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Source: Latomus , 2015, T. 74, Fasc. 2 (2015), pp. 365-385
Published by: Société d'Études Latines de Bruxelles
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)quadratus in Varrone
Tra le testimonianze letterarie, in cui viene fatta menzione di Romaquadrata,
è da annoverare anche un luogo dei Collectanearerummemorabilium di Solino,
il quale pone in connessione il riferimento a Romaquadrata con la fondazione
dell’Urbe: cfr. I, 17-18:
nam,utadfirmatVarroauctordiligentissimus,RomamcondiditRomulus,Marte
genitusetReaSiluia,uelutnonnulliMarteetIlia:dictaqueprimumestRoma
quadrata,quodadaequilibriumforetposita.Eaincipitasiluaquaeestinarea
Apollinis, et ad supercilium scalarum Caci habet terminum, ubi tugurium fuit
Faustuli.
Solino, per la notizia riguardante la fondazione di Roma da parte di Romolo,
cita esplicitamente Varrone, autore più volte menzionato nell’ambito dei Collectanea 1; anche l’espressione che contiene il riferimento a Roma quadrata
deriva, a mio parere, dal Reatino 2. Diversi sono i casi, ad es. nel De lingua
Latina, in cui Varrone introduce un’etimologia mediante una struttura sintattica
analoga a quella del succitato luogo soliniano: per limitarmi a pochi esempi,
cfr. Ling. V, 18 CaelumdictumscribitAeliusquodestcaelatum…; 41 …Capitolinusdictus,quodhic,cumfundamentafoderenturaedisIouis,caputhumanumdiciturinuentum; 67 …etea(sc.Terra)dicta,quodunacumIoueiuuat,
Iuno… Dubbi sussistono circa l’attribuzione a Varrone di quanto detto da
Solino in I, 18 a proposito del punto da cui ha inizio e del punto in cui termina
Romaquadrata(eaincipitasiluaquaeestinareaApollinis,etadsupercilium
scalarumCacihabetterminum,ubituguriumfuitFaustuli); il problema riguarda,
1
Cfr., oltre a SOL. I, 17: I, 75; 99; II, 23; VII, 12; 20; 27; XI, 6; 30; XIX, 3;
XXVII, 4; XXXIII, 1.
2
Non intendo, in questa sede, entrare nel merito del problema riguardante il rapporto
diretto o mediato tra Solino e Varrone; si tratta di questione spinosa e di difficile soluzione,
intorno alla quale divergono le opinioni degli studiosi (ad un rapporto non diretto pensavano, ad es., E. SAMTER, QuaestionesVarronianae, Berolini, 1891, p. 21-31; F. RABENALD,
Quaestionum Solinianarum capita tria, Halis Saxonum, 1909, p. 102 [ma più recentemente cfr. anche R. BEDON, L’arrivéed’EuropeenCrète chezSolin(Polyhistor,11,9):
findeparcourseneaudouce in B. MORIN (ed.), Polumathès/Πολυματής. Mélanges
offerts à Jean-Pierre Levet, Limoges, 2013, p. 183-199, p. 194]; sostiene invece il
diretto utilizzo di Varrone da parte di Solino F. J. FERNÁNDEZ NIETO, Solino,Colección
dehechosmemorablesoelerudito, Madrid, 2001, p. 49).
Latomus 74, 2015
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)in particolare, la menzione dell’areaApollinis, in quanto il tempio di Apollo sul
Palatino, se ad esso si allude, venne inaugurato nel 28 a. C., appena un anno
prima della morte di Varrone 3.
Le difficoltà interpretative riguardanti la definizione di Romaquadratanel luogo
soliniano, in particolare a proposito dell’espressionequodadaequilibriumforet
3
In un recente volume, E. DE MAGISTRIS, PaestumeRomaquadrata.Ricerchesullo
spazioaugurale, Napoli, 2007, p. 113 ritiene probabile che tutte le informazioni date da
SOL. I, 17-18 su Romaquadrata risalgano a Varrone. Tuttavia, più di uno studioso ha
limitato l’influenza di Varrone a SOL. I, 17, per i problemi cronologici, cui ho fatto
riferimento (cfr. A. VON BLUMENTHAL, Romaquadrata in Klio 35, 1942, p. 181-188,
p. 187; F. CASTAGNOLI, RomaQuadrata in G. E. MYLONAS (ed.), StudiesPresentedto
David Moore Robinson on his Seventieth Birthday, I, Saint Louis, Missouri, 1951,
p. 389-399, p. 394 [a giudizio di Castagnoli, costituisce un’aggiunta di Solino quanto si
legge in I, 18, anche perché «l’espressione habet terminum è forse non conveniente a
Varrone»]; A. MAGDELAIN, Le pomerium archaïque et le mundus in RÉL 54, 1976,
p. 71-109, p. 80, n. 2; Daniela BRUNO, LafossaconararomuleaelaRomaQuadrata
di Augusto in A. CARANDINI (ed.), La leggenda di Roma, II: Dal ratto delle donne
al regno di Romolo e Tito Tazio, 2a ed., Milano, 2011, p. 287-296, p. 295-296 [dubbi
manifesta anche D. MUSTI, Varronenell’insiemedelletradizionisuRomaquadrata in
StudUrb(Ser.B)1, 1975, p. 297-318. S. BOLDRINI / S. LANCIOTTI / C. QUESTA / R. RAFFAELLI(ed.), Glistoriografilatinitramandatiinframmenti.Attidelconvegno(Urbino,
9-11maggio1974), p. 310-311]; è da aggiungere, inoltre, E. TÄUBLER, Romaquadrata
und mundus in MDAI(R) 41, 1926, p. 212-226, p. 218, secondo il quale, se è difficile
che Varrone possa aver nominato l’area Apollinis, tuttavia si può a lui ricondurre la
menzione della silua, e questo è, a suo giudizio, sufficiente per assicurare che Solino
restituisce il testo varroniano in maniera precisa). C. HUELSEN, Untersuchungen zur
TopographiedesPalatins inMDAI(R) 11, 1896, p. 193-212, p. 210, n. 2 fa notare che,
se effettivamente Varrone non può aver visto il completamento del tempio di Apollo,
tuttavia la sua costruzione era iniziata otto anni prima. Riprende, in parte, questa posizione A. GRANDAZZI, La Roma quadrata: mythe ou réalité? in MÉFRA 105, 1993,
p. 493-545, p. 504-505, il quale, sulla base del fatto che Valerio Massimo VIII, 7, 3 ci
testimonia che Varrone fu sorpreso dalla morte quando ancora era intento a scrivere, non
esclude che il Reatino possa avere operato una correzione in un testo già redatto.
Afferma, inoltre, che non dobbiamo necessariamente arrivare all’anno 28, in cui, come
detto, il tempio fu inaugurato, in quanto già nel 36 a. C. era stata prevista la sua costruzione. A ciò si aggiunge il fatto che Solino parla di areaApollinis, vale a dire di un’area
già votata al dio, ma non ancora provvista di tempio (cfr. anche A. MASTROCINQUE,
Romaquadrata in MÉFRA 110, 1998, p. 681-697, p. 682, n. 6). L’idea di Grandazzi di
un Varrone molto anziano che vada a correggere quanto da lui precedentemente scritto,
una volta saputo della inaugurazione del tempio, non mi persuade. Più convincente
invece mi sembra ciò che dice subito dopo lo studioso a proposito del fatto che in Solino
si parla di un’area Apollinis, nell’ambito della quale non è detto che, al momento in
cui scriveva Varrone, ci fosse già il tempio. P. PENSABENE, Vent’anni di studi e scavi
dell’UniversitàdiRoma“LaSapienza”nell’areasud-ovestdelPalatino(1977-1997) in
C. GIAVARINI(ed.), IlPalatino:areasacrasud-ovesteDomusTiberiana, Roma,1998,
p. 1-154, p. 72 ritiene che «nella redazione originale varroniana venisse citato, al posto
dell’edificio, un altro punto di riferimento e che Solino, per volontà di “aggiornamento”
topografico, abbia menzionato l’area Apollinis perché equivalente alla coordinata di
Varrone».
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)posita, erano già state messe in evidenza dal Salmasio, secondo il quale la suddetta espressione non può essere riferita alla forma quadrata della città, in
quanto, sulla base della testimonianza di Varrone, Ling.V, 143, le città antiche
erano solite essere edificate «in rotundo». Lo studioso nota che si raggiunge
l’aequilibrium quando una superficie piana è livellata così da non avere alcuna
parte inclinata; il Salmasio non riesce però a spiegarsi come possa essere ad
aequilibriumla Romaquadratafondata su un colle 4. Secondo Platner, l’espressione indica, sulla base di quanto detto subito dopo, una linea di direzione estovest, che però non è il decumanus di un quadrato, ma la diagonale: Varrone
descrive i limiti estremi della Romaquadrata, vale a dire i termini opposti di
questa diagonale 5. Täubler opina che con l’espressione ad aequilibrium foret
positaVarrone abbia pensato alla città sul Palatino come ad un templum, con
un aequilibrium tra le parti, determinato da cardo e decumanus 6. Von Blumenthal,
rifacendosi al gusto per le etimologie di Varrone, suppone che quest’ultimo abbia
proposto la derivazione di Roma da groma, termine indicante uno strumento
usato in agrimensura, al quale ci si riferirebbe mediante il sostantivo aequilibrium. Addirittura lo studioso si spinge fino ad ipotizzare, in maniera ardita e
poco plausibile, un intervento sul testo di Varrone riportato da Solino, o nel
senso di una correzione o in quello di una integrazione: «Vielleicht schrieb Varro
so: Romam condidit Romulus, dictaque primum est Groma (oder <a groma>
Roma) quadrata,quodusw.». Le indicazioni fornite poi da Solino in I, 18 sulla
posizione di Roma quadrata si adattano male, a giudizio di von Blumenthal,
alla descrizione di una città o di un luogo, ma si riferiscono al punto finale di
una strada; dunque, a parere dello studioso, Roma quadrata in Solino molto
probabilmente è il nome di una via, che doveva conservare memoria della
Roma originaria 7. Castagnoli evidenzia la stranezza, a proposito del luogo soliniano, dell’indicazione di un quadrato per mezzo di due soli punti 8; ritiene,
4
Cfr. C. SALMASII PlinianaeexercitationesinCaiiIuliiSoliniPolyhistora, Parisiis,
1629, p. 14-15.
5
Cfr. S. B. PLATNER, ThePomerium andRomaQuadrata in AJPh 22, 1901, p. 420425, p. 422-423.
6
Cfr. TÄUBLER, Romaquadrata[n. 3], p. 214-219 (la posizione di Täubler non convince Á. SZABÓ, Romaquadrata in RhM 87, 1938, p. 160-169, p. 162, n. 5: quest’ultimo,
a proposito dell’espressione quodadaequilibriumforetposita, rinuncia a dare un’interpretazione, sostenendo che, al tempo di Varrone, non si aveva più una precisa idea di
che cosa significasse Romaquadrata [cfr., al riguardo, anche Claudia CECAMORE, Palatium.TopografiastoricadelPalatinotraIIIsec.a.C.eIsec.d.C., Roma, 2002, p. 32];
va ricordato che già V. GROH, LastoriaprimitivadelCermalo in Athenaeum 7, 1929,
p. 316-362, p. 354 osservava quanto segue: «La RomaQuadratanel senso di Solino è
una creazione artificiale di origine assai tarda, quando non si capiva più il significato
primitivo del nome»).
7
Cfr. VON BLUMENTHAL,Romaquadrata [n. 3], p. 186-187.
8
Secondo GRANDAZZI, LaRomaquadrata [n. 3], p. 505-506 e PENSABENE, Vent’anni
[n. 3], p. 72 e n. 132, l’aporia connessa all’indicazione di un quadrilatero con soli due
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)inoltre, una soluzione di ripiego considerare i due punti come gli estremi di una
diagonale di un quadrato. Opina che Varrone abbia fatto riferimento alla città
costituita secondo la divisione gromatica; sarebbe stata detta quadratain quanto
divisa come le colonie, le quali sono di forma quadrata 9.
Secondo Ferri, quadratus va inteso come «diviso in 4 quadranti» da due
linee ad angolo retto e in questo senso deve essere interpretata la frase varroniana quod ad aequilibrium foret posita di Sol. I, 17 10. Musti propende per
l’interpretazione di «“quadripartita”, cioè costruita su due assi perpendicolari,
e con la livella», ma ammette anche interpretazioni come “ben costruita” oppure
“orizzontale”, “a livello” 11. Analogamente, secondo Rykwert, l’aggettivo quadratava inteso come “quadripartita” o “squadrata”, nel senso che c’è un centro
dal quale si dipartono quattro angoli retti; a suo parere, quando Ennio (cfr.
infra) e Varrone parlavano di Romaquadrata, facevano riferimento al fatto che
cardoe decumanuserano ortogonali fra loro. Ciò garantiva un assetto regolare
punti è superata dal fatto che, ad es., nelle Tavole di Gubbio sono documentati casi di
aree quadrate indicate soltanto con due punti; in particolare, Pensabene ritiene che Varrone «non intendesse affatto designare il quadrilatero di fondazione, bensì una località
a cui si voleva ascrivere il ricordo della città più antica, per l’indicazione della quale
erano sufficienti due soli punti». Da segnalare anche A. CARANDINI, LanascitadiRoma.
Dèi, Lari, eroi e uomini all’alba di una civiltà, I, Torino, 2003, p. 61, n. 53, il quale
afferma che «la domusdi Augusto, novello Romolo, ha la sua Roma quadrata – omphalós,
come la casa Romuli ha la Roma quadrata – fossa di fondazione e ara del primo fuoco
della città… La presenza della Roma quadrata e del suo omologo nella casa di Augusto
arriva finalmente a spiegare perché questa antica memoria era considerata avere inizio a
silua quae est in area Apollinis, dove era la Roma quadrata della domus di Augusto /
domus Augustana, ed aver termine ad supercilium scalarum Caci… ubi tugurium fuit
Faustuli, dove era la Roma quadrata della casa Romuli (Solin. 1. 17-18)».
9
Cfr. CASTAGNOLI, RomaQuadrata[n. 3], p. 396 (va detto che lo studioso è ritornato successivamente sul problema di Romaquadrata, giungendo a sostenere che si tratti
di un’invenzione tarda [III secolo a. C.], in quanto i Romani, fondando, a partire dal IV
secolo a. C., colonie con pianta ortogonale, e dunque quadratae, immaginarono che
anche Roma fosse stata fondata allo stesso modo [cfr. F. CASTAGNOLI, Notesullatopografia del Palatino e del Foro Romano in ArchClass 16, 1964, p. 173-199, p. 178]).
Analogamente R. E. A. PALMER, The Archaic Community of the Romans, Cambridge,
1970, p. 28 e 32-33 è dell’idea che Varrone, parlando di Roma quadrata, avesse in
mente una colonia e che l’espressione adaequilibriumsi riferisse alla maniera bilanciata
con cui si assegnavano ad ogni colono due iugeri di terra.
10
Cfr. S. FERRI, Il«ratto»delleSabineela«Romaquadrata»diPlutarco in SCO 7,
1958, p. 189-198, p. 196-197.
11
Cfr. MUSTI, Varronenell’insieme[n. 3], p. 313 (per l’interpretazione di adaequilibrium foret posita nel senso di “livellata” cfr. F. COARELLI, Roma Quadrata in Eva
Margareta STEINBY (ed.), LexicontopographicumurbisRomae, IV, Roma, 1999, p. 207-209,
p. 208). L’idea che l’aggettivo quadratasia da interpretare nel senso di “quadripartita”
è dovuta a SZABÓ, Roma [n. 6], p. 160-169 (cfr. anche Á. SZABÓ, Roma quadrata in
Maia 8, 1956, p. 243-274), il quale, per questa accezione di quadratus, rimanda ad
espressioni come legioquadrata; agerquadratus e uersusquadratus.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)alla città, tale da inserirla «in modo stabile e armonico nell’universo al centro
del quale era collocata (quodadaequilibriumforetposita)» 12.
Richiamandosi esplicitamente a Täubler (per il quale cfr. supra), Grandazzi
opina che l’espressione ad aequilibrium foret posita di Sol. I, 17, in virtù del
principio della quadripartizione operata dall’augure nell’ambito dei rituali di
fondazione, vada intesa nel senso di «caractérisée par une division régulière et
symétrique des regionescaeli» 13. Carandini avanza l’ipotesi che l’espressione
adaequilibriumsignifichi che il segmento di retta, che congiungeva i due luoghi
indicati da Varrone (davanti al tempio di Apollo e in cima alle scale di Caco dalla
parte della capanna di Faustolo), si trovava “a livello”, cioè alla stessa quota
del ciglio superiore del monte 14.
In più di un caso, nelle fonti che parlano in maniera esplicita di Romaquadrata,
a differenza di quanto leggiamo in Solino, è ravvisabile chiaramente un riferimentoalla forma geometrica del quadrato:
Fest. p. 310-312 Lindsay: QuadrataRomainPalatioantetemplumApollinisdicitur,ubirepositasunt,quaesolentboniominisgratiainurbecondendaadhiberi,
quiasaxo†minitus†estinitioinspeciemquadratam.EiuslociEnniusmeminit
cumait:“et†quisesterat†Romaeregnarequadratae”. 15
12
Cfr. J. RYKWERT, L’idea di città. Antropologia della forma urbana nel mondo
antico, a cura di G. SCATTONE, Torino, 1981, p. 118-119.
13
Cfr. GRANDAZZI, La Roma quadrata [n. 3], p. 534 (SZABÓ, Roma [n. 6], p. 168
ritiene che Romolo, all’atto della fondazione, seguendo la disciplina etrusca, abbia tracciato con il lituusle due linee che si incrociano, decumanuse cardo, dividendo in quattro parti il territorio da cui si sarebbe sviluppata la futura città [cfr. anche W. MÜLLER,
Die heilige Stadt. Roma quadrata, himmlisches Jerusalem und die Mythen vom Weltnabel, Stuttgart, 1961, p. 23-24]). Questa interpretazione, per così dire, ‘augurale’, della
Romaquadratadi SOL. I, 17 è stata ripresa recentemente da Claudia CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 32 e, inoltre, da DE MAGISTRIS, Paestum[n. 3], p. 152-153, il quale considera Romaquadrata la quadripartizione dello spazio aereo della nuova città, originata
dagli assi del primo templumaugurale posto nei pressi della capanna di Faustolo; in virtù
di questa simmetria geometrica, l’espressione adaequilibriumpositaviene interpretata
come «un ‘equilibrio’ che produce regioni con angoli uguali».
14
Cfr. la traduzione di L. ARGENTIERI in A. CARANDINI (ed.), LaleggendadiRoma, I.
Dallanascitadeigemelliallafondazionedellacittà, Milano, 2006, p. 185: «e dapprima
fu chiamata “Roma Quadrata” poiché era stata posta a livello del monte»; cfr., inoltre,
A. CARANDINI, RemoeRomolo. DairionideiQuiritiallacittàdeiRomani(775/750–
700/675a.C.circa), Torino, 2006, p. 163-165 (part. p. 164: «Per intendere meglio Varrone è utile avere in mente una di quelle bilance o libraeche presuppongono l’elemento
perpendicolare che regge l’oggetto da pesare [= le Scale di Caco], attaccato all’estremità
di un’asta, sulla quale un peso viene fatto scorrere finché l’asta non raggiunge l’equilibrio e cioè la posizione orizzontale [= il segmento di retta che unisce “il piccolo luogo”
lungo il ciglio superiore delle Scale di Caco e il “piccolo luogo” davanti al tempio di
Apollo, lungo il ciglio superiore del monte]»).
15
Successivamente Lindsay, di cui riproduco il testo secondo l’edizione teubneriana
(Lipsiae, 1913 [Stutgardiae et Lipsiae, 1997]), ha introdotto alcuni emendamenti (cfr.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Dionigi di Alicarnasso, Ant.Rom.I, 88, 2: … καλέσας ἅπαντας εἰς τὸν ἀποδειχθέντα
τόπον περιγράφει τετράγωνον σχῆμα τῷ λόφῳ... 16
Plutarco, Rom. IX, 4: Ῥωμύλος μὲν οὖν τὴν καλουμένην Ῥώμην κουαδράτην,
ὅπερ ἐστὶ τετράγωνον, ἔκτισε, καὶ ἐκεῖνον ἐβούλετο πολίζειν τὸν τόπον... 17
Appiano, Reg. frg. Ia, 9 Viereck-Roos: … αὐτοὶ (sc.Romolo e Remo) δὲ πόλιν
ἔκτισαν…ἣν καὶ ὠνόμασαν Ῥώμην, τὸ τηνικάδε τετράγωνον λεγομένην, ὅτι δέκα
ἓξ σταδίων ἦν αὐτῆς ἡ περίμετρος, ἑκάστης πλευρᾶς τέσσαρα στάδια ἐχούσης.
Nel testo di Solino, invece, l’espressione Romaquadratanon viene spiegata in
riferimento alla forma geometrica della fondazione romulea; si afferma che
Roma venne detta “quadrata” perché “era stata fondata” adaequilibrium. Il problema dunque è capire che cosa si intenda con adaequilibrium. Questo termine
rimanda all’idea di ciò che è “ben bilanciato”; analogamente ad un’espressione
come adperpendiculum = “perpendicolarmente, verticalmente”, adaequilibrium
è da intendersi nel senso di “in maniera bilanciata, equilibrata, proporzionata”,
in cui l’armonica corrispondenza fra le parti determina l’aequilibrium 18. All’idea
di armonia e simmetria rimanda, per altro, anche l’uso, in senso traslato, del
verbo quadrare 19, e ritengo che in tal maniera sia da intendere l’aggettivo quadrata nel luogo soliniano.
GlossariaLatina, IV, p. 365):QuadrataRoma<locus>inPalatioantetemplumApollinisdiciturubirepositasuntquaesolentboniominisgratiainurbecondendaadhiberi,
quiasaxominitus (mun-)estinitioinspeciemquadratam.EiuslociEnniusmeminitcum
ait:etquisest(quisextus?)Romaeregnarequadratae(per il testo di Ennio cfr. infra).
16
Cfr. anche Ant.Rom. II, 65, 3: … τῆς τετραγώνου καλουμένης Ῥώμης, ἣν ἐκεῖνος
(sc. Romolo) ἐτείχισεν…
17
Tra le fonti di Plutarco per la Vita di Romolo c’è, come è noto, anche Varrone,
esplicitamente menzionato in 12, 3-4 e 16, 6; nel luogo qui preso in esame non è dato
sapere se il Reatino sia stato fonte di Plutarco (non lo ritiene H. PETER, Die Quellen
PlutarchsindenBiographienderRömer, Halle, 1865 [Amsterdam, 1965], p. 152-153 e
non vi fa riferimento E. VALGIGLIO, VarroneinPlutarco in Attidelcongressointernazionale di studi varroniani (Rieti, settembre 1974), II, Rieti, 1976, p. 571-595).
Lo stesso Dionigi di Alicarnasso annovera tra le sue fonti Varrone (cfr., ad es.,Denys
d’Halicarnasse,AntiquitésRomaines. Tome I. Introduction générale, livre I. Texte établi
et traduit par Valérie FROMENTIN, 4a ed., Paris, 2007, p. 55-56), ma anche in questo caso
non si può stabilire se lo abbia consultato a proposito di Romaquadrata.
18
FERNÁNDEZ NIETO, Solino [n. 2], p. 131 traduce: «con una proporción equilibrada» (cfr. anche CaioGiulioSolino.DaRomaaTaprobane. Dai Collectanearerum
memorabilium, a cura di B. BASILE, Roma, 2010, p. 41: «con una proporzione stabile»);
sono inoltre da ricordare P. MINGAZZINI, Scritti vari, Roma, 1986, p. 239, n. 30, che
traduce adaequilibriumforetposita,con «bene costruita, su pianta regolare» e MASTROCINQUE, Romaquadrata[n. 3], p. 682, che interpreta la suddetta espressione nel seguente
modo: «è stata posta in modo equilibrato» (MAGDELAIN, Le pomerium [n. 3], p. 80
ritiene che l’espressione adaequilibrium…positasia riferita all’armonia del disegno).
19
Cfr., ad es., K. E. GEORGES / F. CALONGHI, Dizionarioenciclopedicodellalingua
latina, I, 4a ed., Torino, 2002, p. 1227 s.v. quadrare: «dare simmetria… compiere
armonicamente»; sull’uso “simmetrico” di quadrare in contesti retorici cfr. S. FERRI,
Nuovicontributiesegeticial“cànone” dellasculturagreca in RIA 7, 1940, p. 117-152,
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Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Ma per meglio comprendere il senso dell’espressione di Sol. I, 17, occorre
tenere presente che essa deriva verisimilmente da Varrone 20. Quest’ultimo non
fu però il primo a parlare di Romaquadrata, in quanto, come si apprende dalla
testimonianza sopra citata di Festo, già in Ennio compare un riferimento al
riguardo: cfr. Enn., Ann.150 Skutsch: etquisesperatRomaeregnareQuadratae? 21. Musti fa alcune interessanti considerazioni a proposito del frammento
p. 119-120, che cita, tra gli altri, ad es., CIC., Orat.197: …quadrandaeorationisindustria
(cfr. anche S. FERRI,«Quadratus»e«Tetrâs» in Opuscula. Scrittivaridimetodologia
storico-artistica, archeologia, antichità etrusche e italiche, filologia classica, Firenze,
1962, p. 561-564, p. 561: «… ormai non sussistono più dubbi neanche sul significato
specifico di quadratus– κουαδρᾶτος, appellativo di un corpo o superficie composti di
4 parti che formano tra loro, 2 a 2, un aequilibrium [cita in nota SOL. I, 17]»).
20
Forse dalle Antiquitates (cfr. P. MIRSCH, De M. Terenti Varronis Antiquitatum
rerumhumanarumlibrisXXV in G. CURTIUS / L. LANGE / O. RIBBECK / H. LIPSIUS (ed.),
Leipziger Studien zur classischen Philologie, V, Leipzig, 1882, p. 1-144, p. 93; cfr.
anche MUSTI, Varrone nell’insieme [n. 3], p. 297 e BRUNO, La fossa [n. 3], p. 294);
GRANDAZZI, La Roma quadrata [n. 3], p. 506-507 osserva che l’imprecisione della
descrizione è da attribuire al fatto che ci troviamo di fronte ad un testo mitografico
piuttosto che topografico: lo studioso avanza, al riguardo, l’ipotesi che si possa trattare
del DegentepopuliRomani o del DevitapopuliRomani.
21
O. SKUTSCH, ReadingsandInterpretationsintheAnnals in Ennius. Entretienssur
l’antiquitéclassique, Genève, 1972, p. 3-29, p. 25-29 non accoglie la congettura di Hertz
(stampata da Vahlen [cfr. anche A. TRAGLIA (ed.), Poetilatiniarcaici, I. LivioAndronico,Nevio,Ennio, Torino, 1986, p. 147 e 425, n. 11]) quisextuserat, con riferimento al
sesto re di Roma (ricordiamo, per altro, che Servio Tullio divise la città in quattro parti:
cfr. LIV. I, 43, 13 Quadrifariamenimurbediuisaregionibuscollibusquequihabitabantur…); come dimostrato da S. TIMPANARO, Romaeregnarequadratae in Maia 3, 1950,
p. 26-32, p. 26 (anche in S. TIMPANARO, Contributidifilologiaedistoriadellalingua
latina, Roma, 1978, p. 636), sextuseratseguito da un infinito non è ammesso nel latino
di età arcaica (meglio, dunque, a parere di Skutsch, l’emendamento del SALMASIO, Plinianaeexercitationes[n. 4], p. 13: etquisesperat[cfr. anche TheAnnalsofQ.Ennius,
ed. with Introduction and Commentary by O. SKUTSCH, Oxford, 1985 [1986], p. 306308]). A differenza, ad es., di Valmaggi, che pure accoglie la congettura del Salmasio,
ma che pone il frammento nel II libro, in riferimento ai contrasti per la successione di
Romolo (cfr. Ennio.IframmentidegliAnnali, commento e note di L. VALMAGGI, Torino,
1900 [1967], p. 32), Skutsch colloca il frammento nel IV libro (ma cfr. già TIMPANARO,
Romaeregnare[n. 21], p. 30-32), ipotizzando, sulla base del confronto con LIV. IV, 15,
3 sqq., che siano parole di Cincinnato o di Servilio Ahala, con le quali si condannava il
tentativo di Spurio Melio, che aspirava al potere regale. GRANDAZZI, LaRomaquadrata
[n. 3], p. 497-501 ritiene invece che il frammento appartenga al primo libro degli Annales. Lo studioso mette in rilievo che Verrio Flacco-Festo, quando cita diversi frammenti
del poema epico enniano, rispetta l’ordine dei libri; la citazione enniana successiva a
quella su Roma quadrata è esplicitamente riferita al II libro degli Annales: dunque il
nostro frammento deve appartenere al I libro. Lo studioso, inoltre, pone in rapporto
questo verso con LIV. I, 12, 4 (a parlare è Romolo) Iuppiter, tuis… iussus auibus hic
in Palatio prima urbi fundamenta ieci; questo luogo liviano viene messo in connessione con testi che riguardano Roma quadrata: da un lato con la descrizione ovidiana
dell’inizio della costruzione della Roma palatina (cfr. OV., Fast.IV, 835-836 [va tuttavia notato che in Ovidio non si cita esplicitamente Roma quadrata]); dall’altro con la
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)di Ennio, in cui l’espressione Romae… quadratae, anche per la presenza del
verbo regnare, si riferisce non ad una realtà ristretta, ma all’intera città 22; lo
studioso quindi commenta: «Penso siano innegabili connessioni con il significato
di τετράγωνος in quanto “perfetto, senza difetti, solido”, come è in Simonide,
fr. 37 Page (devo l’indicazione all’amico B. Gentili), o con le più complesse
implicazioni delle teorie pitagoriche (a cui non solo Ennio, ma lo stesso Varrone
accedette…), nonché delle teorie empedoclee» 23.
A me pare anzitutto che, come nel verso di Ennio, l’espressione dictaque
primumestRomaquadrata,quodadaequilibriumforetpositadi Sol. I, 17 si
definizione varroniana di Romaquadratain SOL. I, 17-18. Grandazzi nota somiglianze
nei testi dei tre autori: le espressioni fundamenta ieci di Livio; iaciunt fundamina di
Ovidio e fundamentaiecitdi Solino; murusin Ovidio e murorumin Solino (più generico
è urbi in Livio); tutti e tre, inoltre, si riferiscono al Palatino e agli auspici tratti da
Romolo: cfr. iussus auibus di Livio; augurio laeti di Ovidio e auspicato di Solino.
Le analogie dei tre autori fanno pensare, secondo lo studioso, ad una comune origine,
rappresentata da un luogo del I libro degli Annales di Ennio, in cui si descriveva l’atto
della fondazione di Roma da parte di Romolo sotto gli auspici di Giove. L’ipotesi di
Grandazzi presenta, a mio giudizio, un difetto di fondo: la pretesa di voler vedere in
Ennio il comune archetipo dei luoghi sopra citati su una base puramente teorica, in
quanto, a parte il verso su Romaquadrata, non abbiamo frammenti e, dunque, elementi
concreti per avallare quanto sostenuto dallo studioso. Certo, le somiglianze, anche formali, sono evidenti, ma ciò non è sufficiente per affermare che alla base ci sia una fonte
comune. La CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 20-21 confuta alcuni degli argomenti addotti
da Grandazzi per l’attribuzione del frammento al I libro: non sempre è rispettato da parte
di Verrio Flacco-Festo l’ordine dei libri in citazioni enniane contenute in lemmi vicini;
la base comune ai testi di Livio, Ovidio e Solino è una pura ipotesi senza possibilità di
verifica. L’unico punto fermo, secondo la Cecamore, è la connessione tra Romaquadrata
e Romolo, connessione assicurata da altre fonti; se il verso di Ennio non può essere un
argomento per valorizzare questo rapporto, non contiene nemmeno argomenti validi a
smentire questa ipotesi.
22
Cfr., al riguardo, TIMPANARO, Romaeregnare[n. 21], p. 31, secondo il quale Roma
quadratain Ennio indica la città di Romolo sul Palatino, non perché di perimetro quadrato, ma perché divisa in quattro parti dal fondatore, secondo l’arte augurale etrusca
(cfr., inoltre, SKUTSCH, TheAnnals[n. 21], p. 307; TRAGLIA, Poetilatini[n. 21], p. 425,
n. 11 e CECAMORE, Palatium [n. 6], p. 32, la quale precisa: «RomaQuadrataindica, per
Ennio ed evidentemente anche per gli altri autori, la città palatina fondata da Romolo,
da non confondere con Roma toutcourt, che di quella è la conseguenza e l’estensione»).
Occorre ricordare che non risulta, a parere degli studiosi, sempre evidente dalle fonti
quale fosse l’estensione della Romaquadrata; mi limito a menzionare, al riguardo, MINGAZZINI, Scritti [n. 18], p. 233-240, che distingue addirittura tre ‘Rome Quadrate’, la
Piccola, la Media e la Grande: la prima, quella descritta da Festo, costituisce un sacello,
in cui erano riposti gli arnesi sacri; la Roma Quadrata Grande, corrispondente al perimetro del muro di cinta della città romulea, è quella di Dionigi di Alicarnasso e di
Appiano; la Roma Quadrata Media è proprio quella di Varrone, ritenuta da Mingazzini
un uicus, che ha preso il nome dal sacello.
23
Cfr. MUSTI, Varronenell’insieme[n. 3], p. 316 (cfr. anche GRANDAZZI, LaRoma
quadrata [n. 3], p. 503, n. 34).
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)riferisca all’intera città fondata da Romolo 24, di cui si fa menzione poco prima
(…RomamcondiditRomulus…), e non ad una realtà più ristretta (così sembra,
ad es., nel luogo sopra citato di Festo). Ma risulta di maggiore interesse, anche
in relazione alle considerazioni fatte da Musti e a quanto di recente evidenziato
da Daniela Bruno, il fatto che la presunta connessione con la dottrina pitagorica,
sottolineata a proposito del frammento di Ennio, sembra ancora più evidente nel
luogo soliniano derivato da Varrone, e concorre a fornire una possibile interpretazione del senso da attribuire all’espressione quod ad aequilibrium foret
posita 25.
Varrone aderì alla dottrina pitagorica 26, al punto che volle essere seppellito
Pythagorio modo: cfr. Plin., Nat. XXXV, 160: Quin et defunctos sese multi
fictilibussoliiscondimaluere,sicutM.Varro,Pythagoriomodoinmyrtietoleae
atquepopulinigraefoliis 27. Il Reatino, per altro, mostrò una particolare attenzione nei confronti dell’aritmologia pitagorica, cui dovette dedicare forse una
trattazione specifica, il DeprincipiisnumerorumlibriIX (cfr. anche il logistorico
Atticus de numeris 28). Interessante è, al riguardo, anche una testimonianza di
Gellio III, 10, 1: M.Varroinprimolibrorumquiinscribunturhebdomadesuel
de imaginibus, septenarii numeri, quem Graece ἑβδομάδα appellant, uirtutes
potestatesquemultasuariasquedicit (segue poi una serie di riferimenti, attribuiti a Varrone, alle proprietà del numero sette [cfr. Gell. III, 10, 2-17]) 29.
24
Già il SALMASIO, Plinianaeexercitationes [n. 4], p. 15 aveva sottolineato questo
aspetto (cfr. anche FORCELLINI III, p. 990: «Quibus uerbis significat [sc.Solinus] totam
Urbem, non locum in Urbe. Et hoc uidetur significare Ennii uersus…»). Cfr., inoltre,
G. LUGLI, Roma antica. Il centro monumentale, Roma, 1946, p. 425-426; GRANDAZZI,
LaRomaquadrata [n. 3], p. 507.
25
Cfr. BRUNO, Lafossa[n. 3], p. 295: «… se queste [sc.quelle di SOL. I, 17], come
è probabile, sono parole di Varrone, è possibile che l’autore, sostenitore di teorie filosofiche pitagoriche, volesse sottolineare l’equilibrio perfetto della forma geometrica quadrata con un probabile riferimento al tetragonos pitagorico, simbolo di perfezione,
assenza di difetti… e presagio di eternità».
26
Cfr. L. FERRERO, Storiadelpitagorismonelmondoromano(dalleoriginiallafine
dellarepubblica), Torino, 1955, p. 319-334.
27
Va tuttavia evidenziato, in generale, un certo eclettismo filosofico in Varrone (cfr.
Y. LEHMANN, Varronthéologienetphilosopheromain, Bruxelles, 1997, p. 263 sqq.) .
28
Ritenuto fonte del Derationelibraedi Ausonio da parte di E. G. SCHMIDT, DasGedicht
des Ausonius de ratione librae und der Isorrhopie-Gedanke in J. MAU / E. G. SCHMIDT
(ed.), Isonomia. Studien zur Gleichheitsvorstellung im griechischen Denken, Berlin,
1964, p. 111-128 (circa l’influenza varroniana su questa egloga di Ausonio cfr. R. REEH,
De Varrone et Suetonio quaestiones Ausonianae, Halis Saxonum, 1916, p. 33-34).
È interessante il fatto che il concetto di ἰσορροπία (= “equilibrio”), assimilabile a quello
di ἰσονομία (per il quale cfr. infra), si può accostare al pitagorismo (cfr. p. 121), cui, per
altro, rimanda esplicitamente Ausonio in componimenti che precedono il De ratione
librae (cfr. Ex Graeco Pythagoricon de ambiguitate eligendae uitae; De uiro bono.
Πυθαγορικὴἀπόφασις;Ναὶ καὶ οὐ Πυθαγορικόν).
29
Sull’interesse di Varrone per la dottrina pitagorica dei numeri cfr. A. GIANOLA, La
fortunadiPitagorapressoiRomanidalleoriginifinoaltempodiAugusto, Catania,
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Un particolare rilievo riveste, poi, in relazione specificamente al nostro
discorso, una sezione del De lingua Latina V, 11-13, in cui c’è un esplicito
richiamo a Pitagora, a proposito dell’individuazione di quattro principi fondamentali: corpo, luogo, tempo e azione:
Pythagoras Samius ait omnium rerum initia esse bina ut finitum et infinitum,
bonum et malum, uitam et mortem, diem et noctem. Quare item duo status et
motus:quodstatautagitatur,corpus,ubiagitatur,locus,dumagitatur,tempus,
quodestinagitatu,actio…Quarefit,utideofereomniasintquadripertitaetea
aeterna… Igitur initiorum quadrigae locus et corpus, tempus et actio. Quare
quodquattuorgeneraprimarerum,totidemuerborum.
Il numero ‘quattro’, al quale è connesso l’aggettivo quadratus, ha una notevole
importanza nel sistema numerico dei Pitagorici 30, «non solo in quanto esso è il
primo numero quadrato, ma anche e sopra tutto per ciò, che i primi quattro
numeri sommati insieme ci danno il numero perfetto, dieci. Nel famoso giuramento pitagorico, quindi, Pitagora è celebrato come il rivelatore della Tetraktys
(numero quaternario), e questa medesima è celebrata come la sorgente e radice
della natura eterna» 31.
1921, p. 91-105 (cfr. anche FERRERO, Storiadelpitagorismo [n. 26], p. 324 sqq.; A. GRILLI,
Sulnumerosette in StudisuVarrone,sullaretorica,storiografiaepoesialatina. Scritti
in onore di B. Riposati, I, Rieti, 1979, p. 203-219).
30
Cfr., al riguardo, il commento di Proclo agli Elementidi Euclide, in cui si evidenzia che per i Pitagorici il numero 4 e il quadrato rappresentavano il divino: G. 48, p. 173,
2-4 Friedlein δοκεῖ δὲ καὶ τοῖς Πυθαγορείοις τοῦτο (sc.τὸ τετράγωνον)... εἰκόνα φέρειν
τῆς θείας oὐσίας. Collart sottolinea come il numero quattro abbia un importante ruolo
nell’opera di Varrone; nell’ambito del DelinguaLatina, il riferimento alla quadripartizione è frequente (e non solo nel luogo sopra citato [V, 11-13]); questa predilezione per
il quattro, come anche per il tre e il nove, è da ricondurre, secondo lo studioso, alla
dottrina pitagorica, alla quale Varrone fu vicino (cfr. Varron,DelinguaLatina, livre V.
Texte établi, traduit et annoté par J. COLLART, Paris, 1954, p. XVII-XIX). Su VARR.,
Ling.V, 11-13 cfr. anche F. CAVAZZA, StudiosuVarroneetimologoegrammatico. Lalingua
latinacomemodellodistrutturalinguistica, Firenze, 1981, p. 55-56, in cui si evidenzia
la fusione di elementi pitagorici e stoici, aspetto, per altro, già evidenziato da H. DAHLMANN, Varroneelateoriaellenisticadellalingua. Presentazione, note di commento e
bibliografia a cura di G. CALBOLI. Trad. ital. di Pasqualina VOZZA, Napoli, 1997, p. 45
(Cavazza, in precedenza [p. 23, n. 19], sottolinea il fatto che il pitagorismo «primo fra
tutte le discipline diede impulso alle ricerche etimologiche» [cfr. anche J. COLLART,
Varrongrammairienlatin, Paris, 1954, p. 260-261 e 266]). Molto interessanti sono, dal
nostro punto di vista, le seguenti considerazioni fatte sempre da Cavazza: «… questa
connessione fra le due quadripartizioni (sc.dell’etimologia e della Latinitas)… mostra
ancora una volta quella base di razionalizzazione conscia o inconscia che dovette avere
un piano prestabilito in Varrone, non senza l’influsso pitagorico nella ricerca di armonie
superiori, di quel numero quattro, garanzia di simmetrie» (p. 149).
31
Cfr. E. ZELLER / R. MONDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico,
parte I: IPresocratici, vol. II: IoniciePitagorici, a cura di R. MONDOLFO, 2a ed., Firenze,
1967, p. 501. Sulla tetraktys dei Pitagorici cfr. A. DELATTE, Études sur la littérature
pythagoricienne, Paris, 1915 [Genève, 1974], p. 249-268.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Come sopra detto, Musti, su suggerimento di Gentili, connette l’aggettivo
quadratusal greco τετράγωνος, che si può intendere metaforicamente nel senso
di “perfetto” (cfr. LSJ p. 1780 [così, ad es., in Aristot., Rhet.III, 11, 1411b 26;
Nic.Eth.I, 11, 1100b 20-22 32]). Questo è il significato che il termine assume
nell’encomio a Scopas di Simonide (fr. 37 Page): cfr. vv. 1-3 Ἄνδρ᾽ ἀγαθὸν μὲν
ἀλαθέως γενέσθαι ∕ χαλεπὸν χερσίν τε καὶ ποσὶ καὶ νόῳ ∕ τετράγωνον ἄνευ
ψόγου τετυγμένον. Interessante è la nota di commento di Gentili – Catenacci,
a proposito di τετράγωνον: «“quadrato”, parola pitagorica… che Simonide usa
per designare il compiuto, il perfetto, cioè, come è detto subito dopo, chi è “fatto
senza pecca”. È stato osservato (Lasserre, Plut.Delamusique, Lausanne 1954,
p. 48) che qui il poeta “applica al carattere dell’uomo ideale i canoni aritmetici
della statuaria” con l’esplicito riferimento al Canonequadrato di Policleto…Ma
il canone aritmetico dello scultore è anch’esso di ispirazione pitagorica» 33. Pure
Fränkel 34 evidenzia il carattere pitagorico del termine “quadrato” in Simonide
32
In Dante compare il termine tetragono: cfr. Paradiso 17, 24: ben tetragono ai
colpi di ventura; cfr., al riguardo, E. PASQUINI, Enciclopedia dantesca, V, p. 601 s.v.
tetragono: «Probabile ‘hapax’ dantesco… che riprende il τετράγωνος di Aristotele…
probabilmente attraverso s. Tommaso Eth.Nic.exp.I lect. XVI n. 193: Sedtetragonum
nominatperfectuminuirtuteadsimilitudinemcorporiscubici…».
33
Cfr. B. GENTILI / C. CATENACCI(ed.),Polinnia. Poesiagreca arcaica, 3a ed., Messina/Firenze, 2007, p. 278 (cfr. anche B. GENTILI, PoesiaepubbliconellaGreciaantica.
DaOmeroalVsecolo, 2a ed., Roma/Bari, 1989, p. 90, n. 20). Per il carattere pitagorico
dell’aggettivo τετράγωνος in Simonide, cfr. H. W. SMYTH, GreekMelicPoets, London,
1900, p. 312-313; C. M. BOWRA, SimonidesandScopas in CPh 29, 1934, p. 230-239,
p. 232; L. WOODBURY, SimonidesonἈρετή in TAPhA 84, 1953, p. 135-163, p. 139, n. 8;
W. DONLAN, Simonides,fr.4DandP. Oxy. 2432 in TAPhA 100, 1969, p. 71-95, p. 79-80
e n. 19. Interessante è quanto osserva FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 118, a proposito
del verso simonideo: «… è evidente una metafora che si estende all’assennatezza della
mente da un lato, ma anche, evidentemente, a simmetrica bellezza e proporzione delle
membra dall’altro; senza contare poi che compare indubbiamente anche il numero 4
(2 mani e 2 piedi). Sembra in ogni modo che la figura “tetragona” costituisca un pregio,
mai un difetto». Più di recente, O. POLTERA, Simonides lyricus. Testimonia und Fragmente.Einleitung,kritischeAusgabe,ÜbersetzungundKommentar, Basel, 2008, p. 460
e n. 478, pur mettendo in connessione il termine usato da Simonide con il pitagorismo,
ritiene tuttavia che ciò non voglia dire che l’aggettivo τετράγωνος evocasse negli ascoltatori la dottrina pitagorica: l’idea dell’uomo τετράγωνος doveva essere, in quanto tale,
comune per il pubblico (Poltera critica la posizione di R. W. JOHNSTON / D. MULROY,
Simonides’UseoftheTermτετράγωνος in Arethusa 37, 2004, p. 1-10, i quali escludono
un rapporto con il pitagorismo, anche perché non ci sono prove di una diffusione delle
dottrine numerologiche pitagoriche già al tempo di Simonide; gli studiosi connettono il
termine τετράγωνος nel poeta greco alla figura delle erme).
34
Cfr. H. FRÄNKEL, PoesiaefilosofiadellaGreciaarcaica. Epica,liricaeprosagreca
daOmeroallametàdelVsecolo, Bologna, 1997, p. 449 e n. 11 (cfr. anche J. SVENBRO,
Laparolaeilmarmo. Alleoriginidellapoeticagreca, Torino, 1984, p. 134-135, secondo
il quale Simonide ricorre, nell’espressione τετράγωνον ἄνευ ψόγου τετυγμένον, ad una
metafora tratta dalla scultura, per l’uso sia del verbo τεύχειν “plasmare”, sia di τετράγωνος,
in riferimento allo “stile quadrato” dei kouroiarcaici).
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Página 13
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)e in nota, rimandando al Canone di Policleto, cita Plin., Nat.XXXIV, 56: Hic
(sc. Polyclitus) consummasse hanc scientiam iudicatur et toreuticen sic erudisse, ut Phidias aperuisse. Proprium eius est, uno crure ut insisterent signa,
excogitasse,quadratatamenesseeaaitVarroetpaeneadexemplum; cfr. anche
Nat. XXXIV, 65 (si parla di Lisippo): Non habet Latinum nomen symmetria,
quamdiligentissimecustodiitnouaintactaquerationequadratasueterumstaturas
permutando… (nelle quadratas…staturas,di cui qui si parla, c’è un riferimento
a Policleto) 35.
Di particolare interesse, dal nostro punto di vista, è il primo dei due luoghi
pliniani (Nat.XXXIV, 56), in cui c’è la menzione di Varrone; si tratta però di
un luogo che presenta problemi di natura esegetica e testuale. Le parole quadratatamenesseeasono attestate soltanto nel codice B (= Bambergensis) 36, in
cui, a dire il vero, si legge quadratāe, inoltre, eaè lezione di B1, laddove in B2
si leggeeā (cfr. apparato di Mayhoff). Si è più volte occupato di questo luogo
pliniano, in diversi suoi scritti e contributi, Silvio Ferri 37, il quale individua due
difficoltà legate ai termini excogitassee quadrata. Per quanto riguarda il primo,
osserva che, se è vero che le statue di Policleto poggiano su una sola gamba,
non è tuttavia Policleto stesso ad avere introdotto questa “ponderazione” (per
usare un termine adoperato da Ferri). Anche la parola quadrataè, a suo parere,
fuori posto; lo studioso 38 muove dall’assunto che «l’esser “quadrate” è necessario titolo di lode, per statue e stature, in quanto “quadrato” vale “armonico e
35
Cfr. FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 120: «… signaquadrata e staturaequadrataesignificheranno elementi plastici – statue, tronchi di statue – composti di gruppi
di 4 membri (κῶλα) connessi per omologia o per chiasmo» (questo motivo è ripreso da
L. STEFANINI, Ispirazione pitagorica del «Canone» di Policleto in GCFI 28, 1949,
p. 84-94, p. 93, il quale aggiunge: «Che questa sinfonia quadrangolare non abbia relazione con la mistica celebrazione pitagorica del numero tetragono… sarebbe difficile
ammettere»). H. VON STAUBEN, Der Kanon des Polyklet. Doryphoros und Amazone,
Tübingen, 1973, p. 36-37 sottolinea anche il significato morale di quadratum, in cui è
implicato l’ideale del giusto mezzo, al quale si può ricondurre il Doriforo di Policleto,
che, come nota von Stauben, sulla base di PLIN., Nat.XXXIV, 55: …idem(sc.Polyclitus) et doryphorum uiriliter puerum (sc. fecit), rappresentava l’ἀκμή della giovinezza
(viene citato, al riguardo, anche CELS. II, 1, 5: Corpusautemhabilissimumquadratum
est,nequegracilenequeobesum [cfr., in proposito, J. PIGEAUD,Homoquadratus. Variationssurlabeautéetlasantédanslamédecineantique in FestschriftfürJeanStarobinski,
Gesnerus 42, 1985, p. 337-352]).
36
Sull’importanza di questo codice del X secolo, cfr. C. Plini Secundi Naturalis
historiaelibriXXXVII. Post Ludovici Iani obitum recognouit et scripturae discrepantia
adiecta edidit C. MAYHOFF, V (libri XXXI-XXXVII), Lipsiae, 1897, p. IV-V.
37
Cfr. S. FERRI, Signa quadrata in RFIC 66, 1938, p. 163-166, p. 163-164; Nuovi
contributi [n. 19], p. 145-146; Noteesegeticheaigiudizid’artediPlinioilVecchio in
ASNPserie II 11, 1942, p. 69-116, p. 76-81; PlinioilVecchio.Storiadelleartiantiche.
Introduzione di M. HARARI. Testo critico, traduzione e commento di S. FERRI, 3a ed.,
Milano, 2007, p. 100-102 (cfr. anche p. 110).
38
Cfr. FERRI, Nuovicontributi [n. 19], p. 135.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)connesso”; tutte le statue di Policleto e tutte le statue di Lisippo sono “quadrate”» 39. Dunque, a creare problemi è la presenza di tamen, che, afferma Ferri,
«o è un errore della redazione pliniana che non avvertì il valore tecnico e
arcaico della parola τετράγωνος – quadratus, o si riferiva al “paene ad exemplum”, ovvero, meglio, introducendosi una lode, si riferiva a un precedente biasimo, nel qual caso il testo pliniano così come è ora ha evidentemente sofferto
una mutilazione o una trasposizione» 40. A queste obiezioni, Ferri ne aggiunge
altre due: piuttosto che l’espressione signaquadrata ci si aspetterebbe, accanto
39
FERRI, Nuovi contributi [n. 19], p. 119-120, per il senso positivo da attribuire a
quadratus, rimanda all’uso che di espressioni come quadrare o in quadrum redigere
sententiasviene fatto in ambito retorico (in particolare si sofferma su CIC., Orat.233, in
cui l’espressione inquadrumredigas è adoperata in riferimento alla figura del chiasmo).
In più di un caso si è attribuito un significato non positivo a quadrata. O. JAHN, Über
dieKunsturtheilebeiPlinius in BerichteüberVerhandl.d.könig.Sächs.Gesellsch.d.
Wissensch.zuLeipzig 2, 1850, p. 105-142, p. 130 lo intende nel senso di «vierschrötig»
(= “tarchiato”); così anche H. BRUNN, GeschichtedergriechischenKünstler, I, 2a ed.,
Stuttgart, 1899, p. 155 e E. S. MCCARTNEY, Signa quadrata in CW 25, 1932, p. 80.
Antonio CORSO, che traduce in maniera letterale con «quadrate», nella nota di commento (cfr. Gaio Plinio Secondo, Storia Naturale, V: mineralogia e storia dell’arte
[Libri 33-37]. Traduzioni e note di A. CORSO / Rossana MUGELLESI / G. ROSATI, Torino,
1988, p. 177, n. 7), si oppone all’interpretazione che del termine dà Ferri, preferendo
quella di “tozzo”, “tarchiato” e, al riguardo, osserva: «non stupisce che questo giudizio
limitativo su Policleto sia stato dato da Varrone in età tardoellenistica, quando potevano
ancora risultare predilette le immagini snelle e la libertà espressiva in voga con l’ellenismo». A. F. STEWART, LysippanStudies.1.TheOnlyCreatorofBeauty in AJA82, 1978,
p. 163-171, p. 167-168 parte dal presupposto che quadratusha il significato positivo di
“well-built” o addirittura “perfectly-built” (critica però il senso di ‘chiastico’, attribuito
al termine da Ferri); il carattere negativo che, a suo parere, la parola sembra avere avuto
in Varrone si spiega col fatto che, se le statue di Policleto erano perfettamente proporzionate per le sensibilità del V e IV secolo, dopo l’avvento di Lisippo (cfr. PLIN., Nat.
XXXIV, 65), per gli scrittori dell’inizio del III secolo usati come fonte da Plinio e forse
da Varrone, il nuovo canone aveva fatto perdere il senso elogiativo del termine τετράγωνος applicato alla critica d’arte, per cui le statue “quadrate” assunsero semplicemente
il significato di “antiquate”.
40
Cfr. FERRI, Nuovicontributi[n. 19], p. 151, n. 34, che già in un precedente articolo
(Signaquadrata [n. 37], p. 164) aveva osservato: «…con ogni probabilità il “paene ad
exemplum”si riferisce al fenomeno dell’esser quadrate, non alle altre caratteristiche di
Policleto, e il “tamen”, o dipende da incomprensione pliniana e varroniana... oppure
deve riferirsi al difetto del “paene ad exemplum”» (su tamen, che sembra conferire un
tono dispregiativo al giudizio di Varrone, cfr. J. J. POLLITT, TheAncientViewofGreek
Art: Criticism, History, and Terminology, New Haven / London, 1974, p. 268, che
pure mostra di apprezzare l’interpretazione di quadratusfornita da Ferri). Una diversa
interpretazione, a proposito della parola tamen all’interno della citazione varroniana,
fornisce A. FURTWÄNGLER, Kleine Schriften, II, München, 1913, p. 60-62, secondo il
quale il termine tamen potrebbe essere stato introdotto da Plinio stesso, non con
l’intenzione di contrapporre Varrone ad altra fonte, ma con l’intenzione di esprimere
una nota di biasimo, per la quale ha avvertito la necessità di citare il suo Gewährsmann
(cfr. anche Pline l’Ancien, Histoire naturelle, livre XXXIV. Texte établi et traduit par
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)all’aggettivo quadratus, nel senso di «armonicamente costruito con raggruppamento tetradico di elementi», un termine indicante la corporatura, del tipo ἕξις,
corpus, statura(cfr. le quadrataestaturaedi Nat.XXXIV, 65 41 ); inoltre, Ferri
sottolinea che la lezione del codice B è quadratam(da quadratā) tamenesseea
(eam [da eā] B2). Lo studioso constata una certa ridondanza nell’espressione
proprium…est…utinsisterent…excogitasse, per quanto riguarda in particolare propriumested excogitasse; tra l’altro evidenzia «la doppia lezione, excogitasse ea ait Varro di R (= Riccardianus) e quadratam tamen esse ea (eam)
di B». Ferri, a questo punto, avanza l’ipotesi che ci troviamo di fronte ad una
glossa varroniana «trascritta da Plinio in due redazioni, una con esse e l’altra
con excogitasse, messa poi fuori posto e non capita, come fa indurre il tamen» 42.
Costituendo, dunque, il tamen un elemento di disturbo, in quanto presuppone
una valutazione negativa, laddove l’aggettivo quadratusrappresenta un titolo di
merito, Ferri traspone quadratamtamenexcogitasse(esse)eamaitVarrodopo
hic consummasse hanc scientiam iudicatur, ponendo però l’espressione, nella
sua edizione dei libri della Naturalis historia dedicati alla storia dell’arte, tra
parentesi quadre; nella nota di commento, Ferri osserva che l’espressione,
anche posta dopo scientiam, crea difficoltà interpretative, come anche si evince
dalla traduzione proposta: «Si giudica che Polykleitos abbia portato al massimo
splendore (o condensato? recapitolato?) questa scienza delle proporzioni corporee [Varrone tuttavia dice che egli la inventò “quadrata”…]…» 43. Occorre
dire che Ferri, in un primo tempo 44, aveva dato maggiormente credito a questa
sua ipotesi di trasposizione, intendendo, con l’espressione hanc scientiam, il
riferimento alla teoria artistica di Policleto, e dunque al Canone (da distinguere
da toreuticen, termine con il quale è da intendersi invece, in senso concreto, la
“scultura in bronzo”); riteneva che all’infinito consummassesi potesse applicare il senso etimologico di con-summo, equivalente al greco συγκεφαλαιώσασθαι
(il riferimento sarebbe al fatto che Policleto avesse condensato in scarne definizioni il suo pensiero): in tal maniera il tamen, accompagnato a quadratam, e
dunque ad una nota di merito, avrebbe avuto un senso, in quanto in opposizione
al biasimo rappresentato da consummasse 45.
H. LE BONNIEC, commenté par H. GALLET DE SANTERRE et par H. LE BONNIEC, Paris,
1953, p. 54-55).
41
Cfr. FERRI, Noteesegetiche [n. 37], p. 81: «Quindi niente più signaquadrata…
bensì staturaequadratae… corporature cioè armoniche e perfette tanto dal punto di vista
somatico che da quello ottico».
42
Cfr. FERRI, PlinioilVecchio[n. 37], p. 101.
43
Cfr. FERRI, PlinioilVecchio[n. 37], p. 100.
44
Cfr. FERRI, Nuovicontributi[n. 19], p. 141 e 145-146 e Noteesegetiche [n. 37],
p. 76-78.
45
POLLITT, TheAncient[n. 40], p. 338, che pure giudica ingegnosa la proposta interpretativa di Ferri, preferisce optare, a proposito di consummasse,per la traduzione tradizionale («perfect, bring to perfection»): partendo dal fatto che il Canone di Policleto
può essere consistito in una varietà di proporzioni numeriche, che i Greci chiamavano
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Anzitutto, a proposito delle lezioni dei codici B e R, prese in considerazione
da Ferri, vanno fatte alcune osservazioni di natura paleografica: per quanto
riguarda quadratam in B, è facile, considerata la sequenza quadrata tamen, che
un copista sia stato indotto a scrivere quadratamtamen; dunque, ritengo che la
lezione corretta sia quadrata, termine riferito al precedente signa. Il fatto che,
invece, in R, dopo excogitasse, manchi quadratatamenesse, può trovare una
spiegazione in un errore dovuto ad omeoteleuto, considerata la parte finale delle
parole excogitasse ed esse. Appare dunque ardita la proposta di trasposizione
di Ferri, che, in conseguenza di ciò, riferisce quadratama scientiam (va tuttavia
detto che lo stesso Ferri sembra essersi successivamente ricreduto, tornando a
parlare, a proposito delle statue di Policleto, di signaquadrata 46 ); è da aggiungere, inoltre, a conferma che quadratasi riferisce a signa, il fatto che in Nat.
XXXIV, 65, l’espressione quadratas…staturasè adoperata in riferimento alle
statue di Policleto. Rimane il problema della presenza di tamen, che, sulla base
del valore positivo da attribuire all’aggettivo quadrata, come ben messo in
rilievo da Ferri, sembrerebbe essere fuori posto; è inoltre difficile che proprio
Varrone, in virtù della sua adesione alla dottrina pitagorica, possa avere conferito un senso negativo al termine quadrata. Si potrebbe pensare, come già ipotizzato dallo stesso Ferri (cfr. supra), che la critica, espressa attraverso la parola
tamen, riguardi l’espressione paene ad exemplum, quasi a voler stigmatizzare
una certa monotonia della scultura policletea 47. Oppure, ipotesi che giudico più
τέλεια, il termine consummasse, secondo lo studioso,si riferirebbe a questa perfezione
numerica e dunque dovrebbe corrispondere al greco τελεῶσαι.
46
Cfr. S. FERRI, Quadratus in Enciclopediadell’arteanticaclassicaeorientale, VI,
Roma, 1965, p. 586-587. Appare forzata anche l’interpretazione data del verbo consummasse, nel senso di “riassumere”. I due termini scientiae toreutice, credo, si riferiscono
rispettivamente alla teoria, rappresentata dal Canone, e all’ars (ricordiamo che O. JAHN,
Variarumlectionumfasciculusalter in Philologus 28, 1869, p. 1-10, p. 8-9, siccome le
parole hanc scientiam non possono essere riferite a toreuticen, propone di correggere
scientiam in scientia e di ritenere hanc riferito ad artem; si oppone a questa proposta
FURTWÄNGLER, KleineSchriften [n. 40], p. 62, il quale evidenzia che troppo spazio intercorrerebbe tra hanc e artem toreuticen del § 54: secondo lui, qui scientia è adoperato
nel senso di ars): dunque, da un lato Policleto “portò al massimo splendore” (consummasse) la scientia; dall’altro “perfezionò” la toreutice(solo questo luogo pliniano viene
riportato come esempio da G. BURCKHARDT, art. erudirein ThLLV 2, 830, col. 19-21 a
proposito dell’uso del verbo erudire nel senso di «excolere, limare»). Per quanto
riguarda il significato da attribuire al termine toreuticein PLIN., Nat.XXXIV, 54 e 56,
di solito interpretato genericamente come “scultura”, cfr. POLLITT, TheAncient[n. 40],
p. 106-107, n. 4.
47
Va detto che paeneadexemplum, lezione di B, stampa Mayhoff; negli altri codici
si legge paene ad unum exemplum, lezione accolta dalla Sellers (The Elder Pliny’s
Chapters on the History of Art, Translated by K. JEX-BLAKE, with Commentary and
Historical Introduction by E. SELLERS, New York, 1896) e da Le Bonniec (FERRI, Plinio
il Vecchio [n. 37], p. 102, che sembra propendere per ad unum exemplum, osserva, a
proposito di ad exemplum: «cioè, secondo il modello; ad unum ex. vale invece “fino
all’ultimo esemplare”»). Non escluderei che in una sequenza come unumexemplumil
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)plausibile, la parola tamen potrebbe essere stata introdotta da Plinio e non
appartenere, dunque, a Varrone; in questa maniera sarebbe l’autore della Naturalis historia ad esprimere, riferendo un giudizio della fonte varroniana, una
propria opinione non positiva a proposito sia del carattere ‘quadrato’ delle statue
di Policleto sia del loro conformarsi ad un unico modello.
Varrone dunque parlava di signaquadrata,a proposito delle statue policletee,
per metterne in evidenza, a mio giudizio, il carattere equilibrato e ben proporzionato 48. Sul Canonedi Policleto fondamentale è la testimonianza di Galeno
(deplac.Hipp.etPlat.,V p. 425, 15 sqq. von Müller = 40 A 3 DK), che dapprima riferisce quanto detto da Crisippo a proposito della salute del corpo, che
consiste nella giusta proporzione degli elementi del corpo stesso: … τὴν μὲν
ὑγίειαν τοῦ σώματος ἐν θερμοῖς καὶ ψυχροῖς καὶ ξηροῖς καὶ ὑγροῖς συμμετρίαν
εἶναί φησιν, ἅπερ δὴ στοιχεῖα δηλονότι τῶν σωμάτων ἐστί…; segue la definizione di bellezza, data sempre da Crisippo, che risulta dalla proporzione delle
parti, e, a tal proposito, viene menzionato il Canonedi Policleto:
… τὸ δὲ κάλλος οὐκ ἐν τῇ τῶν στοιχείων, ἀλλὰ ἐν τῇ τῶν μορίων συμμετρίᾳ
συνίστασθαι νομίζει, δακτύλου πρὸς δάκτυλον δηλονότι καὶ συμπάντων αὐτῶν
πρός τε μετακάρπιον καὶ καρπὸν καὶ τούτων πρὸς πῆχυν καὶ πήχεως πρὸς βραχίονα καὶ πάντων πρὸς πάντα, καθάπερ ἐν τῷ Πολυκλείτου Κανόνι γέγραπται.
La testimonianza di Galeno si conclude con il riferimento alla statua di Policleto chiamata Canone (da identificare con il Doriforo), che doveva costituire
il modello dei precetti da lui teorizzati 49:
πάσας γὰρ ἐκδιδάξας ἡμᾶς ἐν ἐκείνῳ τῷ συγγράμματι τὰς συμμετρίας τοῦ
σώματος ὁ Πολύκλειτος ἔργῳ τὸν λόγον ἐβεβαίωσε δημιουργήσας ἀνδριάντα
κατὰ τὰ τοῦ λόγου προστάγματα καὶ καλέσας δὴ καὶ αὐτὸν τὸν ἀνδριάντα καθάπερ καὶ τὸ σύγγραμμα Κανόνα. Τὸ μὲν δὴ κάλλος τοῦ σώματος ἐν τῇ τῶν μορίων
συμμετρίᾳ κατὰ πάντας ἰατρούς τε καὶ φιλοσόφους ἐστίν.
copista possa avere saltato unum. Secondo POLLITT, The Ancient [n. 40], p. 367, il
sostantivo exemplumin PLIN., Nat.XXXIV, 56 si riferisce al sistema di proporzioni, che
serviva come modello per tutte le statue di Policleto (da notare che il termine è adoperato
da Quintiliano a proposito del Doriforo: cfr. Inst.V, 12, 21: Anuerostatuarumartifices
pictoresque clarissimi, cum corpora quam speciosissima fingendo pingendoue efficere
cuperent,nunquaminhuncinciderunterrorem,utBagoamautMegabyzumaliquemin
exemplumoperissumerentsibi,sedDoryphoron…).
48
Difficile è dire in quale opera Varrone si è occupato di scultura e pittura: si è
pensato al nono libro delle Disciplinae, dedicato in particolare all’architettura e nel quale
potrebbe essere stata aggiunta come appendice una trattazione riguardante la scultura e
la pittura (cfr. POLLITT, TheAncient[n. 40], p. 80, che si rifà a A. KALKMANN, DieQuellenderKunstgeschichtedesPlinius, Berlin, 1898, p. 86-89).
49
Cfr., al riguardo, anche PLIN., Nat. XXXIV, 55: Fecit (sc. Polyclitus) et quem
canonaartificesuocantliniamentaartisexeopetentesuelutialegequadam,solusque
hominumartemipsamfecisseartisopereiudicatur.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Raven ha focalizzato la propria attenzione su questo luogo di Galeno 50, evidenziando che la concezione della salute, di cui parla Crisippo, determinata dalle
giuste proporzioni degli elementi che costituiscono il corpo, collima con l’idea
di ἰσονομία di Alcmeone di Crotone (VI secolo a. C.), filosofo e medico legato
alla scuola pitagorica: cfr. Aët. V, 30, 1 (= 24 B 4 DK):
Ἀλκμαίων τῆς μὲν ὑγιείας εἶναι συνεκτικὴν τὴν ἰσονομίαν τῶν δυνάμεων, ὑγροῦ,
ξηροῦ, ψυχροῦ, θερμοῦ, πικροῦ, γλυκέος καὶ τῶν λοιπῶν, τὴν δ᾽ ἐν αὐτοῖς μοναρχίαν νόσου ποιητικήν... τὴν δὲ ὑγείαν τὴν σύμμετρον τῶν ποιῶν κρᾶσιν 51.
Raven, inoltre, individua una variante dell’isonomiadi cui parla Alcmeone nella
teoria di Filolao (cfr. Menon AnonymiLondin.XVIII, 8 p. 31 [= 44 A 27 DK]),
in base alla quale il corpo umano, pur essendo caldo e non partecipando del
50
Cfr. J. E. RAVEN, PolyclitusandPythagoreanism in CQ 1, 1951, p. 147-152 (cfr.
anche STEWART, LysippanStudies[n. 39], p. 168, n. 30, in cui si stabilisce un possibile
rapporto tra la τετραγωνία delle statue di Policleto e la τετρακτύς dei Pitagorici).
51
Alcmeone è indicato come discepolo di Pitagora da Diogene Laerzio (cfr. VIII, 83
καὶ οὗτος [sc. Ἀλκμαίων] Πυθαγόρου διήκουσε); anche Giamblico, nella sua Vita di
Pitagora(§ 267), annovera tra i Pitagorici Alcmeone. Aristotele, nella Metafisica (I, 5,
986a 27 sqq.), afferma che Alcmeone ha in comune con alcuni Pitagorici la concezione
secondo la quale la realtà è caratterizzata da dieci coppie di principi tra loro opposti; lo
Stagirita però non sa se Alcmeone ha assunto dai Pitagorici questa dottrina o se, viceversa, i Pitagorici la hanno assunta da lui (inoltre, in ARISTOT., Metaph. I, 5, 986a 29-30
καὶ γὰρ ἐγένετο τὴν ἡλικίαν Ἀλκμαίων ἐπὶ γέροντι Πυθαγόρᾳ sono discusse, dal punto
di vista testuale, le espressioni ἐγένετο τὴν ἡλικίαν e ἐπὶ γέροντι Πυθαγόρᾳ, di cui, ad
es., Ross, propone l’espunzione [se da un lato ZELLER, Lafilosofia[n. 31], p. 613, n. 3
sospetta nel luogo aristotelico un’interpolazione (le parole da ἐγένετο a Πυθαγόρᾳ mancano nel codice Ab), Mondolfo, seguendo I. WACHTLER, De Alcmaeone Crotoniata,
Lipsiae, 1896, p. 3-16, ne sostiene invece l’autenticità, in quanto adeguate al contesto]).
ZELLER, Lafilosofia[n. 31], p. 620, a proposito di Alcmeone, osserva che «aveva ricevuto dalla filosofia pitagorica stimoli significativi», senza che tuttavia aderisse totalmente al pitagorismo (su posizioni analoghe A. ROSTAGNI, IlverbodiPitagora, Torino,
1924 [Forlì, 2005], p. 67; cfr. anche Maria TIMPANARO CARDINI, Pitagorici. Testimonianzeeframmenti, I, Firenze, 1958 [1969], p. 118-120, che, discutendo le tre posizioni
assunte dagli studiosi [stretto rapporto col pitagorismo; distacco da esso; mutua influenza],
escluso il distacco, a proposito delle altre due posizioni, osserva che «appaiono meno
lontane tra loro ove si tenga conto di quanto s’è detto sopra, esser cioè Alcmeone uno
studioso della natura, che, entrato a far parte di una tradizione culturale, ne assume i
principii, ma insieme anche li elabora con un proprio personale contributo» [p. 119]; più
di recente, G. MARASCO, Lasocietàcrotoniate,iPitagoricielosviluppodellescienze
mediche in Giovanna DE SENSI SESTITO (ed.), L’arte di Asclepio. Medici e malattie in
etàantica. AttidellagiornatadiStudiosullamedicinaantica(UniversitàdellaCalabria
26ottobre2005), Soveria Mannelli, 2008, p. 7-28, p. 22-25, evidenzia gli stretti rapporti
con il pitagorismo, pur mantenendo Alcmeone una sua originalità di pensiero); non
mancano studiosi che negano la vicinanza o l’appartenenza di Alcmeone alla scuola
pitagorica (cfr., al riguardo, Charlotte TRIEBEL-SCHUBERT, DerBegriffderIsonomiebei
Alkmaion in Klio 66, 1984, p. 40-50, p. 40, n. 2 [sulle diverse posizioni assunte dagli
studiosi intorno al pitagorismo di Alcmeone cfr. anche W. BURKERT, LoreandScience
inAncientPythagoreanism, Cambridge Mass., 1972, p. 289, n. 57]).
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Página 19
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)freddo, tuttavia, subito dopo la nascita, ha bisogno di inspirare l’aria esterna per
raffreddarsi 52: διὰ τοῦτο δὴ καὶ ὄρεξις τοῦ ἐκτὸς πνεύματος, ἵνα τῇ ἐπεισάκτῳ
τοῦ πνεύματος ὁλκῇ θερμότερα ὑπάρχοντα τὰ ἡμέτερα σώματα πρὸς αὐτοῦ
καταψύχηται 53. Dunque, osserva Raven, l’inizio della vita è caratterizzato,
secondo questa teoria, dall’armonia che si crea tra il caldo del corpo e il freddo
dell’aria esterna 54. È da evidenziare che lo stesso Filolao, secondo quanto
apprendiamo da una testimonianza di Luciano di Samosata, considerava la
τετρακτύς come il “principio della salute” 55: cfr. Luciano, Laps.5 (= 44 A 11 DK)
εἰσὶ δὲ οἳ καὶ τὴν τετρακτὺν τὸν μέγιστον ὅρκον αὐτῶν (sc. dei Pitagorici)...
ὑγιείας ἀρχὴν ἐκάλεσαν∙ ὧν καὶ Φιλόλαός ἐστι 56.
La teoria dell’isonomia di Alcmeone, come equilibrio di elementi contrari,
si può dunque accostare al principio dell’armonia, così importante nella dottrina
pitagorica e, in particolare, in Filolao (cfr., al riguardo, Diogene Laerzio VIII,
52
Cfr. RAVEN, Polyclitus[n. 50], p. 150.
Su questo frammento di Filolao cfr. C. A. HUFFMAN, Philolaus of Croton
Pythagorean and Presocratic. A Commentary on the Fragments and Testimonia with
InterpretativeEssays, Cambridge, 1993, p. 289 sqq.
54
RAVEN, Polyclitus[n. 50], p. 150-151 evidenzia anche la derivazione dal Canone
di Policleto di VITR. III, 1, 2-3, in cui si tratta delle proporzioni del corpo umano: se ne
mette in rilievo l’influenza della dottrina pitagorica (cfr. al riguardo le note di commento
di Gros [Vitruve, De l’architecture, livre III. Texte établi, traduit et commenté par
P. GROS, Paris, 1990, p. 56 sqq.]) e, in particolare, la vicinanza con frammenti attribuiti
a Filolao (secondo L. URLICHS, Über griechische Kunstschriftsteller, Würzburg, 1887,
p. 7-12, Vitruvio risente dell’influenza di Policleto attraverso la mediazione di Varrone
[sulla possibile influenza di Policleto su Vitruvio: cfr. anche VON STAUBEN, DerKanon
[n. 35], p. 68-71]; BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 290, n. 64 non è convinto del
pitagorismo di Policleto e ritiene che un miglior esempio di pitagorismo sia rappresentato da VITR. III, 1, 2 sqq.). Da notare, in particolare, VITR. III, 1, 3: …itemquadrata
designatio in eo (sc. corpore) inuenietur; nam si a pedibus imis ad summum caput
mensumeriteaquemensurarelatafueritadmanuspansas,inuenietureademlatitudouti
altitudo,quemadmodumareae,quaeadnormamsuntquadratae. GROS, Vitruve[n. 54],
p. 70 esclude un rapporto tra quadrata designatio e le nozioni di signa quadrata e di
quadrataestaturaerispettivamente di PLIN., Nat. XXXIV, 56 e 65; al contrario, RAVEN,
Polyclitus[n. 50], p. 151, n. 1 rimanda a PLIN., Nat. XXXIV, 55-56.
55
Incerta è però l’autenticità di questa testimonianza (cfr. HUFFMAN, Philolaus of
Croton[n. 53], p. 356).
56
Sempre secondo Filolao, quattro sono i principi dell’“animale dotato di ragione”:
cfr. Theol.Arithm.20-21, p. 25, 17 sqq. De Falco (= 44 B 13 DK) καὶ τέσσαρες ἀρχαὶ
τοῦ λογικοῦ ζώου, ὥσπερ καὶ Φιλόλαος ἐν τῷ Περὶ φύσεως λέγει, ἐγκέφαλος καρδία
ὀμφαλὸς αἰδοῖον (come mette in evidenza A. MELE, Harmonia e isonomia in Magna
Greciaenellatradizionepitagorica in IncidAntico 7, 2009, p. 37-59, p. 53, «di nuovo
una tetrade dunque e conseguentemente la concezione della salute come τετρακτύς»
[cfr. anche BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 271, n. 159]). Aggiunge che il cervello
è il principio della mente (ἐγκέφαλος μὲν νόου) ed è, inoltre, il principio che contraddistingue in maniera specifica l’uomo (ἐγκέφαλος δὲ <σαμαίνει> τὰν ἀνθρώπω ἀρχάν); a
dare grande importanza al cervello, come sede della sensazione e del pensiero, fu proprio
Alcmeone (cfr. 24 A 8 DK).
53
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)85 [= 44 B 1 DK]: Ἁ φύσις δ’ ἐν τῷ κόσμῳ ἁρμόχθη ἐξ ἀπείρων τε καὶ περαινόντων...) 57; a quanto sopra detto è da aggiungere, inoltre, il fatto che la stessa
τετρακτύς era considerata simbolo di armonia dai Pitagorici, come si evince da
un luogo della VitadiPitagoradi Giamblico (§ 82), in cui sono riportati esempi
di ἀκούσματα (si tratta di massime e detti trasmessi oralmente 58): τί ἐστι τὸ ἐν
Δελφοῖς μαντεῖον; τετρακτύς· ὅπερ ἐστὶν ἡ ἁρμονία, ἐν ᾗ αἱ Σειρῆνες.
Da rilevare che in Cic., Nat. deor. I, 109 si trova il termine aequilibritas,
spiegato con il sostantivo greco ἰσονομία: Confugisadaequilibritatem(sicenim
ἰσονομίαν,siplacet,appellemus)… (cfr. anche Nat.deor.I, 50: hancἰσονομίαν
appellatEpicurus,idestaequabilemtributionem). In Cicerone i termini aequilibritas e ἰσονομία sono riferiti alla dottrina epicurea; tuttavia il concetto di
ἰσονομία era già stato introdotto dal pitagorico Alcmeone e, come sopra evidenziato, è possibile stabilire una connessione con l’idea di συμμετρία, di cui
parlava Policleto nel Canone, a sua volta influenzato dal pitagorismo. Se dunque Cicerone rende ἰσονομία con aequilibritas, è presumibile che Varrone,
allorquando, in Sol. I, 17, a proposito di Roma quadrata, adopera il termine
aequilibrium, che si può chiaramente accostare ad aequilibritas, intenda riferirsi
al concetto di ἰσονομία.
In aequilibrium, composto di aequus e libra, è inoltre racchiusa l’idea di
‘giustizia’ 59; è, al riguardo, interessante da rilevare il fatto che il sostantivo
aequilibriumè adoperato da Gellio a proposito della legge del taglione: cfr.
XX, 1, 15 Namcuimembrumabalioruptumest,siipsiitidemrumpereper
talionem uelit, quaero an efficere possit rumpendi pariter membri aequilibrium 60. Il concetto di giustizia inteso come reciprocità era proprio dei Pitagorici, come affermato da Aristotele nell’EticaNicomachea V, 8, 1132b 21-23:
Δοκεῖ δέ τισι καὶ τὸ ἀντιπεπονθὸς εἶναι ἁπλῶς δίκαιον, ὥσπερ οἱ Πυθαγόρειοι
ἔφασαν∙ ὡρίζοντο γὰρ ἁπλῶς τὸ δίκαιον τὸ ἀντιπεπονθὸς ἄλλῳ 61. Secondo
57
Sull’armonia nella dottrina di Filolao cfr. HUFFMAN, PhilolausofCroton[n. 53],
p. 73; TIMPANARO CARDINI, Pitagorici [n. 51], II, Firenze, 1962 [1969], p. 105, a proposito dell’influenza di Alcmeone su Filolao, osserva: «Egli (sc. Filolao) ne deriva la
dottrina della presenza dei contrari nell’organismo e della loro isonomia necessaria alla
buona salute, ma la inserisce in un sistema generale di armonia, dottrina eminentemente
pitagorica che regola macrocosmo e microcosmo…»..
58
Sugli acusmatacfr. BURKERT, Lore andScience[n. 51], p. 166 sqq.
59
In Manilio (IV, 548-550) la costellazione della Libraè simbolo di giustizia: felix
aequatogenitussubpondereLibrae./Iudexexamensistetuitaequenecisque/imponetqueiugumterrislegesquerogabit.
60
Cfr. anche GELL. XX, 1, 33: …quoniamtalioniparnonsittalionequerumpi
membrumfacilepossitadalteriusrupturae,utaistu,‘aequilibrium’.
61
Cfr. anche ARISTOT., Magnamoralia I, 1, 1182a 11-14: Πρῶτος μὲν οὖν ἐνεχείρησεν
Πυθαγόρας περὶ ἀρετῆς εἰπεῖν, οὐκ ὀρθῶς δέ∙ τὰς γὰρ ἀρετὰς εἰς τοὺς ἀριθμοὺς ἀνάγων
οὐκ οἰκείαν τῶν ἀρετῶν τὴν θεωρίαν ἐποιεῖτο∙ οὐ γάρ ἐστιν ἡ δικαιοσύνη ἀριθμὸς ἰσάκις
ἴσος. In ZELLER / MONDOLFO, Lafilosofia[n. 31], p. 491, n. 2, a proposito di questo
aspetto, leggiamo quanto segue: «La giustizia era da loro (sc.dai Pitagorici) determinata
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Alessandro di Afrodisia (commento in Metaph. I, 5 p. 985b 26, 38, 12 sqq.
Hayduck), la giustizia è per i Pitagorici il primo numero moltiplicato per se
stesso; per alcuni è il quattro, per altri il nove, rispettivamente quadrato del
primo numero pari e quadrato del primo numero dispari: ... τὸν ἰσάκις ἴσον
ἀριθμὸν πρῶτον ἔλεγον εἶναι δικαιοσύνην... τοῦτον δὲ οἱ μὲν τὸν τέσσαρα
ἔλεγον, ἐπεὶ πρῶτος ὢν τετράγωνος εἰς ἴσα διαιρεῖται καὶ ἔστιν ἴσος (δὶς γὰρ
δύο), οἱ δὲ τὸν ἐννέα, ὅς ἐστι πρῶτος τετράγωνος ἀπὸ περιττοῦ τοῦ τρία ἐφ’
αὑτὸν γενομένου. Interessanti sono, al riguardo, le considerazioni di Stefanini:
«Nella sua espressione geometrica, cioè nel quadrato, il quattro è ben degno
di identificarsi con la giustizia, per l’eguaglianza dei suoi quattro lati, e la
stessa idea è suggerita dal suo valore aritmetico che, risultando da 2 × 2, cioè
dalla moltiplicazione dell’uguale per l’uguale (ἰσάκις ἴσος), rende in qualche
modo il senso di quel ricambio o di quella proporzione in cui risiede, appunto,
la giustizia» 62.
Spiegare, dunque, Roma quadrata con l’espressione ad aequilibrium foret
posita significa sottolineare il giusto equilibrio in riferimento evidentemente
alla struttura della città fondata da Romolo, in cui le varie parti, fra loro simmetriche e proporzionate, conferiscono un carattere di armonica perfezione al
disegno dell’Urbe. La dimensione pitagorica dell’aggettivo quadrata, secondo
anche come l’ἀντιπεπονθός…Non sembra tuttavia che con ciò si volesse intendere il
rapporto inverso nel senso matematico, ma semplicemente il contraccambio; giacché
dal fatto, che il giudice infligge all’offensore lo stesso male che egli ha inflitto all’offeso,
non risulta affatto un rapporto inverso, ma anzi un rapporto diretto, come nella proposizione A : B = B : C». B. DONATI, Dottrina pitagorica e aristotelica della giustizia,
Modena, 1911, p. 48-60 ritiene che il concetto di giustizia riferito da Aristotele ai
Pitagorici come contraccambio materiale puro e semplice sia in contraddizione con la
dottrina pitagorica, secondo la quale la legge che governa il mondo è la proporzione
armonica; dunque «nel principio del contrappasso, del taglione non ci sarebbe… compenetrazione delle attività, delle situazioni giuridiche, armonia delle forze contrarie, ma
semplice corrispondenza della violenza alla violenza» (p. 57). Cfr. anche L’Éthique a
Nicomaque. Introduction, traduction et commentaire par R. A. GAUTHIER et J. Y. JOLIF,
II: commentaire, première partie (livres I-V), Louvain / Paris, 1970, p. 372-373, in cui
si evidenzia il significato matematico di ἀντιπεπονθός (così, ad es., negli Elementi di
Euclide [6, 15]), che in quanto tale implica una proporzione; in questo senso venne
adoperato dai Pitagorici a proposito del concetto di giustizia e non nel senso che ne volle
dare Aristotele.
62
Cfr. STEFANINI, Ispirazionepitagorica[n. 35], p. 91 (cfr. anche A. DELATTE, Essai
surlapolitiquepythagoricienne, Liège/Paris, 1922 [Genève, 1999], p. 65-66; Aristotele,
Metafisica. Saggio introduttivo, testo greco con traduzione a fronte e commentario a cura
di G. REALE, III. Sommari e commentario, Milano, 1993, p. 47); da segnalare però anche
la precisazione di MONDOLFO, Lafilosofia[n. 31], p. 672, a proposito del carattere grossolano di alcune somiglianze tra numeri ed entità astratte proposte dai Pitagorici: «La
giustizia è assimilata…a un numero quadrato (ora 4, ora 9) per esser entrambi “l’uguale
per l’uguale”, senza tener conto del fatto che nel numero quadrato la formula significa
moltiplicazione di fattori (ἰσάκις ἴσος), nella giustizia, invece, legge del taglione o ricambio (aritmetico o proporzionale) di dare e avere».
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)l’interpretazione varroniana, è ulteriormente avvalorata dalla presenza del termine
aequilibrium, che rimanda a quell’idea di giustizia, che i Pitagorici connettevano
verisimilmente al quadrato e al numero quattro. È evidente, in conseguenza di
quanto detto, che anche la definizione di quadrata, a proposito dei signa di
Policleto, va nella direzione dell’idea di aequilibrium, cioè di quella ricerca di
giuste proporzioni, teorizzata, sulla base della dottrina pitagorica, dallo scultore
greco nel suo Canone.
UniversitàdellaCalabria.
Fabrizio FERACO.
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