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LA CATARSI MUSICALE DEI PITAGORICI
È difficile intendere quale pretesto di verosimiglianza possa esserci
nell'asserto conclusivo della grande opéra dello Chaignet: «la philosophie pythagoricienne n'est qu'une physique » (1) e in quello di Burnet
che « un abisso separa Pitagora, uomo di scienza, da Pitagora, fondatore
di religione » (?).
Se non st sovrappone al Pitagorismo iniziale la condizione del Pitagorismo tardivo — il quale, del resto, ha sempre conservato, accanto ad
un più definito e cauto interesse scientifico, un impulso alla risoluzione
mistica e alla grande sintesi cosmica — non si può non riconoscere, secondo i testi più sicuri di Aristotele e di quelli che lo precedettero, che una
nota di valore morale e di chiaro accento mistico è sempre, non pure
congiunta, ma immedesimata, alle fonti della scuola, con ogni cenno di
carattere scientifico sui numeri e le grandezze, sull'ordine cosmico e sulle
armonie celesti.
Nonè certo un segno d’indifferenza morale e religiosa arer trasformato il quattro nella virtü che regge l'ordine sociale, consacrato gli
angoli delle figure geometriche a varie divinita, circondata di venerazione
sacrale la fefraktys e l'aver schierati gli elementi dell'essere e le specie
numerali in due campi opposti, l’uno sotto il segno del bene, l'altro sotto
quello del male.
|
Per dar ragione allo Zeller che dai Pitagorici «non è mai stato
fatto un tentativo: di ‘ordinare l'attività: morale secondo rapporti armonici » e che «non si può neppure. affermare che i Pitagorici fondino la
- realtà fisica e l’etica sopra un più alto principio comune, che sarebbe
quello dell'armonia >, bisognerebbe passar sopra allo spirito di tutto il
sistema e, in particolare, al testo che dice « essere armonia la virtù e la
sanità e di ogni specie di bene e dio», nonchè alla testimonianza di
Aristosseno, per la quale, secondo i Pitagorici, «chi ponga retto amore
al bello, non si attaccherà al fasto esteriore, ma all'attività morale e alla
scienza >: testimonianza, quest’ultima, che lo Zeller stesso. non si capisce con quale congruenza. dice rendere dell'autentico Pitagorismo « una
(1) Cuatexet, Pythagore ct la philosophie pytiagoricienne, Paris, 1873. Il, p. 213.
(2) Burnet, L’aurore de la philosophic grecque, Paris. 1919, p. 110.
a
(3) Dioc. L., VIII, p. 33.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)immagine che va d'accordo con la verosimiglianza storica e con le testi|
monianze degli altri scrittori » (4).
aver
di
quella
anzichè
Se una colpa si può imputare a Pitagora,
dimostrato la scarsa attendibilità (*). soprattutto perchè
sono eco di concezioni sorte pusteriurmente, tra Accademici o tardi Pitagorici che
risentivano la spinta platonica verso la trascendenza. Per il Pitagorismo delle
aperto «abissi», è quella di non aver distinto, colmando solchi di demarcazione che la filosofia posteriore scaverà profundi. Se un riferimento
origini. l’unità si esegue nella forma dell'armonia. piuttosto che non sia
l'armonia a risolversi nella forma dell'unità. Più delle suddette fonti.
è fatto alle tre vite di cui parlerà Aristotele nell’Etica — utilitaria, etica
e teoretica —, il riferimento può avvenire solo per ragioni di opposizione, non certo, col Burnet, per far risalire a Pitagora la distinzione (5).
O meglio: ciò che corrisponde alle tre vite di Aristotele si trova già in
Pitagora, ma immesso in un'unica vita che è utilitaria, pratica e teoretica, contemporaneamente. Il Blog Bewgntinög s'identifica ancora, per lui,
giustamente screditate dallo Zeller, valgono a farci vivere lo spirito religioso dei Pitagorici quelle che parlano dell’assimilazione dell'uomo a Dio
(Gporotodut fed) (") e vale il contatto con quei presocratici che più direttamente riflettono l'influenza orfico-pitagorica, come, per esempio, con
Empedocle il quale, attraverso la conoscenza, acquista « ricchezza di divini pensieri » e si consacra « beato », per la stessa ragione per cui gli
col apuxrixós, e questo s' identifica con le pratiche della purgazione fisica,
in un unico movimento che porta verso la salute, verso l’ordine, verso
l'armonia. verso dio. Bisogna anche risalire a monte del Pitagorismo
per trovare le sorgenti prime di questa corrente indivisa, attingendo alla
tradizione orfico-misterica, Quell'elemento contemplativo o visivo, che coiniziati proclamavano la loro felicità dopo di aver raggiunta la comunione
col dio: « Beata e venerabile! un dio sarai in luogo di uomo mortale »
(GABLe xul paxarproré, Beds San ävri fporoio) (1). Lo stato coribantico di Evdeog qui rinasce, quasi per una duplice purificazione degli iniziati, che attraverso lo sguardo della scienza vedono il vero volto del dio
rona ogni partecipazione emotiva nella sfera mistico-poetica, affiora in
e si appropriano il dio come I’ intelletto s'appropria la verità e ne gode.
più chiare note di dottrina per merito di Pitagora, il quale fa della
scienza lo strumento della purificazione, portando l’anima alla visione e
alla realizzazione dei rapporti esatti tra le cose che sono ad un tempo
musica, geometria e aritmetica. Perciò egli apparirà ad Eraclito come
Sarebbe usare parole troppo moderne dire che l’anima umana realizza se stessa, nel Pitagorismo. a mano a mano che si riconosce e si
realizza come armonia. Ma è certo che la concezione sostanzialistica dell'anima, che si fa strada da Platone in poi. è estranea al modo di sentire
divulgatore d'un sapere molteplice (polymathia) (©) e nel Protreptico di
dei primi Pitagorici; e, se anche sono da ritenersi falsi i frammenti del
De Anima di Filolao a questo proposito (*!). non tradisce il pensiero
Aristotele gli si attribuirà il trasferimento della « visione » misterica
dalla religione alla scienza, usando il termine tecnico (ffewgdv) delle iniziazioni (7).
della scuola Platone nel mettere in bocca al pitagorico Simmia la dottrina dell'anima armonia del corpo. per oppugnarla osservando che, in tal
modo, verrebbe ad esser compromessa la sua immortalità (12). Aristotele
|
|
Non va perduta qui la religiosita della scienza, in quanto, come €
assolutamente estranea allo spirito pitagorico una considerazione astratta
delle matematiche, mentre per esso il numero tutto abbraccia e risolve,
dall’animo umano alle stelle, così la penetrazione del numero è penetrazione del tutto, che è quanto dire della divinità che vince in splendore
non contraddice sostanzialmente questa versione quando parla di alcuni
Pitagorici che ritenevano l’anima fosse il pulviscolo atmosferico e di altri
che la concepivano come il principio motore di questo pulviscolo (13);
ma allude chiaramente alla opposizione Pitagora-Platone quando scrive:
di luce e perfezione di armonia l'oscurità del disordine € del male. La
trasfigurazione dei numeri e delle figure-in divinità non è gioco bizzarro
della fantasia o stanca remissione al conformismo religioso,.ma necessaria
esecuzione del senso cosmico da cui nasce la visione esatta dei Pitagorici.
re
Che questi abbiano alfine stabilito al vertice dell’ essere un’ Unita
come causa prima delle cose, trascendente il dualismo che si agita nella
realtà empirica. è quanto tramandano fonti tardive, di cui lo Zeller ha
(4) Ston,, Floril., 5, 70: ZELLER, La filosofia dei Greci, trad. it. Mondolfo, Firenze, 1932. 11, pp. 580-581.
u
(5) Burner, L’awrore de la philosophie grecque, cit., p. 110. Per Ja critica delle
fonti da cui il Burnet ricava l’affermazione, v. la Nota sul Pitagorismo del MoxvoLro, nella cit. trad. dello Zeller, II, p. 636.
(9) Eractito, fr. 40 (Diets, Vors., 128, p. 86). Il fr. 129, dove sarebbe anche
più precisa l' indicazione, risulta falso al Diels (pp. 103-104).
(7) ARISTOTELE, Protrepticus, 11 (ed. Walzer, p. 49).
« alcuni sapienti dicono l’anima essere armonia, altri avere armonia » (14).
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(8) ZELLER, tr. cit., IT. pp. 457 seu.
|
(9) Sros., Ecl. mor., VI, 3, 66; lamar., lita pyth.. 86, 137: v. Rostaont, 7/ werbo di Pitagora, Torino, 1924, pp. 220-221.
(10) EMPEDOCLE, fr. 132, 146 (Die1.s, Vors., 21B, pp. 273, 278); Laminctle aurec
di Thuridi, in Diers, Vors., 66B, 18, p. 176; Rostacnt, Il verbo di Pitagora, cit,
pp. 218-219. Empedocle si sente « Dio: ma dio appunto perchè poeta... ; dio appunto
perchè ha dentro. di sé la Musa che lo mette a contatto con l’essere divino » (RosraGNI, ibid.).
(11) Sros., Ecl., 1, 20, 2: in Dies, Vors., 32, fr. 21. 11 Diels di pone tra i « falsi», secondo la dimostrazione datane da Zeller, trad. cit., II, pp. 468-460, 554.
(12) PLATONE, Fed., 85 e ss. Molto esplicito è Macrosio, Soma. Scip. I, 14:
« Platone disse che l’anima è essenza semovente, Senocrate numero semovente, Aristotele entelécheia, Pitagora e Filolao armonia >; ZELLER. p. 555: Drets, 324, 23.
(13) ARISTOTELE, De anima, I. 2, 4042.
(14) ARISTOTFLE, Polit.. VIII, s.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)perchè non riescono a saldare il principio con la fine della loro vita » (1°),
implicitamente annunciandosi il principio che là v'è immortalità ove il
anima-armonia con
In qual maniera possa accordarsi la dottrina dell’
intendere
possi
è
,
orici
Pitag
l'immortalità, sicuramente sostenuta dai armonia che non bile
l’uomo
per
è
col richiamo al principio dinamico dell'
attraverso un processo
principio si congiunge alla fine, cioè in quell’armonia celeste alla quale
l’uomo partecipa cal sollevarsi intellettualmente e moralmente al di sopra
guire
una condizione data, ma uno stato dacheconse
otele attesta, a modo suo,
Arist
di purificazione: principio dinamico ica, dove dice
che i Pitagorici hanno
della propria statura- mortale.
Con queste premesse siamo messi in condizic.i d’ intendere il significato della catarsi musicale dei Pitagorici. È merito di W. Siiss aver
riportata la catarsi aristotelica alle fonti gorgiane (?°); merito di E.
Howald e A. Rostagni di essere ulteriormente risaliti alle fonti pitagoriche (21). Un altro passo indietro era da farsi, ricongiungendo la catarsi
nel passo tanto discusso della Metafispossano sussistere fin da principio,
negato che l'ottimo e il più bello
molto oltre
sono derivati (14bis), Non si vaimmor
mentre il bello e il perfettorici,
tali non
per essi,
il pensiero dei primi Pitago affermandoeche,
si &, ma si diventa, come si diventa beati divini con la conquista del
q1weis
a delle-note su cui Yanima costruisce
j 2 corpo non è per essi la gamm
si traggono
delle corde: della lira da cui.
la.sua armonia, 0 il complesso
infranta la lira, svanisce
-¿-cóncenti musicali, tanto da-doverne. indurre che, i-dai
traimandatoc -Pitagorici_»tra.inani
l'armonia. Non è questo il rapportoquest
cui
’ultimo come la «tomba
ano
gurav
ma e.corpo, mentre raffi
alle più profonde radici della cultura greca, protesa in un universale moto
catartico in tutte le sue manifestazioni, artistiche e religiose, olimpiche
e misteriche,
La scienza entra ora, con Pitagora, in questa corrente, non per
hme.
servirsi dell'arte come di mezzo ad orientare l’anima verso mete estrinseche; ma per fare dell'arte il mezzo e ıl fine, lo strumento e l’opera, in
on u
A
————
_
a relazione
re anima € corpo la stessl'esse
rcortra
l’anima è seppellita (1°). Inte
nziale
nima
corpo € rispetto all'a
i che tra dpeiron e peras: anche ilil peras
così
on,
apeir
sull
ia
a vittor
- antagonistico del valore. Come. La dottré-un
do
vena
si,
psico
metem
ina “della
l’anima è una vittoria sul corpo ige attraverso
(0)
orici
Pitag
dei
il genio
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: dall’Egitto alla Grecia, si «ruo
ni >: sanguinante pronazio
incar
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nella
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igura
_che la trasf
azione in generazione
gener
di
cesso attraverso il quale l’anima, o trascina
run compito che è scientific; morale-e-artistico..ad-.un-tempo. Nella fase .
dioti>DIa
preimaginistica, la musica assolve pienamente la funzione dell'arte aderente o assorbente, che nulla lascia fuori del suo dominio; e, se la scienza
razionalizza l'essere nella nozione di numero, essa s'identifica col numero
della scienza; se la medicina vede nella îsonomia il segreto della guarisn
Le
gione e la legge della salute, essa s'identifica con l’isonomia; se la morale
xLI.
TER
definisce i suoi precetti in un'esigenza d'ordine e di euritmia, essa fa |
propri questi precetti; se l’astronomia scopre l’armonia divina delle sfere,
essa canta i concenti celesti e, se noi non udiamo la sua voce, si giustifica
in vario modo, adducendo o la lontananza eccessiva di questi suoni o la
loro eccessiva intensità, sproporzionata alla nostra capacità uditiva (??).
Catarsi qui non può voler dire altro che realizzare la nostra più alta umala catena della servitù o se ne libera trionfalmente, ascendendo, limmo
egioni dell'etere.
ora,
ispirazione di sulPitagcorp
o, più viciniia.all’signo
enti del VI secol
"Smbi
Naat
de
o
reggiante
menti della legge dell'armon
;
si trovano docu
dell'anima. Il medico Alcmeone
ed esprimentesi come valore essenziale
a della, dottrina del numero quando
luenz
era indubbiamente sotto l’inf
):
scriveva che: la salute del «corpo. dipende ‚da un «equilibrio (toovoua
Ce:
ai una: potenza. silla altre:
col predominio esclusivo (povagxta)
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comico Epicarmo. si apriv
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do -cantava: € col
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"noce
(19) ‘Aicione,
fr;2. (Dies, Vors., i4B,p. 135): cir. 14A, fr. 12 0.18,
(20) W. Süss, Ethos, Studien sur älteren griechischen Rhetorik, Leipzig und
‘Berlin, 1910; pp: 82 ss.
(21) E, Howaxp, Eine vorplatonische’ Kunstheorie, in Hermes, LIV, 1919, ppin
187 ss.; A. RosTAGNI, Aristotele e Aristotelismo nella storia della estética antica
€ Studi italiani di filologia classica», N. S., IT, 1922; Un nuova capitolo della Retorica e della Sofistica, ibid.
s, Vors., 45B. 11),
(14bis) ARISTOTELE, Mel., 7, 1072b, 30 (Dien
iota, e nessuna si pub
p. 315. _
trasm
, De anima, I,
564. Basti la testimonianza di ARISTOTELE
mo: Zerzer, tr. cit., II, lop. ZELLE
R, p. cit., € SS.
3; e per le altre fonti v.
(17) ALCMEONE, fr. 4 (DIELS, Vors., 14B, p.p. 136).
(18) Errcarmo, fr. 26 (Diets. Vors., 13B, 124).
(22) Arcurra, fr. t (Diets, Vors., 36B, p. 332).
(21) Il riscatto della validità della testimoniauza di Porfiriu e di Giamblico è
merito del Rosragni (Aristoiele e Aristotelismo nell'estetica antica, cit., pp. 56 ss.)
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al fondatore
far ire
anima
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igrazione delle
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è rivelatore un frammento: dal
iula,
16) « Nessun'altra delle dottrine pitagoricheè più conosc
Giamblico e Porfirio, i tardi biografi di Pitagora, pur venendo dopo
—
la catarsi di Aristotele, hanno sufficientemente rispettato questo senso
genuino. della dottrina pitagorica. (29). Scrive Porfirio che Pitagora « soè
Pa
Re
=>
anima, quan
con le forze riparatrici dell'
eone
tuo corpo». (5). ‘Dello stesso. Alcm
tuo intelletto si purifica anche ilqual
ono
muoi
e si ricava che « gli uomini.
(16) Fizouao, fr. 14: Dies, Vors., 32B,
nità nella divinità della musica.
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il quale ha dimostrato che le rispettive biografie di Pitagora risalgono complessiva‘mente, per mezzo delle fonti intermedie (Apollonio di Tiana, Nicomaco, Timeo),
alla trattazione originale di uno specialista: che è il famoso pitagorico del TV secolo,
amico e discepolo di Aristotele, Aristosseno di Taranto. Infatti esse in parte han la
fortuna di verificarsi in qualche frammento autentico di Aristosseno, in parte condeby
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)le passioni dello spiva lenire con ritmi ¢ canzoni € incanti | Enwbdais) tali
armonie, ma egli
vw --
risce anzitutto quanto sia intimo il nesso tra lazione psico > . =...
si serviva di
ito e della carne; e con gli amiciperce
piva l'universale concento delleo
€
tutto,
diva l'armonia del gran
nand
rari al mattino in casa sua, into
fere celesti... Teneva i judi letteando
can;
te
Tale
di
Oh la lira la propria voce e cant certi antichi peani ii a rasserenare
fisica della catarsi. Quantunque un passo autorevole di Aristotele distingua «la catarsi del corpo per mezzo della medicina e quella dell'anima
per mezzo della musica » (2°). è evidente che tra musica e medicina corre
lo stesso rapporto stabilito. per esempio, nel citato frammento di Epicarmo, nel senso cioè che è l'anima che guarisce il corpo ed è la musica
che, ricomponendo l'armonia su quello scompiglio irrazionale che è la
corporeità, reca ad un tempo la salute e la lihertä spirituale (fuor
Todmwv Tr xui adv). È il canto che incanta (èxwbi) le forze inferiori
dell'essere. riducendole all'ordine; è la nuova civiltà che. sopra la clava
di Ercole. esalta la lira con cui Anfione smuove le pietre e Orfeo affascina
le belve, sottomettendole al suo volere. La virtù di operare il magico
incantesimo, riconducendo alla ragione pazzi, dementi, innamorati, ubriapropr
ava pure versi di Omero € di Esiodo che giudivacava
liare al corpo agiconci
crede
che
danze
certe
va
“anima. Anche danza
che erano medicine per le inferlità e salute... Egli sapeva certe melodie
sapeva
mità del corpo, le quali cantando guariva gli ammalati; e ne
guealtre che ingeneravano oblio del dolore e lenivano gli sdegni ed estin
vano gli sfrenati desiderii » (#4).
principale istruzione degli
Scrive Giamblico: « considerando che la quan
do uno vegga dei bei
delle sensazioni
uomini si forma per mezzo hei
e belle canzoni, istituì per prima
chi, passa da Orfeo a Pitagora (27) e, per quell'ininterrotta tradizione
gesti e helle figure ed oda ritmicanti
n
aveva
quali
coi
ritmi
certi
e
certi
nte
che fa del corso della cultura ellenica quasi una genealogia di spiriti
l'educazione musicale, media
delle
nie
armo
le
e
e,
uman
oni
passi
delle
e
deicostumi
eletti, si trasmette a Platone. il quale avrà bisogno di «incantare » con
luogo medicazioni
—
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è
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prima
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di noi; ma
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facoltà psichiche si riconducev
— -{{—--. - iragionamenti il fanciullino pavido che trema innociascuno
uali.
spirit
come
fisici
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i ragionamenti, perpossedere tale-virti.-dovran
e sanamenti eran da lui
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i
per
egli
filosofia
nota,
alla
di
o
ancora
la voce della lira di Orfeo e Pitagora. e daranno
E. ciò ch'è soprattutto degn
cd ertugul, divinamente
«
il timbro della musica, di una « musica più alta ».
componeva le così dette Eupriasız e avvagpoyal
enared
tici
croma
ici.
diaton
fuso,
essere
canti
ad
Si rileva anche quanto l'elemento patetico continui
architettando combinazioni di certi
sensi
a
o,
tivan
diver
e
o
vevan
devol
mantenen
mente
visivo,
e
nella catarsi pitagorica, con l'elemento conoscitivo
monici. per via dei quali facil
sormente
ional
irraz
loro
in
na
ra.
appe
letteratu
nella
non
,
dosi l'ispirazione che risale dai misteri ed è diffusa
opposti, le passioni dell'anima
di
Si anticiperebhero di troppo i tempi se si volesse qui trovare il concetto
gessero e si manifestassero, i dolori, fe ire. le ambizioni, i sentimenti
impeti. gh appetiti. le
pietà e di terrore, le brame d'ogni genere. dogl’ ciasc
alla virtù cou
vanità, le rilassatezze. le violenze. raddrizzan E quanuno
do a sera i comi farmachi salutari opportunamente combinati.
ava dalle agitazioni e dagli .stordipagni pensavano al sonno. egli li liber
olto, li predisponeva a
menti della giornata. purificava lo spirito sconv
i, ma soprattutto
sonni, non solo tranquilli e frequentati da belleoravision
aquesta
profetici.. Verso la stagione primaverile Pitag dava mano intorno
moderno della catarsi artistica quale liberazione dalla passività dell'impressione e dell'emozione per mezzo di una «teoresi del sentimento » ;
ma la catarsi si esegue, in questi primi pensatori che ne hanno consapevolezza, nella sua forma integrale e nel duplice suo aspetto emozionale
uno a sonare la lira, e d
specie di catarsi.. Poneva nel mezzocanta
re--E-mentre..colui_sonava, gli
sedevano tutti-quelli che sapessero”
ni sanatrici mediante. le. quali
altri l’accompagnavano con speciali canzointon
ati ed curitmici » (2°).
pensavano di rasserenarsi e di rendersi
co,
Sesto Empirico, Plutar
d'ogni scuola ed età,misur
zioni di scrittori quali
cordano con indica
indizi,
i
divers
per
e
a
varia
in
tutti,
i
di Babilonia, te. Non tutto può essere accettato, però, senza
Filudemo, Diogene medes
ima sorgen
fan capo a quella
specialmente
a Pitagora,volta
molto piùpervicini
in autoriconfr
: ¢ noi abbiaii motermi
discriminaezione
in ‚volta,
di
are,
giudic
onto
di
ne
ocle,
Emped
ed
in Platon ponde alla dottrina autentica e ciò che risente di sovrapposizi
oni €
ciò che corris
leggende.
(24) Porpuvr., Vita Pyth., 30. 32. 33 (trad. PESENTI. 1 versi
anrei, Lanciano,
|
|
110: trad, Rustagni. (Questi passi
XV, 64-65: XXV,
(25) Jama, Vita Pyth.scelta
da Porfirio e Giamblico © fatta capricciosamente).
1919).
mancano nel Diels. la cui
—
m
—
e visivo. anche se la consapevolezza non giunge fino alla penetrazione
delle ragioni più profonde del comportamento che descrivono e realizzano. Pitagora, nel trovare il punto di coincidenza della musica con la
scienza dei numeri, segna anche l'incontro del pathos con la visione nella
La musica ‘che. presso i Greci, tendeva a rimaner congiunta
_ catarsi.
‘all'elemento letterario € rappresentativo, favoriva questa disposizione,
+. p. 362): cfr.
(28) Ancedota Paris., ed. Cramer, 1, 172 (Diets, Vors., 45D,frisfotele
e AriRostagni,
203:
p.
cit.,
ie.
Kunstheor
ische
HowaLb, Eine vorplaton
medicina, v. Lamu... Mita
stotelismo, cit., p. 58. Per la virtù della musica 1,come
32: e cfr. il
Pyth., XXL, 97: XXIX, 163 (Dies, Vors., 45D, p. 361), Porphyr.,
cap. 9, pp. 346-7, dove è la
passo cit. da Rostacnı (Aristotele... p. 58), da MARTIAN,
Aristosseno, si
dea Harmonia che parla e, richiamandosi all'autorità di Pitagoradie aver
inserito la
e
corpo,
e
anima
tra
nesso
intimo
più
il
vanta di aver stabilito
legge del numero nell'organismo fisico dell'uomo: € Membris quoque latentes interserere numeros non contempsi ».
(27) lamas... Vita Pyth., XIII, 62: XX, 95: XXV, 112-113: NAVEL 151:
XXXI, 195: cfr. CHAJGNET, Pythagore ci la philosophic pyfhagerictenne, cit. p. 207;
Rosragni, Aristotele... pp. 65-00,
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)LA CATARSI MUSICALE Ute Curro
ed è perciò che la musica pitagorica resta associata alla parola, e il fondatore della scuola predilige gli antichi peani e i versi di Omero e di
Per Aristotele, ci sono da una parte le passioni degli spettatori,
i loro dolori, le loro ire, le loro angoscie, e dall'altra ci sono le passioni
8
degli altri (GALórgra xdôn), quelle che sono rappresentate o eseguite mu-
Esiodo, da lui assunti come canti salutiferi. L'antico biografo spiega la
virtù fascinatrice del canto di Pitagora con la percezione, di cui egli è
capace, dell’universale armonia delle sfere celesti e cita Empedocle per
confermare che il maestro, oltre a vedere tutte le cose esistenti, ha la
capacità di scorgere agevolmente tutto quello che avverrà fino alla distanza di dieci o venti generazioni di uomini (2%), È, insomma, la virtù
poetica che si identifica con la virtù profetica, per l'attualità dell’ immagine che il canto realizza; e la virtù del maestro si partecipa agli scolari che, pacificati dalla musica, diventano nel sogno veggenti e profeti
E7è+,5
a
(pavrixoús) (2%). Anche lo scolaro di Pitagora: può ‘esser detto beato,
come l’ iniziato di Eleusi e Porgiasta di Dioniso, perchè: « ha visto»: In
|
lui ferve lo spirito, indiviso, di Apolloe Dioniso (*°)..
pitagoi
i
lacatars
tñivisárelo.d
— ~ Sopratfütto vale:salvarsi -dal--perico
sicalmente; e la catarsi avviene per quel piacere innocente che le finte
passioni, in tal modo divenute spettacolo v audizione, ingenerano nello
spettatore, liberandolo dal suo reale affanno e trasformando una pas- :
sivita in un'attività serenante ed equilibratrice dell’interno sentire. È
un modo d'intendere la catarsi che s’avvicina al massimo a quello che è
proprio dei moderni. Ma non è tale il senso della catarsi di Pitagora:
in quanto le passioni, come realtà torbida dell’esistenza, modulate nelia
gamma delle ire, ambizioni, vanità, rilassatezze, violenze e via dicendo,
sono soltanto l’elemento negativo del nostro essere e non si pongono. a
confronto con analoghe passioni degli altri. affinchè ne nasca il piacere.
si misurano con. l'unica passione, che è.
innocente dello spettacolo, bensì
anche unica virtù, dell'armonia (3%) è si rasserenano superandosi e an- '
è tuttole "= et—---nullandosi. Sipottebbe dire che la musica.ci. partecipa in tal modo non |
rica, guardandola attraverso gli orchiali aristotelici. Aristote
le «passioni alfrui 3. non
il sentire
degli altri; "ima :Pessererdi-Die--E- i
al
estraneo:
dominato da un presupposto mimetico che è ‘assolutamente
anzichè confronto con un'immadefinisce,
si.
perciò,
pitagorica,
catarsi
la
parte
una
da
,
Pitagorismo in questa fase preimäginistica: Per Aristotele
dalla natura falsa .
gine di vita costruita e fittizia, elevazione dell'uomo
alla sua natura divina. È un senso della catarsi che non è per noi di
|
attualità, ma ha forse qualche cosa da insegnarci nell’attualitä.
La conseguenza di maggior rilievo da trarsi dalla precedente analisi
c'è l'elemento etico, costituito nella sua natura specifica. ci sono i caratteri, le qualità morali, le virtù della saggezza, del coraggio e via dicendo;
e dall'altra parte ci sono le immagini di questi caratteri (piprputa tov
| @év) che sono rese dalle armonie e dai ritmi musicali: si che-è possibile
far uso d’una specie di simpatia imitativa per indurre nell'anima le
qualita morali convenienti attraverso le corrispondenti forme musicali (5?).
Nulla di questo nel Pitagorismo originale. Bisogna discendere al pitagorico Damone, contemporaneo di Pericle, per trovare le armonie musicali Spouspata «del coraggio, «della saggezza e perfino della giustizia» (32). In Pitagora la musica è essa stessa l'elemento etico, l’unica
qualità morale, l’unica virtù;e quindi non ha-nulla «da imitare fuori di
la catarsi si compia.
, da realizzare;se stessa; affinchè
ma solo
sé
(28) Porre; Pite-Poihag., Set: (Dieta; Vorss MB; 29; 9: Aa
a
AE
(29) Iamsr., Vita Pyth., XV, 65:
la lira, struniento di Apollo,
(30) La leggenda della preferenza.pitagoricadelperflauto,
strumento passionale. e
e, ripudio
a carattere calmo, grave;_soletincol
da Aristotele .
ne fatta
distinzio
dalla:
ente
probabilm
discende
di Dioniso,
orgiastico
o. rappreentustastiche
ed:
aziont.
di
tive
tra forme musicali prafiche o rappresentä
sentative di entusiasmi, con l'assegnazione del flauto a simbolo di quest'ultime fore (Polit., VITI, 13413, 18-24; 13422,
me, per il suo carattere orgiastico e irrazionaldistinzion
e e l'elemento patetico resta
2-4). Ma, con Pitagora, siamo prima di questa
zione resta intrinseca
intrinseco a quello conoscitivo, come nei misteri la partecipa
opporre ad una padjotc
una xádapoigda
alla visione. Non c'è ancora in Pitagora due
posto
passi citati. L'uso del flautounaal prefe‘dei
come fa invece Aristotele nel primo
da
non
ma
enti,
conting
anze
circost
da
dunque,
re,
della lira potè dipende
renza dovuta a presupposti dottrinali: tant'è vero che ciè stato tramandato ricordo
di Pitagorici che hanno praticato l’auletica e, come Filolao ed Archita, hanno scritto.
trattati sul flauto (Arnenac., IV, 184).
(31) ARISTOTELE, Pulit., 13404 ss.: "cr. Rostacnt, Aristotele.... pp. 62-63.
(32) Puitonemes, De mus. p. 7. fr. 53, ed. Kemke; PLATONE, Repubbl., UL
t“oSatissEve,
dawt*. 15.7
é che la catarsi pitagorica non sopporta una riduzione sul piano puramente etico (34) e dev'essere. esclusa dallo schema, nel quale si vuole
contenere l'estetica dell’ antichità, di un'arte «etéra» e « pedagoga >,
di un’arte cioè che, da prima è risolta in illusione piacevole, in ebrezza .
dei sensi, e poi, con tale suo carattere, è messa a servizio del fine morale,
quasi acquistando di riflesso una dignità che non le appartiene in proprio (85). Affinchè si possa parlare di una concezione moralistica e di(83) Dioc. L, VIII, 33.
|
(84):Mi ogpongo’ con ciò-alla tesi dello Chaignet, conclusivamente espressa nei
dé |
catharsis, dans laquelle la: pénétrante “analyse d'Aristoté
—;seguenti termini:..e.La
esthetique .est encore~pour-les-pythagariciens.d ordre:
plus, art un elément-comvrira:
‘purement éthique. L'art suivant Tes: pythaguriciens-a -un-effet-exclusivement ou, hy
ta
2
- .gienique ou. moral» (Pythagore
et la “philosophie pythagoticienne, cit. TL,‘pp.-212- ;
ia
A
“i,
u.
|
(85) Convengo pienamente col Della Valle ‘nell’ impossibilita di ridurre la caella mimetica di Aristotelé, e convengo con lui
törsi.di- Pitagora sul-piano..dcatarsiche. con. Damone”
Ss” introduce «tin côïicetto di mimesi,ignôto
a «chi l'emendamento
.
delle indoli e degli interiori costumi fondava su di una sola mistica rispondenza di
psichico equilibrio a musica armonia » (Lezioni di Poetica classica, V. II, P.I, p. 73).
È anche convincente il suo rilievo che dal principio informatore della « pratica primaverile » e dall'uso di particolari canti e ritmi sanatorii non si può desumere che
questi canti e ritmi siano volti, nel quadro di una concezione a tipo aristotelico, ad.
una ingenerazione ad arte di fittizie passioni CO fi 70: ciò in relazione colla tesi
del Rostagni, .tristotcle e Arisiotelismo, p. 67). Ma non mi spiego come il Della
Valle, avendo rasentato con queste sue premesse la conclusione più importante sul
punto esatto del contributo estetico dei Pitagorici. abbia poi accettato anche per
essi lo schema consueto dell'artista «ctéra» uv «pedagogo», riconducendoli perciò
nei quadro abituale del pedagogismo e del moralismo (tbid., pp. 76-77. n. 4).
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RICERCHE
dattica dell’arte è necessario che, determinati dalla riflessione filosofica
il fine etico e il significato razionale del mondo, l’arte sia chiamata « dal
di fuori» a recare i suoi allettamenti, affinchè quel fine diventi norma
delle azioni e quel significato penetri nell'umana coscienza.
Con Pitagora manca questa estrinsecità di apporti, perchè la musica,
andando verso il fine morale e il significato razionale dell'essere, resta
in casa propria. Non è didascalica questa concezione, come non sono
didascalici i poemi di Omero e di Esiodo. Si tratta della prima formula
filosofica con cui la riflessione convalida l’estetismo ‘spontaneo dei Greci.
Non si tratta nemmeno dell'arte per Parte, perchè questa formula
'süppöne un diniego di altri valori, cresciuti nel progresso
della cultura,”
da cui l’arte non vuole essere contaminata. La musica di Pitagora. non
nega nulla, perchè è tutto: essa ha fatto crescere il senso della bellezza,
sviluppando qualcuno dei germi contenuti nell’indistinzione originaria e
riconoscendosi come numero, misura, equilibrio fisico e morale, ma rimanendo sempre se stessa.
Nell’ interno della scuola l'involucro estetico sara hen presto spezzato e la visione quantitativa ed esatta conseguirà la sua destinazione
scientifica fuori dall’alveo in cui è nata. Anche la filosofia uscirà da
‘ quell'alveo e determinerà Ja distinzione; ma, pur elevandosi ad una concezione logica e metafisica dell'essere, sincontrera sempre con valori di
misura, di ordine. di simmetria che il Pitagorismo iniziale aveva indicati.
Qualche cosa del pancalismo pitagoricu resterà in tutta la filosofia
dei Greci e, possiamo soggiungere, nella filosofia senz'altro.
IG STEFANINI
La. STEFANINI, La catarsi musicale dei pilagorici : RSF IV 1949 1-10. | La
ahd pythagoricienne est renlisation dans Ja musique
d'une humanité
plus haule, élévation de l'homme d'une nature fousse A une
D 65-1414. STEFANINI (L.).
Fi
à
La eatharsis musicate
d
Mosh ate dei pitagorici). Rio, St. Filos., Hal. (1949), 3, n° 1, 1-10,
i
I
-).
;
si:
Pe
des
|
nature divine.
eatarsi
a ink tle l'interpythagor
iciens,
(La
aa du pythagorisme (Chaignet, Burnet,
Zeller, Rostagni, Howald). Impossihilité
de
éduire la catharsis
du pythagorisme à la catharsis mimél
iqne d'Arlstote.