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IL CONCETTO DI NUMERO
SECONDO LA DOTTRINA DEI PITAGORICI
La scuola pitagorica, quel movimento matematica-filosofica che sorse agit
inizi del sesto secolo nella Magna Grecia e si diffuse, per opera di Pitagora
di Sumo, sulle coste della Calabria e della Sicilia durante l'intero secolo quinto
e gran parte del quarto secolo av. Cr., si occupò a lungo di questioni aritmetiche e geometriche,
Nel suo fiorire, durato ben più di due secoli, questa scuola compì la evohuzionel propria di tutto il pensiero greco antico e la dottrina professata si
sviluppò secondo le più diverse concezioni.
Purtroppo i documenti pervenutici sono scarsi e per lo più frammentari,
però, grazie alle numerose testimonianze soprattutto di Aristotele, nel suol libri di Fisica e Metafisica, è ormai accertato che il termine
pinalnmarixà
(la matematica), nel senso di scienza raziona'e, trova la sua prima applicazione proprio nella dottrina pitagorica.
.
Questa scienza razionale, precisa e rigorosa, sl fonda sul concetto di
dodo (numero), Inteso come elemento generatore di tutte le cose esistenti, principio fondamentale di tutto l'universo, anzi l'universo intero è dai
wal dppuovia (numero e armonia), ed essi
Pitagora considerato golds
cose stesse, Tali numeri concreti vennero rappresentati mediante pietruzze da
calcolo, allineate, o sasso'ini, (Apo, meoool ), non fissati nella loro posizione, disposti in modo ordinato, tale da costituire delle figure geometriche.
Questo procedimento di figurazione, mediante sassolini a cui saranno poi
sostituiti dei punti, cioè unità fissate nella loro posizione (gryyjyh > ciascuno
dei quali indicava una monade, una unità, fu tratto dalla esperienza sensibile, giacchè tutto il sapere pitagorico proviene dalla esperienza sensibile, Esso
diede origine a una aritmetica visiva, molto semplice ed elementare, detta
aritmo-geometria, che però non ha ancora nulla a che fare con la gecmetria
intesa in senso moderno.
Da questa rappresentazione empirica dei numeri mediante punti, che impicava la considerazione dei soli numeri interi e per di più molto piccoli, i
Pitagorici ricavarono le prime elementari proprietà numeriche,
Furono infatti queste rappresentazioni aritmo-geometriche a suggerire i
concetti elementari di pari e dispari, (mepoodo” úprtico) » ? cul poi si coltegherá Vantitesi termine-interminato, finito-infimto (répag- üneıpov)
Abbir mo infatti delle testimonianze ben precise che ci inducono a sostenere che mediante questo procedimento operativo con sassolini, detto Umpopía
Pitagora e i suol discepoli elaborarono tutta una teoria aritmetica del pari e
dispari.
Infatti dalla osservazione che 1 numeri pari soho quelli che sì dividono in
parti uguali (roy dewudy &ptio uèv elguv ol Elo loa Srarpovpevot)»
mentre 1 dispari sono quelli che si dividono in parti disuguali ed hanno un
termine medio, (xepuocol dt of
elo Avıoa xal
puioov Exovteo) nacque
subito il concetto di dicotomia di un numero dispari in cui sl oppone l'ostacolo
di un termine medio, cioè di un lécov-
Per accorciare le distanze tra questi due concetti opposti, i Pitagorici stabistessi compongono il cielo con i numeri, come ci tramanda Aristotele in un
lirono tutta una serie di concetti intermedi, quali numeri parimenti pari, parimfamoso passo della Metafisica.
pari, imparipari, e numeri disparimenti dispari, numeri dispari primi e numeri
Queste affermazioni possono sembrare strane, qualora si pensi al numero
pitagorico, intendendolo nel significato moderno, Il concetto primitivo di numero deve essere inteso, invece, come un aggregato di corpuscoli, uguali tra
loro, come una plura'itá di unità (7000 povddwy), come una riunione di
nomadi, in senso concreto, come cose reali. I primi Pitagorici, infatti, identidispari composti. Chiamarono infatti numeri parimenti pari (eric apro)
quel numeri divisibili per due fino al'unità, come ad esempio il 16 (8,4,2, sono
i suoi divisori)
sivi di sassolini.
e ricavarono questa proprietà mediante dimezzamenti succes-
|
Cesi definirono parimpari (&prromépureroy)
quel numero che non è più dificarono l'uno e la monade, chiamando indifferentemente «l'uno anche movisibile per due subito dopo la prima dicotomia, come ad esempio 11 10 che si
nade e la monade anche uno».
divide in 5 e 5, e imparipari (reptocaptiov) quello che puö essere diviso per
quando si affermò il concetto di numero-idea e di numero-ente matematico,
divisori).
La distinzione tra monade e uno è successiva e risale all'epoca platonica,
entrambi astratti e separati dalle cose sensibili, mentre i Pitagorici, ammettendo i numeri come principio delle cose, affermarono l'esistenza di una sola
specie di numen, non già separati dalle cose, ma insiti e connaturati con le
30
due > volte, ma non fino all'unitá, come ad esempio il 24 (12,6,3, sono 1 suoi
I numeri dispari vennero distinti in disparimenti dispari
—(repuocaxio
quando divisi da un numero dispari danno ancora un numero di-
Teprosdo)
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{ suol divisori), in prim!
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numero dispari di = u, magg
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u un numero dispar si + v, magg
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numero disparimenti dispari,
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5
un numero che ha una tore
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,
dispari, mentre a sinistra cé un qui
dispari e quindi v.v. à disparimenti
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un numero parimenti part, 41
|
e configurazioni del ei:
Queste semplict considerazioni, ricuvate dall
e dam _
ca, seccndo lu quale era possibil
misero in erisı la filosofia pitagori
a, una dotaprirono la strada a'la geometri
con I numeri tutta la realtà, ma
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iù generale e potente dell'ari
», che culmina nella ae
in stadio dell'artimetica «diadica
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o ancora i numer! figurati, cloè quel
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9
& il primo numero quadrato, 1+345=
mundo successivamente { termini pari (es, 2+4=6 3.2; 2+446=12=—34), I numer! trlangolarl risultant! dalla somma di successivi numert Interi (es, 14+2=3;
14-24-3=0), gli esagonall, gli ottagonall e in genere tutti I pollgonali,
Quest! numeri furono rappresentati graficamente dal primi Pitagorici.
Mediante questa elementare artimetica monadica si potevano rappresentare
tutti I numeri interi; se Infatti dopo Il primo punto o monade, che rappresenta l'unità, vengono collocati opportunamente altri sassollni o gnomonl,
clob allinenmenti di punt! contigul, a forma di squadra, sl ottengono tutti
quanti | numeri interl,
Le loro proprietà furono pol ricavate proprio da queste composizionl spaziall. Dall'osservazione di queste figure geometriche i Pitagorici infatti avevano
ricavato la proprietà secondo la quale un numero ouadrato non può Scomporsi che in due numeri triangolnri diversi, mentre un numero rettangolare
può scompors! solo in numeri triangolarl uguall.
Infine anche Il concetto di numero piano (Er{re6og) ; ottenuto da! prodotto di due fattori deriva dalla rappresentazicne monadica del numero ottenuto mediante un allineamento di punti secondo file (clascuna avente tante
unità quante costituiscono il primo fattore) e secondo colonne (ciascuna avente
tante unità quante quelle de! secondo fattore),
E' implicito in questa definizione che la moltiplicazione nen é altro che
una notazione più pratica per indicare molte aggiunte successive di termini
tutti uguall; é cioé una addizione abbreviata ccme la intendiamo ancora oggi.
A
seconda delle
diverse
grandezze del fattori, venivano fatte dele distinzioni ben precise, Se per esempio, nel numero solido
ottenuto
numero inferiore di volte (come, ad esempio il prodotto 33.2), oppure altrettante volte uguale, diverso un numero magglore di volte (come il prodotto
3.3.7), a seconda della grandezza dell'ultimo fattore,
Questo insistere
così
minuziosamente sulle differenze dei singoh fattori
& un'altra conferma del fatto che i Pitagorici ricavarono le proprieta dei numeri esclusivamente da una aritmetica visiva,
Da tutte queste considerazioni risulta evidente che, accanto alle rappresentaziont del numeri mediante puntl, si andavano delineando quelle mediante
semp'lel flgure geometriche, e quind! dalla aritmo-geometria st passava allu
reometria vera e propria, quella che sl fonda sul famoso teoremn di Pitagora,
per Il quale, egli stesso, scoprendo la celebre regola per la determinazione det
lati del triangolo rettango'o, avrebbe, secondo quanto el tramandano gli storief grecl, «sacrificato un buen,
DORIANA GALIGARIS
ottengono someteromechi (kepoutaor) che si
via); ji numeri rettangolari o
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(ovepebg)
dal prodotto di tre fattori, | tre numeri erano diversi tra loro il prodotto veniva definito come numero due volte diversamente diverso (kvirdxıo
avion Evrrog)
mentre se il terzo fattore era diverso dag'i altri due
uguali fra loro, il numero veniva definito altrettante volte uguale, diverso un
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