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‘NO EATO
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DEL PENSER
SASnN
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ca
Ill.
I
PITAGORICI
L'ITALIA «ILLUSTRE». — Lo splendore della Ionia volge al
tramonto, ma la ecienza & ormai nata. Per trovare un nuovo
sviluppo del problema della materia, legato ad una nuova visione
del mondo, convien passare dalle città ioniche alle colonie greche della Sicilia e dall'Italia meridionale, «l’Italia illustre» come
la chiama Sofocle nell'Antigone,1) che verso la fine del secolo
sesto diviene il vero centro della coltura, e illumina |’Ellade
tutta della sua luce.
L'esodo del pensiero dalle coste dell'Asia Minore all'Italia corrisponde ad un movimento migratorio ridestato dalle circostanze
politiche.
‘ Pitagora lascia la nativa Samo per sfuggire, dicesi, all'ambiente oppressivo, creatovi dalla signoria di Policrate. Senofane di
Colofone fugge l'invasione persiana. Quando urgeva il pericolo di
quest'avanzata vedemmo già Talete consigliare alle città ioniche
di opporvi un unico fronte. Un altro savio, Biante di Priene,
propose ai Greci della costa di abbandonare le loro città e cercare tutti insieme una nuova patria, sulle coste della Sardegna.
Lì per lì non fu ascoltato. Ma quando iPersiani furono alle
porte, e le loro macchine d'assedio già tormentavano le mura,
due aride città marinare. Teo e Focea, si ricordarono del consiglio; e, chiesto un giorno di tregua, ne approfittarono per imbarcarsi e fuggire. ') Quelli di Teo passarono in Tracia e fon1) Antigone, etasimo V. I strofe.
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)darono Abdera, che doveva dare i natali a Protagora e a Democrito. 1 Foceesi volevano fermarsi a Chio; ma gli abitanti
rifiutarono di riceverli. I timidi già si eclissavano e tornavano in patria alla chetichella. Ma i più animosi non vollero arrendersi e fecero vela per Alalia in Corsica. I Foceesi erano
noti per il loro ardimento marinaro: primi fra gli Ioni essi avevano abbandonato il piccolo cabotaggio, e si erano messi per
l'alto mare aperto con le loro navi da corsa a cinquanta :remî,
io esilio. Gl'Iddii, quantunque discosto dalla regione del cielo,
ai guardi
è quel che da Natura era conteso
rr con la sade, attinse
Ei
che
poi
E
cuore.
del suo gran
umani, Egli con gli occhi
le
aveva con l'animo percorso e con vigilante ascesi, ne impartiva agli.
la
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ammira
e
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taciturn
alunni,
degli
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congreg
tri la disciplina: e alle
cose, €
sua parola, insegnava i principi dell'Universo e l'origine delle
,
fulmine
il
donde
nevi,
che cosa fosse Natura, che cosa Dio, donde le
RAC
i « penteconteri ». Adesso, rifugiati in Corsica, dove già esisteva
una loro piccola colonia, vivevano di pirateria, spargendo l’allarme fra le popolazioni del Tirreno. Ma contro di loro si armavano Tirreni e Cartaginesi; e uno scontro navale in cui la vitre
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toria rimase incerta, li decise a cambiar vita. Passati sul continente, si fermarono più giù, verso Pesto, fondando la città
di Elea, o Velia, circa nel 540 a. C.
Gli evidenti rapporti di pensiero che si scoprono fra i naturalisti ionici e la scuola italica di Pitagora, e poi coi filosofi di
Elea e di Abdera, riesciranno bene comprensibili a chi ricordi
lo stretto vincolo di parentela, che legava queste città.
<<
PITAGORA E LA SCUOLA ITALICA. — Pitagora, figlio di Mnesarco, è nato a Samo verso il 572 a. C. o poco prima. Il racconto tradizionale dei suoi lunghi viaggi d'istruzione non deve
essere privo di qualche verità. Pare anche ch'egli facesse il tenbliche, come l'acquedotto di Eupalino, meravigliosa testimonianza
delle cognizioni tecniche dell’epoca. +) Ma come già dicemmo, Pitagora mal sopportava l’ambiente oppressivo della corte; venne
in Italia e fondò a Crotone quella setta od ordine di carattere religioso che prese il nome di Scuola Italica. Aveva allora press’a
poco quarant'anni. Ma lasciamo la parola ad Ovidio, nella cui
parafrasi troviamo ancora l’eco delle solenni Purificazioni:
Eravi qui un uomo .... che aveva fuggito ad un tempo e la patria
e chi sulla patria imperava, e per orrore della tirannide s'era posto in
1) Erod. I,
166-168.
2) Erodoto III, 60. Cfr. cap. XXIII.
|
N
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tativo di esercitare un'influenza politica in patria, nei momenti
che precedettero la tirannia di Policrate.
La città trovò sotto questi un regime ordinato, favorevole
all'espansione dei tommerci; si fecero anche grandi opere pub-
4
bad
PITAGORA.
(Dall’Aritmetica del Calandri, 149)).
che
e se i tuoni venissero da Giove o dal vento che squarcia le nubi; etutto
cosa squassasse la terra; e con qual norma rotassero sia gli astri sia
che è visibile. 1)
L'insegnamento di Pitagora, ad un tempo morale e scientifico, trovò largo seguito in un ambiente che già possedeva tradizioni di cultura, fiorendovi una scuola medica. E presto altre
sedi dell'ordine furono fondate in diverse città della Magna
Grecia e della Sicilia.
1) Metam., XV, 75 sgg. Seguiamo l'interpretazione del Rostagni.
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Si comprende come la stretta unione che regnava nella setta
col soffio poetico, anche un intenso fermento di scienza. Qualcosa
dello spirito pitagorico è passato dall'antichità anche nel nostro
pensiero, e si trova alla base dello sviluppo scientifico moderno.
Oltre il disegno esteriore della scuola, poco o nulla può
dirsi della vita e dell'insegnamento di Pitagora, che non sia tradizione dubbiosa e tardiva. Il maestro non ha lasciato niente di
scritto; il lavoro della scuola si metteva in comune, e di ‘ogni
scoperta si faceva risalire il merito al fondatore. Testimoni assai vicini non sanno già più distinguere la sua opera da quella
—
e il fanatismo invadente che l'animava dovesse dare facilmente
ai Pitagorici un'influenza politica, cui il regime democratico
delle Città poteva opporre poca resistenza; in breve si impadronirono del potere.
Il nuovo spirito che pervade lo Stato si lascia osservare assai bene nella stessa Crotone ove s'instaura un regime rigidamente
aristocratico, con una politica esterna intollerante ed espansiva.
Un'antica faida che pendeva colla potente vicina Sibari, fu portata
a compimento con una guerra di sterminio. Le cronache serbano il ricordo del sübito sgomento che invase tutto il mondo
greco fino alle rive dell’Ellesponto, quando si diffuse la notizia
di discepoli posteriori, i quali preferivano rimanere nell'ombra,
e riportare ogni loro convinzione al detto infallibile di Lui:
&utés Epa, Ipse dixit. Ma già al IV secolo, la. figura del filosofo
si perde nella caligine luminosa del mito. Eraclide Pontico, lo
stesso Aristotele e la sua scuola, non ne conoscono poco più
che i tratti leggendari: Pitagora è figlio di Apollo o di Ermete,
è sceso agli inferi e ne è risalito, è profeta, mago, veggente,
come lo sarà più tardi il suo immaginoso biografo Apollonio
di Tiana, che da lui pure riprende il dono dell’ubiquità.
Col perdersi della civiltà greca nel caos del mondo orientale,
la figura di Pitagora risorge circonfusa di mistico splendore.
La tradizione non era del tutto spenta: poiché dell’antica scuola
qualcosa viveva ancora in uomini quali Diodoro d'Aspendo ed
che Sibari l’opulenta, la Città molto amata dagli Dei, era stata
data alle fiamme e che non ne rimaneva pietra su pietra.
Ma, pronta come l'ascesa, doveva giungere la fine dell'insolito regime. La discordia e la faziosità, inerenti alla mentalità
politica dei Greci, non tardarono a risvegliarsi; crebbe il numero
e il malcontento dei delusi, che non erano stati ammessi alle
gerarchie. Infine l'opposizione terminò (verso il 500?) con un
conflitto; la loggia pitagorica di Crotone fu incendiata e nell'incendio perirono la maggior parte dei notabili della setta.
Secondo alcuni vi morì lo stesso Pitagora. Altri vuole che si
fosse già ritirato a Metaponto e sopravvivesse ancora qualche
anno, Intanto i suoi discepoli si disperdevano per l'Italia e per
la Grecia, propagandovi le idee pitagoriche, che vennero così ad
esercitare l'influenza più diffusa sui pensatori successivi. Vedremo
d'altronde che esse recavano, col calore della fede religiosa e
Eraclide Lembo, e un ramo ne era risorto a Roma per opera
di Nigidio Figulo; ma assunto ormai nel forte organismo neoplatonico, il pitagorismo perde le ultime vestigia del suo carattere
scientifico: e negli scritti di Giamblico e di Porfirio, ci appare
come una oscura aritmologia cabalistica, che vuole spiegare e
collegare simbolicamente i misteri delle varie religioni, in un
sistema che della filosofia non serba più altro che il nome.
Lo stesso Pitagora aveva probabilmente inculcato ai discepoli
un religioso terrore per i suoi doni soprannaturali: « vi sono,
essi dicevano, tre specie di esseri ragionevoli: gli uomini, gli Dei,
e i simili a Pitagora ». Qui ci par di sentire la voce .di scherno
d’Eraclito: « Pitagora, figlio di Mnesarco, ha spinto lo studio e la
ricerca più in là di ogni altro uomo; si è creata una saggezza
fatta di polimatia e di male arti».
ReLicione. — Col Pitagorismo ci troviamo in un'atmosfera
intellettuale
del tutto
diversa da
quella
della scienza ionica;
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)e per giudicarla correttamente, dobbiamo riportarci a quel che
si é detto nel Capitolo I.
Aristocratico iniziato questi, « spregiatore di folle »:) e degli
stessi pitagorici, che sono invece ardenti iniziatori e propagandisti. Ma pur in temperamenti cosi opposti si ritrova la stessa
Abbiamo gia visto come allo spirito della Grecia omerica si
fosse venuta sovrapponendo una nuova corrente, derivata in modo
tendenza a dar vita alle nuove teorie, fondendole con le tradipiù o meno diretto dall'Asia,
zioni antichissime.
in
cui si incontravano le
aspirazioni morali dei poeti e la religiosità rinascente del popolo,
nelle sue forme più primitive e naturalistiche. Era questo l’Orfismo, del cui aspetto originario poco sappiamo, a causa della
sua pronta interazione con le altre religioni misteriche, e con la
scuola pitagorica. Ma fin da principio, certamente, esso fu penetrato di un senso pessimista della vita, contrastante singolarmente con l’idea convenzionale che ci si fa dello spirito greco.
Qui si vede la lotta tra il bene e il male, tra lo spirito e la
materia, simboleggiata in un mito, per cui gli uomini debbono
riscattare il peccato originale di un Dio ucciso. Dioniso Zagreo
é dilaniato dai Titani che mangiano il suo cuore e sono folgorati
da Giove; dalla loro polvere nasce l’uomo che nella creta mortale
del corpo (elemento titanico) racchiude pure una scintilla divina,
elemento dionisiaco che aspira a ricongiungersi col Dio risorto.
Perciö questa scintilla, che é la più vera sostanza dell’anima, dovrà
liberarsi dalla « tomba » del corpo (cäux c%pa, secondo l’impressionante formula orfica) trasmigrando attraverso molte vite successive d’espiazione e di purificazione. La via da seguire è minutamente descritta in un rigido rituale il cui scopo non è tanto
di adombrare qualche verità, quanto di porre l’adepto nello stato
d'animo voluto, e di fargli compiere gli atti necessari nell'ordine
prescritto, affinché si sciolga la promessa:
Quando, il corpo spogliato, all’etere libero voli
Pitagora, con la sua mistica, infonde vita nel corpo già
vecchio del simbolismo: nulla fa maggior presa sugli spiriti
che il ritorno a riti primitivi, di cui ancora l'anima collettiva
sente tutto il valore. Di qui la strana serie di taba adottati
dalla scuola: astenersi dalle fave e dalla malva, astenersi dalla
carne degli animali almeno in certe condizioni, non avvicinare
coloro che li uccidono, non vestire di lana ma soltanto di lino,
non sacrificare il gallo bianco, non rompere il pane, non attizzare il fuoco col coltello, non lasciar nella cenere l'impronta
della pentola; e tanti altri che hanno fatto la disperazione dei
più ingegnosi commentatori, mentre non sono che un ponte
gettato fra il pensiero nuovo e Vantica sacralità.
La religione pitagorica era apparentala all’orfica,*) se pure
Apollo vi prendesse il posto di Dioniso. Certo v'era la credenza
nella «ruota delle nascite »: l’anima passa per successive reincarnazioni nel corpo d'uomini e d’animali. « Una volta — dice
Senofane*) — Pitagora sentendo urlare un cane che veniva picchiato, impietosito gridò: smetti di picchiare, che ho riconosciuto
alla voce l’anima di un amico ».
Lo stesso Pitagora, prima di nascere come filosofo sì pretende fosse stato incarnato nel corpo d’Euforbo figlio di Panto,
eroe della guerra troiana; a ciò allude Orazio facendo parlare
un navigante che approda alla tomba d’Archita:*)
franco di morte sarai, tu nume immortale, non uomo. !)
Te maris et terrae numeroque carentis arenae
mensorem cohibent, Archyta,
L'adesione di una scuola filosofica, come la pitagorica, a tali
pulveris exigue prope litus parva Matinum
forme propriamente magiche, e al principio dell'ex opere operato,
può suscitare meraviglia, in chi sia stato partecipe del senso
di elevato razionalismo che pervade la scuola ionica. Si tratta
munera, nec quicquam tibi prodest
aerias temptasse domus animoque rotundum
percurrisse polum morituro.
effettivamente di una reazione all'indirizzo laico di questa, reazione che poco dopo vediamo apparire nella Ionia stessa, con lo
sdegnoso appartarsi di Eraclito.
1) Xpucz En v.
70 sg. Cfr. Empedocle fr.
112, 4
1) tyAci.c{8cp0s, dice Timone di Fliunte.
3) Erodoto II, 23.
7 Diels.
ca di Archita, e
4) Carm.. I, 28. Cfr. « Iliade » XVII 51-60. Sull'attività scientifi
dai critici,
tormentata
tanto
quest’ode
Su
XXIII.
cap.
v.
,
meccaniche
invenzioni
sue
sulle
cfr. V. Ussani, L'ode di Archita. Roma, 1892.
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79
scientifica — verso il bello e il vero — assumano qui un significato religioso. Come si purifica il corpo con le abluzioni e
Occidit et Pelopis genitor, conviva deorum
Tithonusque remotus in auras
et Iovis arcanis Minos admissus, habentque
Tartara Panthoiden iterum orco
demissum, quamvis clipeo Troiana refixo
con le purgazioni, cosi l'anima si lava dall'immondezza del vizio
e degli appetiti terreni, con la contemplazione delle armonie
ideali, con la musica e con le matematiche. Gli adepti si applicavano anche all’astronomia, alla medicina, alla ginnastica, alla lettura d’Omero e d'Esiodo, che oltre a rispondere in diversi modi
alla vita comune della confraternita, erano pur considerati come
tempora testatus nihil ultra
nervos atque cutem morti concesserat atrae
judice te non sordidus auctor
naturae verique. Sed omnes una manet nox
et calcanda semel via leti. 1)
La via della salute, che deve condurre al finale affrancamezzi tendenti allo stesso fine. « Giova — canta il poeta latino —
giova drizzare per gli alti astri il volo, lasciata l'inerte dimora
mento della «ruota delle nascite », era legata, per gli Orfici,
a riti semibarbari, quali sono le famose «orgie» del culto
di Dioniso. Pitagora, senza abbandonare del tutto questi riti,
introduce un'idea più elevata. Fu straordinariamente amato,
dice Platone, per avere insegnato un modo di vita pitagorico,
come già Omero aveva insegnato un modo omerico.* )
Il cammino della vita è la filosofia, cioè lo «sforzo verso
la saggezza » inteso come fattore d'elevazione morale.)
Ed è caratteristico del genio greco che l'attività artistica e
1) La rinascita
religiosa e il
ritorno
verso
l'individualismo ci
appaiono
come
un
movimento universale in questo tempo, se pur la storia non sappia ancora darne le ragioni profonde. Essa si afferma presso gli Ebrei con Geremia, Ezekielle, il Deutero-Isaia;
presso i Persiani
con Zaratustra. L'idea della
palingenesi
o
reincarnazione,
come
in Grecia, si trova nel VII secolo anche in India. È possibile porre un rapporto fra
i due moti
religiosi? Storici autorevoli giudicano che essi si producano indipendentemente, per cause
analoghe. Tuttavia ln pubblicazione d'un lavoro di Apastamba, il Sulba-Sutra (tradotto da
Buerk in Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesellschaft) suggerisce una diversa
impressione: poiché codesto scrittore indiano de! V secolo riferisce alcuni casi particolari del
teorema di Pitagora relativo ai quadrati dei lati del triangolo rettangolo, i quali sembrano
risalire a un'antichità più remota. Le relazioni fra il pensiero indiano e il pensiero greco
sono siate soggetto di aspre controversie fra i dotti. E ormai indubbio che molto di quel
che si credeva venuto in Grecia dall'India ha inveco fatto la
strada
inversa,
al
tempo
di Alessandro. Ma se la scienza indiana è in gran parte il rifless
lunare di quella
o greca,
non si può dir lo stesso delle idee religiose, Il sorgere del buddismo è stato accompagnato
da un vasto movimento missionario, di cui si vengono scoprendo le traccie nelle parti più
insospettate. Asoka, il grande imperatore buddista, ci aveva già lasciato testimonianza di
attività
missionarie
in
Europa:
attività
di
cui
troviamo
un'eco
nella
leggenda
cristiana
di San Giosafatte. Lo studio comparatistico del folklore e delle culture primitive ci ha
dato molti altri indizi, permettendoci di seguire la predicazione buddistica fin fra le
popolazioni celtiche della Britannia preromana. Cfr. D. A. Mackenzie, Buddhism in preChristian Britain, London,
3) Aristosseno
tegma:
(in
1928.
Porfirio,
De Vita Pythagorae,
22)
«doversi foggire con ogni studio e tagliare con
gli
attribuisce questo
ferro e fuoco e
apofcon ogni
ingegno: dal corpo la malattia, dall'anima l'ignoranza, dal ventre la lussuria, dalla città la
discordia, dalla famiglia i litigi, o infine da ogni cosa lo mancanza di misura». (Cfr.
I versi qurei, ecc., versione di G. Pesenti).
prima raffigurazione di Pitagora come musico.
Ta (Dalla Theorica musice del Gafurio 1492).
della terra; farsi alzare dalle nubi, poggiando sugli omeri del valido Atlante,-e giù guardare di lontano gli uomini che vagolano
qua e là privi di senno, e tremanti e timorosi della morte
esortarli così e dispiegare l'ordinamento del Fato ».
LA TEORIA DELLE MONADI. — «Che vi è di più saggio? Il
numero. Che di più bello? L'armonia ». Questi due articoli del
catechismo di « perfezioni » degli acusmatici!) danno la chiave
del pensiero della scuola.
i
che Role
Vi erano anon erano contenute soltanto interdizioni.
i
sono le Isole dei Beati? Sono il Sole e la Luna ».
eg«Che« cosa
Che cosa vi è di più giusto? L'atto del savrificio DA
Altre ancora erano « perfezioni »:
Concetto questo che ispira tutta quanta la letteratura vedica più antica. La prima gene
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)«I cosidetti Pitagorici, dice Aristotele nella Metafisica, 1) avendo coad occuparsi di ricerche matematiche ed essendo grandemente
minciato
progrediti in esse, furono condotti da questi loro studi ad assumere come
principii di tutte le cose esistenti quelli di cui fanno uso le scienze
matematiche. E poiché i primi che qui s'incontrano sono, per natura, i
numeri, sembrò loro di ravvisare in questi molte più analogie con ciò
che esiste o avviene nel mondo, di quante se ne possono trovare nel
fuoco, nella terra e nell'acqua... Avendo poi riconosciuto che le proprietà e le relazioni delle armonie musicali corrispondono a rapporti numerici, e che anche in altri fenomeni naturali si riscontrano analoghe
corrispondenze coi numeri, furono tanto più indotti ad ammettere che
i
numeri siano gli elementi di tutte le cose esistenti, e che tutto il cielo
sia proporzione e armonia ». 2)
Un secolo dopo Pitagora, Filolao esprimeva questo pensiero
dicendo che: « Tutte le cose conosciute posseggono un numero,
e nulla possiamo comprendere e conoscere senza di questo
».°)
razione di Pitagorici doveva essere composta di
mistici ancora
rapiti
nel
sogno religioso.
La tradizione ce ne ha conservato solo pochi nomi: Milone,
Petrone, Brotino, Cercope,
Ippaso, fors'anche il poeta Epicarmo; non erano escluse
le donne, come ci mostra il nome
celebre di Theano. In seguito si distinsero dai fedeli i
puri scienziati o « matematici ».
1) Mei. I, 5.
*) Di qui il concetto del cosmo, che appare per la prima
volta fra i pitagoriri, a
designare l'ordine dell'universo. Nell'accezione antica
e letterale, la parola significa « decoro,
ornamento 2;
e se ne ritrova l'eco nella espressione « cosmetico
». Presa in senso figurato per
tiraëtz, indicava l'ordine e Je eleganze del discorso. I
pitagorici posteriori, in particolare Filolao, ridussero la parola come a rappresent
are la zona media, planetare del
loro universo sferico. All'interno stava l'Urano,
il fuoco centrale; all'esterno l'Olimpo,
la regione ignea. Più tardi si userà cosmi al plurale per
dire le atelle, o da Anassagoraper indicare quei sistemi planetari che supponeva diffusi
per lo spazio în numero infinito.
Platone o Aristotele riprendono il senso originario, intendend
o per «cosmo» l'universo come
un
tutto ordinato.
Solo
nei
secoli
dell'Impero
la
parola
venne ad
esprimere
la
Terra,
e
magori Ja zona abitata, e anche fra noi si usa
qualche volta in questo senso la parola
universo. Quando i Romani si accinseto a tradurre
il linguaggio filosofico greco, volsero
xtoncs uel suo equivalente mundus, che pur
servendo anche a indicare gli ornamenti femminili, era essenzialmente il nome dato alla
fossa sacra della città, porta degl'inferi per
cui gli spiriti degli antenati e della terra patria comunicavano
col mondo di quassú, La
città
antica, soggiorno degli dei
indigeti, si
il piano dell'universo. & questo un
voleva
riproducesse nei
suoi
{ratti essenziali
simbolismo orientale che rimane profondamente radicato nelle civiltà greca, etrusca e romana. « Per quanto
possa sapere, dice Catone, da
coloro che sono penetrati in un mundus, le sua struttura richiama
quella della vôlta del
cielo
che ci sovrasta». Nei giorni consacrati aj morti,
vi si versava sangue sacrificale per
infondere vita nelle ombre, come Ulisse agl'inferi
: o vi si gettavano monete, da cui il
nostro uso sempre vivo di sotterrar monete nelle
fondamenta degli edifici. Troviamo già
senso
nuovo
in
Ennio:
mundus
coeli
constitit
silentio.
(Sat.
VI,
2).
I
Germani
non
il
sono
mai giunli ad immaginare un cosmo. Well, world
(anticam. werält, véruld) hanno il significato originario di generazione, saeculum.
Per i Goli, come per molti popoli
steva solo il «giardino cinto dai mari», merigard.
cita
da un posta ignoto).
(Cfr.
il
8) Fe.
4.
xéptcs cupzvo>
orientali, esiche Esichio
ven
Napoli.
Erautito (7).
(Fot. F.lli Alinari.)
Pagina 7
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Però il passo citato, ed altri riferimenti d'Aristotele, 1) fanno
ritenere che la dottrina primitiva della scuola avesse un senso
più materiale, a cui corrisponderebbe la formula «le cose sono
numeri ».
Ma di nuovo qui — come per 1'Infinito di Anassimandro —
dobbiamo chiederci: che senso può avere una tale dottrina?
In qual modo il numero può essere considerato come una specie
di materia, al pari dell'acqua o dell’aria o del fuoco?
Per spiegare l'apparente non-senso siamo indotti — con Paul
Tannery — a ricercare il significato che i Pitagoricì potevano
attribuire agli stessi numeri. Il numero non è ancora il puro
astratto designante la quantità degli elementi che entrano a formarc un insieme qualsiasi, e non è neppure quello che oggi
si suol designare come « numero concreto ». Certo i Pitagorici
usavano di tali numeri, parlando di 5 anfore o di 7 cavalli;
ma nelle loro speculazioni filosofiche cercavano, in qualche modo,
un significato naturale dei numeri. Si presentava loro l'ipotesi
che tutti i corpi fossero formati di punti materiali o monadi,
disposti in un certo ordine geometrico. La configurazione dei
punti, col suo ordine, formava per loro un numero. Così essi
parlavano di numeri figurati: per esempio, un gruppo di 9 punti
disposti in tre file lineari a forma di quadrato, costituiva un
numero quadrato. Analogamente consideravano numeri triangolari ecc. ed anche numeri solidi: cubici, tetraedrali ecc.
Di una siffatta veduta geometrica del numero non è rimasto
‘ per noi che l'idea del numero ordinale, sebbene la concezione
pitagorica non sia stata senza influenza sulla geometria analitica
di Descartes. Ma, ciò che qui occorre rilevare, la considerazione
pitagorica non era solo geometrica, sì anche fisica. Il punto,
elemento unitario delle cose, se da una parte conduceva alla loro
rappresentazione geometrica, dall'altra era concepito come un
corpicciuolo, unità materiale © monade.
Or dunque la formula paradossale «le cose sono numeri »
viene a dire che ogni materia è composta di elementi o punti
materiali, di piccola ma non nulla grandezza; e che dalla figu-
Roma
ARCHITA (?).
(Foto Anderson.)
razione — numero e ordine — di codesti punti, fra loro identici
Cfr.
1) P. es. Met., XI, 6 (7) e XIII, 3 (14). Per una discussione più approfondita
1. c. (Periodico
Enriques, La polemica eleatica per il concetto razionale della Geometria,
di Mai.
Storia del pensiero scientifico.
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)e qualitativamente indifferenti,
differenze apparenti dei corpi.
dipendono tutte le
proprieta e
C'è, come si vede, una grande idea: in un certo senso il principio della fisica matematica moderna. La teoria pitagorica pone
infatti il problema di spiegare le differenze qualitative riconducendole a differenze di quantita. Aristotele mette in chiara luce
questo principio, opponendogli la pregiudiziale che dopo di lui
è stata ripetuta cento volte dai filosofi e che anche oggi si fa
valere come obiezione alla filosofia meccanica. Alla quale obiezione si risponde: quando un certo stato di moto cessa di essere
percepito come tale, per dar luogo a calore o altro fenomeno, si
può ben dire che la nuova apparenza costituisce qualcosa di
nuovo la cui conoscenza si aggiunge alla spiegazione quantitativa e la completa; ma ciò nulla toglie al valore di questa
Spiegazione. Si è scoperta insomma una corrispondenza fra un
certo ordine di fenomeni qualitativi e un processo quantitativo,
e traverso la diversità si scorge così una profonda e non sospettata unità.
L'idea pitagorica delle monadi porta in germe questa feconda veduta, che dovrà maturare attraverso la filosofia democritea. Ora, per l'intelligenza storica, dobbiamo chiederci: come
si può ricollegare la teoria delle monadi alle precedenti dottrine della materia, che abbiam visto affacciate dagli Ionici?
Non è
difficile rispondere, partendo dall’ipotesi di Anassimandro. Una materia cosmica diffusibile — che potrà magari
concretarsi in aria 0 fuoco, o in un miscuglio di aria e di fuoco —
prende varie forme e stati,
per
condensazione
e rarefazione.
Così appunto l’aria di Anassimene diventa acqua quando è condensata per compressione e maggiormente compressa si muta
in terra (solido), invece rarefatta diventa fuoco. Ma, là dove
ci è dato scorgere qualche fenomeno analogo — ‘per esempio,
nella condensazione del vapore ovvero nella cristallizzazione d'un
liquido — non appare un fenomeno di massa; il vapore condensato o il liquido solidificato non si raccoglie da una parte,
in massa compatta, anzi si vedono sparsi in tutto il corpo centri
di condensazione (goccioline liquide o piccoli nuclei cristallini).
Un'osservazione simile può avere suggerito ai Pitagorici questa
veduta: la sostanza primitiva infinita — la matrice delle cose,
che essi concepiscono come essenzialmente ignea — da origine
ll ae
alla materia propriamente detta (e in particolare al solido che
ne costituisce il tipo) per condensazione attorno ad un gruppo
di punti o centri monadici; intorno ad ogni centro si forma un
piccolo nucleo compatto, la monade, che rimane circondata e
separata dalle altre da qualcosa di rarefatto, come vuoto, etere.
Ciò corrisponde a diverse descrizioni che Aristotele!) ci dà delle
dottrine pitagoriche.
ARITMETICA E MISTICA DEI NUMERI. — Si vede così che
l'ufficio attribuito al numero nella spiegazione pitagorica del
mondo, ha — almeno originariamente — una base materiale:
ne resulta però uno speciale interesse pei numeri e per le
loro proprietà talvolta meravigliose, ed insieme la ricerca d’analogie in cui viene ad inserirsi un elemento mistico.
Proclo?) dice che la conoscenza dei numeri e delle regole
di calcolo (logistica) è venuta in Grecia dai Fenici, «a cagione
degli scambi e delle operazioni commerciali a cui essi sì dedicarono », ma — per testimonianza di Aristosseno, il peripatelico
teorico della musica — Pitagora elevò l'aritmetica al di sopra
dei bisogni del commercio, facendone oggetto di pura scienza.
Le distinzioni dei numeri pari e dispari, dei numeri amici (ognuno
dei quali è la somma dei divisori dell’altro), dei numeri perfetti (eguali alla somma dei loro divisori), dei numeri lineari
o rettilinei e piani o rettangolari*) (cioè primi e composti) risalgono alla sua scuola.
Connesso colla rappresentazione geometrica dei numeri è
l'uso dell’abaco, talvolta con pedine o palline scorrevoli, per eseguire i calcoli, che Pitagora avrebbe appreso dagli Egiziani. E da
codesta rappresentazione deriva poi la regola per formare i quadrati come somme dei successivi numeri dispari:
1:-3=23, 143+5— 3.
2) Met. I, 5 (13); XI, 6 (19); XIII, 3 (16); Phys. IV, 6(7). Aggiungi quanto ci
risulta su Eurito pitagorico, il quale parrebbe desse numeri alle cose contando i punti
necessari a segnarne la forma (Diels, 2).
2) Procli Diadochi in primum Euclidis Elementorum librum commentarium. ed. Friedlein, Lipsia,
1873, pog. 65.
8) Do un frammento di Speusippo, questa distinzione resulterebbe appartenere a Timarida di Paro. Cfr. Loria, Le scienze esatte nell'antica Grecia, pag. 807. Il prof. Loria,
come Cantor e Zeuthen, considera Timarida un pitagorico antico. L'errore ha origine in
tin equivoco del Tannery. Timarida è un contemporaneo di Teone Smirneo e il suo
epanthema algebrico è uno tarda fiorite. Cfr. Diels, Nachtr. z. I. Bde. XLI, 25, Tuttavia
concetto dei numeri figurati è certo molto più antico.
Pagina 9
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)nge una linea orizzontale
ottien
: le di n+, 1, si ggiu
di n punti; e pol: una vertica
Invero se al numero quadrato n°,
4
:
si aggi
(a + 1)? =n? + (2 + 1)
LI
e E e :
e
o
a
SEA AAA anes
(cfr. figura); si trova quindi la proprietà
espressa dalla formula
14345 + + (2m — 1)=—7%....
azione dei numeri triangolari porge la somma
Analogamente la formazi
dei numeri naturali:
i
+
4r
‘
e
a
e
fe IE. nn she EE
2
o
o
Ora la generazione dei quadrati dalle serie
o
e
dei
dispari
suggerisce di congiungere a codesti numeri l’ideanumeridel patt
es
invece se si procede in maniera analo
ga coi numeri pari si dä
origine, = più,a dei ser
inneren
collegata
ma a dei rettangoli: percid ai
l’idea
dell’
insufficiente
o
del-
Ed ecco scaturire di qui alcune merav
igli
i
Per intenderne il senso ricordiamo en
act on Pitagorici vedono una dualità o polar
ità di principii opposti: opposizione d'idee morali raccolta probabilmente da una
tradi.
zione religiosa orientale (lotta fra
il Bene e il Male o fra l'Ordine e il Disordine); ed insieme rappresent
azione fisica di forze
contrastanti
ed
equilibrantisi
gid si è detto —
che
sembra
ricollegarsi
ai concetti d’Anassimandro.
ha tramandato una tabella che comprend
—
come
Aristotele!)
ci
e 10 coppie di contrari:
1 Met. L 5 (6).
BE —
—
84
—
e In movimento
e Curvo
e Tenebre
e Male
ed Eteromeco
In quiete
Diritto
Luce
Bene
Quadrato
(rettangolo a lati diseguali)
Se non proprio questo decalogo, almeno diverse coppie d'opposti venivano già distinte dal medico crotoniate Alcmeone, che
Aristotele stesso cita come amico più giovane di Pitagora, al quale
par dunque che se ne debba far risalire l’idea. Ora è notevole
che fra gli opposti si distinguono due gruppi: il « bene», la
«luce» ecc. stanno da una parte, col « limite» e col « numero
dispari », di fronte al «male», alle «tenebre», all’« illimitato » e al « numero pari». Alcune di queste analogie — probabilmente fra le più antiche della scuola — si spiegano colla
teoria monadica della materia: il « limite » è concepito in maniera attiva come limitante, e perciò anche come il fuoco (o la
sostanza luminosa) che limita la monade, poiché la condensazione
della materia attorno ad un centro porta una zona rarefatta
d’etere circostante. Ma come trovare un'analogia fra il « limite »
e il «numero dispari» e «l'illimitato » ed il «pari»? La risposta sembra esser data dalla generazione dei quadrati mediante
le somme di numeri dispari, e degli eteromechì (rettangoli) coi
numeri pari:1) l’idea del perfetto porterebbe ad associare 1
primi al «bene» ed al «limite». Il cosmo sarà limitato nello
spazio, cioè sferico. E sarà limitato anche nel tempo: la vita
di quel grande organismo che è il mondo si esaurisce in un certo
ciclo, il Grande Anno, dopo di che tutto ricomincia esattamente
uguale: tale è la legge dell'Eterno Ritorno.
Principio d’analogia, corrispondenza delle meravigliose proprietà dei numeri coll'ordine cosmico e coll’ordine morale: si
sdrucciola così nella mistica dei numeri.
L'infanzia del pensiero umano è facilmente portata a questa
Dispari
e Pari
tendenza. Ma essa si esalta nella scuola di Pitagora, insieme
col senso matematico. E questo è assai naturale, ove sì ap-
Uno
Maschio
e Più
e Sinistro
Destro
dai Pitagorici della prima generazione, per dissociare i numeri
ec Femmina
prezzi al suo giusto valore l'enorme sforzo intellettuale fornito
3) G. Milhand, Les philosophes géomètres de la Grèce.
Pagina 10
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)dalle cose a cui sono legati, e conferir loro quasi un'esistenza
astratta. Le nuove misteriose entità,
che sembrano
dominare il
mondo dei fenomeni, come scongerne chiaramente la natura? come
porre limiti precisi alla loro potenza? Se le loro leggi reggono
due ordini di realtà così diversi come quello dei suoni e quello
delle figure, perché non tutte le altre cose?
Lo studio degli accordi musicali aveva rivelato ai pitagorici
le proprietà delle proporzioni: l’aritmetica, la geometrica, l’armonica. Filolao, il primo pitagorico che abbia lasciato qualcosa
di scritto, fa un'analisi accurata dell'ottava, da lui detta
« armonia ».
Era
l'intervallo
abbracciato
dalla
lira,
le
cui
corde
avevano le lunghezze 6 :8:9 :12. Sono specificati gl'intervalli
e i rapporti numerici delle consonanze: la « sillaba »
(quarta)
fra la prima e la seconda, o la terza e la quarta;
« quella per
le acute » (quinta) fra prima e terza, o fra seconda ed ultima;
e finalmente quella « per tutte le corde », (dià pasôn)
cioè l’ottava. Ora il rapporto di questa, 12:6, si pud anche
scrivere
come risultante degli altri: 12-8 :8-6. Ad ogni passo,
il filosofo trova un nuovo elemento dell’armonia matematica soggianza di essa, tutto è indeterminato, misterioso, oscuro ». in essa
l'unità col
x seinen ugual numero di pari e dispario.; viÈ ilè Sac
re
primo pari, il primo dispari col primo quadrat
dei numeri tutti. Risulta, fra l’altro, dalla somma del 3 co
7. Il 3 è il primo numero che abbia «principio, mezzo €
fine ». Il 7 è simbolo della saggezza, è Pallade, in quanto
è nella Decade il solo numero che non sia generato da alcuno
di quelli che essa comprende, e che non ne generi ved
La Decade sta pure a base della Tetraktys, il sine tremen
che invocavano gli acusmatici nel voto di silenzio: « No! Lo giuro
per Colui che ha rivelato all’anima nostra la Tetraktys, che ha
in se la fonte e la radice dell’eterna natura.... » La Tetraktys
(quaternario) non è altro che la serie dei quattro primi e
simboleggianti i quattro elementi, la cui somma fa 10, e che
contengono in sé l'essenza di tutti i successivi. Si rappresentano
geometricamente col triangolo decadico. Su due lati di que2
4
cente ai fenomeni: questa, una volta indovinata,
gli permetterä
di precorrerli colla mente. E l’armonia dovendosi ritrovar
e in
ogni cosa, sarà la chiave di tutto l’universo. Il
cubo è
un'« armonia geometrica », perché ha dodici spigoli, otto vertici
e sei facce. Non diversamente dalle figure e dai suoni
avranno
un numero proprio anche la Giustizia e l'Occasi
one. L’intelletto
sarà 1, perché sempre immobile in se stesso; mentre
2 sarà il
numero dell'Opinione sempre oscillante; il Matrimonio
sarà 5,
perché unisce il primo numero pari col primo dispari: e
così via.
a
8
3
9
2
sto si possono collocare i primi quattro termini delle | pro»
gressioni di ragione 2 e 3, a partire dall unità; gli ul
timi due numeri, dei quali l'uno, 8, è il primo cubo pari
e l’altro, 27, il primo cubo dispari, addizionati fra di loro e
con l’unità, danno la somma degli otto primi numeri, quattro
Le mirabili proprietà osservate sui primi numeri sul 3, per
izione, o
dei numeri una mera superst
PC in tutta la misticadell'ide
a della semplicitá della aoe
esempio, e sul 7 (si era già osservata la funzione critica
delle
settimane nel decorso delle malattie) fanno di questi dei
numeri
misure dell'universo e nelle distanze dei corpi celesti; dai loro
privilegiati
o numeri filosofici, i quali debbono avere un significalo particolare nel cosmo.
Il numero perfetto poi è il 10, in quanto, dice Filolao
1)
meglio di ogni altro la virtü (Séveuic) del numero:
manifesta
« perché la Decade è grande, essa compie e realizz
a ogni cosa:
principio e guida della vita, divina e celeste ed umana
1) Fr, 11.
una fallace apparenza
Certo è che i numeri privilegiati si dovranno ritrovare ne
semplici rapporti deriverà un'armonia delle sfere. « Armonia > significa originariamente accordo ideale di numeri; poi si immaginò
che implicasse una musica cosmica, insensibile all orecchio umano
che vi è abituato, ma capace di dare all anima la gioia ben nota
*)
a chi contempli in una notte serena il cielo stellato.
insieme...;
in
armoni der Spháren,Bing
dan. Die Harmonie
i , Il, e C. y. dan,
7 Schriften
15 Cir. Boeckh, Kleine
Phitologue. “1893. Inoltre la discussione delle varie iulerpretarioni in Heath, Aristar
chus,
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)— 88
dalle stelle fisse, dovranno essere dieci; e percio File avium
Anche
i corpi
ge ai pianeti
celesti
conosciuti,
mobili, che
i Pitagorici
alla
al
‘Terra,
Sole
disti
e
alla
Luna
un'ipotetica antiterra, che probabilmente doveva anche spiegare
le eclissi, come i corpi oscuri d’Anassimene,1) dando per centro
a tutto il sistema, non la Terra, ma un supposto fuoco centrale
«la divina Hestia» (cfr. Cap. XIV). Fino a che punto asie
ipotesi apparentemente arbitrarie, rispondevano a più profondi
motivi scientifici?
La domanda nasce già
per Pitagora, se a lui
la veduta della Terra sferica, che avrebbe suftragato con una=
si
ibui
gione estetica: la sfera & la piü bella delle figure solide. E converrä ritornare sull’argomento (cfr. Cap. XIII). Diciamo fin
.
:
scientifi
d'ora che alte
gioni scientifiche si scoprono avviluppate nel peno. ragioni
siero mistic
RAZIONALISMO E MISTICISMO. — A questo punto siamo tratti
È rg come si spiega lo strano miscuglio di sapere
uminoso e
stravagante oscurita,
della mistica dei numeri?
_
che
appartiene
ai creatori
=
Il problema che qui sorge è importante
Ñ
scienza e della filosofia, segnatamente per comprendere le rola.
per la
i
zioni fra logica e metafisica. Una spiegazione non superficiale
della difficoltà si ottiene soltanto dal riflettere agli intimi rapporli intercedenti naturalmente fra razionalismo e misticismo: che
appunto vogliamo mettere in luce.
|
Un po’ leggermente il Gomperz
(imbevuto dei pregiudizi
1)
‘ La
« corpi
rpi
creazione
i
dell'anfiterra,;
come
quella
sla
<dei
oscuri»
dii
Anassimene,
i
sì
à fee gg Sn
seggio da parte dei «più antichi matematicis (secondo il ter]
comede, De motu circulari, II, 6) di eclissi anomale e « paradossali » che
— era tentato di spiegare. Si era nolato infatti che certe volte, mentre il isole è ancora
disopra dell orizzonte, si leva ad oriente la luna già eclissata. Per trovare la
._ ge gli « antichi » dovevano avere un'idea molto chiara della propagazione
=
a
=
Essi cercavano
di
spiegare
la
difficoltà,
mostrando
che
chi
si
trozenee Losa « altura » della Terra, nel punto di tangenza di questa col cono d'ombra,
mp? po A put «al disopra» della generatrice del cono, e vedere cosi sole e
sica
:
al ang E an oe
osservi
i
M.
>
um pa gr
oo motri.
ad
Arpalo
me che sia,
di
Mileto
gli astronomi
che
i
ei a er e finirono per dare la spiegazione giusta re sulla free
Ben wae po
a riferisce, osservando che i fenomeni di rifrazione sono particolarsealing Br pag ge: Mar Nero, e adducendo l'esempio che forma oggetto della
prop. 7
a
lírica di Euclide. Ma ifilosofi ionici e pilagorici pare ignorassero
cms
È “ita
e
perciò
dovettero
ricorrere
alla
soluzione
puramente
geometrica
dei
antimatematici della filosofia empirica, che a torto si & creduto
d’identificare con lo spirito positivo) parla a questo proposito
ad
delle deficienze intellettuali dei matematici sempre dispos;tiladoscillare fra gli estremi dello scetlicismo € del misticismo are
dove uno storico eminente come lui, avrebbe dovuto ricord
più recenti forme, non matematiche, di speculazione, ove il
razionalismo si fonde col misticismo più stravagante.
Per comprendere l'unione intima di tali tendenze apparentemente opposte, si rifletta alle premesse psicologiche delrora-il
zionalismo. In qual modo si è tratti a cercare nel pensie
criterio o la misura della realtà esterna? Ciò avviene in forza
di noi le
della nostra disposizione originaria a proiettare fuori l'io
cerca
immagini o le idee che popolano la nostra mente:
o
quest
Per
tante.
circos
o
di ritrovare qualcosa di sé nel mond
atico
matem
il
e
motivo il poeta anima le cose, il filosofo
vengono a figurare una realtà intelligibile. La fiducia istintiva
che prestiamo al ragionamento tende ad esprimersi in un raidee aszionalismo metafisico, per cui i rapporti logici delle
ta ten(ques
sumono il valore di rapporti obiettivi fra gli enti
ono
denza ei scopre bene in quei sistemi moderni che eprend
concome tipo della causalità il rapporto fra le premesseunolestadi
o
in
nto
Solta
.
seguenze del ragionamento deduttivo)
per
vo,
positi
più evoluto, il razionalismo assumerà un senso
no alla
cui — lasciando cadere ogni ipotesi metafisicato intor
lato
natura dei rapporti reali — si conserverà soltan il postud'una
tibile
suscet
è
fondamentale della scienza, che la realtà
rappresentazione razionale.
Ma questo concetto positivo importa una limitazione della
soltanto daltendenza razionalistica, che può essere insegnataa poco
à scerl’esperienza. Come il fanciullo impara a poco
ia, anche il
nere la realtà dalla illusione del sogno o della fantas A grado a
razionalista, fanciullo della storia, deve correggere dal mondo
re
grado la tendenza ingenua della mente a capassa
di sé qualfuori
ricer
che
Colui
delle idee a quello dei fatti.
punto Ja proiezione
cosa di se stesso, non sa ancora fino a qual
in una certa
del mondo delle idee riescirà giustificata. E se, tend
enza dello
naturale
misura, l'esperimento rechi conforto alla
una fiducia
spirito. è facile capire ch'ei possa trascorreree ad
condizioni
delle
illimitata: la determinazione critica dei limiti
Pagina 12
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)— 90
verrà solo più tardi. Dunque l'impulso originale del razionalismo condurrà dapprima ad immaginare la possibilità d'una
proiezione illimitata dell'io nel mondo esterno, donde Ia rispondenza del reale, non soltanto ai rapporti logici, ma anche alle
associazioni sentimentali dei nostri pensieri:!) anzi queste ultime
che si trovano a base dell'attività religiosa, manifesteranno una
più forte tendenza ad esteriorizzarsi, in proporzione al loro più
forte interesse affettivo. In questa luce, l'attività scientifica e
l'attività mistica e religiosa rivelano una profonda unità, sooprendosi come differenziazioni d’una medesima tendenza primitiva dello spirito, che è pure d'ordine religioso: dalla quale
deriva, in particolare, la ricerca o la creazione mentale d'alcunché
d'eterno e d'immobile nel cambiamento di tutte le cose: i più
alti ideali della fede e gl'invarianti — oggetti e rapporti — della
contemplazione scientifica, sono i due aspetti d'una medesima
realtà, suprema aspirazione dell'animo umano, e si ricongiungono nella loro origine.
punto costruirsi, come opina lo Zeuthen, per lo scopo di fornire
la dimostrazione generale dell'anzidetto teorema di Pitagora.
Col metodo deduttivo i progressi della geometria furono ra-
ARNES
Suan
del teorema di Pitagora. Dal oChou
caso
è
Questa
a. C. Pet
millenni
seconda
al
Ultra
t
e
no
una fra le prime applicazioni dei metodi cinesi di stampa. LeE: ome
altari.
caso si ritrova in India, e si riferisce alla duplicazione degli
a. C.,
pidi. Nello spazio d'un secolo, all'ingrosso fra il 590 e il 450 tare.
GEOMETRIA. — In connessione con la loro veduta matematica del mondo, e più specialmente — come vedremo — con
la teoria monadica della materia, i Pitagorici svilupparono lo
studio della Geometria. Secondo la tradizione questo studio — trafu sostanzialmente acquisito il possesso della geometria elemen
Infatti secondo i riferimenti di Proclo, nel commento all'Euclide,
sportato in Grecia da Talete — verrebbe dall'Egitto e sarebbe
1) il teorema che la somma degli angoli d'un triangolo è eguale
nato dalle necessità del catasto, in un paese dove le inondazioni
del
Nilo cancellano i limiti delle proprietà o
.
o
dovrebbero attribuirsi ai Pitagorici:
danno adito a
riduzione d’imposte dei terreni allagati. Certo molte conoscenze
geometriche si trovano in tempi assai remoti, non solo in Egitto,
ma anche in Babilonia, ed in India; così, per esempio, diversi
casi particolari, e forse anche il caso generale, della relazione
tra il quadrato dell'ipotenusa e i quadrati dei cateti del triangolo rettangolo, che costituisce il così detto teorema di Pitagora;
ma dalla scuola pitagorica tali conoscenze vennero ordinate in
sistema deduttivo, che è probabilmente il primo modello del
genere: quelle
lunghe catene di
deduzioni che,
muovendo da
osservazioni semplici ed evidenti conducono a grado a grado alla
scoperta di proprietà più riposte e significative,
1) Cfr.
della realtà.
Enriques,
Scienza
e
razionalismo,
Bologna,
1912.
Cap.
dovettero
VI
i
approblema
11 Pentalfa.
LA
.
Jati
.
.
. ee ».
o3
tti,. e le divisioni del piano in poligoni regolari di 6, 5, 4 lati
del
bd
»
ano, nie e relazione fra i quadrati dei
Mei nn colleg
ttangolo;
anes "Popplicazione delle arce, cioèaereala dacostruzione
d'un rettangolo
un quadrato dato, col che
.
di base data che differisca di una data
si ha la soluzione geometrica delle equazioni di secondo grado.
Pagina 13
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)= UU
) la
sooperta
degli
incommensurabili
di
cui
discorreremo
più
4) la costruzione delle figure cosmiche cioè dei
edri
i
o almeno del cubo, del tetraedro e del dodecacdro.1) Dapoliedri
fra
a
il famoso simbolo mistico del Pentalfa.
uesto
corpo
di dottrine
=
comprende
1
i
(non si dice la trattazione rigorosa. delle Mic
i
°
—
mento sulle lunule d'Ippocrate di Chio, — che si ritiene scritto intorno
al 450 o poco dopo — mostra la conoscenza di queste proprietá e
conferma d'altra parte il giudizio generale sul grado raggiunto dallo
sviluppo della geometria,
imili
eit podA
La maturità del pensiero geometrico resulta anche indirettamente dalla notizia di Proclo, che Ippocrate di Chio raccolse
nn
—-
pm
aoumen j-f..
is
eev+oal
ecsLaumloe.
4awvrmeo
L
Un caso antichissimo del teorema di
Pitago
La prova nel caso del triangolo 3,
Il teorema di Pitagora nel casa del triangolo isoscele.
Porta alla conoscenza dell’ irrazionali.
ra.
4, 5,
5° libro dell'Euclide) e
ricopre quasi per intero la materia
della planimetria euclidea,
Mancano indicazioni
per
teorii a d
i an
1
o del libro III (solo viene
fu i
ı
sd
la
i
unFrTaleta
Fitagora, che l'angolo iscrit
to nel semicerchio è retto
); ma un
1)APer uns notizia piùpiù precisa
à
i es, L'evoluzione delle idee
cfr. Enrigu
pensiero greco. Art. JI delle Questioni
4 ririguardanti4
frammetric.
le Matematii
Prendi ig
Bologna, 1925, © le storie delle matem
i
FA
atiche citate in Bibliografie. Cfr.
€
Cap. x Met
per la prima volta i risultati della scienza in un trattato orga|
nico, scrivendo un libro di Elementi.
Come fosse costruito il più antico edificio della geometria
pitagorica, non ci è dato sapere con esattezza. Ma certo vi entravano quelle proprietà di composizione e decomposizione delle
superficie che costituiscono una specie di algebra geometrica (2°
libro dell’Euclide) ed insieme vi interveniva il concetto dei numeri figurati. Il sistema dovette poi appoggiarsi sopra una ge-
Pagina 14
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)i
DE
c
nerale teoria dei rapporti e della similitudine; alla quale serle basi della geometria: il concetto idealizzato del punto, e la
definizione del rapporto di due grandezze. Ma la geometria pitaviva
naturalmente
come
Infatti la monade
base
—
Ja
punto
teoria
delle
monadi.
materiale .esteso
—
appariva
non solo elemento costitutivo dei corpi, ma anche delle fi
geometriche: linee, superficie e solidi erano pensati come sut
di punti. Cosi il paragone teorico di due linee si faceva immediatamente, definendo il loro reciproco rapporto o misura: se
una linea contiene m punti e l’altra n, il loro rapporto è dato
da m/n.
Soltanto la scoperta delle grandezze incommensurabili
doveva rivelare l'errore di questo ragionamento. E per verità
la scoperta si fece nella scuola stessa, mercé la considerazi
del triangolo rettangolo isoscele.
n
gorica era connessa con una teoria della materia o della « natura »
delle cose; l’elemento dello spazio era la stessa unita pensala come
elemento dei corpi. Si comprende perció che dei pensatori, usciti
dai medesimi circoli pitagorici, diciamo ifilosofi della scuola
d'Elea, vengano a rimettere in discussione tutto il sistema delle
monadi: la critica loro, riprendendo e spingendo alle estreme
conseguenze il monismo ionico, riuscirà da una parie a segnalare
le difficoltà di codesto postulato per la costruzione della fisica,
dall’altra a liberare una geometria veramente razionale i cui enti
sono concepiti per la prima volta come idee, oltrepassanti l’empirico.
Se, in questo triangolo, si
prende come 1
il
cate
i
da Hpatenuss sia misurata da m/n, dovrà aversi > 1 fine di
gna
ni =2 n.3.
Ma
è
lecito
supporre
che
i
due
termini
della
frazione zm ed n, non contengano insieme il fattore 2, cio&
che n
almeno sia dispari. Invece m, il cui quadrato è pari, sarà necessariamente
pari:
m=2
my. Allora
si
dedurrá m,=4m},
anche n dovrebbe esser pari, contro il supposto. 1) |
ed
n°
= an?
Fe
Per il fatto di rovinare il fondamen
Della vasta letteratura sui Pitagorici, citeremo anzitutto il lavoro che ha aperto la
verosimile che la scoperta degli incommensurabili optagli
i
E
ci suoi scopritori una verita scandalosa ed imbarazzante. La
a lag d'un En segreto con cui si volle circondarla; e
avere
violato questo
segreto,
Ppa stato punito dagli Dei, perendo in unNaufragio. Bicogne
Ippaso
di
Meta
ire perd che altri e più fondamentali dissensi separarono Ippaso
na scuola pitagorica. Attaccato al senso mistico delle
dottrina
a izionali, piuttosto che
all’insegnamento scientifico,
egli
si
nn a capo della setta dissidente degli acusmatici — seguaci
"i “ « cose udite », cioè di un dogma espresso in articoli di
Comunque Venison a geh dei matematici.
que,
stenza
degli incommensurabili doveva
e una revisione dei principii su cui si fonda la scienza tie,
n accordo colla veduta astratta che oggi ci formiamo delle
matematiche, parrebbe che la crisi avesse
1) Questa antica dimostrazi
‘Frasi
ER ER nt
va
NOTA BIBLIOGRAFICA.
indi
ad involgere soltanto
uno scolio all'Euclide, imostrazione dell'irrazionalità di Y 2 si ritrova in Aristotele e in
strado all'indagine filologica:
Ave. Borca, Philoleos des Pythagoreers Lehren, Berlino, 1819.
A. E. Csucxer, Pythagore et lo philosophie pythogoricienne, contenant les frogments de Philolaús et d'Archytas, 2 vol., Parigi, 1873. vita di Pitagora di Anx. DELAITE.
Molto importanti irecenti studi sul pitagorismoe sulla
, 1913.
Delle opere moderne:
Trad. Pesenti, Lanciano, Carabba
I versi qurei,i simboli, le lettere, ecc. dei
,
pitagorici si troverà in A. Rosracnt
religiose
dottrine
Una ricostruzione delle
in
ras,
Pythago
Buawer,
di
l'art
anche
Y.
1925.
Bosca.
It verbo di Pitagora, Torino,
Hasting's Encyclopaedia of Rel. and Ethics.
osuo significato primitivo di teoria corpusccfr.
La teoria pitagorica delle monadi, nelstata
chiaramente spiegata da P. Tammenr:
è
lare della materia e insieme dello spazio,
però il rintiscco
es de la Gréce, Parigi, 1900.diManca
G. Muxaun, Les philosophes géométr
.
stabilire
cercato
o
abbiam
qui
di questa dottrina alle teorie ioniche, chereans
pag. 158 e
XVIII,
Vol.
.
thene>
«Herma
in
Pythago
The
,
Beatrr
H.
anche
Cfr.
Wörterbuch di Ersier l'art. Unendlichkeit.
segg., v. anche nel Philosophisches dottrine cfr. fra l'altro:
Per gli sviluppi storici delle
.
S. Coonerm ve Mantis, L'istituto pitagorico, in Atti Ace. Torino, 34 (1888) ,
Donixc, Wandlungen in der pythagoreischen Lehre, in Arch. f. Gesch. d. Philos.
p. 503.
Y (1892)
iche, in Riv. Ital. di filos.. Y (1890).
rn
S. Fennani, La scuola e la filosofia pitagorNeue
Jahrb. f. d. Klass, Altertum, 21
in
F, Bott, Pythagoras und Astrologie.
ion, in Archeion, XI, 1929.
Were,ZurAllema
thai de Hmzet
Philosophie des Allemacon, in Hermes, 11 (1876), p. 240.
,
1908),
R.
p. 119.
el. gr. 13 (1900).
Ta. Remacn, La musique des spheres, inp.Rev.
H. Usenen, Dreiheit, in Rh. Mus., 190%.
Pagina 15
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)tasia,
96
—
Gianora, La fortuna di Pitagora presso i Romani, Bibl. di Filol. classica, Ca-
1931.
us lavoro più generale che si estende a tutta la filosofia italica è: A, Cavorrr, La filosofia nella Magna Grecia e in Sicilia, Pisa, 1900.
La letteratura sulla storia della geometria pitagorica è costituita da opere che, per
la maggior parte, si estendono allo sviluppo ulteriore delle matematiche.
La ricostruzione di codesta storia comincia con
C. A. Baerscanemen, Die Geometrie und die Geometer vor Euklides, Lipsia, 1870.
Citiamo fra le opere storiche più recenti:
P. Taney, La géomtirie grecque, Parigi, 1887 (che — a prescindere da qualche
errore — rimane a base delle ricostruzioni posteriori).
G. 1. Atuman, Greek Geometry from Thales to Euclid, Dublino, 1889.
M. Canton, Vorlesungen über die Geschichte der Mathematik, t. I,
3.2
ediz,
Lipsia, 1907.
J H. G. Zevrgen, Histoire des mathématiques dans l'antiquité et le moyen dge (ediz.
danese, 1893), trad. franc. Jean Mascart, Parigi, 1902.
G. Lorta, Le scienze esatte nell'antica Grecia (1.2 ed. Memorie dell'Accademia di
Modena, 1893-9 1893-902), 24 ed. Milano, Hoopli, 1914.
Tu. Heara, A History of Greek Mathematics, 2 vol., Oxford, 1931.
Una buona storia illustrata che si estende dall'antichità ai tempi moderni (a cui abLiamo attinto anche alcune illustrazioni) è quella di
D. E. Surru, A history of Mathematics, a vol. I: General e vol. II: Topical, New
York, 1930.
Un quadro sintetico dello sviluppo dei concetti geometrici si trova in F. Exniques,
L'evoluzione delle idee geometriche nel pensiero greco in «Questioni riguardanti le Matematiche elementari», t. I, Bologna,
Per l'Astronomia cfr. il cap.
Zanichelli,