoria.