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MUSICA E NUMERO DA IPPASO AD ARCHITA
di Assunta Izzo
È noto che al « multisciente » Pitagora si era soliti
attribuire il merito di ogni scoperta scientifica fatta nella sua
scuola, anche se esse erano il frutto dell’oscuro e intelligente
lavoro dei suoi immediati seguaci. Anche nel campo musicale,
di un’arte che ben presto venne concettualizzata e spiegata
da un punto di vista matematico ', al filosofo samio venne
attribuita la prima ed importante scoperta scientifica sulla
possibilità di misurare numericamente i principali intervalli
musicali. Tra le tante testimonianze sul modo in cui Pitagora
è giunto a rappresentare gli intervalli musicali con rapporti
numerici, la più famosa è certo quella trasmessa da Giamblico *.
Costui ci narra che Pitagora, passeggiando per le vie di
Crotone, passò per un caso provvidenziale (ek tinds daimoniou
syntychias) dinanzi alla bottega di un fabbro e udì i suoni
prodotti dai martelli, con cui, in quel momento, si batteva
il ferro. Poiché in quel tempo Pitagora era impegnato nella
costruzione di uno strumento che aiutasse a perfezionare
Pudito umano, ringraziò gli dèi per avergli inviato questo
straordinario messaggio. Il filosofo aveva infatti riconosciuto
! Le più moderne teorie sull'intreccio tra musica e matematica sono
riportate e commentate da R. Mondolfo in E. Zeller, R. Mondolfo, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, P.I, vol. Il (lonici e Pitagorici),
a cura di R. Mondolfo, Firenze 1950, pp. 667-669.
2 Jambl. V.P. 115-119. Per altre restimonianze sulle teorie musicali
attribuite a Pitagora, cfr. la raccolta di testo in C. von Jan, Musici scriptores Graeci, Leipzig 1895.
IN
FORME
DEL SAPERT
sag;
NE PRESOCRATICA
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)in quei suoni gli accordi musicali di ottava, quinta, quarta,
nonché l’intervallo dissonante tra quinta e quarta.
Compì esperimenti che dimostrarono come la differenza
dell’altezza dei suoni dipendesse dalla massa dei martelli e
come una corda tesa da un peso di 12 unità producesse, vibrando, l'ottava, rispetto ad una corda tesa da un peso di
6 unità. Scoprì quindi, come narra il neoplatonico, che l’intervallo musicale dell’ottava è esprimibile in termini numerici
tramite il rapporto 2: 1, che l'intervallo di quinta è basato
sul rapporto 3 : 2, che l'intervallo di quarta si fonda sul
rapporto numerico 4: 3 e che infine l’intervallo dissonante
tra quinta e quarta è espresso dal rapporto 9 : 8. L'ottava
risultante dal prodotto di quinta e quarta (3:2-4:3=
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babilità, la scoperta di queste semplici operazioni di composizione e scomposizione dell'ottava e si possono considerare
invece gli esperimenti riportati da Giamblico, che sono del
tutto errati rispetto alle leggi della scienza acustica *, come
degli arricchimenti leggendari, elaborati in età posteriore e
mai verificati da un punto di vista sperimentale.
Non si può però dimenticare che l’antica tradizione*
preferisce presentarci Pitagora come il filosofo che per primo
ha visto nella musica uno strumento di purificazione dell’animo, un’arte incantatrice che permette non solo di guarire
da certe malattie, ma anche di disciplinare ed emendare le
passioni smodate dell'anima umana. La musica, inoltre, serve
Questa scoperta « meravigliosa » ma non frutto del caso,
a richiamare alla memoria la « precedente vita » che l’anima
aveva vissuto prima di essere legata al corpo’.
Ma, tra i successivi pitagorici, prevalse l'interesse verso
la musica intesa come dottrina scientifica, come la scienza
dell'armonia che stabilisce i rapporti numerici dei toni musicome tiene a sottolineare Giamblico, ha permesso quindi a
Pitagora di fondare la scienza della harmonía e di elaborare,
cali. Essa si intrecciò sempre più alla matematica.
Ippaso di Metaponto, il più noto rappresentante della
anche sulla base di questa parafrasi dei suoni in numeri, una
scuola antica dopo Pitagora, il « rinnegato », è da conside-
2: 1) appare nell’ordine
12: 8 : 6;
l’ottava risultante dal
prodotto di quarta e quinta (4:3-3:2=2:1) appare
nell’ordine 12: 9: 6.
matematica universale. E’ la musica, infatti, che estende il
concetto del valore del numero grazie all'applicazione dei
rapporti numerici alle note *.
Il racconto di Giamblico presenta delle grosse assurdita:
giustamente Zeller * ha notato che le altezze dei toni musicali
sono proporzionali alla radice quadrata delle forze di tensione
e non direttamente proporzionali alla tensione dei pesi o delle
corde. Ma non per questo si deve giudicare l’intero racconto
come una fandonia e negare a Pitagora la paternità della
scoperta. Si può attribuire al filosofo samio, con molta pro-
3 Zeller-Mondolfo, op. cit., p. 685.
+ Zeller-Mondolfo, op. cit., p. 505, n. 2. Di parere contrario si mostra V. Capparelli, La sapienza di Pitagora, Padova 1944, vol. II, pp. 626627, che, pur essendo consapevole dell'enorme errore, crede che le ricerche
con i pesi tensori siano state realmente effettuate nella cerchia pitagorica.
5 Cfr. GS. Kirk, JE. Raven, The Presocratics Philosophers, Cambridge
1957, p. 230, n. 1; W. Burkert, Weisheit und Wissenschaft: Studien zu
Pythagoras Philolaos, und Platon, Nürnberg 1962, translated by EL. Minar, Lore and Science in Ancient Pythagoreanism, Harvard 1972, p. 375.
6 Jambl. V.P. 63-64; quest'ultimo passo è stato considerato da A. Rostagni, Scritti minori, Torino 1956, p. 135, come abbastanza degno di fede
e dunque riconducibile a Pitagora. Cfr. ancora Iambl. V.P. 163-166 (58
D.K. BI).
7 La concezione mistica della musica tra i pitagorici è affermata da
P.M. Schuhl, Essai sur la formation de la pensée grecque, Paris 1934,
pp. 251-252, il quale si mostra convinto che la musica facilita il ricordo
delle vite anteriori e serve per attirare nuovi adepti; lo studioso afferma
inoltre che questa concezione risente della forte influenza orfica. Sugli scopi
educativi della musica cfr. H.I. Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità,
Roma 1950 (trad. it. U. Massi), p. 39 ss.; Jaeger, Paideia (La formazione
dell'uomo greco), trad. it. L. Emery, Firenze 1950, vol. I, p. 193, Sulla
musica intesa come Katharsis e pharmakon, cfr. anche W. Tatarkiewicz,
Storia dell’estetica, Torino, 1979, (trad. it. G. Fubini), vol. I, pp. 111-114.
Pagina 3
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)rarsi come l’eterodosso discepolo che contribuì a fare ulteriormente progredire, attraverso prove empiriche, le
ricerche
scientifiche in campo musicale. Ad Ippaso viene infatti attribuito il progetto e la costruzione di quattro dischi di bronzo
con uguale diametro ma con spessore diverso. Lo spessore
del primo disco era una volta e un terzo quello del secondo,
una volta e mezzo quello del terzo, due volte quello del
quarto. Percuotendo questi dischi si otteneva una sorta di
sinfonia musicale (symphonían tind), I dischi furono poi utilizzati da Glauco di Reggio, il quale aveva notato che essi
producevano suoni melodici (phthdngous) *. Si sarebbe dunque giunti a scoprire empiricamente che le vibrazioni sonore
potevano essere misurate matematicamente e che i valori
numerici dei rapporti stabiliti tra i differenti spessori sono i
valori dei rapporti fondamentali che attuano la traduzione
dei suoni in numeri. 1 rapporti scoperti sono il rapporto epitrito (4: 3 ovvero | + 1/3), il rapporto emiolio (3 : 2 ovvero 1 + 1/2) e il rapporto doppio, che esprime il rapporto
numerico dell'ottava (2: 1).
Questa chiara testimonianza, che per altro conferma
l'uso di strumenti musicali originari dell'Oriente in Grecia ?,
attribuisce dunque ad Ippaso un corretto esperimento da un
punto di vista fisico", e non si comprende perché Van der
Waerden " affermi che questo esperimento è « completamente assurdo ». Non si comprende neanche perché Philip
”
$ 18 DK. B12.
Y C. Sachs, Storia degli strumenti musicali, Milano 1980, (tit.
or. The
History of Musical Instruments), trad. it. M. Papini, pp. 142-172, dove
ci viene detto anche che nessuno strumento musicale nacque in Grecia e
in particolar modo si deve parlare di origine asiatica per i dischi metallici
che vengono ancor oggi utilizzati nei templi indiani,
Burkert, op. cit, p. 377,
" B.L, van der Waerden, ‘ Die Harmonielchre der Pythagoreer ’, Hermes, (78),
1943, p.
173,
JA, Philip, Pythagoras and Early Pythagoreanism, Toronto 1966
pp. 131-132,
|
Musica e numero da Ippaso ad Archita
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dichiari che questa narrazione deve essere considerata come
una presentazione degli esperimenti del solo Glauco di Reggio, studioso di musica, tra l’altro contemporaneo più giovane
di Democrito *. La tradizione che riporta ad Ippaso è certamente derivante da Aristosseno, ma non si può affermare,
come fa questo studioso, che vuole solo essere un ulteriore
contributo alla formazione e diffusione di leggende pitagoriche, perché Aristosseno, sebbene molto parziale in qualità
di biografo di Pitagora, era certamente molto informato sulle
dottrine pitagoriche ed in modo particolare sulle dottrine musicali “. La testimonianza è molto chiara e precisa, e inoltre
possediamo ancora un’altra testimonianza che ci riporta un
diverso esperimento di Ippaso. Teone di Smirne ci narra
infatti che Laso di Ermione e la scuola di Ippaso condussero
ricerche scientifiche per ottenere le consonanze musicali.
Il passo di Teone è purtroppo giunto lacunoso, per
cui è meglio considerarlo testualmente: « Laso d’Ermione,
come si racconta, e la scuola di Ippaso Metapontino, uomo
pitagorico, seguirono il criterio della varia velocità e lentezza delle vibrazioni, da cui risultano le consonanze [....].
Ritenendo (heghotimenos) che tali rapporti si trovino nei
numeri, prese dei vasi. Presili uguali di capacità e di forma,
ne lasciava uno vuoto, un altro lo riempiva d’acqua per metà,
e percotendoli ambedue, otteneva l’accordo di ottava; poi
di nuovo, lasciatone uno vuoto, riempiva dell’altro la quarta
parte, e percotendoli otteneva l'accordo di quarta; infine otteneva quello di quinta quando di uno riempiva la terza
parte. Così il vuoto del primo vaso stava al vuoto del secondo
13 Su Glauco di Reggio, si veda E. Hiller, ‘ Die Fragmente des Glaukos
von Rhegion', Rheinisches Museum, (41), 1886, pp. 398-436,
4 Per Aristosseno si veda L. Laloy, Aristoxéne de Tarente, disciple
d’Aristote, et la musique de l'antiquité, Paris 1904; Aristoxeni Elementa
harmonica, ed, R. Da Rios, Roma 1954; cfr. S. Mazzarino, Il pensiero
storico classico, Bari 1966, pp. 96-99; A. Momigliano, Lo sviluppo della
biografia greca, (trad. it. G. Donini), Torino 1974, pp. 77-80.
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come 2: 1 nella consonanza di ottava, come 3: 2 nella
connato di musica: era un accostamento diffuso nell’ambiente
sonanza di quinta, come 4 : 3 nella consonanza di
quarta » *,
La testimonianza di Teone prosegue dunque con un
verbo al singolare, e cid ha suscitato innumerevoli discussioni
riguardo all’autore dell'esperimento che ha permesso di miperipatetico, ideato da Aristosseno, il quale aveva notato anasurare numericamente i rapporti armonici *.
di fondamentale importanza per comprendere le Prime teorie
Non deve meravigliarci il fatto che Laso d’ Ermion
e,
visuto intorno al 500 a.C. e che soggiornò a lungo presso
logie notevoli tra le teorie acustiche di Laso e quelle propugnate dagli allievi di Ippaso ”.
|
Sulla base del solo passo di Teone, che risulta essere
pitagoriche e i procedimenti sperimentali relativi alla scienza
acustica, non si pud, a mio parere, ritenere Ippaso un puro
teorico e attribuire al solo Laso la paternitä di questo espela corte dei Pisistratidi, dove smascherd Onomacrito che
forgiava falsi « oracoli di Museo » ”, sia citato qui assieme
ad Ippaso. Sebbene Laso sia stato uno dei primi autori di
storia della musica, non fu mai detto pitagorico ®, e l’acco-
Tannery, probabilmente ad Atene si usassero, nei teatri, dei
stamento tra Laso e il più importante pitagorico del
tempo
vasi risonanti *.
si spiega chiaramente, come afferma Privitera nel suo
Non si può categoricamente affermare che Ippaso non
abbia mai effettuato esperimenti acustici. Infatti questo pitagorico ribelle che venne espulso dalla comunità >, questo
pregevole studio su questo spregiudicato intellettuale appassio-
15 18 DK. B13. Trad. it. M. Timpanaro Cardini. Pitagorici, testimonianze € frammenti, Firenze 1958-1964.
16 E. Frank (Plato und die sogenannten Pythagoreer, Halle 1923,
p. 160),
basandosi sul fatto che a Laso si attribuisce la teoria
secondo la quale
l'altezza del tono non è determinabile numericamente perché possiede
estensione, sbrigativamente dichiara che Laso è un puro empirico
che non
ha mai elaborato una
teoria
matematica
relativa
alla
musica;
Van der
Waerden, art. cit., p. 165, afferma che i primi pitagorici non hanno
mai
effettuato esperimenti, ma a p. 180 attribuisce ad Ippaso
la prova con i
vasi sinfoni; F. Lasserre (Plutarque, De la musique, texte,
traduction, commentaire, précédés d'une étude sur Veducation musicale
dans la Grèce
antique, Lausanne 1954, pp. 35-36) si dichiara convinto
che l'esperimento
con i vasi risonanti è stato condotto da Ippaso, e che a
Laso si può invece
attribuire un diverso esperimento non rramandatoci
perché contenuto nella
lacuna; G.A. Privitera (Laso d’Ermione nella cultura ateniese
e nella tradizione del suo tempo, Roma 1965, pp. 71-73) ritiene
che l'esperienza
narrataci da Teone sia stata effettuata da Laso, in base
al fatto che altre
testimonianze in cui si ritrova questo esperimento
lo attribuiscono al solo
Laso.
17 Cfr. Privitera, ap. cit., p. 45ss. Sul famoso episodio
narratoci da
Herodot, VII, 6 riguardante Onomacrito che falsifica
oracoli per fini politici, si veda Mazzarino, op. cit., vol. I, pp. 33-37.
18 Philip, op. cit., p. 131, n. 1.
rimento empirico. Forse anche Laso ha compiuto questo
esperimento e ciò potrebbe farci supporre che, come afferma
dissidente, io credo, non poteva accettare senza discutere i
dogmi imposti dal maestro. Egli fu molto probabilmente, un
ricercatore sperimentale, non solo perché ciò è suggerito dalle
testimonianze prese in esame, ma anche perché forse avvertiva l’esigenza di sperimentare e verificare praticamente ciò
che Pitagora poneva come principi teorici, e se si ritiene Pitagora colui che per primo ha scoperto la legge per cui le
consonanze si possono esprimere tramite rapporti numerici,
io credo che bisogna ritenere Ippaso come il pitagorico che
intraprese la verifica sperimentale di questa legge.
Si può comprendere che Ippaso si è allontanato dalle
rigide imposizioni dottrinali di Pitagora anche grazie ad
un’altra testimonianza che concerne l’ordine di disposizione
degli intervalli musicali. Infatti si legge nella tarda testimo19 Privitera, op. cit., p. 45, n. 2.
2 P, Tannery,
|
|
‘A propos des fragments philolaiques sur la musique”, Revue de pbilologie, (28), 1904, p. 248.
un
21 18 DK. A4. Che Ippaso fosse un matematico dissidente, e non già
il capo della setta degli « acusmatici », & un'ipotesi di B.L. van der Waerden,
art. cit., p. 180ss., che condivido pienamente.
Pagina 5
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)nianza di Boezio”? che Eubulide ed Ippaso stabilirono
un
diverso ordine delle consonanze rispetto ad altri pitagorici.
Essi affermarono che gli aumenti del rapporto multiplo
rispondono, secondo un ordine costante, ad una diminuzione
che è il seguente: ottava, ottava e quinta, doppia ottava,
quinta, quarta *.
Ma in questa disputa teorica ciò che è importante notare è il riconoscimento e conseguente accoglimento della
teoria concernente questi intervalli come sinfoni, ovvero con+1
del rapporto epimorio o superparticularis (=
145
).
n
Cosi non ci puö essere il doppio senza metä, né il triplo
senza la terza parte. Se c’è il doppio si ottiene l’accordo di
diapason o di ottava (2: 1), se c'è la metà si ortiene l'accordo di diapente o di quinta (3 : 2). Mescolati i rapporti
di ottava e di quinta si ottiene il rapporto triplo che contiene entrambe le consonanze (2/1 - 3/2 = 3/1).
me consonanze ottenute da due suoni che echeggiano insieme
e che insieme giungono armonicamente all'orecchio ~. u
La passione per la matematica applicata alla musica ci
è rivelata, per Ippaso, da una tarda testimonianza di Giamblico ®. Si narra infatti che Ippaso è stato il primo pitagorico a designare come harmonica quella medietà proporzionale
prima chiamata « subcontraria » perché inversa alla media
proporzionale aritmetica. Probabilmente fu detta harmonica
affinché fosse più chiaro il suo valore e significato per le
Invertendo i termini del rapporto triplo si ottiene la
terza parte da cui risulta, come rapporto epimorio, l'accordo
teorie musicali. Inoltre il termine Aarmonia è fondamentale
di diatessaron o di quarta (4 : 3). Uniti il rapporto triplo e
la quartasi
, ottiene il rapporto quadruplo (3/1 - 4/3 = 4/1);
frammenti di Filolao. Harmonia è una parola che ha subìto
una notevole evoluzione semantica. Il primordiale significato
di « adattamento, connessione, giusta rispondenza delle parti
così avviene che dal congiungimento di ottava e quinta con la
Quarta scaturisce un solo accordo, che, essendo un rapporto
quadruplo, prende il nome di bis diapason o di doppia ottava. L’ordine delle consonanze sarà dunque: ottava, quinta,
ottava e quinta, quarta, doppia ottava. Lo stesso Boezio ci
ha tramandato il diverso ordine seguito da altri pitagorici,
nel lessico delle filosofie pitagoriche, come si vede anche nei
al tutto » si ritrova in Omero (Od. V, 248; V, 361) e in
Erodoto (11,96) ed è utilizzato per significare il saldare le
connessure tra i tronchi di una zattera o di una imbarcazione. Il termine ha poi acquistato una significazione più
ampia, al punto di assurgere, nelle filosofie pitagoriche, al
ruolo di key word *. Filolao, nella metà del V secolo, la
2 18 DK. B14. Questa testimonianza è stata giudicata da P. Tannery
( Un traité grec d'arithmétique ', Bibliotheca Mathematica [s. III, 6], 1905,
3 Boeth. De inst. mus., 11, 18.
% BL. van der Waerden, art. cit., p. 166.
p. 225) come del tutto priva d'interesse. Eubulide pitagorico,
qui menzionato, fa parte di un gruppo dì scrittori che sono considerati
in 14 DK.
8 come coloro che conservarono la tradizione secondo la
quale le reincarnazioni di Pitagora avvenivano ogni 216 anni, Il fatto
che Questo gruppo
di scrittori sin stato considerato con sospetto anche da I. Lévy, Recherches
sur les sources de la légende de Pythagore, Paris 1926,
p. 68, indurebbe a
ritenere che Tannery abbia espresso un giudizio imparziale
ed esatto, Ma
Boezio attinge a fonti disparatissime, per cui non possiamo
sottovalutare
l'importanza ed il valore storico di questa diversa disposizi
musicali. Si veda Capparelli, op. cit., pp. 679-683.
one degli accordi
3 18 DK. B15. Sul valore di questa testimonianza, sebbene tarda,
si veda P. Tannery,
‘Un traité” cit., p. 225; Timpanaro Cardini, op. cit.,
Greek Philosophy, vol. 1, The
7 a VKC. Guthrie, A History ,ofCambridge
1962, p. 220. Sul conl.
i 10
Earliest Presocratics and Pythagoreans
cetto di harmonia, sulla evoluzione linguistica del termine, si veda ZellerMondolfo, op. cit., pp. 664-669; A. Maddalena, I Pitagorici, Bari 1954, p. 20,
n. 28, che si contrappone alle tesi di Zeller; ancora cfr. Philip, op. cit.,
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utilizza spesso per indicare la conciliazione e la mescolanza
degli opposti. Indicativi sono a riguardo l’autorevole testimonianza di Aristotele ”, in cui l’anima è definita harmonia
perché & mescolanza di contrari, e il famoso frammento 10
di Filolao in cui ci viene detto che: « harmonia nasce esclusivamente da contrari; perché harmonia à unificazione di
plurimescolati elementi e consenso di dissenzienti » *.
La tradizione inoltre ci narra che, seguendo le considerazioni di Filolao, la medieta harmonica è così appellata perché accompagna l’armonia geometrica ”. Ancora, harmonia
di’oxeiän); la quinta & maggiore della quarta di un tono
(epogdóoi). Infatti dalla corda pit alta (apd hypätas) alla
si ritrova nel frammento D.K. 44 B 1, intesa, stavolta, come
composizione di contrari, accordo di limitato e illimitato. Ma
mitono minore » ?.
il frammento che ci presenta interamente il variegato significato del termine è il discusso frammento B 6, che è opportuno citare qui interamente:
« Intorno a natura e ad armonia le cose stanno così:
la sostanza delle cose, che è eterna, e la natura stessa, richiedono una conoscenza divina, non umana; oltre che poi
sarebbe impossibile che alcuna delle cose esistenti diventasse
da noi conosciuta, se non avesse a fondamento la sostanza
delle cose che formano il cosmo, cioè delle interminanti e
delle terminate. Ma poiché i princìpi erano essenzialmente
non simili fra loro né omogenei, sarebbe stato impossibile
creare con essi un cosmo, se non fosse intervenuta armonia,
comunque ella abbia avuto origine. E certo, le cose simili
ed omogenee non avrebbero avuto alcun bisogno di armonia; bensì le dissimili e le eterogence o di serie diversa hanno
bisogno di essere collegate da un tal genere di armonia per
la quale possono restare nel cosmo.
— La grandezza armonica è formata dagli intervalli di
quarta e di quinta (harmonias de méghethds esti syllabà kai
|
7 44 DK. A 23. Sul concetto dell'anima come armonia nella filosofia
pitagorica si legga il celebre passo di Platone, Phaed. 61 de.
2 44 D.K. B10. Trad. it. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, p. 216.
3 44 DK. A 24.
media (ep? méssan) c'è una quarta; dalla media alPultima
(epi nedtan) c'è una quinta; poi dall’ultima alla terza (es
tritan) c'è una quarta e dalla terza alla più alta, una quinta.
L'intervallo tra media e terza è di un tono. La quarta è
espressa dal rapporto epitrito (4 : 3), la quinta dall’emiolio
(3 : 2), l'ottava dal doppio (2: 1). Così la scala armonica
comprende cinque toni e due semitoni minori; la quinta,
tre toni e un semitono minore; la quarta, due toni e un se-
Qui, armonia presenta diversi significati, alcuni tipici
delle dottrine pitagoriche, altri specifici delle teorie musicali.
Ma questa diversificazione del significato nell’ambito del testo, tramandatoci da Stobeo, non è un elemento tale da farci
ritenere inautentico tutto il frammento. Piuttosto, si può
pensare che il passo in questione non è pervenuto integralmente *.
Questo frammento è stato infatti ritenuto non sospetto,
considerato isolatamente rispetto ad altre testimonianze vertenti sulla musica attribuite a Filolao, anche dal pit acuto
sostenitore della tesi che propende per l’inautenticità complessiva dei frammenti filolaici, Paul Tannery *, il quale nota
la mancanza di legame tra la prima e la seconda parte del
3% 44 DK. B6. Trad. it. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, p. 202-212.
3 Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, p. 207.
2 Tannery, ‘A’ propös” cit., pp. 233-249. L'inautenticitá del frammento 6 è stata sostenuta anche da Frank, op. cit., pp. 264-278, il quale è
convinto di poter scorgere nella terminologia qui utilizzata chiari indizi
che fanno presumere una evidente falsificazione claborata in ambienti accademici; ma questa tesi è stata brillantemente confutata da R. Mondolfo,
in Zeller-Mondolfo, op. cit., pp. 372-382. Di questa chiara confutazione si
vuole ricordare l’analisi del termine syllabé, che Frank considera creato da
Democrito: Mondolfo invece afferma che a questa teoria «contrasta, se
non altro, il fatto che in Metapb. 1093a [...] la similitudine pare attribuita ai Pitagorici e che già in Hipp. maior 285b lo studio abbinato di
lettere-sillabe e ritmi-armonie è messo da Socrate in gruppo con quelli
Pagina 7
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)testo, e anche l’uso ambiguo del termine aritmetico epogdoon
che qui invece designa la differenza tra quinta e quarta, il
tono. Anzi per questo studioso è possibile riconoscere in
questo frammento una teoria musicale in auge ai tempi di
Filolao.
Nella seconda parte, che è quella che più ci interessa,
viene usata una particolare terminologia musicale: l'accordo
di quarta è detto syllabá, che significa l’afferrare insieme.
La quarta, infatti, è l'accordo che scaturisce da due corde
insieme pizzicate e fatte insieme vibrare; la quinta è detta
oxeia perché è l'accordo che deriva dal prolungarsi della
quarta verso le note più acute. Infine l’ottava è detta barmonia perché è l'accordo risultante dalla mescolanza di quinta
e quarta *. Successivamente si preferì seguire una diversa terminologia tecnica: lo pseudo-Aristotele ci informa che i termini primitivi furono sostituiti con altri che ponevano l’accento sul numero delle corde utilizzate per produrre gli accordi *.
Ci viene poi presentato un particolare schema armonico
in cui le corde vengono designate con un proprio nome:
l’bypate che è la corda più lunga e che produce il suono più
basso; la mese così detta perché era l’antica corda media
nella scala eptacorda; la mete è il nome della corda nuova,
l’ultima corda che produceva il suono più alto; la frite è la
terza corda in ordine discendente Y. Secondo Tannery *, qui
trite è usata nel senso di parazzese. Vi manca una corda
mobile tra paramese e mete. Se conoscessimo il posto da assegnare alla paranete, come d’altronde fa Nicomaco, potrem-
Musica e numero da Ippaso ad Archita
149
mo parlare di scala diatonica o scala enarmonica. Ma la questione rimane irrisolta, per cui lo studioso afferma che la
paranete o corda mobile pud assumere diverse posizioni;
inoltre, l’uso di un tetracordo appartenente alla scala eptacorda è un fatto singolare ai tempi di Filolao, in cui Pottocordo aveva raggiunto la massima diffusione. Il falsario ha
voluto un po’ troppo arcaicizzare sostituendo /rife a paramese: ma io credo che abbia ragione Burkert ” quando afferma che un abile falsificatore non avrebbe mai usato un
termine che suscitasse tanta diffidenza. E’ probabile invece
che l’uso del termine trite stia ad indicare l’esistenza di una
antica, dimenticata scala eptacorda difettiva, che aveva l’estensione di un’ottava a cui mancasse una corda.
Il tetracordo presentatoci da Stobeo non è rappresentato, come solitamente avviene, da numeri. Ma Filolao si
dedicò con particolare interesse allo studio delle teorie matematiche sulla musica. Si può citare la controversa testimonianza di Boezio * dove ci viene esposta (o perlomeno si
tenta) una dimostrazione del modo in cui ha operato Filolao
per giungere alla definizione aritmetica che fissa il valore
numerico del diesis, dell’apotome, del comma. E” però stato
giustamente affermato da Tannery” che l'assurdità matematica presente in questa testimonianza è talmente evidente che
non ha bisogno di essere messa in luce. Il passo è frutto di
37 Burkert, op. cit., pp. 391-393. Sui sistemi musicali greci, in particolar
modo sui tetracordi, figura base della musica greca, cfr. Del Grande, op. cit.,
pp. 404-409, in cui ci viene presentato uno schema completo dei tetracordi congiunti e disgiunti e dei sistemi musicali con le relative definizioni. Si veda anche Storia della musica, vol. I, Musica antica ed orientale,
dell'astronomia, della geometria e dell’aritmetica, particolarmente caratteristici del pitagorismo
» (ivi, p. 373).
3 Cfr. tra gli altri Burkert, op. cit., p. 390,
H Ps, Aristot. Problemata, XIX, 32.
35 €, Del Grande, Lu metrica greca, Enciclopedia Classica, vol. V,
Tomo Il, Torino 1960, p. 406. Sulla differenza tra scala musicale eptacorda
e scala ottocorda, si veda C. von Jan, op. eit., p. 81, n, 14,
% Tannery, * Á propos‘ cit., pp. 246-247.
cap. IX, L'antica musica greca, di 1. Henderson, Milano 1962, (trad. it.
G. Tintori), pp. 377-448. Sull’accordatura della lira si veda Sachs, op. cit.,
pp. 147-151; e per contro R.P. Winnington-Ingram, ‘ The Pentatonic Tuning
of the Greek Lyre’, Classical Quarterly, ns. IV, 1956, pp. 169-186, che
non accetta la teoria avanzata da Sachs, il quale proponeva l’ipotesi di
una accordatura fissa pentatonica.
3 44 DK. À 26.
39 Tannery, art. cit., p. 235.
Pagina 8
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)una mescolanza di enormi errori e di assurdi matematici. È
dunque, a mio parere, impresa ardua il cercare di afferrare
il senso logico ad esso sotteso, perché immediatamente si nota
una sovrapposizione di svariate spiegazioni. Boezio, infatti,
afferma che Filolao sceglie come generatore di tono il numero
27 perché è il cubo del primo numero dispari, considerato
honorabile. Vi è dunque un accenno alle teorie mistiche sul
valore e significato del numero, teorie certo molto antiche,
ma che maggiormente si diffusero negli ambienti neopitagorici caratterizzati da ideali misticheggianti *. Boezio poi ci
dice che il rapporto 27: 24 forma l'intervallo di un tono,
perché da esso scaturisce il rapporto 9 : 8 che è quello canonico, e questa scelta può essere ritenuta, a mio parere, una
scelta propria di Filolao. Segue poi un’altra spiegazione che
rende la testimonianza incomprensibile: egli usa dapprima il
verbo disto che sta ad indicare l'intervallo espresso da un
151
mente, ad un rapporto numerico espresso per quoziente; si
conosce inoltre una tradizione * che attribuisce alla scuola
di Eratostene e a Filolao l’uso del termine hyperoché, che
designava gli intervalli musicali perché intesi come eccedenza
aritmetica. La confusione appare evidente.
Segue poi una terza chiarificazione che confonde ancor
più le cose: Boezio fa dividere a Filolao il numero 27 in
due parti, in apotome, che qui ha il significato di semitono
maggiore, e in diesis, semitono minore. La differenza numerica tra essi è espressa dal comma, che in realtà è la misura
di quanto il tono supera due semitoni maggiori *.
Il « disordine numerico » appare ancora più evidente
quando ci viene detto che il diesis è espresso dal numero
13, che non solo è il risultato della divisione in due parti
di 27, ma è anche il risultato della sottrazione avvenuta tra
256 e 243 e dell’addizione 9+3+-1, numeri che possiedono
quoziente, poi utilizza il termine differentia che sta ad indicare l’intervallo risultante da una sottrazione. Qui Boezio,
un particolare significato aritmogeometrico. Anche la scelta
del 27 possiede un’altra spiegazione: questo numero è anche
io credo, ha mal tradotto la fonte, o la fonte stessa era estremamente confusa. Bisogna infatti ricordare che tra i primi
la differentia tra 216 e 243, numeri che, posti in rapporto
pitagorici si utilizzava il termine didstema, che nella sua
tra loro, distano un tono (
lunga storia semantica * aveva anche acquistato il significato di intervallo musicale tra due toni, dovuto, aritmetica-
243
9
: — in base a 243 — 216 =
216
8
|
27). Il valore storico di questa testimonianza, nelle dottrine
musicali, ci & dato solo dall’accenno alla teoria della divisione
# Sul misticismo dei numeri e in particolar modo sull'idealizzazione
della Tetractys, perfetta e sacra combinazione numerica, si veda A. Delatte,
Etudes sur la littérature pythagoricienne, Paris 1915; P. Kucharski, Etudes
2 44 D.K. A 25. Giustamente, M. Timpanaro Cardini, op. cit., p. 185,
afferma che: «non è improbabile l’uso promiscuo di byperoche» e risur la doctrine pythagoricienne de la Tétrade, Paris 1952; sul ritorno e difchiama l'attenzione su un passo di Atenagora (46 D.K. A4), che segue
fusione della mistica numerica tra i neopitagorici: E. Enriques, Les matequello ben più famoso, attribuito a Filolao, dove è affermato che Filolao
credeva che tutte le cose sono state racchiuse da Dio en phrourd (44 DK.
B15). Nel frammento sopra menzionato ci sono date, attribuite a due oscuri
matiche nella storia e nella cultura, Bologna 1938, pp. 18-20.
# Sul significato originale del termine diástema, si veda A. Szabò,
1969,
pitagorici, Liside ed Opsimo, le seguenti definizioni di Dio: «uno definisce dio come numero inesprimibile, l’altro come intervallo (byperoché)
Passato, XXVI,
pp. 119-140; Id., "La teoria pitagorica delle proporzioni ', La Parola del
1971, pp. 81-93, dove l’autore insiste sulla necessità di
» (trad. it.
tra numero massimo e quello che gli è immediatamente vicino
Timpanaro Cardini), Dunque tra i pitagorici del tempo era diffuso l’uso
indagare filologicamente nell’ambito della terminologia matematica, indagine
che conduce al riconoscimento di una stretta connessione tra matematica
di hyperoché per esprimere il concetto di differenza aritmetica.
43 Sui significati esatti di apotome, diesis, comma, si veda Del Grande,
e musica, come nel caso del termine diástema.
ap. cit., p. 402; Da Rios, op. cit., p. 22, n. 2.
Les débuts des mathématiques grecques, (trad. fr. M. Federspiel), Paris
1977,
(tit.
or.
Anfänge
der
griechischen
Mathematik,
Budapest
Pagina 9
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)del tono in apotome, diesis, comma, e anche dalla presenza
del rapporto numerico 256 : 243, rapporto che ritroveremo
in Archita *. Gli errori matematici possono essere attribuiti
Timeo, afferma che i pitagorici rinunciarono alla divisione del
tono in parti uguali e dichiara che questo fu sempre tentato
senza alcun dubbio alla fonte neopitagorica a cui probabilmente ha attinto Boezio. Infatti è impossibile attribuire a
tanti contro cui si scagliava Platone *, rappresentati con
dagli armonici”, i quali si possono identificare in quei diletrie sui numeri irrazionali, dato che bisognava applicare il teol'orecchio alla cetra, speranzosi (ma vanamente) di percepire
intervalli piccolissimi da ridurre a termini numerici comuni *.
Se in questa testimonianza di Boezio è possibile dunque scorgere un qualche valore storico, un altro passo dello
rema della divisione reciproca, il cui risultato dimostra come
stesso Boezio non possiede alcun significato. Quest'ultimo,
numeri primi i termini minimi avendo sempre come resto
di solito, è letto in connessione con il frammento tramandatoci da Stobeo, sulla divisione e definizione degli intervalli, privo, però, di ogni valore numerico *.
Secondo Boezio, Filolao avrebbe definito il diesis come
l’intervallo per cui la quarta è superiore a due toni; il comma
Filolao il tentativo di dividere il tono in due numeri interi,
perché egli doveva essere a conoscenza di avanzatissime teol’unità *. Plutarco, nel commentare la scala musicale del
# E il giusto convincimento di P. Tannery, art, cit, p. 246. A pro:
posito di questa
op.
cit., pp.
testimonianza, si
58-63, essa è un
non
vuole
ricordare che anche
senso,
ma
la
confusione
per Laloy,
numerica
è
attribuita allo stesso Filolao, il quale non avrebbe compreso l'impossibilità
di applicare esatti ragionamenti matematici alla scienza acustica. La confusione è, a suo parere, dovuta al voler applicare procedimenti aritmetici
di misurazione, in luogo di procedimenti di costruzione numerica. Inoltre
Frank, op. cit., p. 269, ritiene spuria la testimonianza perché vi nota una
strettissima somiglianza con una teoria riportatatici nel fr. 4 Lang di Speusippo, con la spiegazione della scelta del numero 13. Ma Boezio ci dice
che essa nasce dal fatto che 13 è il risultato dell'addizione tra 1 che sta
ad indicare il punto, 3 che rappresenta Ja prima linea dispari e 9 che
rappresenta il primo quadrato dispari; Speusippo invece parla della decade
dove il numero 1 è identificato con il punto, il 2 con la linca, il 3 con il
triangolo, il 4 con la piramide: lo scolarca, successore immediato di
Platone, dunque, pur subendo l'influenza di dottrine filolaiche, non può
essere considerato come colui al quale si rifà il
«falso» presentatoci da
Boezio. Sulla rielaborazione della antica dottrina pitagorica della Tetraktys
negli ambienti accademici cfr. Speusippo, Frammenti, Edizioni, traduzione
e commento a
cura
di
M.
Isnardi
Parente,
45 Cfr. Burkert, op. cit., p. 389,
% Procl. in Tim, 11 p. 189, 18 Diehl:
come l'intervallo per cui il tono è superiore a due diesis; lo
schisma è definito la meta del comma; mentre il diaschisma
è la definizione della metà del diesis. Ma tutti questi termini
presuppongono che Filolao conoscesse le seguenti formule,
come giustamente nota Maddalena”: metà del tono:
V9/8; meta del comma: V 9/8 : 256/ 243; metà del diesis:
\ 256/243. Inoltre la terminologia musicale usata presupderivano manifestamente da Filolao; la scala musicale di Platone è più
estesa, ma non dà l'intervallo dell’apotome » (Trad. it. M. Timpanaro
4 Pos de an. procr. in Tim. c. 17, p. 1020 E: «Uno degli
intervalli & quello chiamato tono, la cui misura esprime di quanto il
diapente è maggiore del diatessaron. Gli Armonici ritengono di riuscire
368-377;
a dividerlo a metà e di farne due intervalli che chiamano ambedue semitoni.
«Come abbiamo detto, dopo
e delle due parti disuguali chiamarono la minore «leimma» (« resto »),
perché resta al disotto della metá» (trad. it. M. Timpanaro Cardini).
Napoli
1980,
pp.
P. Kucharski, op. cit., p. 22.
il leimma per arrivare al tono resta l’apotome [...] che il rapporto dell’apotome espresso in quei numeri (2187, 2048) sia radicale, è evidente;
si dimostra infatti che il 2187 e il 2048 sono primi fra loro, risultando primi
i
153
termini minimi (28: 9) ottenuti applicando il teorema della divisione
reciproca. La maggior parte dei termini (degli intervalli) scritti nel Timeo
Ma i Pitagorici riconobbero impossibile la divisione in due parti uguali
48 Plat. Resp. 530 E-531 D.
# Sugli armonici e le loro teorie musicali cfr. Henderson, op. ct,
pp. 383-384.
5 44 DK. B6a.
51 Maddalena, op. cit., p.
Pagina 10
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)pone, da parte di Filolao, la perfetta conoscenza dei
generi musicali ideati posteriormente da Archita *.
tre
Le testimonianze e i frammenti relativi alle dottrine musicali sono, come si è visto, poco chiari e sono stati oggetto
di controversia; ma si può affermare con relativa sicurezza
che in Filolao gli interessi musicali siano stati preminenti e
sempre collegati alle ricerche matematiche. Il nesso tra musica e numero ci viene testimoniato da uno stupendo passo
citato da Stobeo *, che ci permette di comprendere come
Filolao credesse che solo con l’applicazione delle operazioni
matematiche
la
musica
può diventare
veramente
scienza:
« Né solo nei fatti demonici e divini tu puoi vedere la natura
del numero e la sua potenza dominatrice, ma anche in tutte,
e sempre, le opere e parole umane, sia che riguardino le attività tecniche in generale, sia propriamente la musica. Nes-
155
da Porfirio, in cui Archita mostra di essere stato, come ben
dice De Santillana, «uno di quei geni dall’incedere lento
[...] inabili ad esporre il proprio pensiero, ma dal passo
infallibilmente sicuro nel progredire verso la meta prefissa >”.
E infatti Archita esordisce elogiando i precedenti studiosi di
scienze matematiche, i quali hanno elaborato chiare nozioni
riguardo l’astronomia, la geometria, l’aritmetica, la musica.
Queste quattro scienze, egli ci dice, sono simili a sorelle
(dokoünti émen adelpheá) perché tutte studiano le due forme
prime dell'essere, che sono anch'esse sorelle *. Dopo tale
preludio laudatorio, Archita inizia ad esporre una teoria concernente l'origine del suono: egli accetta come presupposto
veritiero l’antica, ovvia osservazione secondo la quale il rumore è generato da un urto di corpi tra loro, urti che sono
prodotti quando si incontrano corpi in movimento. Archita
monia; il falso nulla ha in comune con esse ».
chiarisce che gli urti di corpi in movimento avvengono in due
modi, e cioè sia quando si incontrano corpi provenienti da
Le teorie musicali pitagoriche furono però arricchite e
sviluppate, nel corso del IV secolo, da Archita. Il saggio ed
provenendo dalla medesima direzione, hanno velocità diversa,
suna menzogna accoglie in sé la natura del numero, né Paropposte direzioni, sia quando si incontrano corpi che, pur
umanitario signore di Taranto, il generoso ospite di Platone,
per cui si produce il rumore solo quando il corpo più veloce
tenta infatti di porre un solido fondamento matematico alle
raggiunge quello meno veloce ”.
dottrine musicali e concepisce inoltre, sulla scia dei risultati
raggiunti da precedenti teorici, nuove ed originali reorie. Lo
speciale interesse da lui dimostrato verso la musica lo induce
ad elaborare, per primo, la teoria acustica sull’origine del
|
Il Tarantino mostra poi di conoscere il fatto che l’apparato uditivo ha una sensibilità diversa per le diverse frequenze dei suoni; egli conosce dunque l’esistenza di una
« soglia di udibilità », oltrepassata la quale non si percepisuono, inteso come movimento *.
Di fondamentale importanza risulta essere, per lo sviluppo della scienza acustica, il frammento B1 tramandatoci
u
trad. it. G. De Angelis, p. 83.
$ Le due forme originarie dell'essere sono identificate da Iambl. In
Nicom. p. 6, 20 Pist., nel numero e nella grandezza. Cfr. Burkert, op. cit.,
p. 380, n. 46, che tra l’altro crede sospetto il frammento a causa del ter-
2 Cfr. Tannery, art. cit., p. 235.
3 44 DK. B11, La traduzione è di M. Timpanaro Cardini,
4 Che Archita sia stato il primo teorico del suono inteso come movimento, è ammesso dalla maggior parte degli studiosi. Cfr. tra le tante
opinioni quella di Burkert, op. cit., p. 386. Lasserre, op. cit.,
pp. 35-36,
afferma invece che Archita è debitore di una più antica concezione sulla
propagazione del suono, che riunisce in
35 G. De Santillana, Le origini del pensiero scientifico, Firenze 1966,
sé
le
piezza, concezione risalente a Laso d'Ermione.
nozioni di
velocità e ammine mathemata. In senso contrario M. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. Il,
p. 361, in cui si afferma che esso si riferisce alle quattro scienze citate da
Archita. Guthrie, op. cit., p. 335, n. 3, dopo aver citato le diverse opinioni
non si pronuncia a riguardo.
57 A. Olivieri, Civiltà greca nell'Italia Meridionale, Napoli 1931, p. 74,
ci offre una graziosa riproduzione grafica dei due diversi urti che provocano rumore.
Pagina 11
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)scono più suoni, Vi è, in Archita, l’intuizione delle condizioni fisiche e fisiologiche che consentono di ricevere la percezione sonora. Archita infatti afferma che la natura umana
non riesce a percepire alcuni particolari suoni, e ciò a causa
della debolezza dell'urto (dia tán asthéneian tas plagäs), della
grande distanza che li separa da noi (dia to mäkos tas aph'amôn
apostásios) e a causa dell'eccessiva intensità (dia tán hyperbolán toti meghétheos). Per quest'ultimo caso si è parlato di
una relazione con la teoria dell'armonia delle sfere $, ma qui,
probabilmente, Archita si è semplicemente posto il problema della distanza della sorgente sonora. Si afferma poi che
non riescono i suoni troppo grandi a penetrare nell’orecchio,
così come non cola nulla in una vaso dal collo molto stretto
quando si tenta di versare in esso una gran massa di liquido.
Questa brillante e poetica comparazione non chiarisce però
quale sia il concetto di intensità di Archita.
Nel frammento segue un passaggio altamente teorico,
molto interessante, in cui Archita dichiara che i suoni prodotti da urti rapidi e vigorosi pervengono acuti alla nostra
percezione, mentre quelli che giungono gravi sono prodotti
da urti lenti e deboli. Viene dunque ripreso il concetto dell’intensità del suono, che stavolta è fatta dipendere dall’energia di emissione. Ma non si distingue il carattere dell'intensità,
che determina i suoni deboli e i suoni forti, dall’altezza del
suono, da quel carattere cioè per cui i suoni bassi o gravi si
distinguono dai suoni alti o acuti. Questa mancata distinzione
è evidente negli esempi che Archita porta a riprova della
sua teoria. Egli infatti asserisce che, se si agita una verga
con un movimento lento e debole, otterremo, con l’urto, un
Musica e numero da Ippaso ad Archita
157
brevissima distanza dall'organo ricevente: egli non conosce
con precisione quali siano i caratteri che differenziano la percezione del suono.
Archita torna poi sul concetto riguardante la distanza
della sorgente sonora, perché paragona l’impeto di un lancio
di giavellotto con la forza di emissione dell’aria. Egli pensa
giustamente che l’aria cede di più rispetto ad una maggiore
forza propulsiva, che non assorbe la forza d’urto iniziale che
imprime la velocità al giavellotto o alla voce. L’aria dunque
è considerata un mezzo elastico di propagazione del suono.
Archita ci porta altri esempi: afferma infatti che, se una
persona parla con voce forte, essa è udita da lontano, mentre se parla piano non è udita neanche da un ascoltatore
vicino. Lo stesso fenomeno avviene anche per i suoni prodotti
dagli auloi e dai rbomboi: quando si soffia in un aulos il
fiato emesso dai primi fori fuoriesce in maniera più acuta,
mentre il fiato emesso dai fori ultimi produce un suono più
grave. E’ il movimento più rapido che rende il suono più
acuto, mentre il movimento lento produce un suono più
grave. Questa affermazione è genialmente innovativa: Archita
non crede più che Ja causa del suono sia la distanza delle
corde nella lira o la distanza dei fori negli auloi, come si
credeva anteriormente.
A questa nuova legge obbedisce anche il suono prodotto
dai rbomboi, particolari strumenti musicali impiegati nelle
cerimonie misteriche. Il rhombos scosso in modo lento produce un suono grave, scosso con forza produce un suono
acuto. Inoltre, ci dice ancora Archita, se si soffia in una
canna ostruendone la parte inferiore verrà emesso un suono
suono grave; se la verga è agitata da un movimento veloce
grave, se la canna verrà ostruita nel mezzo il fiato emesso
e violento, otterremo un suono acuto. Così accade anche
quando si parla o si canta con voce forte ed acuta, perché
ne fuoriuscirà in maniera acuta.
si emette il fiato con forza. E’ sintomatico che qui Archita
non specifica affatto che il suono percepito è prodotto a
indebolisce; e questa osservazione ci rivela ancora una volta
l’« incapacità » di Archita di distinguere tra intensità e fre-
Il soffio che percorre il tratto più lungo facilmente si
quenza. La nuova teoria acustica non elimina però la neces38 Olivieri, op. cit., p. 75.
Pagina 12
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)chita è infatti convinto che il movimento del suono deve essere distinto da intervalli (diastematikén einai).
Indagando dunque sulla natura del suono, effetto del
movimento e del conseguente urto tra corpi, il pitagorico
tarantino è naturalmente condotto ad occuparsi delle consonanze musicali, che erano state, in tempi anteriori, definite
come prodotti di due suoni che fondendosi giungono contemporaneamente all’orecchio. L’antica teoria dei suoni sinfoni pare confermata anche per Archita, secondo quanto afferma Porfirio ”, che ci dice che Archita dichiarava che nelle
consonanze i due suoni sono percepiti dall'orecchio umano
come un unico suono. Ma Archita sa bene che i suoni si
distinguono in base alla velocità di movimento, e che inoltre le consonanze musicali sono state misurate con i seguenti
rapporti numerici:
2: 1
per l’ottava;
3: 2 per la quinta;
4: 3 per la quarta. Se dunque affermasse l'omofonia dei
suoni, si contraddirebbe. Alcuni studiosi , per evitare questo problema, credono che Archita sia ricorso ad una teoria
fisica che considera il suono sinfono come prodotto da due
suoni nati insieme, e che il suono acuto riesca a diminuire
la sua velocità sino a divenire simile al più grave e quindi
più lento. In questa teoria si presuppone il principio per
cui la velocità iniziale del suono più acuto deve diminuire
# 47 DK. A 18.
Questa particolare interpretazione è stata elaborata da Laloy, op. cit.
p. 73-74, sulla base di Plat. Tim. 80 a, e successivamente ripresa da R. Da
Rios, op. cit., p. 106-107, che è anche convinta che «questa spiegazione
159
secondo determinati rapporti che sono, in definitiva, quei
rapporti che rappresentano i tre principali intervalli. Si percepisce la consonanza come un solo suono, ma la combinazione dei due suoni ci è rivelata dal rapporto numerico che
la rappresenta. Senonché questi studiosi non solo attribuiscono ad Archita una teoria chiaramente erronea, come essi
stessi sottolineano, ma non tengono in alcun conto una fondamentale testimonianza di Aristotele “ riguardante il fenomeno delle consonanze. Lo Stagirita afferma che coloro che
studiano le consonanze sono convinti che i suoni sinfoni sembrano (phainontai) giungere simultaneamente all’orecchio perché l’uomo non è in grado di percepire il brevissimo intervallo di tempo che separa i suoni consonanti. Archita,
probabilmente, ha accettato questa teoria (non possediamo
dati sicuri per attribuirla a lui personalmente) e quindi può
spiegare l’effetto di completa fusione senza ricorrere all’ipotesi di contemporanea produzione del suono, ma ponendo in
luce ancora una volta l’aspetto fisiologico della percezione
sonora. Sulle consonanze possediamo anche un’altra testimonianza, quella di Teone, che recita testualmente: « Eudosso
e Archita ritenevano che le consonanze consistono in rapporti numerici, e anche concordavano nel pensare che tali
rapporti sono tra movimenti, e che il movimento veloce dà
il suono più acuto in quanto vibra ininterrottamente (pléttousan synechés) e più celermente urta l’aria (okÿteron
kentotisan tòn aéra), il lento dà il suono grave in quanto è
più tardo » ©.
mostra quasi una oscura intuizione della reoria di Helmholtz basata sugli
armonici [...] di rapidità di vibrazione doppia, tripla, ecc., che accompagnano i
suoni
fondamentali
e giustamente considera
la sensazione della
consonanza non coesistente con la percezione distinta dei suoni che la costituiscono; solo questi suoni non si percepiscono prima della consonanza [...]
él Aristot. De sensu, 448 A 19: « Quanto a quello che affermano coloro
che studiano le consonanze, che cioè i suoni non giungono proprio simultaneamente, ma sembrano, perché ci sfugge l'intervallo di tempo quando
sia insensibile, è cosa giusta o no? ». (trad. it. M. Timpanaro Cardini).
Che qui vi sia un implicito riferimento alle teorie acustiche di Archita è
ma dopo aver percepito questa, la sentiamo composta di essi », Con molta
più coerenza e maggior senso storico, Laloy (p. 75) aveva notato che tra Ja
teoria proposta da Archita e la teoria elaborata dal fisico ottocentesco vi è
ammesso da I. Cherniss, Aristotle's Criticism of Presocratic Philosophy,
Baltimore 1935, p. 217, n. 280, e da M. Timpanaro Cardini, op. cit.,
una sorta di affinità: in entrambi il ragionamento astratto sostituisce i fatti
vol. II, p. 330.
osservati.
6 47 DK. A 19a (trad. it. M. Timpanaro Cardini).
Pagina 13
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)L’uso dei verbi plésso e kentéo costituisce per la Timpanaro Cardini“ un probabile indizio per attribuire ad Archita un’altra teoria, oltre a quella dataci da Aristotele. Per
questa studiosa è probabile che Archita sia giunto a distin-
161
dunque enunciate le definizioni delle tre medietà proporzionali con una terminologia caratteristica dell’antica musica
pitagorica ®.
In campo musicale le medietà aritmetica e armonica
sono facilmente spiegabili se si utilizza, come suggerisce Van
guere la velocità di vibrazione da quella di propagazione del
suono. Ma è la stessa Cardini a riconoscere che si tratta di
una sua ipotesi e non fondata su dati certi; e, per quanto
der Waerden *, il classico esempio dell'ottava, indicato d’altronde dalla maggior parte degli autori antichi. Infatti la
suggestiva possa essere, io credo che sia alquanto audace:
medietà aritmetica applicata all’ottava risulta essere 12-9=
pur tenendo conto delle distinzioni poste dalla Timpanaro
9-6=12:6=2:1; il medio aritmetico che ne risulta è il numero 9. La medietà armonica, nell’ottava, risulta essere
(12-8) : (8-6) = (12: 6) = 2: 1; il medio armonico è dun-
Cardini tra acustica antica e acustica moderna, non si può,
sulla base di indizi vaghi, attribuire ad Archita un concetto
fisico elaborato in età moderna.
La testimonianza di Teone non deve essere però considerata un sostegno della tesi proposta da Van der Waerden *,
il quale attribuisce ad Archita la teoria secondo la quale i
que il numero 8.
Il medio aritmetico e il medio armonico permettono,
inoltre, la divisione dell’ottava, nel primo caso in quarta e
gravi, ma deve essere letta e dunque interpretata correttaquinta, nel secondo in quinta e quarta. E’ simpatico visualizzare lo stupendo intrecciarsi delle corrispondenze numeriche, se disponiamo i termini delle proposizioni ottenute in
mente ponendola in stretta relazione con il frammento B.1,
quest'ordine:
suoni più acuti arrivano prima all’orecchio rispetto ai suoni
per cui essa risulta una più chiara e limpida spiegazione della
12:9=8:6=4:
12:
3
&= 9:6 =3: 2.
Per quanto riguarda la medietà geometrica, che gia Fiteoria sull’origine del suono.
Abbiamo già notato l’esigenza di Archita di regolare
lolao aveva chiamato armonia geometrica, essa è a buon digli intervalli musicali con leggi matematiche, e questa esigenza
si ripresenta nel frammento 47 D.K. B2 che tratta delle
ritto elencata tra le medietà musicali, anche se ad essa non
è applicabile l'esempio dell'ottava. Infatti, se lo facessimo,
medietà proporzionali. Archita dà inizio al discorso affermanotterremo come risultato la seguente proposizione: 12: x =
do che nella musica vi sono tre medie: la prima che è la media
aritmetica, e che si ha quando il primo termine supera il
x: 6. E x è un numero introvabile, perché è noto che l’ottava non può essere divisa in parti uguali “.
secondo tanto quanto il secondo supera il terzo; la seconda
che è la media geometrica, e che si ha quando il primo termine supera il medio di tanto quanto il medio supera il terzo
termine; la terza che è la medietà armonica, un tempo detta
subcontraria, che si ha quando i tre termini stanno tra loro in
modo che di quanta parte di sé il primo supera il secondo, di
altrettanto del terzo il secondo supera il terzo stesso. Sono
#5 Cfr. Szabò, op. cit., pp. 177-179.
6 BL. van der Waerden, art. cit., pp. 182-183.
67 Sulla base del frammento B2 Szabò, op. cit., p. 187, pensa che sia
possibile attribuire ai pitagorici tutti, dapprima, la ricerca infruttuosa, in
campo musicale, del medio proporzionale geometrico, e che poi solo successivamente essi abbiano elaborato, in campo matematico, le caratteristiche
proprie della medietà geometrica. Solo così si chiarisce, a suo parere,
6 M. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, pp. 326-335.
6 BL. van der Waerden, art. cit., p. 193-197.
perché Archita, nonostante l'impossibilità di trovare il medio proporzionale
geometrico con l'otrava, ha considerato come musicale la medieta geometrica.
Pagina 14
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Ma la medietà geometrica è una medietà musicale perché, grazie ad essa, i pitagorici, e in particolar modo Archita,
sono riusciti a chiarire il valore ed il significato del rapporto
epimorio o superparziale nel campo della musica. Una tarda
testimonianza di Boezio * ci fornisce la dimostrazione di Archita, secondo la quale un intervallo epimorio non è divisibile in due parti uguali, dimostrazione che lo stesso Boezio
definisce, a sua dire, nimium fluxa. Archita, qui, pone come
rapporto epimorio i termini A, B, che riduce al rapporto,
ridotto in termini minimi, C, DE secondo la formula n+1/n.
La dimostrazione sarà più chiara, se consideriamo, come fa
giustamente Maddalena Y, il termine DE come una somma.
Infatti, in tale rapporto C ed E sono uguali perché D è il
divisore sia di D + E, sia di E, sia di C. Di conseguenza,
D è l’unità, perché, se si suppone che D sia il numero divisore
di D + E, sarà anche il divisore di E e quindi di C, e poiché
D+ Ee
C, che sono i termini del rapporto epimorio, sono
numeri primi tra loro e dunque differiscono solo dell’unità,
è impossibile che D divida i numeri rappresentati da D + E
e C. Dunque, in un rapporto epimorio, anche se non ridotto
ai minimi termini, non si potrà mai inserire un medio proporzionale.
Questa testimonianza di Boezio è stata considerata da
Tannery ” come un'antica e autentica dimostrazione sul rapporto superparziale, e presuppone dunque come già sviluppati
una serie di teoremi simili a quelli esposti nel libro VII degli
Elementi di Euclide. Ma sembra più giusta la spiegazione fornitaci dalla Timpanaro Cardini ”, la quale accetta, molto più
prudentemente, le conclusioni dello studioso francese, riprese
del resto da altri”, ma arricchendole e completandole, po$ 47 DK. A 19.
62 Maddalena, op. cit, p. 221, n. 9.
79 P. Tannery, ‘Un traité grec d'arithmétique antérieur à Euclide”,
Musica e numero da Ippaso ad Archita
nendo in stretta relazione la dimostrazione dataci per Archita
con un’altra fornitaci dallo stesso Boezio (De inst. mus. III 1)
che riguarda sempre l’impossibilità di dividere il tono. La
dimostrazione, purtroppo genericamente attribuita ad anonimi
pitagorici, permette di comprendere che « essa si fermava di
fronte all’irrazionale, non perché ne ignorasse l’esistenza, ma
perché non sapeva esprimerlo aritmeticamente » ”. Il passo di
Boezio, illustrato dalla studiosa, permette di comprendere il
vero scopo della ricerca di Archita sul medio proporzionale:
la dimostrazione matematica della non divisibilita dell’ottava
e del tono in parti uguali.
Sulla base del criterio della proporzionalità, Archita ha
formulato una nuova divisione dei generi musicali. Questa innovativa teoria ci è pervenuta grazie alla mediazione delle
parole del grande Tolomeo, vissuto nel II secolo dopo Cristo,
che la presenta così come segue: * « Archita di Taranto, che
tra i Pitagorici più si occupò di musica, si propone di conservare la continuità secondo un criterio di proporzionalità non
solo nelle consonanze, ma anche nelle divisioni dei tetracordi,
ponendo come principio che carattere peculiare della musica
è la commensurabilità degli intervalli. [...] Stabilisce pertanto
tre generi, enarmonico, cromatico, diatonico, e (del tetracordo)
di ciascuno di essi fa la divisione in tal modo: in tutti e tre
i generi suppone l’intervallo ultimo uguale nel rapporto epimorio di 28/27; l'intervallo medio, nell’enarmonico lo fa di
36/35, nel diatonico di 8/7; e di conseguenza l’intervallo
iniziale, nel genere enarmonico è di 5/4, nel diatonico di
9/8. Nel genere cromatico, poi, Archita forma il secondo
suono a partire dal più acuto, mediante il suono che occupa
lo stesso posto nel genere diatonico (cioè 8/7); dice infatti
che il secondo suono nel genere cromatico, partendo dal più
acuto, sta al suo corrispondente nel diatonico nel rapporto di
256/243. Compone pertanto tre tali tetracordi secondo i rap-
Bibliotheca Mathematica, s. INI, 6, 1905, pp. 225-229.
7 M. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, pp. 336-341.
© Cfr. tra gli altri, B.L. van der Waerden, art. cit., p. 169.
3 M. Timpanaro Cardini, op. cit., vol. II, p. 341.
7 47 DK. A 16 (Trad. it. M. Timpanaro Cardini).
Pagina 15
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)porti esistenti tra questi numeri primi (fra loro, cioé con frazioni irriducibili); e così, se rappresenteremo i suoni più acuti
dei tetracordi col numero 1512, ai più gravi, che stanno con
quelli nel rapporto di 4/3, daremo il numero 2016; e questo,
nel rapporto di 28/27, darà il numero 1944. A sua volta tale
numero rappresenterà in tutti e tre i generi il secondo suono
a partire dal suono più grave. Quanto poi ai secondi suoni
a partire dai più acuti, nel genere enarmonico sarà dato dal
numero 1890, che col numero 1944 sta nel rapporto di 36/35,
e col 1512 nel rapporto 5/4; nel genere diatonico sarà il
numero 1701, che col 1944 è nel rapporto di 8/7, e col 1512
nel rapporto di 9/8; infine quello del genere cromatico sarà
dato da 1792, che sta a 1701 come 256 sta a 243 ». Ecco la
tabella di questi numeri:
Enarmonico
Cromatico
la | 1512| 5
Va
sol | 1890 | 36
Diatonico
35
1224
|
1944 —
28
|
1944 | 28
,
mi
| 2016
2016
|
delle corde mobili”; infine il genere diatonico, che maggiormente si diffuse in età ellenistica, in cui si procede attraverso due o tre toni successivi *. Un modo corretto di interpretare questa testimonianza è stato dato da Tannery”,
che afferma che le scale musicali qui date si spiegano solo se
si aggiunge un tono maggiore (re-mi) ad un tetracordo che
egli esemplifica in mi-la. Archita, per meglio determinare le
3
2
6
5
5
4
in terza minore e terza maggiore. Ottiene, in questo modo,
nel genere enarmonico la nota fa. Nel genere cromatico, Archita prende un tono maggiore a partire da mi e ottiene la
1701 |
nota fa.
Per il genere diatonico, discende di un tono a partire
da la e ottiene il sol. Per determinare una corda mobile co-
1944 | 28
lar
dal
7
monico, a volte considerato come il più recente, a volte come
il più antico *, genere che accoglie gli intervalli semplici più
piccoli e più grandi; il genere cromatico, il cui nome deriva
da chroma = « colore », che indica le gradazioni più piccole
ne, diviso la quinta secondo la formula — = — - —; cioé
|
fa
La prima cosa da notare è la profonda esigenza di Archita di conservare la continuità” per gli intervalli musicali
che si succedono nei vari tetracordi e di regolarne la grandezza proporzionale. Archita dunque ha determinato i tre
generi musicali fondamentali per l’armonia: il genere enarcorde superiori intermedie, ha, secondo questa interpretazioni 32 | 1512| 9
27
| 8
| 1792) 243 |
165
73 Che cosa sia la continuità musicale ci viene detto da Aristosseno
2016
in Da Rios, op. cit., p. 40. Cfr. anche p. 8, n. 3.
% Cfr. Del Grande, op. cit., p. 401.
5
36
28
4
32
243
28
4
4
35
27
a
27
224
27
3
7 Cfr. Henderson, op. cit., p. 432.
# Cfr. Da Rios, op. cit., p. 28.
9 P, Tannery, ‘Du rôle de la musique dans le developpement de la
9
8°
28
4
mathématique pure’, Bibliotheca Mathematica, s. III, 3, 1902, pp. 161-174.
Questa spiegazione è interamente condivisa anche da B.L. van der Waerden,
art. cit., pp. 185-187. Cfr. per contro A. Maddalena, op. cit., pp. 218-219,
8
7
Pagina 16
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)mune ai tre generi, ha diviso la quarta re-sol con la formula
7
8
—-=-—-— , Ovvero in una terza minima e un tono mas3
6
7
simo. Lo studioso francese afferma che quindi Archita si &
avvalso sia di considerazioni apriori, sia della pratica allora
in auge. Il procedimento matematico utilizzato da Archita è
una generalizzazione della divisione dell'ottava usata anteriorn+1
mente da Pitagora:
2n+2
=
n
2n+1
.
2n+1
; e se,
2n
n + 1
come ancora suggerisce Tannery, ad — si sostituisce la
n
2+ 1
5
6
quinta ———, si ottiene la divisione della quinta in — e —
2
4
5
ovvero in terza maggiore € in terza minore; se poi si sostituisce con la quarta, otterremo la divisione di questo in8
7
tervallo in — e —, ovvero in tono massimo e terza minima.
7
167
Musica e numero da Ippaso ad Archita
Assunta Izzo
6
Come ultima testimonianza sulle teorie musicali di Archita, si vuole ricordare quella di Porfirio”, testimonianza
fraintesa da Maddalena *, il quale crede di poter scorgere
Dai frammenti musicali presi in esame risulta che per i
pitagorici tutti era preminente la ricerca di una stretta connessione tra arte musicale e scienza matematica. Non si può
dunque affermare che non esiste alcun significato musicale
nei concetti matematici *, né si può affermare che le più
importanti teorie matematiche sono state elaborate autonomamente rispetto alle dottrine musicali *, poiché le ricerche
empiriche di Ippaso mostrano l’esigenza di verificare praticamente l’esistenza dei rapporti matematici che dominano la
scala musicale; né si possono negare gli apporti teorici di
Filolao, nonostante la vaghezza delle testimonianze a riguardo
(consapevolezza dell’impossibilità di dividere il tono in parti
uguali; costante tentativo di ricercare nuovi intervalli; la
divisione del primordium toni 27 in apotome, diesis, comma;
tentativi di sistemazione della scala diatonica). Bisogna infine ricordare l’analisi del fenomeno acustico condotta da
Archita, svolta sempre in termini matematici e altamente razionali, l’innovazione apportata con il comporre le tre nuove
gamme musicali, e la ferma volonta di salvaguardare le leggi
matematiche che permettono di comprendere la « più diversa
tra le arti » con le semplici forme del ragionamento scientifico.
in essa un procedimento matematicamente privo di senso,
attribuibile ai ncopitagorici. Ma la testimonianza afferma
esplicitamente che la teoria, che chiarisce perché sono da
preferire gli accordi musicali rappresentabili numericamente
con termini più piccoli, è solamente riferita da Archita, che
la riporta come una teoria non propria. Solo in questo senso
Pingegnosa e stravagante spiegazione può essere considerata
autentica ®.
8 47 DK. A 17.
5! A. Maddalena, op. cit, p. 220, n. 8.
& Cfr. Zeller-Mondolfo, op. cit., p. 506; M. Timpanaro Cardini, op.
cit., vol. II, pp. 322-325.
83 I. Henderson, op. cit., p. 400.
# PH. Michel, De Pythagore è Euclide. Contribuition è l'histoire des
mathématiques préeuclidennes, Paris 1950, pp. 373-395.
Pagina 17
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Index locorum
Fr, 2la:
22, 237
Fr, 21b:
245
Index locorum
ARISTOTELES
ANAXIMANDER (Fragm. ed. DK)
69a
100a
ANONYMUS FLORENTINUS
P. 538 Landi: 226, 242
APOLLONIUS PARADOXOGRAPHUS
Arcuitocus (Fragm. ed. Dichl)
108
108
10
Phys. 184a 20: 206
a 1 sgg.: 147
1093
Fr. 5: 179
b 4: 60
Eth.Nic. 1155
Fr. 6: 179
Fr. 1: 154, 284
Fr. 2: 160-1
Meteor. 357a 27-28:
14
530; 259
229
228
Nuh. 320: 273
352 seg.: 230
b 8: 191
404
407
b 27: 146
190
658 sgg.: 257
415b 11: 235, 240
771 sgg.: 228
429
a 18: 235
889 sgp.: 277
Hist.anim. 492a 13:
961: 277
533a 13: 125
1068-82: 268
816b 16: 233
816b 26: 233
121
581a 12: 129
1078: 268
Part.anim. 687a 7:
245
1081; 268
Gen.anim. 752b 22:
763b 30: 241
129
1082: 269
Pax 147 sgg.: 229
229
Metaph. 983 a 15: 286
983b 27: 84
1043 sgg.: 229
984b 15: 232, 233
1050 sgg.: 229
985
a 21: 207
1063 sgg.: 229
986b 19: 30
1070: 229
986a 22: 115, 117
Thesm. 544-7: 229
986b 29:
15
Probl. XIX, 32: 148
914b 9 sgg.: 13, 236
De M.X.G. 976b 23: 212
De plant. 815a 15: 233
429b 24: 235
937: 277
Fr. 1: 107
|
['ARISTOTELES
405a 29: 118, 132, 133
408
a 13:
CaLLinus (Fragm. ed. Diehl)
191: 109
405a 13: 235
Lys. 368 sgg.:
Ran. 842-6:
1460b 33: 229
Fragm. (ed Rose) 70:
404b 1: 233
Acharn. 412 spg.:
III, 11: 162
b 6: 257
1407
Poet. 1447b 17-19: 14
1456b 15: 257
b 13: 190
1457
De an. 404
a 25: 232, 240
ARISTOPHANES
II, 19: 144
III, 1: 163
III, 5: 149
1402a 23: 256
1405b 23-28: 180
236
817a 23: 233, 240
ASCLEPIUS TRALLIANUS
Metaph. 28, 7: 232, 233
53, 6: 232
54, 4: 232
55, 7: 232
ATHENAEUS
IV, 158 E: 228
V, 178 F: 41
V, 218 B: 277
X 413 F: 32
XIII, 561 a: 228
XIV, 632 C: 219
30
20
BorTuius
De inst. mus. TI, 18: 145
1373b 6: 218
a 24 sgg.: 10
1393
84
De sens. 48a 19: 159
Fr. 3: 284
Fr. 7: 179
b 36: 10
Rbet. 1356a 35 - 1357
333b 19: 212
2654 26 sgg.:
Fr. 4: 179
1176a 7: 41
187a 20: 245
298
b 24: 30
Gen. et corr. 325a 13 sgg.: 30
Arcuytas (Fragm. ed. DK)
BaccuyLipes (Fragm. ed. Snell.)
1001 a 33: 30
294b 13: 236
Fr. 6: 108
Ep. 118, 4, 23: 232, 233
b 3-5: 210
1000
b 12: 206, 217
1000
Soph.el. 173b 17: 257
De coel. 94a 28:
108
AUGUSTINUS
989a 30: 235
10
213a 22 sgg.: 13, 236
Fr. 2: 108
Fr. 64:
987a 9-10: 215
126
Top. 157
a 14-17:
5, p. 6, 15 Schwartz: 151
b 32: 30
986
10
203
a 19: 239
Fr. 1: 107
Fr. 61:
1-5:
10
186a 8: 30
Mirah. 6: 109
Fr. 3:
16-19:
Anal.post. 71a 9-10:
Fr. 1: 21
ATHENAGORAS
986b 31: 30
Anal.pr. 69 a 13 sgg.:
305
CENSORINUS
5, 2: 129, 130, 131, 241
6, 1: 234
6, 2: 233
6, 4: 131
CHALCIDIUS
In Tim. p. 279 Wrob: 124
CICERO
Brut. 44: 227
De fat. 17, 39: 216
De nat. d. I, 11, 27: 118, 132
1, 26: 233
De orat. III, 138: 227
Tuscul. III, 14, 30: 227
III, 29: 230
CLEMENS ALEXANDRINUS
Protr. (= Cobort.) 5; 232
5, 64: 144
5, 66: 118, 132
22: 109
Strom. 1, 2: 41
Pagina 18
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Index locorum
Index locorum
179, 9: 233
Supa
300, 27: 233, 235
Xexopitanes (Fragm. ed. DK)
THUCYDIDES
sv. Anaximandros: 88
I, 13, 1:
Fr. 1: 47, 111
181
331, 10: 192
Empedoklés: 169
I, 139, 4: 259
Fr. 1, 13: 20
465, 5: 233
Euripides: 226
Il, 3446: 258
Fr. 2: 52, 111
495, 29: 239
Orphetis:
II, 35-41: 225
Fr. 2 1: 19
647, 20: 236
Parmenides: 169
11, 40, 1: 258
Fr. 2, 21: 19
652, 28: 236
Pherekÿdes:
II, 40, 2: 258
654, 34: 236
Thalés: 83
655, 16: 236
117
79
656, 17: 236
Fr. 78: 109
Metaph. 70, 38: 239
Fr. 92:
TERTULLIANUS
1184, 2: 207
De an. 12, 1:
1227, 34: 235
43, 2:
1361, 33; 233
In Erıcr. Enchir.,
16:
229
233, 235, 240
240
Epist. 129 B:
108
10, 7: 232, 233
Fr. 671 Nauck:
Phys. 123, 7: 236
Fr. 4:
152
STOBAEUS
Ecl. 8, 2: 46, 50
10, 11: 211
10, 12: 232
24: 241
178: 36
179: 62
STRABO
I, 1, 11: 93
I, 7: 89
VI, 1, 1: 183, 184
XIV, 1, 36: 226
Memor. V, 10, ext. 3:
De re rust. 1, 40, 1: 240
Vitruvius
142
Praef. 8, 1: 226, 228, 238, 240
Volumina
THEOPHRASTUS
De caus, plant, 1, 5, 2: 240
De sens. 1: 120
123,
126
26: 125
28:
121, 233
38: 232
40: 121
Hist.plant. 11,1, 4: 240
Phys.opin. fr. 3 Diels: 169
21
XENOPHON
Anab. IV, 8, 25: 201
Memor, IV, 2, 10: 283
Varro
Tneon Smyrnaeus (Pag. ed. Hill)
120, 121, 122,
Fr. 38, l: 19
VIII, 11, ext. 1: 227
V, 18: 240
25:
Fr. 35: 45, 50
229
VIII, 9, ext. 2: 227
IV, 26: 241
61, 11: 159
Flor. 174: 63
VaLertus MAXIMUS
57
IV, 15: 241
49-53: 191
560: 242
Fr. 34, 1: 50
Fr. 34, 3: 19
Fr. 36: 45, 50
Gr. af. cur. 11, 22: 232
59, 4:
Fr. 25: 47
Fr. 34: 45, 50, 56, 118
112
TZETZES
THEODORETUS
25: 241
49, 1: 235, 240
Fr, 22, 5: 19
35, 9: 233
Or. 5, p. 69:
Fr. 22, 1: 20
Fr, 23: 47, 64
Schol. in exeg. p. 126: 60
14, 10; 235
Speusippus (Fragm. ed. Lang)
Fr.:8:
13, 14: 232, 235
SOPHOCLES
Oecd tyr, 987: 237
237
adespota
TyrrAEUS (Fragm. ed. Diehl)
De an. 9, 35; 232
SINESIUS
Fr. 18: 46, 50, 51
Fr. 470: 246
THEMISTIUS
Fr. 14: 48
Fr. 16: 49
182
Tragicorum
fragmenta
(ed. Nauck)
Fr. 11: 48
Fr. 15: 49
Fr. 81: 169
1153, 24: 233
1183, 28: 207
Fr. 7: 119
Timaeus (Fragm. ed. Müller FHG)
SYRIANUS
321
IV, 7: 241
Zeno Errates (Fragm. ed. DK)
Fr . E Y
Herculanensia
N. 1012, col. 18: 220
Pagina 19
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Index locorum
Index locorum
Fr. tv , 7-8: 26
Fr. 8, 32: 29
Fr.
= 22) 68
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V. Apoll. I, 2: 242
68
Fr. 8, 34: 68
V. Soph. I, 10, 4: 278
Fr.
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Pr.
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Fr. 8, 36-7: 27
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Fr. 8, 36: 22
4-5: 31
Fr. 8, 42-7: 27
N*N
Fr. 8, 37-8:
336 B: 273
PINDARUS
Resp. 530 E - 531 D:
Isthm. 1, 6: 179
VIII, 68:
603 B:
179
Fr. 8, 43: 12, 14
Fr. 8, 45-7: 21
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Fr. 8, 45-6: 22
V, 1-4: 172
172, 181
31
Fr. 8, 50-1: 66
VII, 12-15:
Fr. 8, 52: 66
IX, 32-4:
181
2-9: 25, 26
Fr. 12, 1: 22
Ol. I, 108:
180
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VI, 22-7:
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Fr. 16, 1-2:
Fr. 16, 2: 22
Pytb.
22
6: 26
PHILODEMUS
Vol.
rbet.
Sudhaus:
Te 23
8-9: 22
8: 25, 26
9-13: 25
9: 25
12: 25
13-15: 25, 26
À; 65:
fr.
1,
à
pi
23
227
242 CD: 15
Theaet, 143 E.: 283
180
179
XI, 50 sgg.:
XII, 2:
Puttotaus (Fragm. ed. DK)
181
189
Fr. 169, 1-4:
Fr. 6a:
153
Fr. 197: 38
Fr. 10:
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Fr. 205: 181
Fr. 11:
154
Fr. 15:
151
Apol. 26 D:
218-9
De op. mun. 2, 13:
15-16: 25
In Aristor. De an. 72, 9: 233
239
145 C: 283
147 D - 148 B: 281, 286
147 D: 299
151 E: 252
152 E: 251
158 A: 252
160 D: 252
241
Crat. 385 E - 386 A: 253
14: 25, 29
145 A: 284
152 A: 252
PLato
PHILOPONUS
144 AB: 298
151 E: - 152 A: 253
Fr. 133: 197
Fr. 6: 146-7
237 A: 169
239 C: 251
241 A: 250
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III, 29-30: 220
4: 26
6-8:
IX, 82: 179
11, 63-7:
12
160 E: 252
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278
15: 29
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Gorg. 465 D: 246
161 D - 162 A:
16-21: 25
85, 32: 235
16-18: 26
522, 29: 235
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Hipp, mai. 285 B: 147
161 D: 250
16: 20, 25, 26
19: 26
tN oO +
19, 22; 25, 26
Fr. 8, 21: 26, 29
526, 22: 235
16: 232
In Aristor. Phys, 87, 8:
232
Leg. 865 DE:
201
197
162 A: 283
146
162 D: 252
Men. 81 BC:
Phaed. 61 DE:
Fr. 8, 26: 28
96,3: 232
Fr. 8, 29-30: 27, 28
229, 8: 232
72 C: 259
96 AB: 126
Fr. 8, 30-1:
396, 21: 239
97 B: 232, 236
Fr. 8, 30: 22, 29, 208
397, 23: 239
Fr. 8, 31-2:
174
607, 12: 236
Fr. 8, 31:
28, 29
833, 1: 235
97 C sg: 232
Phaedr. 245 C: 272
266 D seg.: 257
178
161 DE: 256
161 E - 162 A: 278
289 B: 41
In Asıstor. Gen. et corr. 117,
153
174
Soph. 236 E - 239 A: 250
Nem. IV, 1 sgg.: 181
1-21; 24
3: 26
272
315 AB: 273
328 E - 329 A: 273
184
3: 22
IE 25;.26
-
Bibl. 249:
de 31
2: 25, 26
Prot. 312 C:
319 BE: 278
Puorius
Fr. 8, 37: 29
.
269 E: 227
PHALOSTRATUS
178
317
162 D - 163 A: 252
162 E: 285
165 A: 285
166 A - 168 C: 252
166 C: 252, 273
166 D sgg.: 256
166 D: 252, 254, 255