Studi sui primordi della prosa greca

Author
Schick, K.
Published in
Archivid Glotto logico italiano
Year
1955
Subject
HISTORY
Language
Italiano
Category
C6 Language & literature, C9 Medicine
Archive number
2481

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(ile ui e K \ SS STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA Sommario: I primi narratori ionici ed attici: la favola; Ecateo, Carone, Xanto, Acusilao, Ferecide. — Prosa mitologico-filosofica: Ferecide di Siro. — Filosofi ionici: Anassimandro, Anassimene, Eraclito e i presupposti della prosa d’arte. — Filosofi e scienziati della Magna Grecia: Alemeone; Zenone, Melisso, Filolao, Archità; i presupposti della prosa scientifica e dell’arte retorica. «La frammentarietà della tradizione non è quell’ostacolo insormontabile che sarebbe quando apparisse causa di insanabili fratture e lacune di un processo ideale, perché la storia, può dirsi, è sempre frammentaria, in quanto sempre accentrata su azioni e situazioni singole, legate sì ciascuna con altre, ma pure in sé organicamente chiuse e in sé comprensibili, quindi tali da ammettere sempre negli intervalli la possibilità di infiniti arricchimenti. La storia della filosofia è una specie di demonstratio per exempla; indica, interpreta ed ordina esperienze di pensiero, ma nella serie che essa così costruisce resta il posto per infinite altre esperienze, che la scoperta di nuovi documenti può volta per volta inserire nella capace trama storica da essa costruita ». Queste considerazioni, che un insigne studioso di problemi filosofici, Guido Calogero, premise a una sua storia della logica antica (1), valgono, credo, anche per la storia linguistica e in generale per la storia della cultura sotto qualsiasi suo aspetto. La frammentarietà estrema della tradizione può dunque non essere considerata ostacolo tale da scoraggiare ogni ricerca intorno ai primordi della prosa greca, che gli storici della lingua hanno invece per lo più trascurato e considerato in subordine allo studio della poesia, attratti giustamente dalla fioritura meravigliosa dell’epica e della lirica nella Grecia arcaica. (1) G. CALOGERO, I primordi della logica antica, « Annali della Scuola Normale di Pisa », 1935, p. 121 sgg.

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Ma anche lo studio della prosa greca delle origini propone - problemi interessanti, primi fra tutti, in campo più strettamente tecnico, quello dei rapporti che legano la lingua della prosa a quella della poesia, da un punto di vista più generale la questione del costituirsi di mezzi espressivi nuovi, convenienti ai bisogni di un pensiero logico potentemente creativo, come è appunto quello dei filosofi presocratici. Soprattutto, se riusciremo a raccogliere anche soltanto qualche dato sugli aspetti e sui procedimenti della prosa più antica, esso sarà utilissimo perché ci aiuterà a valutare più esattamente di quanto non si sia fatto finora i mezzi espressivi che la tradizione forniva ai grandi scrittori più tardi, a Erodoto per esempio o a Gorgia, padre della re- . torica, e di conoscere più esattamente nella loro portata le correnti che da centri diversi, dalla Jonia, dall’Italia meridionale, dall'Attica stessa più antica vennero a confluire nella grande prosa dell’età classica. POETI vu nifestare opinioni o aforismi, né di fornire ammaestramenti od esempi (‘). Nelle prime manifestazioni di prosa d’arte attestate in parte direttamente nei frammenti pervenuti e in parte ricostruibili attraverso il testo erodoteo, l'Aly e con lui gli storici della letteratura riconoscono due correnti principali, quella dei narratori e quella dei filosofi e scienziati. Della prima (5) è tipico — secondo questi studiosi — il momento obiettivo, espositivo, ed essa rappresenterebbe una. specie di prosa pre-letteraria, che lascia assurgere a dignità d’arte soltanto le sue composizioni ultime e meglio riuscite. Sua forma caratteristica è la costruzione chiusa, compiuta in se stessa, ancora riconoscibile per esempio nelle digressioni che interrompono spesso l’insieme delle Storie di Erodoto, dopo le quali l’autore ripete la frase introduttiva alla digressione stessa, per riprendere l’argomento al punto nel quale l'aveva lasciato (6); si tratta di un tipo di disposizione che avrà Alla lingua delle iscrizioni greche che, data la scarsità del materiale prosastico pervenutoci, può offrire anch’essa testimonianze di qualche interesse, ho dedicato uno studio a parte (?); qui mi propongo di esaminare i frammenti dei logografi e dei più antichi filosofi presocratici. per rintracciare in essi l’origine, lo sviluppo, la mescolanza e sovrapposizione di usi e tendenze stilistiche che riflettano particolari zeigen di pensiero e di civiltà, una lunga tradizione (”), e che dalla novellistica si estenderà ad altre forme letterarie, compresa la esposizione scientifica. Lo stile scientifico (8) — sempre secondo gli studiosi citati - era più, semplice ed uniforme, essendo in origine riservato alla nuda esposizione di dati di fatto. Si distinse prestissimo in tipi diversi a seconda delle necessità dell'argomento trattato e già in età antica costruì degli schemi (enunciazione dell'argomento, sua partizione seguita poi rigorosamente, frase riassuntiva alla fine di I più antichi documenti, tutti perduti, della prosa ionica, dovettero essere le cronache, le carte d’archivio, le relazioni di miti e tradizioni locali, delle quali si servirono i più antichi logografi e anche Erodoto per attingervi notizie storiche (3). Si trattava probabilmente di testi anonimi, che servivano esclusivamente alla trasmissione di dati concreti, scritti dunque con scopi mn «ogni singola parte e dell'insieme dell'esposizione), che sarebbero resistiti per tutta la tradizione della prosa scientifica greca e si ritrovano per esempio — a parte il dialetto — in Tucidide, Pausania, nei geografi dell'età ellenistica, ecc. Questa distinzione, accettabile almeno in parte anche se inevitabilmente semplicistica, — essa inquadra in una definizione pratici, e molto probabilmente in una lingua molto semplice, che non si proponeva né di esprimere o suscitare sentimenti, né di ma- (4) Cfr. ScamID-STAEHLIN, Geschichte der Griechischen Literatur, I, 1, Miinchen, 1929, p. 659 sgg. (5) V. W. Any, Formprobleme der frühen griechischen eo, « Philo- (2) Cfr. C. Somicx, Appunti per una storia della prosa greca; la lingua delle iscrizioni; estratto dalla « Rivista di filologia », 1955. (3) Erodoto 111, 45 sg., accenna a una cronaca di Samo, dalla quale apprese notizie dei costumi e dei riti dell’isola. logus », Supplementband XXI, 3, 1929, p. 63 sgg. (8) V. per es. III, 69, che potrebbe-seguire immediatamente allt, 39 ecc. (?) L’Aly cita ANTIFONTE I, 9 e 11; Cost. degli Ateniesi, I, 1, Tuc. V, 105, 1 e 3; ANDOCIDE, Sui misteri, I. 6. (8) W. Ary, op. cit., p. 44 sg.

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STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA precisa fenomeni complessi, dalle sfumature innumerevoli — si appoggia prevalentemente sui procedimenti costruttivi proprî dei singoli generi letterarî: vorrei cercare di confermarla e comple| tarla attraverso un esame più intimo della struttura linguistica e soprattutto sintattica della prosa più antica, nella speranza che esso possa fornirci ancora qualche dato per la storia della lingua greca delle origini. La tradizione della favola con intenti paradigmatici e moraleggianti doveva essere antichissima nella Jonia e giustamente si suole (?) vedere in essa un genere popolare, introdotto nella letteratura dai contrapposti « democratici » dell’epos. In Omero stesso sono state notate tracce di costruzione favolistica, che trovano eco in tragedie e commedie dell’età classica. Esiodo, Archiloco, Semonide dànno forma poetica a favole che dovevano già essere diffuse (1%); solo nel VI secolo però furono per la prima volta 93 della costruzione è anch’essa molto semplice: in poche parole è definita la situazione, poi gli elementi del racconto vengono giustapposti l'uno all’altro secondo una successione indicata esteriormente da congiunzioni come xai elta, éretta (1); tipica della favola è la sentenza conclusiva. In generale si può notare come questa costruzione di forma induttiva sia opposta a quella che troveremo adottata nel ragionamento scientifico (cfr. p. 123 sgg.). Le trasformazioni e gli adattamenti che la lingua delle favole ha subito nelle numerose redazioni successive del loro testo renderebbero imprudente qualsiasi deduzione generale che da essa si volesse ricavare per la storia più antica della prosa greca: non ci si allontana però certo di molto dal vero definendo lo stile della favola esopica tipicamente espositivo, nonostante lo scopo didattico proprio del genere; l'insegnamento morale nasce in esso quasi spontaneo dall’osservazione del vero, non da un ragionamento raccolte e fissate in una forma prosastica presumibilmente elemenastratto o aprioristico; l’abitudine stessa dell’osservazione rivela tare e poco elaborata, ma che assumeva così in certo modo una l’acume e la vivacità che contraddistinguono in tutte le loro forme le manifestazioni artistiche delle popolazioni ioniche. sua dignità letteraria, le favolette nelle quali alla innata abilità narrativa degli Joni si univa l'intento moraleggiante e didascalico, quale sorgeva spontaneo dal buon senso e dall’esperienza popolare. | Le favole esopiche ci sono giunte in redazioni attiche tarde, risultato di una lunga tradizione, che perd, adattando le favole a testo scolastico. non aveva interesse a modificare lo schema generale e la struttura sintattica elementare del testo originale. Risalgono dunque probabilmente a questo la semplicità della costruzione e il tipo paratattico del racconto, nel quale le frasi indipendenti sono legate quasi esclusivamente con zai, dé, ydo o con pronomi dimostrativi; tra le particelle appare frequente soltanto il gruppo xai 67, le frasi dipendenti esprimono quasi esclusivamente rapporti temporali (os, éxeô#); a rendere l'esposizione più concisa serve l’uso di forme participiali, sia in costruzioni Come le prime favole, così le prime opere storiche su fatti contemporanei dovettero essere scritte in versi: abbiamo notizia (12) — ma mancano documenti diretti — di una °Aoyaw4oyia av Zapiwv di Semonide, di una Kolopóvos Kricis e di un ’Anorxıouös eis “EAgay di Senofane, oltre ai ’/wvixa di Paniasi. Però i più antichi scritti in prosa, che trattavano di mitologia o delle più lontane origini delle città non sembrano aver subito una diretta influenza di questi scritti poetici su vicende recenti. I frammenti dei narratori che ci sono pervenuti sono troppo scarsi per permetterci di distinguere con sicurezza quei caratteri di stile individuale che Dionigi di Alicarnasso indica espressamente nelle loro opere (13); né d’altra parte possiamo accettare alla lettera i giudizî degli antichi sull'argomento (!4), senza cerassolute che « congiunte » al verbo reggente. La forma generale (11) Cfr. E. FRAENKEL, Zur Form der alvot, «Rh. M. », 73, p. 366 sg. (?) SCHMID-STAEHLIN, loc. cit. (19) Cfr. HAUSRATH, Das Problem des Aesopischen Fabel. « Neue Jahrbücher kl. Altertumsk.», 1898: Die Jonische Novellistik, ib. 1914; Realencycl., VI, p. 1706 sgg. (12) SCHMID-STAEHLIN, loc, cit., p. 685. (13) Dron. ALic., De Thuc., 5: éruroéyer pévro: tig Wea toicg Epyoıs adtdy nal ydotc, tots per redelwv, vois È ÉAdttwv, dv fy ete pévovow adróv ai yoapai. (14) Per es. quelli di PLUTARCO, De Pythiae oraculo, 24, p. 406 C-F: xatéBn pév and Tüv pétowy úoreo dynudtwrv 1) lotwola xal tH nel upahota

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STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA SCHICK 95 a Ecateo, il maggiore dei logografi anteriori ad Erodoto (*”), è “care di spiegarci come mai essi siano cosi nettamente contrastanti, perché un critico veda la prosa come derivata direttamente dallatori vissuti tutti fra la fine del VI e la fine del V secolo e originarî noto per il suo carattere razionale, per il suo amore alla scienza e alla verità, che fece di lui un instancabile viaggiatore e un interprete di tradizioni e leggende. Uno dei pochissimi frammenti della sua opera che ci sia pervenuto nella forma originale, contiene una affermazione decisa di individualismo, anzi di ribellione all'opinione comune, e nel suo piglio energico e sicuro richiama forse un atteggiamento di Archiloco: ráde yedpw de pot GAndéa doxei elvar* oi yoo “Eldívwv Adyot noddol te nai yedoior, wg Époi di regioni diverse, attestanti cioè prima di tutto il prestigio letqaivortai, sioty (18), terario della prosa ionica, che venne adottata anche da scrittori L’uso stesso della forma prosastica dovette servire a soddisfare il suo bisogno di semplicità e di chiarezza, a liberarlo dai vincoli di ogni tradizionalismo. Nella maggior parte dei frammenti pervenutici- sono definiti in forma scarna e obiettiva la posizione geografica e alcune caratteristiche di città e regioni (1°); poesia e poi semplificata nel suo ‘svolgimento ulteriore, l’altro la giudichi nata in contrasto con essa e fin da principio aliena dal fine di « colpire» i lettori, mirante invece a « informarli » della verità (15). . Molto semplice è in generale la struttura della prosa dei primi narratori, da Ecateo a Ferecide, Carone, Xanto, Acusilao: scritdella Grecia continentale (Ferecide di Atene, Acusilao di Argo) o di regioni non greche (Xanto di Sardi). Nei frammenti pervenutici è di gran lunga prevalente l’uso della coordinazione ottenuta mediante xaí, ydo, odv, Ëxeira, elta oppure della subordinarali, relative, participiali, che non si intrecciano però quasi mai tra essi giustificano l'opinione di antichi (2°) e moderni (?!), che vedono in Ecateo il tipico rappresentante dello stile asciutto e seloro, ma si susseguono per lo più in una costruzione lineare (16). vero proprio della scienza ionica. zione di primo grado; troviamo esempî di proposizioni tempo- Per bisogno di concisione l’autore spesso sottintende il verbo nelle frasi principali, per es. nel fr. 291: epi tiv ‘Yoxavinv Idiaccav xañecouévnr odoea vynia xai dacéa bBinow, Eni de Toltod uvdadovs areuoibn taindés+ pilocopía de td cages xal didacradixov doxacopévn púllov % To éxsrAijrtov did Adyam Encisito thy Emrnow e di STRABONE, I, 2, 6 dc & eineiv 6 nebdc Adyos 8 ye xareoxevacuévos ulunua Tod nomrixod éott, Modtiota ydp N) wointixt xataoxevi) stapijl dev eis tó pécov xai evdoxiunoev. elta Exelvnv puuoduevor, Adoavres td pérgov, tTaAAa de gvdAdtartes tà momTıxd, ouvéyoayar of nepi Káduov zal Pepexidn xai “Exaraiov. (17) È confermato da una esplicita testimonianza antica, quella di Porr. presso Eus., Praep. evang., X, 3 cit. in Jacosy, «F.H.G.», I, 1, T 22, che Erodoto trasportò letteralmente passi di Ecateo nella sua Storia: essi si riconoscono nel II libro, capp. 70, 71, 73, forse 68 e 69; per il problema nel suo complesso, cfr. H. DieLs, Herodot und Hekataios, « Hermes », 1887, elta ol dategov dpagoÿres del ti thy toottwy elo rd viv elóoc xathyayov ds dv and Bpovs TIVOS. (15) Più penetrante degli altri proprio perché fondato sulla osservazione tecnica dello stile degli scrittori il giudizio di ArisroTtILE (Rhet., III, 1409 a 26), il quale distingue una Aét slpouérn di tipo paratattico, usata dagli scrittori fino ad Erodoto compreso, dalla AéÉc xarecroauuérn, con la p. 411 sg. - (8) «F.H.G.», I, 1; il BECHTEL, Die griechischen Dialekte, III, Berlin, quale avrebbe inizio la prosa d’arte. 1924, p. 7 sgg., enumera i dati che dai frammenti di Ecateo si possono (16) Essa permette di riconoscere con una certa sicurezza i passi dei logografi. trascritti fedelmente negli storiografi o nei glossografi che hanno ricavare per la conoscenza del dialetto ionico; egli è convinto — credo attinto ad essi come a fonte: per esempio passi di Ecateo in Erodoto o siano da ritenere genuine. a torto — che tutte le forme che rivelano una rielaborazione dotta non di Xanto in Part., Erot., 33 (fr. 13 Miiller; v. anche Carone, fr. 12, Fere- (19) Per l’ordine seguito da Ecateo nella costruzione della sua opera, cide fr. 16, ecc.), riconoscibili pur nella forma indiretta, dalla insistente cfr. K. TRUEDINGER, Studien zur Geschichte der Griechisch-Römischen Ethnocostruzione paratattica: Atapdews de xai rois noAloig loropeirar xal ta Nidgraphie, Basel, 1918, p. 9 sg. Bas: où yde Tavrádov qaciv adstiv yevéodar, dii *Acodovos puèv Bvyartéoa, Dilórrov dé yuvaixa* eis Ep dì dgexouéyny Antoî neo xaddecexviac dnocyeiv Tiow tordvde * tov pév Dihortov Ev xuvnyia diagdagîzrar* tov dì *Acodova, Tic Bvyateds nddwr axöuevov, arr adıraı (opp. avro) yhuaoda ph évóidovonc dè Tic NióBns, tods naidag adri ele edwxlav xalécarta xaranpijoa: ecc. (29) Cfr. Erm., Ieoi id. II, 12, p. 411, 12 Rabe cit. in «F. H. G.», 1, . 1, T 18. * (1) Cfr. F. JacoBYin Realencykl., VII, 1912, p. 2662 sg.; W. oa, Volksmärchen cit. p. 211 sg.; L. Pearson, Early ionian Historians, Oxford, 1939, p. 25 sg. e specialmente p. 30.

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STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA SCHICK 97 .dé e la ripresa del sostantivo nelle proposizioni successive, at- Fra gli altri merita attenzione particolare il fr. 305, év Bovtoi neol to iegov Tic Antoös ¿ore viooc Xéubois Gvopa, ion tod "Andddwvos, Zor dé 1) vijooc petagoin xai neginhet wai xivéetat ‘ testata oltre éxi “ ow ovdgecw dxavda xuvdga. Il Jacoby (2) nota a ragione come caratteristica dello stile di Ecateo la forma di paratassi con che nel frammento citato, per es. nel fr. 292: tod üôatos (24). Esso riflette prima di tutto nella costru- Eyovtes xal zione paratattica la caratteristica ingenuità del pensiero che almedia xal ovpea* Ev dé toict oùpeor dévópsa ¿vi äyoıa, dxavda xvvaga, itéa, povgixn. Tale costruzione che riproduce, si può dire, linea sullo stesso piano logico il nome dell’isola e le sue caratteristiche. Nello stesso tempo rivela con immediatezza nella seconda parte la meraviglia dell'autore per l'argomento della Hagdé» xgog MAıov avioyovra Xogdopior oixodor yîjv, le fasi successive della percezione, obbedisce in forma molto semplice al bisogno di collegare anche esteriormente gli elementi di una descrizione, ed è tipica dei primordî della prosa; da notare come al polisindeto, che sembra descrivere con maggiore lentezza i caratteri generali del paesaggio (&yovres xai nedla xai sua narrazione: per descrivere l’isola egli ricorre all’aggettivo poetico ueragoln — in posizione di rilievo, staccato dal verbo di cui è predicato — e al ‘polisindeto, che collega i due verbi usati a descrivere con una certa insistenza il fatto meraviglioso, l’asindeto più veloce e conciso nell’enumerazione il secondo, a chiusura del periodo, accompagnato da un sostandegli elementi della flora, che richiede minore rilievo (23). Per la coordinazione sono usate più frequentemente le particelle dio, tivo in una espressione più completa che arrotonda la frase e ovosa), segua yáo, év dé, pera dé: per es. 67a: év dé ’IEıas nôluc, Ev dè Mevexivn nöAıg (cfr. anche 207, 73 ecc.). Fra le forme ipotattiche si possoddisfa meglio l’orecchio che non un semplice verbo. La prosa di Ecateo dunque pur nella sua semplicità, sa ottenere una certa efficacia, che i critici antichi del resto le riconosono ricordare — e sono già registrate dal Jacoby — qualche parscono (2), definendone l’autore xadapos pév.... xai capre, Ev dé ticipio, per es. nel fr. 292 cit. e nel fr. 15, sul quale dovremo soffermarci più tardi, una oggettiva nello stesso fr. 15, una relativa Tio. wal 70s où uetolwc; già certe immagini, che risalgono a lui ed hanno poi avuto meritata fortuna, come quella nella una consecutiva in un frammento di dubbia autenquale l’ Egitto era definito «dono del Nilo » (78) e la Meotide ticità (90). Abbiamo trovato nel fr. 292 un esempio di coordina- « madre del Ponto » (27), dimostrano come nel suo stile all’esatzione per asindeto; molto più frequente il polisindeto, con anaora della formula introduttiva. tezza scientifica si accompagnasse una viva potenza fantastica. (fr. 189), Nelle narrazioni poi egli usa gli stessi mezzi che sogliono essere considerati propri del racconto popolare, come il passag(2?) Realencykl.. cit., p. 2748. (23) In tutt'altro campo la forma dell'enumerazione è stata studiata dallo Spitzer (L. SrITzEr, La enumeración caotica en la poesia moderna, trad. spagnola di R. Lida, Buenos Aires, 1945); alcune delle conclusioni che egli raccoglie coincidono con i concetti fondamentali che implicitamente ‘mi hanno guidato nel corso del presente lavoro: « ogni procedimento stilistico è in se stesso neutro; acquista una particolare efficacia legato a questo o a quell’atteggiamento particolare ». « Ogni forma stilistica, per quanto apparentemente nuova si inserisce in una tradizione determinata dall'eterna lotta fra il principio dell'ordine e quello. dell'autonomia » (su questo punto v. la serie di articoli di B. TERRACINI, Lingua libera e libertà linguistica, « Arch, Glott. », XXXV, 99, sgg.; XXXVI, 121 sgg.; XXXVIII, 1 sgg.; 123 sgg). Lo studio della prosa greca delle origini ci permette di seguire la prima formazione dei cosiddetti mezzi stilistici, e quindi di comprendere nel modo migliore la funzione attribuita ad ognuno di essi nei singoli casi. gio dal discorso indiretto a quello diretto (28) e il presente storico (2%). In uno dei pochissimi frammenti di una certa estensione pervenutoci nella forma genuina (7°) — costruito tutto a proposi- (24) L'autenticità del frammento è difesa da H. DreLs, Herodot und Hekataios, « Hermes », 1887, p. 420 sg. (25) Cfr. Erm., cit. (28) Fr. 301: Aiyuntéy te “Hoódorós te xal ‘“Exataiog oi Aoyonotot ô&- gor TE tod notauoÿ dupdteoor Hoaúros dvoudlovot. (27) Cfr. Any, Volksmarchen, cit. p. 215. (28) « F. H. G. » 15, da Del Sublime, cap. 27. (29) Fr, 21: cae davár picyera: Zed; cfr. W. Havers, Handbuch der Syntax, Heidelberg, 1931, p. 30 sg. (39) « F. H. G.», 15.

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C. SCHICK STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA zioni coordinate tranne un’unica subordinata oggettiva —, la storia autore del periodo di passaggio fra Erodoto-Tucidide e gli storiografi del IV secolo (35). Ad ogni modo ai fini della nostra ricerca la cronologia non ha valore assoluto, trattandosi di un autore che, anche se vissuto nella seconda parte del V secolo,_ è rimasto appartato ed ha conservato i caratteri propri della 98 mitica dei discendenti di Deucalione è collegata con l’origine miracolosa della vite e la spiegazione etimologica del nome di due ‘ personaggi contribuisce al realismo naturalistico con cui i fatti sono esposti; il momento culminante della narrazione è segnato da una variazione nella posizione dei verbi (oré4eyoc Frexe..... Epv äunelos), che è come un tocco di colore, e sottolineato dall'uso di un aggettivo poetico, xolvorépuloc : *Oveodedc 6 Aevuadlavoc Ade eis Aitwilav éxi Baouéa (33) xal vw adr otéÂeyos Erexe* xal ds éxthevoe aùtov xatopuydívar* nai ¿E aùtod ¿qu durelos s0Âvotäpvioc. Aid xai tov adroü raión Dóriov ¿xáleoe. Togrov 6’ Oivede éyéveto. xAndeis áno Toy adunélov: of yao radar — not — "Eilnves olvas éxdlour Tac ápriélovs. Oivéws 6’ éyéveto Aitwädc. D'altra parte la forma coordinata e i continui mutamenti di soggetto sono anche qui espressione di una mentalità eminentemente descrittiva, che allinea nel periodo i singoli elementi come via via si sono assommati nella sua visione o si succedono nel suo racconto, e appena incomincia a distinguere nella forma sinstoriografia locale delle città ioniche. Sia per la scelta degli argomenti sia per lo stile della narrazione egli appartiene ad un ambiente tutto diverso da quello di Ecateo: non sembra avere le mire scientifiche del « ricercatore di verità », ma accompagna la narrazione dei fatti storici e politici con novelle e aneddoti di ogni genere. Un unico passo di carattere novellistico fra i parecchi che risalgono ai suoi “oo: Aaupaxnvév nei racconti di relatori più tardi ci è giunto nella sua forma genuina (39): con una tecnica costruttiva ben nota ad Erodoto, attestata nell’epica e probabilmente entrata in questa dalla narrativa popolare, egli espone nella frase iniziale l'argomento nel suo complesso: BiodAra. eis Kagdiny éotpatedcarta xal évixnoar; riprende quindi l'esposizione dei particolari (7yeudwv de av Bı- (10 xat...; of ydg rmaduoi....) le sue personali osservazioni dai dati obiettivi della relazione. La complessità dell’argocaîtéwy iv Nágic) e aggiunge il resto con successive giustapposizioni: oëroc dé mais div.... Kapdinvoig de Adyiov iv .... nai muxva mento, regi toutou dieléyorto.... nat armodpds.... Oi de Kapdinvoi.... xai Eri av óxmobdiwv nodév iorduevor, toic ngoodioıs wexoövro ecc. Anche qui come nel frammento di Ecateo riportato sopra nel punto culminante della narrazione una vivacità particolare è ottenuta con la prolessi del verbo che indica l’azione principale: questo risulta così isolato e l'insieme ha una disposizione chiasmatica: xai ¿rel fxovoar oi Innoı Tod avloó, Eotnoav Eni av óntadiwv nodav xai xeos doynopòv éxedxorvto. Non mancano qualche forma omerica, come ilavw, derivati non attestati altrove tattica maggiore nella relazione mitologica che nelle semplici descrizioni geografiche, costringe l’autore alla ripetizione un po’ pedantesca e impacciata dei pronomi xai ds.... adtov.... xai ¿E aÿ- TOÙ.... tov adtod), corrispondente alla ripresa dello stesso sostantivo per legare proposizioni successive, già precedentemente notata. Per Carone di Lampsaco (32), lo scrittore che la storia letteraria antica annoverava fra i logografi anteriori ad Erodoto, e che ancora il Müller poneva subito dopo Ecateo, è ora dibattuta ' la questione cronologica: il Jacoby infatti (33), che ha accettato e sviluppato una tesi dello Schwartz (3), lo ritiene ormai senz'alt ro “come xopowteóc e xogowtipior o solo in autori più tardi, come adinua. La costruzione sintattica è sempre semplicissima, e un a (?) Anche in un altro frammento (22) la i certo impaccio è denotato dal cambiamento di soggetto in due proposizioni legate da xaf(3°): xal dpıxoueın 7 abdnreic sic cit riographie, « Klio », IX, 1909, p. 115; In., Charon von Lampsakos, « Studi parola che richiede rilievo è spostata alla fine della proposizione: eal érapioas Tv wished od Elpeos, tov uuxiw sdper anxonsntwxdta. (82) Cfr. Any, Volksmärchen (5) V. anche F. Jacosy, Ueber der Entwickelung der Griechischen Histocit., p. 216 sg.; p. 702 sg.; PEARSON cit., p. 138 sg. (%) SCHMID-STAEHLIN Ñ «F.H.G.», UL, 1943, p. 1 sg. (*) Realenc., TIL, p. 2179 sg. a ital. di filol. classica », N. S. XV, 1938, p. 207 sg. (8) | F.H. G. », III, A. 1. (37) Cfr. Any, loc. cit.

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STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA SCHICK _ tovg BiodAtas éidage noAoùc addntds: ue? Gv di) xai orpareverar sensazionali sulla Lidia, dei cui usi e delle cui leggende pare gni ty Kapôim. Il nesso causale è espresso in forma paratatavesse una buona conoscenza. Pochissimo ci è giunto di lui in tica alla fine del passo: r@v dé Kagdımvar 1) iozic dv ti innw ip, - xal ottws évxrünoav. I periodi si susseguono secondo una linea continua, legati l'uno all’altro con mezzi esteriori, come un proforma genuina: alcuni frammenti (14, 17, 18 Mueller) fanno presupporre che la sua opera contenesse descrizioni geografiche analoghe a quelle di Ecateo; nei frammenti riportati da altri nome dimostrativo o un vocabolo ripreso dalla frase precedente: autori (per esempio quello citato ‘nella nota 16) si sente trac- ‘ Hyena de tav BioaAtéwv fv Nágis: odtos dè ece.; .... tabra où émortápevos 6 Ndgic éxtioato éx tic Kaoôins avintolda: xai ápixopévy 5 inno avaAntoic...; éxélevoav adieîv ta adimuara Soa oi tüv Kagdinvévy ¿Esmoralaro* xai Enel Fxovoay of Immo tod aëloÿ ecc. | Anche nei frammenti delle opere storiche lo stile di Carone appare meno lineare di quello di Ecateo, per l’uso più frequente di participi (per es. nel fr. 9 wo énsdero apocelaúvovra Tor otgativ wixeto pevyov) e di qualche forma subordinata (de Envcia dell’originale nei frequenti legamenti mediante xai dc, nell’uso del presente nella vivace descrizione Zßaoilevoe.... nai ylveta, nell'uso della paratassi anche nei nessi causali (39) (tod pèv Edvrov Aéyortog Eni ° AptazgoEov yevéodai péyav adyuov, dor’ éxArmeiv motapovs xal poéara* aurov de idetr (opp. sidévæ) — qui Xanto si avvicina al metodo di Ecateo - noAlayfj nodow ano tic da- Adoonc AlBove te xoyxvdddets.... dv Evena neldeoda: ta nedla more Bdiattar yeréodai); quanto al lessico, è da notare l’uso di alcuni composti insoliti nei testi a noi pervenuti, come zo4vpayos e Beto cit. e taùta dè momoarres &navayooodcı nel fr. 10); il pensiero noàvnotns (fr. 12 Mueller) attestati pure in Ippocrate, xaraxpeovosi atteggia, almeno in uno dei frammenti pervenutici, per conyéw (ib.) che ritorna in un passo erodoteo, ávexiBovieóros (fr. 10 trapposizioni, indicate da uév e dé e non più prevalentemente per Mueller), attestato nella commedia e in autori tardi, zayyevet (ib.) giustapposizioni segnate da dé, weta dé come in Ecateo: fr. 9: IHoxtine è ws Envdero noocedasvorta tov otpatòrv tov Ilepoızov, che si ritrova in un testo epigrafico, eörorula (ib.), altrimenti duxeto petywr doti pèv sic Mutidnyny, Enerta 6’ eis Xiov. Non manusato da prosatori tardi, tutti termini desunti probabilmente dalla lingua parlata; yaoroiuopgyos (12), pindarico, come la giustapcano però esempi della solita coordinazione con xai, sia alla fine posizione del frammento citato (xai aùrov éxedrnoe 6 Ké005) sia nel succes- (cfr. Badd yoéoc, Pind., OL., X 8; xigoc id., OL, VII, 53; xivôvroc dell'agg. fai; al sostantivo astratto io» (10) sivo fr. 10: "Adqvaio: È’ eixooı temonow Endevoa» émuovofoovrec id. Pyt. IV 207). Data la sua insistenza non sembra casuale, ma toig “Iwor xai eis Lagderg éoroareboarro xal elloy tà neo Zégôeic dnavra ywoic tod relyous tod BaoiÂniov ; alla fine di questo framdovuto a una consapevole ricerca espressiva, l’accoppiamento di mento l’esposizione si ravviva nel tono novellistico che di Carone nel solo fr. 10 Mueller: evoeBéotatoy xai neadtatov; ádéwc dé xai sembra essere più proprio; ne è prova concreta l’uso del presente averifovAestws ; mayyerei te xai navònuei ; dv eùmotuia te xal eddatpovia. storico nell’ultimo verbo, coordinato con gli aoristi: rasta dè nomcartes émavagogotowv eis MiAntov. aggettivi, avverbi, sostantivi di significato affine, per esempio I caratteri notati ci farebbero riconoscere in Xanto un autore dalla personalità ben distinta che, forse proprio perché di origine Xanto di Sardi (38), pur appartenendo ad epoca più tarda del ‘ V secolo, non si stacca di molto, per quanto possiamo arguire straniera, ha fatto suoi elementi linguistici di tradizione diversa; dai frammenti della sua opera che ci sono pervenuti, dalla nessuna cautela filologica (4°) ci garantisce dal pericolo di atsfera di pensiero dei logografi considerati: egli fornisce notizie ma non è possibile un giudizio sicuro dei suoi frammenti, perché (#2) ERATOSTENE presso STRAB., I, 49, 4. (20) Cfr. quanto è detto su Nicorao di Damasco da F. Jacosy, « F.G.H. », (98) Ary, Volkemärchen cit., p. 218 sg.; SCHMID-STAEHLIN, p. 704 sg.; PEARSON cit., p. 108 sg. II C 233 sg.; p. 122 sg. R. Laqueur, Realencykl. XVII, s. v.; L. PEARSON cit.

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tribuire al logografo antico caratteri dei suoi epitomatori tardi. più Attraverso i frammenti di Acusilao di Argo e di Ferecide di: Atene possiamo seguire gli inizî della forma prosastica nella Grecia continentale (4): entrambi questi scrittori da una parte seguono le orme dei logografi già ricord ati, dai quali apprendono Puso del dialetto ionico, dall'altra se ne distaccano in quanto trattano esclusivamente di genealogia e di mitologia, senza curarsi degli avvenimenti contemporanei, della geografia, dell’etnoe senza animare con la freschezza narra tiva degli Joni le grafia, vicende del loro racconto. | In Acusilao (#) è evidente già nella scelta degli argomenti la derivazione da Esiodo e da altri autori di genealogie in versi; poiché trattò insieme cosmogonia e teogo nia egli è stato annoverato pure fra i filosofi arcaici. In un frammento pervenuto delle Genealogie (13) le singole proposizioni, scarne e brevissime, caforse ieody = fas e àoudueir nel senso di « considerare »; il periodo è abbastanza vario (da notare l’uso di participî, di una proposi zione temporale e di una oggettiva) e nello stesso tempo di tipica costruzione primitiva, per la coordinazione con énerva, la ag giunta della causale in forma paratattica (où ydo cen), i contorni mutamenti di soggetto e di tempo: Kawii de tie. AGEN pioyetat JTocsıdör. éxevta — où yao hy adröı iegov maidas texé», = é£ Gelo oùt’ EE diAov ovdevos — mor avtov Hocewdéwy “nia degna, reg éyorta peylotyy Tüv avdodnwv tav ue] xai ore mi Qutov wean’ ciónoo: Y gary, Mhioxeto udhiota DOTE, Rei Pipe parida 6 ovros Aanıdewv xai totic Kevradgoıs noleuéeone. Eneıra se áxóv[riov Ev ayopäı Deo éxélevev üpıdueiv. pei ae rats wer in | nal] Zevo idwy adrôr tabra nowivta amethet xal pagues Te Na TAÉQOVE, xaxelror adtoy xataxdzrovoty debtor mara pis xal qa ev nétonv Enıtideiow ofa xal darodrnoxet; il tono proprio L una relazione obiettiva e movimentata richiede e spiega l’uso ha verbi di soggetto, sono unite da dé che si incalzano in posizione di rilievo (moi adtov Hoveibic ; nolepésoxe; dmerdei xai dpoopal.... xâxetvor attoy nataxdmtovol?). mediante l’uso costante del prese nte storico; una volta è sottinteso il verbo « essere », e subito dopo un brusco Testimonianze di gran lunga più abbondanti che non degli ratterizzate dal continuo mutamento e da pronomi dimostrativi e relativi. L'anti chita mitica è collegata al presente mutamento di tempo corrisponde al mutamento del soggetto logico: "Lxweavos de yauet Tndòv éavto d Gdehony: tév dé yivovras zeioylAoı notapol> "Ayelóoc de adtav noeofitaros xal tetiuntar udhiota. Alla costruzione elementare, che nell'enumerazione delle genealogie divine ricorda le enumerazio ni di località geografiche di Ecateo, corrisponde l’ingenuità del pensie ro, sottolineata dalla citazione di cifre (tgoylAo) e dall'u so di superlativi (uditora). Un tono più vivace ha il fr. 22, nel quale vocaboli poetici e ricercati (come noleuteore, playeras, xertoln, frequentissimo attestato in in Omero ed Esiodo, Pindaro e poi in Ippocrate, drgwtos pure pindarico) sono mescolati a forme che per la loro concretezza richiamano la lingu a comune, come il dorico texéy, le espressioni Tor dvOodnwy- Tr téte e NAloxero pádiora yonudror, (4) V. anche quanto è detto di FEREC IDE (2) Cfr. E. Scuwarrz in Realencykl. SCHMID-STAERLIN cit., p. 708 8g. (*) Jacony, « F. H. G. », I, p. 49. di Siro a p. 107 sg. s.v.; Arv, altri logografi e probabilmente più fedeli ci sono pervenute di Ferecide di Atene (*4); anch'egli come Acusilao si occupa esclusivamente di genealogia e mitologia; da Ecateo prende lo stile asciutto e preciso, ma non la tendenza razionalizzatrice, manifestazione di una personalità fortemente individuale. La vivacità della novellistica ionica gli manca completamente; egli è il puro relatore, che attingendo alle genealogie epiche e liriche e comunque a fonti per lo più poetiche, espone in stile distaccato ed obiettivo lunghe liste di nomi o fatti dell'età mitica sl erolen: sich per es. il fr. 8: IZoAvddpai tis Aavaoÿ pioyera Hirpetos 6 hihi tne i tay dé yiverar Apvoy, ay’ où Aovones alor" oixodcı de Eni vai Zneoyeió rotanti oppure il 21: "Ay%vwg Sn 6 Mauss poi Aauvo tiv Pilou. Tév dé yivovra: DoinË xai Loaín, hy rage dle yuntog «ai Media, fv foyer Aavadc. "Ereitev loyer *Ayijvwo ’Aoyıorınv nv Neilov tod morapos. Tüv de yivetar Kódpuos. Volksmärchen cit.: (4) Ary, Volksmärchen cit., p. 220 sg.; ScHMID-STAEHLIN, p. 711 sg.; R. LAQUEUR, Realencykl., 8. v.

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SCHICK STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA Nel fr. 18 & raccontato un fatto mitologico di cui & cenno anche in un frammento di Mimnermo: “O 6’ “Hoaxinjs Eizeraı én’ aÿtov to tokov wo Badwy: xai 6 “Hitos ravcacda: xedever, 6 dé deloac navet. "HAios de avti tovtov dldwot atta. to dénag To yovoeor, Ö aitov époper ody ralg innois Enmv ddvnt, dia tod neuves nv YÜXTA nos éwiny, by’ avioyer [6 fhios]. Erneıra nopedera6 HoaxAïs Ev tau déna tobtw ¿q thy “Eobderar. xal dre dé hv &v Tu neldyer, "Queavos NEIWWUEVOG adtod xuualve: to déras parralduevog. 6 dé tokevew aitéy weile xai adtov detcag “Queavds navoaodaı xedever. Come molti altri passi di Ferecide (*), rietà di nessi ipotattici esso (participio presenta una certa vafinale; oggettiva; participio; relativa, temporale eventuale, relativa, temporale, ecc.); ciononostante dà una impressione di monotonia provocata sia dalla uniformità della disposizione dei vocaboli (49) (interrotta - solo dallo scambio fra soggetto e verbo sopevera 6 “Hoaxkîjc), sia dalla ripetizione delle congiunzioni: 6 dé.... "Hitos dé.... ai Ste dé... 6 dé. Il presente storico è usato costantemente nelle frasi principali, e perde così. il carattere di immediatezza e vivacità che presso i logografi ionici otteneva alternato con tempi passati. Nelle proposizioni subordinate l’imperfetto serve a indicare la consuetudine (6 avrd» épdoet) o a precisare una circostanza particolare (Ste dé 7v). Inferiore nella vivacità, dal punto di vista della ricchezza sintattica intesa tecnicamente la prosa di Ferecide segna un progresso in confronto a quella dei logografi ionici; oltre al maggior numero di nessi subordinanti, possiamo notare in particolare come sia in essa più chiara la distinzione dei piani logici (4?) indicata per es. dalla subordinazione causale che in Ferecide è usata oltre al più antico ydg o dalla differenza dei tempi. I due procedimenti di subordinazione e coordinazione si alternano nel fr. 35 (48), caratterizzato però ancora dalla ripresa del verbo xtelve, che unito a dé lega i concetti con una forma semplice (48) Per es. i fr. 21, 22, 35, ecc. (5) V. per es. la ripetizione dei participi al principio di ogni frase nel fr. öl. (7) Cfr. il fr. 1: Zrreıra Tindeds duyeto els DOlav xal Oérw ¿nl tüv Innwv Todrwv dyuv xal oixei dv Dapodiwı xal dv Oeridelw: E uadsizar and tig Oér:- dos % 6% con il fr. 305 di EcaTEO citato a p. 97. (8) E in molti altri, per es. nei fr. 82, 95, 135, ecc. 105 di giustapposizione: zag’ avro» Egyetar “Andddwy Inrevowv émaurér, Atos »eiedoavros, re xtebier todo Boóvrew nai Zregonew nal “Agyew maidac. xteiver dè adtods ‘AndAlwv Au peppdeis ti utelver Zedo *Aoxdnmidry tov raión adtod xegavrds èv ITvddr. avlotn yag louevos todo tedvedtas. Nel fr. 105 essi contribuiscono, insieme all'alternarsi di imperfetti narrativi, di aoristi e di presenti storici e alViperbato, insolito in Ferecide, a dare una certa vivacità alla narrazione: 20ve Tú: ITove10vt... 6 ITeMas, «al ngoeine näcı mageivaı * of te dido: morirai xal 6 ’Iowv. Ervye yüg dpotpebwr Èyyùs of 68 Foay tod "Avadpov norauod, aodußarog di diéfarve tov norauov, diafàs dè tov pév dekidv dnodeira ndda, tor dè apioteodr Enulmdera. idv 6 Uellas ovußarkeı TO parreiov, nal Tore pév modyace, tie dé voreoala: ueraneupéuevos avrdv, Hoeto dtu xotoln ei avróv yonodein dnd Tod thy nolır@v dnodaveiv.... Se consideriamo ora nel suo complesso la prosa dei logografi possiamo notare prima di tutto come essa riveli esigenze proprie, diverse da quelle della poesia, sia che gli autori si propongano, come Ecateo, la massima esattezza e obiettivita, sia che mirino, come Ferecide, a informare il lettore, presentandogli un repertorio di fatti attinti da fonti libresche e più esattamente dalle narrazioni mitologiche in versi. Lo studio degli scarsi frammenti pervenuti ci permette di seguire il graduale arricchimento dei mezzi sintattici da Ecateo a Ferecide, sia nell'adozione di forme diverse di paratassi — caratteristico il subentrare della contrapposizione alla semplice giustapposizione — sia nell'uso sempre più frequente e vario della subordinazione, sia infine nella graduale sostituzione delle forme più semplici e primitive, come il collegamento mediante la iterazione di termini — che resta però tipico di questa forma di prosa — con altre più libere e disinvolte. A questo arricchimento dei mezzi sintattici non ‘corrisponde necessariamente un maggior pregio artistico: la vivacità della narrazione sembra essere dote precipua degli Joni, che l’ottengono anche con mezzi tecnici elementari e popolari, come la libertà nell’uso dei tempi, l’iperbato, il passaggio della forma diretta a quella indiretta. Non mancano, come abbiamo visto, nei frammenti degli storici forme omeriche o comunque poetiche, accanto a quelle più elementari e spontanee: 8. {INSTITUUT voor NDE IFALIAANSE TAAL- en LETIERKU

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- a RB AMOR SS LUI tiva, che a poco a poco, per sviluppo interno, trova i mezzi per più diretta e una documentazione più completa delle nostre; come filo conduttore seguiremo però soprattutto la formazione e il graduale ‘arricchimento delle possibilità sintattiche: nell'opera dei adeguarsi alle necessità della logica, e ancora alla fine del V sesingoli scrittori e quindi, in quanto possibile, il contributo che si tratta perd, pare, di mezzi che rimangono aggiunti, esteriori, e non intaccano la fondamentale semplicità della forma esposicolo & ben lontana dal possedere la inesauribile libertà e varieta ciascuno di loro ha dato al costituirsi nelle varie località di focolai di costrutti che caratterizza la poesia omerica. determinati e riconoscibili di una forma di tradizione prosastica. Una posizione a sé occupa Ferecide di Siro, il primo prosatore * %* greco secondo gli antichi (‘°), caratteristica figura di scrittore-taux = ‘ maturgo, vissuto intorno alla metà del VI secolo, autore di un’opera Allo sviluppo della prosa greca dovette contribuire con funmitologico-filosofica dal titolo “Exráuvyos 7) Beoyovia Y deoxpacia, zione determinante l’attività dei filosofi presocratici, che da vari della quale ci resta qualche frammento. L’opera rientra nella corpunti di vista così attivamente parteciparono alla formazione del mondo spirituale al quale ancora oggi apparteniamo. Alcuni fra loro, più legati alla tradizione, convinti di essere animati da una rente della poesia teogonica del VII-VI secolo, di cui sono per noi maggiori documenti la Teogonia di Esiodo e i frammenti della poesia orfica, ma si distingue sia perché contiene qualche eleispirazione soprannaturale e investiti da un compito sacro, desimento della cosmogonia filosofica in veste allegorica, sia per la derosi insieme di rendere allettanti ai lettori per mezzo degli ornamenti formali i precetti contenuti nella loro opera, composero forma prosastica suggerita probabilmente anch'essa dall'influenza vasti poemi intorno all’origine delle cose naturali. Altri — e sono interpretazione e classificazione della figura di Ferecide — ma è quelli che qui ci interessano più da vicino — abbandonarono il verso per esprimere più liberamente nella forma della lingua parproblema insolubile ormai in forma definitiva a causa della scarlata le nuove sottigliezze della speculazione. di riconoscere quanta parte fosse riservata nel suo scritto all’ele- Il fatto stesso di preferire, nello scrivere di filosofia, la prosa della prosa filosofica di Anassimandro. Problema centrale della sità dei frammenti pervenutici della sua opera — è appunto quello mento allegorico-speculativo in confronto a quello narrativo. Nella forma, per quanto si può dedurre dai pochi frammenti esente dalla costrizione del metro e dal tono più solenne della poesia, è segno di una nuova indipendenza del pensiero, dell’autodi cui disponiamo (°°), prevale il tono narrativo popolareggiante nomia consapevole che una forma di attività spirituale si rivenionico; le spiegazioni etimologiche dei nomi propri — care del dica. Ma insieme al pensiero filosofico anche la prosa era ai suoi primordî: ad esprimere le varie gradazioni del pensiero era neresto ‘anche all’epica — dànno al racconto un tono leggermente cessaria una complessità di nessi sintattici, una capacità di astra- Xdovin: XBovint dé dvoua ¿yévero I, ¿neón adr Zac yrjv yéoas zione, quali ben conosciamo nella grande prosa dell’età classica, risultato meraviglioso dell'elaborazione precedente. didoî. La concatenazione è ancora ottenuta con la ripetizione del Purtroppo la perdita quasi assoluta delle opere dei Presocratici didascalico. Cfr. per es. il fr. 1 Diels: Zas uév xai Xpóvoc Foav dei xai nome; ai mezzi elementari dell’ornamentazione poetica appartiene Vallitterazione (éyévero I, éneión asti Zac yv yéoas dot), ci impedisce di seguire le singole tappe di questa elaborazione: credo però che valga la pena, comee forse più che per gli scrittori di alla freschezza del racconto popolare richiama il mutamento di storia, di esaminare i frammenti dei filosofi più antichi, nel tentativo fatto sensazionale è dato rilievo per mezzo del presente storico. tempo, per cui la semplice narrazione è in tempo secondario, al di ricostruire almeno qualche momento essenziale della storia più antica della prosa; ci saranno d’aiuto i dati che la storia più generale del pensiero può offrire e i giudizi che gli antichi ci hanno tramandato sullo stile dei singoli filosofi, in base a una sensibilità ($9) Cfr. Lex. Sup., s. v., cit. in Diets Die Fragmente der Vorsokratiker *, p. 44; K. v. Frrrz, Realencykl., s. v.; SCHMID-STAEHLIN, op. cit., p. 725 sgg. (59) Dress I, p. 47 sz.

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C. SCHICK STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA Proprie del racconto popolare sono pure l’insistenza sullo stesso motivo e addirittura sugli stessi vocaboli, la spiegazione dei particolari aggiunti al concetto generale enunciato, la ripresa riasfreschezza di alcuni spunti narrativi, sia nei mezzi espressivi ai 108 109 forma poetica, il cui colorito caratteristico rimane perd sia nella quali Ferecide ricorre a preferenza (5!). suntiva alla fine del periodo: fr. 2 Diels: avró: rotodo: ta oixia rodó te nai ueydha. émel dì tata Eferäiscav ndvra xai yonuata xal Beodnovras xai Degarralvas xai taAAa Boa dei ndvra, éxel di) redyra étoiua yiyvetar, tov yduov xoedow. La struttura sintattica è Delle opere dei primi filosofi ionici — Talete, Anassimandro, piuttosto elementare, come del resto il perisiero: fra le forme Anassimene — la tradizione non ha conservato praticamente quasi subordinanti prevalgono éxel, énel dé, nessi temporalinulla: solo da testimonianze indirette conosciamo le linee foncausali, che ben si prestano a collegare le parti di una narrazione; damentali del loro pensiero. Essi furono tutti, oltre-che filosofi, énedi, * % Me essi sono seguiti dal presente storico o dall'imperfetto o dall'aoriscienziati animati da un vivo interesse per l'esperimento e per sto, con la stessa libertà che nell’uso di questi tempi si nota nelle. frasi principali. La forma diretta a un certo punto (sempre nel fr. 2 Diels) interrompe la narrazione, dandole vivacità; ad essa la tecnica, ai quali (5) recarono importanti contributi, traendone segue un verbum dicendi, con la relativa frase oggettiva, per espria loro volta ‘ispirazioni essenziali per le loro teorie cosmologiche. tatti che la prima civiltà ionica dovette ave orne scien- Non si possono ignorare, come ha ben dettosi ndolfo, i conmere la conseguenza di comune interesse derivata dal fatto narrato: < BovdAduevog > yao oto tods yápovs selva: Todtwı oe tid. tifico sia con quella egiziana, sia con l’oriente mesopotamico e où dé por yaigé te xal osviodi. tabrá pacw Avazalvurınora noûTtor nei alla tradizione poetico-mitologica della loro patria e interesyeréoOa. La struttura sintattica è forse un po’ più complessa sati piuttosto alla realtà concreta. Se su questa base è lecito conella prosa di Ferecide che non, per esempio, in quella di Ecateo struire qualche supposizione relativa al loro stile di scrittori, proiranico; in tale loro posizione i pensatori milesi si trovarono estra- — (fr. 5: ¿vda Zedc exPddier Dev Gray vic eEvBolon), probabilmente babilmente come i logografi loro conterranei e contemporanei essi perché le teogonie poetiche, che di questo scrittore dovettero cosi dovettero servire di una lingua semplice e piana, animata forse stituire la fonte, gli offrirono anche un modello sintattico; il tono generale del racconto resta perd espositivo e non richiede più elementare e più vicina alle forme dell’uso comune che non al qua e là dal loro entusiasmo di ricercatori, ma sintatticamente della solita giustapposizione con dé e della ripetizione dei vocaboli per legare le proposizioni successive (cfr. il fr. 5 Diels in parte già citato: xelync dè tic polgas Eveodév Éotiv y tagtagin poiga* pusolenne formulario poetico. Adocovar 6° avr» Svyatéges Bogéov "Aonvial te xal Ovelda: ¿vda brevità delle frasi, nella semplicità dei costrutti giustapposti, Zeds Enballer Dev Stray tic &vBolont). legati da dé, ydo e xai, nella successione dei vocaboli corrispon- Nell'insieme insomma dal punto di vista stilistico la prosa di | La breve proposizione che di Anassimandro Diels ricorda appunto la lingua degli scrittori dente all’ordine in cui naturalmente essi si & riferita nel di storia sono nella presentati Ferecide non si stacca sostanzialmente dalla poesia narrativa dalla alla mente dell'autore, nella adozione di formule che nella loro quale attinge l'argomento. L'interesse speculativo dell'autore, che concretezza richiamano la lingua comune (xatà to yoswv; Ótsi manifesta nell’attribuzione di un significato allegorico a qualdova tod xoovov di cuna delle leggende narrate (v. la rappresentazione della Terra costruzione che denota un dlunv; xara thy tdéw), nel cambiamento certo impaccio (g dv dè yéveolc e di Oceano sul mantello offerto da Zeus a Ctonie) e del valore. di aizioy ad una di esse (Taürd pao dvaxalvrríora mObTOv ye- (5) Subito dopo Ferecide, nel gruppo degli autori di prosa cosmologica véodar* èx toútov 08 6 vouos éyéveto xai Deoïot xai avdewnorowy) e gnomica, il Diels pone Acusilao, del quale si è trattato qui insieme ai formalmente — ed è già molto — determina l’abbandono della logografi. (82) V. ZeLLER-MONDOLFO, La filosofia dei Greci, Firenze, 1938, p. 38.

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STUDI SUI PRIMORDI DELLA PROSA GRECA C. SCHICK goti... xai THY gÜopar sig Tadra yiveodaı), nelle ripetizioni che a noi appaiono ingenue di alcuni vocaboli e temi (7 yéveots.... yiveodaı; didovar dixny.... Tic Gdixlag): "Avakiuavögoc.... ADAN... sionze THY Orto» TO dmetoov.... EE dv 58 Y yEveoig Eorı toc odos, xai thy pPopav eis tavta yiveodar xata To yoewv * dróóvaL yao adta dixny nal tiow dildos tio Adızlas xatà Tm» tod yodvov rdfır. Una frase di Anassimene, riportata da Aezio (53) per dimostrare come l’antico filosofo non facesse distinzione fra nveöua ed ajo, è prova dello spirito di osservazione che con arcaica ingenuità accomuna l’esperienza interna dell’uomo con quella del mondo esterno, per trarne conclusioni relative a quest’ultimo: olov 7 yoyn, puoi; À uetéoa ano odsa ovyxgaret Duc, xai lov tov “dopo nveöua xai áno repuéyei. Qui la costruzione di forma chiasmatica è forse più serrata che non in Anassimandro, ma da cosi breve testimonianza non è possibile trarre conclusioni valide; quello che si può notare ed è comune ad entrambi questi scrittori ionici, è il tono più espositivo che didascalico con il quale essi, a differenza per esempio di Ferecide, sembrano pianamente informare i lettori dei fatti che l’esperienza e la meditazione li hanno portati a constatare; gli scienziati ionici più antichi insomma, siano geografi o fisici, si appagano di riconoscere gli elementi costitutivi di una realtà che si svolge dinnanzi ai loro occhi e ne fissano i procedimenti nella loro semplice prosa eminentemente descrittiva. Mentre a Mileto fioriva la scuola di Talete e dei suoi seguaci, Pitagora, un ionico di Samo, si staccava, per ragioni a noi in parte ignote, dalla madre patria e fondava a Crotone, nella Magna Grecia, un centro di cultura di primaria importanza, dotato di caratteri suoi chiaramente individuati e individuabili (54). Personalmente, come sappiamo da esplicite testimonianze antiche, Pitagora non scrisse nulla (55); le opere che la tradizione posteriore gli attribuiva appartengono in realtà all’epoca del neopi($3) Citato dal Drezs, I, p. 95. (4) Cfr. PL. Rep., X, 600b; A. DELATTE, Essai sur la politique pytagoricienne, Liège-Paris, 1922: per le fonti dirette e indirette e l'esposizione particolareggiata delle dottrine pitagoriche, v. ZELLER-MONDOLFO, op. cit., p. 288 sg. ($5) Ibid., p. 303 e note relative. 111 tagorismo e del neoplatonismo. Ma è importante notare qui come alla sua scuola e alla sua dottrina egli abbia dato un'impronta di netta opposizione alla cultura ionica, alla cui tradizione tuttavia apparteneva per nascita e formazione; i suoi discepoli non si accontentarono di adottare la forma prosastica; la simpatia per il dorismo, evidente del resto nell’ordinamento politico dei pitagorici e nella severitá, ignota agli Joni, dei loro precetti morali, determinó l’uso nelle loro opere di ‘un dialetto misto, in prevalenza dorico, che ebbe a lungo fortuna nella cerchia pitagorica. Testimonianza piú antica di tale dialetto sono i frammenti di Filolao e Archita sui quali ritorneremo; per quanto riguarda Pitagora, dobbiamo accontentarci di ricordare la notizia risalente a Porfirio (59) e riferita da Giamblico (*”), secondo la quale egli stesso chiese ai suoi discepoli di usare pure in campo scientifico la lingua loro familiare, poiché ammirava il dorico come il piú antico e il piú melodioso dei dialetti greci. Gia da tempo la critica ha abbattuto le rigide distinzioni che si solevano artificiosamente costruire fra mondo dorico e mondo ionico (58): non solo i più grandi iniziatori della cultura della Magna Grecia, Pitagora e Senofane, provengono dalla Jonia, ma gli stessi scrittori italici come Parmenide ed Empedocle continuano ad usare il dialetto ionico come lingua della poesia e, per quanto ne possiamo giudicare dato lo stato della tradizione manoscritta, elementi ionici non mancavano neppure nella prosa di colorito dorico dei filosofi pitagorici; i punti di contatto fra Pitagora e Eraclito, Eraclito e gli Eleati sono evidenti e ben noti; gli stessi pitagorici, perseguitati nella madre patria, trovarono più tardi rifugio nelle città della Grecia continentale e vi diffusero le loro dottrine. Non è dunque inopportuno seguire, nella rassegna dei più antichi prosatori-filosofi l’autorevole esempio del Diels e adottare il “criterio: cronologico, anche se esso ci costringerà a trascorrere più volte dall’una all’altra regione della Grecia. Le caratteristiche proprie dei singoli centri di cultura ci appariranno in (8) Vita Pyt., 53. (57) Vita Pyt., 241-248; dell’autenticita della notizia dubita lo ZELLER, (58) V. ZELLER-MONDOLFO, op. cit., p. 3 sgg.

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:: * dell'espressione:; del filosofo: Eraclito ‘non soltanto osserva ed y, jaauevu piu caro se. non le considereremo come dovuté a: priori :: 5 ER Mati. più Ni 1 A PR ix Pato n . As ES o E 1 TRE ‘ ‘ia ‘differenze di stirpe, ma seguiremo con ‘storica : obiettività il: ‘. loro costituirsi in seno alle singole scuole e‘tradizioni. .: | ‘© ‘espone. quanto ‘si:svolge nel mondo, ma direttamente lo vive in modo quasi fisico ie la sua lingua esprime tale sua diretta parteci- Dobbiamo ora per l'appunto ritornare al mondo ionico, pazione, per es, nel fr. 126 Diels: tà puyod Odgerar, Peoudy vixetrattare di una delle personalità maggiori della Grecia presocra- .‘ . tica, quella del filosofo che forse ha segnato il proprio stile ‘di scrittore della più profonda e tipica impronta personale, Eraclito aggiungere, ciò è ottenuto in questi frammenti con l’uso dei verbi rat, dyoòv adalveraı, xagpaltov votitera. Formalmente, possiamo al medio; già da questo primo esempio è chiaro come il tono di di Efeso. Con la sua visione della realtà Eraclito segna una svolta Eraclito si stacchi radicalmente da quello descrittivo dei fisici fondamentale nella storia del pensiero greco (59); già gli antichi lo rappresentavano come un pensatore solitario e monumentale, ionici precedenti. sdegnoso dei metodi di ricerca dei suoi contemporanei (9°), oscuro stile eracliteo, il tono solenne e monumentale della sua lingua, nell'espressione del suo pensiero, che resta incomprensibile finché un iniziato non abbia introdotto ad esso, ma una volta compreso che «è ormai metafisica », essendo il logos Altri critici (65) hanno messo in rilievo il carattere oracolare dello «non puro concetto, ma realtà suprema, trascendenza non di norma, ma di un Pensi illumina ai nostri occhi di uno splendore solare (91). Sappiamo che nella sua concezione del Adyoc egli abbracciò in sintesi unisante che tutto conosce e governa ». Ma ai fini della nostra trattaria problemi diversi, fondendo insieme la sfera ontologica, quella risultati, quali siano i mezzi tecnici ai quali è ricorso per esprilogica e quella linguistica (82), Il Adyog è infatti per lui, oltre che la parola che esprime, il senso stesso delle cose, è la dottrina del mere il suo pensiero, arricchendone la prosa e insegnandoli evenfilosofo e insieme la realtà nel suo svolgimento effettivo: da qui tazione interessa al solito vedere come Eraclito sia giunto a tali tualmente ai posteri. Già gli antichi lo classificavano « poetico » (5) e i moderni il particolare valore della lingua, nella quale il nome è indissolubilmente legato alla natura stessa della cosa (63). lingua parlata, attinti in parte alla tradizione dell’epica (9), quanto La lingua di Eraclito è stata espressamente studiata dallo il tono insieme rivelativo e imperativo che la sua esposizione Snell (54), che mette in rilievo il valore per così dire « vitalistico » hanno messo in rilievo tanto il suo uso di termini lontani dalla assume. Quale fosse l'ideale stilistico (59) Cfr. ZELLER-MONDOLFO, op. cit., p. 23 sg. (6°) V. il fr. 40 Drets sulla vanità della noAvuadin di Esiodo, Pitagora, di Eraclito appare indirettamente dal frammento nel quale egli parla della Sibilla (92): Zi- Bodda de uœuvouévor otduati .ayélaota xai dxadidbrota zal dus- Senofane, Ecateo e il 57 ib. quota pôeyyouérn, qidiwv ¿rv ebixveitar tHe mova. dia tov Pedr; (*) Cfr. l’epigramma dell’Antol. Palat., IX, 540: My rayos “HoaxAetrov En’ dupaddy eïlee BUBAov | totgeciov’ udia tot Ödoßaros, ateanttdc. | depor nella sua sdegnosa austerità egli definiva chiacchiere vane quelle xai oxôtos éativ dAdunetov’ rv dé ce ptorns | elaaydyn pavecoÿ Aaungdrep’ jedlov; anche CL. AL., Strom., VI, 27 citato in Drcs dice che Eraclito dei poeti e dei narratori e attraverso una forma tutta animata dall'interno, ma libera da ogni lenocinio esteriore, si studiava di ha derubato Orfeo, perché ama esprimersi nella lingua dei misteri. (%) Cfr, E. Pact, La concezione mitologico-filosofica del logos in Eraclito, esprimere adeguatamente la pienezza e la profondità dell’essere, «Acme», genua, tipicamente espositiva, dei narratori ionici suoi contem- 1949, p. 176 sg.; W. Kranz, Der Logos Heraclits und der des Johannes, «Rh. M.», 1949, p. 81 sg. (*) A Eraclito si rifaranno più tardi appunto i grammatici della scuola che afferma l’origine naturale della lingua: cfr. C, MAZZANTINI, Eraclito, Torino, 1945, p. 35 sg. (4) B. SweLL, Die Sprache Heraklits, « Hermes », LXI, 1926, p. 353 sgg.; in un lavoro precedente il Bodrero (E. BoprERO, Eraclito di Efeso, 1910, A ciò non gli poteva naturalmente servire la prosa fresca ed inp. 56) aveva rilevato come lo studio della lingua di Eraclito sia indispensabile alla comprensione del suo sistema filosofico. (5) BODRERO, op. cit., p. 53 sg.; MAZZANTINI, op. cît., p. 142. (9) Cfr. Lex. SuD., s.v.: Eyoaye modà rmomtixdis. (9°) Per es. xappadéos, vorifw, Véeoua:, cfr. SNELL Cit., p. 354. ——__o-cCs@ezzc@ulp[pHLRRTccccm---

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Quando il verbo é espresso notiamo spesso la giustapposi| zione del passato, presente, futuro a indicare non il tempo, ma la continuità dell’azione: fr. 30 xdcuov tovde tov avrov dndvrwv &dılnodunv êuewvtér: da notare il verbo poetico) e il suo disprezzo per gli eruditi privi di senno (fr. 40: IZoAvuadin voov Eye où diddoxer* “Holodov yag av Eöldake xal Ilvdaydonr adric te Zevopäved te xal “Exataîov) gli suggerisce espressioni particolarmente ote tig dev ovte avPodnwy Enoinoev. dll’ Fv dei nal Bor ai . Sota nio deilwov antdéuevoy uétoa xal ánooPevvúuevov uéroa. Allo intense, ottenute, oltre che con la prolessi, con la coordinazione stesso modo gli aggettivi derivati da temi e con valore verbale, per asindeto di termini disposti in gradazione: fr. 55: dowr dyic come äyeinıotov, avefegevvntov, änogov nel fr. 18 citato, quasi cristallizzano il valore del verbo, allo stesso modo degli aoristi gnoáxoy uddnoıs, tadta éyd mootiuéw. Spesso la frase sembra innalmici, anch'essi abbastanza frequenti: v. per es. il fr. 79 dvno vrmos NrovoE 20S daluovos Öxwoneg mals mods avdedc. una spiegazione più pacata, nella quale la disposizione chiasma- Tipica del pensiero e dell’espressione di Eraclito è l’antitesi (3): essa non è semplicemente sottolineata dalle particelle ue».... dé, come normalmente avviene presso gli scrittori più tardi, ma più zarsi fino a un culmine di intensità espressiva, per poi allentarsi in tica o lo zeugma o l’asindeto fortemente sintetici lasciano il posto ai parallelismi, alle antitesi, ai polisindeti: advtwv pev natfo éori, fr. 53 noAsuos ndvrwv dè fBacideós, xal tods ev Deodc spesso è messa in rilievo con mezzi vari quali la ripetizione dello Ederte, todo dé avbowaove (104, 30, 27, ecc.). Le parole più significative sono isolate dal resto del periodo e messe in rilievo al stesso verbo composto con preposizioni diverse, che talvolta semprincipio e in fine della frase oppure contrapposte fra loro: fr. 104: bra rafforzata da allitterazioni o rime volute (fr. 34 pdrız aúroior Hagtuget nagedvras ánsivar; 91 oxlôvmor xai nddw ovváyet, xai nodtic yao ayróv vóos N gory; Önuwr dodotoi neldortar xai didaordiwı xoslovraı iuliwi oùx eiddtes dti of noAkoi xaxol, versi xai äxetot) o la disposizione dei vocaboli (76: ¿fe mio tov Ghiyot dé áyadol; fr. 41: Ey to copdy, Enioraodaı yraunv, over vic Dávarov xal ang Cr tov nvgds Dávarov* Iwo EL tov aéoos Fdéxvbéovnoe navra dia navrwv. La giustapposizione di termini convatov, y tév Ödaros fr. 104 citato ecc.). trastanti, detta più tardi d&öuopov (Ex mdvtwy Ev nai &£ Évoc nayta Qualche volta, quando il pensiero che l’autore vuole esprimere fr. 10); EArnraı aveinuorov 18 ecc.) l’allitterazione (xexdonrta: dxwè più nuovo e originale, la contrapposizione di verbi o nomi di significato contrastante serve ad indicare uno stato o una esonep xtivea 29) il chiasmo (62 dddraroi Brytoi, Ovytol addraroı, senza che va al di là del significato delle parole, e da esse più che mezzi lessicali, fonici, sintattici dei quali Eraclito fa uso per sod- ¿óvrtes tov Exelvwv Bavator, tov dé Exelivwv Blov Tedvewtes) sono i indicato è evocato: 49a zorauoîs toic adroic éufalvopév te xal oùx disfare all'unico fine di trovare espressione adeguata alla quasi éuBalvouer, eluév te xal oùx eluev. 67 6 dedc iuégn evpodvn, gerHaw Bégoc, rródepos eiprjvn, xógoc luués, GAdowodrar de Sxwoneg < mög > drammatica intensità del suo pensiero. dxótav ovuuıyfı dvdpacww, dvoudlerar ad’ Adoviv Exdorov (74). tribuiscono, sempre insieme alla disposizione dei vocaboli, a dar Nell'interno delle singole proposizioni Eraclito trova ritmi Spesso particolari insistenze su una parola o su un suono conrilievo al concetto dell'autore: ecco il fr. 1, in parte già citato espressivi particolari, approfittando ai suoi fini della estrema libertà nella disposizione dei vocaboli propria della lingua greca ávdgoro: xai fin dai tempi di Omero: la convinzione della novità ed esattezza ywopévov del suo pensiero, che rafforza il suo senso della personalità (fr. 101: ad altro scopo: tod dé Adyov todd’ Edvros dei dévveror yivorras Eolxacı yao nodaÿey ndvtwy netpopevor N dxotoa xai dxovoartes TO. nOWTOv. xatà tov Adyor tovde Aneigoucıv xai énéwyv ual Eoywv torostwy dxolwy éyw dinyebuar xata quo diaigéwy Exaotor xal poútw» bxws eye. Tods ("*) Cfr. E. NorDEN, Die antike Kunstprosa, Berlino, 1915, p. 19 sg. (*4) La giustapposizione di sostantivi di significato contrario per indicare il tutto che essi comprendono, che in Eraclito ha un preciso valore de Gihove avOodnovg Aavddver öxoca éyeodévrec nowücı Ex woneo Oxdoa filosofico, avrà poi una lunga tradizione retorica e scaderà a modo di dire xon del quale troviamo infiniti esempi. zar’ Egıv ebdovtes EntAarBdvovot tov néleuov édvra Evvdv, nai dixnv xai yoewv. ed il fr. 80: eidevau dé Lory nai ywdoueva rávra Nelle descrizioni del processo del dive-

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nire, dove l’espressione cosa di analogo del resto — ma non entreremo in questioni parti- & naturalmente meno sintetica che altrove, possiamo notare, nella forma come nel pensiero, una specie colari — avviene per la personalità di Eraclito come pensatore: di procedimento ciclico: cfr. il fr. 36 già citato: puz%ea: Odvatog téme yevéodu, Bdati dé Hávaros yhv peréodar, Ex yas deBowe ylsi è detto che egli deriva da Pitagora, in quanto proclama di scrivere ispirato da un dio; ma tale dio non è Apollo, è il logos univerat, éÈ Bdatog dé puyn. versale che il filosofo stesso ha scoperto attraverso la sua libera Primo — per quanto ne sappiamo — fra i filosofi greci, Era: clito (75) ricorre ad immagini per rappresentare i fenomeni: quecritica aspra della tradizione, lo scetticismo rispetto all'apparenza ste immagini non sono sempre le stesse e. rivelano da-una parte la viva potenza fantastica dell'autore, dall'altra la sua carattesenso della sua individualità Archiloco; ma contro tutti i maestri osservazione del vero. Con Senofane Eraclito ha in comune la sensibile; nel disprezzo per il volgo ricorda Teognide, nel vivace ristica capacità. di attingere da fonti diverse senza legarsi ad alcuna, ma imprimendo in ogni singola parola che usa il segno della tradizionali della Grecia, da Omero ad Esiodo, ad Archiloco, giù sua individualità. Abbiamo visto come talora la vita gli appaia simile a un fiume (fr. 49a cit.), come il processo del divenire si ha parole aspre, talora violente di disprezzo, come contro gli spieghi quale guerra dei contrarî (fr. 80 cit. e 53); sono stati notati gli elementi (78) che Eraclito deriva dalla tradizione popomune (82). Così per quanto concerne lo stile egli accoglie elementi giù fino ai suoi contemporanei Pitagora, Senofane, Ecateo, egli usi della religione vigente e i valori fondamentali della vita cosingoli dalle fonti più disparate, da Omero e dalla lingua popolare, lare (77), da Omero (78), dalla sapienza antica (7), come non mandalle sentenze degli oracoli e dai ragionamenti dei filosofi, ma chino nella sua opera immagini crude ed energiche (fr. 5: xadalgovtat È' Aldo alyarı piawvdpevor olov el tig andov Eußds anión, tutti li fonde in una unità indissolubile, in cui l’afflato poetico non dnoviloito, fr. 29 cit. ecc.), paragoni e metafore suggeriti dalla vita pensiero; il colorito popolare o talvolta addirittura volgare non quotidiana e dal lavoro manuale (8°). Con l’influenza della lingua parlata si spiegano il carattere esclusivamente ionico della sua lingua e alcuni giri sintattici e lessicali addirittura piuttosto volnasce da trascuratezza o povertà d'espressione, ma è mezzo per l'aforisma — che deriva dalla tradizione degli oracoli ma non è deriva da mezzi esteriori, ma dall’intrinseca solenne potenza del manifestare il concetto con maggiore energia e immediatezza; gari, per i quali egli è stato definito anticipatore in certo modo più limitato al precetto morale di intento didascalico — esprime del xuvixoc Todos (81). in sintesi efficace il risultato della meditazione dell’autore sulla Se vogliamo ora definire la personalità stilistica di Eraclito anche in confronto a quelle dei suoi predecessori, in modo da fisrealtà universale ed umana (83). sare la sua posizione nell’ambito della storia della prosa greca, vediamo subito come nessuno degli elementi raccolti, per quanto tico, pomposo, che secondo lo Schmid-Stählin richiama i profeti valido in sé, possa servire di base a una visione .d’insieme, anzi citati come termini di paragone Pindaro e quello che dovette come ognuno di essi non escluda affatto il suo opposto. Qualche Nello stile di Eraclito il Dornseiff (84) riconosce un tono asiadell'Antico Testamento. Nell'ambito della letteratura greca si sono essere il « verbo » pitagorico, ma mentre l’intima solennità viene a questi autori da un'ispirazione di carattere religioso, lo stile di (5) Cfr. ScHmiD-STAEHLIN cit., p. 750. (7) Ibid., p. 752, nn. 2 e 3. (e) Come il proverbio del fr. 34: dEvvero dxovoartes Hapolow éolxact* parız abtototw nagrugei napeövras Aneivaı. (82) Cfr. i fr. 40, 42, 56, 57, 128, 129, 14, 15, ecc. (83) Gli antichi a cominciare dal IV secolo lo accusarono di oscurità appunto perché i caratteri sintetici della lingua di Eraclito, la scarsità (78) Oltrei termini per i quali y. p. 113, n. 67, v. il fr. 56. dei verbi, la ellissi di congiunzioni, i riferimenti dubbi di aggettivi e avver- (7°) V. la sentenza di BIANTE nel fr. 104 cit. (5°) Fr. 10, 22, 56, 90, 67a. bi, in generale la concisione quasi sdegnosa contrastavano con il loro ideale (81) SCHMID-STAEHLIN, loc. cit. di una lingua filosofica analiticamente chiara. (94) Cfr. F. DornsEIrr, Pindars Stil, Berlin, 1921, pp. 15, 52.

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Forse, se questi richiami non fossero sempre un po’ vaghi e in ste nel filosofo di Efeso. A proposito dello stile di Eraclito, il Reinhardt (88) osserva che la tensione e l'intensitá che lo scritfondo arbitrari, gli aforismi nei quali Eraclito racchiude la sua tore riesce a ottenere derivano in non piccola misura dal fatto Eraclito non perde mai la severità misurata propria del filosofo. concezione del vero si potrebbero confrontare, passando ad epoca che i membri della frase operano nel suo testo come forze molto e ambiente del tutto diversi, con lo stile lapidario e robustamente più indipendenti ed energiche di quanto non sia possibile nella sintetico di qualche « degnita » vichiana. lingua più tarda, retoricamente raffinata: « per comprendere il Ma é ormai tempo di concludere la nostra analisi, mettendo in suo modo di costruire il periodo, occorre sentire nel soggetto rilievo i caratteri dello stile eracliteo che potevano avere maggiore l’antitesi del predicato, nell’attributo quella del verbo». Allarimportanza per lo svolgimento ulteriore della prosa greca. Abgando il suo concetto direi che nella lingua eraclitea quelli che biamo parlato (v. p. 116) di un valore evocativo che alcune definisaranno più tardi sentiti e interpretati come mezzi retorici sono zioni del filosofo sembrano assumere: come nelle contrapposizioni per così dire connaturati con l’arcaica unità di uno stile robustadel divenire egli riconosce l’essere, come al di là delle apparenze mente sintetico, che crea per nativa potenza e con un graduale sensibili egli cerca quello che é, cosi le immagini particolari alle approfondimento della parola i mezzi più adeguati ad esprimere quali egli ricorre si riferiscono a quanto é universale ed eterno, il pathos quasi drammatico del pensiero: ma come nella filosofia vogliono evocare l’essenza (cfr. specialmente nel fr. 67 cit. la di Eraclito il logos è insieme essenza e parola, dottrina e realtà definizione del divino). Si pud dunque parlare per lo stile di Eraeffettiva, così nella sua lingua le espressioni singole sono assoluclito di un vero e proprio valore simbolico (8)? In realtà ogni patamente inscindibili dall'unità dell'insieme, né si lasciano distinrola della nostra lingua è in fondo un simbolo, un segno evocatore guere in categorie retoriche: all’analisi dei posteri egli offre un di un oggetto, di un pensiero, di un sentimento; ma quando parmateriale molto ricco, ma ancora arcaicamente indifferenziato. liamo di simbolismo, intendiamo la voluta e consapevole costruzione di uno scrittore, che medita sulla sua immagine, ne cesella i par- A completare il quadro che ci siamo proposti di delineare, ticolari. concentra su di essa quasi più che sul concetto simbolegdobbiamo considerare più da vicino gli scrittori della Magna Gregiato la sua attenzione e cura di scrittore. Nulla di simile in Eracia, ai più antichi dei quali già si è accennato a proposito di Pitaclito, che è scrittore e pensatore arcaico, ben lungi dai preziosismi gora, senza poterne però esaminare alcun saggio, in mancanza di di un'età raffinata, simbolista forse a suo modo, in quanto ciò testimonianze dirette. che egli evoca con la parola è al di là dell'immagine sensibile, ed piano, come Parmenide e, un poco più tardo, Empedocle; le loro egli cerca mezzi sempre più adeguati ad esprimere quel vero che opere sono però scritte in poesia, ed escono dal campo specifico non può essere compiutamente risolto in immagine. Ma sempre del nostro studio, anche se ad esempio alcuni caratteri di Zenone e solo sul vero egli concentra la sua attenzione severa, mai sulla sono certamente anticipati nei versi del poema parmenideo. Gli parola o sull'immagine che in se stesse non avrebbero per lui altri autori che qui prenderemo in considerazione, compresi tutti valore alcuno. nel primo volume della raccolta dei frammenti dei presocratici ° Non mancano fra loro personalità di primo Qualche cosa di simile si può ripetere a proposito dei cosiddetti mezzi retorici: abbiamo notato nello stile di Eraclito modi (86) K. REINBARDT, Parmenides, Bonn, 1916, p. 217: in un altro punto espressivi che verranno più tardi classificati come figure, antitesi, però (p. 221) per confermare la sua tesi cronologica che vuole Eraclito zeugmi, prolessi, oxymoron: ma l’uso delle figure retoriche preposteriore a Parmenide, il Reinhardt dà una interpretazione tutta diversa suppone una visione analitica della lingua, che ancora non esida questa nostra dello stile eracliteo, riconoscendo nel filosofo un uso consapevole di giochi di parole, antitesi, figure gorgiane, quali mezzi di ornamentazione retorica, che avvicinerebbero addirittura Eraclito alla so- (55) Il problema è accennato da F. DORNSEIFF, op. cit., p- 69. fistica.

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del Diels — Alemeone, Zenone, Melisso, Filolao, Archita — presentano caratteri stilisticamente alquanto uniformi, e si possono considerare in gruppo quali creatori e rappresentanti di una lingua scientifica, che mira alla chiarezza, alla esattezza tecnica, - all’ utilita pratica; che non racconta o descrive con la vivacità dei narratori ionici, né rivela il vero universale con l’austera solennità eraclitea, ma dimostra con dialettico rigore e precisione scientifica le singole verità, esposte in proposizioni semplici e chiare, frutto di una speculazione rivolta a campi determinati. Secondo il metodo che abbiamo seguito finora, cominciamo con l’esaminare qualche frammento che ci aiuti a documentare conav dilwr drvapéper» Ste povov Evvinoı, ta O GAda aiocdavetar jé, ob Evvinoi dé. La figura di Zenone, il famoso difensore e diffusore delle dottrine eleatiche, ha una notevole importanza nella storia della prosa greca: della sua opera ci è rimasto qualche frammento di una certa estensione, che ci permette di studiare la particolare struttura del suo periodo e più in generale la natura del suo stile, del tutto diverse da quelle degli scrittori che abbiamo considerato fin qui.| Aristotele, che pure dal ent di vista dottrinale non nutre troppa simpatia per Zenone (®), lo definisce inventore della diacretamente la posizione dei singoli scrittori. Alcmeone di Crotone, medico e naturalista del VI secolo, forse discepolo di Pitagora (8°), scrisse un’opera /Zegì goog che è il più antico documento a noi noto di letteratura medica. Della sua opera ci sono giunti pochi e brevi frammenti, nei quali prelettica, intesa come arte del discutere e del confutare (9%); la sua posizione nella storia del pensiero esigeva appunto che egli trovasse i mezzi adatti a sostenere contro ogni attacco la difesa polemica delle dottrine eleatiche. Se Parmenide infatti, suo maestro vale il dialetto ionico ("Alxpuaíwv Kootwvmrns tdde ¿debe suona ed amico, aveva creato un originale sistema filosofico, Zenone, l'inizio), ma non manca qualche forma tipicamente dorica, come. ‘ come è ben risaputo, trasforma il tipo della trattazione speculativa Èyovri, sempre nel fr. 1. Benché lo stato incerto e frammentario della tradizione impedisca giudizî sicuri, non credo sia il caso di correggere, come fanno alcuni (88), i dorismi nel testo di Alemeone; con il dialetto misto, nel quale allo ionico di tipo più letterario si univa il dorico familiare all'autore, egli anticipa la forma linguistica che, salvo mutamenti di proporzione nella misura delle forme ioniche e doriche, resterà tipica di alcuni scrittori dell'Italia meridionale. Già vicina alla loro è del resto pure la forma sintattica prevalente nei frammenti pervenuti di Alcmeone, che proin quello della discussione confutatoria (9), che cerca ed espone in modo che risultino definitivamente convincenti gli argomenti a favore delle singole teorie esposte. Già Parmenide nelle parti filosofiche del suo poema, quelle nelle quali è più libero sia dagli schemi dell’epica, sia dal suo caratteristico tono ispirato e apocalittico, aveva usato uno schema di ragionamento tipicamente dimostrativo: v. per es. il fr. 8, v. 34 sgg.: raörov 6’ goti vosiv TE nai oövexev ¿ori vonpa. | où yao dvev tod ¿óvroc, & di nepatiopévov Eoriv, | edoñoeis td voetr* oùdèr yag < 7 > Eotw 7) Eoraı | dido cede con cautela e chiarezza nella dimostrazione che vuol dare; magté tod édyrtoc.... (%). Zenone, che come il maestro scrive in nel fr. 10 Diels per es. il suo stile risulta così tipicamente ana-~~ dialetto ionico, adotta la forma prosastica e assume, invece del litico ed esplicativo, con la frasetta causale e le due avversative costruite parallelamente, introdotte da uév e dé, che chiariscono il concetto espresso nella proposizione reggente: dvdownov yde pnoi (5°) Cfr. per es. il giudizio aristotelico citato da G. CALOGERO, Studi sull’Eleatismo, Roma, 1932, p. 92. (9°) Cfr. Dioc., IX, 25 sg.: gnoi $ "AprororéAns edperi aro» yerdodaı diaRextixijo, doneo *EunedoxMéa drogues; G. CALOGERO, Studi sull Eleatismo, cit., pp. 87 sg., 155. (87) Cfr. la monografia di J. WacHTtLER, De Alcmaeone crotoniata, Lipsia, 1896 e inoltre E. BIGNONE, Empedocle, Torino, 1916, p. 68 sg.; SCHMID-STAEHLIN, p. 766; i frammenti sono raccolti nel Diets, p. 214 sg. (88) Per es. il WACHTLER, op. cit., p. 26. (9) Cfr. CALOGERO, op. cit., p. 87. (9°) Cfr. anche 8, 22 sg., 53 sg. ecc.; in Parmenide, sia questa la forma del suo pensiero o anche influsso della poesia, c’è un tono didascalico che Zenone abbandonerà del tutto per il puro ragionamento.

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compito di scoprire ed enunciare la verità, quello di dimostrarla. Nella sua prosa manca ogni immagine e prevale un tipo di espressione astratta. La lingua non è, come quella di Eraclito, mezzo per evocare un vero che in sé non può essere definito; ne spiega piuttosto le proprietà singole attraverso una serie di passaggi razionali, che mirano soprattutto alla chiarezza e alla precisione e non lasciano nulla di intuitivo o di indimostrato. La sintassi si fa più complessa, tanto nel senso che le forme usate sono più numerose e più varie che non presso gli scrittori ionici, quanto | soprattutto perché ad ognuna di esse è assegnata una funzione specifica: si considerino ad esempio nel fr. 1 Diels la precisione usato — seguito dall'infinito — (3) come una formula fissa, per introdurre la conclusione del ragionamento, corrispondendo press’a poco all’ italiano « necessariamente »; laggettivo äneıpov, che dal ‘filosofo Anassimandro era stato sostantivato per esprimere con valore pregnante l'indistinto materiale che è origine di tutte le cose, in Senofane ha un valore quasi matematico, sullo stesso piano delle determinazioni di quantità z0%4d, xlelova, EAurrova (da notare l’uso dei comparativi, a specificare l'esattezza della misura): fr. 3 Diels: ei moAAa éotw, dvdyxn Tooadra selva: doa goti xai oùte rmAsiova aùriv oùte Eidrrova. ei dè Tovaürd éorw presente (xai dei Zéyew); la ordinata successione dei membri del doa éotl, neneoaoueva dv ein. ei noAld Eorıv, äneipa ta Övra éotiv: dei yag Erega petatd Tv Övrwv êoti, xai addw éxelvor Erepa uetats. nai odros Area ta dvta Earl. ragionamento, nel quale le singole tesi sono esposte nelle frasi I pochi frammenti pervenuti sono più che sufficienti a dimocon la quale sono distinti il periodo ipotetico con l'ottativo da quello con l’indicativo, 1' infinito aoristo (éxaf re eineiv) da quello principali, distinte l'una dall’altra con particelle particolari a sestrare la assoluta conda della loro importanza, della sicurezza con la quale possono mulario astratto necessario al suo intento dimostrativo, indiffevenire enunciate, dei rapporti dai quali è determinata la loro sucrente, pare, ad effetti artistici o piuttosto diffidente di ogni forma cessione (000 dv ein... Gvdyxn di immagine che possa turbare la purezza del ragionamento, a ÉExaotov.... nai TEL toi moovyortos.... Öuorov dij ecc.); le dimostrazioni, introdotte per lo più da uniformità di questa prosa che, creato il forquello si attiene, come al più adatto al suo scopo. xai ydo, seguono specificate con cura mediante contrapposizioni e Come nella filosofia dell’eleatismo (9%) è intrinseca quella antitesi nella misura delle conseguenze che ne derivano: (uxga uév Ware dialettica i cui termini dovevano serbare un'importanza fondaun Exew péyedoc, ueydla dì dote änewpa siva): ei un ¿yor péyedos mentale in tutto il successivo sviluppo dei problemi speculativi, TO dv, odd' dv sin. el dè Eotiv, avdyxn Exaotov péyedos ti Eyew nai così si può náxoc xai anéyew adtod TO Erepov Uno tod Etépov. xal Negi TO’ nVOYstato le armi della dimostrazione dialettica. Si tratta per ora di dire che con Zenone la prosa greca abbia acquiyovros 6 autos Aóyoc. nai yao éxeivo ser uéyedos nai nooéeer avrod mezzi linguistici indissolubili dalla forma di pensiero della quale ti. duowov di) tosto dak te eineiv nai del Aéyeuv* ovdév yag aúrod Touodsono espressione (9): potremo seguire nel corso della storia suctov Eoyarov ¿ora oùte Erepov mods Eregov oùx Eotai. odtwe ei nolld cessiva della prosa come si sia costituito il concetto sempre più Eotıv, avdyun aùtà pixod te elvar x«al ueyala' pupa per COTE UN chiaro di una vera e propria arte dialettica; nella quale la parola &yew péyedos, peyáda dè dore area elvas. Anche vocaboli singoli sono usati con un significato partido- (?®) Dal lessico del Diels III, 41, sembra appunto che Senofane abbia lare, diverso da quello che hanno piú spesso sia nella lingua della usato per il primo tale formula, poiché il frammento attribuito ad Anassipoesia, sia in quella dei prosatori ionici; privati del loro valore evocativo, della loro concretezza di immagini, ne acquistano cioé mene nel quale esso si trova è una falsificazione più tarda. invece uno piú tecnico e preciso, quasi valido di per se stesso: ávdyxy ad esempio, che ancora in Erodoto, nei lirici, nei tragici, (9) G. CALOGERO, op. cit., p. 155. (95) Il Calogero insiste giustamente (v. il cap. dedicato a Parmenide negli Studi cit., p. 1 sg.: Enc. It., s. v.) sulla identità arcaica, assoluta in Parmenide, fra le sfere logica ed ontologica; dal punto di vista linguistico nello stesso Parmenide, può essere personificato a indicare il fato ciò significa appunto che la parola non può essere considerata in sé, indioppure significa « costrizione », « violenza » o simili, in Senofane è pendente, come accadrà invece alla retorica più tarda; su argomento affine cfr. ZELLER-MONDOLFO, op. cit., p. 591.

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SCHICK vale in se stessa, cosicché si possono studiare e insegnare i metodi per renderla più chiara ed efficace. Gorgia sarà in questo senso grande e consapevole continuatore di Zenone (%); a lui spetterà il compito storico di diffondere i criteri e i precetti di un genere di prosa alla cui formazione i pensatori della Magna Grecia avevano validamente contribuito, e a renderne così possibile la applicazione ai campi più disparati, dall’oratoria alla storiografia e | alla stessa poesia tragica. L’altro filosofo di scuola eleatica del quale possediamo qualche frammento abbastanza esteso, Melisso di Samo, non aggiunge elementi molto notevoli alla nostra conoscenza del tipo di prosa che stiamo considerando. Anch’egli fu discepolo di Parmenide; la sua concezione non si sposta perd prevalentemente, come quella di Zenone, sul piano dialettico, bensi conserva l’unità indifferenziata tra logica ed ontologia, che del pensiero parmenideo era stata caratteristica (). In generale la sua prosa ha forse una varietà maggiore, un piglio qua e là più vivace che non quella zenoniana, pur conservando le caratteristiche generali che di quest’ultima abbiamo visto proprie (9). Ecco ad esempio il fr, 1 Diels: la tesi è esposta nella proposizione principale, la dimostrazione per assurdo è sviluppata in successive proposizioni condizionali, che si susseguono strettamente legate l'una all'altra per mezzo delle particelle richieste dal senso di ognuna: dei 7v 8 ti Fy xai del gota. si yao éyévero, dvayzaldv Eotı npiv yevéodar elvar under’ el tolvvv under iv, oùdaua dv yévorto ovdev éx undevós o il fr. 6 Diels, che è una vera e propria dimostrazione matematica: ei yag < äneıgov > ein, Ev ein Av" ei yao dvo ein, oùx dv ddvaito drewa elvaı, mento di modo in frasi coordinate (xai odt’ dv áxdlorro obre peilov yivoito otte petaxocpéotto obre GÂyet obre dviata:), una costruzione chiasmatica (ei yao Eregoioürau, avayxn to éòv pi) buoiov elvas, dida andilvodar To nodader édv, to de ovx gov ylveodaı), un oxymoron, l’uso dell’ indicativo futuro nell’apodosi del periodo ipotetico al posto dell’ottativo usato poco sopra nello stesso senso, la ripetizione intensiva di xác: ei volvuv tory’ (da notare l’immagine, di colore familiare) pue uvpiois ¿reci Étepoior yivorro, dAeitar nav èv Tht navri yodvat. Più di un passo di Melisso richiama del resto Eraclito (%); ma proprio il confronto dei frammenti simili dei due autori ci permette di mettere in chiaro rilievo la nota tipica di entrambi: la tendenza « vitalistica », sintetizzatrice, la fortissima tensione che ben conosciamo nello stile del filosofo di Efeso; il tono più analitico e pacato di Melisso, che ragiona su ciò che è, non ne scopre e quasi rivive nelle sue parole l'essenza, anche quando ripete costruzioni e vocaboli eraclitei. Basti un esempio particolarmente significativo, che quasi può essere simbolo della differenza essenziale tra gli scrittori ionici e dorici, fra la potenza immaginativa dei primi e il rigore logico e astratto dei secondi: Eraclito, fr. 126 già citato: ta puzoa Veoetai, Veopudv yóyeral, dyedy avalverar, xappadéov votitetat; Melisso fr. 8, 3: yiveadar, nai to poyody doxei dè muir tó Beoudoy xal td axAnoov TE Vepuor puyoor uaddaxov xai td palbaxòv cxAnoòv xal to Chov dnodynoxey nai dx un C&@vtoc yiveodaı ecc. Nella frase di Eraclito agisce la stessa realtà; in Melisso troviamo la più modesta constatazione di un osservatore: doxei dé Nut. Pur nella disposizione chiasmatica, la sinteticità eraclitea è del tutto perduta in Melisso: al plurale iniziale più concreto è sostituito l'aggettivo singolare, reso astratto; al posto GAN’ Eyor dv melgara mods GAAnAa. Da notare perd nel fr. 7, costruito sempre secondo gli schemi suddetti, alcune forme espressive che dànno al periodo una certa vivacità e intensità sconosciute a Zenone: tali per esempio il muta- (°°) Il rapporto cronologico fra le dottrine eleatica ed eraclitea è stato oggetto di ripetute discussioni; per es. il REINHARDT, op, cit., p. 203 sg. era convinto della posteriorità di Eraclito rispetto a Parmenide, del problema fisico rispetto a quello logico. La sua dimostrazione non sembra convincente, ma co(95) Per i rapporti che legano il pensiero dei due filosofi cfr. G. CALO- GERO, Op. Cil., p. 157 sg. (97) Cfr. G. CALOGERO, op. cit., p. 57 sg. e specialmente 60 e 76. (98) I frammenti sono raccolti sempre nel Diels I, p. 268 sg.; edizione recentissima è quella a cura Paris, 1955. munque ai nostri scopi non interessa tanto la esatta successione cronologica degli autori singoli quanto la considerazione del diverso modo nel quale di J. ZAFIROPULO, Meloood epi picews, essi hanno risolto i loro problemi stilistici; questa del resto sembra offrire quasi spontaneamente le prove della posteriorità di Melisso rispetto ad Eraclito.

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del verbo intensamente significativo di Eraclito si trova in Melisso il copulativo generico accompagnato dall'aggettivo, ripetuto pure in fine del periodo, invece dell’asindeto c'è il polisindeto; la costruzione di tipo circolare alla quale Eraclito (cfr. il fr. 36 citato a p. 118) talvolta ricorre perché in essa rivive quasi il pro‘ cesso della realtà, corrisponde qui al giro del ragionamento che, enunciata la tesi all’inizio, dopo la esclusione di tutte le obiezioni, ripete come conclusione il suo assunto iniziale: ueyıoror ev odv omueioy odtog 6 Aoyos dt Ev uovov doriv: atag xai táde onpeia’ el yag.... ecc.; ovroc ody, ei mola ein, toradta yon Elvat olóv neo TO &v. Da notare infine come anche in Melisso si trovino le formule fisse del linguaggio della dimostrazione matematica alle quali gia si è accennato a proposito di Zenone: ávdyxy o ävayxaïor seguiti dall'infinito, ovußaiveı coll'infinito, corrispondente al latino consequitur ut (100), dglov dre (101) e i soliti passaggi ei yao dv, ov yao dv, odroc odv ecc. rezza analitica che contraddistingue la loro lingua, troviamo costituito, come abbiamo notato, un vero e proprio formulario della dimostrazione, oltre a uno schema di ragionamento costante e rigoroso: in quale misura la prosa di tipo dialettico degli Eleati è debitrice alla prosa scientifica, che doveva essersi costituita nei circoli pitagorici? Non lo sapremo mai con esattezza, poiché i Pitagorici più antichi non ci hanno lasciato testimonianze scritte e del resto sono problematici anche i rapporti di pensiero tra le due scuole (192), ma è ovvio pensare che i procedimenti e lo stile della speculazione scientifica dei Pitagorici non siano rimasti ignoti ai pensatori eleatici, che vissero e operarono in ambiente geograficamente vicino e in campo affine al loro, in un momento nel quale scienze particolari e cosmologia erano così strettamente congiunte da apparire del tutto indissolubili. Insomma la prosa degli Eleati, che tanta importanza ebbe per lo sviluppo della successiva dialettica, continua da una parte la poesia ionica già trasformata ai suoi scopi da Parmenide, dall’altra dovette risen- Rimane da considerare il problema dell'origine di questo tipo tire profondamente dell'influsso della lingua scientifica pitagorica, di prosa ragionativa, che troviamo formata presso gli scrittori supposizioni: quello che é certo é che la formazione della prosa che corrispondeva del resto esattamente ai metodi della confutazione dialettica e al suo bisogno di analitica chiarezza (19). Questa supposizione può forse essere appoggiata indirettamente dall'esame di qualche frammento dei secondi Pitagorici, fra i quali dialettica fu fenomeno complesso, al quale contribuirono elementi Filolao è contemporaneo o di poco posteriore a Zenone. di scuola eleatica, nelle forme del dialetto ionico, ma con spirito tanto nuovo e diverso. Esso é praticamente insolubile se non per molteplici, primo fra tutti, naturalmente, la forma stessa del pen- La indipendenza del moto culturale pitagorico si manifesta tra l'altro esteriormente, come già si è accennato, attraverso siero dei filosofi eleatici. Si sono notati i continui reciproci contatti fra la cultura della Magna Grecia e quella della Jonia, che fra Valtro diede a Parmenide la lingua e il formulario dell'epica, a tutti i filosofi della sua scuola il dialetto. Nella stessa poesia di Parmenide ritornano perd inoltre con una certa insistenza gli schemi di quel ragionamento l'adozione di un dialetto composito nel quale prevale l’elemento dorico, ma che è difficile ricostruire con esattezza, perché i frammenti nei quali è testimoniato sono stati profondamente alterati nel corso della tradizione manoscritta (1%), Ai nostri scopi importa notare qui come l’uso del dialetto dorico sia segno di una tradiper assurdo (cfr. p. 123), che è tipico della dimostrazione matematica. In Zenone e in Melisso, anche a prescindere dalla chia- (102) Y, K. REINHARDT, Parmenides cit., p. 231 sg.; G. CALOGERO, Studi cit., p. 115 sg. stotele, è usata per la prima volta in questo senso astratto (almeno nei (103) Per i contatti di pensiero fra Parmenide e il pitagorismo, cfr. ZELLER-MONDOLFO, op. cit., pp. 599 sgg., 651 sgg.: fra Zenone e il pitagorismo R. MoxpoLro, La polemica di Zenone di Elea contro il movimento, « Riv. frammenti che ci sono pervenuti) da Melisso; cfr. il lessico del Diels e Lrpdi filol. », 1927, p. 436.sg. (1%) L'espressione, che avrà poi larga fortuna presso Platone e Ari- DEL-SCOTT 8, v. i (101) Cfr. il lessico del Diels sotto le rispettive voci. (1%) Cfr. A. Tuums-E. KriecKERS, Handbuch der griechischen Dialekte, Heidelberg, 1932, p. 101 sg.

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zione interna della scuola pitagorica, la quale insieme alle dottrine scientifiche e ai precetti morali, dovette elaborare una particolare forma per esprimerli, Ora, a parte le caratteristiche dialettali, lo stile dei secondi Pitagorici presenta notevoli rassomiglianze con squello dei filosofi eleatici sopra esaminati, sia nella monotonia delle formule, sia nella chiarezza analitica e nella successione rigorosamente logica delle proposizioni, legate fra loro da congiunzioni sempre corrispondenti al rapporto di senso richiesto dal ragionamento. Anche quando non trattano delle questioni matematiche nelle quali erano particolarmente versati, i Pitagorici ne adattano il formulario ad argomenti più generali: ecco ad esempio il fr. 2 di Filolao (1%), tratto dalla sua opera /7sgl xéouov: avdyxa tà édvta eluev ndvra N regalvovra Y úxeiga 7 rreoalvovrá te “ai äneıpa; esso si apre con la enunciazione della tesi in forma dilemmatica, cui per maggiore chiarezza è aggiunta l’affermazione dell'impossibilitá del suo contrario: dea de udvov < 7} neoalvovra uovov > où xa ein. | Seguono la frase causale (éze/, come si conviene alla tendenza all’astrazione propria di questa lingua, non ha qui traccia del suo valore temporale ma indica esclusivamente il rapporto causale) (1%), e l’enunciazione della conseguenza generale e delle successive parziali derivanti dalle premesse constatate: éxel rolvov palvetas ott’ éx negawovıwv martuv édrta oi’ ¿E dnelgwv advtwr, dijlor tápa dti Ex negawörrwv te xal arelowv 6 te xdouos xal tà Èv aúrós ovvagudxdn. dnlot de xal tà Ev toig Égyoic. ta uEv yao aUTÓv éx ne- (15) Secondo. una tradizione antica, messa più volte in dubbio, Filolao fu il primo dei Pitagorici che compose un’opera scritta. L'autenticità dei frammenti pervenuti è stata più volte discussa, ma pare a torto; cfr. ZELoœuvévroy nrepaivorti, rà È’ Èx nregamwövrov TE nai dnelowy negaivorti TE xal où nepaivorri, ta Ó ¿E anelowy Äneıpa pavéovtat. I frammenti pervenuti sono relativamente numerosi, ma le osservazioni che essi suggeriscono sono sempre le stesse: nel numero 6 Diels per es. possiamo notare la formula introduttiva (Ileoi dè púcios xal águovias dde Exe), la presenza di astratti come éoré (che si alterna con la forma ionica odcia, se è esatta la lezione del frammento 11) (19), yr@os ecc., l'insistenza sugli stessi concetti, svolti in lunghi periodi per amore di chiarezza: à uév éoto) thy neayuarav aldioc ¿ova xal adta pév à quo Delay ya xai ov avdowalvnr evdéyerar yrdow niéov ya 7} dti ody oldy + iv oder av édvtwv xal yıyywordusvov ip’ âudy yevéoÿa (la perifrasi è più astratta del verbo semplice) un ¿xagzovcas tds gotods thy noapydtwr, éE dy ovvéota 6 xdopog xai tav meoaLvovitwv xai av árnelgwv ecc. Nel fr. 11 Diels sono esposte le proprietà quasi divine del numero: ma anche qui prevale esclusivo il tono piuttosto freddo della constatazione e il cumulo degli aggettivi non dà intensità all'esposizione ma la rende piuttosto pesante e monotona: Vempeiv dei ta Zoya xal Tv ovoiar TH aovdud xarrav övvanın Gris éoriv Er To dexdds- peydia yao xal navreing xai rav tospyós xal Beiw xal odpaviw Biw nai dvdownivw agya xal dyeudv xowwvotoa.... Ovvauis xal tic dexddoc. dvev ds toúras mart’ arena xai dónla xai apariîj. yrwpixà yao à quos à TH dorduò xal fyeuovixà xal didaczalixà TG ánopovuévo navrös xai ayvoovuévo nayti ecc. Con Archita di Taranto, il pitagorico col quale vogliamo chiudere questa nostra prima rassegna, siamo ormai ai tempi di Platone; egli fu uno scienziato dai vasti interessi, ben noto nell’antichità per l'importanza dei suoi studi e delle sue scoperte e per LER-MONDOLFO, op. cit., p. 367 8g.; SOHMID-STAEHLIN, op. cit., p. 739 e il volume recente a cura di A, MADDALENA, I Pitagorici, Bari, 1954. ' la severità dei suoi precetti morali. L'esame dei suoi frammenti (1%) Confronta invece il significato della congiunzione nei frammenti di Carone (p. 96) e Ferecide di Siro (p. 103); ricerche monografiche sulle sinnella costruzione sintattica per aggiunte successive (che non corrigole forme sintattiche potrebbero probabilmente confermare con evidenza le conclusioni di questo lavoro; in uno studio di insieme come questo siamo costretti ad accontentarci di cenni, anche perché occorrerebbe tener calcolo della tradizione poetica e questo ci porterebbe troppo lontano. Confronta, per un caso particolare, le conclusioni suggerite dall’uso e dalla diffusione dell’infinito imperativale nel breve studio che ho pubblicato in «Atti dell’Accademia dei Lincei», 1955, p. 410 sgg. ci dice come fosse ormai costituito presso i Pitagorici — nel lessico, sponde qui, come presso i logografi ionici (108), agli elementi successivi della percezione, bensì al progresso logicamente misurato della dimostrazione) nel tono uguale e chiaro, in genere astratto e poco (107) Nel loro senso astratto entrambe le forme del termine sembrano essere state usate prevalentemente e forse per la prima volta dai filosofi dell’Italia meridionale; v. il lessico del Diels s. v. (108) Cfr. p. 96.:

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personale — un vero e proprio stile scientifico (1%), soggetto forse a minori variazioni che non le altre forme dell’espressione lette- "raria, una volta che ebbe raggiunto la capacità di chiarezza e di astrazione che era necessaria ai suoi scopi. Basti ormai citare un “spasso di una certa estensione, nel quale questi caratteri sono chiaramente esemplificati accanto a una disinvoltura nuova, a un ormai maturo dominio dei mezzi espressivi (da notare per es. l’inciso oid évtt): fr. 1 Diels: xaddz por doxodvri tol zepi tà uaÿmuata drayvopevar xai ovdev dtonov dedos adtovc, old Evrı, regi éxdotwv poovéew * regi yao TAC raw Shwv púcios xad@s drayvóvres, Euellov nai neoi tov xatà péooc, ola Errı, xalóc oysiodas. Alla premessa più generale segue la trattazione ordinata dei singoli campi ai quali la conoscenza matematica è utile, e sempre a ogni tesi segue la relativa dimostrazione illustrata con molteplici esempi presentati in proposizioni costruite parallelamente: tavra yog tà padipata doxoovii Nuev adedped * regi yao ádelpea Ta tH Övros apuriora dvo eldea tay Gvaorpopar yer. nparov pér ody éoxéyarto dti où dvvatov Éoti Quer pópo» un yernBeloas nAnyds tivo not lala. aiayav 6’ Èpav ylveodaı ôxxa ecc. Da notare in particolare come la ripresa dello stesso vocabolo in proposizioni successive risponda qui alle esigenze della formula dimostrativa, e non sia più, come presso i narratori ionici, mezzo elementare esatte e all’astrazione, meno poetici i Dori, creatori della lingua formulare giuridica (11°), come dello schema del ragionamento scientifico (111), In Attica le condizioni generali di cultura sono nell’età più antica alquanto arretrate; la prosa appare più strettamente legata alla poesia di carattere gnomico e didascalico e non si sviluppa con caratteri propri. La forma prosastica ha origini diverse: può rispondere a intendimenti pratici di informazione e descrizione (logografi jonici) ed appare allora più semplice ed elementare; si arricchisce cogli spunti della narrativa popolare e adotta via via col progredire e l’approfondirsi del pensiero schemi sintattici più complessi ma sempre elastici, capaci di una certa varietà di significati (11°); sorge indipendentemente, anzi, come abbiamo visto, quasi in contrasto con la poesia (Ecateo ed Eraclito) ma ad essa inevitabilmente ricorre sia quando vuole innalzare il suo tono sia quando spontaneamente si fa più concitata e commossa. Inoltre — e per questa via essa compie i suoi progressi essenziali — la forma prosastica può servire ai fini della speculazione (Anassimandro, Eraclito, Zenone, ecc.), sempre in contrasto con la cultura tradizionale, che aveva usato esclusivamente la forma poetica. A seconda della natura e delle tendenze dei singoli autori assume allora caratteri particolari: nella Jonia non rifugge dalle immagini, trae profitto dalla libertà nella disposizione dei vocadi legamento sintattico. boli che contraddistingue la lingua greca, costruisce per giustap* * xk posizioni successive o per antitesi con una immediatezza rispon- L’esame cosi compiuto dei primordi della prosa nelle forme dente ai procedimenti di un pensiero che con termine anacronidiverse che essa ha assunto nelle singole regioni della Grecia ci stico si potrebbe chiamare induttivo. Dall’osservazione della realtà permette di raccogliere qualche conclusione sia generale sia di sensibile nasce insomma insieme alle teorie scientifico-filosofiche carattere più specifico. dei pensatori ionici la prosa mossa e vivace che le esprime. La civiltà delle varie stirpi greche si sviluppa attraverso con- Al tono ancora eminentemente descrittivo dei filosofi più antinue interferenze e stretti rapporti reciproci. che non rendono però irriconoscibili i caratteri di fondo che contraddistinguono ciascuna di esse: più fantasiosi, ricchi di immaginativa, portati alla concretezza gli Joni; piuttosto speculatori, tendenti alle scienze (29) Cfr. il mio articolo sulla lingua delle iscrizioni citato a p. 90. (11!) Ciò non significa, bene inteso, che gli Joni non abbiano avuto una loro lingua scientifica, ma soltanto che le sue formule come del resto quelle della lingua giuridica sono meno rigide e precise che non presso gli scrittori (19) Sulla autenticità del /7eoì vóuw xai dixaoodvac attribuito ad Archita, v. A. DELATTE, Essais sur la politique pythagoricienne, Liége-Paris, 1922, p. 71 sg., che contiene pure importanti osservazioni sul dialetto e sul vocabolario dei testi pitagorici. dorici, non rifuggono dalla concretezza delle immagini e si avvicinano così di più alla poesia. (112) V. per es. il valore temporale-causale di &ç, Enel, ènaô; l’uso variabile dei tempi e dei modi, ecc.

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tichi si contrappone quello personalissimo di Eraclito. Il filosofo di Efeso si esprime per aforismi solenni, oracolari, attingendo i * suoi mezzi alle fonti più varie, ma trasformandoli in sintesi nuova, specchio di un pensiero fortemente originale che giunge a realiz”,zazioni formali nel loro genere compiute e perfette. Le immagini e il giro stesso della frase continuano ad essere ispirati alla realtà sensibile, tendendo però a individuare quasi attraverso a un lavorio di scavo sempre più profondo, l’intima verità di cui le apparenze sono espressione. Per la prima volta troviamo usati nella prosa di Eraclito - ma non si tratta ancora di un uso voluto e consapevole — i mezzi tecnici che la retorica posteriore farà oggetto della sua analisi e del suo insegnamento. L'influenza della prosa di Eraclito, appunto per la ricchezza di mezzi che la contraddistingue, si esercita in direzioni diverse; essa potrà offrire il modello allo stile sentenzioso della zagoıuia, della yroun, che nella sua brevità efficace si accompagna (per esempio nella prosa del Corpus Hippocraticum) alla forma più facile e fresca della relazione o della descrizione, a costituire gli aspetti principali della prosa scientifica ionica (113). D'altra parte con le sue antitesi, gli zeugmi, le ellissi, i parallelismi che si susseguono quasi a segnare: le impazienze e le distensioni del pensiero, sarà fonte importante per i creatori della prosa d’arte, i cui presupposti si possono dunque riconoscere chiaramente nella prosa ionica che abbiamo studiato, sia nella potenza fantastica che in essa si accompagna alla speculazione, sia nei modi con i quali il pensiero trova la sua espressione efficace ed energica. Quale fondatore della dialettica Aristotele cita Zenone; le forme più ardue del ragionamento astratto cercano e trovano la loro espressione ad opera dei pensatori eleatici, i quali probabilmente usufruirono a loro volta del modello della lingua scientifica dei Pitagorici. Negli scritti di questi autori non troviamo né la freschezza spontanea dell'esposizione storico-naturalistica ionica, tutta rivolta alla descrizione del mondo esterno, né la profondità di Eraclito, che di questo mondo indaga il senso e i processi reconditi. Al di lá delle apparenze essi cercano l’essenza della realtà: l’immagine è secondo loro sensibile e quindi ingannevole, il ragiona(113) Cfr. J. MEWALDT in « Gnomon », 1927, p. 129 sg. mento deve essere valido in sé, non si può permettere nei passaggi salti o lacune, pena l'errore. Da qui il carattere uniforme e severamente scientifico della prosa eleatica, che mira soprattutto a « dimostrare », parte cioè con metodo essenzialmente deduttivo da una constatazione generale, frutto di puro ragionamento, che applica nelle sue conseguenze particolari, ricorrendo a ogni mezzo che permetta di evitare l'errore dei sensi. Un tipo siffatto di prosa tende a distaccarsi sempre più nettamente dalla poesia, dalla quale pure (Parmenide) aveva avuto origine e a rinunciare per amore di chiarezza scientifica a ogni ornamento formale; essa esercita però per altra via una funzione importante nello sviluppo generale della prosa greca, in quanto fornisce agli scrittori successivi le formule e gli schemi sintattici minuziosamente esatti e precisi, adatti ad esprimere ogni sfumatura del pensiero. Inoltre — e il fatto merita particolare rilievo — risale proprio ai primi pensatori della Magna Grecia il concetto dal quale nascerà la consapevolezza dell'autonomia del linguaggio: se il ragionamento, seguendo schemi determinati, riesce più sicuro ed efficace, la parola vale in se stessa, costituisce una categoria indipendente; la forma del ragionamento dialettico è presupposto al sorgere dell’arte retorica, che per concorde testimonianza degli antichi ebbe le sue origini appunto nell’Italia meridionale, favorita probabilmente da tendenze native della popolazione; lo studio degli sviluppi successivi della prosa potrà indicare le vie per le quali, nata da questi principî, essa si distaccò fino a costituire una scienza a sé stante. I principali filoni di prosa che si sono così individuati resteranno ben riconoscibili pur attraverso le continue interferenze reciproche, nell'opera di scrittori come Erodoto e Gorgia, che in modi diversi tanto validamente influirono sulla creazione della grande prosa classica dell’etä attica. Prima di accingersi a studiare i caratteri del loro stile sarà però opportuno’ soffermarsi ancora un poco sulla lingua di altre personalità di rilievo che contribuirono in vario modo e misura all’ulteriore svolgimento della prosa: Anassagora e Democrito fra i filosofi, gli scrittori più antichi del Corpus Hippocraticum quali rappresentanti di una delle forme dello stile scientifico ionico, CARLA SCHICK. Schick C., Studi sui primordi della prosa greca : AGI XL 1955 89-135. | Caractéristiques des premiers narrateurs ioniens et attiques : la fable, Hécatée, Charon de Lampsaque, Xanthus de Sardes, Acusilaus d’Argos, Phérécyde d'Athénes. La prose mythologico-philosophique : Phérécyde de Syros. Les antécédents de la prose d'art chez les philosophes ioniens : Anaximandre, | Anaximène, Héraclite. Les antécédents de la prose scientifique et rhétorique | chez les philosophes de Grande-Grèce : Alcméon, Zénon, Mélissus, Philolaus, “'Archytas.