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La a à
UN PROBLEMA DI GEOMETRIA NEL GIAMBO 1 DI CALLIMACO
(fr. 191, 59 ss. Pf.)
Desideroso di consegnare la coppa avuta da suo pace Baticle al più saggio
tra i saggi, Anfalce — racconta Ipponatte nel primo Giambo di Callimaco - de
cide di recarsi innanzi tutto da Talete. Giunto a Mileto, lo trova intento a vergare sulla polvere un disegno:
evoev $” è TlpovosAnvols) aici oirm
év tod Aôvuéos tov yeo[o]vta www
60
Evovta tiv yfv xai yeaovta TO oyfua,
tovEeto’ 6 DovE Etqoefos, dots àvôgurwv
tolywva xai oxaAynva mobros Eyoawe
xai xúxdov Ertl...) xndióabe vnoteverv
av ¿usveóviwv xth |,
Lo oxmua che Talete sta tracciando” è, secondo un'ipotesi che trova
generalmente consenzienti gli studiosi.
lo sviluppo grafico del teorema di
Pitagora *: anche nell’antichità era questa la più celebre tra le scoperte
matematiche del filosofo samio?* Ma a che cosa si riferisce esattamente
Callimaco quando, subito dopo, pone il nome di Euforbo, ovvero di Pitagora ?.
Y Riproduco il testo secondo l'edizione di R. Preirrer, Callimachus, 1, Oxford 1949, p168.
* La collocazione della scena nel tempio di Apollo a Didima, come ha osservato O. Vox, Sul
Giambo 1 di Callimaco, «Rudiae» 7, 1995, p. 284 s., potrebbe non essere casuale, se è vero che Callimaco negli Attia (fr. 114, 2 Pf.) appellava Apollo come nohvy@vos, perché venerato a Mileto sotto
forma di pietra cubica o poligonale: «Quel titolo cultuale di Apollo, ricordato negli Aitia, allusivo comera ad una figura geometrica solida, doveva costituire per Callimaco quasi un'anticipazione logica. un attion metaforico, degli studi sulle figure geometriche piane di Pitagora e Talete».
3 Secondo A.W. Mam (in Callimachus and Lycophron. Aratus, ed. by A.W.M. - G.R. Man.
London-New York 1921, p. 276 s.) si tratterebbe invece della descrizione di un cerchio intorno ad
un triangolo rettangolo, ovvero della dimostrazione del teorema che «l'angolo in un semicerchio è un
angolo retto».
* Cfr. Tu. Heat, A History of Greek Mathematics, Oxford 1921, I, p. 144 ss.: Ip. A Manual of
Creek Mathematics, Oxford 1931, p. 95 ss.: W. Burkert. Weisheit und Wissenschaft, Nürnberg
1962, p. 405 s.
| di
Giambo» EX
nel « Giam
mo, -. UnUn problema di geometriaj nel
. Massiimo
(1-2): 95-107. «Ipotesi sul
Mini 191. 59 ss. Pf.). RCCM 1998 40
xai oxaAnva e sul legame
significato dell'espressione callimgc hea tofywva
[70-01120
esistente tra queste figure e Pitagora.
5 Introducendo Fuforbo, Callimaco mira evidentemente a mettere in caricatura la teoria pitagorica della metempsicosi. Il mancato apprezzamento di questintenzione burlesca ha dato adito al-
Rivista di Cultura Classica e Medioevale - n. 1-2 - 1998
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View in PDF(opens in a new window)in connessione con i tolywva xai oxaAnva e il cerchio? E come va intesa
|
l’espressione toiywva xai oxahnva?
tar Ta orpoyyika toi orpoyyikos xai oxadnvà xai teiywva tois Öuoroyeven ([Plut.] Plac.
u
philos. 4, 19, 2 = Dox. p. 408 Diels).
L'incomprensione del xai interposto tra tgiywva e oxadnvá ha originato una
ininterrotta serie di equivoci esegerici”. L'imbarazzo degli studiosi moderni
naga te Alyurtiwv yewpetgetv padóvra (sc. OdAnta) quoi Mapgidn ro@tov xarayganpar
xüxkou 16 tolywvov dgBoybvwyv xai Bücaı Podv. of de MvOaydgav paaiv, dv totw 'AnoAkdêwpos 6 Aoywunds. Otros (sc. MuB8ayópas) noonyayev ni mhetotov, à prow KaMipayog tv
tois "Ianßors EüpogBov ebgetv tov Bpiya olov ‘oxadyva xai totywva’ xai doa yoaypxiis Exerau
fewglas (Diog. Laert, 1, 24 s.).
traspare chiaramente da traduzioni che o presuppongono un impaccio espressivo del tutto inammissibile in un poeta raffinato come Callimaco — ad es.
«triangles and scalene triangles» ‘ — o palesemente forzano il significato del testo tradito: «gleichseitige und ungleichseitige Dreiecke» *, «triangoli isosceli e
scaleni» °. Si è giunti persino a formulare Pipotesi, del tutto inverosimile, che
Il fatto che in questi due autori '* Pordo verborum della locuzione callima-
Callimaco intendesse parlare non di figure geometriche, ma di numeri: numeri
|
triangolari e scaleni Y,
chea appaia rovesciato non è irrilevante: la posposizione di tgiywva ci attesta
chiaramente che lo oxaAnv& di Callimaco veniva inteso in funzione sostantivale,
|
Ma c'è anche chi ha creduto di poter risolvere l’apparente aporia su basi
e in ogni caso non nel significato di «triangoli scaleni». Proprio il valore sostanmeno congetturali !'. Una glossa di Esichio sembra infatti certificare Puso di
tivale di oxaAnvà avrà favorito l'inversione dell'espressione originale: una volta
oxaAnvév nell’accezione di «poligono»: oxaAnvév oxoM6v, noAbywvov. tod yae
toryovov elön tea: icémieveov, icooxedés, oxaknvôv (a 815 Schm. = schol. Plat.
Euthyphr. 12 d; cfr. Etym. Magn. 715, 52 s. Gaisf.). Ed è lecito ritenere che proprio questo sia il significato in cui il termine ricorre in due passi di Aezio e di
Diogene Laerzio in cui — nel secondo proprio in esplicito riferimento al luogo
interpretata quest'ultima nel senso di «triangoli e poligoni». tgiyuva xai oxaà
Anvá, specialmente in citazioni affidate alla memoria, poteva facilmente passare
in oxaAnva xai teiywva, che è sequenza metricamente equivalente.
Confesso, tuttavia, che la rarità di un uso semantico che al di fuori dell’espressione callimachea sembra non avere riscontri mi lascia piuttosto perplesso.
Non vale in proposito invocare la consonanza tra la glossa di Esichio e le testimonianze di Aezio e Diogene Laerzio. dal momento che loro matrice comune
sarà stata proprio. con ogni probabilità, una esegesi al I Giambo callimacheo una nota di Úxówwnpo o uno scolio — in cui axaAnvd. veniva chiosato appunto
come xokvywva. Il fatto che questa interpretazione fu accolta e divenne corrente
callimacheo — compare l’espressione oxaAnvà xai tolywva:
’Exixougos (= fr. 321 Us.) mv pwviv siva dedpa éxnepndpevov And Tüv puvobvrwv ñ yopoúvtwv: todto dè 16 dedpa eig dpowoynuova Opúrteadar Bpavopara: duowoynpova dè Ayel'ipotesi che egli intendesse davvero proporre una datazione notevolmente più remota delle scoperte
non garantisce in alcun modo della sua attendibilità. Ciò che segnatamente
geometriche che la tradizione attribuiva a Pitagora: sull’equivoco vd. Burkert, op. cit. p. 397
sconcerta è che — derogando da un uso concordemente rispettato nel lessico specialistico della geometria, per cui oxaAnvov toiywvov vale sempre soltanto «triangolo scaleno» — Callimaco abbia potuto introdurre oxaAnvà, a brevissima distanza da tgiywva, in un'accezione così anomala come quella di «poligoni»:
un’accezione che, peraltro, appare difficilmente derivabile dal significato-base
8.
* Significative appaiono in proposito le manipolazioni cui la iunctura andò soggetta allorché prima che il papiro venisse a confermarla — unico testimone dei nostri versi era un ercerptum dal
decimo libro delle Storie di Diodoro Siculo (vd. infra). La filologia del secolo scorso emendò disinvoltamente teiywva xai oxaknvé in teiywva te oxaAnvà (Dindorf) o in reiyava tà oxaknvä (Hecker): i
di oxaAnvos, che di per sé vale «disuguale» o tutt'al più «obliquo».
vari interventi ottocenteschi di sistemazione del passo sono registrati in O. SCHNEIDER, Callimachea,
I, Lipsiae 1873, p. 244.
7 Mair,
scalènes»; B.
Il dubbio non è solo d’ordine linguistico. Esso investe la credibilità stessa
dell’enunciato: come poteva Callimaco identificare in Pitagora il primo in assoop. cit., p. 277. Cosi anche É. Canen, Callimaque, Paris 1922, p. 160: «triangles et
Sue, Leben und Meinungen der Sieben Weisen, München 1938, p- UT: cein Dreieck
luto (&vOgdnwv ... ne@tos) ! ad avere costruito triangoli e poligoni? L'afferma-
[...], ein Schrägeck»; C.M. Dawson, The lambi of Callimachus. A Hellenistic Poet’s Experimental
Laboratory, «Vale Class. St.» 11, 1950, p. 15: «triangles and scalenes».
zione che di tali elementari forme geometriche - si badi bene: delle forme stesse,
e non di un
qualche teorema ad esse applicabile — il filosofo samio sarebbe stato
l'ebeerng è talmente priva di senso storico che si stenta davvero ad attribuirla ad
un uomo di profonda cultura come il nostro poeta.
E tuttavia, anche conservando all’aggettivo il valore suo proprio ed intendendo teiywva xai oxaknvé — secondo l’unica interpretazione che parrebbe legittima — come «triangoli anche scaleni», ci imbattiamo nella medesima obiezione:
neppure dei triangoli scaleni Pitagora poteva essere ragionevolmente proclamato l'inventore.
8 O. BECKER ap. H. Diers-W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlin 1951", I, p. +85:
Callimaco avrebbe usato tetywvov «im prägnanten Sinne», cioè nel senso di «triangolo equi latero»,
allo stesso modo in cui ad es. tetgaywvov può essere usato, oltre che nel generico significato di «quadrilatero», in quello — ben più specifico — di «quadrato»,
% €. Gauavorn, Callimaco. Il libro dei Giambi, Napoli 1946, p. 78.
W [ipotesi è riferita da Man, op. cit., p. 276 nota a: «Were it not for the context it would be
tempting, as Professor E.T. Whittaker suggests, to take the phrase to refer to triangular numbers
and scalene numbers, especially in view of the arithmetical bent of Pythagoras; and it is, of course,
possible that Callimachus has confused numbers with geometrical figures»,
"A segnare l'avvio dell'esegesi che ci accingiamo a discutere — un'esegesi destinata a riscuotere molto credito perché fatta propria da Pfeiffer nell’apparato del suo Callimachus - fu la pubblicazione da parte di H. Diets dei Nachträge für die Besitzer der dritten Auflage che nel 1922 arricchirono la quarta edizione dei Fragmente der Forsokratiker. Lo studioso tedesco, che nella terza
edizione del 1912 uveva inteso il xai in senso intensivo: «sogar ungleichseitige Dreiecke> (I, p. 2),
modificava la sua opinione accogliendo il rinvio di P, Von der Mühll al passo di Aezio da noi riportato nel testo: «telywva xai oxaknvé sind zu scheiden [...]. Nach Hesych. isi oxadnva vielleichi von
Vielecken zu verstehen» (p. XIX). Cosi anche nelle successive edizioni curate da W. Kranz (Berlin
1934°, 1951°).
97
——
"2 Ovviamente ritengo l’ultima frase del passo di Aezio non una citazione degli ipsissima verba
di Epicuro, ma un'appendice del dossografo intesa a chiarire la doza epicurea appena riportata: in
questa direzione orienta chiaramente, del resto, il passaggio dall’infinito dell’oratio obliqua (elvas,
deurteodan) all’indicativo del discorso diretto (Aéyetan).
1% L'enfasi dell'espressione, ovvero l’«iniziale solenne asserzione del
primato» di Pitagora, è
ben colta da A. Arpizzoni, Echi pitagorici in Apollonio Rodio e Callimaco, hiv. filol. istr. class.» 93,
1965, p. 256 n. 1, che tuttavia non affronta il nostro problema.
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View in PDF(opens in a new window)Per superare l’impasse Heath suppose che occorresse collegare l'espressione
telywva xai oxoAnvà con la ¿unctura parzialmente invidiataci dalla lacuna e che
tutta la pericope che ne risultava formasse un unico inscindibile concetto. In
particolare egli ipotizzava che Callimaco intendesse riferirsi all'inserizione dei
triangoli scaleni nel cerchio: «It would be more natural if the reading were such
as to enable us to connect the circle with the scalene triangle, e.g. if the circle
were the circle circumscribing the scalene triangle» '*. Muovendo dalla notizia,
ispezionato per me il papiro — là dove Pinsigne papirologo intravedeva il piccolo
lambda si scorgono solo macchie scure non riconducibili a una lettera definita:
tuttavia — data l'autorevolezza di Hunt e potendosi ragionevolmente presumere
che all’epoca della pubblicazione (1910) il papiro fosse in uno stato di conservazione migliore di quello attuale — di quella lettura si dovrà tener conto: tanto
più che a confortarla, come vedremo, soccorrono anche considerazioni d'altra
tramandataci da Diogene Laerzio (1. 24 s. = 11 A 7 D.-K.), di una irrisolta controversia tra gli antichi su chi — o Talete o Pitagora — avesse per primo inscritto
un triangolo rettangolo nel cerchio, lo studioso suggeriva: «If Thales actually
circumscribed a circle about a right-angled triangle, [...] it would be most appropriate that the Pythagoreans should generalize the problem and show how to
circumscribe a circle about any scalene triangle». L'ipotesi avrebbe il pregio di
chiarire l’uso del xai avverbiale dinanzi a oxaAnv&: ciò che Talete aveva dimostrato per il triangolo rettangolo, Pitagora sarebbe riuscito a dimostrarlo per
del nostro problema la citazione che di questi stessi versi si legge in Diod. Sie.
98
qualsiasi tipo di triangolo, e dunque anche per i triangoli scaleni '”. Ma quanti
dei lettori di Callimaco potevano essere al corrente della discussione scientifica
richiamata da Heath? Quanti sarebbero stati in grado di cogliere un'allusione
espressa in termini così criptici? E poi. soprattutto, come integrare il v. 61 in
modo da rendere plausibile una siffatta ricostruzione? Heath proponeva xbxAov
ÉurAnv, «the word ÉurAnv meaning ‘next to’ or ‘close by’, which seems a possible
description (in a poem) of a circle circumscribed about a triangle» '°. È facile
tuttavia rilevare che il papiro presenta ex[ e non eux e che, per di più. in un cerchio circoscritto ad un triangolo la circonferenza non è vicino, ma piuttosto intorno al triangolo stesso. Seguendo la suggestione di Heath, Pfeiffer congetturava in apparato xUxAov Enaye = circulum applicuit triangulis. Ma anche questa
proposta appare insoddisfacente, tanto che era lo stesso insigne filologo a mostrarsene ben poco convinto: «at imperf. (et inprimis impf. sine augmento) inter
aorist. Éyoawe et édidate displicet».
Il dubbio che l’espressione teiywva xai oxaAnvé debba essere messa in correlazione con
quanto segue ci impone a questo punto di allargare Porizzonte delle
nostre considerazioni: lasciamo dunque provvisoriamente in sospeso il problema
dell’interpretazione di oxaAnvà e volgiamoci ad esaminare l’altra espressione
che formava il primo emistichio del v. 61, perché è proprio dalla sua restituzione che dipende in ultima istanza V'esegesi complessiva del nostro passo.
In realtà il problema del quale dobbiamo ora occuparci è, se possibile, ancora più complesso del precedente: l'integrazione della pur breve lacuna del v.
61 costituisce infatti a tutt'oggi una delle cruces della filologia callimachea. Nel
papiro si legge xúxkovéx[...], ma a destra dell’accento acuto che è al di sopra dell’epsilon, quasi sulla linea di frattura. Hunt ravvisava l’«appearance of a small
dl» Y. Vero è che oggi — come mi comunica Raffaele Luiselli, che ha cortesemente
4 Hearu, A Manual cit., p. 93.
5° C'è da ricordare in proposito che negli scolii ad Euclide (V 273, 3 s. e 13 ss. Heiberg) i teoremi del IV libro degli Elementi. in cui si affrontano i problemi di inserizione e di circoserizione dei
poligoni regolari e del cerchio, sono definiti Mu@ayogeiov evgnuara: cfr. B.L. van per WaERDEN sie.
Pythagoreer, RE XXIV 1, 1963, col. 288, 55 ss.
16 Hirata, A Manual cit., p. 93 n. 1.
!T Cfr. la trascrizione diplomatica di POxy 1011 e la relativa nota di commento di A.S. Hunt,
The Oxyrhynchus Papyri. Part VII, London 1910, pp. 32 e 71. Lo stesso Prrirrer registrava il À su-
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natura. Nessun lume, invece, almeno in apparenza, apporta alla delucidazione
10. 6, + (Excerpt. hist. Const. IV 293, 29 ss. Boissevain): per una sfortunata
coincidenza, infatti, il testo che l'excerptum ci offre è palesemente corrotto proprio là dove la sequenza del papiro presenta un vuoto e ha perciò bisogno di essere
Integrata:
ón Kaddipayos eine regi Ilvdayspov, dor tHv Ev yewperoig npoßAnuaTwv tà ev edge, tà de
éx tig Aiybrtov ne@tog cig tots” EhAnvas fyuyev, &v ol Aye, ón teedoe DEVE Ebepopfos
Sots dvOgwmoig toiywva xal oxaAnvà xai xdxdov Entaniun didate (sic) vnoteve tov èuNVEOVIWV XTA.
Non conosciamo la genesi dell’oscuro éxtapynxn didate. Il papiro è venuto ad
attestarci che la sillaba finale di éxtouñxn apparteneva in realtà alla parola che
segue, concorreva cioè a formare xfôidaËe; ma, anche a voler pensare ad un'errata divisione della catena verbale in fase di copia da un esemplare in scriptio
continua, il ripristino di andidage non basta a farci riguadagnare la lezione originale: la forma residua, entaun, è vox nihili. e la sua stessa struttura metrica è
tale da non lasciarsi inquadrare nello schema del coliambo.
Un ingegnoso tentativo di risalire all'origine della corruttela si deve a Pfeiffer. Supponendo che il testo implicasse un riferimento alla dimostrazione che il
diametro divide il cerchio in due parti uguali, lo studioso suggeriva che nel testo
del poeta figurasse inizialmente xúxdov rape !8: ipotizzava al tempo stesso che
lo scriba del nostro papiro e Vauctor dell’excerptum diodoreo avessero attinto
ad un communis fons, in cui la voce verbale, dapprima trascritta per errore come
éxape. sarebbe stata poi corretta in étape con la superscriptio di un tau in corrispondenza del pi. Dalla sostanziale incomprensione di tale intervento sul testo
sarebbero appunto derivati, nel papiro, ape e, in Diodoro, éxtape: una forma,
quest'ultima, che, data la contiguità con xjdidake, avrebbe poi ingenerato Pincongruo
éxtapyxn.
A rendere implausibile tale ricostruzione è non solo il cumulo di congetture
che essa comporta. e neppure Pobiezione che la dimostrazione che Pfeiffer
attribuisce a Pitagora è invece ascritta dalle fonti a Talete (Procl. in Eucl. I. p.
157, 10 Friedlein). Ciò che più fa difficoltà è proprio il dato di partenza. quello
testuale: se nel papiro, infatti, come abbiamo visto, una superscriptio Hunt leggeva, questa non era tau, bensì lambda: il che pone la questione in termini totalmente diversi da quelli assunti a fondamento della propria argomentazione
da Pfeiffer. Sul senso di questa superscriptio non si può essere certi. ma l'interpra lineam nei Callimachi fragmenta nuper reperta, Bonnae 1923. Non se ne trova riscontro, invece, in E. Loser, The Choliambs of Callimachus in P. Oxy. 1011, «Hermes» 69. 1934. p. 169
18 La medesima lettura in GaLLAvoTn, op. cit, p. 36.
Page 4
View in PDF(opens in a new window)pretazione più probabile è che essa mirasse a correggere un errore del testo sottostante !: in tal caso, com'è ovvio, l'incipit della voce da integrare dovrà essere
eM e non ent. Di questo elemento fattuale, che pure non è di secondaria pat n
tanza, ben pochi hanno tenuto conto. Tra questi il Diels, che proponeva xxAov
£uxa 2°. Di questa proposta di supplemento Papparato di Pfeiffer non dà se
pure notizia. Eppure essa merita, a mio avviso, la massima attenzione, per almeno tre ordini di considerazioni che ora cercheremo di approfondire.
Si è giustamente rilevato che a sollecitare l’integrazione EAlıxa] € stato probabilmente Hermesian. 7, 86 s. Pow. Mv8aydgny, éhixwv xoprpà yewpeteing / evoópevov. Non meno rilevante, tuttavia, a me appare in questa prospettiva un altro
elemento di cui finora non si è tenuto conto. Nel ricordare l'elogio tributato da
Callimaco al genio geometrico di Pitagora, nel brano citato più su, Diogene
Laerzio riecheggia assai da vicino i vv. 59-60 del nostro componimento (Eveoo-
Bov etgeiv tov Poúya [...] oxaAnvà xal toiywva). ma evita una parafrasi troppo
stringente proprio dell'íncipit del v. 61. Tuttavia la sua pur generica Qua si
rivela ugualmente interessante: 50a yoappuxîig Exeta Sewelag
dice Diogene,
riferendosi a quanto leggeva all’inizio del v. 61. Ebbene, questa frase avvalora for-
101
xúxdov EAlıxa] che Diels postulava in Callimaco e una singolare glossa di Esichio:
Edna xbxhov (è 2069 L.). Dico ‘singolare’ perché il lemma e il glossema che la
compongono non si corrispondono affatto: altro è il cerchio, altro è - ovviamente
- la spirale; pure, la glossa sembra metterli sullo stesso piano. In realtà il nostro
exemplum appartiene ad una struttura glossografica la cui tipologia è da tempo
ben nota agli studiosi. Si tratta della cosiddetta ‘coppia contigua’ ovvero di una
categoria di glosse in cui a costituire il nesso tra lemma e interpretamentum non
è necessariamente la sinonimia o comunque un'affinità semantica, ma semplicemente la contiguità testuale. Così, ad es., Hesych. u 886 pegóxov: àvegruv
deriverà dalla clausola d’esametro omerica negönwv avOodnwv: Hesych. x 2307
L. xeodahén: GAdan§ avrà la sua matrice in Archil. fr. 185, 5 W. dAomnE xegdadi
(ri. xegdahén): Hesych. B 401 L. BéBaxev: oïyeton, arrédavev presupporrà Eur. Or,
971 Beßaxev yao Beßaxev, oixetat ecc. *!. Va da sé che
quanto più anomala è la
corrispondenza tanto più facile è individuare il locus an da cui lemma e
glossema provengono: in altri termini, «quasi sempre [...] l'attribuzione è solida
quando l’autoschediasmo produce equivalenze in qualche modo sorprendenti» *?, E di certo sorprendente è, in Hesych. è 2069 L., l'equivalenza ¿hxa:
temente l'ipotesi che nel testo di Callimaco figurasse proprio il xüxkov Elıxa supxüxhov: la quale sembrerebbe non trovare altra spiegazione se non, appunto,
geometria distinguevano tra i problemi relativi alle figure piane, quelli relativi
ai solidi e quelli relativi alle linee: tüv év yewperoig ngoßknnarwv of akœoi toia
nella contiguità dei due termini in un testo di riferimento. La suggestione a ipotizzare che essa abbia origine da un'estrapolazione proprio dal testo di Callimaco è assai forte. A favore di tale ipotesi è del resto anche un indizio certaposto da
Diels. Come sappiamo infatti da Pappo (3, 20; 4, 57), gli antichi in
tà dè oteREÀ, ta dé Yeappuxd (I
yéwn paoiv vici nal tà pèv adtov éxineda xareioban,
per yoappixà ngoßAnnara e chia54, 7 ss. Hultsch). Che cosa si debba intendere
rito dallo stesso Pappo poco più sotto:
toitov è’ En xatakeineran yevog è xadeita yooppxdv Yocppai yag Ereguu ragà tas elonpévas
x à tiv xataoxeunv Aaußäavovra nowdurégav xai Befraouévnv Exovaaı THY YÉVEOLV, dnoiat
tuyxévouaw al Eines xal tereayovilovoa xai xoyAoerdeic xal xwooeıdeig, TOME xal nagüdota regi adtas Exovoa ouurropara (I 54, 16 ss. Hultsch).
si vede, le Exec. Ciò è in accordo ae
Al primo posto dell'elenco figurano, come
altre fonti, le quali ci confermano che la ricerca teorica sulle yoappai aveva Br
spirali il suo oggetto di studio privilegiato. Se si tien conto di ciö, la qui
a
parte di Diogene dell’interesse che secondo Callimaco Pitagora avrebbe mostrato per la yoappixt Bewgia si rivela tutt’altro che irrilevante: ciò che Diogene
probabilmente leggeva nel nostro Giambo era. appunto, un riferimento alla
r .
x secondo dato, anch'esso sfuggito agli studiosi ma sul quale va richiamata
ehEon
l’attenzione, 3 la coincidenza — che difficilmente potrá ritenersi casuale — tra il
!° All'omissione piuttosto che alla correzione di una lettera pensava invece,a quel che ga
P. Maas (ap. Prarrer, Callimachus cit.. 1, p. 168), che proponeva di integrare xbxhov Bee richiamandosi al breve profilo di Pitagora datoci da Hermesian. fr, 7, 87 se Pow., ove, secondo a corremente non trascurabile: l’omologia di tipo grammaticale - ovvero la presenza
della medesima flessione: l'accusativo — sia nella possibile fonte che nella
glossa.
Ma v'è un terzo motivo d'interesse nella proposta di Diels, ed è la notevole
ambiguità intrinseca ad una ¿unctura come xbxhov EAıxa: un'ambiguità tale da
favorire o da rendere comunque possibile il fraintendimento esegetico. Lo dimostra in modo esemplare la vicenda stessa della ripresa della sua congettura da
parte di altri filologi. Diels in verità non forniva una traduzione o un commento
alla sua proposta; in apparato, tuttavia, rinviava al tipo di problemi relativi al
cerchio di cui secondo la tradizione si sarebbe occupato Talete (VS? 1 A 20 = pS?
11 A 20): Ja dimostrazione che il cerchio è diviso in due parti uguali dal diametro; che gli angoli alla base del triangolo isoscele sono uguali: che l'intersezione
di due rette produce angoli al vertice uguali; che triangoli aventi un lato e due
angoli adiacenti sono uguali, Senonché nessuna di queste proposizioni geometriche è pertinente al nostro passo. Proprio per questo, forse, l’indicazione dell'editore tedesco è stata del tutto ignorata da altri studiosi, i quali hanno invece
preferito intendere xixAov ¿xa come riferito al movimento dei pianeti: così ad
es. Heath, che prende in esame ma poi respinge l'integrazione %, e Burkert, che
*! Per più ampi ragguagl e una più ricca esemplificazione vd, B. ManzeLo, La «coppia contizione di Harberton e Powell, occorrerebbe leggere xixdov ... Barf Evi opalog nave’ Anorkaoodnevov
gua» in Esichio, «Quad. lst. Filol. Greca di Cagliari» 3, 1968, pp. 70-87 (= La «coppia contigua»
nella glossografia di Esichio, in Studia classica et vrientalia Antonino Pagliaro oblata. Roma 1969.
precede, vd. G. Giancranpe, Textual and Interpretative Problems in Hermesianax, in Scripta mıtradizione indiretta dei classici greci, Bologna 1988, p. 127 ss.
pe
(&rovacodpevov cod.). Ma l'emendamento e l'interpretazione del passo sono ariete ciò
che
(per la difesa del testo tràdito, con una interpretazione che separa nave cere gl a
nora Alexandrina, Il, Amsterdam 1981, pp. 404-407: «Pythagoras, who had discovered the ea
of the spirals of geometry and the circuit that the aether envelopes inside the earth's anes an
who was leading a life of absolute monasticism»). Inoltre, come osserva PFEIFFER, «veri similius est
de rebus geometricis agi».
|
20 In Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlin 1912%, 1, p. 7.
Il, pp. 85-105); E. Decam, Problemi di lessicografia greca, «Boll. Ist. Filol. Greca di Padova» 4.
1977-78, pp. 135-146; L. Bornn, Ermeneutica e oralitá, Roma 1983, p. 58 ss.; R. Tost, Studi sulle
2 Tost, op. cit, p. 129,
2 «One naturally thinks of Plato's dictum (Timacus 39 A, B) about the circles of the sun,
moon, and planets being twisted into spirals by the combination of their own motion with that of the
daily rotation; but this can hardly be the meaning here» (Heath, A History cit., I, p. 142 n.
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l'accetta °*. In particolare si è creduto di poter ravvisare nel testo callimac
spirali»
o
andament
dell
parla
Platone
cui
in
Timeo
del
‘Teco di un famoso passo
con
forme impresso al movimento dei pianeti dalla combinazione del loro moto
a
(sc.
a
orgepovo
adtov
xÜxAOUG
tous
ye
TÓVTAS
terra:
della
quello di rotazione
good) Eixa Sa TO dixi xurtú TÀ Evavria Spa ngorevat TO Poadttata mov ag avtiis
obons tayiomg éyyitata aréparvev. Ora è vero che in questo passo troviamo en-il
e, ma
trambi i termini — xúxdos e EME — che sono al centro della nostra attenzion
tale da
è
essi
tra
istituisce
platonico
contesto
il
che
rapporto logico-sintattico
differenziarli nettamente: è il coincidente moto di rotazione della terra che volge
(orgépouoa) il movimento circolare dei pianeti (tots xúxiovs adt@v) in spirale
(Exa) ”. In Callimaco invece i due termini sembrerebbero essere sullo stesso
di quello
piano, e non v'è nulla che renda conto della trasformazione in spiraleaiuta
a riNe
xüxAog.
unico
un
come
,
singolare
al
o,
presentat
viene
che peraltro
: In
aggettivo
come
€txa
intendere
di
muovere la difficoltà la proposta di Burkert
O
dotegwv
genitivo
un
es.
ad
—
ci
astronomi
mente
specifica
termini
di
assenza
il
che
sì
ta,
indetermina
tutto
del
rAavitwv — l’espressione xbxAov ¿luxa rimane
lettore avrebbe difficoltà a intuire in essa un riferimento al movimento dei piail verbo Eypaye: un
neti. Ed ancora. contrasta con questa chiave di lettura anche
di una figura geomelessema che sembra idoneo a indicare più la costruzione
trica che la scoperta o la deserizione di un fenomeno celeste”.
E tuttavia il xbxAov Extapyxn dell excerptum diodoreo autorizza a credere
che un interpretazione tuttaffatto simile dessero già gli antichi. E noto che nella
configurazione data dai Pitagorici alla sfera celeste il movimento dei pianeti intorno alla terra si compiva lungo orbite di diversa ampiezza: ne risultavano dunque sette cerchi concentrici, i cui raggi avrebbero avuto una lunghezza crescente
misurabile secondo la progressione definita dalla cosiddetta tetgaxrús: As 2, 3,
4, 8, 9, 27. Non a caso Platone proprio nel Timeo menziona Ent XÜXAOUG dvioous
(36 d). Se supponiamo, come a noi ormai sembra certo, che in Callimaco figurasse l’espressione xúxkov Eluxa, € facile ipotizzare che. una volta intesa” tale
espressione come riferita alle orbite celesti, la sostituzione di nta ad Exa
sua fonte) sia intervenuta ad agevoin Diodoro (o pia presumibilmente gia nella
lare al lettore la comprensione di una locuzione altrimenti piuttosto oscura. Lidea di Pfeiffer che nell’excerptum si sia prodotto un guasto meccanico andrà
dunque abbandonata a favore dell'ipotesi, assai più verosimile. di una chiosa
erudita che, penetrata nel testo, ha finito per scalzarne la lezione originale.PeEsclusa l’interpretazione astronomica, c'è da chiedersi a questo punto se
spressione dvBEWAWV Totywva xai OxaAnva neWTog Eyoanpe nai xUxAov Elına possa
essere intesa — uel senso che Heath proponeva di dare al nostro passo — come
volta ad esaltare in Pitagora colui che per primo era stato in grado di descrivere
il cerchio anche intorno ai triangoli scaleni.
|
nn
Al riguardo una premessa appare necessaria. Chi consideri il rigore e la precisione terminologica con cui sono enunciati gli assiomi o vengono dimostrati i
gibt er of2 ¢Kallimachos spricht nicht nur von Mathematik, wie das vnotevewv zeigt, vielmehr
— denn kann
fenbar in par
la Kürze eine Gesamtcharakteristik der Lehre des Pythagoras
Astronomie nicht fehlen» (BiRKERT. op. cé. p. 397 n. 125).
2% Sul passo del Timeo vd. Tu. Heamı. Aristarchus of Samos, Oxford 1913, p. 153 ss; AE.
103
teoremi nei trattati di geometria a noi pervenuti si rende perfettamente conto
che l'esposizione in versi di una siffatta materia costituiva per chiunque vi si eimentasse una prova oltremodo ardua. L'alto grado di astrazione e di formalizzazione del linguaggio in uso nella disciplina era sostanzialmente incompatibile
con i ferrei condizionamenti imposti dalla perovey dvayın Y. Di qui l'ovvia necessità per i poeti, nei pur rari casi in cui ebbero a confrontarsi con questo problema, di ricorrere a formulazioni approssimative o a termini non del tutto adeguati, soprattutto se, come nel racconto che [pponatte fa nel primo Giambo callimacheo, l’economia del disegno compositivo li costringeva a rendere in
estrema brachilogia concetti piuttosto elaborati. In altre parole, difficilmente
Callimaco si sarà espresso con la nitida acribia terminologica di un Euclide o di
un Archimede. Egli era e restava un poeta, vincolato al rispetto della rigida
scansione del coliambo. E di questo bisognerà pur tener conto nel prendere in
considerazione la possibilità dell’occorrere di una locuzione, all’inizio del v. 61,
che agli nomini di scienza sarebbe magari apparsa sconcertante ed eterodossa.
Chiarito questo aspetto, va tuttavia precisato che, nonostante i pur ampi
margini di licenza che in questo caso siamo obbligati a riconoscere al poeta, risulta difficile conciliare un'espressione come xbxAov Exa con l'ipotesi di Heath.
L'idea-base di £ME è quella di una linea che, pur compiendo un movimento circolare, si avvita in una serie di rotazioni che l'allontanano progressivamente dal
punto di partenza, sino a produrre un tracciato dall'andamento appunto spiraliforme: di qui l'applicazione del termine non solo alla spirale
propriamente
detta, ma anche ad es. alle volute di fumo che si innalzano al vials o all’edera
che si abbarbica intorno agli alberi %. Tentare di piegare l'espressione callimachea al significato di «cerchio che avvolge (i.e. circoscrive) [i triangoli scaleni]»
- come pure si sarebbe tentati di fare, ipotizzando per ¿mE una generica accezione di involucrum (TRGL IV 740 B) “ — comporterebbe la totale obliterazione
di una nozione che risulta invece essenziale alla determinazione del significato
di #45: quella di un linea circolare che non si esaurisce nella descrizione di una
singola circonferenza, ma si ripete più e più volte con uno spostamento progressivo ed uniforme dell’orbita descritta. Suppore per Callimaco una devianza così
marcata dal significato ‘tecnico’ — pur in poesia, ma in un passo come il nostro
27 Non a caso, «diversamente che per l'astronomia, l'intenso fervore di studi scientifici d'età
alessandrina non portò ad una produzione in versi di scritti di matematica. Sostanzialmente alieni
dal linguaggio specialistico sono il Boixóv rpòfinpa in distici elegiaci attribuito ad Archimede (HI
170 ss. Mugler), il componimento sulla duplicazione del cubo dedicato da Eratostene a Tolemeo
Evergete (fr. 35 Pow.). il distico elegiaco con cui Perseo celebra la scoperta di certe sezioni spirali
(Procl. in Euel. I.
p. 112, 1 s. Friedlein}: vd. P.M. Fraser, Plolemaic Alexandria. Oxford 1972. 1. p.
376 ss., spec. 407
s.
28 Cfr. rispettivamente, ex, gr.. Ap. Rh. 1, 438 e Theophr. Hist. plant. 3. 18. 6: 7. 8. 1. Ma la
gamma degli impieghi del termine è assai più vasta: oltre ai lessici, vd. Winasowrrz ad Eur. HF
398,
2° Si potrebbe in tal senso invacare il fatto che il corradicale verbo EAoow spesso indica nulla
più che il semplice «circondare», Ad es. Euripide. che mostra per il verbo una particolare predilezione, lo usa in questa accezione sia in senso proprio che in senso figurato. Mi limiterò a citare tre
esempi dall’Oresfe, particolarmente significativi in quanto in essi EMoow vecorre in contesti in cui
l'idea di un movimento circolare è chiaramente esplicitata dalla compresenza di termini con radice
xuxà-: xix yao eluyBelsav 86uç xaxois (v. 358): xüxkp yùo educooueda xayyadxots ómios (v. +44:
Tirion. A Commentary on Plato's Timaeus. Oxford 1928, p. 204 ss.
cfr. Phoen. 711 nov Bnkow ékiEriv): nôvrov, "Queavòg dv / ravedxeavog dyxahay / sicowy xuxkoï
x86va (v. 1377 sa.). Lo stesso Callimaco ci offre un esempio assai chiaro di questuso in Hymn. Del.
geometrico vd. Hearn. A History cit. IL pp. 159 e 173.
321 xpiv péyav f) oto fwpòv úxó nAnyioiv ÉAEAL
2 Per l'uso di yoagey = «costruire». «disegnare» nelle testimonianze dossografiche di ambito
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View in PDF(opens in a new window)cosi fortemente connotato-dal punto di vista scientifico — non mi sembra franca-
Quanto all’espressione xúxkov Elıxa ~ certamente un monstrum per gli
esperti di geometria («il cerchio-spirale» o «il cerchio in forma di spirale») ~ una
serie di considerazioni che ora esporrò conduce a formulare un'ipotesi di un
mente possibile.
In realtà le due espressioni tpiywva xai oxadnva e xbxAov ¿lnea non vanno collegate. Scavando a fondo nella tradizione degli studi di geometria antica si può.
io credo, rendere ragione distintamente dell’una e dell'altra, chiarirne il significerto interesse circa il contesto in cui essa poté balenare e sembrare plausibile
cato e dimostrare che esse si inquadrano perfettamente in ciò che sappiamo delle
ricerche geometriche di Pitagora.
|
La spiegazione più convincente della prima delle due espressioni l'ha già
data, a mio parere, Maria Timpanaro Cardini 30 Nei tgiywva oxaAnvà occorrerà
ravvisare non genericamente i «triangoli scaleni», ma i «triangoli rettangoli scaleni», e il xai avrà valore intensivo in rapporto alla precedente allusione al teorema di Pitagora: il filosofo samio non solo dimostrò l'equivalenza tra il quadrato costruito sull’ipotenusa e la somma dei quadrati costruiti sui cateti, ma
riuscì per primo a individuare un metodo di costruzione - ovvero di misurazione
dei lati - anche dei triangoli rettangoli scaleni, cioé dei triangoli rettangoli
aventi cateti di diversa lunghezza. Era questa una delle principali scoperte geometriche che la tradizione attribuiva al filosofo samio, come si evince, oltre che
ad es. da Vitruv. De arch. IX praef. 6-7, dalle seguenti testimonianze:
«Metodo di Pitagora sul triangolo rettangolo. Se ti si richiede di costruire un triangolo rettangolo secondo il metodo Pitagorico partendo da un numero dispari, farai così: sia dato al
cateto il numero 5; elevato al quadrato, farà 25: da questo togli un'unità, resta 24; la sua
metà è 12: questa è la base. Aggiungi alla base un'unità, risulterà 13; questa è Pipotenusa»
(Hero Geom. 8, IV 218, 17 ss. Heiberg, trad. Timpanaro Cardini [= Archyt. A
26a]) *,
«I triangoli rettangoli sono di due specie: isosceli e scaleni; neg! isosceli non si potranno mai
trovare numeri [interi] che si adattino ai lati; non esiste infatti numero quadrato che sia
doppio di un quadrato... che sia invece possibile trovarli nei triangoli scaleni lo dimostra
chiaramente il fatto che il quadrato costruito sul lato sottendente l’angolo retto è uguale
alla somma dei quadrati dei lati che chiudono il retto... E ci sono anche alcuni metodi per
trovare tali triangoli, dei quali uno è attribuito a Platone un altro a Pitagora; il pitagorico
parte dai numeri dispari. Questo metodo pone il dispari dato come il lato minore intorno all'angolo retto: elevatolo al quadrato e tolta da questo un'unità, divide il resto per 2 e pone
uesta metà come lato maggiore intorno al retto; aggiungendo poi a questo un’unità. forma
l'ipotenusa. Per es.: 3, 3° = 9, 9-1 =8, 8 : 2 = 4. 4 + 1 = 5; cos si ottiene il triangolo rettangolo avente i lati 3, 4, 5» {Procl. in Eucl. I, p. 427, 18 ss. Friedlein, trad. Timpanaro Cardini [= Archyt. A 26a]) %.
30 M. Timpanaro Carpint, Pitagorici. Testimonianze e frammenti, WI, Firenze 1964, p. 52 ss. In
105
ea—ei
alla mente del poeta.
Noi possediamo, com'è noto. un trattato di Archimede Sulle spirali (Tlegi EMxwv). In esso il celebre matematico affronta problemi molto complessi. come ad
es. quelli connessi all'intersezione di una tangente con la spirale o all'intersezione di una retta condotta dall'origine della spirale con la spirale descritta nella
prima o nella seconda rotazione. Di volta in volta, con serrata argomentazione e
con un rigore logico pari solo alla profondità delle sue osservazioni, egli dimostra che determinati angoli sono ottusi, che altri sono acuti, che esistono precise
proporzioni tra le aree di determinate figure create attraverso opportune elaborazioni grafiche. ll suo contributo all’approfondimento di un argomento così
difficile appare ancor oggi fondamentale. Il riconoscimento degli indubbi meriti
di Archimede, in particolare del fatto che per primo egli offrì la dimostrazione di
teoremi che in precedenza avevano avuto solo formulazioni intuitive, non deve
tuttavia oscurare il dato, anch'esso incontrovertibile, che lo studio delle spirali
aveva in Grecia radici assai più remote: possiamo essere certi, sulla base della
testimonianza di Ermesianatte già richiamata (fr. 7. 86 s. Pow. ¿Mxwv xopyd
yewpetoing / ebedpevov), che le sue origini venivano fatte risalire almeno fino a
Pitagora. Erra chi intende limitare la frase del poeta alessandrino allo studio
delle spirali celesti %, Come attesta senza possibilità di equivoco il dettato del
passo della Leonzio. le acquisizioni sulle spirali di cui Pitagora veniva accreditato sono presentate come il frutto non delle sue osservazioni astronomiche, ma
delle sue ricerche di geometria. Ora, all’inizio del suo trattato (11 3, 2 ss. Heiberg
= II 8, 2 ss. Mugler), Archimede afferma che della maggior parte dei teoremi che
verrà illustrando egli aveva già inviato gli enunciati a Conone, ma che Conone
era morto prima di aver avuto il tempo necessario per approfondire le questioni
propostegli: altrimenti — soggiunge con rincrescimento lo studioso, pieno di ammirazione per il collega ormai scomparso da tempo — Conone con il suo non comune ingegno sarebbe giunto agevolmente alle soluzioni richieste ed avrebbe
magari scoperto. sempre in ordine alle spirali, altre
proprietà tuttora ignote. Lo
stretto legame e gli scambi di informazioni sclentifie tra i due eminenti personaggi ci sono ulteriormente documentati dal cordoglio per la scomparsa dell’amico e dal rammarico di non poterlo mettere a parte dei problemi discussi che
Archimede esprime anche altrove (Sph. cyl. 1 4, 14 ss. Heiberg = 1 9, 12 ss. Mugler; Quadr. II 262, 3 ss. Heiberg = Il 164, 3 ss. Mugler). Per gli storici della letteratura greca il nome di Conone evoca de, e
che ispirò a Calliforma dubitativa, questa soluzione era gid stata in parte adombrata da T.G. Smyly (ap. Mam, op.
maco la composizione della famosissima Chioma di Berenice collocata a conclucit, pi 276 nota a).
sione degli Attia. Non è indebito supporre che proprio i contatti che il poeta di
Cirene ebbe con lui ad Alessandria — se non addirittura la visione, tra le sue
carte. di disegni analoghi a quelli a noi pervenuti attraverso i codici di Archi-
31 MéB0b0c TvBayógov regi terybvov dgdoywviov, sav Émrayis teiyuvov dpAoyivov ovoroaodaı
„ara thy Mudaydgewyv uE0060v 4x6 rA{B0vs xeQuttod, moujoets citug dedóvdw ti) xaBéTp AQU 6 tiv
© tadra dp’ tavtà yivovrar xe‘ and toltwv pede povada piav' ou x5° tobtwv TO iuov iB tadra y Páag. 1Ododeg TH face pováda piav yivovrat Ty’ tooobtumv À txoteivovca,
32 Serta de Svtwv tov Sgboyuviny teryovuv, TOV pév icooxeddy, tó di oxaAnvov, Ev pév role loooxehéow obx dv mote eVQowev AoguWpots spagudcar tals mheugals’ où yag ¿on Tergäywvos dordudz
tetgaymvou dinktows. [...] Ev dé xolg oxadyvots duvaròv Außelv Évagy@s ftv Seixvutar tó And Tis
drorevotons Thy SQOiv toov toîs and rv regi tH den
v. [...] nagadédovtar de xai LéBoboi tives this EÜQEGEWE TOY TOLWUTWY ToLyovwy, div Thy pév els IMarwva Avantunovon, iv dè sic Mufaydgay, xai ñ pév Mvbayogur durò Tüv negiri@v Éouv deibpov. ribnar yao tov dobivra negurtdov de Ékaooova av segi THY do@iyv,
“ai kaBotoa tóv dst’ atroû tergäywvov xal tottov pováda áqedodoa tod Moutoî tó ijuov tima: tv reoi
THY de@iv tov peitova’ apocdeiva dè xai tovtw pováda Thy doumy moi tiv Unoteivovoav olov tóv rpia
hafiodoa xai teteaywvicaca xai dpehotoa tod évvéa povada, rod Y Aaufévet tó fpuov tov 5, xai Totty
apoctibno. mékv novada xai morel tov E, xai evento: teiywvov de0oydwov Exov riv uév TeLbv, tiv dé 180oügwv, mv de névre.
% «He discovered the subtle geometry of (the heavenly) spirals» (Heat, A History cit. I, p.
163); vd. invece giustamente O, ELLENBERGER, Quaestiones Hermesianarteue, Diss. Giessen 1907. p.
50: «xouyà yewpergine sc. Oewpñuara».
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Qui la spirale si produce presupponendo come pris un cerchio di
mede — possano averlo indotto a menzionare, tra le ricerche di geometria che la
tradizione attribuiva a Pitagora, appunto gli studi sulle spirali: una sorta di incentro B,
con una prima rotazione della retta-raggio BA che disegna esattament
e la circonferenza del cerchio dato: è solo quando su BA comincia a slittare uniformemente il punto B (ossia si sposta il centro rispetto al cerchio precedente) che co-
‘diretto, discretissimo omaggio agli interessi di una delle figure più illustri di
quella corte tolemaica che lo stesso Callimaco frequentava assiduamente.
Ancor più precisamente. a comprendere la genesi della singolare espressione
xúxdov EAıxa può servire forse un passo di Pappo in cui ritorna il nome di Conone. Il passo riveste particolare interesse, perché in esso il tardo matematico,
descrivendo il modo in cui si costruisce una spirale, si differenzia da Archimede
mincia a prendere corpo la spirale propriamente detta, L'elemento
che più deve
attrarre la nostra attenzione in questa costruzione è la stretta successione
nessione che si stabilisce tra il cerchio e la spirale: ossia tra le due figure.
verse, che Callimaco associa nella sua espressione.
-conpur di-
°
e da Erone.
Archimede (Spir. 11 44, 17 ss. Heiberg = 11 31, 10 ss. Mugler) aveva impostato la costruzione della spirale in questi termini:
«Se si traccia nel piano una linca retta, ed essa, fermo restando uno dei suoi estremi, vien
fatta ruotare con velocità costante quante volte si vuole, e se al tempo stesso sulla linea rotante si trasporta un punto con moto uniforme cominciando dall’estremo che resta fermo, il
punto descriverà nel piano una spirale» (trad. A. Frajese) *.
In modo analogo Erone, Def. 7 (IV 18, 22 ss. Heiberg):
[da Hultsch, Pappi Collect, | 234 (ad 4, 31)]
«La spirale è una linea che si genera nel piano quando upa retta, uno dei cui estremi resta
fermo, si muove nel piano fino a tornare nella medesima posizione, e, con medesimo inizio,
dall’estremo che resta fermo si muove, insieme alla retta. un punto: la linea generata da
uesta retta sarà una circonferenza, quella generata dal punto che percorre la retta prende
In questo caso, come abbiamo visto, Pappo si distacca da Archimede e da
Erone, ma indubbiamente il procedimento che egli illustra non è sua invenzione. Quale può essere stata la sua fonte? Non possiamo dirlo con certezza
87;
ma è significativo che subito prima del nostro passo, pur non disconosce
ndo il
ruolo decisivo che Archimede ebbe nell’approfondimento di questo specifico
campo d'indagine, Pappo rivendichi a Conone il merito di aver proposto, anche
se non dimostrato, il teorema della descrizione della spirale su un piano:
i nome di spirale» ‘°°.
Come si vede, non c'è nulla in queste definizioni — tranne forse Paccenno alla
circonferenza in Erone — che possa illuminarci sulla singolare espressione xbxAov
¿hixa usata da Callimaco. Ben diversamente, invece, se leggiamo Papp. 4, 31 (I
234, 5 ss. Hultsch):
tó éni vhs Eos mic1 tv émunédp youpouévns Bedonia novitewe ev Kövwv è Za
ren. eal dì
«Sia dato un cerchio avente come centro il punto B e come raggio la retta BA. Si faccia
muovere la retta BA in maniera tale che il punto B resti fermo e il punto A sia trasportato in
modo uniforme lungo la circonferenza del cerchio; su di essa, al tempo stesso, si trasporti
un punto in modo uniforme a partire da B fino a giungere ad A. Il movimento del punto che
a partire da B percorre la retta BA e quello del punto A che percorre la circonferenza del
cerchio siano simultanei. Il punto che si muove seguendo la retta BA descriverà, nella rotazione di questa retta, una linea quale BEZA; la sua origine sarà il punto B, il principio della
rotazione sarà la retta BA, e. quanto alla linea in sé, essa prende il nome di spirale»
%,
M et xa edbeia éubevx0ÿ yoapua Ev éxixédy xai pivoviog tod étégou mégatos aúrás loorayéws xeouevexBeioa boaxwoiv dxoxatactabi add, Sev Gouacey, Gua e TE yoauug xeguryopéve géonral ti canelov cotayéws atid avr xara rig evOelas dpkäuevov and tod pévovros xégatos, tó ganelov Eliza yodwer ev 19 Énuréôw.
en
at5e
tog
É
Yempé-
‘Aoxpnôns Savpaoti) tii Yonodpevos dmßorü (+. 30 [1 234, 1 ss.
ultsch]).
Se, come a me sembra probabile, + precisamente da Conone che Pappo mutua la sua descrizione della spirale, l’ipotesi che proprio l’opera del matematico
-
astronomo attivo alla corte di Alessandria abbia influenzato l’immagine
callimachea del xtxhog ¿ME si rafforza ulteriormente. Si veda del resto l'illustrazio
ne.
da me qui riprodotta, che nel testo della Zuvaywyf accompagna l'esposizion
e di
Pappo: essa mostra assai bene come la spirale si venga appunto svolgendo
dal
cerchio. La definizione di xöxAog £ME resta nondimeno impropria; ma chi
- tra
quanti non si occupino ex professo di geometria — posto di fronte ad un disegno
come questo si sentirebbe di condannare Callimaco per un'espressione che addi.
rittura. forse, risulta non priva di una sua icastica efficacia?
35 uE [..-] veauni dor Ev Esuntóo pév, dav evOciag pévovtos toi étégov xégatos [xai] xevoupévns dv
1H tut Es els tò adró rá aroxatactati. péental tu onuelov And tod pévovtos néQatos buoi dgkdpevov ti evAcig’ xal À pév durò taums Tis evbeias yevonevy you uan xbxdog Euros, Y dé dirò Tod xatd Tic
ebOeiag gegouévou onneiov EME xakeitun,
3° Bot xmas od xévrgov pév tó B, à dé x Tod xévrçou ñ BA. xextvoOw y BA eUdeta obtwe Gore 16
nev B pévew, 10 dè A dSpadds péoecdar xatà Tis rod xixdou megupegelac, Gua dè adi) dgEdpevov n
ompelov axd rod B mpegéabw rar’ ari óualOs we tri 10 A, xat Ev Tap yeovp tó te And tod B onuelov my
BA disoxto8wm xai tó A Ty 100 xúxlov megipégeicy. yodwet ÓN 16 xatà tiv BA xivovpevov impeiov tv ti
MEQupoes yoaupñv ola totiv fi BEZA, xai doy pev aúris Eorar to B onuetov,
atch dé yeaupr EME xakeïtou,
key dè thc ne
as
n BA
PRIA
» Si veda la nota ad loc. di E. Heurscu. Pappi Alexandrini Collectionis
quae supersunt, ML
Berolini 1878, p. 1229: «haee quoque discrepantia, cuius simile» multar aliae in Pa pi Collectione
deprehenduntur, nos monet, ut de variis operum mathematicorum formis quae ao exstiterunt
eaeque partim diversae ab iis quae adhuc servatae sunt. impensius
in dies quacramus>,