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Arpad Szabo
IL PITAGORISMO E LA MATEMATICA DEDUTTIVA
Nato in Ungheria 1913
Laureato in Filologia classica a Budapest 1935
Libero docente all'Università di Francoforte
1939
Titolare della cattedra di filologia classica
all'Università di Debrecen (Ungheria) tra 19401951
Dopo il 1951 lo stesso all'Università di Budapest.
nell'esercizio quotidiano — in una vera scienza
deduttiva. Secondo la tradizione antica Pitagora
stesso fu l'iniziatore, oppure il promotore di tale
mutamento sostanziale. Fino a quel tempo, la
matematica non era altro che una collezione di
conoscenze utili alla vita di ogni giorno. Egli invece — come si legge — trasformò queste conoscenze in qualcosa di superiore, in un sistema di
qualità più elevata. Tali parole si leggono su Pi-
Membro delle Accademie seguenti:
Accademia di Atene (1976)
Interdisciplinary Academy, Finland (1977)
tagora nell'opera di Proclo, commentatore cele-
Accademia Ungherese delle Scienze
scientifica, si ascoltino le parole di Aristotele sui
Budapest (1979)
discepoli di Pitagora. Si legge nella
*'Metafisica'":
'*.....i cosiddetti Pitagorici si dedicarono per
primi alle scienze matematiche, facendole propredire; e poiché trovarono in esse il proprio nutrimento, furono del parere che i principi di
queste si identificassero con i principi di tutte le
cose. | numeri occupano naturalmente il primo
Hamdard Academy
Pakistan-Islamabad (1979)
Socio straniero dell'Accademia Lucchese di
Scienze, Lettere ed Arti (1982).
Ha sentito diversi libri in ungherese. U suo ls.
bro su “Gli inizi della matematica greca" fu
pubblicato nelle lingue seguenti: ungherese, tedesco, francese, inglese, greco e giapponese. Il
suo ultimo libro sull'Astronomia e geografia matematica Greca fu pubblicato in tedesco dall'Accademia di Atene (1982).
Nello sviluppo della matematica vi fu un
momento di importanza fondamentale, nel quale si compì una vera rivoluzione, maggiore forse
di qualunque altra, nel campo matematico,
compresi i giorni nostri, Si tratta di quello che si
potrebbe precisare come la trasformazione di conoscenze pratiche — acquisite induttivamente
bre degli ‘*Elementi’’ di Euctide.
Ma prima di parlare di questa rivoluzione
posto fra tali principi, e i Pitagorici credevano’di
scorgere in quelli più che nel fuoco o nella terra
o nell'acqua un gran numero di somiglianze con
le cose che esistono e sono generate....e individuavano, inoltre, nei numeri le proprietà e i rapporti delle armonie musicali e, insomma, pareva
loro evidente che tutte le altre cose modellassero
sui numeri la loro intera natura ¢ che i numeri
fossero l'essenza primordiale di tutto l'universo
fisico; e per tutte queste ragioni, essi concepirono gli elementi dei numeri come elementi di
tutta la realtà e l'intero cielo come armonia e numero”,
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RELAZIONE
AKPAD SZABO
Poiché, secondo Arzstorele, i Pitagorici rintracciavano i principi di tutte le cose nei numeri,
Pitagorici sostenevano di aver trovato fra le cose e
i numeri, erano del tutto fantasiose e arbitrarie,
possiamo dire che, mentre i filosofi anteriori
Greci (i Milesii) avevano scelto come principi primi concrete sostanze, i Pitaporici avevano concome — a quanto sappiamo — l'identificazione
male dei fenomeni. Anche ammettendo che non
della giustizia col numero quattro (il primo, o
per meglio dire, il secondo numero quadrato) e
del matrimonio col cinque (che rappresenta
l'unione dell'uomo con la donna, rispettiva
siano stati essi i primi a individuare i rapporti
mente associati al tre e al duc).
numerici delle armonie musicali, è certo che si
servirono di questa scoperta come di una delle
Del resto, sembra che appunto una tale
identificazione delle cose con i numeri — benprincipali esemplificazioni del ruolo dei numeri.
ché attestata da Aristotele — non sia stata la ge-
Dato che gli intervalli di ottava, di quinta e di
nuina ¢ veramente importante teoria Pitagorica.
quarta potevano essere tutti espressi in termini
Può darsi, che questa identificazione volgarizzi
di semplici rapporti numerici (2:1, 3:2 e 4:3), si
verificava il caso sorprendente di fenomeni che,
soltanto la dottrina di Prtagora. In ogni caso, fu
centrato la propria attenzione sull'aspetto forpur non avendo alcun rapporto apparente con i
più importante dal punto di vista dello sviluppo
scientifico posteriore, un altro passo pitagorico,
numeri, rivelavano una struttura esprimibile in
termini matematici, per cui i Pitagorici pensarocioè, il loro passaggio da una geometria ancorata
alla materia - tale era originariamente la geomeno che quel che era vero per gli intervalli musicatria di falegnami, di fabbri, di agrimensori e di
li poteva ben valere anche per altri fenomeni, a
tecnici — a una geometria di precisione degli encondizione di saperne scoprite i rapporti mateti tdealizzati: punto senza dimensione, linea
matici.
L'importanza di questa ricerca dei numeri
nelle cose è evidente. | Pitagorici sono stati i prisenza larghezza e superficie senza spessore,
—Siamo tutti abituati a considerare; fin da rapazzi, questa geometria di precisione (punto, limi pensatori ad aver tentato consapevolmente di
nea, superficie), ma ci possiamo render conto,
dare alla conoscenza della natura una base gran
tuttavia, che un tale passaggio a questi che chiatitativa e matematica, inaugurando così quello
meremo ext: geometrici idealizzatr, segna effetche doveva essere uno sviluppo scientifico della
tivamente un punto di svolta incalcolabile.
massima importanza. Ma per situare storicamen-
È immediato il legame logico intercorrente
te la loro acquisizione, occorre aggiungere altre
tra l'introduzione degli enti geometrici idealizdue cose, Innanzitutto i Pitagorici, lungi dal lizati e la scoperta di cosiddette /inee imcommensurabili. E tutte le testimonianze concordano
mitarsi a sostenere che la struttura formale dei
fenomeni è esprimibile numericamente, ritennero che le cose stesse fossero composte di numeri: molti di loro affermavano, infatti, che le cose
sono fatte di numeri — essendo questi concepiti
nell'indicare come prima scoperta di linee incommensurabili quella del lato e della diagonale
di qualsiasi quadrato. Che cosa significa dite che
lato e diagonale del quadrato sono incommensucome concreti oggetti — in contrasto cospicuo
rabili? Significa dire che non è possibile misurare
all'antisensualismo di un'altra scuola filosofica
l'una con l'altro: che non è possibile, cioè, di
contemporanea nel Mezzogiorno d'Italia, quella
trovare un sottomultiplo del lato che sia contenuto esattamente, un numero intero di volte
cleatica.
In secondo luogo, molte delle analogie che i
nella diagonale: che non esiste, cioè, un pur piccolo segmento di retta che sia contenuto esatta
mente, mumeri interi di volte, tanto nel lato
quanto nella diagonale del quadrato: lato e diagonale non hanno un sottomultiplo comune,
cioè non hanno una misura comune, sono incommensurabili.
Ma aspettiamo qui un poco, Il mutamento
rivoluzionario nella storia della matematica avviene quando diventano materia della matematica stessa non più gli oggetti percepiti dai sensi,
ma cose che possono essere comprese sola. dal
pensiero, Tali sono gli "enti idealizzati’’, e non
soltanto il punto, la linea, la superficie e in genere gli clementi della geometria, ma anche i
numeri. Questo mutamento rappresenta senza
dubbio un allontanarci dal mondo delle cose
percepibili con i sensi, e un volgersi al mondo
dell'astrazione, alla filosofia. Solo in base alla riflessione filosofica si può ammettere l'esistenza
di cose che non sono accessibili alla percezione
sensoriale, come ad esempio "i punti senza
estensione", e l'‘’incommensurabilità’’ stessa.
Ed è solo questo mutamento che rende possibile
la dimostrazione matematica.
Mi sembra che tale modificazione della
scienza, cioè, la trasformazione della matematica
in un sistema deduttivo, deve essere in qualche
modo il risultato della collaborazione di due indirizzi filosofici, la scuola e/eatica e Va scuola pr
tagorica. Penso addirittura che, risalendo all'origine, siamo in grado di distinguere, con sufficiente approssimazione, la parte che ciascuna
delle due correnti filosofiche ha avuto nella fondazione della matematica sistematica.
È noto come l'allontanarsi dalla percezione
sensoriale delle cose assunse logica espressione
nella filosofia della scuola di Elea. Me/isso, uno
dei filosofi eleatici che possiamo più facilmente
seguire, scrisse; "Noi crediamo di vedere, udire
€ percepite correttamente, ¢ tuttavia ci sembra
che il caldo diventi freddo e il freddo caldo, il
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duro molle e il molle duro, che il vivente muoia
e cha dal non vivente nasca la vita e che accadano
tutti questi mutamenti e che niente di quello
che era e che ‘adesso è sia uguale a sè, anzi il ferro, nonostante la sua durezza, si consuma a contatto con le dita, come se fosse fluido e così l'oro
e la pietra ¢ tutto quello che di solito è considerato solido, e dall'acqua si formano la terra e la
pietra. Ne risulta che (attraverso la percezione
dei sensi) non vediamo nè possiamo conoscete le
cose come veramente sono”.
Le percezioni sensoriali non corrispondono
dunque alle nostre attese logiche. Ci si potrebbe
aspettare che un determinato oggetto, che in base alle nostre sensazioni è fatto in un certo modo, rimanga in ogni momento identico a se stesso. Come verrà detto più tardi nella logica “A
est AU e “A non est non-A''. Ogni cosa può essere solo identica a se stessa e non identica a
un'altra. Ma le percezioni sensoriali sono in contrasto con questa aspettativa logica. ‘Poiché anche la cosa più dura, ferro o pietra che sia, è al
tempo stesso fluida: come all'inverso la cosa più
liquida, l'acqua, si trasforma in terra € pietra”.
In base alle sensazioni un oggetto non è soltanto
identico a se stesso ma è anche identico a un altro. È qualcosa e non lo è — lo stesso e non lo
stesso. Di quale oggetto si può affermare dun.
que che è veramente? — Secondo l'insegnamento della scuola eleatica ciò è valido soltanto per
quella astrazione che la scuola definisce come
Y Essere””.
|
lo credo che basti ricordare questo insegnamento clarico per notare immediatamente come
la semplice astrazione dell'Essere cleatico asso.
migli al "punto elatico dimensione” della matematica. In realtà questi due concetti - l’Essere
eleatico e il punto (senza dimensione) - possono
essere afferrati solo dal pensiero. Per la percezione sensoriale essi non sono assolutamente accessibili. Lo stesso vale anche per il concetto di ‘in
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commensurabilita’’, Quest'ultimo concetto in
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RELAZIONE
Come è noto il metodo abituale della dimostrazione dei filosofi elatici si basava sulla confufazione. Essi hanno dimostrato che l'asserzione,
absurdum, la dimostrazione indiretta come prodalle deduzioni. Quanto ai principi egli non è
tenuto a renderne ragione, ma deve fatto per le
più avvertite qualcosa di ‘‘piccolissimo’’. Ma
l'idea di incommensurabilità nega assolutamente la possibilità che esista qualcosa di ‘‘piccolissiche volevano confutare, porta alla contraddiziotone stesso che descrive la prova indiretta come
deduzioni che ne derivano..."'.
Presupposto necessario e irrinunciabile della
mo”,
falsa, ciò significa che il suo contrario deve essere
dimostrazione matematica per eccellenza. La in.
commensurabilità della diagonale con il lato del
quadrato fu ad esempio dimostrata basandosi sul
La ‘‘matematica di precisione’, di cui si parla qui, presuppone naturalmente la dimostraziovero. Questo tipo di argomentazione si chiama
prova indiretta, o in latino: reductio ad absurne. Questo tipo di scienza è esatía - in contrasto
dum. La dialettica dei Greci - che conosciamo socon le capacità pratiche degli artigiani fondate
sulla esperienza - proprio perchè la matematica
prattutto dalle opere di Platone, e il cui primo
realtà è in contraddizione con qualsiasi percezione dei sensi. La percezione sensoriale può tutt'al
deduttiva può basare i propri insegnamenti, cioè
può documentare che le sue affermazioni enunne (contraddice se stessa), e perciò deve essere
falsa. Se tuttavia una qualsiasi affermazione è
sostenitore fu - secondo un'annotazione di Anstotele - Zenone di Elea, si basa in fondo sempre
su questo genere di argomentazione.
ciate sono necessariamente vere.
Ma prendiamo ora in considerazione la di-
Se tuttavia si pensa che, secondo l'insegnamento della scuola eleatica, la percezione sensoriale è ingannevole e che i nostri organi di senso
sono testimoni infidi, allora la ‘dimostrazione’
- nel senso comune della parola - diventa immostrazione matematica, che in greco è indicata
col verbo detknymi. Dato che questa parola significa in origine ‘’mostrare’’, ‘indicare col dito, ‘‘rendere visibile’’, bisogna supporre che in
pria caratteristica forma di dimostrazione. È Plarapionamento seguente:
Se il lato e la diagonale fossero commensurabili, si potrebbe facilmente dimostrare, secondo
l'insegnamento pitagorico, che /0 stesso numero
dovrebbe essere sia pari che dispari. Ma un numero simile non esiste per definitionem. L'assurdo cui conduce la dimostrazione, indica che la
premessa da cui siamo partiti - lato e diagonale
del quadrato come commensurabili - era errata.
La confutazione di questa asserzione equivale alla dimostrazione del suo contrario: quindi le due
grandezze non sono commensurabili. In questo
modo è provato un dato di fatto - la incommensciamo attraverso i sensi è solo un'apparenza inorigine anche in matematica la dimostrazione
fosse un modo concreto dì rendere visibile dei
dati di fatto. Benchè in realtà non incontriamo
mai presso i matematici greci una dimostrazione
gannevole (in
L'insegnamento
di questo genere, ottenuta indicando concretapensiero.
vera
mente una realtà, è quasi sicuro che in un primo
lontanarsi dalle cose percepite con i sensi - il fatprovvisamente problematica.
Come possiamo
convincerci della verità se tutto quello che conogreco Sé6Ea)?
cleatico conosce
una
unica
asserzione:
"P'Essere è'' (td Sv éativ ). Per il resto i filosofi
cleatici potevano confutare qualsiasi altra asserzione, poichè avevano dimostrato come ogni affermazione contiene una contraddizione. Fra i
molti argomenti che Zenone poteva addurre
contro il movimento si trova ad esempio il setempo questa deve essere stata la via abituale del
dimostrare, soprattutto nell'insegnamento. Anche Socrate - in un dialogo di Platone - mostra a
un semplice schiavo indotto come si può raddoppiare la superficie del quadrato con la sua diagonale.
guente ragionamento: il movimento non può es-
Una volta tuttavia che si è riconosciuto che
ser che un'apparenza ingannevole, dato che non
possiamo afferrarlo con il pensiero. Perchè dove
dell'udito, del tatto, e che la percezione dei senin realtà potrebbe avvenire il movimento di un
si è ingannevole, non potrà essere più soddisfacorpo mosso? Esistono evidentemente solo due
cente neppure la dimostrazione che ne deriva.
possibilità: o la dove è il corpo, o là dove non è.
Poichè gli oggetti della matematica - gli “enti
Ma là dove è, naturalmente non può muoversi -e
idealizzati'* - non sono più visibili propriamente
ancor meno ciò può avvenire dove non è. Duasecondo la nuova interpretazione.
que il pensicto logico non può afferrare il movimento.
non
ci si può fidare degli organi della vista,
Infatti la matematica ha sviluppato, secondo
il modello della dottrina cleatica, la reductio ad
surabilità - la cui esistenza non può essere percepita nel mondo materiale per mezzo degli organi
di senso e che può essere colto solo per mezzo del
Sembra quindi che in matematica tanto l'alto dunque che materia di questa scienza siano
diventati gli ‘enti idealizzati’’ - quanto la necessitä della dimostrazione astratta e la preferenza per la dimostrazione della reductio ad absurdum siano da attribuirsi all’influsso della filosofia eleatica.
La ‘matematica di precisione’ rappresenta
anche un ulteriore sviluppo creativo dell'insegnamento cleatico. Ciò è reso evidente soprattutto dalle seguenti argomentazioni dell'antico
commetatore degli Elementi, Proclo:
‘‘Poichè sosteniamo che la scienza della gevmetria si basa su presupposti e partendo da determinati principi trae le sue deduzioni... f'autore di un libro di geometria elementare deve insegnare i principi della scienza separatamente
*’scienza deduttiva”* è infatti la rigida distinzione: da un lato stanno i principi non dimostrati ¢
dall'altra parte deduzioni, teoremi e costruzioni
dimostrate, che da questi derivano, Non occorre
qui approfondire oltre al problema aristotelico,
se i principi non dimostrati della geometria siano
in realtà ‘‘indubbiamente veri””, o sarebbe pensabile forse anche il loro contrario; se è possibile
soltanto la geometria eucliedea 0 se sia possibile
anche la geometria non-cucliedea. Infatti in Enchide Ve definizioni, i postulati, e gli assiomi vengono posti senza tentare di dimostrarli - sono
questi i principi della sua geometria.
Se cerchiamo di trovare una risposta alla domanda: come si è scoperta la necessità della distinzione fondamentale fra i principi ron dimostrati e le deduzioni dimostrate, si deve ovviamente pensare alla dialettica che si era sviluppata presso i Greci sul modello di Zenone di Elea.
In questo stesso senso anche Socrate, in Platone,
espone una volta il suo metodo di ragionamento: ‘lo pongo sempre a base della mia ricerca
una asserzione che considero particolarmente valida e quando ho l'impressione che qualcosa sia
in accordo con l'affermazione posta come base,
la considero vera. Ciò che invece non sembra accordarsi io lo considero non veto”.
Come Socrate pone un determinato /ogos
senza dimostrazione alla base del suo ragionametno - dopo che questo gli sembra indiscutibilmente evidente - così anche in geometria si comincia con principi non dimostrati ma evidenti
per se stessi.
Questa dialettica greca che si era sviluppata
sul modetio di Zenone di Elea poteva natural
mente arrivare da sola, indipendentemente da
qualsiasi attività matematica, alla conclusione
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