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APPUNTI DI LETTURA
L’edizione del florilegio gnomologico
fiorentino
curata
dal
compianto
Vittorio Bartoletti (1) ha richiamato l’attenzione su un interessante frammento di Antifane, gia noto da Stobeo (2). Si tratta del nr. 12 (= II fr. 257
Kock):
*Avtiptivous
Offuor thus, we Adınov Stfav] 1) wer túyr,
Retry tivos Tv raklın). 6 SE tporo; piva.
A me sembra che in questi due versi (di chiaro significato letterale) (3)
si possa sorprendere uno spunto di parodia filosofica; ma direi di amara parodia filosofica. Il commediografo qui allude, a mio giudizio, al famoso precetto
di probabile origine pitagorica (che si legge in Platone, 4pol, 28 dé sgg.) secondo cui l'uomo non deve mai abbandonare, neppure a rischio della vita,
il posto che gli è stato assegnato dalla divinità, ma deve affrontare con animo
fermo, come fosse sul campo di battaglia, tutte le avversità. Socrate nel lungo
citato dell’.Apologia cosi si esprime: où &v tic Éxutóv rain Nmodpevo: Pédricrov
elva, i br úpyovros taydii, Evravda Sei, (0: Euoi Soxel, pivovra vivduventen. urdev
Hroroyılöpevov unte Vavatov une GAO undiv po Tot aloyood (4).
La vita è vista da Socrate come una milizia; ognuno presta il suo servizio
in una ggoved agli ordini del ppotpæpyos (cioè dio) e non deve indietreggiare
neppure di fronte alla morte (5). L'espressione Aeímew rijv tétiv usara da Antifane, chiaramente tratta dal linguaggio militare (6), si ritrova nello stesso
contesto anche in
Platone (28 dio sgg.): tym oùv Serva dv eirv elpyaopévos.
a úvipes 'Adyvaior. el Ore pév pe of &pyovteg Erattov, oi; iwets siheoile doyew
wor, xai Ev Ioredaia mai Ev "Augınada xxi Eri Amd. core piv où Éxetvou
*) Questo articolo ha fatto parte della miscellanea dattiloscritta Omaggio
a Eduard Fraenkel per î suoi ottant'anni. Contributo di allievi dei suoi seminari
di Pisa, Bari e Roma, riprodotta (Roma 1968) in numero limitato di copie e
fuori commercio.
(1) Frammenti di un florilegio gnomologico in un papiro fiorentino, « Atti
dell'XI Congresso internazionale di Papirologia », Milano 1066, pp. 1 ss.
(2) Anthol. IV 43, 4.
(3) Al v. 2 Xeirn del pap. è molto probabilmente puro errore itacistico
per Alry (che si legge in Stobeo ed è corretto); sono numerosi e vistosi nel papiro
del florilegio gnomologico errori del genere (es. nr. 8, 3 evoc® per cote e tel per n).
(4) Per il significato di questo passo, cfr. È.
WoLFr, Plates Apologie,
« Neue Philologische Untersuchungen » 6, Berlin 1920, pp. 35 ss.
(5) Per il motivo della gpovpa cfr. Plat., Phaed. 62 b2 ss.; questo passo del
Fedone è stato ben illustrate, in rapporto ad Apol. 28 dé ss., da E. KósTERMANN, Sfatio principis. « Philologus » 87 (1932), p. 431 e n. 36.
(6) Raccolta di passi in
Liddell-Scott Jones s.v. tó 1, 5.
Page 2
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.
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accra 05 byw in te xxi UréAaPor, puosopoûüvtra ue Seiv Liv
wal Eterútovra
qa Hi “ee
Evratia Se popndeis i) Üdvarov Y GA Orio
L'intento polemico di Antifane per me è chiaro: l'uumo,
rpaypa
per combatte
vittoriosamente le avversità della vita, deve avere al suo fianco come all à la
la túzn; se questa, invece, lascia il campo per volgersi ad altri, a nulla _ :
che l’uomo resti al suo posto con animo fermo ed incrollabile: sarà espos “+
colpi più duri e dovrà soccombere (7).
|
Posto ai
Nella Commedia di mezzo sono frequenti le allusioni polemiche ai Pits
rici e a Platone (8); Antifane in particolare, nei Sepolcri e nel Corico deride
apertamente i Pitagorici per il loro cibarsi di vegetali (9); nel nostro caso Pato
Hisione è più coperta e sottile. Escluderei una pura intenzione monton! :
! intunazione dei due versi sembra, se mai, pessimistica, anche se, trattaı dos
di un frammento, non si pud dire quale luce ricewessero dal sontesto u
Nell’ d duersus Colotem, Plutarco si assume il compito di discutere critic:
mente il contenuto dello scritto di Colote repi sot Sri xarú tà tiv ¿Amo vo 5 = i
Sóyuara ode Liv Eotiv e di difendere i filosofi da Ini attaccati come res n bili
di avere introdotto teorie dissolvitrici della vita. Colote nella sua AS È aie
mica filosofica aveva deriso Socrate rimproverandogli il suo pe he aan a
r se stesso, il suo vano ricercare che cos'è l'uomo (Adv. Col. 1118c2- 5); Plutarco.
|
provero
da
lui
mosso a
Socrate
dovrebbe essere rivolto anche ad Epicuro che a piú riprese si occupa del
pro
blema, certo complesso e di difficile soluzione, regi ovolaz Ywyñg ai tod ane »
ts MATRA (10) (do. Col. 1118c6ss.). Porsi con Socrate la domanda: «Che re
sono io? Unione di anima e corpo? Anima che si serve del corpo? = cosi rm
non significa dissolvere la vita (dvxigeiv tov Blov), ma eliminare pa mai dalla
vita la sciocchezza e la superbia (Adv. Col. 1119 a-b).
o
“vw
Il commento del Westman all’ Adversus Colotem (11) tace in proposito,
ma
a me sembra molto probabile che nella confutazione di Colote Plutarco abbia qui tenuto presente soprattutto un dialogo del corpus platonico, l'Alci
:
(7) Per il rapporto
[M-TOÓTOS nella commedia
túzn-toóroz
nedia didi Menandro,
cfr.
A. Banie i forio 1965, o, Di 4 tale di Menandro, «Lezioni Augusto Rostagni +
RIGAZZI, La formazione spirituale
953 vo fr.
33 a
T. B, L,
A9
di |
zioni
Let
W EBSTER,
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studies
Studies
i Later Greek Comedy, Manchester
in
rammenti dei Sepolcrii e del
Corico
e
sono riediti
:
>
ed i illustrat
ed
Pi
orici, Testimonianze e frammenti, a cura di Maria Timpanaro Saale iinban iit
Atai anne 1964, pp. 374 ss. Un elenco dei frammenti di Antifane che ridicolizzano
pia aa a
si può vedere in P. S. Dunkin, Post-Aristocena
y, «
XXXI,
Illinois Studies inin Language
ë and Literature
i
1 » | vol. XXXI,
Pig
o) per
11)
a
R.
275
Appunti di lettura
Antonio Carlini
me fr. 314 Usener,
WESTMAN, a
Piutarch gegen
2
tes. Seine
Seine Schrif
Kolotes.
schrift « Adversus Colo.
zen
Holsingiors +: ras iliche Quelle, « Acta Philosophica Fennica », fase. VII,
biade I (12). Il problema centrale dell" 4lc. J, come dice anche il sottotitoio del
dialogo, è la ploız ävüpwmou; l'autore, prendendo l'avvio dall’ammonimento
dell'oracolo di Delfi « Conosci te stesso », cerca di dare risposta proprio alla
domanda « Che cos'è l'uomo? » (129 eg). Socrate, incalzando il suo interlocutore,
di
lo obbliga a respingere come falsa la definizione dell'uomo quale insiume
si
mo
nell’uo
l’anima
che
invece
cere
riconos
a
e
ss.)
a8
(130
anima e di corpo
enza,
consegu
di
serve del corpo e domina il corpo (129 ef! ss.), che l'uomo,
re veranull'altro può essere che anima (130 C1 ss.), che l'uomo, se vuol conosce
hanno
quale
nella
nima
dell'a
parte
quella
in
re
mente se stesso, deve guarda
ne che dà
sede il conoscere e il pensare (133 b7 ss.). Ora, nella esemplificazio
gomendell'ar
gradini
Plutarco (1119 a4 ss.) si riconoscono precisamente i vari
all’ape
propon
solito,
modo
al
,
tazione di Socrate, cioè le definizioni che Socrate
provazione o al rifiuto del suo interlocutore.
Ale. I 129 €9 SS.
Adv, Col. 1119 a3 SS.
cor, ths div oÎitog 6 Eyw Tuyyavw;
129 e 9 Ti rot’ ofv è avigmwrozi
móvepov Ms xpñud TL pepiypévov Ex TE THE
130 a 9 yuyiv À avr À cuvapporspov.
<0 60V tovto.
buyiis 22 tod oopxtos.
pandoy À yur (13) TH copari XPOUÉVN,
130 a IH odv Go Te ypira atto
(scil. 19 court) À Puy;
xalórep immevz ang Immo XPOHEVOS,
ot ro ¿E Urnou xxi avdede:
im
Vuyñs TÔ xupidtatov, @ POOYOUUEY
xxi Aoyılöpedz xai TPÉTTOHEV, ÉXAGTOS
jay Bort, Ta SE Rond mai Wryiig piera
révrx nai odpatos dpyava tig TMÜTOU
dvvdpewsi
~
133
1-6 XQ. "Exopes oty elxeiv Ott
tou ss us Deröregov (14) $ Tubro.
mepi tO eldevaı te wai qrovsiv Form:
AA. Ovz éyouer. TQ. T@ trip dex
TOUT ÉOLAEV avriz, wal mis sic toto PAEmov... otto xxl ExvTOV av yvoir, pairota.
N TO TAQUTAV OVX
tomo ovola Gryñç aA. atts tH omua
xexpapévov Eoymxe Thy Tod Ppoveiv nel
Env Suva;
p. 66) richiama generica(12) Il Westman (of. cit. alla nota precedente,parte
dell'accusa di Colote
seconda
la
per
e,
1
6,
IV
Memor.
Xenoph.
mente
229 e. Il problema
Phaedr.
Plat.
cita
eidein)
(ainòv)
aros
a Socrate (örı und’
per me questo
risolto,
amente
pacific
ancora
dell’autenticità dell' Ale. J non è
a patto che vengano espunte alcune
dialogo pud essere considerato genuino solo
34
battute di netto stampo neoplatonico (cfr, « Studi Ital. di Filol. class.»
ss.).
168
pp.
(19631,
(13) Alla luce del confronto con I'd le, T il testo tradito appare senz'altro
di E. Bignone (Note di critica
accettabile; non felice è la correzione congetttourale
izione
Comita per la preparazione dell'ed
e di esegesi del testo, « Bollettino del
e 1 pàX\0v
fasc. 3 (1942), P- 174) che propon63
nazionale dei Classici greci e latini », nte
Per me anche XEGUR TU
à dî per suggestione del precede mz »oüpadea.Meziria
r e corretto in Ovtws
Bachet
da
espunto
stato
è
(og
è insospettabile
Goxzy (vav8uveteu roi
b3.
66
Phaed.
Plat.
in
es.,
p.
come,
da Bury): 43 va inteso
Ware GTPARGS Tg *TA.).
(14) Orudrepov è la lezione di PTW che,si contrappone a voep@tepov di
Page 3
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Appunti di lettura
Solo l’ultima alternativa che si pone Plutarco (1119 aro-b2 Î) td TAPÁTAV
obx Earıv odola pryis “AA AITO TO ama xexpauévov fox mxe tiv TOU ppaveiv xai Sn
ötvzwıv;) non ha riscontro nell’4/c. I: in questo dialogo infatti non è neppure
presa in considerazione la possibilità che l’anima, priva di una propria ovoiz,
debba al corpo la «capacità di pensare e di vivere ». Per questo passo di l'lutarco sono già stati indicati dal Pohlenz e dal Westman i «loci similes » (1 5).
L'eco dell’Alc. J può essere colto, secondo me, anche in singole espressioni
dei capp. 20-21 (1118 c-1119 a) dell’4dv. Col. Non sembra casuale l'insistenza
con cui Plutarco usa il comparativo e il superlativo di xúpuos ad indicare la
superiorità dell'anima sul corpo e l'eccellenza, nell'anima, delle facoltà di
pooveiv, Anylzeıy e rpúrtem sulle altre (1118 d5; 1118 ez; 1118 16; 111927):
per
l'autore dell Alc, (130 ds s.) non vi è nulla in noi uomini che sia xvgwòrepov (16)
dell'anima.
Un'altra
reminiscenza dell’4/c. 7 si sorprende in
Plutarco a
1118 eg-10: indagare sulla natura dell'anima appare of qabdiov olde básiov ovidi
tov tuyovzagi il confronto può essere istituito con Alc. 1 129 a2-4 Mdézepov ulw di)
Ogdiov Tuyydver zo ywovar Exvróv, zal tig iv patos è taito dvabeic cig Tov èv
ITuttoi vedv, Y yxAerdv ti wal obyi mavtde (17);
j
Questa trama abbastanza fitta di corrispondenze
tra Plutarco e l'4/c,
alle altre. Sarebbe francamente più importante accertare che le argomentazioni
svolte nell'Alc. J erano tenute presenti già da Colote nella sua polemica antisocratica. Non è facile risalire a Colote attraverso Plutarco « tentare di ricostruire i termini della critica dell'uno attraverso la replica dell'altro, ma a me
paiono indicative le parole con le quali Plutarco introduce l'attacco polemico
di Colote a Socrate: gavzet%er tov Sewxparnv Entobvra ti &vibowrròs gots (20). Questa è precisamente la questione capitale a cui Socrate tenta di dare risposta
nell'Alc. I (129 eg): rt mor'obv à Uvfiporog. Solo con molta cautela però mi sentirei di affermare che già Colote teneva presente nel suo attacco a Socrate la
discussione dell'A/c. I. Di Colote ci sono giunti resti di due scritti Contro il
Liside di Platone e Contro l'Eutidemo di Platone (21); non farebbe meraviglia
constatare che egli conosceva in modo approfondito anche l'A/c. / che indubbiamente al suo tempo valeva come dialogo genuinamente platonico. Su un'ipotesi non si può fondare alcuna costruzione; ma se la dipendenza di Colote
dall’ dic. 1 fosse confermata da altri indizi o prove le conseguenze non sarcbbero del tutto trascurabili: la « fortuna» dell’Alc. / si accrescerebbe di una
testimonianza tra le più antiche e le pit significative.
J
mi pare consenta di escludere una dipendenza anche parziale di Plutarco da
altri autori, per esempio da Aristotele che pure svolge nel Protrettico il tema del
corpo come organo al servizio dell'anima (18).
Che Plutarco conoscesse e utilizzasse l’Alc. J era già accertato da diversi
richiami più o meno espliciti
a questo dialogo che si trovano sia nelle
Vite
che nei Moralia (19); questa testimonianza dunque non fa che aggiungersi
BCD; il Cobet (Platonica 111. Ad Platonis qui fertur Alcibiadem priorem, « Mnemosyne» N. S. 2 [1874], pp. 382 s.) ha proposto, senza alcun riferimento al
paso di Plutarco, la correzione xvpwrepov che indubbiamente ora appare suggestiva.
(15) Cfr. l'apparato ad loc. dell'edizione Teubneriana dell’Adv. Col. (Plutarchi Moralia VI 2, recensuit et emendavit M. Pohlenz, editio altera quam
curavit It. Westman, Lipsiac 1959, p. 147) e il lavoro critico-esegetico del
Westman (cit. alla n. 11), pp. 286 s.
(16) Il più recente studio critico su questo passo è quello di K. E. ALLEN,
Note on Alcibiades I 129 br, « American Journal of Philology », 83, 2 (1962)
p
188: l’Allen traduce xuptzegov «more determinative »,
—
|
|
.
.,(37) Naturalmente c'è qualche differenza di dettaglio: qavios in Platone
è riferito a chi ha consacrato il motto nel tempio delfico; o¥8 tow trybvio;
rende, anche se non proprio da vicino, oùyi navrdc.
(18) Arist. Protr. fr.
>
4 Walzer, Ross (= B 8 Düring); fr. 6 Walzer, Ross
(= B 59 Düring). Non entro qui nella disputa circa l'originalità del fr. 4 W. R.
che è stata vivacemente negata da W. G. Rabinowitz
(Aristotle's Protrepticus
and the Sources of its Reconstruction 1, « University of California Publications
in Classica] Philology », vol. 16, 1, Berkeley and Los Angeles 1957, pp. 52 ss.):
secondo lo studioso americano (pp. 62 ss.), Giamblico (Protr. 37, 3 ss. Pistelli)
non restituisce il testo autentico del Protrettico di Aristotele, ma riproduce
in una forma condensata proprio Alc. J 129 c ss, Per una messa a punto del
problema relativo alla ricostruzione del Protrettico aristotelico, cfr. E. BERTI.
La filosofia del primo Aristotele, « Università di Padova. Pubblicazioni della
acoltà di Lettere e Filosofia», vol. XXXVIII, Padova 1062, PP. 453 Ss.
(19) Un comodo elenco delle testimonianze platoniche di Plutarco si trova
in W. C. HreLmBoLD-E. N. O” NEIL, Plutarch's Quotations, « Philological Monographs published by the American Philological Association », XIX, Baltimora 1959. Statistiche di frequenza delle testimonianze dei vari dialoghi in
K. ZIEGLER, Plutarchos von Chairunera, P.
W. XX.
1
(1951), col. 750 s.
277
*¢s8
Dopo la pubblicazione del pap. Vatic. gr. 11 contenente il regi quyüs di
Favorino (22), molti studiosi si sono occupati del problema delle fonti di questo
testo non privo di interesse, anche se privo di vera originalita; si segnalano i
lavori di T. Antonini e di B. Hasler che hanno mostrato come Favorino per
molti temi e motivi sia tributario di una tradizione antericre gia ben consolidata (23). In particolare per il motivo dell’esiliato che come un atleta scende
in campo per lottare con i desideri delle cose che ha dovuto lasciare, patria,
parenti e amici, onori e ricchezze, libertà (col. 4, 27-6, 12), $1 sono indicati
precisi paralleli nella tradizione cinico-stoica: Diegene in Diugene Laerzio ITI
33 € 66, Dione Crisostomo VIII 15, Epitteto Dass. III 22 (241. Vorrei proporre
un altro confronto, precisamente con un'operetta del sec. Id. C. che, per quanto
sia nata molto probabilmente in ambiente nevpitagorico, è intessuta di molti
motivi stoico-cinici: la Tabula di Ps. Cebete (25).
(20) Per l'illustrazione di questo frammento di Colote, cir. R. WESTMAN,
op. cit. (alla n. II), pp. 65 ss.
(21) I frammenti di questi due scritti son» stati editi da W. CRONERT,
Kolotes und Menedemos, « Studien zur Palaeographie und Papyruskunde » VI,
Leipzig 1906 (rist. Amsterdam 1965), pp. 162 ss.
(22) I! papiro Vaticano greco 11. I. PxPopivor regi pryij;, a cura di M. Norsa
e G. Vitelli, « Studi e Testi» 53, Città del Vaticano 1931.
(23) T. ANTONINI, Le fonti del regi quyñc di Favorino, « Rendiconti dell'Accademia dei Lincei », Cl. di scienze morali, storiche e filologiche, serie VI,
10 (1934), pp. 174 ss.; B. HASLER, Favorin, Ueber die Verbannung, Diss. Berlin
1935. Per un giudizio sul valore di questi due lavori, cfr. il commento di A. Barigazzi al mept quyñz (FAVORINO DI ARELATE, Opere, Introduzione, testo cri‘
tico e commento a cura di A. Barigazzi, Firenze, 1066, p. 354, n. I).
(24) Altri luoghi simili sono citati nel commento del Barigazzi (cit. alla
nota precedente), pp. 354 S.
(25) Il più recente lavoro d'insieme sulla Tabula è la monografia di R.
Jory, Le Tableau de Cébès et la philosophie religieuse, « Collection Latomus »
LXI, Bruxelles-Berchem 1963. Per una discussique della tesi del Joly, cfr.
+ Studi Classici e Orientali » 12 (1963), pp. 164 55.
Page 4
View in PDF(opens in a new window)Appunti di lettura
Antonio Carlini
Il sener nella sua illustrazione del quadro allegorico della vita
umana
(capp. 21-22) mustra all’hospes una donna di bell'aspetto che siede su un trons:
questa donna - - spiega il senex — è 1’ Eddxiovix che premia con una
corona
l'uomo savio che giunge a lei, come fosse un vincitore degli agoni atletici (22, 1
WITEQ to"; vevixnxó7x3 robs ueylorous &yüvas). Alla domanda dell'interlocutore
quali sian» questi agoni, il senex risponde (22, 2): Toic uryiotove xai za
keyıora
imola, & xpdtepov adrov xatfiotite nai Exódale xi Érairt Sovhoy xT. (26); quindi
fa un elenco di questi fnptx che l’uomo virtuoso è riuscito a vincere:
"Ayvota,
Hidvos, Any, 'OBvguos, Pihapyupía, ’Axpaola.
Secondo me, non ha molta rilievo il fatto che gli avversari di cui parla
Favorino siano diversi rispetto a quelli di Cebete: ciò si spiega già con il diverso
carattere delle due trattazioni, con il diverso intento dei due
autori; è significativo invece che il premio riportato per la vittoria sia lo stesso nei
due autori:
l'ebbxuovix in Ps. Cebete (allegoricamente rappresentata, come si è visto),
1 evdatuovia in Favorino (6, 10 peydda yup ra GP A« mpóxerras eidarpoviac).
Favorino precisa (6, 4) che l'aywy si svolge Ev tH ig dgerijc otadiy, non Ev Arovicor
(scil. tep@), ma Av ‘Hoxxkgous; anche nella Tabula il tema del rövug (che è legato
alia figura di Eracle) ha un certo rilievo: basta pensare alla descrizione della
279
wip ext TO
tv rodMóv BSENS modo Exe FAdrtiv dvdo: aye abyog. 42AOTQUI yey
TU Gira TAVIA
mposipnpéva, fi TE matpic xa TA séxva xai Ovyyevera wat Gao, mai
o di questo tema c la giustificazione del
oúx tuù Goa pi) èr'ipot. Lo svolgimentelencati
sono diversi in Favorino ein Ps.
carattere ‘allotrio’ dei singoli termini
larmente
Cebete (30), ma le conclusioni, molto simili nei due autori, sono partico
e degli
cinici
dei
proprio
ismo
radical
dal
lontane
nc
appaio
significative in quanto
natali
dei
nobiltà
alia
ito
attribu
vo
eccessi
valore
il
na
condan
se
o,
stoici. Favorin
vnzxrxggÖ
Ja
anche
evitare
da
e agli onori in genere, afferma però con forza cheè
dedeve
e
neppur
ma
sé,
di
troppe
ere
où di se stessi: l’uomo non deve presum
are
primersi (col. 19, 7-10). Ps. Cebete dice esplicitamente che tanto apprezz
bene né
come bene, quanto disprezzare come male ciò che in realtà non elanevita degli
e turba
male (come ricchezza, natali, fama, figli ecc.) sconvolge
vero bene è il guovelv
sola
il
visto,
è
si
uomini (10, 1). Se per Ps. Cebete, come già
49) il ruola della
22,
(col.
no
Favori
in
anche
e il solo vero male è l'épooveiv,
trascurabile; ha
è
non
notv)
etyvou
della
stesso,
lo
è
fondo
qodwnots (o, che in
si può capire
ma
questo punto il testo di Favorino è sfigurato da una lacuna,
use delle
buon
il
sce
garanti
egualmente ciò che l’autore vuol dire: la gpévrow
|
strada che conduce alla vera Ilxideix, aspra, petrosa, piena di precipizi (15,2-3),
che si può percorrere solo a prezzo di un costante siorzo (16. 3 xaprepijoau) (27).
Ps.
Non credo si possa parlare di una dipendenza diretta di Favorino da che
fortuna
grande
la
data
cio
ere
esclud
tro
senz'al
può
si
non
se
Cebete, anche
I] significato filosofico della Tabula di Ps. Cebete è molto diverso rispetta
a quello del De exilio, ma per certi aspetti le due opere sembrano nate in uno
no (31); è più semplice pensare che i due autori indipe
stesso clima culturale. 11 Barigazzi del reste ha ben mostrato che Favorine
cose.
Crisostomo e Luciaebbe la Tabula, testimoniata già da autori come Dione ndente
mente abbiano
elaborato temi e motivi tradizionali.
per il suo nepi quyñs utilizza anche scholae che trattavano il tema dell'etfluuis
ANTONIO CARLINI
da diversi punti di vista ed ha messo in rilievo che gli scritti consolatori del
tipo di questo sull’esilio discendono in ultima analisi dai Protrettici,
la cui
impostazione «era un’opposizione o subordinazione dei beni materiali
a quelli
dello spirito allo scopo di assicurare la felicità » (28).
Che i punti di contatto tra Favorino e Ps. Cebete non siano casuali mi
sembra provato da un'altra significativa concordanza. Nei capitoli 36-41 della
Tabula (che hanno uno svolgimento autonomo), il senex si propone di
dimostrare che 16 Liv, 70 tytatverv,
70
mAovteiv,
To
eúdoxiuriv,
TO
téxva
elenca una serie di presunti beni che in realtà — dice — sono cose allotrie,
indifferenti: Jldoúrov Sì mai upon Ev dvbporo: xxi yévoug xxl GElbuaros
xai tio
|
(26) Il testo di questa battuta del sensa in Pz. Cebete ha richiamato
l'attenzione critica di Giacomo Leopardi: cir. S. TIMPANARO, La filologia di
Giacomo Leopardi, Firenze 1955, pp. 162 ss. e la discussione in « Studi Classici
e Orientali » 12 (1963), pp. 181 s.
(27) Il verbo xaQrepriv c'è anche in Favorino, col. 6, 10. Un altro
confronto può essere fatto fra repi ouyis col. 5, 35-40 (dove i desideri delle
cose
forzatamente abbandonate dall'esiliato sono rappresentati nell'atto di saltare
addosso all'anima per tentare di fiaccarla con le insidie dei lottatori) c Tabula
9. 1-2 (dove il senex illustra il particolare del quadro che
raffigura l'’Axpaoia,
l''Aomrla, l'’AmàArozix e la Kohaxelx intente ad assaltare [avarrSmot xxi auumdeFortuna).
(28) Cfr. il commento di A. Baricazzi (cit, alla n. 23), pp 372s.
| (29) Ps, Cebete aveva già accennato a questo tema al cap. 8, 4.
\
op. cit. (alla n. 25), pp. 78 ss.
ÉXEU,
td
wxdv xxl Goa todos: maparimora, che dai più sono considerati ayxità,
in realtà
sono OVE dyattà odre xxx (29) e conclude che il solo vero bene
è 10 quovetv, il
solo vero male è 70 dppoveiv. All’inizio del cap. XIX (col, 16, 30 ss.) Favorino
xovrar #t/.] quanti hanno ricevute qualche bene
dalla
ritorna però nei due autori
{30) Anche se con diversa accentuazione,deve
far: di cose che, come ricsi
che
uso
retto
del
il tema, del resto diffuso,
sono piú ben: che mali (Favorıno
chezza, onori e simili, per sé sono allotrie, non
uu
ac
rn
col. 22, 45 ss. = Ps. Cebete 39, 1 s5.).
(31) La fortuna della Tabula nell antichità è stata studiata da R. Jory,
Canuini A., Appunti di leltura : Maia XXI 1969 273-279. | Le fragm. 257
Kock d’Antiphane comporte une pointe d'amère parodie de la pensée de
Socrate et Platon, ' Apol. 28d6 sqq. Une confrontation de’ !’Adv. Colotem
1119a3 sqq. avec le Premier Alcibiade 129e9 sqq. du corpus. platonicien
démontre que Plutarque dépendait essentiellement: de ce texte ; il se pourrait
.
que Colotès ait utilisé également le Premier Alcibiadé dans sa polémique contre
|
Socrate. Le Ilept puy7g de Favorinus présente d’intéressants points de contact
avec le Tableau de Ps.-Cébès. Plutôt qu’une dépendance directe, il est préférable d’admettre que les deux auteurs ont élaboré indépendamment des thèmes
et des motifs traditionnels,
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