La dimensione pitagorica dell'aggettivo quadratus in Varrone

Auteur
Feraco, F.
Verschenen in
Latomus
Jaar
2015
Onderwerp
Taal
Italiano
Categorie
C8 Geschiedenis en archeologie
Archiefnummer
3330

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Société d'Études Latines de Bruxelles Source: Latomus , 2015, T. 74, Fasc. 2 (2015), pp. 365-385 Published by: Société d'Études Latines de Bruxelles Stable URL: https://www.jstor.org/stable/10.2307/48574535 REFERENCES Linked references are available on JSTOR for this article: https://www.jstor.org/stable/10.2307/48574535?seq=1&cid=pdfreference#references_tab_contents You may need to log in to JSTOR to access the linked references. JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide range of content in a trusted digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and facilitate new forms of scholarship. For more information about JSTOR, please contact support@jstor.org. Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at https://about.jstor.org/terms Société d'Études Latines de Bruxelles is collaborating with JSTOR to digitize, preserve and extend access to Latomus This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00

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quadratus in Varrone Tra le testimonianze letterarie, in cui viene fatta menzione di Romaquadrata, è da annoverare anche un luogo dei Collectanearerummemorabilium di Solino, il quale pone in connessione il riferimento a Romaquadrata con la fondazione dell’Urbe: cfr. I, 17-18: nam,utadfirmatVarroauctordiligentissimus,RomamcondiditRomulus,Marte genitusetReaSiluia,uelutnonnulliMarteetIlia:dictaqueprimumestRoma quadrata,quodadaequilibriumforetposita.Eaincipitasiluaquaeestinarea Apollinis, et ad supercilium scalarum Caci habet terminum, ubi tugurium fuit Faustuli. Solino, per la notizia riguardante la fondazione di Roma da parte di Romolo, cita esplicitamente Varrone, autore più volte menzionato nell’ambito dei Collectanea 1; anche l’espressione che contiene il riferimento a Roma quadrata deriva, a mio parere, dal Reatino 2. Diversi sono i casi, ad es. nel De lingua Latina, in cui Varrone introduce un’etimologia mediante una struttura sintattica analoga a quella del succitato luogo soliniano: per limitarmi a pochi esempi, cfr. Ling. V, 18 CaelumdictumscribitAeliusquodestcaelatum…; 41 …Capitolinusdictus,quodhic,cumfundamentafoderenturaedisIouis,caputhumanumdiciturinuentum; 67 …etea(sc.Terra)dicta,quodunacumIoueiuuat, Iuno… Dubbi sussistono circa l’attribuzione a Varrone di quanto detto da Solino in I, 18 a proposito del punto da cui ha inizio e del punto in cui termina Romaquadrata(eaincipitasiluaquaeestinareaApollinis,etadsupercilium scalarumCacihabetterminum,ubituguriumfuitFaustuli); il problema riguarda, 1 Cfr., oltre a SOL. I, 17: I, 75; 99; II, 23; VII, 12; 20; 27; XI, 6; 30; XIX, 3; XXVII, 4; XXXIII, 1. 2 Non intendo, in questa sede, entrare nel merito del problema riguardante il rapporto diretto o mediato tra Solino e Varrone; si tratta di questione spinosa e di difficile soluzione, intorno alla quale divergono le opinioni degli studiosi (ad un rapporto non diretto pensavano, ad es., E. SAMTER, QuaestionesVarronianae, Berolini, 1891, p. 21-31; F. RABENALD, Quaestionum Solinianarum capita tria, Halis Saxonum, 1909, p. 102 [ma più recentemente cfr. anche R. BEDON, L’arrivéed’EuropeenCrète chezSolin(Polyhistor,11,9): findeparcourseneaudouce in B. MORIN (ed.), Polumathès/Πολυματής. Mélanges offerts à Jean-Pierre Levet, Limoges, 2013, p. 183-199, p. 194]; sostiene invece il diretto utilizzo di Varrone da parte di Solino F. J. FERNÁNDEZ NIETO, Solino,Colección dehechosmemorablesoelerudito, Madrid, 2001, p. 49). Latomus 74, 2015 This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 365 11/06/15 15:10

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in particolare, la menzione dell’areaApollinis, in quanto il tempio di Apollo sul Palatino, se ad esso si allude, venne inaugurato nel 28 a. C., appena un anno prima della morte di Varrone 3. Le difficoltà interpretative riguardanti la definizione di Romaquadratanel luogo soliniano, in particolare a proposito dell’espressionequodadaequilibriumforet 3 In un recente volume, E. DE MAGISTRIS, PaestumeRomaquadrata.Ricerchesullo spazioaugurale, Napoli, 2007, p. 113 ritiene probabile che tutte le informazioni date da SOL. I, 17-18 su Romaquadrata risalgano a Varrone. Tuttavia, più di uno studioso ha limitato l’influenza di Varrone a SOL. I, 17, per i problemi cronologici, cui ho fatto riferimento (cfr. A. VON BLUMENTHAL, Romaquadrata in Klio 35, 1942, p. 181-188, p. 187; F. CASTAGNOLI, RomaQuadrata in G. E. MYLONAS (ed.), StudiesPresentedto David Moore Robinson on his Seventieth Birthday, I, Saint Louis, Missouri, 1951, p. 389-399, p. 394 [a giudizio di Castagnoli, costituisce un’aggiunta di Solino quanto si legge in I, 18, anche perché «l’espressione habet terminum è forse non conveniente a Varrone»]; A. MAGDELAIN, Le pomerium archaïque et le mundus in RÉL 54, 1976, p. 71-109, p. 80, n. 2; Daniela BRUNO, LafossaconararomuleaelaRomaQuadrata di Augusto in A. CARANDINI (ed.), La leggenda di Roma, II: Dal ratto delle donne al regno di Romolo e Tito Tazio, 2a ed., Milano, 2011, p. 287-296, p. 295-296 [dubbi manifesta anche D. MUSTI, Varronenell’insiemedelletradizionisuRomaquadrata in StudUrb(Ser.B)1, 1975, p. 297-318. S. BOLDRINI / S. LANCIOTTI / C. QUESTA / R. RAFFAELLI(ed.), Glistoriografilatinitramandatiinframmenti.Attidelconvegno(Urbino, 9-11maggio1974), p. 310-311]; è da aggiungere, inoltre, E. TÄUBLER, Romaquadrata und mundus in MDAI(R) 41, 1926, p. 212-226, p. 218, secondo il quale, se è difficile che Varrone possa aver nominato l’area Apollinis, tuttavia si può a lui ricondurre la menzione della silua, e questo è, a suo giudizio, sufficiente per assicurare che Solino restituisce il testo varroniano in maniera precisa). C. HUELSEN, Untersuchungen zur TopographiedesPalatins inMDAI(R) 11, 1896, p. 193-212, p. 210, n. 2 fa notare che, se effettivamente Varrone non può aver visto il completamento del tempio di Apollo, tuttavia la sua costruzione era iniziata otto anni prima. Riprende, in parte, questa posizione A. GRANDAZZI, La Roma quadrata: mythe ou réalité? in MÉFRA 105, 1993, p. 493-545, p. 504-505, il quale, sulla base del fatto che Valerio Massimo VIII, 7, 3 ci testimonia che Varrone fu sorpreso dalla morte quando ancora era intento a scrivere, non esclude che il Reatino possa avere operato una correzione in un testo già redatto. Afferma, inoltre, che non dobbiamo necessariamente arrivare all’anno 28, in cui, come detto, il tempio fu inaugurato, in quanto già nel 36 a. C. era stata prevista la sua costruzione. A ciò si aggiunge il fatto che Solino parla di areaApollinis, vale a dire di un’area già votata al dio, ma non ancora provvista di tempio (cfr. anche A. MASTROCINQUE, Romaquadrata in MÉFRA 110, 1998, p. 681-697, p. 682, n. 6). L’idea di Grandazzi di un Varrone molto anziano che vada a correggere quanto da lui precedentemente scritto, una volta saputo della inaugurazione del tempio, non mi persuade. Più convincente invece mi sembra ciò che dice subito dopo lo studioso a proposito del fatto che in Solino si parla di un’area Apollinis, nell’ambito della quale non è detto che, al momento in cui scriveva Varrone, ci fosse già il tempio. P. PENSABENE, Vent’anni di studi e scavi dell’UniversitàdiRoma“LaSapienza”nell’areasud-ovestdelPalatino(1977-1997) in C. GIAVARINI(ed.), IlPalatino:areasacrasud-ovesteDomusTiberiana, Roma,1998, p. 1-154, p. 72 ritiene che «nella redazione originale varroniana venisse citato, al posto dell’edificio, un altro punto di riferimento e che Solino, per volontà di “aggiornamento” topografico, abbia menzionato l’area Apollinis perché equivalente alla coordinata di Varrone». This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 366 11/06/15 15:10

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posita, erano già state messe in evidenza dal Salmasio, secondo il quale la suddetta espressione non può essere riferita alla forma quadrata della città, in quanto, sulla base della testimonianza di Varrone, Ling.V, 143, le città antiche erano solite essere edificate «in rotundo». Lo studioso nota che si raggiunge l’aequilibrium quando una superficie piana è livellata così da non avere alcuna parte inclinata; il Salmasio non riesce però a spiegarsi come possa essere ad aequilibriumla Romaquadratafondata su un colle 4. Secondo Platner, l’espressione indica, sulla base di quanto detto subito dopo, una linea di direzione estovest, che però non è il decumanus di un quadrato, ma la diagonale: Varrone descrive i limiti estremi della Romaquadrata, vale a dire i termini opposti di questa diagonale 5. Täubler opina che con l’espressione ad aequilibrium foret positaVarrone abbia pensato alla città sul Palatino come ad un templum, con un aequilibrium tra le parti, determinato da cardo e decumanus 6. Von Blumenthal, rifacendosi al gusto per le etimologie di Varrone, suppone che quest’ultimo abbia proposto la derivazione di Roma da groma, termine indicante uno strumento usato in agrimensura, al quale ci si riferirebbe mediante il sostantivo aequilibrium. Addirittura lo studioso si spinge fino ad ipotizzare, in maniera ardita e poco plausibile, un intervento sul testo di Varrone riportato da Solino, o nel senso di una correzione o in quello di una integrazione: «Vielleicht schrieb Varro so: Romam condidit Romulus, dictaque primum est Groma (oder <a groma> Roma) quadrata,quodusw.». Le indicazioni fornite poi da Solino in I, 18 sulla posizione di Roma quadrata si adattano male, a giudizio di von Blumenthal, alla descrizione di una città o di un luogo, ma si riferiscono al punto finale di una strada; dunque, a parere dello studioso, Roma quadrata in Solino molto probabilmente è il nome di una via, che doveva conservare memoria della Roma originaria 7. Castagnoli evidenzia la stranezza, a proposito del luogo soliniano, dell’indicazione di un quadrato per mezzo di due soli punti 8; ritiene, 4 Cfr. C. SALMASII PlinianaeexercitationesinCaiiIuliiSoliniPolyhistora, Parisiis, 1629, p. 14-15. 5 Cfr. S. B. PLATNER, ThePomerium andRomaQuadrata in AJPh 22, 1901, p. 420425, p. 422-423. 6 Cfr. TÄUBLER, Romaquadrata[n. 3], p. 214-219 (la posizione di Täubler non convince Á. SZABÓ, Romaquadrata in RhM 87, 1938, p. 160-169, p. 162, n. 5: quest’ultimo, a proposito dell’espressione quodadaequilibriumforetposita, rinuncia a dare un’interpretazione, sostenendo che, al tempo di Varrone, non si aveva più una precisa idea di che cosa significasse Romaquadrata [cfr., al riguardo, anche Claudia CECAMORE, Palatium.TopografiastoricadelPalatinotraIIIsec.a.C.eIsec.d.C., Roma, 2002, p. 32]; va ricordato che già V. GROH, LastoriaprimitivadelCermalo in Athenaeum 7, 1929, p. 316-362, p. 354 osservava quanto segue: «La RomaQuadratanel senso di Solino è una creazione artificiale di origine assai tarda, quando non si capiva più il significato primitivo del nome»). 7 Cfr. VON BLUMENTHAL,Romaquadrata [n. 3], p. 186-187. 8 Secondo GRANDAZZI, LaRomaquadrata [n. 3], p. 505-506 e PENSABENE, Vent’anni [n. 3], p. 72 e n. 132, l’aporia connessa all’indicazione di un quadrilatero con soli due This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 367 11/06/15 15:10

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inoltre, una soluzione di ripiego considerare i due punti come gli estremi di una diagonale di un quadrato. Opina che Varrone abbia fatto riferimento alla città costituita secondo la divisione gromatica; sarebbe stata detta quadratain quanto divisa come le colonie, le quali sono di forma quadrata 9. Secondo Ferri, quadratus va inteso come «diviso in 4 quadranti» da due linee ad angolo retto e in questo senso deve essere interpretata la frase varroniana quod ad aequilibrium foret posita di Sol. I, 17 10. Musti propende per l’interpretazione di «“quadripartita”, cioè costruita su due assi perpendicolari, e con la livella», ma ammette anche interpretazioni come “ben costruita” oppure “orizzontale”, “a livello” 11. Analogamente, secondo Rykwert, l’aggettivo quadratava inteso come “quadripartita” o “squadrata”, nel senso che c’è un centro dal quale si dipartono quattro angoli retti; a suo parere, quando Ennio (cfr. infra) e Varrone parlavano di Romaquadrata, facevano riferimento al fatto che cardoe decumanuserano ortogonali fra loro. Ciò garantiva un assetto regolare punti è superata dal fatto che, ad es., nelle Tavole di Gubbio sono documentati casi di aree quadrate indicate soltanto con due punti; in particolare, Pensabene ritiene che Varrone «non intendesse affatto designare il quadrilatero di fondazione, bensì una località a cui si voleva ascrivere il ricordo della città più antica, per l’indicazione della quale erano sufficienti due soli punti». Da segnalare anche A. CARANDINI, LanascitadiRoma. Dèi, Lari, eroi e uomini all’alba di una civiltà, I, Torino, 2003, p. 61, n. 53, il quale afferma che «la domusdi Augusto, novello Romolo, ha la sua Roma quadrata – omphalós, come la casa Romuli ha la Roma quadrata – fossa di fondazione e ara del primo fuoco della città… La presenza della Roma quadrata e del suo omologo nella casa di Augusto arriva finalmente a spiegare perché questa antica memoria era considerata avere inizio a silua quae est in area Apollinis, dove era la Roma quadrata della domus di Augusto / domus Augustana, ed aver termine ad supercilium scalarum Caci… ubi tugurium fuit Faustuli, dove era la Roma quadrata della casa Romuli (Solin. 1. 17-18)». 9 Cfr. CASTAGNOLI, RomaQuadrata[n. 3], p. 396 (va detto che lo studioso è ritornato successivamente sul problema di Romaquadrata, giungendo a sostenere che si tratti di un’invenzione tarda [III secolo a. C.], in quanto i Romani, fondando, a partire dal IV secolo a. C., colonie con pianta ortogonale, e dunque quadratae, immaginarono che anche Roma fosse stata fondata allo stesso modo [cfr. F. CASTAGNOLI, Notesullatopografia del Palatino e del Foro Romano in ArchClass 16, 1964, p. 173-199, p. 178]). Analogamente R. E. A. PALMER, The Archaic Community of the Romans, Cambridge, 1970, p. 28 e 32-33 è dell’idea che Varrone, parlando di Roma quadrata, avesse in mente una colonia e che l’espressione adaequilibriumsi riferisse alla maniera bilanciata con cui si assegnavano ad ogni colono due iugeri di terra. 10 Cfr. S. FERRI, Il«ratto»delleSabineela«Romaquadrata»diPlutarco in SCO 7, 1958, p. 189-198, p. 196-197. 11 Cfr. MUSTI, Varronenell’insieme[n. 3], p. 313 (per l’interpretazione di adaequilibrium foret posita nel senso di “livellata” cfr. F. COARELLI, Roma Quadrata in Eva Margareta STEINBY (ed.), LexicontopographicumurbisRomae, IV, Roma, 1999, p. 207-209, p. 208). L’idea che l’aggettivo quadratasia da interpretare nel senso di “quadripartita” è dovuta a SZABÓ, Roma [n. 6], p. 160-169 (cfr. anche Á. SZABÓ, Roma quadrata in Maia 8, 1956, p. 243-274), il quale, per questa accezione di quadratus, rimanda ad espressioni come legioquadrata; agerquadratus e uersusquadratus. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 368 11/06/15 15:10

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alla città, tale da inserirla «in modo stabile e armonico nell’universo al centro del quale era collocata (quodadaequilibriumforetposita)» 12. Richiamandosi esplicitamente a Täubler (per il quale cfr. supra), Grandazzi opina che l’espressione ad aequilibrium foret posita di Sol. I, 17, in virtù del principio della quadripartizione operata dall’augure nell’ambito dei rituali di fondazione, vada intesa nel senso di «caractérisée par une division régulière et symétrique des regionescaeli» 13. Carandini avanza l’ipotesi che l’espressione adaequilibriumsignifichi che il segmento di retta, che congiungeva i due luoghi indicati da Varrone (davanti al tempio di Apollo e in cima alle scale di Caco dalla parte della capanna di Faustolo), si trovava “a livello”, cioè alla stessa quota del ciglio superiore del monte 14. In più di un caso, nelle fonti che parlano in maniera esplicita di Romaquadrata, a differenza di quanto leggiamo in Solino, è ravvisabile chiaramente un riferimentoalla forma geometrica del quadrato: Fest. p. 310-312 Lindsay: QuadrataRomainPalatioantetemplumApollinisdicitur,ubirepositasunt,quaesolentboniominisgratiainurbecondendaadhiberi, quiasaxo†minitus†estinitioinspeciemquadratam.EiuslociEnniusmeminit cumait:“et†quisesterat†Romaeregnarequadratae”. 15 12 Cfr. J. RYKWERT, L’idea di città. Antropologia della forma urbana nel mondo antico, a cura di G. SCATTONE, Torino, 1981, p. 118-119. 13 Cfr. GRANDAZZI, La Roma quadrata [n. 3], p. 534 (SZABÓ, Roma [n. 6], p. 168 ritiene che Romolo, all’atto della fondazione, seguendo la disciplina etrusca, abbia tracciato con il lituusle due linee che si incrociano, decumanuse cardo, dividendo in quattro parti il territorio da cui si sarebbe sviluppata la futura città [cfr. anche W. MÜLLER, Die heilige Stadt. Roma quadrata, himmlisches Jerusalem und die Mythen vom Weltnabel, Stuttgart, 1961, p. 23-24]). Questa interpretazione, per così dire, ‘augurale’, della Romaquadratadi SOL. I, 17 è stata ripresa recentemente da Claudia CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 32 e, inoltre, da DE MAGISTRIS, Paestum[n. 3], p. 152-153, il quale considera Romaquadrata la quadripartizione dello spazio aereo della nuova città, originata dagli assi del primo templumaugurale posto nei pressi della capanna di Faustolo; in virtù di questa simmetria geometrica, l’espressione adaequilibriumpositaviene interpretata come «un ‘equilibrio’ che produce regioni con angoli uguali». 14 Cfr. la traduzione di L. ARGENTIERI in A. CARANDINI (ed.), LaleggendadiRoma, I. Dallanascitadeigemelliallafondazionedellacittà, Milano, 2006, p. 185: «e dapprima fu chiamata “Roma Quadrata” poiché era stata posta a livello del monte»; cfr., inoltre, A. CARANDINI, RemoeRomolo. DairionideiQuiritiallacittàdeiRomani(775/750– 700/675a.C.circa), Torino, 2006, p. 163-165 (part. p. 164: «Per intendere meglio Varrone è utile avere in mente una di quelle bilance o libraeche presuppongono l’elemento perpendicolare che regge l’oggetto da pesare [= le Scale di Caco], attaccato all’estremità di un’asta, sulla quale un peso viene fatto scorrere finché l’asta non raggiunge l’equilibrio e cioè la posizione orizzontale [= il segmento di retta che unisce “il piccolo luogo” lungo il ciglio superiore delle Scale di Caco e il “piccolo luogo” davanti al tempio di Apollo, lungo il ciglio superiore del monte]»). 15 Successivamente Lindsay, di cui riproduco il testo secondo l’edizione teubneriana (Lipsiae, 1913 [Stutgardiae et Lipsiae, 1997]), ha introdotto alcuni emendamenti (cfr. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 369 11/06/15 15:10

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Dionigi di Alicarnasso, Ant.Rom.I, 88, 2: … καλέσας ἅπαντας εἰς τὸν ἀποδειχθέντα τόπον περιγράφει τετράγωνον σχῆμα τῷ λόφῳ... 16 Plutarco, Rom. IX, 4: Ῥωμύλος μὲν οὖν τὴν καλουμένην Ῥώμην κουαδράτην, ὅπερ ἐστὶ τετράγωνον, ἔκτισε, καὶ ἐκεῖνον ἐβούλετο πολίζειν τὸν τόπον... 17 Appiano, Reg. frg. Ia, 9 Viereck-Roos: … αὐτοὶ (sc.Romolo e Remo) δὲ πόλιν ἔκτισαν…ἣν καὶ ὠνόμασαν Ῥώμην, τὸ τηνικάδε τετράγωνον λεγομένην, ὅτι δέκα ἓξ σταδίων ἦν αὐτῆς ἡ περίμετρος, ἑκάστης πλευρᾶς τέσσαρα στάδια ἐχούσης. Nel testo di Solino, invece, l’espressione Romaquadratanon viene spiegata in riferimento alla forma geometrica della fondazione romulea; si afferma che Roma venne detta “quadrata” perché “era stata fondata” adaequilibrium. Il problema dunque è capire che cosa si intenda con adaequilibrium. Questo termine rimanda all’idea di ciò che è “ben bilanciato”; analogamente ad un’espressione come adperpendiculum = “perpendicolarmente, verticalmente”, adaequilibrium è da intendersi nel senso di “in maniera bilanciata, equilibrata, proporzionata”, in cui l’armonica corrispondenza fra le parti determina l’aequilibrium 18. All’idea di armonia e simmetria rimanda, per altro, anche l’uso, in senso traslato, del verbo quadrare 19, e ritengo che in tal maniera sia da intendere l’aggettivo quadrata nel luogo soliniano. GlossariaLatina, IV, p. 365):QuadrataRoma<locus>inPalatioantetemplumApollinisdiciturubirepositasuntquaesolentboniominisgratiainurbecondendaadhiberi, quiasaxominitus (mun-)estinitioinspeciemquadratam.EiuslociEnniusmeminitcum ait:etquisest(quisextus?)Romaeregnarequadratae(per il testo di Ennio cfr. infra). 16 Cfr. anche Ant.Rom. II, 65, 3: … τῆς τετραγώνου καλουμένης Ῥώμης, ἣν ἐκεῖνος (sc. Romolo) ἐτείχισεν… 17 Tra le fonti di Plutarco per la Vita di Romolo c’è, come è noto, anche Varrone, esplicitamente menzionato in 12, 3-4 e 16, 6; nel luogo qui preso in esame non è dato sapere se il Reatino sia stato fonte di Plutarco (non lo ritiene H. PETER, Die Quellen PlutarchsindenBiographienderRömer, Halle, 1865 [Amsterdam, 1965], p. 152-153 e non vi fa riferimento E. VALGIGLIO, VarroneinPlutarco in Attidelcongressointernazionale di studi varroniani (Rieti, settembre 1974), II, Rieti, 1976, p. 571-595). Lo stesso Dionigi di Alicarnasso annovera tra le sue fonti Varrone (cfr., ad es.,Denys d’Halicarnasse,AntiquitésRomaines. Tome I. Introduction générale, livre I. Texte établi et traduit par Valérie FROMENTIN, 4a ed., Paris, 2007, p. 55-56), ma anche in questo caso non si può stabilire se lo abbia consultato a proposito di Romaquadrata. 18 FERNÁNDEZ NIETO, Solino [n. 2], p. 131 traduce: «con una proporción equilibrada» (cfr. anche CaioGiulioSolino.DaRomaaTaprobane. Dai Collectanearerum memorabilium, a cura di B. BASILE, Roma, 2010, p. 41: «con una proporzione stabile»); sono inoltre da ricordare P. MINGAZZINI, Scritti vari, Roma, 1986, p. 239, n. 30, che traduce adaequilibriumforetposita,con «bene costruita, su pianta regolare» e MASTROCINQUE, Romaquadrata[n. 3], p. 682, che interpreta la suddetta espressione nel seguente modo: «è stata posta in modo equilibrato» (MAGDELAIN, Le pomerium [n. 3], p. 80 ritiene che l’espressione adaequilibrium…positasia riferita all’armonia del disegno). 19 Cfr., ad es., K. E. GEORGES / F. CALONGHI, Dizionarioenciclopedicodellalingua latina, I, 4a ed., Torino, 2002, p. 1227 s.v. quadrare: «dare simmetria… compiere armonicamente»; sull’uso “simmetrico” di quadrare in contesti retorici cfr. S. FERRI, Nuovicontributiesegeticial“cànone” dellasculturagreca in RIA 7, 1940, p. 117-152, This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 370 11/06/15 15:10

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Ma per meglio comprendere il senso dell’espressione di Sol. I, 17, occorre tenere presente che essa deriva verisimilmente da Varrone 20. Quest’ultimo non fu però il primo a parlare di Romaquadrata, in quanto, come si apprende dalla testimonianza sopra citata di Festo, già in Ennio compare un riferimento al riguardo: cfr. Enn., Ann.150 Skutsch: etquisesperatRomaeregnareQuadratae? 21. Musti fa alcune interessanti considerazioni a proposito del frammento p. 119-120, che cita, tra gli altri, ad es., CIC., Orat.197: …quadrandaeorationisindustria (cfr. anche S. FERRI,«Quadratus»e«Tetrâs» in Opuscula. Scrittivaridimetodologia storico-artistica, archeologia, antichità etrusche e italiche, filologia classica, Firenze, 1962, p. 561-564, p. 561: «… ormai non sussistono più dubbi neanche sul significato specifico di quadratus– κουαδρᾶτος, appellativo di un corpo o superficie composti di 4 parti che formano tra loro, 2 a 2, un aequilibrium [cita in nota SOL. I, 17]»). 20 Forse dalle Antiquitates (cfr. P. MIRSCH, De M. Terenti Varronis Antiquitatum rerumhumanarumlibrisXXV in G. CURTIUS / L. LANGE / O. RIBBECK / H. LIPSIUS (ed.), Leipziger Studien zur classischen Philologie, V, Leipzig, 1882, p. 1-144, p. 93; cfr. anche MUSTI, Varrone nell’insieme [n. 3], p. 297 e BRUNO, La fossa [n. 3], p. 294); GRANDAZZI, La Roma quadrata [n. 3], p. 506-507 osserva che l’imprecisione della descrizione è da attribuire al fatto che ci troviamo di fronte ad un testo mitografico piuttosto che topografico: lo studioso avanza, al riguardo, l’ipotesi che si possa trattare del DegentepopuliRomani o del DevitapopuliRomani. 21 O. SKUTSCH, ReadingsandInterpretationsintheAnnals in Ennius. Entretienssur l’antiquitéclassique, Genève, 1972, p. 3-29, p. 25-29 non accoglie la congettura di Hertz (stampata da Vahlen [cfr. anche A. TRAGLIA (ed.), Poetilatiniarcaici, I. LivioAndronico,Nevio,Ennio, Torino, 1986, p. 147 e 425, n. 11]) quisextuserat, con riferimento al sesto re di Roma (ricordiamo, per altro, che Servio Tullio divise la città in quattro parti: cfr. LIV. I, 43, 13 Quadrifariamenimurbediuisaregionibuscollibusquequihabitabantur…); come dimostrato da S. TIMPANARO, Romaeregnarequadratae in Maia 3, 1950, p. 26-32, p. 26 (anche in S. TIMPANARO, Contributidifilologiaedistoriadellalingua latina, Roma, 1978, p. 636), sextuseratseguito da un infinito non è ammesso nel latino di età arcaica (meglio, dunque, a parere di Skutsch, l’emendamento del SALMASIO, Plinianaeexercitationes[n. 4], p. 13: etquisesperat[cfr. anche TheAnnalsofQ.Ennius, ed. with Introduction and Commentary by O. SKUTSCH, Oxford, 1985 [1986], p. 306308]). A differenza, ad es., di Valmaggi, che pure accoglie la congettura del Salmasio, ma che pone il frammento nel II libro, in riferimento ai contrasti per la successione di Romolo (cfr. Ennio.IframmentidegliAnnali, commento e note di L. VALMAGGI, Torino, 1900 [1967], p. 32), Skutsch colloca il frammento nel IV libro (ma cfr. già TIMPANARO, Romaeregnare[n. 21], p. 30-32), ipotizzando, sulla base del confronto con LIV. IV, 15, 3 sqq., che siano parole di Cincinnato o di Servilio Ahala, con le quali si condannava il tentativo di Spurio Melio, che aspirava al potere regale. GRANDAZZI, LaRomaquadrata [n. 3], p. 497-501 ritiene invece che il frammento appartenga al primo libro degli Annales. Lo studioso mette in rilievo che Verrio Flacco-Festo, quando cita diversi frammenti del poema epico enniano, rispetta l’ordine dei libri; la citazione enniana successiva a quella su Roma quadrata è esplicitamente riferita al II libro degli Annales: dunque il nostro frammento deve appartenere al I libro. Lo studioso, inoltre, pone in rapporto questo verso con LIV. I, 12, 4 (a parlare è Romolo) Iuppiter, tuis… iussus auibus hic in Palatio prima urbi fundamenta ieci; questo luogo liviano viene messo in connessione con testi che riguardano Roma quadrata: da un lato con la descrizione ovidiana dell’inizio della costruzione della Roma palatina (cfr. OV., Fast.IV, 835-836 [va tuttavia notato che in Ovidio non si cita esplicitamente Roma quadrata]); dall’altro con la This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 371 11/06/15 15:10

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di Ennio, in cui l’espressione Romae… quadratae, anche per la presenza del verbo regnare, si riferisce non ad una realtà ristretta, ma all’intera città 22; lo studioso quindi commenta: «Penso siano innegabili connessioni con il significato di τετράγωνος in quanto “perfetto, senza difetti, solido”, come è in Simonide, fr. 37 Page (devo l’indicazione all’amico B. Gentili), o con le più complesse implicazioni delle teorie pitagoriche (a cui non solo Ennio, ma lo stesso Varrone accedette…), nonché delle teorie empedoclee» 23. A me pare anzitutto che, come nel verso di Ennio, l’espressione dictaque primumestRomaquadrata,quodadaequilibriumforetpositadi Sol. I, 17 si definizione varroniana di Romaquadratain SOL. I, 17-18. Grandazzi nota somiglianze nei testi dei tre autori: le espressioni fundamenta ieci di Livio; iaciunt fundamina di Ovidio e fundamentaiecitdi Solino; murusin Ovidio e murorumin Solino (più generico è urbi in Livio); tutti e tre, inoltre, si riferiscono al Palatino e agli auspici tratti da Romolo: cfr. iussus auibus di Livio; augurio laeti di Ovidio e auspicato di Solino. Le analogie dei tre autori fanno pensare, secondo lo studioso, ad una comune origine, rappresentata da un luogo del I libro degli Annales di Ennio, in cui si descriveva l’atto della fondazione di Roma da parte di Romolo sotto gli auspici di Giove. L’ipotesi di Grandazzi presenta, a mio giudizio, un difetto di fondo: la pretesa di voler vedere in Ennio il comune archetipo dei luoghi sopra citati su una base puramente teorica, in quanto, a parte il verso su Romaquadrata, non abbiamo frammenti e, dunque, elementi concreti per avallare quanto sostenuto dallo studioso. Certo, le somiglianze, anche formali, sono evidenti, ma ciò non è sufficiente per affermare che alla base ci sia una fonte comune. La CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 20-21 confuta alcuni degli argomenti addotti da Grandazzi per l’attribuzione del frammento al I libro: non sempre è rispettato da parte di Verrio Flacco-Festo l’ordine dei libri in citazioni enniane contenute in lemmi vicini; la base comune ai testi di Livio, Ovidio e Solino è una pura ipotesi senza possibilità di verifica. L’unico punto fermo, secondo la Cecamore, è la connessione tra Romaquadrata e Romolo, connessione assicurata da altre fonti; se il verso di Ennio non può essere un argomento per valorizzare questo rapporto, non contiene nemmeno argomenti validi a smentire questa ipotesi. 22 Cfr., al riguardo, TIMPANARO, Romaeregnare[n. 21], p. 31, secondo il quale Roma quadratain Ennio indica la città di Romolo sul Palatino, non perché di perimetro quadrato, ma perché divisa in quattro parti dal fondatore, secondo l’arte augurale etrusca (cfr., inoltre, SKUTSCH, TheAnnals[n. 21], p. 307; TRAGLIA, Poetilatini[n. 21], p. 425, n. 11 e CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 32, la quale precisa: «RomaQuadrataindica, per Ennio ed evidentemente anche per gli altri autori, la città palatina fondata da Romolo, da non confondere con Roma toutcourt, che di quella è la conseguenza e l’estensione»). Occorre ricordare che non risulta, a parere degli studiosi, sempre evidente dalle fonti quale fosse l’estensione della Romaquadrata; mi limito a menzionare, al riguardo, MINGAZZINI, Scritti [n. 18], p. 233-240, che distingue addirittura tre ‘Rome Quadrate’, la Piccola, la Media e la Grande: la prima, quella descritta da Festo, costituisce un sacello, in cui erano riposti gli arnesi sacri; la Roma Quadrata Grande, corrispondente al perimetro del muro di cinta della città romulea, è quella di Dionigi di Alicarnasso e di Appiano; la Roma Quadrata Media è proprio quella di Varrone, ritenuta da Mingazzini un uicus, che ha preso il nome dal sacello. 23 Cfr. MUSTI, Varronenell’insieme[n. 3], p. 316 (cfr. anche GRANDAZZI, LaRoma quadrata [n. 3], p. 503, n. 34). This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 372 11/06/15 15:10

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riferisca all’intera città fondata da Romolo 24, di cui si fa menzione poco prima (…RomamcondiditRomulus…), e non ad una realtà più ristretta (così sembra, ad es., nel luogo sopra citato di Festo). Ma risulta di maggiore interesse, anche in relazione alle considerazioni fatte da Musti e a quanto di recente evidenziato da Daniela Bruno, il fatto che la presunta connessione con la dottrina pitagorica, sottolineata a proposito del frammento di Ennio, sembra ancora più evidente nel luogo soliniano derivato da Varrone, e concorre a fornire una possibile interpretazione del senso da attribuire all’espressione quod ad aequilibrium foret posita 25. Varrone aderì alla dottrina pitagorica 26, al punto che volle essere seppellito Pythagorio modo: cfr. Plin., Nat. XXXV, 160: Quin et defunctos sese multi fictilibussoliiscondimaluere,sicutM.Varro,Pythagoriomodoinmyrtietoleae atquepopulinigraefoliis 27. Il Reatino, per altro, mostrò una particolare attenzione nei confronti dell’aritmologia pitagorica, cui dovette dedicare forse una trattazione specifica, il DeprincipiisnumerorumlibriIX (cfr. anche il logistorico Atticus de numeris 28). Interessante è, al riguardo, anche una testimonianza di Gellio III, 10, 1: M.Varroinprimolibrorumquiinscribunturhebdomadesuel de imaginibus, septenarii numeri, quem Graece ἑβδομάδα appellant, uirtutes potestatesquemultasuariasquedicit (segue poi una serie di riferimenti, attribuiti a Varrone, alle proprietà del numero sette [cfr. Gell. III, 10, 2-17]) 29. 24 Già il SALMASIO, Plinianaeexercitationes [n. 4], p. 15 aveva sottolineato questo aspetto (cfr. anche FORCELLINI III, p. 990: «Quibus uerbis significat [sc.Solinus] totam Urbem, non locum in Urbe. Et hoc uidetur significare Ennii uersus…»). Cfr., inoltre, G. LUGLI, Roma antica. Il centro monumentale, Roma, 1946, p. 425-426; GRANDAZZI, LaRomaquadrata [n. 3], p. 507. 25 Cfr. BRUNO, Lafossa[n. 3], p. 295: «… se queste [sc.quelle di SOL. I, 17], come è probabile, sono parole di Varrone, è possibile che l’autore, sostenitore di teorie filosofiche pitagoriche, volesse sottolineare l’equilibrio perfetto della forma geometrica quadrata con un probabile riferimento al tetragonos pitagorico, simbolo di perfezione, assenza di difetti… e presagio di eternità». 26 Cfr. L. FERRERO, Storiadelpitagorismonelmondoromano(dalleoriginiallafine dellarepubblica), Torino, 1955, p. 319-334. 27 Va tuttavia evidenziato, in generale, un certo eclettismo filosofico in Varrone (cfr. Y. LEHMANN, Varronthéologienetphilosopheromain, Bruxelles, 1997, p. 263 sqq.) . 28 Ritenuto fonte del Derationelibraedi Ausonio da parte di E. G. SCHMIDT, DasGedicht des Ausonius de ratione librae und der Isorrhopie-Gedanke in J. MAU / E. G. SCHMIDT (ed.), Isonomia. Studien zur Gleichheitsvorstellung im griechischen Denken, Berlin, 1964, p. 111-128 (circa l’influenza varroniana su questa egloga di Ausonio cfr. R. REEH, De Varrone et Suetonio quaestiones Ausonianae, Halis Saxonum, 1916, p. 33-34). È interessante il fatto che il concetto di ἰσορροπία (= “equilibrio”), assimilabile a quello di ἰσονομία (per il quale cfr. infra), si può accostare al pitagorismo (cfr. p. 121), cui, per altro, rimanda esplicitamente Ausonio in componimenti che precedono il De ratione librae (cfr. Ex Graeco Pythagoricon de ambiguitate eligendae uitae; De uiro bono. Πυθαγορικὴἀπόφασις;Ναὶ καὶ οὐ Πυθαγορικόν). 29 Sull’interesse di Varrone per la dottrina pitagorica dei numeri cfr. A. GIANOLA, La fortunadiPitagorapressoiRomanidalleoriginifinoaltempodiAugusto, Catania, This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 373 11/06/15 15:10

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Un particolare rilievo riveste, poi, in relazione specificamente al nostro discorso, una sezione del De lingua Latina V, 11-13, in cui c’è un esplicito richiamo a Pitagora, a proposito dell’individuazione di quattro principi fondamentali: corpo, luogo, tempo e azione: Pythagoras Samius ait omnium rerum initia esse bina ut finitum et infinitum, bonum et malum, uitam et mortem, diem et noctem. Quare item duo status et motus:quodstatautagitatur,corpus,ubiagitatur,locus,dumagitatur,tempus, quodestinagitatu,actio…Quarefit,utideofereomniasintquadripertitaetea aeterna… Igitur initiorum quadrigae locus et corpus, tempus et actio. Quare quodquattuorgeneraprimarerum,totidemuerborum. Il numero ‘quattro’, al quale è connesso l’aggettivo quadratus, ha una notevole importanza nel sistema numerico dei Pitagorici 30, «non solo in quanto esso è il primo numero quadrato, ma anche e sopra tutto per ciò, che i primi quattro numeri sommati insieme ci danno il numero perfetto, dieci. Nel famoso giuramento pitagorico, quindi, Pitagora è celebrato come il rivelatore della Tetraktys (numero quaternario), e questa medesima è celebrata come la sorgente e radice della natura eterna» 31. 1921, p. 91-105 (cfr. anche FERRERO, Storiadelpitagorismo [n. 26], p. 324 sqq.; A. GRILLI, Sulnumerosette in StudisuVarrone,sullaretorica,storiografiaepoesialatina. Scritti in onore di B. Riposati, I, Rieti, 1979, p. 203-219). 30 Cfr., al riguardo, il commento di Proclo agli Elementidi Euclide, in cui si evidenzia che per i Pitagorici il numero 4 e il quadrato rappresentavano il divino: G. 48, p. 173, 2-4 Friedlein δοκεῖ δὲ καὶ τοῖς Πυθαγορείοις τοῦτο (sc.τὸ τετράγωνον)... εἰκόνα φέρειν τῆς θείας oὐσίας. Collart sottolinea come il numero quattro abbia un importante ruolo nell’opera di Varrone; nell’ambito del DelinguaLatina, il riferimento alla quadripartizione è frequente (e non solo nel luogo sopra citato [V, 11-13]); questa predilezione per il quattro, come anche per il tre e il nove, è da ricondurre, secondo lo studioso, alla dottrina pitagorica, alla quale Varrone fu vicino (cfr. Varron,DelinguaLatina, livre V. Texte établi, traduit et annoté par J. COLLART, Paris, 1954, p. XVII-XIX). Su VARR., Ling.V, 11-13 cfr. anche F. CAVAZZA, StudiosuVarroneetimologoegrammatico. Lalingua latinacomemodellodistrutturalinguistica, Firenze, 1981, p. 55-56, in cui si evidenzia la fusione di elementi pitagorici e stoici, aspetto, per altro, già evidenziato da H. DAHLMANN, Varroneelateoriaellenisticadellalingua. Presentazione, note di commento e bibliografia a cura di G. CALBOLI. Trad. ital. di Pasqualina VOZZA, Napoli, 1997, p. 45 (Cavazza, in precedenza [p. 23, n. 19], sottolinea il fatto che il pitagorismo «primo fra tutte le discipline diede impulso alle ricerche etimologiche» [cfr. anche J. COLLART, Varrongrammairienlatin, Paris, 1954, p. 260-261 e 266]). Molto interessanti sono, dal nostro punto di vista, le seguenti considerazioni fatte sempre da Cavazza: «… questa connessione fra le due quadripartizioni (sc.dell’etimologia e della Latinitas)… mostra ancora una volta quella base di razionalizzazione conscia o inconscia che dovette avere un piano prestabilito in Varrone, non senza l’influsso pitagorico nella ricerca di armonie superiori, di quel numero quattro, garanzia di simmetrie» (p. 149). 31 Cfr. E. ZELLER / R. MONDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, parte I: IPresocratici, vol. II: IoniciePitagorici, a cura di R. MONDOLFO, 2a ed., Firenze, 1967, p. 501. Sulla tetraktys dei Pitagorici cfr. A. DELATTE, Études sur la littérature pythagoricienne, Paris, 1915 [Genève, 1974], p. 249-268. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 374 11/06/15 15:10

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Come sopra detto, Musti, su suggerimento di Gentili, connette l’aggettivo quadratusal greco τετράγωνος, che si può intendere metaforicamente nel senso di “perfetto” (cfr. LSJ p. 1780 [così, ad es., in Aristot., Rhet.III, 11, 1411b 26; Nic.Eth.I, 11, 1100b 20-22 32]). Questo è il significato che il termine assume nell’encomio a Scopas di Simonide (fr. 37 Page): cfr. vv. 1-3 Ἄνδρ᾽ ἀγαθὸν μὲν ἀλαθέως γενέσθαι ∕ χαλεπὸν χερσίν τε καὶ ποσὶ καὶ νόῳ ∕ τετράγωνον ἄνευ ψόγου τετυγμένον. Interessante è la nota di commento di Gentili – Catenacci, a proposito di τετράγωνον: «“quadrato”, parola pitagorica… che Simonide usa per designare il compiuto, il perfetto, cioè, come è detto subito dopo, chi è “fatto senza pecca”. È stato osservato (Lasserre, Plut.Delamusique, Lausanne 1954, p. 48) che qui il poeta “applica al carattere dell’uomo ideale i canoni aritmetici della statuaria” con l’esplicito riferimento al Canonequadrato di Policleto…Ma il canone aritmetico dello scultore è anch’esso di ispirazione pitagorica» 33. Pure Fränkel 34 evidenzia il carattere pitagorico del termine “quadrato” in Simonide 32 In Dante compare il termine tetragono: cfr. Paradiso 17, 24: ben tetragono ai colpi di ventura; cfr., al riguardo, E. PASQUINI, Enciclopedia dantesca, V, p. 601 s.v. tetragono: «Probabile ‘hapax’ dantesco… che riprende il τετράγωνος di Aristotele… probabilmente attraverso s. Tommaso Eth.Nic.exp.I lect. XVI n. 193: Sedtetragonum nominatperfectuminuirtuteadsimilitudinemcorporiscubici…». 33 Cfr. B. GENTILI / C. CATENACCI(ed.),Polinnia. Poesiagreca arcaica, 3a ed., Messina/Firenze, 2007, p. 278 (cfr. anche B. GENTILI, PoesiaepubbliconellaGreciaantica. DaOmeroalVsecolo, 2a ed., Roma/Bari, 1989, p. 90, n. 20). Per il carattere pitagorico dell’aggettivo τετράγωνος in Simonide, cfr. H. W. SMYTH, GreekMelicPoets, London, 1900, p. 312-313; C. M. BOWRA, SimonidesandScopas in CPh 29, 1934, p. 230-239, p. 232; L. WOODBURY, SimonidesonἈρετή in TAPhA 84, 1953, p. 135-163, p. 139, n. 8; W. DONLAN, Simonides,fr.4DandP. Oxy. 2432 in TAPhA 100, 1969, p. 71-95, p. 79-80 e n. 19. Interessante è quanto osserva FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 118, a proposito del verso simonideo: «… è evidente una metafora che si estende all’assennatezza della mente da un lato, ma anche, evidentemente, a simmetrica bellezza e proporzione delle membra dall’altro; senza contare poi che compare indubbiamente anche il numero 4 (2 mani e 2 piedi). Sembra in ogni modo che la figura “tetragona” costituisca un pregio, mai un difetto». Più di recente, O. POLTERA, Simonides lyricus. Testimonia und Fragmente.Einleitung,kritischeAusgabe,ÜbersetzungundKommentar, Basel, 2008, p. 460 e n. 478, pur mettendo in connessione il termine usato da Simonide con il pitagorismo, ritiene tuttavia che ciò non voglia dire che l’aggettivo τετράγωνος evocasse negli ascoltatori la dottrina pitagorica: l’idea dell’uomo τετράγωνος doveva essere, in quanto tale, comune per il pubblico (Poltera critica la posizione di R. W. JOHNSTON / D. MULROY, Simonides’UseoftheTermτετράγωνος in Arethusa 37, 2004, p. 1-10, i quali escludono un rapporto con il pitagorismo, anche perché non ci sono prove di una diffusione delle dottrine numerologiche pitagoriche già al tempo di Simonide; gli studiosi connettono il termine τετράγωνος nel poeta greco alla figura delle erme). 34 Cfr. H. FRÄNKEL, PoesiaefilosofiadellaGreciaarcaica. Epica,liricaeprosagreca daOmeroallametàdelVsecolo, Bologna, 1997, p. 449 e n. 11 (cfr. anche J. SVENBRO, Laparolaeilmarmo. Alleoriginidellapoeticagreca, Torino, 1984, p. 134-135, secondo il quale Simonide ricorre, nell’espressione τετράγωνον ἄνευ ψόγου τετυγμένον, ad una metafora tratta dalla scultura, per l’uso sia del verbo τεύχειν “plasmare”, sia di τετράγωνος, in riferimento allo “stile quadrato” dei kouroiarcaici). This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 375 11/06/15 15:10

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e in nota, rimandando al Canone di Policleto, cita Plin., Nat.XXXIV, 56: Hic (sc. Polyclitus) consummasse hanc scientiam iudicatur et toreuticen sic erudisse, ut Phidias aperuisse. Proprium eius est, uno crure ut insisterent signa, excogitasse,quadratatamenesseeaaitVarroetpaeneadexemplum; cfr. anche Nat. XXXIV, 65 (si parla di Lisippo): Non habet Latinum nomen symmetria, quamdiligentissimecustodiitnouaintactaquerationequadratasueterumstaturas permutando… (nelle quadratas…staturas,di cui qui si parla, c’è un riferimento a Policleto) 35. Di particolare interesse, dal nostro punto di vista, è il primo dei due luoghi pliniani (Nat.XXXIV, 56), in cui c’è la menzione di Varrone; si tratta però di un luogo che presenta problemi di natura esegetica e testuale. Le parole quadratatamenesseeasono attestate soltanto nel codice B (= Bambergensis) 36, in cui, a dire il vero, si legge quadratāe, inoltre, eaè lezione di B1, laddove in B2 si leggeeā (cfr. apparato di Mayhoff). Si è più volte occupato di questo luogo pliniano, in diversi suoi scritti e contributi, Silvio Ferri 37, il quale individua due difficoltà legate ai termini excogitassee quadrata. Per quanto riguarda il primo, osserva che, se è vero che le statue di Policleto poggiano su una sola gamba, non è tuttavia Policleto stesso ad avere introdotto questa “ponderazione” (per usare un termine adoperato da Ferri). Anche la parola quadrataè, a suo parere, fuori posto; lo studioso 38 muove dall’assunto che «l’esser “quadrate” è necessario titolo di lode, per statue e stature, in quanto “quadrato” vale “armonico e 35 Cfr. FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 120: «… signaquadrata e staturaequadrataesignificheranno elementi plastici – statue, tronchi di statue – composti di gruppi di 4 membri (κῶλα) connessi per omologia o per chiasmo» (questo motivo è ripreso da L. STEFANINI, Ispirazione pitagorica del «Canone» di Policleto in GCFI 28, 1949, p. 84-94, p. 93, il quale aggiunge: «Che questa sinfonia quadrangolare non abbia relazione con la mistica celebrazione pitagorica del numero tetragono… sarebbe difficile ammettere»). H. VON STAUBEN, Der Kanon des Polyklet. Doryphoros und Amazone, Tübingen, 1973, p. 36-37 sottolinea anche il significato morale di quadratum, in cui è implicato l’ideale del giusto mezzo, al quale si può ricondurre il Doriforo di Policleto, che, come nota von Stauben, sulla base di PLIN., Nat.XXXIV, 55: …idem(sc.Polyclitus) et doryphorum uiriliter puerum (sc. fecit), rappresentava l’ἀκμή della giovinezza (viene citato, al riguardo, anche CELS. II, 1, 5: Corpusautemhabilissimumquadratum est,nequegracilenequeobesum [cfr., in proposito, J. PIGEAUD,Homoquadratus. Variationssurlabeautéetlasantédanslamédecineantique in FestschriftfürJeanStarobinski, Gesnerus 42, 1985, p. 337-352]). 36 Sull’importanza di questo codice del X secolo, cfr. C. Plini Secundi Naturalis historiaelibriXXXVII. Post Ludovici Iani obitum recognouit et scripturae discrepantia adiecta edidit C. MAYHOFF, V (libri XXXI-XXXVII), Lipsiae, 1897, p. IV-V. 37 Cfr. S. FERRI, Signa quadrata in RFIC 66, 1938, p. 163-166, p. 163-164; Nuovi contributi [n. 19], p. 145-146; Noteesegeticheaigiudizid’artediPlinioilVecchio in ASNPserie II 11, 1942, p. 69-116, p. 76-81; PlinioilVecchio.Storiadelleartiantiche. Introduzione di M. HARARI. Testo critico, traduzione e commento di S. FERRI, 3a ed., Milano, 2007, p. 100-102 (cfr. anche p. 110). 38 Cfr. FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 135. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 376 11/06/15 15:10

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connesso”; tutte le statue di Policleto e tutte le statue di Lisippo sono “quadrate”» 39. Dunque, a creare problemi è la presenza di tamen, che, afferma Ferri, «o è un errore della redazione pliniana che non avvertì il valore tecnico e arcaico della parola τετράγωνος – quadratus, o si riferiva al “paene ad exemplum”, ovvero, meglio, introducendosi una lode, si riferiva a un precedente biasimo, nel qual caso il testo pliniano così come è ora ha evidentemente sofferto una mutilazione o una trasposizione» 40. A queste obiezioni, Ferri ne aggiunge altre due: piuttosto che l’espressione signaquadrata ci si aspetterebbe, accanto 39 FERRI, Nuovi contributi [n. 19], p. 119-120, per il senso positivo da attribuire a quadratus, rimanda all’uso che di espressioni come quadrare o in quadrum redigere sententiasviene fatto in ambito retorico (in particolare si sofferma su CIC., Orat.233, in cui l’espressione inquadrumredigas è adoperata in riferimento alla figura del chiasmo). In più di un caso si è attribuito un significato non positivo a quadrata. O. JAHN, Über dieKunsturtheilebeiPlinius in BerichteüberVerhandl.d.könig.Sächs.Gesellsch.d. Wissensch.zuLeipzig 2, 1850, p. 105-142, p. 130 lo intende nel senso di «vierschrötig» (= “tarchiato”); così anche H. BRUNN, GeschichtedergriechischenKünstler, I, 2a ed., Stuttgart, 1899, p. 155 e E. S. MCCARTNEY, Signa quadrata in CW 25, 1932, p. 80. Antonio CORSO, che traduce in maniera letterale con «quadrate», nella nota di commento (cfr. Gaio Plinio Secondo, Storia Naturale, V: mineralogia e storia dell’arte [Libri 33-37]. Traduzioni e note di A. CORSO / Rossana MUGELLESI / G. ROSATI, Torino, 1988, p. 177, n. 7), si oppone all’interpretazione che del termine dà Ferri, preferendo quella di “tozzo”, “tarchiato” e, al riguardo, osserva: «non stupisce che questo giudizio limitativo su Policleto sia stato dato da Varrone in età tardoellenistica, quando potevano ancora risultare predilette le immagini snelle e la libertà espressiva in voga con l’ellenismo». A. F. STEWART, LysippanStudies.1.TheOnlyCreatorofBeauty in AJA82, 1978, p. 163-171, p. 167-168 parte dal presupposto che quadratusha il significato positivo di “well-built” o addirittura “perfectly-built” (critica però il senso di ‘chiastico’, attribuito al termine da Ferri); il carattere negativo che, a suo parere, la parola sembra avere avuto in Varrone si spiega col fatto che, se le statue di Policleto erano perfettamente proporzionate per le sensibilità del V e IV secolo, dopo l’avvento di Lisippo (cfr. PLIN., Nat. XXXIV, 65), per gli scrittori dell’inizio del III secolo usati come fonte da Plinio e forse da Varrone, il nuovo canone aveva fatto perdere il senso elogiativo del termine τετράγωνος applicato alla critica d’arte, per cui le statue “quadrate” assunsero semplicemente il significato di “antiquate”. 40 Cfr. FERRI, Nuovicontributi[n. 19], p. 151, n. 34, che già in un precedente articolo (Signaquadrata [n. 37], p. 164) aveva osservato: «…con ogni probabilità il “paene ad exemplum”si riferisce al fenomeno dell’esser quadrate, non alle altre caratteristiche di Policleto, e il “tamen”, o dipende da incomprensione pliniana e varroniana... oppure deve riferirsi al difetto del “paene ad exemplum”» (su tamen, che sembra conferire un tono dispregiativo al giudizio di Varrone, cfr. J. J. POLLITT, TheAncientViewofGreek Art: Criticism, History, and Terminology, New Haven / London, 1974, p. 268, che pure mostra di apprezzare l’interpretazione di quadratusfornita da Ferri). Una diversa interpretazione, a proposito della parola tamen all’interno della citazione varroniana, fornisce A. FURTWÄNGLER, Kleine Schriften, II, München, 1913, p. 60-62, secondo il quale il termine tamen potrebbe essere stato introdotto da Plinio stesso, non con l’intenzione di contrapporre Varrone ad altra fonte, ma con l’intenzione di esprimere una nota di biasimo, per la quale ha avvertito la necessità di citare il suo Gewährsmann (cfr. anche Pline l’Ancien, Histoire naturelle, livre XXXIV. Texte établi et traduit par This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 377 11/06/15 15:10

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all’aggettivo quadratus, nel senso di «armonicamente costruito con raggruppamento tetradico di elementi», un termine indicante la corporatura, del tipo ἕξις, corpus, statura(cfr. le quadrataestaturaedi Nat.XXXIV, 65 41 ); inoltre, Ferri sottolinea che la lezione del codice B è quadratam(da quadratā) tamenesseea (eam [da eā] B2). Lo studioso constata una certa ridondanza nell’espressione proprium…est…utinsisterent…excogitasse, per quanto riguarda in particolare propriumested excogitasse; tra l’altro evidenzia «la doppia lezione, excogitasse ea ait Varro di R (= Riccardianus) e quadratam tamen esse ea (eam) di B». Ferri, a questo punto, avanza l’ipotesi che ci troviamo di fronte ad una glossa varroniana «trascritta da Plinio in due redazioni, una con esse e l’altra con excogitasse, messa poi fuori posto e non capita, come fa indurre il tamen» 42. Costituendo, dunque, il tamen un elemento di disturbo, in quanto presuppone una valutazione negativa, laddove l’aggettivo quadratusrappresenta un titolo di merito, Ferri traspone quadratamtamenexcogitasse(esse)eamaitVarrodopo hic consummasse hanc scientiam iudicatur, ponendo però l’espressione, nella sua edizione dei libri della Naturalis historia dedicati alla storia dell’arte, tra parentesi quadre; nella nota di commento, Ferri osserva che l’espressione, anche posta dopo scientiam, crea difficoltà interpretative, come anche si evince dalla traduzione proposta: «Si giudica che Polykleitos abbia portato al massimo splendore (o condensato? recapitolato?) questa scienza delle proporzioni corporee [Varrone tuttavia dice che egli la inventò “quadrata”…]…» 43. Occorre dire che Ferri, in un primo tempo 44, aveva dato maggiormente credito a questa sua ipotesi di trasposizione, intendendo, con l’espressione hanc scientiam, il riferimento alla teoria artistica di Policleto, e dunque al Canone (da distinguere da toreuticen, termine con il quale è da intendersi invece, in senso concreto, la “scultura in bronzo”); riteneva che all’infinito consummassesi potesse applicare il senso etimologico di con-summo, equivalente al greco συγκεφαλαιώσασθαι (il riferimento sarebbe al fatto che Policleto avesse condensato in scarne definizioni il suo pensiero): in tal maniera il tamen, accompagnato a quadratam, e dunque ad una nota di merito, avrebbe avuto un senso, in quanto in opposizione al biasimo rappresentato da consummasse 45. H. LE BONNIEC, commenté par H. GALLET DE SANTERRE et par H. LE BONNIEC, Paris, 1953, p. 54-55). 41 Cfr. FERRI, Noteesegetiche [n. 37], p. 81: «Quindi niente più signaquadrata… bensì staturaequadratae… corporature cioè armoniche e perfette tanto dal punto di vista somatico che da quello ottico». 42 Cfr. FERRI, PlinioilVecchio[n. 37], p. 101. 43 Cfr. FERRI, PlinioilVecchio[n. 37], p. 100. 44 Cfr. FERRI, Nuovicontributi[n. 19], p. 141 e 145-146 e Noteesegetiche [n. 37], p. 76-78. 45 POLLITT, TheAncient[n. 40], p. 338, che pure giudica ingegnosa la proposta interpretativa di Ferri, preferisce optare, a proposito di consummasse,per la traduzione tradizionale («perfect, bring to perfection»): partendo dal fatto che il Canone di Policleto può essere consistito in una varietà di proporzioni numeriche, che i Greci chiamavano This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 378 11/06/15 15:10

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Anzitutto, a proposito delle lezioni dei codici B e R, prese in considerazione da Ferri, vanno fatte alcune osservazioni di natura paleografica: per quanto riguarda quadratam in B, è facile, considerata la sequenza quadrata tamen, che un copista sia stato indotto a scrivere quadratamtamen; dunque, ritengo che la lezione corretta sia quadrata, termine riferito al precedente signa. Il fatto che, invece, in R, dopo excogitasse, manchi quadratatamenesse, può trovare una spiegazione in un errore dovuto ad omeoteleuto, considerata la parte finale delle parole excogitasse ed esse. Appare dunque ardita la proposta di trasposizione di Ferri, che, in conseguenza di ciò, riferisce quadratama scientiam (va tuttavia detto che lo stesso Ferri sembra essersi successivamente ricreduto, tornando a parlare, a proposito delle statue di Policleto, di signaquadrata 46 ); è da aggiungere, inoltre, a conferma che quadratasi riferisce a signa, il fatto che in Nat. XXXIV, 65, l’espressione quadratas…staturasè adoperata in riferimento alle statue di Policleto. Rimane il problema della presenza di tamen, che, sulla base del valore positivo da attribuire all’aggettivo quadrata, come ben messo in rilievo da Ferri, sembrerebbe essere fuori posto; è inoltre difficile che proprio Varrone, in virtù della sua adesione alla dottrina pitagorica, possa avere conferito un senso negativo al termine quadrata. Si potrebbe pensare, come già ipotizzato dallo stesso Ferri (cfr. supra), che la critica, espressa attraverso la parola tamen, riguardi l’espressione paene ad exemplum, quasi a voler stigmatizzare una certa monotonia della scultura policletea 47. Oppure, ipotesi che giudico più τέλεια, il termine consummasse, secondo lo studioso,si riferirebbe a questa perfezione numerica e dunque dovrebbe corrispondere al greco τελεῶσαι. 46 Cfr. S. FERRI, Quadratus in Enciclopediadell’arteanticaclassicaeorientale, VI, Roma, 1965, p. 586-587. Appare forzata anche l’interpretazione data del verbo consummasse, nel senso di “riassumere”. I due termini scientiae toreutice, credo, si riferiscono rispettivamente alla teoria, rappresentata dal Canone, e all’ars (ricordiamo che O. JAHN, Variarumlectionumfasciculusalter in Philologus 28, 1869, p. 1-10, p. 8-9, siccome le parole hanc scientiam non possono essere riferite a toreuticen, propone di correggere scientiam in scientia e di ritenere hanc riferito ad artem; si oppone a questa proposta FURTWÄNGLER, KleineSchriften [n. 40], p. 62, il quale evidenzia che troppo spazio intercorrerebbe tra hanc e artem toreuticen del § 54: secondo lui, qui scientia è adoperato nel senso di ars): dunque, da un lato Policleto “portò al massimo splendore” (consummasse) la scientia; dall’altro “perfezionò” la toreutice(solo questo luogo pliniano viene riportato come esempio da G. BURCKHARDT, art. erudirein ThLLV 2, 830, col. 19-21 a proposito dell’uso del verbo erudire nel senso di «excolere, limare»). Per quanto riguarda il significato da attribuire al termine toreuticein PLIN., Nat.XXXIV, 54 e 56, di solito interpretato genericamente come “scultura”, cfr. POLLITT, TheAncient[n. 40], p. 106-107, n. 4. 47 Va detto che paeneadexemplum, lezione di B, stampa Mayhoff; negli altri codici si legge paene ad unum exemplum, lezione accolta dalla Sellers (The Elder Pliny’s Chapters on the History of Art, Translated by K. JEX-BLAKE, with Commentary and Historical Introduction by E. SELLERS, New York, 1896) e da Le Bonniec (FERRI, Plinio il Vecchio [n. 37], p. 102, che sembra propendere per ad unum exemplum, osserva, a proposito di ad exemplum: «cioè, secondo il modello; ad unum ex. vale invece “fino all’ultimo esemplare”»). Non escluderei che in una sequenza come unumexemplumil This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 379 11/06/15 15:10

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plausibile, la parola tamen potrebbe essere stata introdotta da Plinio e non appartenere, dunque, a Varrone; in questa maniera sarebbe l’autore della Naturalis historia ad esprimere, riferendo un giudizio della fonte varroniana, una propria opinione non positiva a proposito sia del carattere ‘quadrato’ delle statue di Policleto sia del loro conformarsi ad un unico modello. Varrone dunque parlava di signaquadrata,a proposito delle statue policletee, per metterne in evidenza, a mio giudizio, il carattere equilibrato e ben proporzionato 48. Sul Canonedi Policleto fondamentale è la testimonianza di Galeno (deplac.Hipp.etPlat.,V p. 425, 15 sqq. von Müller = 40 A 3 DK), che dapprima riferisce quanto detto da Crisippo a proposito della salute del corpo, che consiste nella giusta proporzione degli elementi del corpo stesso: … τὴν μὲν ὑγίειαν τοῦ σώματος ἐν θερμοῖς καὶ ψυχροῖς καὶ ξηροῖς καὶ ὑγροῖς συμμετρίαν εἶναί φησιν, ἅπερ δὴ στοιχεῖα δηλονότι τῶν σωμάτων ἐστί…; segue la definizione di bellezza, data sempre da Crisippo, che risulta dalla proporzione delle parti, e, a tal proposito, viene menzionato il Canonedi Policleto: … τὸ δὲ κάλλος οὐκ ἐν τῇ τῶν στοιχείων, ἀλλὰ ἐν τῇ τῶν μορίων συμμετρίᾳ συνίστασθαι νομίζει, δακτύλου πρὸς δάκτυλον δηλονότι καὶ συμπάντων αὐτῶν πρός τε μετακάρπιον καὶ καρπὸν καὶ τούτων πρὸς πῆχυν καὶ πήχεως πρὸς βραχίονα καὶ πάντων πρὸς πάντα, καθάπερ ἐν τῷ Πολυκλείτου Κανόνι γέγραπται. La testimonianza di Galeno si conclude con il riferimento alla statua di Policleto chiamata Canone (da identificare con il Doriforo), che doveva costituire il modello dei precetti da lui teorizzati 49: πάσας γὰρ ἐκδιδάξας ἡμᾶς ἐν ἐκείνῳ τῷ συγγράμματι τὰς συμμετρίας τοῦ σώματος ὁ Πολύκλειτος ἔργῳ τὸν λόγον ἐβεβαίωσε δημιουργήσας ἀνδριάντα κατὰ τὰ τοῦ λόγου προστάγματα καὶ καλέσας δὴ καὶ αὐτὸν τὸν ἀνδριάντα καθάπερ καὶ τὸ σύγγραμμα Κανόνα. Τὸ μὲν δὴ κάλλος τοῦ σώματος ἐν τῇ τῶν μορίων συμμετρίᾳ κατὰ πάντας ἰατρούς τε καὶ φιλοσόφους ἐστίν. copista possa avere saltato unum. Secondo POLLITT, The Ancient [n. 40], p. 367, il sostantivo exemplumin PLIN., Nat.XXXIV, 56 si riferisce al sistema di proporzioni, che serviva come modello per tutte le statue di Policleto (da notare che il termine è adoperato da Quintiliano a proposito del Doriforo: cfr. Inst.V, 12, 21: Anuerostatuarumartifices pictoresque clarissimi, cum corpora quam speciosissima fingendo pingendoue efficere cuperent,nunquaminhuncinciderunterrorem,utBagoamautMegabyzumaliquemin exemplumoperissumerentsibi,sedDoryphoron…). 48 Difficile è dire in quale opera Varrone si è occupato di scultura e pittura: si è pensato al nono libro delle Disciplinae, dedicato in particolare all’architettura e nel quale potrebbe essere stata aggiunta come appendice una trattazione riguardante la scultura e la pittura (cfr. POLLITT, TheAncient[n. 40], p. 80, che si rifà a A. KALKMANN, DieQuellenderKunstgeschichtedesPlinius, Berlin, 1898, p. 86-89). 49 Cfr., al riguardo, anche PLIN., Nat. XXXIV, 55: Fecit (sc. Polyclitus) et quem canonaartificesuocantliniamentaartisexeopetentesuelutialegequadam,solusque hominumartemipsamfecisseartisopereiudicatur. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 380 11/06/15 15:10

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Raven ha focalizzato la propria attenzione su questo luogo di Galeno 50, evidenziando che la concezione della salute, di cui parla Crisippo, determinata dalle giuste proporzioni degli elementi che costituiscono il corpo, collima con l’idea di ἰσονομία di Alcmeone di Crotone (VI secolo a. C.), filosofo e medico legato alla scuola pitagorica: cfr. Aët. V, 30, 1 (= 24 B 4 DK): Ἀλκμαίων τῆς μὲν ὑγιείας εἶναι συνεκτικὴν τὴν ἰσονομίαν τῶν δυνάμεων, ὑγροῦ, ξηροῦ, ψυχροῦ, θερμοῦ, πικροῦ, γλυκέος καὶ τῶν λοιπῶν, τὴν δ᾽ ἐν αὐτοῖς μοναρχίαν νόσου ποιητικήν... τὴν δὲ ὑγείαν τὴν σύμμετρον τῶν ποιῶν κρᾶσιν 51. Raven, inoltre, individua una variante dell’isonomiadi cui parla Alcmeone nella teoria di Filolao (cfr. Menon AnonymiLondin.XVIII, 8 p. 31 [= 44 A 27 DK]), in base alla quale il corpo umano, pur essendo caldo e non partecipando del 50 Cfr. J. E. RAVEN, PolyclitusandPythagoreanism in CQ 1, 1951, p. 147-152 (cfr. anche STEWART, LysippanStudies[n. 39], p. 168, n. 30, in cui si stabilisce un possibile rapporto tra la τετραγωνία delle statue di Policleto e la τετρακτύς dei Pitagorici). 51 Alcmeone è indicato come discepolo di Pitagora da Diogene Laerzio (cfr. VIII, 83 καὶ οὗτος [sc. Ἀλκμαίων] Πυθαγόρου διήκουσε); anche Giamblico, nella sua Vita di Pitagora(§ 267), annovera tra i Pitagorici Alcmeone. Aristotele, nella Metafisica (I, 5, 986a 27 sqq.), afferma che Alcmeone ha in comune con alcuni Pitagorici la concezione secondo la quale la realtà è caratterizzata da dieci coppie di principi tra loro opposti; lo Stagirita però non sa se Alcmeone ha assunto dai Pitagorici questa dottrina o se, viceversa, i Pitagorici la hanno assunta da lui (inoltre, in ARISTOT., Metaph. I, 5, 986a 29-30 καὶ γὰρ ἐγένετο τὴν ἡλικίαν Ἀλκμαίων ἐπὶ γέροντι Πυθαγόρᾳ sono discusse, dal punto di vista testuale, le espressioni ἐγένετο τὴν ἡλικίαν e ἐπὶ γέροντι Πυθαγόρᾳ, di cui, ad es., Ross, propone l’espunzione [se da un lato ZELLER, Lafilosofia[n. 31], p. 613, n. 3 sospetta nel luogo aristotelico un’interpolazione (le parole da ἐγένετο a Πυθαγόρᾳ mancano nel codice Ab), Mondolfo, seguendo I. WACHTLER, De Alcmaeone Crotoniata, Lipsiae, 1896, p. 3-16, ne sostiene invece l’autenticità, in quanto adeguate al contesto]). ZELLER, Lafilosofia[n. 31], p. 620, a proposito di Alcmeone, osserva che «aveva ricevuto dalla filosofia pitagorica stimoli significativi», senza che tuttavia aderisse totalmente al pitagorismo (su posizioni analoghe A. ROSTAGNI, IlverbodiPitagora, Torino, 1924 [Forlì, 2005], p. 67; cfr. anche Maria TIMPANARO CARDINI, Pitagorici. Testimonianzeeframmenti, I, Firenze, 1958 [1969], p. 118-120, che, discutendo le tre posizioni assunte dagli studiosi [stretto rapporto col pitagorismo; distacco da esso; mutua influenza], escluso il distacco, a proposito delle altre due posizioni, osserva che «appaiono meno lontane tra loro ove si tenga conto di quanto s’è detto sopra, esser cioè Alcmeone uno studioso della natura, che, entrato a far parte di una tradizione culturale, ne assume i principii, ma insieme anche li elabora con un proprio personale contributo» [p. 119]; più di recente, G. MARASCO, Lasocietàcrotoniate,iPitagoricielosviluppodellescienze mediche in Giovanna DE SENSI SESTITO (ed.), L’arte di Asclepio. Medici e malattie in etàantica. AttidellagiornatadiStudiosullamedicinaantica(UniversitàdellaCalabria 26ottobre2005), Soveria Mannelli, 2008, p. 7-28, p. 22-25, evidenzia gli stretti rapporti con il pitagorismo, pur mantenendo Alcmeone una sua originalità di pensiero); non mancano studiosi che negano la vicinanza o l’appartenenza di Alcmeone alla scuola pitagorica (cfr., al riguardo, Charlotte TRIEBEL-SCHUBERT, DerBegriffderIsonomiebei Alkmaion in Klio 66, 1984, p. 40-50, p. 40, n. 2 [sulle diverse posizioni assunte dagli studiosi intorno al pitagorismo di Alcmeone cfr. anche W. BURKERT, LoreandScience inAncientPythagoreanism, Cambridge Mass., 1972, p. 289, n. 57]). This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 381 11/06/15 15:10

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freddo, tuttavia, subito dopo la nascita, ha bisogno di inspirare l’aria esterna per raffreddarsi 52: διὰ τοῦτο δὴ καὶ ὄρεξις τοῦ ἐκτὸς πνεύματος, ἵνα τῇ ἐπεισάκτῳ τοῦ πνεύματος ὁλκῇ θερμότερα ὑπάρχοντα τὰ ἡμέτερα σώματα πρὸς αὐτοῦ καταψύχηται 53. Dunque, osserva Raven, l’inizio della vita è caratterizzato, secondo questa teoria, dall’armonia che si crea tra il caldo del corpo e il freddo dell’aria esterna 54. È da evidenziare che lo stesso Filolao, secondo quanto apprendiamo da una testimonianza di Luciano di Samosata, considerava la τετρακτύς come il “principio della salute” 55: cfr. Luciano, Laps.5 (= 44 A 11 DK) εἰσὶ δὲ οἳ καὶ τὴν τετρακτὺν τὸν μέγιστον ὅρκον αὐτῶν (sc. dei Pitagorici)... ὑγιείας ἀρχὴν ἐκάλεσαν∙ ὧν καὶ Φιλόλαός ἐστι 56. La teoria dell’isonomia di Alcmeone, come equilibrio di elementi contrari, si può dunque accostare al principio dell’armonia, così importante nella dottrina pitagorica e, in particolare, in Filolao (cfr., al riguardo, Diogene Laerzio VIII, 52 Cfr. RAVEN, Polyclitus[n. 50], p. 150. Su questo frammento di Filolao cfr. C. A. HUFFMAN, Philolaus of Croton Pythagorean and Presocratic. A Commentary on the Fragments and Testimonia with InterpretativeEssays, Cambridge, 1993, p. 289 sqq. 54 RAVEN, Polyclitus[n. 50], p. 150-151 evidenzia anche la derivazione dal Canone di Policleto di VITR. III, 1, 2-3, in cui si tratta delle proporzioni del corpo umano: se ne mette in rilievo l’influenza della dottrina pitagorica (cfr. al riguardo le note di commento di Gros [Vitruve, De l’architecture, livre III. Texte établi, traduit et commenté par P. GROS, Paris, 1990, p. 56 sqq.]) e, in particolare, la vicinanza con frammenti attribuiti a Filolao (secondo L. URLICHS, Über griechische Kunstschriftsteller, Würzburg, 1887, p. 7-12, Vitruvio risente dell’influenza di Policleto attraverso la mediazione di Varrone [sulla possibile influenza di Policleto su Vitruvio: cfr. anche VON STAUBEN, DerKanon [n. 35], p. 68-71]; BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 290, n. 64 non è convinto del pitagorismo di Policleto e ritiene che un miglior esempio di pitagorismo sia rappresentato da VITR. III, 1, 2 sqq.). Da notare, in particolare, VITR. III, 1, 3: …itemquadrata designatio in eo (sc. corpore) inuenietur; nam si a pedibus imis ad summum caput mensumeriteaquemensurarelatafueritadmanuspansas,inuenietureademlatitudouti altitudo,quemadmodumareae,quaeadnormamsuntquadratae. GROS, Vitruve[n. 54], p. 70 esclude un rapporto tra quadrata designatio e le nozioni di signa quadrata e di quadrataestaturaerispettivamente di PLIN., Nat. XXXIV, 56 e 65; al contrario, RAVEN, Polyclitus[n. 50], p. 151, n. 1 rimanda a PLIN., Nat. XXXIV, 55-56. 55 Incerta è però l’autenticità di questa testimonianza (cfr. HUFFMAN, Philolaus of Croton[n. 53], p. 356). 56 Sempre secondo Filolao, quattro sono i principi dell’“animale dotato di ragione”: cfr. Theol.Arithm.20-21, p. 25, 17 sqq. De Falco (= 44 B 13 DK) καὶ τέσσαρες ἀρχαὶ τοῦ λογικοῦ ζώου, ὥσπερ καὶ Φιλόλαος ἐν τῷ Περὶ φύσεως λέγει, ἐγκέφαλος καρδία ὀμφαλὸς αἰδοῖον (come mette in evidenza A. MELE, Harmonia e isonomia in Magna Greciaenellatradizionepitagorica in IncidAntico 7, 2009, p. 37-59, p. 53, «di nuovo una tetrade dunque e conseguentemente la concezione della salute come τετρακτύς» [cfr. anche BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 271, n. 159]). Aggiunge che il cervello è il principio della mente (ἐγκέφαλος μὲν νόου) ed è, inoltre, il principio che contraddistingue in maniera specifica l’uomo (ἐγκέφαλος δὲ <σαμαίνει> τὰν ἀνθρώπω ἀρχάν); a dare grande importanza al cervello, come sede della sensazione e del pensiero, fu proprio Alcmeone (cfr. 24 A 8 DK). 53 This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 382 11/06/15 15:10

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85 [= 44 B 1 DK]: Ἁ φύσις δ’ ἐν τῷ κόσμῳ ἁρμόχθη ἐξ ἀπείρων τε καὶ περαινόντων...) 57; a quanto sopra detto è da aggiungere, inoltre, il fatto che la stessa τετρακτύς era considerata simbolo di armonia dai Pitagorici, come si evince da un luogo della VitadiPitagoradi Giamblico (§ 82), in cui sono riportati esempi di ἀκούσματα (si tratta di massime e detti trasmessi oralmente 58): τί ἐστι τὸ ἐν Δελφοῖς μαντεῖον; τετρακτύς· ὅπερ ἐστὶν ἡ ἁρμονία, ἐν ᾗ αἱ Σειρῆνες. Da rilevare che in Cic., Nat. deor. I, 109 si trova il termine aequilibritas, spiegato con il sostantivo greco ἰσονομία: Confugisadaequilibritatem(sicenim ἰσονομίαν,siplacet,appellemus)… (cfr. anche Nat.deor.I, 50: hancἰσονομίαν appellatEpicurus,idestaequabilemtributionem). In Cicerone i termini aequilibritas e ἰσονομία sono riferiti alla dottrina epicurea; tuttavia il concetto di ἰσονομία era già stato introdotto dal pitagorico Alcmeone e, come sopra evidenziato, è possibile stabilire una connessione con l’idea di συμμετρία, di cui parlava Policleto nel Canone, a sua volta influenzato dal pitagorismo. Se dunque Cicerone rende ἰσονομία con aequilibritas, è presumibile che Varrone, allorquando, in Sol. I, 17, a proposito di Roma quadrata, adopera il termine aequilibrium, che si può chiaramente accostare ad aequilibritas, intenda riferirsi al concetto di ἰσονομία. In aequilibrium, composto di aequus e libra, è inoltre racchiusa l’idea di ‘giustizia’ 59; è, al riguardo, interessante da rilevare il fatto che il sostantivo aequilibriumè adoperato da Gellio a proposito della legge del taglione: cfr. XX, 1, 15 Namcuimembrumabalioruptumest,siipsiitidemrumpereper talionem uelit, quaero an efficere possit rumpendi pariter membri aequilibrium 60. Il concetto di giustizia inteso come reciprocità era proprio dei Pitagorici, come affermato da Aristotele nell’EticaNicomachea V, 8, 1132b 21-23: Δοκεῖ δέ τισι καὶ τὸ ἀντιπεπονθὸς εἶναι ἁπλῶς δίκαιον, ὥσπερ οἱ Πυθαγόρειοι ἔφασαν∙ ὡρίζοντο γὰρ ἁπλῶς τὸ δίκαιον τὸ ἀντιπεπονθὸς ἄλλῳ 61. Secondo 57 Sull’armonia nella dottrina di Filolao cfr. HUFFMAN, PhilolausofCroton[n. 53], p. 73; TIMPANARO CARDINI, Pitagorici [n. 51], II, Firenze, 1962 [1969], p. 105, a proposito dell’influenza di Alcmeone su Filolao, osserva: «Egli (sc. Filolao) ne deriva la dottrina della presenza dei contrari nell’organismo e della loro isonomia necessaria alla buona salute, ma la inserisce in un sistema generale di armonia, dottrina eminentemente pitagorica che regola macrocosmo e microcosmo…».. 58 Sugli acusmatacfr. BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 166 sqq. 59 In Manilio (IV, 548-550) la costellazione della Libraè simbolo di giustizia: felix aequatogenitussubpondereLibrae./Iudexexamensistetuitaequenecisque/imponetqueiugumterrislegesquerogabit. 60 Cfr. anche GELL. XX, 1, 33: …quoniamtalioniparnonsittalionequerumpi membrumfacilepossitadalteriusrupturae,utaistu,‘aequilibrium’. 61 Cfr. anche ARISTOT., Magnamoralia I, 1, 1182a 11-14: Πρῶτος μὲν οὖν ἐνεχείρησεν Πυθαγόρας περὶ ἀρετῆς εἰπεῖν, οὐκ ὀρθῶς δέ∙ τὰς γὰρ ἀρετὰς εἰς τοὺς ἀριθμοὺς ἀνάγων οὐκ οἰκείαν τῶν ἀρετῶν τὴν θεωρίαν ἐποιεῖτο∙ οὐ γάρ ἐστιν ἡ δικαιοσύνη ἀριθμὸς ἰσάκις ἴσος. In ZELLER / MONDOLFO, Lafilosofia[n. 31], p. 491, n. 2, a proposito di questo aspetto, leggiamo quanto segue: «La giustizia era da loro (sc.dai Pitagorici) determinata This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 383 11/06/15 15:10

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Alessandro di Afrodisia (commento in Metaph. I, 5 p. 985b 26, 38, 12 sqq. Hayduck), la giustizia è per i Pitagorici il primo numero moltiplicato per se stesso; per alcuni è il quattro, per altri il nove, rispettivamente quadrato del primo numero pari e quadrato del primo numero dispari: ... τὸν ἰσάκις ἴσον ἀριθμὸν πρῶτον ἔλεγον εἶναι δικαιοσύνην... τοῦτον δὲ οἱ μὲν τὸν τέσσαρα ἔλεγον, ἐπεὶ πρῶτος ὢν τετράγωνος εἰς ἴσα διαιρεῖται καὶ ἔστιν ἴσος (δὶς γὰρ δύο), οἱ δὲ τὸν ἐννέα, ὅς ἐστι πρῶτος τετράγωνος ἀπὸ περιττοῦ τοῦ τρία ἐφ’ αὑτὸν γενομένου. Interessanti sono, al riguardo, le considerazioni di Stefanini: «Nella sua espressione geometrica, cioè nel quadrato, il quattro è ben degno di identificarsi con la giustizia, per l’eguaglianza dei suoi quattro lati, e la stessa idea è suggerita dal suo valore aritmetico che, risultando da 2 × 2, cioè dalla moltiplicazione dell’uguale per l’uguale (ἰσάκις ἴσος), rende in qualche modo il senso di quel ricambio o di quella proporzione in cui risiede, appunto, la giustizia» 62. Spiegare, dunque, Roma quadrata con l’espressione ad aequilibrium foret posita significa sottolineare il giusto equilibrio in riferimento evidentemente alla struttura della città fondata da Romolo, in cui le varie parti, fra loro simmetriche e proporzionate, conferiscono un carattere di armonica perfezione al disegno dell’Urbe. La dimensione pitagorica dell’aggettivo quadrata, secondo anche come l’ἀντιπεπονθός…Non sembra tuttavia che con ciò si volesse intendere il rapporto inverso nel senso matematico, ma semplicemente il contraccambio; giacché dal fatto, che il giudice infligge all’offensore lo stesso male che egli ha inflitto all’offeso, non risulta affatto un rapporto inverso, ma anzi un rapporto diretto, come nella proposizione A : B = B : C». B. DONATI, Dottrina pitagorica e aristotelica della giustizia, Modena, 1911, p. 48-60 ritiene che il concetto di giustizia riferito da Aristotele ai Pitagorici come contraccambio materiale puro e semplice sia in contraddizione con la dottrina pitagorica, secondo la quale la legge che governa il mondo è la proporzione armonica; dunque «nel principio del contrappasso, del taglione non ci sarebbe… compenetrazione delle attività, delle situazioni giuridiche, armonia delle forze contrarie, ma semplice corrispondenza della violenza alla violenza» (p. 57). Cfr. anche L’Éthique a Nicomaque. Introduction, traduction et commentaire par R. A. GAUTHIER et J. Y. JOLIF, II: commentaire, première partie (livres I-V), Louvain / Paris, 1970, p. 372-373, in cui si evidenzia il significato matematico di ἀντιπεπονθός (così, ad es., negli Elementi di Euclide [6, 15]), che in quanto tale implica una proporzione; in questo senso venne adoperato dai Pitagorici a proposito del concetto di giustizia e non nel senso che ne volle dare Aristotele. 62 Cfr. STEFANINI, Ispirazionepitagorica[n. 35], p. 91 (cfr. anche A. DELATTE, Essai surlapolitiquepythagoricienne, Liège/Paris, 1922 [Genève, 1999], p. 65-66; Aristotele, Metafisica. Saggio introduttivo, testo greco con traduzione a fronte e commentario a cura di G. REALE, III. Sommari e commentario, Milano, 1993, p. 47); da segnalare però anche la precisazione di MONDOLFO, Lafilosofia[n. 31], p. 672, a proposito del carattere grossolano di alcune somiglianze tra numeri ed entità astratte proposte dai Pitagorici: «La giustizia è assimilata…a un numero quadrato (ora 4, ora 9) per esser entrambi “l’uguale per l’uguale”, senza tener conto del fatto che nel numero quadrato la formula significa moltiplicazione di fattori (ἰσάκις ἴσος), nella giustizia, invece, legge del taglione o ricambio (aritmetico o proporzionale) di dare e avere». This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 384 11/06/15 15:10

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l’interpretazione varroniana, è ulteriormente avvalorata dalla presenza del termine aequilibrium, che rimanda a quell’idea di giustizia, che i Pitagorici connettevano verisimilmente al quadrato e al numero quattro. È evidente, in conseguenza di quanto detto, che anche la definizione di quadrata, a proposito dei signa di Policleto, va nella direzione dell’idea di aequilibrium, cioè di quella ricerca di giuste proporzioni, teorizzata, sulla base della dottrina pitagorica, dallo scultore greco nel suo Canone. UniversitàdellaCalabria. Fabrizio FERACO. This content downloaded from 192.87.31.155 on Sun, 28 Jan 2024 09:43:17 +00:00 98147.indb 385 11/06/15 15:10