La catarsi musicale dei pitagorici

Autor
Stefanini, L.
Erschienen in
Rivista di Storia della Filosofia
Jahr
1949
Thema
CATHARSIS
Sprache
Italiano
Kategorie
C2 Music
Archivnummer
343

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STUDI Rd \a LA CATARSI MUSICALE DEI PITAGORICI È difficile intendere quale pretesto di verosimiglianza possa esserci nell'asserto conclusivo della grande opéra dello Chaignet: «la philosophie pythagoricienne n'est qu'une physique » (1) e in quello di Burnet che « un abisso separa Pitagora, uomo di scienza, da Pitagora, fondatore di religione » (?). Se non st sovrappone al Pitagorismo iniziale la condizione del Pitagorismo tardivo — il quale, del resto, ha sempre conservato, accanto ad un più definito e cauto interesse scientifico, un impulso alla risoluzione mistica e alla grande sintesi cosmica — non si può non riconoscere, secondo i testi più sicuri di Aristotele e di quelli che lo precedettero, che una nota di valore morale e di chiaro accento mistico è sempre, non pure congiunta, ma immedesimata, alle fonti della scuola, con ogni cenno di carattere scientifico sui numeri e le grandezze, sull'ordine cosmico e sulle armonie celesti. Nonè certo un segno d’indifferenza morale e religiosa arer trasformato il quattro nella virtü che regge l'ordine sociale, consacrato gli angoli delle figure geometriche a varie divinita, circondata di venerazione sacrale la fefraktys e l'aver schierati gli elementi dell'essere e le specie numerali in due campi opposti, l’uno sotto il segno del bene, l'altro sotto quello del male. | Per dar ragione allo Zeller che dai Pitagorici «non è mai stato fatto un tentativo: di ‘ordinare l'attività: morale secondo rapporti armonici » e che «non si può neppure. affermare che i Pitagorici fondino la - realtà fisica e l’etica sopra un più alto principio comune, che sarebbe quello dell'armonia >, bisognerebbe passar sopra allo spirito di tutto il sistema e, in particolare, al testo che dice « essere armonia la virtù e la sanità e di ogni specie di bene e dio», nonchè alla testimonianza di Aristosseno, per la quale, secondo i Pitagorici, «chi ponga retto amore al bello, non si attaccherà al fasto esteriore, ma all'attività morale e alla scienza >: testimonianza, quest’ultima, che lo Zeller stesso. non si capisce con quale congruenza. dice rendere dell'autentico Pitagorismo « una (1) Cuatexet, Pythagore ct la philosophie pytiagoricienne, Paris, 1873. Il, p. 213. (2) Burnet, L’aurore de la philosophic grecque, Paris. 1919, p. 110. a (3) Dioc. L., VIII, p. 33.

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immagine che va d'accordo con la verosimiglianza storica e con le testi| monianze degli altri scrittori » (4). aver di quella anzichè Se una colpa si può imputare a Pitagora, dimostrato la scarsa attendibilità (*). soprattutto perchè sono eco di concezioni sorte pusteriurmente, tra Accademici o tardi Pitagorici che risentivano la spinta platonica verso la trascendenza. Per il Pitagorismo delle aperto «abissi», è quella di non aver distinto, colmando solchi di demarcazione che la filosofia posteriore scaverà profundi. Se un riferimento origini. l’unità si esegue nella forma dell'armonia. piuttosto che non sia l'armonia a risolversi nella forma dell'unità. Più delle suddette fonti. è fatto alle tre vite di cui parlerà Aristotele nell’Etica — utilitaria, etica e teoretica —, il riferimento può avvenire solo per ragioni di opposizione, non certo, col Burnet, per far risalire a Pitagora la distinzione (5). O meglio: ciò che corrisponde alle tre vite di Aristotele si trova già in Pitagora, ma immesso in un'unica vita che è utilitaria, pratica e teoretica, contemporaneamente. Il Blog Bewgntinög s'identifica ancora, per lui, giustamente screditate dallo Zeller, valgono a farci vivere lo spirito religioso dei Pitagorici quelle che parlano dell’assimilazione dell'uomo a Dio (Gporotodut fed) (") e vale il contatto con quei presocratici che più direttamente riflettono l'influenza orfico-pitagorica, come, per esempio, con Empedocle il quale, attraverso la conoscenza, acquista « ricchezza di divini pensieri » e si consacra « beato », per la stessa ragione per cui gli col apuxrixós, e questo s' identifica con le pratiche della purgazione fisica, in un unico movimento che porta verso la salute, verso l’ordine, verso l'armonia. verso dio. Bisogna anche risalire a monte del Pitagorismo per trovare le sorgenti prime di questa corrente indivisa, attingendo alla tradizione orfico-misterica, Quell'elemento contemplativo o visivo, che coiniziati proclamavano la loro felicità dopo di aver raggiunta la comunione col dio: « Beata e venerabile! un dio sarai in luogo di uomo mortale » (GABLe xul paxarproré, Beds San ävri fporoio) (1). Lo stato coribantico di Evdeog qui rinasce, quasi per una duplice purificazione degli iniziati, che attraverso lo sguardo della scienza vedono il vero volto del dio rona ogni partecipazione emotiva nella sfera mistico-poetica, affiora in e si appropriano il dio come I’ intelletto s'appropria la verità e ne gode. più chiare note di dottrina per merito di Pitagora, il quale fa della scienza lo strumento della purificazione, portando l’anima alla visione e alla realizzazione dei rapporti esatti tra le cose che sono ad un tempo musica, geometria e aritmetica. Perciò egli apparirà ad Eraclito come Sarebbe usare parole troppo moderne dire che l’anima umana realizza se stessa, nel Pitagorismo. a mano a mano che si riconosce e si realizza come armonia. Ma è certo che la concezione sostanzialistica dell'anima, che si fa strada da Platone in poi. è estranea al modo di sentire divulgatore d'un sapere molteplice (polymathia) (©) e nel Protreptico di dei primi Pitagorici; e, se anche sono da ritenersi falsi i frammenti del De Anima di Filolao a questo proposito (*!). non tradisce il pensiero Aristotele gli si attribuirà il trasferimento della « visione » misterica dalla religione alla scienza, usando il termine tecnico (ffewgdv) delle iniziazioni (7). della scuola Platone nel mettere in bocca al pitagorico Simmia la dottrina dell'anima armonia del corpo. per oppugnarla osservando che, in tal modo, verrebbe ad esser compromessa la sua immortalità (12). Aristotele | | Non va perduta qui la religiosita della scienza, in quanto, come € assolutamente estranea allo spirito pitagorico una considerazione astratta delle matematiche, mentre per esso il numero tutto abbraccia e risolve, dall’animo umano alle stelle, così la penetrazione del numero è penetrazione del tutto, che è quanto dire della divinità che vince in splendore non contraddice sostanzialmente questa versione quando parla di alcuni Pitagorici che ritenevano l’anima fosse il pulviscolo atmosferico e di altri che la concepivano come il principio motore di questo pulviscolo (13); ma allude chiaramente alla opposizione Pitagora-Platone quando scrive: di luce e perfezione di armonia l'oscurità del disordine € del male. La trasfigurazione dei numeri e delle figure-in divinità non è gioco bizzarro della fantasia o stanca remissione al conformismo religioso,.ma necessaria esecuzione del senso cosmico da cui nasce la visione esatta dei Pitagorici. re Che questi abbiano alfine stabilito al vertice dell’ essere un’ Unita come causa prima delle cose, trascendente il dualismo che si agita nella realtà empirica. è quanto tramandano fonti tardive, di cui lo Zeller ha (4) Ston,, Floril., 5, 70: ZELLER, La filosofia dei Greci, trad. it. Mondolfo, Firenze, 1932. 11, pp. 580-581. u (5) Burner, L’awrore de la philosophie grecque, cit., p. 110. Per Ja critica delle fonti da cui il Burnet ricava l’affermazione, v. la Nota sul Pitagorismo del MoxvoLro, nella cit. trad. dello Zeller, II, p. 636. (9) Eractito, fr. 40 (Diets, Vors., 128, p. 86). Il fr. 129, dove sarebbe anche più precisa l' indicazione, risulta falso al Diels (pp. 103-104). (7) ARISTOTELE, Protrepticus, 11 (ed. Walzer, p. 49). « alcuni sapienti dicono l’anima essere armonia, altri avere armonia » (14). nn ts ee. tee mic io (8) ZELLER, tr. cit., IT. pp. 457 seu. | (9) Sros., Ecl. mor., VI, 3, 66; lamar., lita pyth.. 86, 137: v. Rostaont, 7/ werbo di Pitagora, Torino, 1924, pp. 220-221. (10) EMPEDOCLE, fr. 132, 146 (Die1.s, Vors., 21B, pp. 273, 278); Laminctle aurec di Thuridi, in Diers, Vors., 66B, 18, p. 176; Rostacnt, Il verbo di Pitagora, cit, pp. 218-219. Empedocle si sente « Dio: ma dio appunto perchè poeta... ; dio appunto perchè ha dentro. di sé la Musa che lo mette a contatto con l’essere divino » (RosraGNI, ibid.). (11) Sros., Ecl., 1, 20, 2: in Dies, Vors., 32, fr. 21. 11 Diels di pone tra i « falsi», secondo la dimostrazione datane da Zeller, trad. cit., II, pp. 468-460, 554. (12) PLATONE, Fed., 85 e ss. Molto esplicito è Macrosio, Soma. Scip. I, 14: « Platone disse che l’anima è essenza semovente, Senocrate numero semovente, Aristotele entelécheia, Pitagora e Filolao armonia >; ZELLER. p. 555: Drets, 324, 23. (13) ARISTOTELE, De anima, I. 2, 4042. (14) ARISTOTFLE, Polit.. VIII, s.

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perchè non riescono a saldare il principio con la fine della loro vita » (1°), implicitamente annunciandosi il principio che là v'è immortalità ove il anima-armonia con In qual maniera possa accordarsi la dottrina dell’ intendere possi è , orici Pitag l'immortalità, sicuramente sostenuta dai armonia che non bile l’uomo per è col richiamo al principio dinamico dell' attraverso un processo principio si congiunge alla fine, cioè in quell’armonia celeste alla quale l’uomo partecipa cal sollevarsi intellettualmente e moralmente al di sopra guire una condizione data, ma uno stato dacheconse otele attesta, a modo suo, Arist di purificazione: principio dinamico ica, dove dice che i Pitagorici hanno della propria statura- mortale. Con queste premesse siamo messi in condizic.i d’ intendere il significato della catarsi musicale dei Pitagorici. È merito di W. Siiss aver riportata la catarsi aristotelica alle fonti gorgiane (?°); merito di E. Howald e A. Rostagni di essere ulteriormente risaliti alle fonti pitagoriche (21). Un altro passo indietro era da farsi, ricongiungendo la catarsi nel passo tanto discusso della Metafispossano sussistere fin da principio, negato che l'ottimo e il più bello molto oltre sono derivati (14bis), Non si vaimmor mentre il bello e il perfettorici, tali non per essi, il pensiero dei primi Pitago affermandoeche, si &, ma si diventa, come si diventa beati divini con la conquista del q1weis a delle-note su cui Yanima costruisce j 2 corpo non è per essi la gamm si traggono delle corde: della lira da cui. la.sua armonia, 0 il complesso infranta la lira, svanisce -¿-cóncenti musicali, tanto da-doverne. indurre che, i-dai traimandatoc -Pitagorici_»tra.inani l'armonia. Non è questo il rapportoquest cui ’ultimo come la «tomba ano gurav ma e.corpo, mentre raffi alle più profonde radici della cultura greca, protesa in un universale moto catartico in tutte le sue manifestazioni, artistiche e religiose, olimpiche e misteriche, La scienza entra ora, con Pitagora, in questa corrente, non per hme. servirsi dell'arte come di mezzo ad orientare l’anima verso mete estrinseche; ma per fare dell'arte il mezzo e ıl fine, lo strumento e l’opera, in on u A ———— _ a relazione re anima € corpo la stessl'esse rcortra l’anima è seppellita (1°). Inte nziale nima corpo € rispetto all'a i che tra dpeiron e peras: anche ilil peras così on, apeir sull ia a vittor - antagonistico del valore. Come. La dottré-un do vena si, psico metem ina “della l’anima è una vittoria sul corpo ige attraverso (0) orici Pitag dei il genio rifrar : dall’Egitto alla Grecia, si «ruo ni >: sanguinante pronazio incar delle ta nella no igura _che la trasf azione in generazione gener di cesso attraverso il quale l’anima, o trascina run compito che è scientific; morale-e-artistico..ad-.un-tempo. Nella fase . dioti>DIa preimaginistica, la musica assolve pienamente la funzione dell'arte aderente o assorbente, che nulla lascia fuori del suo dominio; e, se la scienza razionalizza l'essere nella nozione di numero, essa s'identifica col numero della scienza; se la medicina vede nella îsonomia il segreto della guarisn Le gione e la legge della salute, essa s'identifica con l’isonomia; se la morale xLI. TER definisce i suoi precetti in un'esigenza d'ordine e di euritmia, essa fa | propri questi precetti; se l’astronomia scopre l’armonia divina delle sfere, essa canta i concenti celesti e, se noi non udiamo la sua voce, si giustifica in vario modo, adducendo o la lontananza eccessiva di questi suoni o la loro eccessiva intensità, sproporzionata alla nostra capacità uditiva (??). Catarsi qui non può voler dire altro che realizzare la nostra più alta umala catena della servitù o se ne libera trionfalmente, ascendendo, limmo egioni dell'etere. ora, ispirazione di sulPitagcorp o, più viciniia.all’signo enti del VI secol "Smbi Naat de o reggiante menti della legge dell'armon ; si trovano docu dell'anima. Il medico Alcmeone ed esprimentesi come valore essenziale a della, dottrina del numero quando luenz era indubbiamente sotto l’inf ): scriveva che: la salute del «corpo. dipende ‚da un «equilibrio (toovoua Ce: ai una: potenza. silla altre: col predominio esclusivo (povagxta) ata «oper , fisica ia terap una di onti orizz agli a comico Epicarmo. si apriv del i icars purif do -cantava: € col [ri ta ew +: — 1 Fi N « Es È <a "noce (19) ‘Aicione, fr;2. (Dies, Vors., i4B,p. 135): cir. 14A, fr. 12 0.18, (20) W. Süss, Ethos, Studien sur älteren griechischen Rhetorik, Leipzig und ‘Berlin, 1910; pp: 82 ss. (21) E, Howaxp, Eine vorplatonische’ Kunstheorie, in Hermes, LIV, 1919, ppin 187 ss.; A. RosTAGNI, Aristotele e Aristotelismo nella storia della estética antica € Studi italiani di filologia classica», N. S., IT, 1922; Un nuova capitolo della Retorica e della Sofistica, ibid. s, Vors., 45B. 11), (14bis) ARISTOTELE, Mel., 7, 1072b, 30 (Dien iota, e nessuna si pub p. 315. _ trasm , De anima, I, 564. Basti la testimonianza di ARISTOTELE mo: Zerzer, tr. cit., II, lop. ZELLE R, p. cit., € SS. 3; e per le altre fonti v. (17) ALCMEONE, fr. 4 (DIELS, Vors., 14B, p.p. 136). (18) Errcarmo, fr. 26 (Diets. Vors., 13B, 124). (22) Arcurra, fr. t (Diets, Vors., 36B, p. 332). (21) Il riscatto della validità della testimoniauza di Porfiriu e di Giamblico è merito del Rosragni (Aristoiele e Aristotelismo nell'estetica antica, cit., pp. 56 ss.) © nessuna S MO aeello che MsAr sicurezza,dopo maggiordell' scuola convvive delladella al fondatore far ire anima nza sopra e anime igrazione delle 7 - è rivelatore un frammento: dal iula, 16) « Nessun'altra delle dottrine pitagoricheè più conosc Giamblico e Porfirio, i tardi biografi di Pitagora, pur venendo dopo — la catarsi di Aristotele, hanno sufficientemente rispettato questo senso genuino. della dottrina pitagorica. (29). Scrive Porfirio che Pitagora « soè Pa Re => anima, quan con le forze riparatrici dell' eone tuo corpo». (5). ‘Dello stesso. Alcm tuo intelletto si purifica anche ilqual ono muoi e si ricava che « gli uomini. (16) Fizouao, fr. 14: Dies, Vors., 32B, nità nella divinità della musica. s à N se SEaSs tn LA il quale ha dimostrato che le rispettive biografie di Pitagora risalgono complessiva‘mente, per mezzo delle fonti intermedie (Apollonio di Tiana, Nicomaco, Timeo), alla trattazione originale di uno specialista: che è il famoso pitagorico del TV secolo, amico e discepolo di Aristotele, Aristosseno di Taranto. Infatti esse in parte han la fortuna di verificarsi in qualche frammento autentico di Aristosseno, in parte condeby

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le passioni dello spiva lenire con ritmi ¢ canzoni € incanti | Enwbdais) tali armonie, ma egli vw -- risce anzitutto quanto sia intimo il nesso tra lazione psico > . =... si serviva di ito e della carne; e con gli amiciperce piva l'universale concento delleo € tutto, diva l'armonia del gran nand rari al mattino in casa sua, into fere celesti... Teneva i judi letteando can; te Tale di Oh la lira la propria voce e cant certi antichi peani ii a rasserenare fisica della catarsi. Quantunque un passo autorevole di Aristotele distingua «la catarsi del corpo per mezzo della medicina e quella dell'anima per mezzo della musica » (2°). è evidente che tra musica e medicina corre lo stesso rapporto stabilito. per esempio, nel citato frammento di Epicarmo, nel senso cioè che è l'anima che guarisce il corpo ed è la musica che, ricomponendo l'armonia su quello scompiglio irrazionale che è la corporeità, reca ad un tempo la salute e la lihertä spirituale (fuor Todmwv Tr xui adv). È il canto che incanta (èxwbi) le forze inferiori dell'essere. riducendole all'ordine; è la nuova civiltà che. sopra la clava di Ercole. esalta la lira con cui Anfione smuove le pietre e Orfeo affascina le belve, sottomettendole al suo volere. La virtù di operare il magico incantesimo, riconducendo alla ragione pazzi, dementi, innamorati, ubriapropr ava pure versi di Omero € di Esiodo che giudivacava liare al corpo agiconci crede che danze certe va “anima. Anche danza che erano medicine per le inferlità e salute... Egli sapeva certe melodie sapeva mità del corpo, le quali cantando guariva gli ammalati; e ne guealtre che ingeneravano oblio del dolore e lenivano gli sdegni ed estin vano gli sfrenati desiderii » (#4). principale istruzione degli Scrive Giamblico: « considerando che la quan do uno vegga dei bei delle sensazioni uomini si forma per mezzo hei e belle canzoni, istituì per prima chi, passa da Orfeo a Pitagora (27) e, per quell'ininterrotta tradizione gesti e helle figure ed oda ritmicanti n aveva quali coi ritmi certi e certi nte che fa del corso della cultura ellenica quasi una genealogia di spiriti l'educazione musicale, media delle nie armo le e e, uman oni passi delle e deicostumi eletti, si trasmette a Platone. il quale avrà bisogno di «incantare » con luogo medicazioni — i ssion repre è nonch , prima -di stato riello di noi; ma año facoltà psichiche si riconducev — -{{—--. - iragionamenti il fanciullino pavido che trema innociascuno uali. spirit come fisici così mali iare dei _riechegg tati in_Jui escogi i ragionamenti, perpossedere tale-virti.-dovran e sanamenti eran da lui e ava ordin poli disce i per egli filosofia nota, alla di o ancora la voce della lira di Orfeo e Pitagora. e daranno E. ciò ch'è soprattutto degn cd ertugul, divinamente « il timbro della musica, di una « musica più alta ». componeva le così dette Eupriasız e avvagpoyal enared tici croma ici. diaton fuso, essere canti ad Si rileva anche quanto l'elemento patetico continui architettando combinazioni di certi sensi a o, tivan diver e o vevan devol mantenen mente visivo, e nella catarsi pitagorica, con l'elemento conoscitivo monici. per via dei quali facil sormente ional irraz loro in na ra. appe letteratu nella non , dosi l'ispirazione che risale dai misteri ed è diffusa opposti, le passioni dell'anima di Si anticiperebhero di troppo i tempi se si volesse qui trovare il concetto gessero e si manifestassero, i dolori, fe ire. le ambizioni, i sentimenti impeti. gh appetiti. le pietà e di terrore, le brame d'ogni genere. dogl’ ciasc alla virtù cou vanità, le rilassatezze. le violenze. raddrizzan E quanuno do a sera i comi farmachi salutari opportunamente combinati. ava dalle agitazioni e dagli .stordipagni pensavano al sonno. egli li liber olto, li predisponeva a menti della giornata. purificava lo spirito sconv i, ma soprattutto sonni, non solo tranquilli e frequentati da belleoravision aquesta profetici.. Verso la stagione primaverile Pitag dava mano intorno moderno della catarsi artistica quale liberazione dalla passività dell'impressione e dell'emozione per mezzo di una «teoresi del sentimento » ; ma la catarsi si esegue, in questi primi pensatori che ne hanno consapevolezza, nella sua forma integrale e nel duplice suo aspetto emozionale uno a sonare la lira, e d specie di catarsi.. Poneva nel mezzocanta re--E-mentre..colui_sonava, gli sedevano tutti-quelli che sapessero” ni sanatrici mediante. le. quali altri l’accompagnavano con speciali canzointon ati ed curitmici » (2°). pensavano di rasserenarsi e di rendersi co, Sesto Empirico, Plutar d'ogni scuola ed età,misur zioni di scrittori quali cordano con indica indizi, i divers per e a varia in tutti, i di Babilonia, te. Non tutto può essere accettato, però, senza Filudemo, Diogene medes ima sorgen fan capo a quella specialmente a Pitagora,volta molto piùpervicini in autoriconfr : ¢ noi abbiaii motermi discriminaezione in ‚volta, di are, giudic onto di ne ocle, Emped ed in Platon ponde alla dottrina autentica e ciò che risente di sovrapposizi oni € ciò che corris leggende. (24) Porpuvr., Vita Pyth., 30. 32. 33 (trad. PESENTI. 1 versi anrei, Lanciano, | | 110: trad, Rustagni. (Questi passi XV, 64-65: XXV, (25) Jama, Vita Pyth.scelta da Porfirio e Giamblico © fatta capricciosamente). 1919). mancano nel Diels. la cui — m — e visivo. anche se la consapevolezza non giunge fino alla penetrazione delle ragioni più profonde del comportamento che descrivono e realizzano. Pitagora, nel trovare il punto di coincidenza della musica con la scienza dei numeri, segna anche l'incontro del pathos con la visione nella La musica ‘che. presso i Greci, tendeva a rimaner congiunta _ catarsi. ‘all'elemento letterario € rappresentativo, favoriva questa disposizione, +. p. 362): cfr. (28) Ancedota Paris., ed. Cramer, 1, 172 (Diets, Vors., 45D,frisfotele e AriRostagni, 203: p. cit., ie. Kunstheor ische HowaLb, Eine vorplaton medicina, v. Lamu... Mita stotelismo, cit., p. 58. Per la virtù della musica 1,come 32: e cfr. il Pyth., XXL, 97: XXIX, 163 (Dies, Vors., 45D, p. 361), Porphyr., cap. 9, pp. 346-7, dove è la passo cit. da Rostacnı (Aristotele... p. 58), da MARTIAN, Aristosseno, si dea Harmonia che parla e, richiamandosi all'autorità di Pitagoradie aver inserito la e corpo, e anima tra nesso intimo più il vanta di aver stabilito legge del numero nell'organismo fisico dell'uomo: € Membris quoque latentes interserere numeros non contempsi ». (27) lamas... Vita Pyth., XIII, 62: XX, 95: XXV, 112-113: NAVEL 151: XXXI, 195: cfr. CHAJGNET, Pythagore ci la philosophic pyfhagerictenne, cit. p. 207; Rosragni, Aristotele... pp. 65-00,

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LA CATARSI MUSICALE Ute Curro ed è perciò che la musica pitagorica resta associata alla parola, e il fondatore della scuola predilige gli antichi peani e i versi di Omero e di Per Aristotele, ci sono da una parte le passioni degli spettatori, i loro dolori, le loro ire, le loro angoscie, e dall'altra ci sono le passioni 8 degli altri (GALórgra xdôn), quelle che sono rappresentate o eseguite mu- Esiodo, da lui assunti come canti salutiferi. L'antico biografo spiega la virtù fascinatrice del canto di Pitagora con la percezione, di cui egli è capace, dell’universale armonia delle sfere celesti e cita Empedocle per confermare che il maestro, oltre a vedere tutte le cose esistenti, ha la capacità di scorgere agevolmente tutto quello che avverrà fino alla distanza di dieci o venti generazioni di uomini (2%), È, insomma, la virtù poetica che si identifica con la virtù profetica, per l'attualità dell’ immagine che il canto realizza; e la virtù del maestro si partecipa agli scolari che, pacificati dalla musica, diventano nel sogno veggenti e profeti E7è+,5 a (pavrixoús) (2%). Anche lo scolaro di Pitagora: può ‘esser detto beato, come l’ iniziato di Eleusi e Porgiasta di Dioniso, perchè: « ha visto»: In | lui ferve lo spirito, indiviso, di Apolloe Dioniso (*°).. pitagoi i lacatars tñivisárelo.d — ~ Sopratfütto vale:salvarsi -dal--perico sicalmente; e la catarsi avviene per quel piacere innocente che le finte passioni, in tal modo divenute spettacolo v audizione, ingenerano nello spettatore, liberandolo dal suo reale affanno e trasformando una pas- : sivita in un'attività serenante ed equilibratrice dell’interno sentire. È un modo d'intendere la catarsi che s’avvicina al massimo a quello che è proprio dei moderni. Ma non è tale il senso della catarsi di Pitagora: in quanto le passioni, come realtà torbida dell’esistenza, modulate nelia gamma delle ire, ambizioni, vanità, rilassatezze, violenze e via dicendo, sono soltanto l’elemento negativo del nostro essere e non si pongono. a confronto con analoghe passioni degli altri. affinchè ne nasca il piacere. si misurano con. l'unica passione, che è. innocente dello spettacolo, bensì anche unica virtù, dell'armonia (3%) è si rasserenano superandosi e an- ' è tuttole "= et—---nullandosi. Sipottebbe dire che la musica.ci. partecipa in tal modo non | rica, guardandola attraverso gli orchiali aristotelici. Aristote le «passioni alfrui 3. non il sentire degli altri; "ima :Pessererdi-Die--E- i al estraneo: dominato da un presupposto mimetico che è ‘assolutamente anzichè confronto con un'immadefinisce, si. perciò, pitagorica, catarsi la parte una da , Pitagorismo in questa fase preimäginistica: Per Aristotele dalla natura falsa . gine di vita costruita e fittizia, elevazione dell'uomo alla sua natura divina. È un senso della catarsi che non è per noi di | attualità, ma ha forse qualche cosa da insegnarci nell’attualitä. La conseguenza di maggior rilievo da trarsi dalla precedente analisi c'è l'elemento etico, costituito nella sua natura specifica. ci sono i caratteri, le qualità morali, le virtù della saggezza, del coraggio e via dicendo; e dall'altra parte ci sono le immagini di questi caratteri (piprputa tov | @év) che sono rese dalle armonie e dai ritmi musicali: si che-è possibile far uso d’una specie di simpatia imitativa per indurre nell'anima le qualita morali convenienti attraverso le corrispondenti forme musicali (5?). Nulla di questo nel Pitagorismo originale. Bisogna discendere al pitagorico Damone, contemporaneo di Pericle, per trovare le armonie musicali Spouspata «del coraggio, «della saggezza e perfino della giustizia» (32). In Pitagora la musica è essa stessa l'elemento etico, l’unica qualità morale, l’unica virtù;e quindi non ha-nulla «da imitare fuori di la catarsi si compia. , da realizzare;se stessa; affinchè ma solo sé (28) Porre; Pite-Poihag., Set: (Dieta; Vorss MB; 29; 9: Aa a AE (29) Iamsr., Vita Pyth., XV, 65: la lira, struniento di Apollo, (30) La leggenda della preferenza.pitagoricadelperflauto, strumento passionale. e e, ripudio a carattere calmo, grave;_soletincol da Aristotele . ne fatta distinzio dalla: ente probabilm discende di Dioniso, orgiastico o. rappreentustastiche ed: aziont. di tive tra forme musicali prafiche o rappresentä sentative di entusiasmi, con l'assegnazione del flauto a simbolo di quest'ultime fore (Polit., VITI, 13413, 18-24; 13422, me, per il suo carattere orgiastico e irrazionaldistinzion e e l'elemento patetico resta 2-4). Ma, con Pitagora, siamo prima di questa zione resta intrinseca intrinseco a quello conoscitivo, come nei misteri la partecipa opporre ad una padjotc una xádapoigda alla visione. Non c'è ancora in Pitagora due posto passi citati. L'uso del flautounaal prefe‘dei come fa invece Aristotele nel primo da non ma enti, conting anze circost da dunque, re, della lira potè dipende renza dovuta a presupposti dottrinali: tant'è vero che ciè stato tramandato ricordo di Pitagorici che hanno praticato l’auletica e, come Filolao ed Archita, hanno scritto. trattati sul flauto (Arnenac., IV, 184). (31) ARISTOTELE, Pulit., 13404 ss.: "cr. Rostacnt, Aristotele.... pp. 62-63. (32) Puitonemes, De mus. p. 7. fr. 53, ed. Kemke; PLATONE, Repubbl., UL t“oSatissEve, dawt*. 15.7 é che la catarsi pitagorica non sopporta una riduzione sul piano puramente etico (34) e dev'essere. esclusa dallo schema, nel quale si vuole contenere l'estetica dell’ antichità, di un'arte «etéra» e « pedagoga >, di un’arte cioè che, da prima è risolta in illusione piacevole, in ebrezza . dei sensi, e poi, con tale suo carattere, è messa a servizio del fine morale, quasi acquistando di riflesso una dignità che non le appartiene in proprio (85). Affinchè si possa parlare di una concezione moralistica e di(83) Dioc. L, VIII, 33. | (84):Mi ogpongo’ con ciò-alla tesi dello Chaignet, conclusivamente espressa nei dé | catharsis, dans laquelle la: pénétrante “analyse d'Aristoté —;seguenti termini:..e.La esthetique .est encore~pour-les-pythagariciens.d ordre: plus, art un elément-comvrira: ‘purement éthique. L'art suivant Tes: pythaguriciens-a -un-effet-exclusivement ou, hy ta 2 - .gienique ou. moral» (Pythagore et la “philosophie pythagoticienne, cit. TL,‘pp.-212- ; ia A “i, u. | (85) Convengo pienamente col Della Valle ‘nell’ impossibilita di ridurre la caella mimetica di Aristotelé, e convengo con lui törsi.di- Pitagora sul-piano..dcatarsiche. con. Damone” Ss” introduce «tin côïicetto di mimesi,ignôto a «chi l'emendamento . delle indoli e degli interiori costumi fondava su di una sola mistica rispondenza di psichico equilibrio a musica armonia » (Lezioni di Poetica classica, V. II, P.I, p. 73). È anche convincente il suo rilievo che dal principio informatore della « pratica primaverile » e dall'uso di particolari canti e ritmi sanatorii non si può desumere che questi canti e ritmi siano volti, nel quadro di una concezione a tipo aristotelico, ad. una ingenerazione ad arte di fittizie passioni CO fi 70: ciò in relazione colla tesi del Rostagni, .tristotcle e Arisiotelismo, p. 67). Ma non mi spiego come il Della Valle, avendo rasentato con queste sue premesse la conclusione più importante sul punto esatto del contributo estetico dei Pitagorici. abbia poi accettato anche per essi lo schema consueto dell'artista «ctéra» uv «pedagogo», riconducendoli perciò nei quadro abituale del pedagogismo e del moralismo (tbid., pp. 76-77. n. 4).

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STUDI RICERCHE dattica dell’arte è necessario che, determinati dalla riflessione filosofica il fine etico e il significato razionale del mondo, l’arte sia chiamata « dal di fuori» a recare i suoi allettamenti, affinchè quel fine diventi norma delle azioni e quel significato penetri nell'umana coscienza. Con Pitagora manca questa estrinsecità di apporti, perchè la musica, andando verso il fine morale e il significato razionale dell'essere, resta in casa propria. Non è didascalica questa concezione, come non sono didascalici i poemi di Omero e di Esiodo. Si tratta della prima formula filosofica con cui la riflessione convalida l’estetismo ‘spontaneo dei Greci. Non si tratta nemmeno dell'arte per Parte, perchè questa formula 'süppöne un diniego di altri valori, cresciuti nel progresso della cultura,” da cui l’arte non vuole essere contaminata. La musica di Pitagora. non nega nulla, perchè è tutto: essa ha fatto crescere il senso della bellezza, sviluppando qualcuno dei germi contenuti nell’indistinzione originaria e riconoscendosi come numero, misura, equilibrio fisico e morale, ma rimanendo sempre se stessa. Nell’ interno della scuola l'involucro estetico sara hen presto spezzato e la visione quantitativa ed esatta conseguirà la sua destinazione scientifica fuori dall’alveo in cui è nata. Anche la filosofia uscirà da ‘ quell'alveo e determinerà Ja distinzione; ma, pur elevandosi ad una concezione logica e metafisica dell'essere, sincontrera sempre con valori di misura, di ordine. di simmetria che il Pitagorismo iniziale aveva indicati. Qualche cosa del pancalismo pitagoricu resterà in tutta la filosofia dei Greci e, possiamo soggiungere, nella filosofia senz'altro. IG STEFANINI La. STEFANINI, La catarsi musicale dei pilagorici : RSF IV 1949 1-10. | La ahd pythagoricienne est renlisation dans Ja musique d'une humanité plus haule, élévation de l'homme d'une nature fousse A une D 65-1414. STEFANINI (L.). Fi à La eatharsis musicate d Mosh ate dei pitagorici). Rio, St. Filos., Hal. (1949), 3, n° 1, 1-10, i I -). ; si: Pe des | nature divine. eatarsi a ink tle l'interpythagor iciens, (La aa du pythagorisme (Chaignet, Burnet, Zeller, Rostagni, Howald). Impossihilité de éduire la catharsis du pythagorisme à la catharsis mimél iqne d'Arlstote.