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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)N.S. [II 1992 88-97. | Egisthe ne put conquérir, avec ses chants de séduction, Clytemnestre qu'après avoir éloigné l'äoudos qu'Agamemnon avait chargé de veiller sur la vertu de son épouse. L'interprétation de cet épisode de l'Odyssée (III,
262 ss.) est passée des milieux.pythagoriciens Ajf’&cole péripatéticienne et, de là,
chez les critiques littéraires nourrissant deux théories : celle de l'äouôos auteur .
d'une musique fascinante et psychagogique, et celle de l'&oidòs poète et déclamateur. Par cette dichotomie la musique, ayant perdu son lien originel et
magique avec la connaissance, se trouve réléguée au public des femmes et des
enfants, incapables d'accéder à la philosophie.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Direzione e redazione: presso la | Cattedra di Letteratura L
VICHIANA
rassegna di studi filologici
latina dell’Università «Federico Il» - Napoli, via Porta di
Massa 1.
il
estorici
Amministrazione: Loffredo Editore - Napoli, via Cdnsalvo 99/H
- P.co S. Luigi Is. D.
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CARLO DEL GRANDE
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Comitato Direttivo
Direttore responsabile: ARMANDO SALVATORE
“ENRICO FLORES
ANTONIO GARZYA
ANTONIO V. NAZZARO
LUCIANO NICASTRI
GIOVANNI POLARA
ARMANDO SALVATORE
Redazione: ANTONELLA BORGO - ANDREA COZZOLINO
ARTURO DE VIVO (coord.) - PAOLO ESPOSITO
CRESCENZO FORMICOLA - GIORGIO JACKSON
LUIGI SPINA - LUIGI TARTAGLIA
BORIS ULIANICH
AL
8°
SERIE - ANNO lll - 1-2/1992
:
Sommario
Pan
A/Articoli
er
R. HaüssLer, L’epigono come fenomeno letterario nell'antichità e nel pre
sente
ye
3,
A. GarzYa, Ziveows come malattia: Euripide e Ipponatte
R. De Lucia, Elementi eschilei nell’Alcesti di Euripide
L. Spina, Pérsuadere negando (Negazione e paratassi nell’oratoria attica)
P. A. PEROTTI, Roma e Sparta
SUZANNE GéLy, Contribution mythologique à l'étude d'une mentalité collec
tive: sabinisme et conscience italienne dans le Res rusticae de Varron I 2,7
Giora M. RispoLi, Fragilità della virti (Phere. 424, fr. 4-1572, fr. 2)
Marisa SQUILLANTE, Tremori nel sottosuolo: angoscia e perdita del Fondamento (De rerum natuta VI 535-607)
25
33
42
74
80
88
98
Lucia Scorro Dr CLEMENTE, Le similitudini con il toro nella Tebaide e
nell'Achilleide di Papinto Stazio, nei loro rapporti con Virgilio
F. Capponi, Avium historia (P/ix, nat, hist. X)
R. GrisoLIA, Oikonomia negli scolf antichi ad Euripide
A. De Vivo, L'incipit elegiaco della Consolatio.boeziana
R. Romano, Un nuovo capitolo del commentario a Ermogene attribuito a S.
117
139
156
179
Nilo di Rossano
M. Laurgtra; Aulo-Giano Parrasio e il testo delle Argonautiche di Valerio
189
Flacco
°
C/Note e discussioni
L. Lanporrı, Caeli cavernae. Fortuna di uno stilema
.
G. Casertano, Un discorso plutarcheo sull'amore tra ideologia e moralismo
L. AuLrınıto, Sull'epicureismo di Cassio in Plutarco, Vita di Bruto, 37
MARIALUISA ÁNNECCHINO. Giobbe 14,4-5 nell’interpretazione origeniana
L. Viscino, Influenza delle Institutiones cassiodoree su Paolo Diacono
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La
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ANSN
199
208
220
Página 3
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)come arti separabili e occasionalmente sovrapposte, ma come manifestazione complessa di un’unica forma espressiva. In siffatto contesto la capacità di persuasione della uovow era affidata alla fascinazione esercitata dall’onda sonora vocale e strumentale ancor pit che
FRAGILITA DELLA VIRTU
al contenuto del canto.
La doppia valenza di povowxy copriva dunque lo spazio semantico relativo alla parola dell’aedo e alla musica che l’accompagnava: Gowdds era contemporaneamente il cantore ed il poeta; que-
(PHERC. 424, fr. 4-1572 fr. 2)
sto mistico mediatore delle potenze dell'universo, nel cui canto si ti-
Quintiliano, nel passare in tassegna gli ingredienti indispensavelavano le radici delle profonde consonanze e delle armonie della
bili alla formazione di un buon oratore, insediava al primo posto la
natura, sapeva leggerne le manifestazioni in ogni campo; egli era
musica, rispettata nei tempi antichi pid di ogni altra arte, al punto
anche in grado di rivelarle agli uomini, rappresentandole ad un
tempo a mezzo della melodia, suscitatrice di immagini e di seduche Orfeo e Lino — cost egli ci tramanda — furono ritenuti a un tempo
musici et vates et sapientes!, esperti non solo nell’ammansite col
dolce sbigottimento indotto dai Suoni gli animi di uomini rozzi ed
incolti, ma anche gli animali selvaggi, e capaci persino di indurre al
movimento sassi e selve?.
zione, e del linguaggio attraverso il quale la melodia si dispiegava.
Era insomma il detentore della autentica conoscenza; la sua arte si
poneva come newtn Prdocodia ed egli stesso incarnava il sro@tog
Questo inatteso primato — ci si aspetterebbe infatti di trovare al
posto d’onore la retorica, o la grammatica, o almeno la poesia sostanziata, come Parte oratoria, del linguaggio” — non è però cosi
renderli virtuosi.
stravagante come potrebbe apparire a prima vista; le motivazioni
contingenti ed empiriche che Quintiliano da della sua scelta (l’esigenza per l’oratore di conoscere i numeri, l'edguôuia, la collocazione delle parole, l’inflessione della voce, etc.) suonano infatti
come imbarazzata giustificazione, mirante ad aggiornare le ragioni
di una primazia che evidentemente Quintiliano trovava già nelle sue
fonti greche, influenzate da.una Kulturgeschichte che, affermatasi in
Grecia, almeno a partire dal V secolo? e poi anche in Roma, riconosceva nella musica la forma più antica
di saggezza, ed identificava
nei musici i primi filosofi. Questa particolare prospettiva di storia
della cultura aveva il suo fondamento in una concezione unitaria
della povoixn, indissolubile sinolo di poesia e musica, percepite non
1 Quint. inst. I 10, 9.
2 Hor. ars 391-407.
3 Cf. Strab, I 12, 6, sulPutilitá della poesia per l'esercizio della retorica; il luogo contiene tracce consistenti della antica concezione unitaria della pouty.
4 Quint. inst. I 10, 22.
5 G. M. Rispoti, Su un'accezione inedita di Elnvionós, «RAAN» 55, 1980, pp.
280-287, Ean., La saggezza poetica, in Atti del
pirdoogos, colui che, conoscendo il vero, insegnandolo agli umani
e persuadendoli'ad attenervisi, più e meglio di altri contribuiva a
L'originaria intrinseca inerenza della musica alla poesia nella
uovo] e di quest'ultima alla saggezza, con lo specializzarsi delle
funzioni e dei relativi linguaggi, non resistette a lungo nella pratica
né, tanto meno, nella riflessione filosofica e critico-teorica. In età
storica ben presto si era avviato il processo di separazione; non solo
la poesia — come con colorita metafora di antica origine dice Strabone’ — era scesa dal suo carro originario trasformandosi in prosa utile
alla comunicazione quotidiana, ma, già sul finire del V secolo, si era
anche andata aprendo una divaricazione, che tendeva ad isolare
dalla musica la composizione poetica, laddove quest’ultima permaneva come speciale linguaggio, ed inversamente a dare vita autonoma alla musica, con grave scandalo dei benpensanti,
Queste progressive scissioni non potevano avvenire senza gettare ombre inquietanti sull’antica equivalenza tra povowan e IEÓTN
iaooopia. Consumato, e non in maniera indolote, il divorzio, chi
avrebbe raccolto l'eredità della povowxn? Il fascino magico che la
caratterizzava, l’arcana seduzione che essa sprigionava soggiogando
uomini e fiere, la sua potenza etico-paideutica esercitata attraverso
una persuasione non sillogistica, sarebbero state ereditate dalla musica, o sarebbero state considerate appannaggio della parola poe-
XVII Congresso Internazionale di Papirologia,
Napoli 1984, pp. 543-549, e bibl. ivi indicata.
$ H. KoLLer, Die Mimesis in der Antike. Nachahmung, Darstellung, Ausdruck, Bern
1954, p. 185 ss.
7 Strab. I 12, 5 ss.
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)tica? E, in quest’ultimo caso, della parola in quanto AéEus, o non
u
piuttosto in quanto portatrice di concetti?
sotterranea, ma
critica
La
ono.
indebolisc
sa,
si
Le separazioni,
non tanto, di coloro che nelle esecuzioni musicali e poetiche avevano
da sempre visto unicamente elementi di naıöıd, di diletto, si rafforzarono con l’articolarsi delle due téyvat, ormani ben distinte tra
non neutrale della povloro. Accanto alla tradizionale valutazione
nel bene e nel male,
efficace
tempo,
un
ad
paideutica
e
etica
ou —
mirante ad incanalare nella vita della collettività le forze collegate al
piacere — il diffondersi della cultura, il laicizzarsi degli spettacoli, la
critica sofistica incrementarono progressivamente il numero di coloro che nella musica come nella poesia coglievano il solo aspetto
edonistico, la funzione puramente evasiva. Del mugugno diffuso e
della irrecuperabilitä delle arti poetica e musicale ad un più corretto
ed elevato approccio dovettero prendere atto un po’ tutti; se agli
inizi del IV secolo ancora si lottava contro il malvezzo dilagante di
separare musica e poesia®, Aristotele, con rassegnato realismo, registrava ormai la necessità di doversi adeguarea pubblici diversi, nella
scelta delle composizioni da eseguire pubblicamente e nella delimitazione delle funzioni ad esse assegnate”.
una diAi poeti e ai musici che deliberatamente sceglievano
mensione non impegnata della loro arte si era da sempre allineato, e
con indignazione di numerosi filosofi, il buon senso del pubblico
medio; queste posizioni edonistiche, che respingevano un uso allotrio dell’arte musicale, come di quella poetica, di fronte al montare
di pretese rigoriste trovarono anche voce ufficiale. Solo per fate alito!” e pro babilmente Epicuro?! ricunii esempi,i accanto a DemocritoTM
8 F. Lasserre, Plutarque de la musique, Olten & Lausanne 1954, pp. 86; 88 s.; cf.
Fragilità della virtá (PHerc. 424, fr. 4-1572 fr. 2)
91
cordiamo il papiro di Hibeh del IV secolo, contenente, ad opera di
un retore, una ctitica sferzante alle decantate virtà della musica?.
A chi non voleva limitarsi a godere semplicemente della musica, ma voleva salvarla su piano etico-paideutico, non restavano che
due vie: o affannarsi a custodire nella città quelle melodie, quei
modi, quei ritmi che, secondo la tradizione potevano contribuire
all’acquisizione e al consolidamento della virtü, operando in parallelo per screditare ed emarginare gli altri — ma era una battaglia perdente — o arroccarsi su di una linea di difesa più arretrata, che ne
preservasse almeno parzialmente le funzioni. Ci si rassegnò perciò,
da parte di non pochi teorici, ad assegnarle una funzione inferiore,
introduttiva alla vera conoscenza.
In parallelo al processo di separazione si avviò dunque, nel
senso comune e in alcuni settori colti della società greca, anche un
processo di degradazione, che colpi soprattutto la poesia. Non più
strumento principe della formazione e della custodia della virtú, nel
tempo essa si ridusse a strumento propedeutico alla filosofia, particolarmente utile alla prima formazione e al sostegno morale di
donne e fanciulli, due fasce sociali accomunate, nel senso comune
greco, dalla debolezza e dalla strutturale fragilità che ne facevano
altra cosa dal cittadino responsabile, il maschio adulto abilitato nella
mOAtc a decidere e ad operare nei ruoli che richiedevano controllo
di sé, cultura e virtuosa consapevolezza.
Può essere divertente cogliere alcune tappe del processo —
anche conflittuale — di separazione e di autonomizzazione di: queste
texvou, e di declassamento delle funzioni ad esse attribuite, attraverso il diverso uso paradigmatico di un episodio, raccontato da Nestore nell’Odissea (III 262 ss.) e puntualmente ripreso, in numerosi
contesti, per sottolineare la potenza dell'úo.dóc, ma anche della
musica, della tomtixi) e, successivamente, del racconto diegetico,
A Telemaco che lo interrogava su Agamennone, su Egisto,
“su Mene-
.
rh, 1407a7s.; 1404b24s.; 1405a5s.; po. 1456224. Se nel V seanchs a a isle,
faceva dell’educazione dell'anima la condizione necessatia alla se
lao, il vecchio Nestore rispondeva che, mentre i Greci soffrivano
combattendo sotto le mura di Troia. Egisto «in pace, nella vallata
di
in
compito paideutico (Ar. lyr., fr. 1 Diehl). Parallelamente alla battaglia conservatrice
difesa dei ritmi e delle armonie tradizionali ed accettate come dotate di positiva inuteuenza
mo:
psicagogica nella teoria ritimico-musicale antica, mirata alla salvaguardia della sa
rale del cittadino e della città, si era avviata anche la critica alla potenzialità corruttrice della
die, confortata nel suo comportamento onesto dall’aedo a cui Aga-
AN
POLI = I 1 KEMKE =
KREVELEN.
colo Damone ateniese
lute morale dello Stato, e del conservatorismo in campo musicale la precondizione pe
Le;
mantenimento delle leggi della città (Plat. resp. 398b-400b; 424c), già il ditirambografo
lesta di. Selinunte rivendicava alla composizione musicale la libertä estetica a scapito de
in linea di massima, eticamente inaparola poetica e della poesia pit in generale, in quanto,
deguata al sostegno del buon governo e allò sviluppo di una comunità armonica e virtuosa,
‘ci
10 Dem. fr. B 144D-K = Phld. mus. IV 26, 29-39.
11 S.E, gramm. VI 27 (= fr. 229 USENER); cf. Plut. non posse suav. v. sec. Ep. 13; Cic.
fin.1 72; D.L. X 6, 121 (= frr. 568 e 569 SENER).
DI
iui.
sa
Vi
ù
A
RE
Raise
ra
=
Argo che pasce i cavalli, molto la donna di Agamennone con parole
incantava». Clitennestra dapprima virtuosamente resistette alle insi-
12 Tale critica era per molti versi analoga a quella che troveremo attestata nel testo di
Filodemo, e per essere più precisi nella parte in cui il filosofo epicureo parla a nome proprio, criticando le teorie musicologiche delle altre scuole [cf. K. JANDER (ed.), Oratorum
et rhetorum Graecorum Fragmenta nuper reperta, Bonn 1913, n. 37, p. 18ss.] o anche nel
trattato Contro i musici (VI |. del trattato Contro i grammatici) di Sesto Empitico.
Página 5
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)#
mennone, partendo, l’aveva affidata. Ma Egisto, che — per dirla con
Sesto Empirico, autore anch'egli di un sarcastico resoconto della
storia! — era un fior di delinquente, allontanò Paedo relegandolo su
di uno scoglio deserto e lo abbandonò li a morire. Sbarazzatosi di
lui, la virtà di Clitennestra, non pit custodita, capitolo.
L'episodio ebbe fortuna nell’ämbito della riflessione greca; era
un buon esempio per illustrare la potenza dell'äo86ç: ma dell'àotd6g in quanto poeta, o in quanto musico? Già nella cerchia della
prima scuola paripatetica, in cui l'esempio era stato introdotto pro:
babilmente, e con valore strettamente musicale, da Aristosseno
che lo aveva a sua volta attinto dai circoli pitagorici da lui frequence??, Da Eustazio e dagli scoli EHMQRè dato il frammentozdi Demetrio, riferito, a mio avviso, in forma più completa negli scoli
EHMQR, non utilizzati dal Wehrli. L’aneddoto è ancora ricordato,
con pungente ironia, da Sesto Empirico”.
Prendiamo le mosse da Aristosseno. Il frammento Wehrli in
realtà comincia col riportare alcune linee che aristosseniche -non
sono; esse ‘infatti fanno parte, come vedremo fra breve, del discorso
pit propriamente straboniano, mirante ad attribuire alla poesia — in
polemica con Eratostene — il compito di volgere l’animo al owbgovionög?‘. Subito dopo queste prime frasi, Strabone sottolinea implicitamente la distinzione tra poesia e musica con la precisazione,
da lui introdotta; che, come i poeti, anche i musici, insegnando a far
tati, esso venne impiegato in maniera non univoca. L’accentuazione
dell'attenzione alla potenza del linguaggio, separatamente ed indirisuonare strumenti e a suonare la lira e il flauto, si attribuivano la
-medesima virtü.. Essi infatti asserivano di essere moudevtinol ed
éxavogtwtixol tav y0wv. E queste argomentazioni, dice Strabone, è possibile non solo sentirle dai Pitagorici, ma anche Aristosseno ‘afferma la stessa tesi. Segue quindi la citazione paradigmatica
pendentemente da quella della musica, divenne nel tempo sempre
iti vistosa, fino a mettere in ombra l'originario collegamento deled anche il
Faedo con la seduttrice potenza della povowiglivirtuosa,
Hoy umani, giunsuccessivo rapporto della parola poetica con
gendo infine a conferire il compito di custodire la virtú unicamente
ai buoni esempi dispiegati dal racconto.
del passo omerico. Di Aristosseno conosciamo bene gli ‘interessi mu-
.
|
93
7
Del téstog introdotto da Aristosseno si avvalsero, all interno
del Peripato, anche Dicearco! e Demetrio Falereo ”. L’aneddoto
penetrò nella cerchia stoica e, indirettamente, in quella epicurea; lo
troviamo infatti attestato dall’epicureo Filodemo’’, che lo attinge
dal trattato musicale dello stoico Diogene di Babilonia, al quale appunto è dovuto il frammento dicearcheo; esso è ancora riportato da
o
PRES
Strabone!® che ci informa relativamente ad Aristosseno e agli stoici,
da Ateneo”, dagli scoli EM .all’Odissea III 267, e, in una diversa re
dazione, dagli scoli EHMQR allo stesso luogo”, dai paralleli scolî
di Eustazio, dall’Anecdoton del Bekker?!, dagli scolî a Dionisio Trasicali, gli studi sui rapporti tra musica ed etica, i rapporti con gli ambienti pitagorici. A lui andrà attribuita la sola affermazione relativa
al valore paideutico della musica e dei musici, lasciando a Strabone
la sottolineatura della analoga funzione esercitata dalla poesia; ne discende che nell’uso aristossenico l'episodio omerico assumeva valore paradigmatico nell’àmbito di un discorso musicale, a cui era
sottesa la convinzione del primato educativo della musica. L’aedo
dunque esercitava la sua sorveglianza attraverso'l'esecuzione di melodie generatrici di #ôn virtuosi.
.
Anche Dicearco impiegò l’episodio come esempio della positiva influenza della musica sull’acquisizione e sul mantenimento
della virtü. Ciò risulta chiaro dal contesto in cui il suo nome viene
D SE, gramm. VI 11 ss.; cf. ibid. 26.
14 Aristox, fr. 123 WEHRLI.
ta Dicaearch. fr 93 Vera.
(Il. 21 ss.) = I 32 Kemxe = I XXXII Van KREVELEN =
uf I 37 p.RispoLi
u PhdSVF
234.
III 89,
EHRLI.
emetr. fr. 1
Diog. Bab.,
18 Strab. I 2,3.
19 Athen.I 14b.
‘
mn
20 Gli scolt EM forniscono quindi due redazioni dell’episodio.
.
|
|
21 Anecdot. p. 727 BExker; nell'ambito di una discussione xeoi téxvng sui tratti
distintivi di téyyn, èmtotiun, épmevold, neîou si discute dell’opportuna collocazione
tot, dv peyloty 16 Bio ovpBovdh xoi doddiera rai tv Sixalov dmökanos. Ón yoo. oupBovretew
uñoov Atyovroc.
yao TÓ xoe@ddec
momntixy,
dxove yao
xal
‘Onag yao-Env xat dodo vo, 6 mod’ Extétedhev, xt. L'espressione roinpdrwv
untío, con il collegamento instaurato, tra le composizioni poetiche, sostegno e difesa nella
vita incerta degli umani, e Páoidós di Clitennestra, rende esplicita la lettura dell’acdo
stesso come legato al mondo della produzione ed esecuzione poetica, non musicale.
2 Schol. Lond (AE) Dion. Thr: gramm. 1 = GG 1 Ill 449, 14-20 HiLcaro.
della yoowmotut in una di queste sfere; si esclude che possa essere. Considerata tmotíun, o &uneıgia (avvalendosi per questo punto dell'autorità di Dionisio), o neigu, per i
seguenti motivi: cuvéomre yao &x Sa póguv pedddav nai xatadtpeov To Papéver
iv téxvn wal loroglg. Td BÈ vélos Eye Pundedéc, romuatov yoo pntilo
Ba
Wiest
‘antichità, tr. it., Roma 19712, p. 156 e n. 21, p.
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)fatto dallo stoico Diogene di Babilonia?”, citato da Filodemo nel I
Di Filodemo e di Strabone si & gia detto. Rimane da precisare
che per l’epicureo, “evidentemente, il primato assegnato alla musica
era inaccettabile: l’opera di formazione e di indirizzo etico non poteva che essere esercitata dalla filosofia, e — in forma debole — dal
contenuto della parola cui la musica si accompagnava non in quanto
parola poetica, ma in quanto portatrice di concetti. Per il geografo
libro del trattato Sulla musica, nel corso dell'esposizione, da lui
fatta, delle teotie diogeniane, che poi confuterà nel corso del IV
libro. L’intero trattato, dedicato alla musica, alle sue pretese virtü e a
quelle che, secondo l’epicureo, erano le sue autentiche finalità (il ri-
|Seprps
SDdaier
ARTS
95
lassamento ed il piacere) costituisce un’ulteriore dimostrazione del
fatto che l’attribuzione alla poesia, e poi al racconto tout court del
compito di soccorrere le vacillahti virtü, affermatosi in circoli filosofici e critico-letterari, lasciò tuttavia sopravvivere l’antica corrente
culturale che si rifaceva alla supremazia etica della musica. Del
resto, ancora nel II secolo d.C. lo scettico Sesto Empirico, nella sua
di formazione stoica, come per i filosofi della scuola a cui egli faceva
riferimento (oi fpétegot, come Strabone li denomina nella prima
parte del contesto citato) il solo saggio era invece il poeta, e la poesia, non la fnusica, era la prima filosofia mediante la quale gli esseri
umani venivano introdotti nella vita a partire dall’infanzia, attfaverso
l'insegnamento di %0n, 1údn, nodéerc e con l’aiuto delle sottili
armi del piacere, ned’ nôovñs.
In Strabone.la ‘poesia poteva dunque fungere da prima forma
filosofica, che consentisse alle menti dei fanciulli non ancora formaopera contro i filologi, combatteva i musici soprattutto per queste
antiche e a ‘suo avviso insane pretese, introducendo, come esempio
della loro inanità, proprio l'impotenza dell’aedo di Clitennestra.
Ma già con Demetrio l’efficacia tutoriale dell'aedo veniva collocata in una prospettiva differente: anche in questo caso ci viene
ti?®, con il piacere da essa indotto, un approccio non difficile. Un’adetto che Agamennone, condotto con sé a Micene l’aedo (ne vien
fatto anche il nome: si tratterebbe niente meno che di Demodoco)
haloga concezione «scalare» dell’educazione, che commisura la tipologia dell’insegnamento alla solidità e alla maturità dei discenti,
ricompare nel luogo di Ateneo che contiene l’aneddoto di cui stiamo
seguendo la traiettoria dall'universo della musica all'universo del _
racconto; gli aedi, secondo questo testo, erano una saggia corpora- |
gli diede ordine di custodire (mgeiy) Clitennestra. Il re onorava
(¿tigo yao Mav puoi tots dowots dg èldaondiove TV
te delwv xai &vdquatvwv; ma negli scoli EHMQR all’Odissea
leggiamo &tiuwv) molto gli aedi come maestri delle gesta divine e
delle antiche imprese umane. L'efficacia di costoro risulta dunque,
in questo contesto, fondata, più che sulla psicagogia esercitata dalla
musica strumentale e vocale”, sul valore educativo delle gesta che
zione e svolgevano il ruolo che nell’epoca in cui i Deipnosofisti furono redatti era rivestito dai filosofi. Per questo motivo Agamennone lasciö un aedo come custode e come tutore di Clitennestra.
Costui, con i suoi racconti sulle virtà delle donne, ispirava alle ascoltatrici l'emulazione per un comportamento virtuoso, ed inoltre, dicostituivano il contenuto del canto. Anzi la prima versione riportata
dagli scoli EM ci informa che Paedo riusci a tenere la regina lontana
straendole gradevolmente (dtatoiBñv magéxwv fideiav) allontanava le loro menti da cattivi pensieri. Egli operava mediante i paradigmi etici proposti dalle sue storie ed il piacere suscitato dalla narrazione che aiutava le signore a passare il tempo. Clitennestra, come
le altre dame del suo livello, ci appare in questo schizzo di ambiente
dalla colpa Simyovpevog ävôg@v ual yuvarmov ápetás”.
25 Si tratta del frammento WEHRLI citato alla nota 16; il luogo filodemo è quello citato nella nota 17, che corrisponde al frammento del I libro del de musica filodemeo indicato alla n. 17: 28 dv dè nagarlderla] | [Arx]ardoyov AGBor
tug dv Sofa Boliléderlor | mods tiv tveomuvtilifovi, inéteow [A] 10 tods nallaloüs xal
cortigiano, e doveva apparire alla società per cui Ateneo scriveva,
cobdv tov &«w6älv | voluibeuv, bs elvas Shov | [2x] tod Tage Tit Kivrouflldonna dalle fragili virtà, futile e svaporata, facilmente irretibile nei
orga xarJakepBévros. L'emandamento suggerito dal von Arnim, che integra @ç in
luogo di à disgiuntivo renderebbe pid piana l’attribuzione della citazione dell’anneddoto a
Dicearco. Lo spazio lasciato nel disegno napoletano non sembra però sufficiente a consentire l'integrazione di due lettere. Ma anche nella forma sopra data non mi pare sussistano
dubbi: la traduzione è infatti la seguente: «tra gli esempi che adduce se ne potrebbero citare
uanti si vuole da quelli addotti da Dicearco, o anche (l'affermazione) che gli antichi reputavano saggio l’aedo, come era chiaro da quello lasciato presso Clitennestra».
2° Bisogna segnalare però che negli scoli EHMQR compare un riferimento alla predilezione che gli antichi portavanò alla lita tra tutti gli strumenti, come motivazione ulteriore addotta da Demetrio per la scelta di Demodoco da parte di Agamennone.
27 Per un precedente cf. Plat. legg. 655c, sull’utilità mnemonica e quindi etica della
2 In questo‘ Strabone riprendeva in gare Papproccio platonico alla narrativa e
all'uso delle putodoylat per la formazione
buona massima associata al canto.
E,
ay
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sv
Rio
E
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s
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delle menti non mature per un approccio filo-
Página 7
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)nerla sulla retta via erano
giochi maliziosi dell’adulterio. Per mante
po’ di svago”.
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sufficienti qualche racco
un po’ peggio di loro.
anzi
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i
come
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Esse infatti, gia lo sapeva Omero
le, come affermd
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poesia, e
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i
Per
ione”.
Plutarco, a catturare la loro attenz
zioneperipatetica, nella riflessione ritico-letteraria, articolandosi in
|
uale
però al discorso filosofico e neanche a quello reto
,
riservati agliagli strati sociali che c ontavano nella comunità,
î
bensi
,
ico di coloro le cui menti non erano in
i
iore, il pi
guire il più ponderoso ammaestramento della filosofia: i fanciulli
appunto, e le donne.
Ma nell’altra e
grado
di
|
più an
i
anti
semo
i
primato filosofico della LoVo, it,"oR ëa in ahey cap al
eo
filosofico
|
persis
|
OLX,
rotetta,
in
un
certo
senso
c rp:
a di | corporazi
oni tecnich e qualifi
ifi cate da elevato
i
pere e di ‘scuole filosofiche che la studiavano come metafora ni
saquando pon come rappresentazione speculare o addirittu
ra come
ruttura — delle armonie del cosmo e della psiche, la pretesa
etico/paideutica della musica si mantenne sempre a livello
elevato, mi
gmatica di questa storia di fragile virtú defluí,
si tiTrace indicato a nota 22, che quioviho29 Nello stesso senso va lo scolio a Dionisio
perú
yao
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Nöoviic.
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6
32
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porta per esteso:
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aneo duomo évavtovpévy. Toütovmagfiv
ti KAvrapvniorgg, duriyev adtiv Tod
noumuévar. ev dow yde «> &oddg
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cizio introduttivo alla filosofia.
i
al
discorso
diegetico, DErivolto ad un titipo dii pubblico,
feriore,
il pubbli
per cos
dire, ina
inpubbli
ouf
i dire
dire,
i
funzione paradiRicapitolando: dagli ambienti pitagorici laattrave
rso la mediadel de audiendis poetis tutarcheodi(Plut.
quanto si evince da un lungo passaggioento
fandi impiegare, nell'educazionemischian
si apre con il suggerimnella loro
aud, poet, 15£-17f). Essoe poesia
filosofia,
la
ne
formazio
re
introdur
per
ciulli, la dolce, allettant
fóávodau
ías
Pihogop
Ex
...
AGyouS
toda
infatti,
poesia
La
dola con la poesia stessa. 5 pvb@dec, attingendo le sue tematiche dalla filosofia e
1905
vovoa pLyvupévous
dolo,
fiabesco e al novellistico, agevola,peraddolcen
resentandole ai giovani frammistcuie sial sostanzi
eserda
loro
funge
dunque,
poesia,
la
a
di
s
puddde
Il
.
dimento
’appren
l’aedo come a utore e/o esecutore di
i
:
l'onestà.
30 Plut. aud, poet, 16f.
lato
a potenza
2
suasiva dei suoni ced ette dunqu
ratore di storie esemplari capaci di persuadere, orienta
.
Da un
i
certa prospettiva di storia della cultura, al piadin
a in vale
della parola, pon,
esercitato dalla musica, e
l'alto valore morale, dall’influsso virtuosoogica
connaturata a queste
psicag
a
potenz
la
e
tramit
poesia,
poi dalla
ad un aedo non più
ormai
a
affidat
è
arti?!. La funzione pedagogica
solo in quanto narma
poeta,
quanto
in
e
neanch
e
e
in quanto cantor
re, sostenere
delf’Usener.
filié e.
musica fascinatrice e psicagogica, dall’altro Paedo come autore/recitatore i poesia, poi di novelle edificanti.
essa connaturato era confitazione della poesia e del pubmdec ad
invece erano condandonne
le
nata in una fase transitoria della vita;
dere oltre sulla via
proce
non
a
a,
uatezz
inadeg
nate, dalla loro stessa
della vera conoscenza. Siamo ben lontani, in questo contesto, dalv ÉxBalévia
debia Alyıodov modtegopudore
neoi nogvelav Exew, xalin Toüto
6V fidoviis.
induce al
at, cui si dice che il uô9oç
dowdy obtws avanetcento
25, 1870, pp. 574di H. Usener, Lectiones Graecae, «RhM»
Avowroo è emendam
vit.
ovwrijoar, Basandosi su un testo di unLucian,
616, in part. 608-610: il testo tradito dafonte
commendei nostri scolî, da individuare in dell’Este
auct. 22, più tardo, a mio avviso, dellaI, Aristotel
tica
e e Aristotelismo nella storia
tario di età alessandrina, A. ROSTAGN
pp. 1-147, ora in
Poetica), «SIFC» n. s. 2, 1922,part.
(Origini, significato, svolgimento della
p. 210 s., proin
76-237,
pp.
1955,
Torino
Y
minori
Scritti
a,
Aestbetic
L.
Scritti Minori.
ancora, in
meglio
o,
woden,
suunho«
in
lo
emendar
di
o
tradito
testo
il
re
mantene
poneva di
si sarebbe
one che «un cosî miserabile scoliastedel» non
owr[äv roloot, con la motivazi
con vasintattiche derivanti dall'uso verbo
certo preoccupato delle evidenti difficoltà
I 14b (citata
. In realtà la testimonianza di Ateneo
lore attivo ed eventualmente causativo
del pudore instillato non per ragionaanche in testo), instaurando il parallelo, concetto
mento ma per l'influsso del piacere estetico, mi sembra assicuri la bontà dell'emendamento
97
,
rando alla formazione ed al sostegno non dii una
le, ma dell’intero genere umano
qu
qa
32 In
affidabilità
ice
mii
qualche fascia socia
E
7
rg
i
Gioia M.;RıspoLi
i,
H
contesto, è evidente,
Cliennestr
a figura non come emblema della scarsa
, come abbiamo visto avvenire
}
iera
1 a pid in generale della debolezza degli esseri umani, a cui P&o186¢ il3 nell’
claraperlira;
saggio
antonomasia
m
, può
ecate ausilio con
1 il suo canto. . Mi sembra ra importante
i
.
hi
i
secolo a.€ Jega sulla capacità che la musica avevaprecis
di incidere sulla Fo a Primo
radelle virtù è cegetto della discussione) fu una disputa attiva. cia © ay ri
recare
;
esse
at
i
,‚ed
rticolare sullaa
5
>
precisare che,
almen
loro i virtú (o sulle e virtú:
virtú: in
i
realtà anche
rrere e opinioni delle altre scuole filosofiche a cui oppone le argo
propria, oltre ai richiami storici, numerosi ed importanti,
l’unici
ioni
della
ll
presenziato a dibattiti su questo problema: Phid. mus, IV fa26iFr conere
chiarezza di aver
à