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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)The Construction
of Philosophical
Discourse in the Age
of the Presocratics
Gemelli
Gemelli
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Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)interazioni e definizioni
nell’ultimo terzo del V secolo a.C.
Apsrract: The texts produced by tragic poets during the last third
of
the 5% century BC offer us various images of certain groups and indisphere
viduals who were specialists in the field of the sacred and whose
uishable
indisting
even
s
sometime
was
or
with,
ed
intersect
activity
of
from, that of the so-called meteorologoi. These various images are not
just ‘literary fictions’. On the contrary: they reflect a historical situation
in which traditional figures adapt the forms of their wisdom, by definition divine and global, to the particular needs of their
times.
on public
During this period a particularly strong influence was exerted
itinerant
and
healers
opinion in Athens by various charismatic figures,
magoi.
as
defined
uously
priests, who were generically and contempt
they
religion,
polis
the
of
k
Acting outside the institutional framewor
the
ng
concerni
wisdom
special
a
of
s
portrayed themselves 35 possessor
and
power
exert
to
ability
the
goal
its
as
had
world and the gods which
what
control over nature. The fact that some of them were practising
r
particula
their
with
along
magic’,
‘black
as
to
we would now refer
of
ns
accusatio
open
and
suspicion
aroused
n,
esentatio
style of self-repr
impiety. Confronted with such a disturbing phenomenon, the average
on
Athenian reacted by making sweeping generalizations and placing
himche same level anybody and everybody who in any way concerned
self with ‘things above and things below’.
a new
It is against this backdrop that we begin to see the emergence of
certainly
and
es
image, possibly created by the meteorologoi themselv
cultivated by those intellectual circles in which Euripides operated: the
kind of
image of the pious contemplator of the cosmos, averse to any
e
incapabl
quite
therefore
and
involvement in practice or practicalities
fraga
in
ce
appearan
its
makes
of doing anybody any harm: this image
semantic
ment of Euripides’ Antiope and also becomes evident in the
theoria.
and
a
evolution of the words philosophi
i di
1 testi tragici dell’ultimo terzo del V secolo a.C. ci offrono immagin
intersesi
d'azione
campo
cui
il
,
individui
specialisti del sacro, gruppi
Pagina 3
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)ogoi
ca, e talvolta sı confonde, con quello dei cosiddetci meteorologoi. Queste
varie rappresentazioni non sono semplici ‘invenzioni letterarie’, ma
rimandano a un contesto in cui figure tradizionali adeguano ai tempi le
forme della loro sapienza, per definizione divina e globale.
In questo periodo un particolare impacto sull’opinione pubblica ateniese devono aver avuto quei carismatici guaritori e sacerdoti itineranti,
definiti spregiativamente e genericamente magoi, che agivano fuori dell'ambito istituzionale della religione della polis e si presentavano come
i depositari di un sapere particolare sul cosmo e sugli dai finalizzato al
potere sulla e al controllo della natura. Il fatto che alcuni di loro praticassero anche quella che oggi si definisce ‘magia neta’, unitamente al
loro particolare stile di autorappresentazione, generava sospetti e accuse
aperte di empietà. Di fronte a questa realtà disturbante il cittadino
medio reagiva generalizzando e mettendo sullo stesso piano tutti coloro
che in qualche modo si occupavano delle ‘cose di sopra e di sotto’.
In questo contesto comincia ad emergere una nuova immagine propagata forse dai meteorologoi stessi e sicuramente dai circoli intellettuali in
cui Euripide si muoveva, quella del pio contemplatore del cosmo avulso
da qualsiasi contatto con la pratica e dunque incapace di nuocere:
un’immagine riflessa in un frammento dell’Andope euripidea e nell'evoluzione semantica dei termini philosophia e theoria.
Introduzione
Indovini, magoi, meteorologoi: si tratta di un ambito piuttosto
vasto che in uno spazio limitato richiede un’opportuna circoscrizione tematica e cronologica. Tralascerd dunque quegli aspetti della
relazione fra magoi e filosofi della natura che sono stati ampiamente
trattati e che riguardano soprattutto lo scritto ippocratico De morbo
sacro!, la poesia empedoclea? e il Papiro di Derveni’. Mi soffermerd
1 Cr. eg. Luoyn 1979, 15 ss; JOUANNA 2003, XXII-XXXIX.
? Per questo rimando in particolare a Kincstey 1995, 2002, 2003.
1 Per quest'ulcimo cfr. Laks, Most 1997 e ora Bersch 2004, 78 ss. e cap. 10.
Per quanto riguarda il problema dell’autore sono, come Betegh e altri, dell'idea
che si tratti di un professionista del sacro (pace Janko 1997, 2003 e 2005). Cfr. su
a rappresentazione di questi
invece su testi letterari e aspetti dell
generalmente rimangono al
personaggi e dei loro rapporti che
derd in considerazione prinmargine degli studi specifici, e pren
del quinto secolo a.C., perché
cipalmente testi deli’ultimo terzo
i rimandi alla problematica dei
in questo periodo si infittiscono
singoli e gruppi, fra individui e
rapporti fra specialisti e profani, fra
contributo sara dunque dedicata
individui. La prima parte di questo
logie di indovini, magoi, purifialla rappresentazione delle varie tipo
resenta infatti, pur con tutte
catori nella tragedia. Quest’ultima rapp
dei maggiori ‘punti di coagulale differenze fra autore e autore, uno
collettivi. Questo offrirà la base
zione’ di impressioni e sentimenti
esto culturale in cui i rapporti
per l'ampliamento del discorso al cont
mmm
i metodi
colare West 1997 sulle analogie fra
questo anche OBBINK 1997, e in parti
onesi.
babil
doti
commenti ai testi rituali dei sacer
dell’autore di Derveni e quelli dei
: 1.
punti
due
ra
mi sembrano importanti anco
Oltre agli argomenti gia avanzati,
che
o
color
iali';
'uffic
mico contro le iniziazioni
L'autore non & sostanzialmente pole
vi partecıpano sono giustificati nella loro
ignoranza in quanto non si può conrem-
(col. XX.1-3).
consapevoli di quanto viene detto
poraneamente ascoltare e divenire
a ‘in solitaoper
che
a
alist
all'actività dello speci
Questo lascia aperto uno spiraglio
iniziazioni
nelle
ato
spieg
e
quanto non vien
ria’ integrando col suo insegnamento
pretenpur
che,
isti
ssion
profe
sono invece quei
ufficiali. Lobiettivo della polemica
-12).
na spiegazione dei logoi (col. XX.3
dendo un compenso, non offrono poi alcu
ali i diretti concorrenti dello specialista.
Sono infatri loro e non gli ierofanti uffici
XX contenente le
ante, e cio’ che la colonna
2. Un secondo fatto mi sembra rilev
limmagine
i & posta in un punto cruciale per
suddette osservazioni sulle iniziazion
nti indinelle linee 14 e 15 e le colonne segue
di Orfeo’. Le poche parole leggibili
va delle
cano chiaramente che nella parte della
reogonia qui commentata si parla
dai disperati
XXI, cfr. anche XXVI). È evidente
unioni di Zeus con la madre (col.
‘suo’ testo
e fisica che l'aurore vuole ‘salvare’ il
tenvacivi di spiegazione etimologica
del mito
caso
nel
tà (come fa del resto anche
di riferimento dall’accusa di immorali
Her.,
Eur.,
cfr.
o,
preferiti della critica del temp
di successione, uno degli obiettivi
espouna
ro
cont
mica
Da qui dunque la pole
1341 ss,; PL, R., 378; Isoc., Bus., 38).
ti se
o che provoca smarrimento (gli inizia
Orfe
di
onto
racc
sizione nuda e cruda del
di
qui
detto
to
Quan
zio).
la loro capacita di giudi
ne vanno avendo perso la yvönn,
il
mi sembra possa contribuire a delineare
seguito su figure analoghe nella tragedia
e
Anch
eni.
Derv
di
e
autor
dell’
del tipo
sostrato culturale degli specialisti del sacro
eliminandone i
logos dionisiaco deriso da Penteo
Tiresia (infra nel testo) difende il
fantasiosa etimologia.
tratti problematici attraverso una
Pagina 4
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)fra questi personaggi vanno delineandosi. Sono infatti l'atmosfera
dell’Atene degli ultimi decenni del V sec. a.C. e le rappresentazioni e le paure collettive a determinare in gran parte lo sviluppo
dell’idea di filosofia come disciplina speculativa e la concezione del
philosophos come un contemplatore avulso da qualsiasi rapporto con
la vita pratica che da Platone e Aristotele“ si sono imposte fino ai
giorni nostri.
L. Indovini e maghi: tipologie tradizionali e rappresentazioni tragiche
Si sa che l’indovino istituzionalmente riconosciuto è una figura
importante nella societa greca. E lui che determina in buona parte le
decisioni e le imprese della polis. E lui il primo interprete dei ‘segni’
che rimandano al dominio del? invisibile. Dell’indovino tuttavia si
hanno quasi solamente rappresentazioni letterarie. Le scarse iscrizioni che riguardano i manteis sono troppo concise e formulari per
caratterizzare più precisamente questo tipo di personaggio. Si tratta
tuttavia di un tipo interessante in quanto, proprio per la sua capacità
di osservazione e interpretazione dei segni, costituisce il precedente,
il parallelo e, per lo meno per certi tratti formali, uno dei modelli del
meteorologos e del medico.
La mantica & una techne a tutti gli effetti: libri sul soggetto circolavano senza dubbio per lo meno gia nella seconda meta del V sec.
a.C. Lindovino Polymainetos menzionato nell’Eginetico di Isocrate
(or. 19, 5) aveva insegnato la techne e lasciato i suoi libri al discepolo Trasillo, attivo nella prima meta del IV sec. a.C. I chresmologoi,
raccoglitori e interpreti di oracoli, erano anch'essi figure ben note,
come Onomacrito che aveva raccolto per conto dei Pisistratidi gli
oracoli di Museo’. C'è tuttavia anche un tipo di indovino che non
si limita ad interpretare i segni o gli oracoli, ma parla per diretto
contatto col dio, spesso in forma oracolare e per visioni. Si tratta di
entata
una mantica estatica frequente nel vicino oriente e rappres
dalla sacerdotessa di Delfi®. Anche Bacide, molto probabilmente una
figura storica’, sembra aver emesso i suoi oracoli, di cui Erodoto parla
con grande rispetto, sotto la possessione delle ninfe (vuubéAnTTos:
Paus., 10, 12, 11). Queste figure si fanno sempre più frequenti nelle
rappresentazioni lecterarie dal V sec. a.C. in poi, anche perché presentano aspetti di notevole efficacia drammatica e narrativa. Eschilo
adatra a questo personaggio la figura di Cassandra, mentre Erodoto
pres(1, 62, 4) riferisce di Amphilytos, un indovino acardeaë, che
a
fronte
di
so il tempio di Arena Pallenia, fra Maratona e Atene,
Pisistrato che avanzava con le sue truppe, sarebbe caduro in stato
di estasi e avrebbe dato al futuro tiranno un famoso oracolo che gli
avrebbe aperto la via al potere.
Un altro tipo di specialista del sacro è il purificatore come
Epimenide che individua la causa di grandi epidemie e purifica il
territorio con sacrifici, o il guaritore, particolarmente efficace nei
casi di epilessia o di follia come quelli atraccati dall’autore del De
morbo sacro, che risale alle colpe della stirpe e alla divinità da cui
viene la punizione e purifica con rituali appropriati. Abbiamo dunque una tipologia di professionisti del sacro: manteis, chresmologoi,
purificatori e guaritri itineranti, non istituzionalizzati, il cui
ambiro
del medico che cura le malattie interne, riceve come dono
divino
di competenza viene talvolta a convergere con quello dei meteorologoi e dei medici: tutti si occupano degli äönAa. Per quanto riguarda
i medici si può rilevare che, nonostante la violenta polemica rivolta
contro i guaritori nel De morbo sacro, gia nell’Iliupersis (VII sec. a.C.)
il capostipite dei medici ippocratici, l’omerico Podalirio, il prototipo
e
dal padre Poseidone la capacità di riconoscere le malattie invisibili
ricoprimo
per
avere
di guarire le malattie inguaribili. Sarebbe lui ad
nosciuto e diagnosticato la pazzia di Aiace (Il. Pers., fr. 1 Davies = 4
Bernabé). Il medico cui gli Ippocratici ricondurranno la loro genealogia & in sostanza un guaritore divino non molto lonrano da quelli
combattuti nel De morbo sacro. Giova ancora una volta ricordare che
gli Ippocratici, pur prendendo le distanze dai guaritori e dagli indoutto
4 Sulla cractazione del tema in relazione a questi ultimi cfr. LeszL in questo volume.
5 Sulla prosopografia di indovint e altri personaggi ad essi affini, cfr. Kerr 1966;
vini, giocano spesso nel contempo con questa ambiguita, sopratt
nelPimmagine che vogliono offrire al pubblico. Gli esempi classici
Rots 1982. Sulla figura del chresmologos cfr. GARLAND 1990, 82 ss.; BAUMGARTEN
1998, 38 ss. A differenza di quanto essi sostengono, il chresmologos ® comunque
distinto dal mantis nell’Atene del V e IV sec., cfr. HENRICHS 2003, 216 ss.
6 Cfr. Rorx 1982, 77-81.
7 Su Bacide cfr. Prannı 1993.
Pagina 5
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Qui di seguito saranno fomiti alcuni esempi di rappresentazione del
mantis che mostrano come questo personaggio nei testi tragici dell’ultimo terzo del V sec. a.C. venga assimilato nei suoi vari aspetti — o
implicitamente opposto, a seconda della situazione e dell’autore— a
quello che noi definiamo l'ambito 'scientifico’ e ‘filosofico’. Se nell’Edipo re di Sofocle viene sottolineata la diversità di metodo e soprattutto
di fonti per acquisire la veritä del mangs rispetto al profano intelligente
e sapiente, nella rappresentazione dell’autore del Prometeo legato e di
Euripide il mantis assume, pur nella sua posizione preminente di depositario della veritä, i tratti del polymathes, dell'esegeta e retore di etd
sofistica, dello iarromantis filosofo. Queste figure non sono solo il prodotto di una strategia epidittica dei tragici: rappresentazioni analoghe si
incontrano infatti anche in Erodoto, e soprattutto esse corrispondono
a figure reali come quella di Empedocle e dell’autore di Derveni, sulle
quali non è qui possibile dilungarsi.
Verranno dunque qui di seguito prese in esame le figure di Tiresia
sono le citazioni dal Prognostikon, dalle Epidemie e dal Prorrhetikon II
che ricalcano pari pari il linguaggio della mantica®.
Nell’ultimo terzo del V sec. a.C. emergono nella rappresentazione
lerteraria figure particolari di indovini: si tratta di indovini-sophistai,
esegeti dei riti e dei miti bacchici (come Tiresia nelle Baccanti di
Euripide e i seguaci di Melampo in Erodoto) o protoi heuretai di tutte
le technai (come Prometeo nell’omonima tragedia pseudo-eschilea’)
o indovini-guaritori dal sapere globale (come Hippo nella Melanippe
sophe di Euripide). Si tratta di sviluppi piuttosto naturali della
tipologia tradizionale del guaritore e dell’indovino detentore di un
sapere universale, un sapiente che si adegua ai tempi.
Si può sempre dire che si tratta di un fatto squisitamente letteratio che nulla ha a che vedere con la realtà. La relegazione di questi
fenomeni sotto la voce ‘letteratura’ & però giustificata solo in parte.
Le tragedie sono state composte non per la letrura, ma per essere rapnell’Edipo re di Sofocle, di Prometeo nel Prometeo legato, ancora di
presentate come espressione di una cultura viva in un determinato
Tiresia nelle Baccant di Euripide e infine due donne-indovine di
Euripide, Hippo nella Melanippe sophe e Theonoe nell’Elena. Questa
panoramica aiutera ad inquadrare anche il problema del rapporto fra
mantica, magia e meteorologia nell’immaginario collettivo ateniese, e
quello della definiziorfe del meteorologos e del philosophos.
contesto e presso un determinato pubblico. Esse hanno come punto
di riferimento non solo il codice letterario, ma tutta la realtà sociopolitico-religiosa del pubblico. La dimensione ‘letteraria’ & solo un
aspetto di un fenomeno più complesso che rimanda ad un preciso
contesto reale!®.
8 Hp., Prog., 1 (13,1 Alexanderson = Il, 110 Litrré); Epid. 1, 11 (1, 189, 24
Kühlew. = II, 634 Liter€); Art. 58 (IL, 205, 20 Kühlew. = IV, 252 Littré); Prorrh. II,
1 (218, 1 Potter = IX, 6 Littré). Su questo Lioyn 1979, 45; Jouanna 1992, 145 ss.;
Sassi 2001, 145 ss.
9 Soprattutto per ragioni legate al contesto culturale sono propensa a considerare il Prometeo legato una tragedia non eschilea. La bibliografia su questo tema
è vastissima e ci sono anche voci dissenzienti (cfr. Di Beneperro 1978, 44-136;
Sato 1985). Per una panoramica sullo starus quaestionis con argomenti riguardanti
il sostrato culturale cfr. Bees 1993 e ora anche Urzincer 2003, 212-229. Per la non
autenticicà del Prometeo rinvio agli importanti studi di West 1990, 51-72 (che lo
data intomo al 440 a.C.) e Bees 1993 (che lo situa intorno al 430 a C.). Cfr. ora
anche Lerèvre 2003.
1.1. Mantica us. gnome: la conoscenza degli invisibili (Tiresia ed Edipo
nell'Edipo re sofocleo)
La figura di Tiresia nell’ Edipo re di Sofocle & interessante per molti
versi. Innanzitutto perché riassume nella sua persona ambedue le
accezioni della mantica, quella tecnica, che deriva dalla conoscenza
e dall'interpretazione dei segni, e quella ispirata, che presuppone
“invece il contatto direrro col divino: Tiresia le possiede ambedue
(vv. 299; 310), ed & un prototipo a largo raggio che va ben al di là
delle funzioni del mantis nella città. A questo Tiresia & però legata
anche una delle prime ricorrenze della parola magos nella lette| ratura greca. Quando egli enuncia la terribile verità, viene infatti
| apostrofato da Edipo come mago, tessitore di inganni, vagabondo
| fraudolento che ha occhio solo per i guadagni, ma & cieco nella sua
| arte!!. Il contesto in cui Tiresia viene interpellato & quello tipico
© Sul carattere complesso della semiotica reatrale in generale cfr. ELAM 2002.
Sulla critica al concetto di 'letterario' come categoria proveniente dalla teorizzazione aristotelica non applicabile indiscriminatamente ai testi poetici preplatonici
cfr. Forp 2002.
1 Soph., OT, 387-389: ibels uéyov rouévêe wnxavoppddov, / Bóktov dybprnv,
| Satis dv rois képôeouv / pdvav SéBopke, THY Téxunv 5’ Edu rubhôs.
Pagina 6
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)del purificatore: la pestilenza, la malattia sconosciuta che colpisce
indistintamente tutta la popolazione. Il fatto che venga definito con
un attributo negativo cosi specifico come magos lo distingue dal suo
omologo e prototipo letterario dell’Iliade, Calcante, e lo inserisce in
un contesto attuale dove il magos & caratterizzato per i suoi legami
coi culti orfico-bacchici!? e per il fatto di essere un guaritore itinerante come nel De morbo sacro.
Nella descrizione che ne da inizialmente Edipo, Tiresia conosce
tutto per ispirazione divina’ ed è dunque in grado di sapere «con
quale malattia» (ofa. véowt) la città & confrontara. La data dell’Edipo
& incerta, ma, come molti hanno supposto, la tragedia & probabilmente posteriore alla famosa peste di Atene che aveva riportato in prima
linea proprio gli indovini, i responsi oracolari e la loro interpretazione
(Thuc., 2, 47, 4; 54, 2-3). Non si deve dimenticare fra l'altro che ad
Atene era famosa la storia di Epimenide cretese cui la città si sarebbe
rivolta agli inizi (Arist., Ath., 1) o alla fine (PL, Lg, 642d) del VI sec.
a.C. per conoscere la causa di una pestilenza scoppiata nella città. Il
purificatore l'aveva individuata nell'eccidio dei Ciloniani avvenuto
su istigazione dell’ Alcmeonide Megacle e aveva provocato la cacciata
di questa famiglia dalla città. Lagos era comunque rimasto stampato
nella mente degli Ateniesi e aveva proiettato sulla famiglia di Pericle
un’ombra continuamente evocata dagli avversari politici. La storia di
Epimenide era ben conosciuta ad Atene e non era disgiungibile dalla
maledizione degli Alcmeonidi. Sullo sfondo storico di pestilenze e
colpe antiche di questa famiglia l'agon fra Tiresia ed Edipo assume
dunque una connotazione particolare nella tragedia sofoclea. Luno
& il depositario della verita divina, Valtro il ricercatore minuzioso,
il campione della gnome umana che cerca di arrivare alla verita per
accumulazione di prove e per deduzioni dalle stesse'.
Lo scontro fra Edipo e Tiresia illumina dunque un elemento fondamentale nella cultura dell’ultimo terzo del V sec. a.C. Qui vengono in sostanza messi a confronto due tipi di indagine sugli dSnAa:
quella che attinge direttamente alla sorgente, il sapere emphyton di
2 PL, R., 364b, cfr. gid Heraclit., 22 B 14; vd. Grar 1996, 25.
5 Soph., OT , 300-301: ‘N mávra vunüv Teipeoia, Bibarrtá Te / dppnrá 7 obpavid
Bi.
Te Kai xBovooTi
M Su questo aspetto e sulla relazione della rappresentazione sofoclea con i tempt
cfr. Usorinı 1995, 193-195; 2000, cap. 10 con bibliografia.
211 Indevins, magoi e meteorologor
origine divina del mantis, e l'indagine umana che ha lo stesso oggetto, le cause invisibili della malartia, e che si basa sulla gnome, la
capacita di dedurre dal visibile V’invisibile. Il fatto che la soluzione
della tragedia sia presentata gia nel primo episodio ha la funzione di
sottolineare proprio questo contrasto!5. La verità é gia stata svelata,
tutto si è gid compiuto, ma Edipo é incapace di vederla perché non
sa interpretare i segni: ogni segno lo porta fuori strada. Dunque ha
bisogno di raccogliere testimonianze, di ‘errare’ nel senso reale, di
perdersi nei meandri della sua mente. Edipo sembra l'incarnazione dei dikranoi parmenidei alla mercé di un occhio che manca il
bersaglio, di un orecchio che rimbomba e della propria lingua’®. I
vagabondaggi mentali di Edipo riproduconoi percorsi della gnome
ene mettono in luce la debolezza nei confronti del mantis, omologo
del dio (284-285), che ha un accesso diretto alla veritä. Edipo @
l'esempio lampante dell’intelligenza umana che riesce a interpretare parole e segni, come egli stesso tiene a sottolineare contrapponendosi proprio all’apparente incapacità del mantis di salvare con
le risorse della sua ispirazione e della sua arte la città!?. Quello della
capacita del profano di superare con la sua intelligenza lo specialista & un tema contro cui la letteratura tecnica degli ultimi decenni
del V sec. a.C. si difende. Da qui si generano i dibarriti sulla reale
esistenza delle technat: visto che i profani particolarmente dotati
possono talvolta raggiungere gli stessi obiettivi degli specialisti.
Nell’ambito dell’interpretazione degli oracoli e degli enigmi & centrale la figura di Temistocle in Erodoto proprio perché Temistocle
rappresenta il prototipo del politico intelligente che riesce sempre
con la sua gnome a risolvere le situazioni più difficili'®. In Tucidide
15 Su questo cfr. UsoLını 2000, 176 ss.
6 Questo gli viene rimproverato anche da Tiresia, vv. 413-416: où Kai Sé50pKas
koù BAérers tv’ el kakoû, / ob’ Eva valeıs, oùb' ruw olkeis péra. /'Ap' oto’ dg’ ay
el; kaì A€AnBas EXOpds dv / Tols goivıw alrod vépde Kani yiis vu.
us, OT, 390-398: ‘Enel, dep’ eine, mod où pdvris el cadis: / müs oùx, 68 ñ
padyBds EVB4B' hv Kúuv, /nbBas rı Toioë' daroïov exdurifprom / Kaitou 7ó y'aiviyu"
oùxt roëméuros fy, dvbpds Breimeiv, GG mavreias Eer / úw oÖT' ar’ oiuviv où
mpoudduns Exur, oör' Ex Gediv Tou yuwróv: a
eye poddy, / à unôèv eldds Oißlnous,
Enaved viv, /yvdum Kupijoas oùd' An‘ olwvóv pabur.
18 La figura di Temistocle à citata in relazione ad Edipo sia da Knox 1971, 73 che
da BusHnett 1988, 69 ss., ma ambedue, sebbene in diverse forme, sortolineano
Pagina 7
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)egli & descritto proprio come qui Edipo: uno che senza aver appreso
nulla prima e solo con le sue risorse riesce a consigliare sempre la cosa
miglioré®. In Erodoto Temistocle batte i chresmologoi riuscendo a
decifrare il senso profondo dell'oracolo di Delfi”: la competizione fra
i professionisti del sacro e il politico intelligente si risolve a favore di
quest’ultimo. Nell'Edipo, invece, il vincitore & il mantis: & lui il vero
interprete dell'oracolo e dei voleri del dio?!. La gnome umana è decisamente inferiore alla sapienza del mantis che & immediata e centra
subito Pobiettivo senza inoltrarsi per sentieri tortuosi. Laltra arriva
sì allo stesso punto, ma solo dopo un percorso autodistruttivo che
porta al riconoscimento della propria impotenza e alPaccettazione di
cid che & gid accaduto. | tratti oscuri del mantis-magos fatti balenare
per un momento da Edipo vengono sommersi dal trionfo della verita,
ioni.
ma la menzione stessa della parola favorisce inquietanti associaz
.
Euripide
da
to
sviluppa
Vedremo come questo tratto venga
teo nel
1.2. Lindovino polymathes padre di tutte le scienze (Prome
Prometeo legato)
nte
Nel Prometeo legato il Titano & delineato solo secondariame
un
come
profila
si
izio
dall’in
gid
realta
in
come ladro del fuoco,
capace di adartarsi alle
Paspetto politico del paragone (Edipo come Temistocle &
come il vero interprete
pone
si
le,
Temistoc
come
Edipo,
e;
situazioni e di risolverl
à predominante,
del volere divino, il nuovo profera). Indubbiamente questo aspetto
adombraro in questa
ma l’asperto “tecnico” sottolineato qui sopra è sicuramente
sfida.
és abri oùbèv oùT'
B Thuc., 1, 138, 3: oikeiar yap Euvécer Kai ore mponaßüv
OS yvöpwv
émpabav, Tüv ve Tapaxpfina Br’ &axtarns BouAñs KpáTLJT
s.
Aövrwv ETL ThELOTOU TOD yevnoopévou ÄPLOTOS elkaoTh
Kal TÜV peigrado di vedere «più di
mantis sophistes (cf. vv. 101 ss.}?2. Egli & in
lo tutto il suo passato
ad
a
quanto appaia» (v. 843) e non solo rivel
in quanto conosce
Zeus
di
nte
e il suo futuro, ma si mostra più sapie
dia è giocata
trage
La
e.
poter
dal
chi potrà scalzare quest’ultimo
no l’onta e il
Tita
al
rtare
soppo
fa
che
anche su questo ‘sapere di più’
& tuttavia il legame
dolore della punizione. Importante nel Prometeo
fra il suo carattere di indovino e quello di protos
technai. E lui ad aver introdotto l’astronomia,
vamento, l’alfabeto, ad aver insegnato agli
heuretes di tutte le
la matematica, l’alleuomini a riconoscere i
& dunque un indovino
segni divini attraverso la mantica. Prometeo
ma anche in tutte le
polymathes, maestro non solo nella sua arte,
mantis viene esteso
altre. Il paradigma dell’onniscienza divina del
anche al sapere tecnico”.
1.3. Tipologie di specialisti del sacro in Euripide
Baccanti
1.3.1. Lindovino-sofista-esegeta: Tiresia nelle
mantis ne presupdel
ione
ntaz
Anche Euripide nella sua rapprese
tizzandone variaenfa
pur
le
globa
pone costantemente la sapienza
mente particolari aspetti.
onaggio di Tiresia nelle
Qui vorrei soffermarmi ancora sul pers
ntazione è stata più volte
Baccanti. La peculiarirä di questa rapprese
ta figura, come anche
sottolineata?* e certamente Euripide con ques
ra fino agli estremi le
con quella di Cassandra nelle Troiane?®, esplo
e si contrappone consapepossibilità di rappresentazione del mantis
ma la sua innovazione
volmente ad una tipologia rearrale corrente,
mantenendo Tiresia
non & del tutto inattesa. Sofocle infatti, pur
mantis, ha aperto uno
nell'ambiro della tipologia tradizionale del
rito dall’evolversi dei
spiraglio su un aspetto di questa figura sugge
o in maniera epicirat
tempi. In Euripide questo sottofondo & espli
vino ufficiale
indo
di
dittica. Tiresia non si presenta nella sua veste
xpnopoddyous Oup2 Hdr., 7, 143, 5-6: Obros dvijp or Eén mäv ópdüs roùs
ov Eövrus, oùk av
eipnuév
Eros
TO
BaAreodar, Aéyuw Toräde, el és "ABnvalous elxe
obtw qu Border frius xpnobñvat, Mara bie "N oxerkin
Zakauis” dvri tot "N
ioev GdAG yap
&eln Ladapis”, ef mép ye Eweddrov ol olkropes apd’ abri rekeur
ès rods Todeploug TH Get elpnobar 7 xpnotiptov
avAdapBavorTt Kara To Ópbóv,
Gx‘ oùk és "Adrwalous.
o su questo punto
2 Non c'è una insicurezza generalizzata di protagonisti € pubblic
di Edipo e della
nte
unicame
&
a
problem
11
88.
quale sembra vedervi Luoro 2003,
la storia, sa qual &
sua mente ‘errante’. Il pubblico ne sa certamente di più, conosce
ragione.
ha
Tiresia
che
io
dall’iniz
fin
sa
e
la causa della pestilenza
lenco delle technai introdotte da
2 Syll'importanza assegnata alla mantica nell’e
Prometeo cfr. Urzincer 2003, 226 ss.
stesso periodo ad Omero che diventa
23 Lo stesso modello viene applicato nello
Im, 537a; Xenoph., Smp., 4, 6. Ch.
PL,
anch'egli un esperto in tutte le arti, cfr.
Hırsruser 1994, 13-20.
anche Ecu1 2003, 138 ss.
# Roru 1984 con relativa bibliografia; cfr.
2000 con riferimenti bibliografici.
iano
25 Su questa figura cfr. GEMELLI Marc
Pagina 8
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)orol
215 Indovirn, magoi e mete
214 M. Laura Gemelli Marciano
ncia a Penteo una
(tanto'ë vero che non profetizza e, quando annu
la mantica, ma di
usare
non
di
ente
futura sofferenza, dice esplicitam
dedurlo semplicemente dai fatti: vv. 368
s.), ma esce dal suo ruolo
dote iniziatore ai
tradizionale per assumere i connotati del sacer
ed esperto retore. Si
misteri dionisiaci®, esegeta dei miti fondatori
ica i cui presupposti
tratta dello stravolgimento di una figura canon
rivolta nell'Edipo
sono però gid nell’accusa di magos che gli viene
familiarita da parte
ye sofocleo e che presuppone comunque una
naggio. Del resto
del pubblico anche con questo genere di perso
del sacerdote
tratti
i
Euripide ripropone con molto maggior enfasi
stesso, che si
so
Dioni
iniziatore ai misteri dionisiaci nella figura di
carisma, le
suo
il
tutto
presenta appunto sotto questo aspetto con
ambiguo.
e
ment
onda
prof
sue capacita retoriche e il suo linguaggio
di codito
esper
un
come
eo
Anche lui viene apostrofato da Pent
489;
(Ba,
v
hóya
os
vaor
dyúp
onara kakd e come qualcuno oùk
basa
si
quale
il
o,
Pente
di
ione
491). La fondamentale incomprens
o
Edip
di
acirà
incap
stessa
la
duce
unicamente sulla sua gnome, ripro
achiar
lascia
e
e
divin
e
parol
dalle
a
di fronte al misrero che eman
trofe finale.
mente intravvedere fin dalle prime battute la catas
ia & gia stato
Tires
di
a
figur
la
a
poggi
quale
Il sostrato culturale sul
Tiresia non dà
in parte delineato da Rorn 1984 e da Ecu 2003.
della sua nascita
vaticini, ma spiega la natura di Dioniso e il mito
dalla coscia di Zeus, deriso da Penteo, per
mezzo di teorie correnti
epidittico che ripronella filosofia della natura e con un linguaggio
i. Tiresia spiega
duce quello delle ‘conferenze’ dei cosiddetti sofist
re presso gli
esiste
ad
(vv. 274-285) che le prime cose (rà mpüra)
uomini furono due: la dea Demetra, la terra,
che nurre i mortali
ha dato agli uomini
con il secco, e Dioniso, nel contempo colui che
, un dio libato agli
stesso
«Pumida bevanda del grappolo» e il vino
so non & nato
Dioni
che
dai”. Egli ribatte poi a Penteo (286-297)
to con Varia
forma
ha
mo
'ulti
dalla coscia (unpds) di Zeus, ma quest
(öunpos).
gio
ostag
come
irata
un simulacro del dio per darlo ad Era
—
, cfr. vv. 258-260: ei uh oe yfpas
2 Questo gli viene rimproverato anche da Penten
, / reAetäs novnpas eiadyur.
Samos péoaus
mohbv éEeppüero, / KaBno' dv év Báxxarot
2 Sul
oni all’interpretazione
caratrere rituale del bere ‘il dio’ con le relative allusi
RT 1997, 249 s. (che cira fra gli altri
misterica della produzione del vino, cfr. BURKE
x 1993, 78 s. Sull'interpretazione del
anche Eur, Cyc., 519-526), nonché Ospin
c instruction» che rimanda ai misteri
discorso di Tiresia in generale come «mysti
ad loc.).
bacchici, cfr. SEAFORD 1996, 175-177 (note
viante’ del
generato una versione ‘de
Un equivoco linguistico ha
a non è qui un
npos, © unpds)*. Tiresi
racconto della nascita (Bu
ega che una
è neppure un ateo. Egli spi
semplice indovino, ma non
desacralizzarla,
urale non con Pintento di
divinità è un elemento nat
divinità, un
ogni confine fra natura €
ma, semmai, per cancellare
Empedocle”.
procedimento ben visibile in
natura
istes che sa dar conto della
soph
tis
man
Tiresia 2 dunque un
a ci
get
ese
di
o
tip
sto
sua nascita. Que
di Dioniso e dei logoi sulla
o (2, 49,
dotea dei seguaci di Melamp
riporta alla descrizione ero
1}:
TE
vos roù Atovvgov TO
und
rous éoTi 6 é€qynodpe
“Her yap ôù Meháyr
8 TOU- pakkoÿa, dtpeKé: ws per OÙ
Kal Tv TOHTAV
oëvoua Kai THY Quoinv
vot TOUTUL gopiarai
Ebnve, AA of Emyevópe
ov
AÓy
Tov
ùv
wávra ouhhaB
peCovas éEébnvar.
iso, il sacrificio e la
gato ai Greci il nome di Dion
È Melampo infatci ad aver spie
il logos nella sua interezza,
tä non riveld esatramente
processione del fallo; in real
con maggiori detragli.
dopo di lui lo spiegarono
ma i sapienti che vennero
mmagine
sui seguaci di Melampo l'i
tro
die
’in
all
ta
iet
pro
o
dot
Ero
il cui esempio
ed esegera dei suoi tempi
ro
sac
del
ta
lis
cia
spe
lo
del
veni*.
più concreto & l'autore di Der
|
Hippo nella Melanippe sophe
tplu
1.3.2. La sapiente iatromantis:
o
he un altro tipo di indovino
Euripide presenta turtavia anc
mocos
a,
ritrice nella quale astronomi
tosto indovina-sapiente gua
—
, 101 ss.
o al commento di Dopps 1960
28 Sui problemi del testo rimand
elemento (o fenome5. Del resto l'oscillazione fra
a
2 Cfr, GEMELLI MARCIANO 200
raddizioni & una costante dell
na senza dicotomie 0 cont
no) e personificazione divi
contesto. Cfr. su questo
’uno o dell'alcra dipende dal
poesia epica: la menzione dell
, 266 ss.
in particolare CLARKE 1999
la di Tiresia e dell'autore
a mantica figure simili a quel
dell
ito
'amb
nell
o
3 Ci son
i Eutifrone, il mantis
fetcamente corrispondenti. Cos
di Derveni anche se non per
i, esperto di meravigliosi
descritto nei dialoghi platonic
ie (Cra., 396d,
’inventare le più audaci etimolog
nell
non conosce» (Euthphr. 6b) e
più
399a, 407d, 409d), così
ss).
65
,
1984
x
Ror
logoi sugli dai che «la massa
Filocoro (cfr. su questo
vardi l'attidografo e mantis
Pagina 9
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)logia e magia costituiscono una sapienza globale finalizzara all'arte
di guarire e di alleviare i mali dei mortali. Si tratra di Hippo, significativamente figlia del centauro Chirone e madre di Melanippe.
Hippo & una figura interessante di iatromantis: essa & infatti stata
trasformata da Zeus in cavalla
che la scienza del
la conoscenza delle origini del cosmo e dell’uomo
-
[...] obvex’ duvous 16e KoOnopwrbods Bporols
dkn móvov dpdfovea Kal Avrijpia.
perché cantava inni oracolari ai mortal: enunciando rimedi liberatori contro i mali
(fr. 481.16-17 Kannicht)
Possiamo riconoscere qui una terminologia simile a quella che
Empedocle usa per descrivere la propria attività di indovino-guaritore?!. Vi si riscontra anche quel superamento dei limiti che
caratterizza tutti i guaritori e che può suscirare l'ira divina, come
avviene per Asclepio in Pindaro (P. 3, 59 ss.) e, da parte degli
uomini, l’accusa di alazoneia o di empietà come capita ai guaritori
del De morbo sacro. Hippo non solo guarisce, ma prevede gli eventi
futuri attraverso l’osservazione degli astri’?, Melanippe le attribuisce
anche una zoogonia: da una mescolanza indistinta, cielo e terra si
sono separati e hanno generato tutti gli esseri viventi e anche la
stirpe dei mortali*.
Purtroppo la tragedia & talmente frammentaria che non si può
sapere altro della caratterizzazione di Hippo. Tuttavia i frammenti
delineano il quadro di una sapienza globale nella quale rientrano sia
# 31 B 112.10 s: of pèv pavroouvéuv kexpnuévar, ot 8° Em vodowur / mawrolwv
cielo, sia la divinazione che la magia, e che
ha come scopo la guari
che ricalca comunque
gione dai mali. Hippo € una figura letteraria
ocle.
i tratti dello iatromantis del tipo di Emped
Ifigenia in Tauride e
1.3.3. Sacerdotesse purificatrici: Ifigenia nell
Theonoe nell’Elena
tragedie compleAltre figure di sacerdotesse euripidee in due
riflettono l'immagine
mentari come l'Ifigenia in Tauride e Elena
ivi a seconda della
negat
o
ivi
posit
ti
del purificatore con accen
che narra al re
prospettiva di presentazione. Cosi il messaggero
de la fuga di Oreste
barbaro Toante verso la fine dell'Ifigenia in Tauri
della ‘maga’ fraudoe Ifigenia presenta quest'ultima con i trarti
il seguito dei servi e
lenta. Egli racconta come, per ingannare
con Oreste, ella abbia
tenerli lontano dalla nave sulla quale € salita
come in seguito, per
addotto il pretesto di riti di ‘purificazione”* e
il grido rituale e inni
allontanare ancora i sospetti, abbia intonato
se dovesse purificare
barbarici®® imitando pratiche magiche come
.
un delitto®.
collo
caso
a
non
viene
Laltra figura di sacerdotessa, Theonoe,
ici
cata in Egitto, la terra da cui Erodoto fa
derivare i misteri bacch
ed ha una maniacale
e orfici e la dottrina della trasmigrazione,
i sulla scena in atto di
infatt
are
attenzione per la ‘purezza’. Ella comp
e per non essere ella
ata
tamin
incon
purificare l’aria per mantenerla
orfico-pitagorici
echi
Gli
67).
865-8
stessa affetta da impuritä (vv.
particolare i vv. 1013nel discorso di Theonoe sono rilevanti”. In
é si discostano dalle
1016 sono estremamente significativi perch
nee dei discorsi ‘filosfumature genericamente anassagoree © dioge
e Menelao perché
sofici’ di Euripide. Theonoe vuole salvare Elena
misfatto:
lo ritiene giusto e non vuole pagare il fio per un
émilovro KAleıv ebnkéa Bukıv.
3 Fr. 483 Kannicht: ñ npöra pev TA Seta mpobpavreoaro /xpnouotor «oabéatu
dorépuv én’ dvrohaïs. Clemente cita i versi come prova del fatto che Hippo avrebbe insegnato a Eolo la physike theoria.
# Fr. 484 Kannicht. Probabilmente questa spiegazione serviva a Melanippe per
dımostrare che i gemelli suoi figli scoperti dal padre in una stalla e considerat da lui
dei mostri, in quanto generati secondo lui da un toro e da una vacca, non potevano
avere questa origine, cfr. Dion. Halic., Rh., 8, 10. Sugli echi orfici di questi versi (il
secondo dei quali à inciso insieme ad altri versi inequivocabilmente orfici su una
coppa della tarda antichità) cfr. Bernas£ 2002, 216 con relativa bibliografia.
Búovoa Kal KaBappov Ov je TúLXETO.
3 Eur. IT, 1331-1332: ds dnöppnrov bhéya /
peculiare della magia cfr. GRAF
5 Sugli òvópara BapBapiké come caratteristica
1996, 195 ss.
BápBapa / nein payebovo', Os bóvov
% Eur. IT, 1337-1338: dvuXókuke Kal Karnıde
viçouva 61}.
#1 Cfr. Ecu: 2003, 104 ss.
Pagina 10
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)kal yap Tiaus T@vê' éorì Toïs Te veprépois
Kai Tots dvwdev mao avBpérois à vots
5
Tûv karBavóvruv Cit pêv où, yvóunv & éxer
addvarov eis Addvarov aibép' Eyrreoúv,
e infatti per queste azioni tutti gli uomini, i morti e i vivi, devono pagare
il fio; & vero che lo spirito dei morti non vive, ma conserva una coscienza
immortale quando entra nell’etere immortale
In sostanza Theonoe allude alla dissoluzione del voös individuale
nell'aria, ma alla persistenza di una yvoyın, una coscienza, che paga
il fio delle proprie colpe. E interessante notare la corrispondenza di
questa concezione con le peregrinazioni del demone empedocleo che
parte dall’etere per ritornarvi ed essere da qui ricacciato continuamente nel ciclo® e con la testimonianza di Aristotele secondo cui
nell’orfismo l’anima entra nell’uomo portata dai venti”. Anche nel
discorso di Theonoe abbiamo un misto di teorie fisiche e concezioni
religiose messe in bocca ad una indovina-purificatrice che richiama
gli accenni erodotei ai misteri orfico-bacchici e alle concezioni della
trasmigrazione portate dall’Egitto (Hdt., 2, 123, 2-3).
Nessun mantis euripideo corrisponde perfettamente a un mantis reale,
ma in tutte queste figure emergono comunque aspetti di personaggi
il cui sapere divino si riveste delle forme, dei metodi e dei contenuti
della contemporanea ricerca sulla natura e della cosiddetta sofistica:
da una parte un tipo di mantis esegeta con coloriture orfico-bacchiche
che si appropria dei metodi della fisica per chiarire il contenuto dei
logoi fondatori ed eliminarne eventuali tratti disturbanti (Tiresia nelle
Baccanti). Dall’altra un tipo di iatromantis che interviene sul corso degli
eventi e possiede una sapienza globale nella quale non ci sono stacchi
netti fra divinazione, scienza della natura e magia (Hippo). Dall'altra
ancora sacerdotesse purificatrici con marcati tratti orfico-pitagorici
(Theonoe). Si tratta di una ‘espansione’ del sapere divino degli specialisti del sacro verso la meteorologia e la polymathia che, in ambito
profano, trova una corrispondenza nella medicina ippocratica.
2. Magoi e meteorologoi: interazioni e definizioni
Abbiamo visto che Tiresia nell'Edipo re viene definito magos.
Una delle caratteristiche di questo personaggio & di aver agito per
guadagno in combutta con Creonte per danneggiare Edipo. Come &
gia stato più volte notato questa caratterizzazione negativa ha molto
in comune con la rappresentazione degli agyrtai nella Repubblica
di Platone e dei magoi nel De morbo sacro ippocratico. Essi opere“rebbero per denaro e sarebbero in grado non solo di aiutare, ma
anche di nuocere: il magos compare qui sotto l'aspetto inquietante
del potenziale vendicatore. In realtà la presenza ad Atene di questo
genere di personaggi in grado di operare con quella che oggi si definisce magia nera in particolare negli ultimi decenni del V sec. a.C.
& un fatto pressoché sicuro. E non sono le fonti letterarie a dirlo,
ma le fonti archeologiche ed epigrafiche. Proprio a questo periodo
risalgono infatti le prime defixiones trovate in quantita considerevole
nelle tombe del Ceramico, ma anche altrove. Si tratta per lo più di
defixiones giudiziarie tese a ‘bloccare’ gli avversari in processo e i loro
testimoni, a «legare» il loro corpo e la loro lingua presso Persefone
ed Hermes o altre divinirà infernali. La maggioranza & iscritra
su rotoli di piombo trapassati da chiodi. Una ‘vittima’ fra le tante
ha potuto esser identificata esattamente per il suo nome piuttosto
inusuale. Si tratta di Teozotide, padre di Nicostrato, un personaggio
della cerchia socratica menzionato nell’Apologia (33e)*!. Abbiamo
dunque davanti agli occhi una conferma che le parole di Platone
nel famoso passo della Repubblica in cui parla di ayiptat kai nävreıs
che si presentano alle porte dei ricchi come maestri di &maywyal €
kardSeopor, offrendo fra l'altro di danneggiare i nemici, siano essi
giusti o ingiusti (364b-c), rispecchiano una realtà vicina a lui e ai
discepoli di Socrate. Le figurine e le defixiones sono la traccia che gli
agyrtai hanno lasciato della loro presenza nella citrà. Questo excursus non & peregrino perché ci sono indizi del fatto che ad Atene in
questo periodo il discorso sulla magia sia divenuto di particolare
# Jornan 1985, 155: karaôû Zrébavov TloAvapdlro] mapa Depoeldólver Kal
® 31 B 115. Sul carattere ‘etereo’ del demone empedocleo cfr. Kincstey 2002,
382; 2003, 361. La teoria di Theonoe non è dunque una stravaganza, ma un ben
preciso riferimento a specifiche dottrine sulla trasmigrazione.
# Arist., de An. 410b27.
‘Epueî. Cf. anche Peek 1958, 61 (n. 207.13-17) roûruv kara Thy yhúrrav Kal Tov
vos kat ri Wuxi Kai capa Kal Epya Ta ToÜTur Kal vor Kal pévas Kai Biavorau
xal Bou[khy TolúTuv].
41 JoRDAN 1988.
Pagina 11
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)attualita e abbia influito notevolmente anche sulla rappresentazione
e sulla definizione del meteorologos e del philosophos*!.
Il prototipo del meteorologos Anassagora. Anassagora non ha nulla
a che fare con la magia, così come non l’aveva il mantis tradizionale
ma era comunque in grado, come del resto anche Talete prima di lui,
lers
di prevedere fenomeni atmosferici e astronomici. A
delPateniese medio di questo periodo, confrontato con attività dei
magoi itineranti che potevano fra l’altro provocare a piacimento
pioggia, venti e siccitä e tirar giù la luna, già questo poteva gettare
una luce fosca sul personaggio: chi si vanta di conoscere le cose
celesti, può prevedere la pioggia* o la caduta di un meteorite, e in
pid è un esperto oratore € uno straniero, ha certamente qualcosa
i sinistro. Inoltre ambedue, il magos e il meteorologos, si situano
fuori dall'usuale nomos che regola il culto: gli unici autorizzati a
indagare le cose del cielo e a mettersi in contatto con gli dei sono il
mantis, ufficialmente legittimato dalla città, o il sacerdote dei culti
riconosciuti. Non & un caso che proprio un indovino ufficiale come
Diopeithes abbia emanato il famoso editco per portare in tribunale
coloro che non credono agli déi secondo la consuetudine e parla
“
«delle cose del cielo»*.
# Curiosamente questo asperto viene completamente ignorato negli studi sulla religione ateniese che trattano del rapporto fra filosofia della natura e religione in questo
).
periodo, cfr. e.g. Parker 1996, cap. 10 (The Trial of Socrates: And a Religious Crisis?
una
da
coperto
olimpici
giochi
ai
presenta
si
che
4 Cfr. l'aneddoto di Anassagora
pelle in una giornata di sole, dimostrando di aver previsto il temporale che scoppia
immediaramente dopo l'inizio (D.L., 2, 10 in 59 A 1).
# Plur., Per., 32,1. La formulazione plutarchea di questo decreto fa nascere dubbi
sulla sua resa ‘letterale’, Beoùs (e non rà Beta) pi vout£ei era la formula-tipo (X.
Mem., 1, 1, 1; eft. Favorin. ap. D. L., 2, 40 = fr. 34 Barigazzi), perápora & una forma
ionica diffusa in poesia, ma inusuale in prosa dove compare sempre petéwpa. Questo
non significa che il decreto in una qualche variante non sia esistito. Lo scetticismo
di Dover 1988, 146 s. & ingiustificato proprio per il clima particolare dell’Atene di
questo periodo, eft. anche GARLAND 1992, 139-141. Diopeithes non solo & l'indovino di stato conservatore e un po’ fanatico (così per lo meno veniva rappresentato
dai comici, cfr. Amips., fr. 10 K.-A.; Telecl., fr. 7 K.-A.), ma interpreta probabilmente un sentimento popolare e radicaro che vede con diffidenza questi possibili
contatti con potenze e ambiti invisibili. Beoùs pi) vontgew non significa infarc
«non credere agli dei» in assoluto, ma non credervi nel modo stabilito dal vógos e
ogoi
221 Indovinı, magor e meteoro/
del loro prestigio indiviSia il meteorologos che il magos, al di la
pud suscitare dubbi e
che
a
grigi
duale, si situano dunque in un’area
attivita, tanto pit che
interrogativi sulla liceita e gli scopi della loro
che determinano i
forze
delle
nte
il magos si occupa dichiaratame
entemente pratico.
fenomeni naturali per uno scopo emin
agli occhi del profano
Conoscere la natura e manipolarla sono
o più che personaggi come
due asperti non affatto disgiunti, tant
due le cose. L’esempio più
Empedocle fanno dichiaratamente ambe
ini e dell'atteggiamento
classico di questa cancellazione dei conf
ntazione di Socrate nelle
nei confronti di queste figure è la rapprese
ogos perdigiomo nutrito
Nuvole. Egli delineato si come un meteorol
dalle nuvole, ma anche con i tratti
sinistri del magos. Infatti non
le sottoterra, ma passa
si limita a studiare le cose del cielo e quel
un vero e proprio esempio
alla pratica: l’evocazione delle nuvole &
presenta però altri tratti
comico di magia meteorologica. Socrate
’insegnamento impartito
dell
caratteristici del magos: la segretezza
il carattere misterico
rion,
tiste
solo agli iniziati nel chiuso del phron
dove fa materializzalä
iia,
atopo
dell’iniziazione, l’aspetro della thaum
ingiusto. Aristofane
lo
quel
€
to
re davanti all’allievo il discorso gius
della rappresentazione &
indubbiamente esagera, ma l’idea portante
ulazione e magia®. Ed è da
l’ambiguicä della figura in bilico fra spec
nella sua difesa, di liberare
questa ambiguita che Senofonte tenta,
del resto Platone, egli si
il personaggio di Socrate. Non solo, come
sempre parlato nell'agorà
premura di sottolineare che Socrate ha
chiuso, ha sempre sacrifidavanti a tutti e non ha mai insegnato al
nella maniera pit tradicato agli dèi della città e usato la mantica
nare dal suo Socrate qualsiasi
zionale (Mem., 1, 2 ss.), ma, per stor
scopi dell'osservazione
sospetto di magia, gli fa sollevare dubbi sugli
il sottofondo di ambiguita
delle cose celesti che fanno emergere
à infacti sicuro, secondo il
insito nella figura del meteorologos. Non
la
tto € passibile di conseguenze per tutta
avere quindi con loro un contatto scorre
che
prati
alle
ligio
nte
utame
assol
te come
comunitä, Senofonte rappresenta Socra
nell’Apologia (26c) evade il problema prone
Plaro
di
te
Socra
il
e
ti
corren
cultuali
nso dell’accusatore, il significaro che molti
prio assegnando alla frase, con il conse
così
o di non credere per nulla agli dei, ed ha
srudiosi modemi le attribuiscono, quell
mo.
buon gioco nel confutare l'accusa di ateis
e in questo Socrate, non fanno altro che
45 | tratti pitagorici, ravvisati a più ripres
165 s. con relativa bibliografia.
completare il quadro. Cr. RIEDWEG 2004,
Pagina 12
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)eorologo:
223 Indovim, magor €
221 M. Laura Gemelli Marciano
cose «diviSocrate di Senofonte, che quelli che fanno ricerche sulle
che
ne» (cio® sui fenomeni meteorologici e sui corpi celesti), dopo
natura
la
e
ne hanno scoperto le dvdykat non se ne servano per piegar
vrar &
al loro volere e provocare, quando lo vogliano (örav Botkw
eni
fenom
altri
e
un’espressione tecnica della magia)*, venti, piogge
e
magos
del
ativa
prerog
simili®?. La produzione di questi fenomeni & la
ologos
meteor
il
che
at
del Socrate delle Nuvole. Ma c'è di più. Le avéyx
conosce potrebbero rrasformarsi, a derra di Socrate, da cause
teoriche
a conin mezzi pratici® per indurre un determinato fenomeno. Quest
bocca
in
a
sinistr
così
e
suonar
può
notazione pratica del termine, che
De
atico
ippocr
scritto
nello
te
eviden
&
agli avversari dei meteorologoi,
arte (ultimi decenni del V sec. a.C.). Lautore afferma
che la medicimalattie
na, quando la natura si rifiuta di dare dei segni riguardo alle
interne invisibili, ha trovato delle avayxat, dei mezzi
pratici, per
e al
costringerla, senza provocare danni (acúpros Buaodetaa), a fornir
inadeterm
indica
egli
aı
ävayk
queste
Fra
.
zioni®
medico delle indica
ioni di
ti cibi e bevande che costringono il corpo ad emettere secrez
la loro
vario genere permettendo così al medico di risalire attraverso
+ Cfr. Kincstey 1995, 224.
Gonep ol TévApdmera
47 X., Mem., 1, 1, 15: €oxdmer Bè mepi abrûv Kal Tae, dp’,
s te Kal TÜV uv Stu av
pavddvorres ryoüvraı Tote 5 Tu Gv ndßwarv éautol
vopiCovo, enerdav yoo. ais
Bothuvrar mouñceiv. obTw Kal où Ta Beta Cnroüvres
Kai dvépovs xai üôara Kai
at,
avdyxas Exacra yiyveTat, roufoeiv, dtav Povauvr
pev obèv où" EAmiLovanv,
ToLovTo
dpas Kai Örov av &Mov Ôéwvrat rav roobrwv, ÿ
yiyveTar.
dpet 5 avrots yrövar pdvov ML Tôv TOLOÓTWV ÉKaOTA
ss.) e i simboli della
# L dváyen & anche la tortura (cfr. SCHRECKENBERG 1964, 44
rıtornano nelle
frusta
la
chiodi,
i
catene,
le
tortura e della costrizione come i legami,
età imperiale
di
magici
papiri
Nei
ss.).
51
parc.
in
pratiche magiche (FARAONE 1999,
la denomite
frequen
à
antica)
più
ben
one
tradizi
(che però si riallacciano ad una
PMag., n.
vd.
ione):
costriz
di
e
(formul
xot
éndvay
nazione di certe formule come
pevor
&Xevaö
(...]
Selva
rit
ToÛTov
a
Salpov
népbov
4. 445 (invocazione al Sole:
diverse
Sulle
s).
mpdtew
Tijs
ykus
(émdva
2900
e
s)
ävayım
npoordyuaol ons tn
nella magia cfr. anche
forme di ‘costrizione' cfr. Grar 1996, 199 ss. Sull'äváykn
SCHRECKENBERG 1964, 135 ss.
“Orav 8 Taùra Ta
# Hp., de Arte, 12, 3 ss. (240, 10 Jouanna = VI, 24 Littré):
s etpnkey [scil. à réxvn] How 7
pnvéoura pnd’ aùrà fj ddatg éxotoa aout, avdyxa
rotor Ta THs TÉxvns eldügıv
pÜais dcuos Biactktoa nedinow- dvebcioa SE Sndot
à rrounréa.
osservazione alla causa della
dimostrare che il medico ha
iamente
malattia. Lautore vuole ovv
bo Bıdoun potere sulla natura (il ver
er scoprire
o di poche frasi) tale da pot
pat ritorna più volte nel gir
po, ma le
nascoste all'intemo del cor
e vincere anche le malattie
direzione
azione vanno proprio nella
implicazioni di questa afferm
vero che
€
effettivo sulla natura), tanto
temuta da Socrate (il potere
trizione,
cos
la
ere innocuo (â£nuros) del
il medico insiste sul caratt
forma di
lia
vog
distanze da una qualsi
prendendo elegantemente le
=
ne dannosa.
scienza occulta, per definizio
tione
mis
com
la
.
terzo del V sec. a.C
Che nell'Atene dell’ultimo
nione
opi
di
llo
live
un tema attuale a
fra meteorologia e magia fosse
oso
fam
un
da
o
mat
eriormente confer
pubblica @ a mio parere ult
ht)
nic
Kan
0
(91
de
ipi
ntiope di Eur
frammento probabilmente dell’A eorologos dall’accusa appunto di
del met
che suona come una difesa
magia™:
as
SABros Satis TS iotopi
Eaxe udônow,
on»
pire woATay émi mnpoov
Oppav,
s
ber
mpá
s
pir’ els aölkou
eus
pÜv
v
opa
Kab
AAN dBavdtou
eorn
ovv
TE
Tht
,
Kkbayov dyfpur
s.”
ömw
Kal
kat Sr?!
——
1972, 130 ss.
i all’Antiope cfr. KAMBITSIS
% Sull’appartenenza dei vers
nonostante Pemendacon Kannicu 2004, 917 s.,
5! Mantengo il testo tradito,
(«dover, «in quali
drm
ia
130 (68ev), in quanto la copp
mento di Kamarısıs 1972,
e spesso anche je
par
com
€
ome») à frequente in greco
circostanzer) Kai Ömus («c
a, impiegata sta
stic
sofi
eta
terminologia ‘tecnica’ di
ontesti che alludono ad una
Per l'elenco
ra.
natu
a
sull
rca
in quello della rice
nell'ambito delle varie arti che
(l'esposizio875
Pr.,
A.,
eg.
HT 2004, 918 app. Chr.
completo dei passi cf. KANNic
realizzerà Foracola dato da
ostanze», nus Be xömm, si
pe di «come e in quali circ
11 (Socrate chiede ad uno
to tempo); X., Mem., 3, 1,
Prometeo richiederebbe mol
se quello
isodoro,
lezioni di strategia dal sofista Dion
dei suoi discepoli, che ha preso
, lo stratege 5e
önus
Kai
Bim
e»,
ostanze e com
gli abbia insegnato «in quali circ
Kal
péMoTa Kal Ömnı Kai Ónws
PL, Ti. 37b (npès Bm Te
ordinare le truppe): inoltre
ora eivar Kal ndoxew) ©
pevá Te mpös Eraarov Zxa
év
mére qupßalver Kara 7a ywó
i astri e nel cosmo: ete
presenza delle divinitä negl
Lg: 899b (in relazione alla
Kal és).
vóv, elte an
, Koopovew TÉVTA vipa
asian évoioar, (Gra vra
Pagina 13
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)Toîs 5€ ToLoUToLs OVöETOT' aloxpav
Epywv pekéânga npooider.
Beato chi ha acquisito una conoscenza che proviene dalla ricerca [e lo ha fatto]
non aspirando a nuocere ai concittadini né ad azioni ingruste, ma contemplando
l’ordine senza eta della natura immortale, dove si è generato, in quali circostanze e
come. A tali personaggi mai si affaccia il pensiero di compiere azioni malvagie.
Se si confronta questo testo con quello di Platone sull’attivitä
degli agyrtai® e col passo di Senofonte sulla possibile commistione
fra scienza della natura e magia, salta agli occhi il fatto che anche
qui colui che si occupa di contemplare la natura immortale non
ha come scopo ultimo quello di danneggiare i concittadini, anzi
non viene neppure sfiorato dal pensiero di «azioni malvagie». Tale
insistenza sul carattere innocuo della ‘ricerca sulla natura’ suona
come una presa di distanza da coloro che invece danneggiavano
con il loro sapere operando praticamente, cioè i magoi, e come una
chiara delimitazione di ambiti del meteorologos contro il sospetto di
magia”. A questo frammento viene comunemente correlato anche
Paneddoto riportato da Aristotele su Anassagora. Interrogato sullo
scopo dell’essere nato avrebbe risposto
TO BewpñoaL Tov obpavòv Kai TÀv wept Tov öAov Kóopov TdEL
per contemplare il cielo e l'ordine dell’
59 A 30)
uni
Arist. E
_
iverso (Arist., EE, 1215b6 ss. =
Il ae euripideo non & riferibile direttamente ad
Anassagora™, ma sicuramente a quelli come lui e l’aneddoto potrebante
be essere scaturito proprio dal passo euripideo. E però import
di
sottolineare che ambedue convergono verso lo stesso fine: quello
to
contat
rappresentare un personaggio contemplativo, fuori da ogni
non
con la pratica tanto da essere incapace di nuocere, quello che
.
sono i magoi e quello che noné il Socrate delle Nuvole
3. Verso una definizione del filosofo contemplativo
le
L'immagine del filosofo speculativo che si limita a ‘contemplare
e
Talete
su
anche
amente
pettiv
retros
cose del cielo’, viene proiettata
ue
Ambed
axon.
dell’al
ipo
protot
il
a,
probabilmente anche su Piragor
precequesti personaggi vengono però rappresentati dalla tradizione
= 11 A
dente in maniera diversa: [uno come un tecnico (Hdt., 1,75
astroun
come
che
oltre
4)
À
11
=
170
1,
(Hdt.,
6) e un politico artivo
un
nomo, Paltro come un ‘ricercatore’ polymathes, ma anche come
versione
pratico impostore nella versione eraclitea (22 B 129) e, nella
empedoclea (31 B 129), come un uomo che possiede sì conoscenze
a
straordinarie (mepısora elâús), ma & anche nella misura massim
a
nälıor
«signore di ogni genere di pratiche sapienti» (mavrolav te
cobüv &mijpavos épyuv), una chiara allusione ai suoi ‘miracoli’.
A me sembra che pfoprio a questo ambito ateniese, in cui il ‘conil
templatore-meteorologo’ prende le distanze dal 'mago’ su cui cade
si
,
nocive
e
sospetto di manipolazione della natura e di attività oscure
possa ricondurre l'elaborazione in senso contemplative della definisto
zione di ‘filosofia’ attribuita a Piragora. Rıepwes 2004 ha ripropo
tesi
la
rafia
bibliog
ricca
ultimamente con dovizia di particolari e una
secondo cui il termine potrebbe risalire a Pitagora stesso e non sarebbe semplicemente il frutto delle fantasie di Eraclide Pontico (frr. 87a, €
88 Wehrli), la fonte di questa notizia. Se il termine è di Piragor
® PL, R., 364b: aylıpraı 8 Kai navreıs Em nhovoiuv BÚpas LévTes meiBovow ds
tor Tapa obloı Sivas Er Gedv mopıLoneun Bvolaus Te Kai Emundals, etre rı dölknpd Tov yéyovev abroë à Tpoyövuv, äkeladaı pel! 1Bovûv Te Kal Eoprüv, dr TE Ttva
ExBpöv mnpñvar eBeAnı, perà anıkpar Satavév dpotus Stkarov dölkun PAdwer érayuyats Ti kai karabéopois, Tobs Geots, Us baaw, meißovres odtoty Imnpeteiv.
pura
però assai improbabile che egli gli assegnasse quel significato di
origine
In
de*.
Eracli
isce
attribu
gli
‘contemplazione della natura’ che
nel proprio
sophia non & un sapere astratto, ma una abilità globale
specialista
o
no
artigia
o
poeta
egli
sia
,
campo tipica del professionista
sophia, la
di
lare
partico
tipo
un
de
possie
ra
in ambito religioso. Pitago
5 Secondo la moderna ricostruzione della tragedia i versi succitati vengono pronunciati da Anfione nell'agon col fratello Zeto, il quale gli rimprovera di occuparsi
solo di un’inutile sophia che rende gli uomini peggiori e li distoglie dalla vita pratica.
L'accusa é contro la mousike in senso lato che comprende anche l'attività intellettuale
e quindi anche la ricerca sulla natura (cf. Jouy 1956, 65; NicerinaaLe 1995, 74).
# Cfr. Ecu 2003, 287 n. 1.
E 2004, 25s., 31s.
55 Su questo aspetto di Talete anche NIGHTINGAL
chiedeva «in quale arte
% Pitagora avrebbe risposto al tiranno di Fliunte che gli
ret) di non conascere alcuna
principalmente fosse esperto» (qua maxime arte confide
Pagina 14
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)327 Indovini, magoı e mereororoyur
capacita di operare cose straordinarie cui allude Empedocle nel gia
citato verso. Dunque il suo amore per la vodia va collocato su questo
sfondo tecnico-religioso e porta ai viaggi nell'al di là, ma soprattutto
implica esperienze e motivazioni diverse dalla pura contemplazione
della natura. Come sappiamo da altri casi di ‘viaggi’ di questo tipo,
il ‘viaggiatore’ incontrava la divinita e doveva «portare indietro»
nel mondo il messaggio che questa gli comunicava?” e operare con i
particolari poteri che gli venivano conferiti attraverso questo incontro. Se dunque Pitagora ha usato la parola philosophia, doveva averle
assegnato un significato diverso da quello attribuitogli da Eraclide’”.
arte (artem quidem se scire nullam), ma di essere filosofo. Quando il tiranno aveva
chiesto chi fossero i filosofi e in che cosa essi differissero dagli altri, Pitagora avrebbe
esemplificato il concerto con un paragone: il passaggio degli uomini in questa vita
è simile a quello della folla che si raduna ad una festa. Alcunı ci vanno per avere
gloria dalla loro forza fisica nelle gare arletiche, altri per lucrare dalle loro atcività
di commercio, altri infine per vedere luoghi, opere d'arte, per assistere a rappresentempo, che il modello del
E però fondata l'ipotesi, gia formulata da
Eraclide, ma risalga agli
philosophos adattato a Pitagora non nasca con
oodeiv il
oto attribuisce a brko
ultimi decenni del V sec. a.C.®. Erod
re» tipico della polymasignificato di «desiderio di vedere e di sape
redatto verso la fine del
o,
ratic
thia, ma nel De vetere medicina ippoc
ile polymathia che la
inut
sia
ica
V sec., il termine diAovodla impl
speculazione".
altro termine-chiave per
In questo contesto si inserisce anche un
Sewpia con il rispettivo
Pimmagine del ‘filosofo speculativo’, e cioè
lineato™, Bewpia & in oriverbo Gewpeiv. Come é stato più volte sotto
fuori dell’ambito della
gine l’atto di assistere a manifestazioni sacre
che aveva anche un ruolo
polis di una delegazione scelta di personaggi
e ai sacrifici in nome
attivo nella festa in quanto doveva partecipar
to aveva visto”. Il terdella città e aveva poi il compito riferire quan
e per l’andare a vedere
mine viene poi usato più genericamente anch
a del ‘viaggio’.
di persona™. In ogni caso presuppone l'ide
ndono non solo viaggi
Pitagora e i personaggi come lui intrapre
dönÀa. Empedocle si
degli
reali, ma anche ‘viaggi estatici’ nel regno
tazioni, sentire discorsi virtuosi. A questi ultimi sono da paragonare i ‘filosofi’, quei
rari uomini che non sono venuti in questa vita né per la gloria, né per il denaro, ma
per contemplare con la massima applicazione la natura (qui [...] rerum natura studiose intuerentur) (Heraclid. Pont., fr. 88 Wehrli). Laneddoro, per quanto concerne
lo scope della partecipazione alla festa, sembra riflettere piuttosto il contesto del IV
sec. a.C. Il fine relıgioso, che & poi quello fondamentale nei secoli precedenti ed &
riflesso nel concetto originario di heoria (v. infra nel testo), rimane completamente
ai margini. In maniera platonica Eraclide sottolinea invece l'aspetto contemplativo
della filosofia opponendola espressamente al carattere pratico e manipolatorio delle
technai, e proietta la figura di Pitagora in un ambito puramente speculativo. Sulle
relazioni fra questo passo e l'immagine del filosofo contemplativo nel Protrettico
aristotelico cf. NIGHTINGALE 2004, 17 ss.
# Cos) la Dea si rivolge a Parmenide (28 B 2.1-2): «Orsù io ti dird, e tu ascolta e
porta con te le mie parole (ko 68 où pi6ov dxotcas), quali vie di ricerca sono
le uniche concepibilir. Su questo KingsLev 2003, 55 ss.
# Epimenide riemerge dalla caverna dopo i suoi cinquantasette anni di sonno e
l'incontro con Dike e Aletheia con poteri di purificatore e indovino (3 B 1). Secondo
quanto riferisce Plutarco (Sol. 12,7 =3 A 4), Epimenide era considerato cobès me pt
Ta Bela, Thy êvBovoraorikhy Kal TeeaTLKIY cobiav.
9 Cfr. Burkert 1960, 177: «derartige Praktiken sind keine reine ‘Schau’. Wenn
also Pythagoras Erkenntnis und Wahrheit erstrebte, dann nicht im Sinn interesseloser Wissenschaft, und hätte er das Wort bihóoobos gehört, er hätte es nicht in
Platons Sinn verstanden».
grafia. Cfr. anche il contributo di LESZL
& Cfr. Riepwec 2004, 162 ss. con biblio
2004 secondo cui l'immagine del filosofo
ALE
riNG
Nicu
in questo volume. La tesi di
modelli degli autori del IV sec. aC. sui
specularivo non è che una proiezione di
V
monianze risalenti agli ultimi decenni del
‘sagei’ arcaici à contradderta Halle testi
sec. e prese in considerazione qui di seguito nel
testo.
renze del termine
Littré). Sulle altre occor
| st VM, 20, 1 (146, 4 Jouanna = I, 620
Burxert 1960, 173.
& Chr. Rausch 1982, 37 ss; RIEDWEG
NIGHTINGALE 2004, 40 ss.
2004, 166 ss. con relativa bibliografia
;
ufficiale della citta inviato a Delfi a
| & geupés & anche specificamente il delegato
ro esattamente il messaggio senza
chiedere oracoli. Anch’egli deve riportare indiet
ALE 2004, 44.
1982, 28-31; NicHTING
cambiare assoluramente nulla. Cfr. Rausch
(eft. anche Rausch 1982, 42 s.):
ture
sfuma
le
due
& In Erodoto ci sono ambe
le semplicemente il desiderio di andare
nel caso di Solone (Hdt., 1, 29 ss.) preva
Scita (Hdt., 4, 76, 2) acquista invece
a vedere tipico della polymathia. Anacarsi
che si traduce in un'applicazione practica
dalla sua Gewpla in molte terre una sophia
tduevos Kat’ avTiy godin moAAnv ékopi
(Eneure yi TOMY Gewprioas kai drode
ha
cui
Meter
di
t
mister
i
culto,
un
ne di
Leto és Idea Ta Erußlur), nell’introduzio
o contemina la sua rovina. In quest
assistito in Grecia, a Cizico. E questo che deter
Edpevas da ümobexeodaL
sto & da accettare la traduzıone di dnoBe
1993, 294 s.
KinpsTrAND 1981, 27 ss., pace CORCELLA
“Rausch 1982, 41; cfr. anche Sassi 1991, 21
(âmobéxeaBau) di
e NIGHTINGALE 2004, 41 ss.
Pagina 15
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)riferisce espressamente a questi ‘viaggi’ sia quando parla di Pitagora
che «veder tendendosi con le prapides tutte le cose per il tempo di
pensieri» (31 B 134.4 s.). Tali ‘viaggi’ non hanno turtavia uno scopo
è Aristofane il mediatore di questa immagine: Socrate nelle Nuvole
«viaggia attraverso l’aria» ed «esamina attentamente il sole»6?.
Lambiguita dell’immagine sospesa fra viaggio reale e ‘metaforico’ &
significativa e ricca di allusioni a pratiche sospette.
La concezione di philosophia basata su una theoria, su un viaggio
contemplativo, ma si inseriscono in un contesto pratico che va dalla
intrapreso anche nel regno degli d&nAa, che caratterizza Piragora e
dieci o venti vite umane (31 B 129.4-6)®, sia quando definisce il
divino come piv iepí «che si slancia per tutto il cosmo con veloci
divinazione alla guarigione dai mali e tende in ultima analisi a liberare l’anima dal ciclo delle reincamazioni.
Sull'ambiguirà dei termini del campo semantico del viaggio gioca
anche la rappresentazione del meteorologos. Anche quest’ultimo,
occupandosi degli d5n\a, ‘viaggia’ in un certo senso attraverso il
casmo. L’epitafio dedicato dai Lampsaceni ad Anassagora & centrato
su questa sostanziale ambiguità fra viaggio reale e metaforico (D. L,
2, 15, in 59 A 1):
Evddde, mhetorov dAnBeias Ei répua Tepioas
oùpaviov kÓóopov, Keita ’Avataydpas.
qui giace Anassagora che più di tutti, a causa della verità, ha viaggiato fino
al limite ultimo del cosmo celeste.
Anche qui viene enfatizzato il ‘viaggio’ in termini che non lasciano trasparire distinzioni precise, anzi l’ambiguitä rafforza l'immagine
dell"uomo divino’ che l’epitafio vuole offrire.
In questa terra di nessuno fra viaggi reali, estatici, metaforici si
inserisce lo spostamento semantico di theoria da viaggio vero e proprio (anche nell'ambito degli äönAa) a metaforica ‘contemplazione’.
Esso passa attraverso i viaggi aerei di Socrate con tutte le associazioni con i Wundermänner che questo comporta. Ancora una volta
i personaggi come lui con tutti i risvolti pratici che ne conseguono
e le associazioni che questo comporta, viene limitata nel clima
particolare dell’Atene dell’ultimo terzo del V secolo alla pura contemplazione della natura avulsa da qualsiasi scopo pratico. Questa
restrizione semantica dei termini @ fortemente influenzata dalla
situazione contingente, che non riguarda soltanto la riflessione teorica sul tipo di scienza in sé, ma anche e soprattutto la necessirà di
separare gli ambiti del meteorologos da quelli di personaggi sospetti
e tacciati nel migliore dei casi di alazoneia, nel peggiore di asebeia.
E non é un caso chei discepoli di Socrate si affannino a dichiarare
l'estraneità del maestro alla filosofia della natura, anche se qua e là
emerge sia in Senofonte che in Platone un Socrate che è comunque
esperto anche in questo ambito®.
Conclusione
ec
E ora di trarre da questi excursus alcune conclusioni. Nell'ultimo
terzo del V sec. a.C. ci troviamo di fronte ad una situazione fluida in
cui, come ha gia dimostrato Lloyd (vd. soprattutto LLoyp 1987), le
quisizione di conoscenza non in termini di ‘vista’, ma di ‘udito’, non tiene conto di
8? Ar, Nu., 225: depoßarö Kai mrepubpovû tov iAtov. Si pud ricordare che Abaris,
il carismatico sacerdote di Apollo Iperboreo, menzionato gid da Erodoto (4, 36) e
collegato con la leggenda di Piragora, che 'viaggia’ su una freccia per tutto il mondo
senza prendere cibo, viene definito da Nicomaco (ap. Porph., VP, 29) aißpoßarns.
Sulla controversa tradizione riguardante il ‘viaggio’ sulla o con la freccia che in
definitiva contrappone una versione 'mistica’ ad una versione ‘razionalizzata’ cfr.
questo e di altri passi in cui il ‘vedere’ ha una funzione importante nella sapienza
arcaica. Parmenide ‘vede' distintamente non solo le Eliadi, ma anche le porte delle
vie del giorno e della notte attraverso cui passa e la dea che lo accoglie porgendogli
la mano destra. Il fatto che non descriva fisicamente quest'ultima non ha a che fare
Burkert 1972, 150.
6 La Naturphilosophue di Socrate viene reintrodotta in un contesto etico finalizzato all’esaltazione della provvidenza divina nell'uno (X., Mem, 1, 4), all’escacologia
e al destino dell’anima nell’altro (in particolare nella cosmologia del Fedone dove
con posizioni concettuali, ma con l'identità della dea stessa, la dea dell’oltretomba,
Socrate si pone sulla scia della sophia pitagorica che finalizza appunto la conoscenza
della natura al discorso sulla trasmigrazione e alla salvezza dell'anima).
Nicutincate 2004, 32, secondo cui i «preplatonic thinkers» descrivono l'acla tremenda Persefone (su questa identificazione cf. Kincstey 1999; Cerri 1999).
Pagina 16
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)230 M. Laura Gemelli Marciano
definizioni di gruppi o personaggi variano a seconda della prospettiva, della situazione contingente, dell’autore. Tuttavia in alcuni
ambiti sono individuabili delle tendenze specifiche ad una delimitazione di campo. Particolarmente interessante & l’ambito degli
specialisti del sacro perché dal confronto con alcuni di essi parte
probabilmente la spinta verso la definizione del concetto di filosofia
come disciplina contemplativa che avra tanto successo fino ai giorni
nostri. La rappresentazione di indovini-esegeti con coloriture orficobacchiche e pitagoriche, di indovini-medici che curano con incantesimi nei testi dell'ultimo quarto del V sec. a.C., rimanda ad un
contesto in cui figure tradizionali adeguano ai tempi la loro sapienza,
per definizione divina e globale. Nella prospettiva del mago guaritore del tipo di Empedocle (e del suo surrogato femminile letterario
Hippo) non c’é nessuna dicotomia o contraddizione fra conoscenza
della natura, abilità retorica e pratica del loro particolare tipo di
sophia, cosi come non c’é in quella dell’indovino-esegeta-retore
Tiresia in Euripide. Cottica rimane però quella dell’indovino e del
guaritore il cui sguardo va al di là della natura come tale alla ricerca
della conoscenza e del contatto con le forze divine che la guidano.
Un particolare impatto devono aver avuto nell'Atene degli ultimi
decenni del V sec. a.C. quei guaritori e sacerdoti itineranti definiti
spregiativamente e genericamente magoi, che si collocano fuori delPambito istituzionale e si presentano come i depositari di un sapere
particolare sul cosmo e sugli déi finalizzato alla manipolazione della
natura. Contro costoro una parte dei medici e delle élites intellettuali si difende sottolineandone da una parte l’ignoranza e le limitate
capacità professionali, dall’altra mettendone in luce la pericolosità
sociale e l’estraneitä alla sfera religiosa regolata dal culto ufficiale
della città. Soprattutto quest'ultimo punto, il fatto che costoro siano
in grado anche di esercitare quella che oggi si definisce ‘magia nera’
e lo stile dell’autorappresentazione di questi personaggi generano
sospetti e accuse aperte di empierà. Di fronte a questa realta disturbante, soprattutto in un periodo politicamente difficile per la città di
Atene, il citradino medio reagisce generalizzando e mettendo sullo
stesso piano tutti coloro che in qualche modo si occupano ‘delle
cose di sopra e di sotto’: l’ombra del sospetto di empietà, di manipolazione della natura e di potenziale nocività sociale si estende anche
ai cosiddetti meteorologoi che ‘esplorano’ questi ambiti. Questa assimilazione & favorita probabilmente anche da certi atteggiamenti di
superficiale imitazione di questi ultimi e dal fatto che per il profano
& difficile a livello generale distinguere esattamente le finalita degli
uni e degli altri. In questo contesto viene propagata forse dai meteorologoi stessi, sicuramente dai circoli intellettuali di cui Euripide è un
rappresentante, l'immagine del pio conremplatore del cosmo avulso
da qualsiasi contatto con la pratica e dunque incapace di nuocere riflessa nel frammento dell’Antiope euripidea e nell'evoluzione
semantica dei termini philosophia e theoria.
Non & escluso che questa necessità di distinguere il meteorologos dal
magos e di depurare l’immagine del philosophos dai suoi aspetti disturbanti legati alla pratica dei Wundermämmer del tipo di Pitagora sia
emersa con virulenza soprattutto in relazione al fenomeno ‘Socrate’,
che Aristofane rappresentava appunto con i tratti ambigui del meteorologo-mago con sfumature pitagoriche. Non & forse il suo frequente
tichiamo al daimonion un sospetto parallelo dei discorsi dei magoi, la
maggioranza dei quali verte és Tò 8elov kal TÔ Sarpdviov?
M. LAURA GEMELLI MARCIANO
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Tob
# Hp., Morb. Sacr., 1, 8 (6, 18 Jouanna = VI, 358 Littré}: 6 Te nuAbs abrolor
.
Saupóvrov
TS
Kai
Ahrikeı
Below
Abyov és TH
Pagina 17
Vedi nel PDF(si apre in una nuova finestra)orologoi
233 Indovim, magoi e mete
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