Appunti di Lettura

Author
Carlini, A.
Published in
Maia
Year
1969
Subject
FRAGMENT
Language
Italiano
Category
B8 Tabula Cebetis
Archive number
3365

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SACS APPUNTI DI LETTURA L’edizione del florilegio gnomologico fiorentino curata dal compianto Vittorio Bartoletti (1) ha richiamato l’attenzione su un interessante frammento di Antifane, gia noto da Stobeo (2). Si tratta del nr. 12 (= II fr. 257 Kock): *Avtiptivous Offuor thus, we Adınov Stfav] 1) wer túyr, Retry tivos Tv raklın). 6 SE tporo; piva. A me sembra che in questi due versi (di chiaro significato letterale) (3) si possa sorprendere uno spunto di parodia filosofica; ma direi di amara parodia filosofica. Il commediografo qui allude, a mio giudizio, al famoso precetto di probabile origine pitagorica (che si legge in Platone, 4pol, 28 dé sgg.) secondo cui l'uomo non deve mai abbandonare, neppure a rischio della vita, il posto che gli è stato assegnato dalla divinità, ma deve affrontare con animo fermo, come fosse sul campo di battaglia, tutte le avversità. Socrate nel lungo citato dell’.Apologia cosi si esprime: où &v tic Éxutóv rain Nmodpevo: Pédricrov elva, i br úpyovros taydii, Evravda Sei, (0: Euoi Soxel, pivovra vivduventen. urdev Hroroyılöpevov unte Vavatov une GAO undiv po Tot aloyood (4). La vita è vista da Socrate come una milizia; ognuno presta il suo servizio in una ggoved agli ordini del ppotpæpyos (cioè dio) e non deve indietreggiare neppure di fronte alla morte (5). L'espressione Aeímew rijv tétiv usara da Antifane, chiaramente tratta dal linguaggio militare (6), si ritrova nello stesso contesto anche in Platone (28 dio sgg.): tym oùv Serva dv eirv elpyaopévos. a úvipes 'Adyvaior. el Ore pév pe of &pyovteg Erattov, oi; iwets siheoile doyew wor, xai Ev Ioredaia mai Ev "Augınada xxi Eri Amd. core piv où Éxetvou *) Questo articolo ha fatto parte della miscellanea dattiloscritta Omaggio a Eduard Fraenkel per î suoi ottant'anni. Contributo di allievi dei suoi seminari di Pisa, Bari e Roma, riprodotta (Roma 1968) in numero limitato di copie e fuori commercio. (1) Frammenti di un florilegio gnomologico in un papiro fiorentino, « Atti dell'XI Congresso internazionale di Papirologia », Milano 1066, pp. 1 ss. (2) Anthol. IV 43, 4. (3) Al v. 2 Xeirn del pap. è molto probabilmente puro errore itacistico per Alry (che si legge in Stobeo ed è corretto); sono numerosi e vistosi nel papiro del florilegio gnomologico errori del genere (es. nr. 8, 3 evoc® per cote e tel per n). (4) Per il significato di questo passo, cfr. È. WoLFr, Plates Apologie, « Neue Philologische Untersuchungen » 6, Berlin 1920, pp. 35 ss. (5) Per il motivo della gpovpa cfr. Plat., Phaed. 62 b2 ss.; questo passo del Fedone è stato ben illustrate, in rapporto ad Apol. 28 dé ss., da E. KósTERMANN, Sfatio principis. « Philologus » 87 (1932), p. 431 e n. 36. (6) Raccolta di passi in Liddell-Scott Jones s.v. tó 1, 5.

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ELQTIUY . E EUEVOY ” ; WoTep + Xxal a &AAOS tis « xai DI , Extvdvvevov Anodameiv, tot Si Prot accra 05 byw in te xxi UréAaPor, puosopoûüvtra ue Seiv Liv wal Eterútovra qa Hi “ee Evratia Se popndeis i) Üdvarov Y GA Orio L'intento polemico di Antifane per me è chiaro: l'uumo, rpaypa per combatte vittoriosamente le avversità della vita, deve avere al suo fianco come all à la la túzn; se questa, invece, lascia il campo per volgersi ad altri, a nulla _ : che l’uomo resti al suo posto con animo fermo ed incrollabile: sarà espos “+ colpi più duri e dovrà soccombere (7). | Posto ai Nella Commedia di mezzo sono frequenti le allusioni polemiche ai Pits rici e a Platone (8); Antifane in particolare, nei Sepolcri e nel Corico deride apertamente i Pitagorici per il loro cibarsi di vegetali (9); nel nostro caso Pato Hisione è più coperta e sottile. Escluderei una pura intenzione monton! : ! intunazione dei due versi sembra, se mai, pessimistica, anche se, trattaı dos di un frammento, non si pud dire quale luce ricewessero dal sontesto u Nell’ d duersus Colotem, Plutarco si assume il compito di discutere critic: mente il contenuto dello scritto di Colote repi sot Sri xarú tà tiv ¿Amo vo 5 = i Sóyuara ode Liv Eotiv e di difendere i filosofi da Ini attaccati come res n bili di avere introdotto teorie dissolvitrici della vita. Colote nella sua AS È aie mica filosofica aveva deriso Socrate rimproverandogli il suo pe he aan a r se stesso, il suo vano ricercare che cos'è l'uomo (Adv. Col. 1118c2- 5); Plutarco. | provero da lui mosso a Socrate dovrebbe essere rivolto anche ad Epicuro che a piú riprese si occupa del pro blema, certo complesso e di difficile soluzione, regi ovolaz Ywyñg ai tod ane » ts MATRA (10) (do. Col. 1118c6ss.). Porsi con Socrate la domanda: «Che re sono io? Unione di anima e corpo? Anima che si serve del corpo? = cosi rm non significa dissolvere la vita (dvxigeiv tov Blov), ma eliminare pa mai dalla vita la sciocchezza e la superbia (Adv. Col. 1119 a-b). o “vw Il commento del Westman all’ Adversus Colotem (11) tace in proposito, ma a me sembra molto probabile che nella confutazione di Colote Plutarco abbia qui tenuto presente soprattutto un dialogo del corpus platonico, l'Alci : (7) Per il rapporto [M-TOÓTOS nella commedia túzn-toóroz nedia didi Menandro, cfr. A. Banie i forio 1965, o, Di 4 tale di Menandro, «Lezioni Augusto Rostagni + RIGAZZI, La formazione spirituale 953 vo fr. 33 a T. B, L, A9 di | zioni Let W EBSTER, E studies Studies i Later Greek Comedy, Manchester in rammenti dei Sepolcrii e del Corico e sono riediti : > ed i illustrat ed Pi orici, Testimonianze e frammenti, a cura di Maria Timpanaro Saale iinban iit Atai anne 1964, pp. 374 ss. Un elenco dei frammenti di Antifane che ridicolizzano pia aa a si può vedere in P. S. Dunkin, Post-Aristocena y, « XXXI, Illinois Studies inin Language ë and Literature i 1 » | vol. XXXI, Pig o) per 11) a R. 275 Appunti di lettura Antonio Carlini me fr. 314 Usener, WESTMAN, a Piutarch gegen 2 tes. Seine Seine Schrif Kolotes. schrift « Adversus Colo. zen Holsingiors +: ras iliche Quelle, « Acta Philosophica Fennica », fase. VII, biade I (12). Il problema centrale dell" 4lc. J, come dice anche il sottotitoio del dialogo, è la ploız ävüpwmou; l'autore, prendendo l'avvio dall’ammonimento dell'oracolo di Delfi « Conosci te stesso », cerca di dare risposta proprio alla domanda « Che cos'è l'uomo? » (129 eg). Socrate, incalzando il suo interlocutore, di lo obbliga a respingere come falsa la definizione dell'uomo quale insiume si mo nell’uo l’anima che invece cere riconos a e ss.) a8 (130 anima e di corpo enza, consegu di serve del corpo e domina il corpo (129 ef! ss.), che l'uomo, re veranull'altro può essere che anima (130 C1 ss.), che l'uomo, se vuol conosce hanno quale nella nima dell'a parte quella in re mente se stesso, deve guarda ne che dà sede il conoscere e il pensare (133 b7 ss.). Ora, nella esemplificazio gomendell'ar gradini Plutarco (1119 a4 ss.) si riconoscono precisamente i vari all’ape propon solito, modo al , tazione di Socrate, cioè le definizioni che Socrate provazione o al rifiuto del suo interlocutore. Ale. I 129 €9 SS. Adv, Col. 1119 a3 SS. cor, ths div oÎitog 6 Eyw Tuyyavw; 129 e 9 Ti rot’ ofv è avigmwrozi móvepov Ms xpñud TL pepiypévov Ex TE THE 130 a 9 yuyiv À avr À cuvapporspov. <0 60V tovto. buyiis 22 tod oopxtos. pandoy À yur (13) TH copari XPOUÉVN, 130 a IH odv Go Te ypira atto (scil. 19 court) À Puy; xalórep immevz ang Immo XPOHEVOS, ot ro ¿E Urnou xxi avdede: im Vuyñs TÔ xupidtatov, @ POOYOUUEY xxi Aoyılöpedz xai TPÉTTOHEV, ÉXAGTOS jay Bort, Ta SE Rond mai Wryiig piera révrx nai odpatos dpyava tig TMÜTOU dvvdpewsi ~ 133 1-6 XQ. "Exopes oty elxeiv Ott tou ss us Deröregov (14) $ Tubro. mepi tO eldevaı te wai qrovsiv Form: AA. Ovz éyouer. TQ. T@ trip dex TOUT ÉOLAEV avriz, wal mis sic toto PAEmov... otto xxl ExvTOV av yvoir, pairota. N TO TAQUTAV OVX tomo ovola Gryñç aA. atts tH omua xexpapévov Eoymxe Thy Tod Ppoveiv nel Env Suva; p. 66) richiama generica(12) Il Westman (of. cit. alla nota precedente,parte dell'accusa di Colote seconda la per e, 1 6, IV Memor. Xenoph. mente 229 e. Il problema Phaedr. Plat. cita eidein) (ainòv) aros a Socrate (örı und’ per me questo risolto, amente pacific ancora dell’autenticità dell' Ale. J non è a patto che vengano espunte alcune dialogo pud essere considerato genuino solo 34 battute di netto stampo neoplatonico (cfr, « Studi Ital. di Filol. class.» ss.). 168 pp. (19631, (13) Alla luce del confronto con I'd le, T il testo tradito appare senz'altro di E. Bignone (Note di critica accettabile; non felice è la correzione congetttourale izione Comita per la preparazione dell'ed e di esegesi del testo, « Bollettino del e 1 pàX\0v fasc. 3 (1942), P- 174) che propon63 nazionale dei Classici greci e latini », nte Per me anche XEGUR TU à dî per suggestione del precede mz »oüpadea.Meziria r e corretto in Ovtws Bachet da espunto stato è (og è insospettabile Goxzy (vav8uveteu roi b3. 66 Phaed. Plat. in es., p. come, da Bury): 43 va inteso Ware GTPARGS Tg *TA.). (14) Orudrepov è la lezione di PTW che,si contrappone a voep@tepov di

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Axtonio Carlini Appunti di lettura Solo l’ultima alternativa che si pone Plutarco (1119 aro-b2 Î) td TAPÁTAV obx Earıv odola pryis “AA AITO TO ama xexpauévov fox mxe tiv TOU ppaveiv xai Sn ötvzwıv;) non ha riscontro nell’4/c. I: in questo dialogo infatti non è neppure presa in considerazione la possibilità che l’anima, priva di una propria ovoiz, debba al corpo la «capacità di pensare e di vivere ». Per questo passo di l'lutarco sono già stati indicati dal Pohlenz e dal Westman i «loci similes » (1 5). L'eco dell’Alc. J può essere colto, secondo me, anche in singole espressioni dei capp. 20-21 (1118 c-1119 a) dell’4dv. Col. Non sembra casuale l'insistenza con cui Plutarco usa il comparativo e il superlativo di xúpuos ad indicare la superiorità dell'anima sul corpo e l'eccellenza, nell'anima, delle facoltà di pooveiv, Anylzeıy e rpúrtem sulle altre (1118 d5; 1118 ez; 1118 16; 111927): per l'autore dell Alc, (130 ds s.) non vi è nulla in noi uomini che sia xvgwòrepov (16) dell'anima. Un'altra reminiscenza dell’4/c. 7 si sorprende in Plutarco a 1118 eg-10: indagare sulla natura dell'anima appare of qabdiov olde básiov ovidi tov tuyovzagi il confronto può essere istituito con Alc. 1 129 a2-4 Mdézepov ulw di) Ogdiov Tuyydver zo ywovar Exvróv, zal tig iv patos è taito dvabeic cig Tov èv ITuttoi vedv, Y yxAerdv ti wal obyi mavtde (17); j Questa trama abbastanza fitta di corrispondenze tra Plutarco e l'4/c, alle altre. Sarebbe francamente più importante accertare che le argomentazioni svolte nell'Alc. J erano tenute presenti già da Colote nella sua polemica antisocratica. Non è facile risalire a Colote attraverso Plutarco « tentare di ricostruire i termini della critica dell'uno attraverso la replica dell'altro, ma a me paiono indicative le parole con le quali Plutarco introduce l'attacco polemico di Colote a Socrate: gavzet%er tov Sewxparnv Entobvra ti &vibowrròs gots (20). Questa è precisamente la questione capitale a cui Socrate tenta di dare risposta nell'Alc. I (129 eg): rt mor'obv à Uvfiporog. Solo con molta cautela però mi sentirei di affermare che già Colote teneva presente nel suo attacco a Socrate la discussione dell'A/c. I. Di Colote ci sono giunti resti di due scritti Contro il Liside di Platone e Contro l'Eutidemo di Platone (21); non farebbe meraviglia constatare che egli conosceva in modo approfondito anche l'A/c. / che indubbiamente al suo tempo valeva come dialogo genuinamente platonico. Su un'ipotesi non si può fondare alcuna costruzione; ma se la dipendenza di Colote dall’ dic. 1 fosse confermata da altri indizi o prove le conseguenze non sarcbbero del tutto trascurabili: la « fortuna» dell’Alc. / si accrescerebbe di una testimonianza tra le più antiche e le pit significative. J mi pare consenta di escludere una dipendenza anche parziale di Plutarco da altri autori, per esempio da Aristotele che pure svolge nel Protrettico il tema del corpo come organo al servizio dell'anima (18). Che Plutarco conoscesse e utilizzasse l’Alc. J era già accertato da diversi richiami più o meno espliciti a questo dialogo che si trovano sia nelle Vite che nei Moralia (19); questa testimonianza dunque non fa che aggiungersi BCD; il Cobet (Platonica 111. Ad Platonis qui fertur Alcibiadem priorem, « Mnemosyne» N. S. 2 [1874], pp. 382 s.) ha proposto, senza alcun riferimento al paso di Plutarco, la correzione xvpwrepov che indubbiamente ora appare suggestiva. (15) Cfr. l'apparato ad loc. dell'edizione Teubneriana dell’Adv. Col. (Plutarchi Moralia VI 2, recensuit et emendavit M. Pohlenz, editio altera quam curavit It. Westman, Lipsiac 1959, p. 147) e il lavoro critico-esegetico del Westman (cit. alla n. 11), pp. 286 s. (16) Il più recente studio critico su questo passo è quello di K. E. ALLEN, Note on Alcibiades I 129 br, « American Journal of Philology », 83, 2 (1962) p 188: l’Allen traduce xuptzegov «more determinative », — | | . .,(37) Naturalmente c'è qualche differenza di dettaglio: qavios in Platone è riferito a chi ha consacrato il motto nel tempio delfico; o¥8 tow trybvio; rende, anche se non proprio da vicino, oùyi navrdc. (18) Arist. Protr. fr. > 4 Walzer, Ross (= B 8 Düring); fr. 6 Walzer, Ross (= B 59 Düring). Non entro qui nella disputa circa l'originalità del fr. 4 W. R. che è stata vivacemente negata da W. G. Rabinowitz (Aristotle's Protrepticus and the Sources of its Reconstruction 1, « University of California Publications in Classica] Philology », vol. 16, 1, Berkeley and Los Angeles 1957, pp. 52 ss.): secondo lo studioso americano (pp. 62 ss.), Giamblico (Protr. 37, 3 ss. Pistelli) non restituisce il testo autentico del Protrettico di Aristotele, ma riproduce in una forma condensata proprio Alc. J 129 c ss, Per una messa a punto del problema relativo alla ricostruzione del Protrettico aristotelico, cfr. E. BERTI. La filosofia del primo Aristotele, « Università di Padova. Pubblicazioni della acoltà di Lettere e Filosofia», vol. XXXVIII, Padova 1062, PP. 453 Ss. (19) Un comodo elenco delle testimonianze platoniche di Plutarco si trova in W. C. HreLmBoLD-E. N. O” NEIL, Plutarch's Quotations, « Philological Monographs published by the American Philological Association », XIX, Baltimora 1959. Statistiche di frequenza delle testimonianze dei vari dialoghi in K. ZIEGLER, Plutarchos von Chairunera, P. W. XX. 1 (1951), col. 750 s. 277 *¢s8 Dopo la pubblicazione del pap. Vatic. gr. 11 contenente il regi quyüs di Favorino (22), molti studiosi si sono occupati del problema delle fonti di questo testo non privo di interesse, anche se privo di vera originalita; si segnalano i lavori di T. Antonini e di B. Hasler che hanno mostrato come Favorino per molti temi e motivi sia tributario di una tradizione antericre gia ben consolidata (23). In particolare per il motivo dell’esiliato che come un atleta scende in campo per lottare con i desideri delle cose che ha dovuto lasciare, patria, parenti e amici, onori e ricchezze, libertà (col. 4, 27-6, 12), $1 sono indicati precisi paralleli nella tradizione cinico-stoica: Diegene in Diugene Laerzio ITI 33 € 66, Dione Crisostomo VIII 15, Epitteto Dass. III 22 (241. Vorrei proporre un altro confronto, precisamente con un'operetta del sec. Id. C. che, per quanto sia nata molto probabilmente in ambiente nevpitagorico, è intessuta di molti motivi stoico-cinici: la Tabula di Ps. Cebete (25). (20) Per l'illustrazione di questo frammento di Colote, cir. R. WESTMAN, op. cit. (alla n. II), pp. 65 ss. (21) I frammenti di questi due scritti son» stati editi da W. CRONERT, Kolotes und Menedemos, « Studien zur Palaeographie und Papyruskunde » VI, Leipzig 1906 (rist. Amsterdam 1965), pp. 162 ss. (22) I! papiro Vaticano greco 11. I. PxPopivor regi pryij;, a cura di M. Norsa e G. Vitelli, « Studi e Testi» 53, Città del Vaticano 1931. (23) T. ANTONINI, Le fonti del regi quyñc di Favorino, « Rendiconti dell'Accademia dei Lincei », Cl. di scienze morali, storiche e filologiche, serie VI, 10 (1934), pp. 174 ss.; B. HASLER, Favorin, Ueber die Verbannung, Diss. Berlin 1935. Per un giudizio sul valore di questi due lavori, cfr. il commento di A. Barigazzi al mept quyñz (FAVORINO DI ARELATE, Opere, Introduzione, testo cri‘ tico e commento a cura di A. Barigazzi, Firenze, 1066, p. 354, n. I). (24) Altri luoghi simili sono citati nel commento del Barigazzi (cit. alla nota precedente), pp. 354 S. (25) Il più recente lavoro d'insieme sulla Tabula è la monografia di R. Jory, Le Tableau de Cébès et la philosophie religieuse, « Collection Latomus » LXI, Bruxelles-Berchem 1963. Per una discussique della tesi del Joly, cfr. + Studi Classici e Orientali » 12 (1963), pp. 164 55.

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Appunti di lettura Antonio Carlini Il sener nella sua illustrazione del quadro allegorico della vita umana (capp. 21-22) mustra all’hospes una donna di bell'aspetto che siede su un trons: questa donna - - spiega il senex — è 1’ Eddxiovix che premia con una corona l'uomo savio che giunge a lei, come fosse un vincitore degli agoni atletici (22, 1 WITEQ to"; vevixnxó7x3 robs ueylorous &yüvas). Alla domanda dell'interlocutore quali sian» questi agoni, il senex risponde (22, 2): Toic uryiotove xai za keyıora imola, & xpdtepov adrov xatfiotite nai Exódale xi Érairt Sovhoy xT. (26); quindi fa un elenco di questi fnptx che l’uomo virtuoso è riuscito a vincere: "Ayvota, Hidvos, Any, 'OBvguos, Pihapyupía, ’Axpaola. Secondo me, non ha molta rilievo il fatto che gli avversari di cui parla Favorino siano diversi rispetto a quelli di Cebete: ciò si spiega già con il diverso carattere delle due trattazioni, con il diverso intento dei due autori; è significativo invece che il premio riportato per la vittoria sia lo stesso nei due autori: l'ebbxuovix in Ps. Cebete (allegoricamente rappresentata, come si è visto), 1 evdatuovia in Favorino (6, 10 peydda yup ra GP A« mpóxerras eidarpoviac). Favorino precisa (6, 4) che l'aywy si svolge Ev tH ig dgerijc otadiy, non Ev Arovicor (scil. tep@), ma Av ‘Hoxxkgous; anche nella Tabula il tema del rövug (che è legato alia figura di Eracle) ha un certo rilievo: basta pensare alla descrizione della 279 wip ext TO tv rodMóv BSENS modo Exe FAdrtiv dvdo: aye abyog. 42AOTQUI yey TU Gira TAVIA mposipnpéva, fi TE matpic xa TA séxva xai Ovyyevera wat Gao, mai o di questo tema c la giustificazione del oúx tuù Goa pi) èr'ipot. Lo svolgimentelencati sono diversi in Favorino ein Ps. carattere ‘allotrio’ dei singoli termini larmente Cebete (30), ma le conclusioni, molto simili nei due autori, sono partico e degli cinici dei proprio ismo radical dal lontane nc appaio significative in quanto natali dei nobiltà alia ito attribu vo eccessi valore il na condan se o, stoici. Favorin vnzxrxggÖ Ja anche evitare da e agli onori in genere, afferma però con forza cheè dedeve e neppur ma sé, di troppe ere où di se stessi: l’uomo non deve presum are primersi (col. 19, 7-10). Ps. Cebete dice esplicitamente che tanto apprezz bene né come bene, quanto disprezzare come male ciò che in realtà non elanevita degli e turba male (come ricchezza, natali, fama, figli ecc.) sconvolge vero bene è il guovelv sola il visto, è si uomini (10, 1). Se per Ps. Cebete, come già 49) il ruola della 22, (col. no Favori in anche e il solo vero male è l'épooveiv, trascurabile; ha è non notv) etyvou della stesso, lo è fondo qodwnots (o, che in si può capire ma questo punto il testo di Favorino è sfigurato da una lacuna, use delle buon il sce garanti egualmente ciò che l’autore vuol dire: la gpévrow | strada che conduce alla vera Ilxideix, aspra, petrosa, piena di precipizi (15,2-3), che si può percorrere solo a prezzo di un costante siorzo (16. 3 xaprepijoau) (27). Ps. Non credo si possa parlare di una dipendenza diretta di Favorino da che fortuna grande la data cio ere esclud tro senz'al può si non se Cebete, anche I] significato filosofico della Tabula di Ps. Cebete è molto diverso rispetta a quello del De exilio, ma per certi aspetti le due opere sembrano nate in uno no (31); è più semplice pensare che i due autori indipe stesso clima culturale. 11 Barigazzi del reste ha ben mostrato che Favorine cose. Crisostomo e Luciaebbe la Tabula, testimoniata già da autori come Dione ndente mente abbiano elaborato temi e motivi tradizionali. per il suo nepi quyñs utilizza anche scholae che trattavano il tema dell'etfluuis ANTONIO CARLINI da diversi punti di vista ed ha messo in rilievo che gli scritti consolatori del tipo di questo sull’esilio discendono in ultima analisi dai Protrettici, la cui impostazione «era un’opposizione o subordinazione dei beni materiali a quelli dello spirito allo scopo di assicurare la felicità » (28). Che i punti di contatto tra Favorino e Ps. Cebete non siano casuali mi sembra provato da un'altra significativa concordanza. Nei capitoli 36-41 della Tabula (che hanno uno svolgimento autonomo), il senex si propone di dimostrare che 16 Liv, 70 tytatverv, 70 mAovteiv, To eúdoxiuriv, TO téxva elenca una serie di presunti beni che in realtà — dice — sono cose allotrie, indifferenti: Jldoúrov Sì mai upon Ev dvbporo: xxi yévoug xxl GElbuaros xai tio | (26) Il testo di questa battuta del sensa in Pz. Cebete ha richiamato l'attenzione critica di Giacomo Leopardi: cir. S. TIMPANARO, La filologia di Giacomo Leopardi, Firenze 1955, pp. 162 ss. e la discussione in « Studi Classici e Orientali » 12 (1963), pp. 181 s. (27) Il verbo xaQrepriv c'è anche in Favorino, col. 6, 10. Un altro confronto può essere fatto fra repi ouyis col. 5, 35-40 (dove i desideri delle cose forzatamente abbandonate dall'esiliato sono rappresentati nell'atto di saltare addosso all'anima per tentare di fiaccarla con le insidie dei lottatori) c Tabula 9. 1-2 (dove il senex illustra il particolare del quadro che raffigura l'’Axpaoia, l''Aomrla, l'’AmàArozix e la Kohaxelx intente ad assaltare [avarrSmot xxi auumdeFortuna). (28) Cfr. il commento di A. Baricazzi (cit, alla n. 23), pp 372s. | (29) Ps, Cebete aveva già accennato a questo tema al cap. 8, 4. \ op. cit. (alla n. 25), pp. 78 ss. ÉXEU, td wxdv xxl Goa todos: maparimora, che dai più sono considerati ayxità, in realtà sono OVE dyattà odre xxx (29) e conclude che il solo vero bene è 10 quovetv, il solo vero male è 70 dppoveiv. All’inizio del cap. XIX (col, 16, 30 ss.) Favorino xovrar #t/.] quanti hanno ricevute qualche bene dalla ritorna però nei due autori {30) Anche se con diversa accentuazione,deve far: di cose che, come ricsi che uso retto del il tema, del resto diffuso, sono piú ben: che mali (Favorıno chezza, onori e simili, per sé sono allotrie, non uu ac rn col. 22, 45 ss. = Ps. Cebete 39, 1 s5.). (31) La fortuna della Tabula nell antichità è stata studiata da R. Jory, Canuini A., Appunti di leltura : Maia XXI 1969 273-279. | Le fragm. 257 Kock d’Antiphane comporte une pointe d'amère parodie de la pensée de Socrate et Platon, ' Apol. 28d6 sqq. Une confrontation de’ !’Adv. Colotem 1119a3 sqq. avec le Premier Alcibiade 129e9 sqq. du corpus. platonicien démontre que Plutarque dépendait essentiellement: de ce texte ; il se pourrait . que Colotès ait utilisé également le Premier Alcibiadé dans sa polémique contre | Socrate. Le Ilept puy7g de Favorinus présente d’intéressants points de contact avec le Tableau de Ps.-Cébès. Plutôt qu’une dépendance directe, il est préférable d’admettre que les deux auteurs ont élaboré indépendamment des thèmes et des motifs traditionnels, SR i ict