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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)ANDREONI E., I modo della conternplazione nel discorso di Scipione (Cic.
Rep. 1 26) : SIFC L 1978 116-130. | Le fait que Cicéron insiste au début du _:
De republica sur l'importance de l'animus en ce qui concezne la Oewela est |
caractéristique de la position anti-matérialiste adoptée dans cet ouvrage.
<
.
Sea
ASD BREow 1,
pmen,
=
la conelusione del discorso di Filo, ma troviamo che Sciplone
à grid
intervenuto (A
1 28-25) ricordando aneh’egli Sulpicio Gallo ce
Paiuto che aveva porto a suo padre, quando si trovavano
in Macedonia e i soldati si erano spaventati per un’eelissi di luna. La spie-
Prima che si apra la discussione sullo Stato, tema che dà significato alPintera opera, si svolge nel De re publica ciceroniano un breve,
ma non per questo meno interessante dibattito sull’astronomia e sul
valore che lo studio di essa pud assumere. ! Come poi il tema politico
sara trattato da Seipione, con gli importanti interventi di Filo nel
Ill libro, ma soprattutto di Lelio sulla * giustizia’ e la * legge’ (non
possiamo yapere se questo avveniva anche negli altri libri}, così il
tema scientifico ¢ trattato più ampiamente da Scipione con gli interventi di Milo, Tuberone 6 Lelio. Quello che qui vogliamo indagare
non à tanto il significato che tale argomento assume all'interno del
De re publicu,? 2 quanto la possibilità di ricostruire in qualche modo il
discorso di Seipione là dove, per la caduta del secondo foglio del
VII quaternione che conteneva Vinizio del suo secondo intervento,
si offusea il procedere logico del suo intero pensiero. Per ritrovare
la linea del diseorso di Seipione, bisogna seguire brevemente lo svolgimento delle sue idee dal principio, da quando cioù Tuberone propone come argomento di discussione (Rep. 1 15): quidnam sit de
t in senatu.
! Diverse ipotesi sul perché di questo avvio dell'opera sono state formulate da M. Ruch, Zur Bedeutung des Vorgespraches in de Republica,
« Philologus » 1944, pp. 213-233. Il discorso di A. Haury, Cicéron et Pastronomie (ad rep. 1.22) « Rev. Et. Lat.» 1964, pp. 198-212 8 piuttosto imperuiato sui dati seientitiei olfertici dall’intera dissertazione, come gid Paltro
del Rucu, Météorologie, astronomie et astrologie ches Cicéron, «Rev. Et. Lat.»
|
3 Ci ripromettiamo di essere più esuurienti in merito, in un prossimo
lavoro,
Larrivo dei diversi personaggi non fa cambiare il tema propoxt
o,
che anche Lelie finisce eon Paccettare; e Filo, à cui sin dalPiniz
io
era stata data la parola, comincia senz’altro (keep. 1 21-22)
richinmandosi alla sfera di Archimede, e à Sulpieio Gallo
che Ku di
uveva dimostrato come avvenissero i fenomeni di celissi
, Non abbiame
NEL DISCORSO DI SCIPIONE
(Cie. Rep. 1 26)
1954, pp. 200-260,
117
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a oe
|
En
IL MODO DELLA CONTEMPLAZIONE
isto altero sole quod nuntiatum
He MODO DELLA CONTEMPLAZLONE NEL DISCOR
SO Di SCIPIONE
gazione seientifiea di Gallo aveva riportato la calma fra le
truppe
di L. Emilio Paolo. Uguale utilità aveva tratto dagli studi di astronomia, come discepolo di Anassagora, Pericle, quando ad
Atene si
era avverato un fenomeno di eelissi di gole. Al termine di
questo
intervento positivo a favore degli studi di astronomia, Tubero
ne
non può non osservare (Rep. [ 26): videsne, Africane,
quod paulo
ante secus tibi videbatur doc* (qui c'è lacuna nel codice);
e questo
perché alPesordio delPintera discussione Scipione aveva premess
o il
suo giudizio sugli studi di astronomia in questi termini (Rep.
I 15):
sed ego, Tubero — nam tecum aperte quod sentio loquar — non
nimis
adsentior in omni isto genere nostro illi familiari (se. Panaetio), qui
quae vie contectura qualia sint possumus suspieari, sie adfirma
t ut
oculis ea vernere videalur aul tractare plane manu. quo etiam sapientiorem Socratem soleo iudicare, qui omnem eius modi curam deposuer
it,
eaque quae de natura quaererentur, aut maiora quam hominu
m ratio
consequi possit, aut nihil omnino ad vitam hominum adtinere
di veril.
Per la eaduta del foglio manca linizio della risposta di Scipion
e u
Tuberone che riprende per noi con Pelogio dei caelestia (Rep.
T 26):
“lis, quae videant ceteri. quid porro aut praeclarum putel
in rebus
humanis, qui haee deorum regna perspexerit.... Se non sapessimo
che
é sempre Scipione a parlare, diflieilmente a prima vista attribu
iremmo
allo stesso personaggio e il giudizio formulate d’aechito (Rep.
I 15)
e il suo primo intervento di I 2: -25, e soprattutto questo secondo
(Rep. I 26-29), dove egli parla con entusiastieo fervore dei
caelestia,
e anzi conclude: quam ob rem Tubero, semper miki et doctrina
et
eruditi homines et tua ista studia placuerunt.
Accettare il giudizio iniziale e quindi il primo interve
nto er
sembrato gid difficile a Tuberone, che, in altre parole, aveva
certo
rivolto velatamente un’acensn di ineongruenza Seipione dieendogl
(Rep. 1 26): videsne, Africane, quod paulo ante seeus tibi videbatu
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)doc*, Nessuna obiezione di incongruenza troviamo invece dopo la
fine del secondo intervento di Scipione, che invece, a prima lettura,
non può non apparire ancor più distante dal giudizio dato all’esordio,
e che si muove comunque su un piano diverso dal primo intervento.
E chiaro percid che la spiegazione del suo comportamento Seipione
la doveva dare subito in risposta a Tuberone, chiarendo secondo quali
presupposti egli aveva formulato il suo giudizio prima, e tanto più
avrebbe formulato il giudizio poi. Che qui egli doveva spiegare la
sua posizione ce lo dimostra il fatto che — come dicevamo — nessuna
obiezione in tal senso gli viene più mossa, quando invece senza una
premessa chiarificatrice ci sarebbero state tutte le ragioni per farlo.
Ora sulla prima giustifieazione che Scipione doveva dare a Tuberone, e cioò su come egli adattava al giudizio iniziale il suo primo
intervento, quello che comunque aveva causato losservazione di
Tuberone, non possiamo formulare — per quanto ci possa sembrare
plausibile — nient’altro che un’ipotesi, perché non abbiamo indizi
tangibili nel testo. Ma per quel che riguarda invece il secondo momento della risposta di Scipione, e cioè su quanto egli, per evitare
qualsiasi altra obiezione e per chiarire la sua posizione, avrebbe
premesso all’elogio dei caelestia, formuliamo qualeosa di più di un’ipotesi, in ragione del fatto, comunque, che qui forse una leggera traccia
ei è restata: il *lés, che si suole integrare in (cernamus ocudlis, senza
che sia stata mai proposta un’alternativa. Sembra utile percid — ©
questo soprattutto vogliamo mettere in evidenza ~ discutere tale
integrazione, dovuta all’Ötto, che possiamo leggere nell’ apparato critico delle più note edizioni del trattato ciceroniano. !
Se pure non riportata da nessuno nel testo, Pintegrazione ha perd
11 MODO DELLA CONTEMPLAZIONE NEL DISCOKSO DI SCHPIONE
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contribuito notevolmente, io credo, a fuorviare Pindagine, dal momento che la sua stessa apparente facilità doveva distogliere dalla
ricerca di altre goluzioni. Prima di esaminare questa soconda parte
della risposta a Tuberone, abbiamo detto sopra che, anche se solo
in via di ipotesi, forse si pud individuare che cosa Néipione avesse
portato a sua difesa per dimostrare che quanto aveva sostenuto,
riconoscendo i vantaggi pratici offerti dalPastronomia, non era incongruente con il suo primo intervento. In effetti Seipione non aveva
fatto altro che rimanere gulla seia di Socrate, cui appunto egli si
ra appellato all’inizio. Anche Socrate infatti, se lo ascoltiamo nelle
si possono ottenere dallo studio dell’astronomia, in quanto — 6 cid
valeva anche per le altre discipline liberali — questo utile audava
considerato nell’ambito degli évdpwruva, oggetto essenziale della sua
ricerca. U diseorso sui vantaggi secondari era un’appendice al principio
socratico sopra esposto, che non puntava sulle frange del problema,
ma confutava in toto ben altro, cioè negava allo studio empirico?
delPastronomia la possibilità di eonoscere il vero. Questa & la linea
essenziale del peusiero di Socrate al riguardo, ribadita e da Senofonte,
e da Platone nella Repubblica. Il fatto & che Platone fa qui negare a
4 Soprattutto Mem, IV, 7, 4. Che questa doveva essere proprio la posizione di Socrate sostiene W. JAEGER, laideia, trad, it. A. Setti, Firenze
1963, vol. II pp. 76-77 en. 92; p. 529, dove & anche ben evidenziato che
Putile & inteso in senso sociale. Proprio questo utile vediamo sottolineato
da Seipione. Per il pensiero di Socrate sull’importanza delle discipline liberali vedasi anche F. ADoRNO, La filosofia antica, Milano 1961, vol. J p. 139.
2 Si legga particolarmente Platone, Rep. 527d. 529a-d; Xen. Mem. IV,
I Questo e gli altri contributi testuali di W. Fr. Otto, riportati in genere dagli editori del De re publica senza indicure la fonte, figurano
nell’edizione di Fr. Osann, Gottingae 1847. Ringrazio deferentemente il
prof. Andreas Thierfelder che molto geutilmente ha per me consultato
l’opera del’Ösann, dove a p. vu dell’introduzione si logge: «rostat ut
Guil, Frid. Otto, collegae meo doctissimo, de me in ubsolvendo hoe opere
multis nominibus merito gratias persolvam maximas: qui... non solum
observationum in libros hos Tullianos a se conscriptarum faseieulum septem
abhine annis uliro.... perhumaniter communicavit, quas edilioni meae...,
integras inserere non dubitavi, sed eliam opellam meam et miritica, qua
in paucis pollet, sermonis Latini praccipue Tulliani seientia liberaliter me
audivit ».
7, 5-7. Su questo punto si tengano presenti 1, Aborno, Introduzione a Socrate, Bari 1073, pp. 65-60 dove à sotlolineate in proponito che Platone
doveva fondarsi rispetto alle conelusioni di corta fisica, su una prosa di
posizione realmente socratica; 6 JAEGER, op. eit, val. If pp. 76-76 ove
l'autore ritiene che oltre naturalmente ai filosofi naturalisti «che accampavano con Je loro discipline protese pedagogiche » tali criserve.... Bocrate faceva
riguardo ugli studi matomutiei 6 astronomiei praticati da Solisti di indirizzo più realistico del tipo di Ippia delPElide». Si confronti sotto, p. 20
e nota, anche quanto sostiene il Warrington, e ivi ulteriori precisazioni sulla
posizione soeratica. Sulla contestazione di Socrate allo studio inaterialistico
degli ustri cfr. A. J. F'ESTUGIÈRE, La révélation Hermes Trismêgiste, Puris
1949, vol. II p. 144.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)IL MODO DELLA CONTEMPLAZIONE NEL DISCORSO DI SCIPIONE
Socrate anche i vantaggi secondari,! mentre Senofonte insiste nel
sostenere che essi erano presi in considerazione da Socrate,? Ma
Platone così facendo non fa altro che portare Socrate sulle proprie
posizioni, in quanto gli fa rilevare unicamente il valore propedeutico
dell’astronomia, abbassata successivamente dal terzo al quarto livello in vista del raggiungimento dell’Uno intellegibile. Indagine
questa sulle cause prime, negata esplieitamente come parte della
dottrina socratica da Senofonte (Mem. IV 7, 5) che fa contestare
al filosofo anche lindagine fisico-matematica dei fenomeni celesti,
ad essa connessa.? Quanto la posizione di Socrate, proprio intorno
alle speculazioni matematiche fosse invenzione di Platone aveva antieipato gid Scipione, il quale ribattendo a Tuberone che aveva sostenuto (Rep. I 16): euius (sc. Platonis) in libris multis locis ita loquitur
rinunciare per questo definitivamente alPastronomia, ma soltanto
ritiutare quel metodo errato di aecostarsi ad essa, metodo che Seipione rimproverava nella fattispecie anche a Panezio (diep. I 15):
non nimis adsentior nostro illi familiari, qui... sie adfirmat ut oculis
eu cernere videatur aut tractare plane manu. Infatti Seipione — e questo
per chiarire meglio la sua intera posizione — non muove un appunto
al filosofo per il suo interesse scientifico, che à ricordato anzi con
120
Socrates ut etiam cum de moribus de virtutibus denique de re publica
disputet, numeros tamen et geometriam et harmoniam studeat Pythagorae more contungere, spiegava che Platone aveva conosciuto la
dottrina pitagorica dopo la morte di Socrate e coneludeva (ib.): itaque
cum Socratem unice dilexisset, eique omnia tribuere voluisset, leporem
Socraticum.... cum obscuritate Pythagorae.... eonteruit.
Non à improbabile percid che Seipione, considerando come fatto
positivo i risultati pratiei che potevano essere colti dalle studio
dell’astronomia si sentisse in piena coerenza con il pensiero di Socrate. Forte di tale coerenza, egli doveva rispondere couformemente.
D’altra parte aver contestato con Socrate (e su questo punto abbiamo
visto concorde la testimonianza e di Senofonte e di Platone) il eriterio di verità alla scienza astronomica non voleva dire per Scipione
I Per il commento a Rep. 527d dove Socrate contesta l’utilità pratica
sottolineata da Glaucone, si veda JARGER, op. cit, vol. TE, p. 529. Solo più
tardi Platone, come rileva Janunk, ib., p. 76 «nelle Leggi dove non parla
di alta cultura ma di educazione elementare fa suo V'atteggiamento del
Socrate senotonteo ».
a Xen. Mem. IV, 7, 2-7 ove il discorso si estende anche alle altre discipline liberali. JAEGER, op. eit., vol. If p. 529 ritiene che Senofonte controbatta così con intenzione la posizione che Platone fa assumere a Socrate
nella Repubblica.
® Per una chiarificazione in proposito all’indagine di tale tipo rifiutata,
quando le si vogliono dare le credenziali di sapere assoluto, 6 in particolare
per una chiarificazione al ritiuto di Socrate per una ricerca delle cause prime
efr. ADORNO, Futroduzione cit., ib.
121
stima fra i suoi diversi campi di ricerea (lep. L 15): quam vellem
Panaetium nostrum nobiscum haberemus, qui cum cetera tum hace
caclestia vel studiosissime solet quaerere, Lima soltanto mira a riprendere in lui quel sensismo (che mentre & tale in campo puramente
gnoscologico, diviene, una volta immesso nel eumpo scientifico,
metodo empirico) che altra volta rimprovera — e con la stessa espressione famquam oculis — ancora agli Stoici (ep. L 56): audiamus
communis quasi doctores eruditorum hominum, qui tamquam oeulis
illa viderunt, quae nos vis audiendo cognoscimus. ? Un siffatlo Passo
1 Su queste studio ehe noi definiremimo scientilivo dei fenomeni celesti
da purte di Panozio si veda M. Potten, La Sloa, trad. it. O. De Gregorio B. Proto, Firenze 1967, vol. L p. 396.401 © particolarmente pp. 410-411 €
qui n. 32, che parlando di un suo atteggiamento acientilico vuol ridurre lo
seientismo attribuitogli da A. Gritii, LL problema della vita contem plativa
nel mondo greca-romano, Milano 1953, p. 121; e si veda anche M. van
STRAATEN, Panaetius, su vie, ses écrils, el sa doctrine avec uweédition de
ses fragments, Paris-Amsterdam 1946, p. 82 en. 2.
Tl Grilli comunque su questa base esagerava, come 6 stato osservalo
(per la verata quaestio sul- Panezio del Pohlenz e del Grilli cfr. anche di
sfuggita P. Bovancı, Le atoïcisme à Rome, Act. VIT Congr. Ass. G. Budé
1963, p. 225, a cui vanno aggiunte le preeisazioni ultériori al Grilli di
R. Jury, Le thème philosophique des genres de vie dans Vantiquilé classique,
Bruxelles 1956, pp. 159-161 e 143), il dewoeiv di Panezio. Da parte nostra
desideriamo sottolineare che non va trascurato Papprezzamento evidente
che del Gempeir fa Panezio (cfr. Cie. Off. I 13-15), ma che i suoi studi scientiliei fanno parte di una più vasta gamma di interessi, così come dice esplieitamente Scipione (vedi sopra), per cui non deve far meraviglia poi che
l'argomentare di Seipione sullo Stato si riallacei anche alla dottrina politica
di Panezio (così secondo la dichiarazione di Lelio Rep. 1 34).
2 Sulla base sensistica della teoria della conosconza degli Stoici, nenostante il sempre più netto primato del Adyus si leggano PouLEnz, La Stou,
vol. I pp. 98-117.369-70.474; J. M. Rist, Stoie Philosophy, Cambridge 1969,
p. 134; G. Watson, The Stoic Theory of Knowledge, Belfast 1966, Per Pidentificazioue nel passo sopra eitato (Rep. 1 56 su cui efr. anche Cic. N. D. TA)
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)avanti sulla base del pensiero socratico, Scipione non poteva che
compierlo con Platone, il quale gia nella critica allo studio contemporaneo dell’astronomia (deep. 529 a-c, 530 a-c) ! aveva aperto
la via a un nuovo tipo di indagine attraverso di essa, seppur nel
signiticato — come abbiamo aceennato sopra — semplicemente propedeutico, in una scala di discipline (Kep. 527 d-530 e) che vedeva al
primo posto la dialettica, come quella che conduce direttamente al
Primo Principio, PUno. Discipline certo — va annotato — che non
servono a ‘vedere con gli oechi’ (= metodo sperimentale) ma si
riferiscono all’anima (Rep. 527d): To à &orip où na paddoy adda
zahenòv motedou Ste Ev tToérois toig palhjuaow éxdotov ôpyaréy Tu
wozijs éxxudaigetul TE xai dvalwnvoeitat dnoddiuevoy zul tuplodipevor
ind tay älv Enırnösvudrwy, xpetttov dv owdijvar wrpiwy dupdtwr*
uóvp yap abt@ ddijdea dpäraı.
Non infatti gli astri ‘visibili? servono a ‘ sollevare’ Panima
(528 b), ma agli astri invisibili dobbiamo rivolgerei, per i quali va
precisato (529 d) à dr Adyw uv xai dsavoia Anata, dpe 6’ où.
Nel Timeo le cose cambiano. L’astronomia diviene ora la prima
delle scienze, quella che conduce direttamente alla conoscenza proprio del Primo Principio, che ora non é tanto «l’Un unifiant les idées »,
ma «PIntellect qui meut le monde d’un mouvement ordonné », 2
e che sopruttutto si coglie nel regolare movimento degli astri (Tim.
47 a-c, 90 a-e). B mutato l'obbiettivo, ed essendo ora gli astri visibili
rilevatori dell’ordine cosmico, la visione diretta ne viene conseguentemente rivalutata. Ma essa resta pur sempre solo nei limiti in cui
fornisce un primo gradino verso la contemplazione (39 b-d, 47 a-c),
perché la vera comprensione dell Universo, della reale essenza degli
astri, delPordine cosinico, dell’essere — e questo va sottolineato —
IL. MODO DELLA CONTEMPLAZIONE NEL DISCOKSO DE SCIPIONK
1%
si acquista solo attraverso la parte più alta della puy”, cioè quella
intellettiva, che 6 stata data dagli dèi come daluwv (90 a-d).
Cosi & detto, pur con le dovute precisazioni e distinzioni, anche
nel Fedone 83 a, nelle Leggi 898 d-e, nel Teeteto 173 6. Vale comunque
la pena di riportare dal Fedone il concetto cui sempre Platone rimase fedele che ats) 7) odola.... aùrò TO koor, auto To xaÂóv, aùrò Exaorov
6 Eotw, td dv (78 d) sono percepibili solo t@ tijs Òvavotas Aopiou@ (79 a)
e non con gli occhi devdj ta rouöra xal ody gard (ibid.). Certo 6
che questo senso cosmico ha acquistato ragion d’essere perché inserito nell’ambito di tutta una dottrina, ormai volta alla rivalutazione in 86 e per sé del mondo ora vivificato nell'intimo dal soffio
dell’ Anima universale. ! E questo senso cosmico con il suo profondo
valore spirituale — che percid si oppone al sensismo e allo sperimentalismo - che Scipione ha presente quando tesse Pelogio dei caclestia:
non volgersi quindi allo studio degli astri con il metodo degli empiristi
she si riassume nellvculis cernere e nel traetare plane manu. Non diversamente da quanto sopra abbiamo osservato per Voculis cernere,
ritengo infatti che nel tractare plane manu vada letta ancora la critic:
al metodo empirico: Vespressione & usata per Pappunto da Cicerone
similmente un’altra volta e sempre in riferimento alla conoscenza
empirica della natura; ma, essendo in questo caso messa in bocea
all’epicureo Velleio, il tono & ovviamente polemico rispetto al videre
animo, montre Paspetto positivo à nel tractare ut manu (N.D. T 49):
Epicurus autem qui res occultus et penitus abditas non modo videat
?
animo sed etiam tractet ut manu.
Ma per l’appunto bisogna scoprire al di là degli astri stessi il
mirabile equilibrio, Pordine sovrano che regge il mondo. Siamo pereid
1 Su somiglianze e differenze della eontemplazione nella Ropubblica 6
di un preciso riferimento si veda G. Il, Sasınn - 8. B. Smuru, On the Commonwealth, Marcus Tullius Cicero, Columbus Ohio 1929, pp. 141-142 n. 97,
ove inoltre Pupprendimento in questi termini della Leologia stoica da parte
di Cicerone viene fatto risalire a Panezio. Ritengo però che, per una migliore
identificazione del pensiero di Panezio, vada tenuto conto parallelamente
del passo di Cic. Of. I 14 dove si preeisa una conoscenza che si volge ab
cculis.... ad animum (posizione che sembra avere il suo archetipo nel TiIneo, Come si può Jeggere sopra nelle pagine seguenti).
LV. sopra, p.
120 e note.
% Fesruqiine, La révélation, vol. II p. 139,
nel Timeo si legga A. J. FESTUGIÈRE, Contemplation et vie contemplative
selon Platon, Paris 1950, pp. 157-249, e, per il parallelo significato universale
assunto dall’anima, del medesimo autore, La révélation, vol. IL pp. 132-152.
Per una più ampia generale trattazione sull’Anima del mondo: J, Mokeau,
L'âme du monde de Platon aux Stoiciens, Paris 1930; G. VERBECKE, L’évolution de la doctrine dw Pneuma, Paris-Louvain 1945.
2 Costituisce un capitolo a parte nella dottrina epicurea il principio,
al quale nello stesso contesto si fa riferimento, per cui vim et naturam
devrum.... non sensu sed mente cernatur (utile il commeuto nell’ed. di A, 8,
Peasy, Cambridge Mass. 1956, sia come commento al pusso pp. 314-310,
sin por il rinvio al commento a N. D. 1 10, pp. 179-181),
Página 5
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)il. MODO
E. ANDERONE
su quella posizione che, stubilita dal Timeo di Platone si manifesta
ancora Chiara nel’ Kpinomis,! nel Lleol quocoyias di Aristotele e
vivifica i protrettici dando specitico signifieato alla contemplazione,
pervade quindi lo stoicismo in cui il monismo assorbe dentro di
sé ancor più questo motivo della religione cosmica.2
L'indagine, eome gid nella Repubblica, se pure adesso con una
meta diversa e meno distante, travalica comunque — se pure à riuffivrata la Jewpla fisica dei presocratici, che sara poi nell'arriechimento platonico quella del ‘dopo Platone’, in quanto filtro che ci
rende capaci di ulteriore apprendimento ? — il contatto delle cose,
rinnega i mezzi degli empiristi, si aflida sempre alla poy) e al votc
per individuare il suo oggetto, e nasce così, come formula di fede,
la credenza nell’dvaßaoıs pouyñc che s’avvera in vita e dopo la vita. 4
E valga a provare che Velogio di Scipione dei caelestia à interamente
in questa sfera di pensiero Posservazione che Vintero passo del I libro
nient’altro & se non Panticipazione del VI libro e dell’ drydBaots yoyis
che li si avvera nel Soguo.® Infatti qui sono enunciati i temi del
1 Come nel Timeu, anche qui & cenno al valore, seppur limitato, della
vista (978 b-979 a), infatli Punita, il coordinarsi dei fenomeni si svela solo
(992 a) diavoopéevorc,
j
* Per una completa indagine sul siguilicato della contemplazione efr.
Popera gia
più
volte
qui
citata del
Pesruqimrn,
La
révélation, vol. H
pp. 153-269.310-40; e particolarmente sul misticismo eosinieo che parte da
Platone © pervade l'Éllenismo: ib, p. 141.150.256.
8 Sul valore della contemplatio-cognitiv già in Platone: Festuciiss,
Contemplation, p. 16 6 La révélation, p. 262. Da cunfrontare le osservazioni
che aggiungs, in fruttuosa polemiea col Bröhier, KR. Jouy, op. cit,
pp. 103-104, tendenti a rieonuscer6 questo rapporto più come fatto sentito
che come realizzazione in dottrina. Sul valore di conoseenza dato alla
Dewgta dagli Stoici: M. ANDRE, L'otium dans la vie morale et intellectuelle
romaine, Paris 1966, pp. 332-333, e dallo stesso Cicerone, ib, p. 79.
* Si veda FESTUGIÈRE, La révélation, vol. IT pp. 441-456 © nota bibliografica a p.442 u. 1, ed il concetto della « contemplation des astres, anticipation de la beatitude » sviluppato da F. Cumonts, Luc perpetua, Paris 1048,
pp. 149-160.
® Sull’drdfactg yryjs del Somnium si legga FESTUGIÈRE, La révélation,
vol, II particolarmente pp. 456-459; P. Bovancı, Études sur le Songe de
Seipion, Paris 1936, pp. 121-140; A. Roncont, Somnium Seipionis, Firenze
1961, p. 23; A. TRAGLIA, Cleerone. £1 sogno di Seipione, Roma 1969, pp. 1314 dell’introd. A titolo Wes. sull’dvaßaoıs yoyjc come in vita, coni dupo la
morte efr. anche i passi allini di Seneca Helv. 9, 2; Marc. 26, 4-5; N.Q. 1
DELLA CONTEMPLAZIONE
Nib
BINGCOKSO
DI
HS
SUTMION
|
Somnium, verni propri della fode nella visalita delPanima, ehe, comuni
a ogni testo che esalti la contemplazione, si rliassumono nel dinprezzu
delle cose terrene con i loro esigui limiti, nel disprezzo perciò anche
della gloria umana, e nel rapito fervore per Pestasi e per chi ga levarsi ad essa! Eceo che così si intravede quale poteva essere lia
premensa di Seipione al suo elogio dei caclestia, onde possiamo immaginarei i termini con cui press’ poco Seipione, contestando il
metudo del cernere oculis, tractare plane manu,? poleva formulare
il metodo che egli proponeva e stimava valido.
Non percid nel modo suggerito dalPOtto ¢ da integrare lo spezzone di frase ehe precede Pelogiv: <cernamus ocuÿlis, quae videant
céleri, perché se in *lis leggiamo oeulis, mai poteva preeedere il solo
cernamus: così Seipione seguirebbe il metodo che egli contesta. TE sienilieato che si richiede & proprio l'opposto. Cosi infatti anche il
Ferrero, che pur nell’edizione critica (Bononiae 1955) riportava
semplicemente in apparato l'integrazione delPOtto, poi nella edizione divulgativa (Firenze 1969, p. 36), per colmare in qualche modo
la lacuna, non pud non richiamarsi come noi al § 15 e fa dire a 3
pione: « Gertamente, ma a condizione che il saggio non si limiti a
guardare con i suoi occhi (v. sopra X, 15)». Frase di senso poco
praef, 7-13. L’antieipazione nel nostro passo al tema del Somnium era
stata gid vista dal Mai nell’ed. del De re publica del 1846 che seriveva come
conumento a questo capitoto (efr. p. 31) « Ilaec copiosius in Somnio dicuntur
e da E. BIGNONE, Lucrezio come interprete della filosofia di
a Scipiones,
Lpicuro, in
Italia e Grecia,
Virenze
1939, p. 138,
che
nei
due
contesti
dimostrava la stessa ispirazione dal Protrettico di Aristotele. Il collegamento della prefazione astronomica del E libro eon il VI era avv tite
anche dal Rueuir, Zur Bedeutung des Vorgespraches, pp. 218-219. Diversumente il Gritut, £ proemi del De re publica di Cicerone, Brescia 1971,
pp. 108-109 nega per certi aspetti il collegamento.
1 Si confronti FEsTUGIÈRE, La révélation, vol. Il soprattutto pp. 446-456
e quindi a p. 446 n. Lil riferimento a Platone, Rep. VI, 476 © Theet, 1736
come i primi testi in cui si legge questa lezione morale che deriva dalla
contemplazione del cosmo e induce al disprezzo delta terra e delle cose terrene.
2 Qui annotiamo che far riferimento alle mani, o ad vechi 6 mani
per
indicare Papprendimento attraverso la sensazione diviene proverbiale tino
ad estendersi anche al di fuori dello stretto siguitieato filusofico di eui sopra
abbiamo trattatu: efr. A. Orre, Die Sprichwörter und sprichwortlichen
Redensarten der Römer, Leipzig 1890, p. 211, tu e R. Häussien, Nuchlräge
zu A. Otto, Hildesheim 1968, p. 75 6 p. 278 (U. Weyman), p. 109 (A. Sonny),
p. 189 (M. C. Sutphen).
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)chiaro, ma dove traluce l’esigenza di una vista ‘non fatta con gli
occhi’, anche se poi il Ferrero rendeva confusa ancora linterpretazione con Vaggettivo ‘suoi’. Più semplicemente il Villemain! annotava, intuendo perd lo spirito dell’evolversi del discorso di Scipione: «une lacune fait perdre ici la suite des paroles de Tubéron,
et mutile même la première phrase, dont le sens reste pourtant assez
visible. Il est à croire qu’aprés quelques autres phrases, Scipion,
reprenant la parole, expliquait sa pensée sur les études astronomiques, dans leur rapport avec la contemplation de la puissance céleste,
ce qui le conduisait à Padmirable passage qu’on lit dans le texte ».
Per cui riteniamo che Scipione doveva a un di presso esprimersi
con una frase sul tipo: {Non ergo nobis satis est, ea cernere ocudlis
quae videant ceteri.* B questo se in *lis continuiamo a vedere, come
sembra abbastanza plausibile, ultima sillaba di oeulis.
Comunque, anche nel caso di un’integrazione, per noi meno
fondata, <ilylis, il pensiero di Scipione non poteva se non delinearsi
nel senso che lo studio dell’astronomia non deve fermarsi ai dati
che i sensi, la vista (metodo contestato) offrono, ma bisogna oltrepassare il dato fisico (quae videant ceteri), per ‘ vedere’ dietro di essi
il significato di quanto si contempla: cioé non si tratta più di sguardo
degli occhi, ma di sguardo dell’anima, di possibilita propria allintelletto, e soprattutto, come dice il termine latino che tutto cid
riassume, si tratta di animus.* La frase doveva essere preceduta
SCEPIONE
IL MODO DELLA CONTEMPLAZIONE NEL DISCORSO BL
127
a valido
da una esposizione del metodo secondo cui Scipione ritenev
mente. |
natural
considerare i caelestia, consistente nel cernere animo,
questo
Non a caso infatti leggiamo in altre opere di Cicerone che
rso
attrave
avvera
si
astri
gli
con
ce
rapporto che Puomo istituis
ones
conversi
m)
astroru
(sc.
Panimus. Si veda Tuse, I 62: quorum
suum
omnisque modus qui animo vidil, is docuit similem animum
eius esse qui ea fabricatus esset in caclo; Div. IJ 91: oculorum fallaanimo
cissimo sensu iudicant (sc. Chalduei) ea, quae ratione atque
videre debebant; N. D. II 153: quid vero hominum ratio non in caelum
obitus
usque penetravil? soli enim ex animantibus nos astrorum ortus
cognitionem
cursusque cognovimus.... quae contuens animus accedit ad
ingeniodeorum. Né va trascurato Ac. I 127: est enim animorum
e natulatioqu
contemp
rumque naturale quoddam pabulum consideratio
esque
cogitant
rae: erigimur, altiores fieri videmur, humana despieimus
imus,
supera atque caelestia hace nostra ut exigua et minima contemn
D. I 108;
animus), citiamo oltre i passi su cui sopra ci soffermiamo: N.
Ti. 50; fr. ap. Quint.
11 91.99.161; III, 9.20; Off. I 14; Tuse. 1 37.46.64;
intenzione che a
senza
&
Non
.
Inst. IX, 2, 41 (ine. or. fr. n. 19 Pueeioni)
a un dimostrativo precedente, e il ceteri deve opporsì a un nos, espressu
in BENSO
N. D. 1 49 Velleio sostiene in tono positivo che Epicuro, seppur
i caclestia da
(per
abditas
penitus
et
oceultas
res
a
limita
si
non
lato,
più
L 13) videre animo.
intendersi anch’essi come res vecultae cfr, Ac. L 15 6 Of.
distinzione comunLa
nota).
6
123
p.
cfr.
passo
o
(Per il commento all’inter
nel lingnaggio proentra
caelestia
i
con
anche
rapporto
in
que oculi / animus
armente p. 83
particol
verbiale, come risulta dai Nachträge di HäussLer,
o anche la
proposit
in
e
osservar
Da
.
(A. Sonny) e p. 134 (M. C. Sutphen)
(1 19):
deorwm
natura
De
del
passo
al
tazione
doeumen
numerosa © discussa
illam tanti
fabricam
Plato
vester
potest
intueri
[unimi]
oculis
enim
quibus
operis, che si legge nel commento del Pease, op. cit, pp. 179-181.
Atomists
Interessante anche l'osservazione di C. Baitny, The (freek
Adyo
essione
nell’espr
riconosce
che
592
p.
1928,
Oxford
,
and Epieurus
mentally
is
what
for
hy
Bewpytés «a traditional phrase in Greek philosop
confronti qui
conceived as opposed to what is sensationally perceived » Si
Div. Inst.
Lact.
nonché
3,
30,
VEL
Q.
N.
Sen.
111,
V
Tuse.
anche: Cic.
o sottinteso come ad es. Off. II 7: ut ceteri alia vertu. dicunt, sie.... dieimus.
IT», 13.
1 La république de Cicéron, Paris 1958, p. 91 n. 17.
2 Va precisato che Pusus scribendi ciceroniano sembra non conoscere
l’espressione quae videant ceteri, usata assolutamente con i significato di
un congiuntivo concessivo. Non à il caso ciod di pensare ad espressioni
del tipo p. es. di Petr. Sat, 62 viderint.... alii, ignote in questa forma a Cicerone presso cui si trovano piuttosto frasi di questo tipo; hunc locum ceterarum disciplinarum philosephi.... ipsi viderint (Tuse. V 120); quid de te
alii loguantur, ipsi videant (Rep. VI 25). Per cui bisogna pensare ad un
periode in eui il relativo che ei 6 conservato à, come normalmente, di richiamo
Per lintensità espressiva di video che in un contesto paritetico vediamo
siguificare propriamente videre ooulis cfr. T'uso. L 46 nos enim ne nuno quidem
veulis cernimus eu quae videmus.
# A illustrazione dell’opposizione oculi/animus in Cicerone (ove notiamo
che sul sinonimo signifieato di acies mentis (N. D. II 45 e anche efr. Leg. I
60 acies ingenti) o solo mens (cfr. Ley. 11 26) prevale ampiamente il termine
mus
1] verbi usati di preferenza da Cicerone per lu * vista’ dell’ani
22;
(Lae.
cernere
©
OI)
I
Die.
WU;
11
149;
D.
N.
37;
1
(use.
sono videre
Inst. IX 2, Al).
Fin. 1 64; N. D, UL 20; Cato 82; Ti. 11; fr. ap. Quint,
contucor,
intucor,
Lustro,
,
conlustro
r,
complecto
Sporudieo Puso di volute,
cho il verbo
comprehendo. Data la vicinunzu di videunt si può presumere
cernere.
usato da Cicerone, nella lacuna, fosse
Página 7
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dove il significato si apre spontaneamente al più vasto orizzont
e
dellévéfaois wogijs (sul valore del quale tema abbiamo avuto modo
di accennure più sopra).
1 Sulla posizione epicurea si veda 15. FARRINGTON, Seienza e
politica
nel mondo antieo, trad. it. Rotondò, Milano 1976, pp. 80.88-05; 6
del medesimo autore Che cosa ha veramente dello Lpieuro, trad,
it. FL Cardelli,
Roma 1967, pp. 110-114; e anche D. Pesce, Saggio vu Kpieuro, Bari 1974,
pp. 10-11; ADORNO, La filosofia antica, vol, I pp. 441-446.
SCIPIONE
129
&edpov opde ta petéwpa nedypara, el pi xeeudous TÔ vue, Kab Tipp
poovrida | Aentiv xaraui£ac Es tov gouv üépa!,
Posizione a cai gid da tempo infatti © stato aflinneato
?
Gli indizi che ci hanno confortato nell’individuazione del pensiero
di Scipione sono stati fin qui vistosi, ma non va tralasciato neanche
quel breve riferimento con cui, quasi a conclusioue dell’elogio dei
caclestia e di chi li contempla, Seipione sembra riassumere il sUO
intervento (dep, IT 28): quod autem imperium, qui magistratus, quod
regnum potest esse praestantibus, quam deficientem omnia humana
et
inferiora sapientia ducentem nihil umquam nisi sem piternum et divinum animo volutare? Ritengo in conclusione, quindi, che se vogliamo
spiegarei la mancanza, alla tine del discorso di S tipione, di ogni
appunto d'incongruenza con quanto egli aveva sostenuto nell’arco di
tutto il suo intervento, bisogna ammettere che nelle lacune
doveva
esserci una premessa fatta in nome della distinzione oculilanimus
e
della visione dell’ordo, elementi espressivi di tutta una corrente
filosotica che nell’ambito del eircolo Scipionico nou poteva trovare
obiettori, condensando in 56 appunto significati e accezioni comuni
al platonismo, all’aristotelismo e allo stoicismo.
L'obiezione infattì al’ordo dei caelestia come pure alla conoscenza che non sia pura deduzione dai dati sensibili era estranea
al circolo Scipionico, essendo solo epicurea e costituendo,
appunto,
Pessenza della polemiea contro le diverse correnti spiritualistiche,
la
cui ideologia, comune in questi principi fondamentali, abbiamo visto
invece rappresentata nelle parole di Seipione. ! Partito dal prineipi
o
socralico che criticava il metodo degli astronomi di professione,
Scipione lo aveva superato sulla scorta di Platone che, pur avanzando
decisumente in senso metalisico contemplativo rispetto a Socrate,
gli si manteneva fedele sulla linea di principio: la contestazione del
metodo degli astronomi di professione. E questo significava a sua
volta opporre quel metodo nell osservazione degli astri che à sentire
Aristofaue era stato proprio di Socrate (Nub. 227 ): 2. 00 pap dv
note
DI
a
iden-
2 Sulla facolta intellettiva che Socrate ehiaramente inelnde nel Lermine
prij eÎr, Pinteressante saggio di P. Sascıcı, Socrate la genesi storica dell idea
occidentale delVanima, Roma 1975, vat. Lb, pp. 71,916 21-28 6 anche W. K.
C. Gutunin, Plato's view on the Nature of the Soul, Entretiens sur l'antiquité
classique, t. Ill, Vandoeuvres-Genève 1955, p. 5. Louso piuttoste del termine
wezij in Platone (oltre che voös che troviamo in Tim, 464) lo si può trovare in
passi cui facciamo riferimento a p. 122, D’altra parte & evidente che quando
si parla di vorg * che eonosco” si intende il Aoyızör che à in essa, ain che venga
considerato parte sia che venga ritenuto sua luuzione. Senza entrare ovViamente nelle distinzioni della psicologia delle diverse scuole, va eitato
(soprattutto ai nostri fini lessicali della ricostruzione del testo di Mep. L 26)
Particolo di M. van deu Bkuwakns, Poy) et vois dans le * Sumaium Seipionis’ de Cicéron, « L’Antiq. class.» 1939, pp. 128-152, dove & per noi
indicative che uso di animus nel Somnium assume in sé anche il termine
mens (e ne viene qui sottolineato il signitieato stoico). Ma per una più am pia
disamina delle interrelazioni del vodg individnale con Panima & quindi della
facoltà conoseitiva — oltre che di quella biologiea - con quel concetto di
anima eticizzuta che nasce nei miti e nella religione e che abbiame invontrato quando trattavamo dell'évéfuoix wogijs (presenza questa del mito nel
Somnium e nel passo in questione Hep. I 26 che mi autorizza Vieppii u
ritenere, oltre che per i motivi fin qui esaminati, a integrare il pensiero
di Scipione con un riferimento all’animus piuttosto che alla mens, e comunque non alPaxima, perché nell’unico caso in cui leggiamo in Cicerone:
nemquam vidi. animam rationis consiliique participem in ulla alia nisi
humane figara (N. D, 187 e cir. MénGuer, Lee, zu den Phil. Schr. Cicero's,
8, Vv. anima), si tratta dt un eoucetto espresso dalPepieureo Velleio) cfr.
Pampio esame di G. Faucın, anima nel pensiera classico antica in I Anima
acura di M. F. Sciacca, Cremona 1954, pp. 25-69, nonché soprattutto in
riferimento a Platone, Aristotele e agli Stoiei che più ci interessano E. Roupe,
Pwiche, trad. it. E. Codignola-A. Oberdorfer, Bari 1970, particolarmente
pp. 603-605.642 mn. 1656 ne I.
# 1. U, M. BLAYDES, Aristophanis Nubes, Ualis Saxonum 1890, pp. 275276 commento al v. 220 (ove & precisato che voös véque didvow signiticano vulyo eogitatum). Per eni — aggiungiamo -- non va vista diserepanza
precisa con l’accezione che in Platone assume il termine duo e perciò
con il passo qui raffrontato del Teeteto. Per una esauriente bibliografia a
proposito della verata quaestio della realtA storica del Socrate di Aristofane
si confronti
G. GIANNANTONI, Che cosa ha veramente detto
verate,
Roma
1971, pp. 198-200; 8. Aponno, Introduzione a Socrate, Bari 1973, pp. 22-23.
26-31 e anche bibliogralia sul Socrate * fisico ’, pp. 186-187, 203-205, & por
un giudizio conclusive su Socrate e Ja scienza, pp. 66-69. Bi veda anche Sail,
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)tive pensiero del T'ectelo (173 e): % 68 Ördvora tadta ndvra jyeoapeyn
ouxpù wal obdty driudousa.... ta éninedu yewperpodsa odpayoë te Önep
üorpovouoöra,
ad altri
Passo a sua volta che più sopra richiamavamo vieino
consimili, quando identifieavamo i siguificati del Timeo: il che dimostra la fedeltà di Platone a Socrate circa il metodo da opporre
agli empiristi, che consiste nel rapporto diadico petémpa - vérua.
A prescindere dalle implicazioni ulteriori della Yewpia, che non possiamo al di là di questi soli due termini attribuire a Socrate, questo
principio, da lui in poi, resta comune a tutte quelle scuole che possiamo raccogliere sotto il comune denominatore dello spiritualismo
(il materialismo stoico ~ si ricordi — & un materialismo pervaso di
avedya). E questo il metodo del conoscere che le dottrine spiritualistiche quindi opposero al materialismo ed & in questa ampia dimensione dei significati che Popposizione oculilanimus assume tutto
il suo valore.
Cicerone, e per lui Scipione, evidenziando all’inizio dell’opera il
valore dell'animus in riferimento alla ewela — siguificato che il
Somnium in chiusa conferma ed esulta —, precisa anche con chiarezza
quella presa di posizione ideologica polemicamente auti-materialista
che, per altri tramiti, avevamo avuto gid modo di sostenere per il
De re publica. *
EMANUELA ANDREONI
op. cit, vol. Il pp. 133-134 e n. 23. Mi sembra comunque puntuale la interpretazione del FARRINGTON, Scienza e politica, p. 58 che sostiene che
Socrate « aveva iniziato il sue vigoroso movimento di ribellione al materialismo ionico» (sull’annosa problematica cormunque dei ‘più’ Socrate,
si
legga ADORNO, 16., pp. 20-27 e la bibliogratia discussa da GIANNANTONI,
ib, pp. 206-207). Da notare in proposito anche il breve commento di H.
SCHWAMBORN, Al, Tullius Cicero De re publica, Paderborn 1958, p. 106.
Altra cosa — desideriamo avvertire — à il fatto per cui Socrate rinnnciò all’investigazione delle cause prime e della natura (vedi sopra Rep. 1 15 a p. 117,
nonché Fuse. V 10 e Ae. I 15): sulla distinzione infatti cronologica & logica
di questi momenti della speculazione socratica si veda bibliogratia sopra
indicata in Adorno e Giannautuni.
! Si veda quanto ho esposto nel mio lavoro: Sul contrasty ideologico fra
il De re publica e il poema di Lucrezio (La genesi della società civile), in «Studi
di poesia latina in onore di Autonio Traglia», Roma 1979, pp. 281-321.